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Full text of "Notizie degli scavi di antichità"

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DELLA 



R ACCADEMIA DEI LINCEI 



ANNO GGGII. 

1905 



SEK.XE Q.TJIiTTJ^ 



NOTIZIE DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ 



VOLUME ir. 




ROMA 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 



PROPRIETÀ DEL CAV. V. SALVIUCCl 



1905 






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NOTIZIE DEGLI SCAVI 



Anno 1905 — Fascicolo 1. 



Regione X (VENETI A). 

I. ESTE — 1. Scoperte di antichità nelV area dell'antico abitato. Pa- 
vimento a mosaico di età romana. - 

Nel broletto, appartenente alla casa segnata al civico numero 15, di proprietà 
del signor Antonio Capodaglio, in contrada Pilastro, praticandosi sul principio dello 
scorso anno alcune fosse per l'impianto di un filare di gelsi, nell'ultima di tali fosse, 
verso nord, tra le proprietà Pietrobon e Bagatin, alla profondità di circa m. 0,80, si 
rinvenne un pavimento romano. 

Constatata l' importanza della scoperta, col cortese permesso del proprietario, feci 
tosto procedere ad un limitato allargamento della fossa, non potendolo estendere oltre 
le siepi di confine, causa la già iniziata coltivazione. 

Dallo sterro risultò che il pavimento era in gran parte frammentato e mancante 
della tassellatura, e che il pezzo più completo di esso misurava, dal lato Pietrobon 
m. 2,05, da quello Capodaglio m. 2,75, con una larghezza media di m. 0,70; e che 
verso il confine Bagatin andava affatto cessando, forse distrutto nello scavo pel collo- 
camento della siepe. Ebbi pure a rilevare come al mosaico, lungo i lati maggiori, 
aderissero ancora le fondazioni dei muri perimetrali della stanza, fondazioni grosso- 
lanamente lavorate a calce con pezzi di mattoni e sfaldature di calcare. 

Demolite queste costruzioni, e levata, per una certa profondità e larghezza, la 
terra all' ingiro del frammento e assicuratolo in robusta cassa, se ne eseguì con la 
massima cura il distacco e il trasporto nel Museo. 

Il frammento è di speciale interesse, poiché ci presenta accoppiati due sistemi 
diversi di tecnica: il mosaico propriamente detto {pavimenium tessellatum), composto 
di cubetti di marmo bianco e nero, e quello consistente in un semplice battuto, risul- 



ESTK — 4 — REGIONE X. 

tante dalla mescolanza di pezzettini irregolari di mattoni, embrici e fittili, com- 
pressi in uno strato di cemento e poi levigati ; proprio una specie del nostro terrazzo 
detto alla veneziana. 

Di questa combinazione del mosaico puro col terrazzo non abbiamo nel Museo 
Atestino che due soli esemplari, dei quali ricordo, come il più interessante, quello 
segnato col n. 349, nel quale il campo è a terrazzo di fitta semina di pezzetti irre- 
golari di marmi di tinte diverse: cenerognola, bianca e rossigna; e il centro, di forma 
ellittica, è a mosaico di tassellini bianchi, portante all' ingiro la decorazione del 
meandro a cubetti neri e nel mezzo un numero romano, di cui rimangono le sole 
cifre CLV. Il pregevole saggio proviene dalle rovine di una casa atestino-romana, 
scoperta nel febbraio del 1888 in Este nella contrada della B. V. della Salute, nel 
brolo di proprietà del cav. Caterino Tono. 

Alla descrizione del nuovo mosaico ritengo giovevole il far precedere il ricordo 
del sistema costruttivo di esso, quale ci emerse dallo scavo. 

Prima di tutto il terreno dell'intera area interna della stanza venne tolto per 
una profondità di circa m. 0,50 e sul fondo si eseguì un battuto di sfaldature di 
calcare, dello spessore di m. 0,27 incirca ; e questo al duplice scopo di consolidare il 
sottosuolo impedendone probabili avvallamenti, e di mantenere asciutto il pavimento, 
essendo il calcare così disposto un ottimo drenaggio. 

Sul battuto fu disteso un belon dello spessore di mm. 130, consistente in tri- 
tume di calcare, commisto a calce spenta. A questo strato ne seguiva un secondo, 
grosso m. 10, composto di cocci di anfora e calce, e su di esso il mosaicista, seguendo 
il progettato disegno, dispose i tassellini di marmo e i pezzettini di fittili, che poi 
rassodò colla pavicula e altri strumenti pressoché simili agli odierni. 

Ed ora eccoci alla bella decorazione del pavimento. 

L' impiantito lungo i muri perimetrali era corso da una fascia a semplice terrazzo 
con cocci fittili incastrati, larga m. 0,30 che ne inquadra una seconda di m. 0,50, rac- 
chiusa tra due linee parallele di tassellini bianchi, il cui campo a terrazzo è inte- 
ramente sezionato da linee parallele di tassellini bianchi, le quali, tracciate dall'alto 
al basso, da sinistra a destra e viceversa, intersecandosi lo ripartiscono in tanti rom- 
boidi, i cui centri si veggono decorati di quattro cubetti blandii, disposti a croce 
attorno ad un cubetto nero. 

Il campo delle due zone accennate, ora scabro e in qualche punto corroso, dovea 
in origine presentare una superficie levigata e lucida a rosso chiaro, di bellissimo 
effetto e nella quale spiccava il rosso cupo di cocci fittili e di mattoni. 

Alle due fascio ne tien dietro una terza di mm. 45 di larghezza, composta di 
quattro linee di tassellini bianchi; a questa ne sussegue una quarta, larga mm. 35, 
con tre linee di cubetti neri, la quale alla sua volta ne inquadra una quinta, a due 
linee di tassellini bianchi. 

La sesta zona, della larghezza di m. 0,12, mostrasi collo sfondo a tassellini 
neri ed è decorata di una serie continua di triangoli isosceli a cubetti bianchi, 
disposti in modo che il vertice del primo tocca la base del secondo, e così via di 
seguito. 



REGIONE X. — 5 — ESTB 

Une linee di tasselli bianchi distinguono la settima zona, la quale svolgasi attorno 
al campo centrale, che dal frammento ci risulta di forma rettangolare, come si ebbe 
eziandio a rilevare nelle misure della parte di pavimento sterrata. 

Il campo, tanto in direzione orizzontale che verticale, vedesi ripartito in zone 
parallele, larghe m. 0,10, le quali intersecandosi formano serie continuate di qua- 
drati. 

Procedendo dall'alto al basso, abbiamo il primo quadrato della prima zona, for- 
mato di tassellini neri, che ha nel suo centro quattro cubetti bianchi incastrati a 
croce, come nei ricordati romboidi. Il quadrato susseguente consta di quattro trian- 
goli isosceli, due bianchi e due neri, a vertice comune. Il terzo quadrato è simile al 
primo e il quarto al secondo e cosi di seguito. 

Nella seconda zona il primo riquadro è di quattro triangoli isosceli, due neri e 
due bianchi, opposti nel vertice; il secondo è a tassellini bianchi con crocetta nera 
nel centro. 

Nella terza zona è ripetuta la decorazione della prima, e così procedono alter- 
nandosi. 

Dall' intersecarsi delle zone e dall'alternarsi delle stesse e dei loro motivi orna- 
mentali, il campo centrale del mosaico, esaminato in tutte le direzioni, ci presenta, a 
prova dell'abilità e del buon gusto dei mosaicisti atestini, una combinazione assai 
geniale di svariate figure geometriche. 

È però da tenersi nota, come in questo frammento il taglio dei tassellini non 
sia stato condotto colla precisione stessa che si riscontra in altri saggi del Museo 
Atestiuo, a semplice mosaico, e che l' identica pecca rilevasi sempre nei nostri pavi- 
menti romani a duplice sistema. 

Tale difetto di tecnica mi farebbe ascrivere gli ultimi ad epoca più tarda, e ciò 
anche per il fatto che sotto al pavimento, ricordato come scoperto nella proprietà 
Tono, ne sterrai un secondo a mosaico puro e di accuratissimo lavoro. 

La scoperta di avanzi di costruzioni romane in via Pilastro non è isolata, poiché 
in quei siti, come lungo la via Settabile che la precede a sud, si ha da memorie 
scritte e raccolte sui luoghi che frequenti furono in ogni epoca i ritrovamenti di 
mosaici e di resti di fabbriche, di vie lastricate di grandi massi poligonali di tra- 
chite de' colli Euganei, alcuni dei quali massi si possono vedere tuttodì incastrati 
nei muri di case rurali e in quelli di cinta di alcuni broli. Di conseguenza devo ar- 
guire che l'Ateste Romana si estendesse lungo queste vie, che ora segnano l'estremo 
limite dell'abitato e si spingesse fino alla sinistra riva di uno degli antichi rami se- 
condari dell'Adige. 

L'esistenza nei paraggi di un emissario, o scaricatore che fosse, del grande fiume, 
mi fu rivelata, non sono molli anni, dalla casuale scoperta, avvenuta nell'angolo ad ovest 
del brolo ex Regazzola, ora Gagliardo, in via Settabile, di una testata e di un pilone 
di antichissimo ponte, opere massiccie e di notevoli dimensioni, rimaste da secoli 
sepolte in largo e profondissimo strato di quella stessa sabbia che nel nostro terri- 
torio determina il corso principale dello storico fiume. Tanto posso riferire, avendo 
assistito col dott. Girolamo Regazzola a tutte le fasi della scoperta. 



BSTE — 6 — REGIONE X. 

Fino da quell'epoca constatai trattarsi di un ramo secondario, poiché il princi- 
pale scorreva più a monte, dividendo 1' Urbs Alestina in due parti, tra loro unite 
dal magnifico ponte a più arcate in marmo bianco e rosso di Verona, da me ricor- 
dato altra volta in queste Noiisic (') e i cui avanzi si possono vedere tuttodì nel 
brolo Pellesina, dietro la chiesa della B. V. della Salute. 

Tolto di posto il rudere del pavimento si scavò a fondo la trincea, allo scopo 
di esaminare, cora' è di consuetudine nelle nostre esplorazioni archeologiche, il sotto- 
suolo; e a m. 3 si raggiunse lo strato acquitrinoso, in cui non esisteva più traccia 
di manufatti. 

Ecco quanto ci emerse dall'accurata ricerca. 

A m. 0,40 circa si scoprirono due strati sovrapposti di marna battuta, e sotto 
a questi terra commista a cocci di vasi romani e greci, qualcuno degli ultimi a fondo 
rosso con ornati a nero, figuline speciali del IV secolo, contemporanee al nostro III pe- 
riodo delle necropoli preromane. 

A circa m. 2,30 comparve un pavimento in terra battuta e stratificato di grandi 
pezzi di quei vasi fittili, propri del III periodo, testé citato, i quali hanno forma di 
siri e nelle necropoli funzionavano da vasi-tomba. Questi vasi, talora di grandi di- 
mensioni, con larga bocca e a ventre molto rigonfio sono distinti dalla grossezza delle 
loro pareti e da una decorazione a grossi cordoni paralleli al fondo stretto e piatto. 

Tale genere di pavimentazione a cocci fittili, propria dell'epoca preromana locale, 
ci comparve altra volta nel 1895 sotto le rovine di una modesta casa romana, messa 
casualmente in luce nella via Settabile, in un broletto di proprietà Bandi, in affitto 
al sig. Eugenio Boscaro. Un grosso pezzo di questo pavimento, assai corroso, lo con- 
serviamo nel Museo Atestino. 

Dopo il pavimento si constatò l'esistenza di uno strato di cenere, carboni, ossa 
di animali, cocci fittili, tra cui due pezzi di alare grossolanamente lavorati. 

Dalle scoperte fatte nel sottosuolo del moSaico, chiara emerge in quei luoghi 
la presenza di abitazioni di epoche diverse, le une sovrapposte alle altre, ma tutte 
preromane, che presentano gli stessi caratteri di quelle sterrate in via Restara, nel po- 
dere di patronato Cattolico e nella Fabbrica Fiammiferi, già pubblicate dall'Alfonsi (*). 



2, Scoperte di antichità nel suburbio. Situla in bronzo del IH 
periodo. 

Pure sui primi dello scorso anno, in un fondo di proprietà del sig. Scapin Gio- 
vanni, nel suburbio a sud di Este e precisamente in quell'angolo di terreno cinto da 
siepe, posto all' incrocio delle duo strade che conducono alla stazione di S. Elena e 
al comune di Villa Estense, praticandosi uno scavo per estrarre la sabbia da costru- 

(') Not. degli scavi, 1882, serie .0", voi. X, pa^r- 5, tav. I, 
(') Nolisie deyli scavi, anno 1902, pag. 467 e 1903, pag. 445. 



REGIONE X. — 7 — ESTB 

zione, alla profondità di circa m. 3,50, si scoprì, adagiata di fianco nella sabbia 
stessa, una sitala in rame, vuota e senza coperchio (fig. 1), situla di speciale im- 
portanza per le sue dimensioni non comuni, per la tecnica e per la sua buona con- 
servazione. Essa è alta m. 0,56, ha il diametro alla bocca di m. 0,378 e la maggior 
circonferenza di m. 1,51. 

A quanto ebbe a riferire il sig. Scapin, gli scavatori non mancarono di eseguire 
diligenti ricerche nella cava, allargandola più del bisogno, ma senza alcun risultato. 




Fig. 1. 



Ne consegue che il vaso non vi fu intenzionalmente collocato, come risulterebbe 
pure dalla sua giacitura, ma con tutta probabilità vi fu trasportato da una di quelle 
tante antichissime alluvioni dell'Adige, per le quali la pianura euganea venne di fre- 
quente sconvolta e modificata. 

La situla, come si vede nella figura qui aggiunta, per la sua forma a tronco 
di cono rovescio, con graduale rigonfiatura dal fondo alla bocca, riproduce l' urna 
cineraria tipica in terracotta del III periodo avanzato delle necropoli euganeo-venete. 
All'estremità superiore essa si restringe in una specie di strozzatura, che ne forma 
il collo, robustato all'orlo da un cerchio di ferro, intorno a cui si accartocciano al- 
quanto le tre lamine che compongono le pareti. 

Le dette lamine hanno i loro margini laterali soprapposti per circa un centi- 
metro e saldati mediante una fila di 17 borchie a capocchia rotonda, infisse dall'in- 
terno all'esterno ove furono fortemente ribadite. 

Completa la situla nella parte inferiore una lamina, che ne costituisce il fondo, 
e dalla quale il ramaio trasse, battendola col martello, una specie di scodella a 
tronco di cono rovescio con fondo concavo. Le pareti del vaso si veggono introdotte 



ESTB — 8 — REGIONE X. 

nella scodella per un tratto di mm. 16, e fermate alla stessa con un giro di 28 bor- 
chiette, fissate come le precedenti. 

Merita pure speciale considerazione il sistema seguito dall'artefice per rinforzare 
la base del vaso (fìg. 2), sistema corrispondente assai bene alla non comune capa- 
cità dello stesso e all' uso cui era destinato, cioè di contenere liquidi per riscaldarli 
al fuoco, come ne fa prova l'affinnicameuto esterno delle pareti, ciò per 1' uso casa- 
lingo, mentre poi il piti delle volte queste situle venivano eziandio destinate a formar 
parte della suppellettile funebre, per conservare un ossuario fittile colle relative ossa 
combuste e oggetti di ornamento. 




FiG. 2. 

Oltre il ricordato giro di borchie posto parallelamente al fondo, il ramaio so- 
vrappose all'orlo di questo un cerchio di solida lamina di bronzo, larga mm. 20, 
saldato con otto borchie infìsse ad uguali distanze dall'esterno all'interno, in modo 
che le loro capocchie servono da sostegni. Al cerchio vi aggiunse pure ad ugnali 
distanze sei forti laminelle, lunghe mm. 26 e rastremate all'estremità ; le quali pie- 
gate ad angolo, allacciano, per ottenere maggior robustezza, il fondo colle pareti. 
Ogni laminella è fermata da sei borchiette, ribadite all' interno, tre disposte in linea 
verticale sul vaso e tre a triangolo sul cerchiello di rinforzo. 

La prova della solidissima costruzione del recipiente si ha nel"^ fatto che, 
tranne un leggero schiacciamento alla bocca e qualche piccola fenditura nelle pareti, 
esso non presenta altri guasti, cosicché per la sua robustezza ha potuto resistere per 
lungo corso di secoli alla pressione dello strato di sabbia sovrastante e conservare 
quasi intatta la sua forma originaria. 

Nelle nostre collezioni preromane non mancano esemplari di situle composte di 
lamine di bronzo, simili a questa, ora divenuta di proprietà del Museo Atestino. 
Ricordo fra le altre quella pubblicata dal nostro Sopraintendente, prof. Ghirardini, 
in una sua opera (') e le tre descritte in una mia relazione inserita in queste No- 

(') Ghirardini, La aitula italica primitiva, studiata specialmente in Este. Roma, tip. Lin- 
cei. Parte I, p. 88, flg. 23. 



REGIONE X. 



9 — 



MONSKLICE 



tizie ('), appartenenti alla suppellettile funebre di un ricchissimo e grande sepolcro, 
scoperto nel 1896 nella necropoli di via s. Stefano in Este e spettante al III periodo 
preronaano. 



II. MONSELICE — Scoperta di bronzi romani. 

Nella campagna denominata Muraglie, di cui è proprietario il sig. Luigi Bo- 
netti di Este e affittuale il sig. Ferdinando Ferro, ove non poche furono le scoperte 
fatte per lo passato di oggetti archeologici, durante l'esecuzione di lavori di terra, 
avvenuta nell' inverno scorso, a poca profondità dal soprassuolo vennero in luce avanzi 




FiG. 4. 



FiG. 8. 



FiG. 5. 



di una costruzione antica, tra i quali si raccolsero tre pregevoli oggetti in bronzo 
dell'età romana che io acquistai per il nostro Museo. Consistono in due piccole basi 
e in un tintinnabulum. 

La base maggiore (fig. 3) è di forma rotonda, alta mm. 66, ha il diam. supe- 
riore di mm. 80 e l'inferiore di mm. 95. Internamente è vuota e la sua parete ha 
lo spessore medio di mm. 5. Il metallo è di finissima lega, con patina verde scura 
a riflessi lucenti d'oro nei punti in cui la patina è più leggera. 

Elegantissime ne sono le modanature ornate di decorazioni semplici, ma di bel- 
l'effetto. Si notano sei cordoncini rilevati e spezzati da impressioni lineari assai mi- 
nute e condotte da sinistra a destra. I cordoncini sono così disposti : due nella parte 
superiore; due racchiudenti la zona della maggior strozzatura del piedistallo e duo 
al basso conterminanti l'astragalo. Vi hanno inoltre due fascio decorate : una sull'ag- 
getto superiore con una serie continuata di fogliette di lauro colla punta rivolta al 
basso, perfettamente eseguite. Tale decorazione si nota pure sovra alcuni de' nostri 
cippi sepolcrali e in alcune lapidi in luogo della cornice. La seconda fascia gira at- 
torno all'astragalo con una linea incisa a zig-zag, posta da due giri di archetti uniti 



(') Prosdocimi nelle Not. degli scavi, 1896, pag. 305, flg. 2. 
Notizie Scavi 1905 — Voi. II. 



JfONSELlCE — 10 — REGIONE X. 

tra loro, l' uno volto all' insù e l'altro in direzione contraria ; gli archetti nei punti 
d'incontro dei loro piedritti hanno impresso un circoletto. 

Questa piccola base potrebbe aver servito di sostegno ad una statuetta, poiché 
nella sua faccia superiore sono visibili in due punti, alquanto tra loro discosti, traccie 
di saldatura a stagno, che per il loro prolungamento e forma corrisponderebbero al- 
l' impronta del piede umano. Né ad avvalorare tale ipotesi ci mancano, nel gruppo 
dei bronzi atestini del nostro Museo, esemplari di statuette in bronzo con base rotonda. 

La seconda base (fig. 4), pure vuota nell' interno, ha forma tozza, rettangolare, 
con aggetto sotto al plinto ed un secondo al basso che serve di base, con quattro 
sostegni alquanto sporgenti dagli angoli. Verso la parte superiore procede gradata- 
mente allargandosi. In altezza misura mm. 48 ; in larghezza ai lati maggiori mm. 36 
e ai minori mm. 33. Noto che il getto non ha la finezza del precedente e che la 
sua patina è di color verde oliva con qua e là macchie d'ossidazione. 

L'ornamentazione del bronzo, eseguita a graffio, semplice come ne è la forma, 
trovasi sopra i due aggetti, e consiste in una serie di archetti colle estremità unite 
e in lineette parallele scendenti dai punti di contatto di essi. Nella faccia superiore 
perfettamente liscia non presenta alcuna impronta di saldatura con altri oggetti. 

Il piccolo tinlinnabulum (fìg. 5) è fuso nella stessa qualità di bronzo assai fino 
della basetta circolare ed ha l' identica patina ; alto mm. 65 ha la bocca di forma 
rettangolare a lati un po' curvi verso l' interno, la cui maggior larghezza è di mm. 43 
e la minore di 37, collo spessore delle pareti di mm. 1. Si noti che le sue faecie 
più larghe sono piatte, mentre le due più strette si sviluppano a curva. Quattro ap- 
pendici un po' arrotondate, site agli angoli della bocca, servono al tintinnabulum da 
sostegni piedi. Superiormente termina in una grossa ansa verticale, frusta alla som- 
mità del foro, ciò che mi fa credere che il campanello fosse di quelli che venivano 
appesi al collo degli animali domestici. Nel suo interno in alto veggonsi ancora due 
pezzetti dell'anello dal quale pendeva il piccolo battaglio. Un tintinnabulum di tipo 
identico lo riproduce il Bich (i), asserendo che usavasi per appendere al collo dei 
montoni. 

Dal sito stesso in cui si ebbero i tre bronzi sopradescritti, nella stessa occasione 
si misero in luce mattoni, embrici, frammenti d'intonaco di pareti a tinte diverse, 
monete e avanzi di mura ; i quali rinvenimenti, unitamente a quelli avvenuti in pas- 
sato, giustificano appieno il nome di Muraglie dato da epoca remota a quella loca- 
lità e fanno prova come in quel luogo esistessero, al tempo romano, importanti co- 
struzioni; tali da incoraggiare a più ampie e ordinate esplorazioni, tanto più che la 
località trovasi a breve distanza da Vetta ove si scoprirono parecchi interessanti mo- 
numenti sepolcrali romani, ben noti agli archeologi. Gli scavi nella località Muraglie 
potrebbero riuscire di utilità alla scienza e di maggior lustro al Museo Atestino. 

(') Rich, Dizionario delle antichità greche e romane. Milano, 1869, voi. II, pag. 350. 

ì A. Prosdocimi. 



REGIONE Vili. 



— 11 — 



RAVENNA 



Regione Vili (CISPADANA). 

IH. RAVENNA — Lapidi iscritte scoperte nella basilica di s. Apol- 
linare in Classe. 

Il solerte dott. Corrado Ricci, sopraintendente ai monumenti ravennati, rinvenne 
nella basilica di s. Apollinare in Classe due lastre marmoree iscritte, adoperate come 
materiale da costruzione. 

Erano lapidi sepolcrali, le cui epigrafi non ci pervennero intiere, a causa delle 
alterazioni che vi si fecero per adattarle al nuovo uso. 

La prima reca: 



lui Vie l 
CIVLIVSPROCL 

A R M I C V S T 
VIX ■ AN • XXXV 
MIL- AN -XIIX 
MAXIMA • COIV 
ET • IVLIVS • ASCLE 
FILIVSH P- C 
INAPVMNFPII 



Fu posta adunque a Giulio Proclo, officiale della flotta pretoria dell'Adriatico, 
nella quale egli militò per diciotto anni, e raggiunse il grado di custode delle armi. 
Altri quattro titoli, ricordanti ufficiali dello stesso grado, restituì il suolo della stessa 
Ravenna, e tre di essi furono recuperai nella stessa basilica di s. Apollinare (')• 

L'altra lapide è cemeteriale cristiana e fu riconosciuta tra i marmi usati per 
la copertura della cripta della stessa chiesa. Dice: 



HICRQJNPDO 

RRIARIVS 

CL-V-APLM XLI 
SVBD VII IDV 
LISIND V 



L' iscrizione si supplisce assai facilmente: htc r{e)q{uiescit) in p{ace) J)o{natus? 
ho)rriarius, q{ui) v(ixit) a{nnos) pl{us)m(mus) XLI..., [depositus) sub d{ie) vii 
idu{s Apri)Us ind[iclione) v. 

(') C. I. L. XI, 66, 67, 89, 92. Per le memorie ejiigrafìche di questi stessi afiiciali nella Botta 
di Miseno, cfr. G- I. L. X, pag. 1330, s. t., Ephem. epiyi: Vili, n. 425. 



REGIONE VII, ROMA — 12 — ROMA, BOLSENA 



ÈEOiONE YIlfFTEUEIAJ. 

IV. BOLSENA — Nno»€ ricerche nel r anfiteatro romano. 

Sul poggio del Mercatello, ch% sorge a nord-est della città, dove frequenti in 
tutti i tempi furono i rinvenimenti ài costruzioni e di oggetti antichi, appartenenti a 
Volsinii del tempo romano, furono intraprese delle indagini dal rev. sig. Augusto 
Bianconi che si propose di esplorare una parte dell'anfiteatro. 

Vi fu rimesso a luce l'arco di una delle grandi porte, e fu sgombrato dalle 
terre un tratto del vasto ambulacro sotterraneo che attraversava l'arena in tutta la 
lunghezza dell'asse maggiore e comunicava coU'arena stessa mediante aperture ret- 
tangolari, come in altri edifici simili destinati ai grandi spettacoli. 

Presso una di tali aperture si rinvennero quattro massi di neufro di forma pri- 
smatica, ciascuno con anello di ferro alla sommità, destinati forse a fare da contrap- 
peso negli argani per la sollevazione delle gabbie con le belve destinate al com- 
battimento. 



V. ROMA. 



Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione II. Negli sterri per la costruzione dell'ospedale britannico fra la 
chiesa di s. Stefano rotondo e la piazza della Navicella, è tornato in luce il pavi- 
mento di una piccola stanza di edificio privato, che misura m. 3,10 x 2,00. Corre 
all' ingiro una fascia in musaico nero, larga m. 0,12 ; poi una simile fascia in tas- 
selli bianchi, larga m. 0,07, ed un'altra nera, larga m. 0,04. Il resto del pavimento 
è diviso in circoli, del diametro di m. 0,48, entro i quali sono disegnati rosoni di 
varia forma: il tutto è eseguito a semplice chiaroscuro con tasselli bianchi e neri. 

Fra la terra si è raccolto un cippo sepolcrale ia travertino, di m. 0,38 X 0,32; 
terminato superiormente a semicerchio. Vi si legge: 

/ © 

s/EX-SELIVS-SEX-L 

/epaproditvs 
sexselivssex-l 

niceporvs 

seliasexlnice 

in fr • pxiix 



ROMA 



— 13 — 



ROMA 



Fu pare recuperato un frammento di architrave marmoreo, lungo m. 0,27, alto 
m. 0,15, che conserva le lettere: 



V-Mr. 




È assai verosimile che l' iscrizione debba essere supplita [. . . . castrdyum pere- 
gr{inorum), e che si riferisca ad un edificio contenuto in quegli accampamenti, che 
erano appunto sul Celio, nelle immediate vicinanze del luogo, donde proviene il fram- 
mento marmoreo testé ritrovato. 




Fio. 1. — Pianta del colombario. 



Via Salaria. Continuandosi gli sterri per l'apertura del nuovo Corso di Porta 
Pinciana pell'area già occupata dal Velodromo (cfr. Notizie 1904, pag. 436) in se- 
guito ad un franamento del terreno è tornata in luce un'altra cameretta sepolcrale, 
abbastanza bene conservata, che trovavasi sotto il pavimento di un colombario pre- 
cedentemente esplorato. 

Al piccolo ipogeo si discendeva per quattro gradini ricavati in un corridoio 
largo appena m. 0,75 ; e poi, voltando a destra, altri tre gradini immettevano nella 
cella. Di fronte alla prima scaletta era costruito un loculo con sei olle (tig. 1). 

La stanza misurava m. 2,50 X 1,75, ed era tutta costruita in opera reticolata 
di tufo. La parete principale, di fronte all' ingresso, era adornata con una edicoletta, 
larga m. 0,50, il cui basamento era formato con lastre di pietra albana, le quali 
chiudevano un sepolcro contenente un'olla di terracotta, tuttora chiusa dal suo co- 
perchio e ripiena di ossa combuste e ceneri. Sui lati del basamento poggiavano due 



ROMA 



14 — 



ROMA 



tegoloni, fra i quali era posta una bella lastra fittile, larga m. 0,42 X 0,37, che sotto 
un elegante fregio porta in rilievo, dipinta a colori, la scena di lin teatro con due 
attori tragici, un fanciullo e due giovanetti. Su questo importante rilievo fittile veg- 
gasi qui appresso la nota illustrativa, che ne ha dato il eh. prof. G. E. Rizzo. 




Fio. 2. — Sezione sulla linea A B. 



Al di sopra di questo rilievo sorgeva l'edicola composta di due colonnine fittili, 
con basi e capitelli di stucco, alte m. 0,63, le quali sostenevano un architrave di 
marmo, lungo m. 0,43, ed il timpano parimenti di marmo, adorno di cornice inta- 
gliata. Nel mezzo del timpano era una tabella marmorea, anepigrafa. Ai lati del- 
l'edicola erano costruite due grandi nicchie, ciascima delle quali conteneva quattro 
olle cinerarie fittili. Simili loculi erano anche nelle altre pareti del colombario, di- 
sposti in due ordini, con tre o quattro olle ciascuno (fig. 2). 

I gradini, per i quali si discendeva alla stanza sepolcrale, erano in muratura, 
ed il piano era formato da grandi tegole, o da lastre in terracotta appartenute a 
fregi. Una di queste lastre nella parte volta all' interno è decorata con palmette e 



ROMA ^- 15 — ROMA 

volute in rilievo; un'altra presenta un frammento della nota rappresentanza di un 
canale del Nilo con due arcate (Campana, Op. plast., tav. 114). 

Nel mezzo della tegola che copriva il secondo gradino si osservò un piccolo foro 
al quale era innestato un tubetto fittile. Tolta di posto la tegola, si trovò sotto ad 
essa un pozzetto circolare, costruito in pietrame, del diametro di m. 0,50, che di- 
scendeva fino al piano del corridoio. Questo pozzetto fino alla sommità era pieno di 
cenere bianca, residuo di legna bruciate ; ed essendo stato vuotato intieramente alla 
mia presenza e con ogni cautela, si trovò frammisto alla cenere ammassata soltanto 
qualche piccolo avanzo di ossa umane, specialmente di costole e vertebre. Tale fatto, 
per la prima volta, come a me pare, qui osservato, dimostra che dopo la combu- 
stione dei cadaveri, raccolte le ossa che venivano deposte nelle olle, si aveva cura 
di raccogliere anche tutta la cenere del rogo per conservarla religiosamente; e, nel 
caso presente, essa fu collocata entro il pozzetto appositamente costruito nel sotto- 
scala del colombario. 

Sul pavimento della cella si trovarono giacenti due scheletri, quasi intieramente 
disfatti ; alla bocca di uno di questi erano applicati due tubetti fittili, innestati l'uno 
all'altro, del diametro di m. 0,10, ed alti ciascuno m. 0,40. In due angoli poi si 
rinvennero due olle di terracotta, ricolme di ceneri ed ossa combuste ; una di esse è 
della forma comune, l'altra è di terra assai fina ed ha dimensioni alquanto minori 
del consueto. 

Due soli titoletti sepolcrali si trovarono affissi tuttora al proprio loculo: uno 
nella parete destra, l'altro nella parete sinistra. Sul primo, che misura m. 0,18 X 0,22, 
si legge: 

1. EPIGONIO • VOLVSIANO 

• OPERIEX ACTORI 

ABLVCOFERONIAE 

P • N VM I T O R I V S 

HILARVS 

CLIENTI- LOCVM 
■OLLAEDONAVIT 

Il lueus Feroniae, che dava il nome al luogo dove Epigono aveva l'incarico di 
amministrare l'azienda di un edificio, era fino ad ora del tutto sconosciuto in Koma, 
e ne apparisce qui per la prima volta l' indicazione. Esso però deve certamente met- 
tersi in relazione col sacello di Peronia, che era nel Campo Marzio, ed ove dal ca- 
lendario degli Arvali sappiamo che celebravasi la festa annuale di quella divinità il 
giorno 14 di novembre (C. 7. Z. VI, 2295 = 32422; I- pag. 385). Analoghe men- 
zioni di esercenti industrie o mestieri in luoghi, che prendevano la loro denomina- 
zione da boschetti sacri nella città di Roma, si hanno nelle iscrizioni sepolcrali di 
un A. Calvio vesiiarius ab luco Lubitina [C. L L. VI, 9974); di un Q. Coruncanio 
Stazio, indicato semplicemente ab luco Libitina (ibid. 10022); di un C. Vergilio 
Gentio lanius ab luco Lubentina {Notizie 1900, p. 47); di un M. Cecilie Rufo 
solatarius ab luco Semeles (C. /. L. VI, 9897). 



ROMA 



— 16 — 



ROMA 



2. L'altro titoletto, di m. 0,32X0,17, dice: 

PNVMITORIO-P-L 

SECVNDO-FECIT 
P•NVMITORIVS^ILARVS 
LIBSVO- RARISSIMO- ET 
GEMELLOCRVSTÒPISER 
OLLA DONAVIT 



Da queste due iscrizioni risulta che il colombario, o intieramente od almeno in 
gran parte, spettava a P. Numitorio Ilaro, il quale vi concesse il luogo di sepol- 
tura al suo cliente Epigono, al suo liberto Secondo, e a Gemello, il quale era servo 
di un personaggio, il cui nome fu dapprima scritto dal lapicida CRVSTOPI e 
poi malamente corretto, ia modo che non si riesce facilmente ad intendere se fu 
Crustidio, C. Rustio, od altro simile. 

Le iscrizioni che seguono, incise in tabelle marmoree, furono raccolte fra la 
terra accumulata nella stanzetta sepolcrale, e assai probabilmente appartengono tutte 
al medesimo monumento. 

3. Lastrina da colombario, di 4. Simile, con anse, lunga m. 0,30 

m. 0,20X0,15: X0,07: 



CORNELI-ANTIG 



C)W2 



MARCIA-C'L'EPHIP-ANIA sic 



5. Simile, di m. 0,16X0,12: 



6. Simile, di m. 0,18X0,13: 



ea\ 



SARIS 


ACCA 


V SER 


C- IVLlVs 


ANVS 


ivliaA 


Vs 


ClVLl4s 



WmINATIADLDEVTERA 
vi.r\fi- XXXVII • IW- V 

l. jwmNATIVSANOPTES 
eoniuGil SVAE 



\, 



F.ECIT 



7. Simile, di m. 0,32X0,17: 



LlCINlAEDVORVMLICIWiorMm/. 

S AT V R N I N A E • VIX • A N/UtlX-"^ 
L • Liei NI VS • VRBANVS • CONIVGI 

CARISSIMAE DE ■ SVO • FE'CIT 



ROMA 



17 



ROMA 



8. Simile, di m. 0,32 X 0,14: 

Sex- olio- sex • l 

PRISCO 
PATRI 

/ 



S E X ■ O L I/0<S E X • F 
SEMNC) • y? XIT 

ANIMENs 

DIESxk 



SEX- OLIVS ■SEX'L-EVSEBES- PATRfET-FI IÌ0 fecU 



9. Simile, rotta in piti pezzi, di 
m. 0,33 X 0,20: 



10. Simile, dira. 0,15 X 0,11, scritta 
con caratteri minuti: 



S E1-: - Ó L m 

s \-l^ T H E R 



V~i.-%it aiNNIS • IV 




Ululili ■ DONAVIT 
llllllUinilllItllll 
.HERMEROTl 
(tri SVO 



11. Simile, alta m. 0,16 X0,22: 



12. Simile, di m. 0,11 X 0,10, con 
residuo d'iscrizione metrica: 



ewsEBES- 

.... e /ìr I s I M a;è 



PARCARRI'»» 
POST HAE 



13. Frammento di lastra marmorea, 
di m. 0,09 X 0,06 : 



14. Frammento di lastra in traver- 
tino, di m. 



Alo STI LI A/e 
e AECILiys 



sa^wr RNINAÈ" 



Oltre i descritti titoli sepolcrali, si rinvennero due piccoli capitelli in marmo, 
alti m. 0,10, con due basette corrispondenti; molte olle fittili, di varie dimensioni, 
eoi loro coperchi; una sessantina di vasetti e tazze in terracotta, di diversa forma; 
un vasetto di fabbrica aretina, col bollo impresso in forma di piede: CCLoS^B 
(cfr. C. I. L. XV, 5107 e): due tazze parimenti aretine, col bollo piediforme C-M-R- 
(ibid., 5302 a); sessantasette lucerne fittili, monolicni , trentasei delle quali senza 
bollo di fabbrica, o rotte nel fondo, e le altre trentuno recanti i bolli che 
seguono : 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 3 



ROMA 



— 18 



ROMA 







C. I. L. XV 








C. I. L. XV 


c 


• ATILVEST 


0319 e 


2 


L 


MVN AMAR 


6562 a 




ATIMETI 


6320 




L 


MVN THRE 


6565 a 


e 


• CLO • SVC 


0377 a 






MVN TREPT 


6565 e 


e 


■CLO SVC 


6ò77b 




N 


NAE LVCI 


6573 a 


e 


CLO • SVC 


6ò77g 


2 




OCTAVI 


6583 a 


e 


CLO SVCC 


— 


3 


C 


OPPI • RES 


6593 a 




DECIMI 


6400 


2 


c. 


OPPI RES 


3593* 


L 


FABRIC MASC 


6433 a 




c 


OP REST 


6593 


2 L 


FABRIC MAS 


6433 e 


2 


M 


OPPI s:osi 


6595 


L 


FABR MASC 


6433 A 






SERG PRIM 


6684 a 




FORTIS 


6450 a 






TROPHIMI 


6721 


C 


IVLI NICEF 


6494 a 






BIC ACA 


6741 (/ 



Parecchie di queste lucerne sono adorne, nel piatto, di figure in rilievo, ed in 
generale sono ben conservate. Quella che porta il bollo C CLO SVCC esibisce una 
nuova varietà del notissimo sigillo di C. Clodio Successo, ed ha il rilievo di due 
delfini, posti l'uno di fronte all'altro. 

I lavori per la medesima nuova strada sono stati anche continuati dalla So- 
cietà italiana per imprese fondiarie nel terreno che si estende verso il Corso d'Italia ; 
ed in questo tratto sono stati ritrovati i seguenti titoli sepolcrali: 



1. Cippo in travertino, di m. 0,75 
X 0,37 : 



2. Simile cippo in travertino, di 
m. 1,00X0,43: 



DETELIA ■ BACCIS 
VIXITANXLV-POSViT 
SIBI • ET • T • STATILIO 
CORVMBO- VIRO • SVO 
VIXIT- ANXXX-ET 
ATTICE • SORORI 
VlXIT • AN • XV 



LIBERTORVM-ET 

FAMILIAE 
CPACVIPAETIET 
ARRANIAE • SCAVRAE 

IN FR • P • XII 
IN AG- P ■ XIV 



3. Simile, rotto inferiormente, di 
m. 0,33 X 0,38: 



4. Simile, mancante della parte 
superiore, alto m. 0,53 X 0,33 : 



F-CILANIVS. 

PLGALATA 
Q^AGRINIVS- 

Q^ L • ANTIOC 
LN-Aa^P^P--X-H- 



~7 IX- Af? 
M ILITAV 1 
SPECLATOR 
ANNXIIXTEST 
P • IVSSIT 



V 



ROMA — 19 — ROMA 

4. Frammento di simile cippo, di 5, 6. Frammenti di lastrine mar- 

m. 0,40 X 0,25 : moree : 



AL- SABI NMS 

A • L • EVNOMms 
\^_>-L — .j^Y G I k _AEM! ^" ' ^i ' 




Lbvs 



Nello stesso luogo sono state recuperate due anfore, in piccola parte rotte, alte 
circa un metro, ed un'urna cineraria rettangolare, in travertino, lunga m. 0,62 X 0,44. 

G. Gatti. 



Scena di tragedia. 



Notisia preliminare sulla terracotta dipinta, rinvenuta in un antico sepolcro, 

presso la via Salaria. 

Sul rilievo fittile trovato dentro un columbario dell'antica via Salaria, ecco quanto 
io devo e voglio dire in questa notizia preliminare e sommaria, riserbandomi 
il diritto di illustrarlo presto ed ampiamente altrove, col sussidio di una buona 
riproduzione policroma, senza la quale una parte notevole del pregio e dell'importanza 
dell'insigne monumento non può essere degnamente compresa ed apprezzata. 

È una lastra di- terracotta di tipo « Campana » (lunga m. 0,42), assai ben con- 
servata e dipinta a vivaci colori, che sono tutti visibilissimi e in alcuni punti assai 
freschi. Un listello aggettante a forte rilievo forma il piano sul quale stanno gli 
attori, dinanzi alla facciata della scena, riccamente ornata e decorata, e limitata, 
ai lati estremi, da due pilastri d'ordine corintio, disposti prospetticamente in angolo, 
i quali hanno un significato non trascurabile per la questione architettonica del 
teatro. Nel mezzo è la porta regia, ai lati le due porte hospitales ; e dell'una e delle 
altre sono con molta precisione indicati tutti i particolari architettonici. Accanto alla 
porta regia, sopra un basamento, che sporge notevolmente dal piano della facciata, s'in- 
nalzano due colonne ioniche, per ciascun lato, che formano due corpi architettonici 
avanzati, sormontati da frontoni con acroterì a rilievo e dipinti. Su tutta la facciata 
corre la trabeazione : in linea piana sulla porta regia e sui due corpi avanzati, ed in 
arco sulle due porte ospitali; e continua poi in linea rientrante, oltre i pilastri 
d'angolo. 

La trabeazione è sormontata da ricche decorazioni: due tripodi stanno in cor- 
rispondenza dei pilastri; due erme sugli archi; e, sulla porta centrale, un gruppo di' 
un ippocampo cavalcato da una Nereide, che, forse, reggeva nella sinistra un elmo (le 



ROMA 



— 20 — 



ROMA 



anni di Achille), o un lembo del panneggio svolazzante. Il colore di questo gruppo 
e dei tripodi accenna al bronzo dorato, quello delle erme al marmo. 

Un listello piano, che poggia su mensole di profilo arcuato, limita la facciata 
della scena. Al di sopra del listello, corre un fregio, il quale, pur avendo elementi 




simbolici di decorazione, riferibili al teatro (i bucrani), non fa, probabilmente, parte 
integrale del prospetto architettonico. 

Una più accurata descrizione, con l'aiuto di una buona tavola, renderà chiari 
molti altri particolari ; e saranno allora indicati gli svariati colori del rilievo, fra' 
quali predominano, nelle parti architettoniche, il bianco e il turchino. Sulle tre porte 
sono distesi festoni di foglie di ellera, dipinte di un bel verde chiaro. 

Il rilievo deriva da una matrice stanca, e fu molto ritoccato con colpi frettolosi 
e duri di stecca che hanno talvolta sciupato i contorni delle figure, e dato ad esse un 
aspetto quasi sgradevole. Manca, insomma, quella precisione di linee e quella mor- 
bidezza nel modellato, che rendon sì cari all'occhio molti dei rilievi Campana ; e vi 
si sente la mano inesperta del figulo romano. Inoltre la facciata della scena è come 
raccorciata e costretta nei limiti assegnati a queste lastre d'uso tanto comune; e gli 
errori nelle proporzioni e nella prospettiva non sono pochi; ma dan luogo a pensare. 

Di questo rilievo non si conoscono altri esemplari interi ; ma solo due piccolissimi 
frammenti di una lastra simile: uno nel Casino di Pio IV, nel Vaticano, e l'altro nel 
Museo di Gotha. 11 primo è effigiato, al rovescio ed assai infedelmente, in Serroux 



ROMA — 21 — ROMA 

d'Agincourt, Recueil de fragments de sculjHure antique (Paris, 1814), tav. XXIX, 
n. 5. Esso, come in quello di Gotha, contiene soltanto una piccola parte della trabea- 
zione centrale e la testa del secondo personaggio. Non era possibile, quindi, compren- 
dere, da questi minuscoli frammenti, il signitìcato della scena rappresentata. 

L'importanza di questo prospetto architettonico della scena è veramente insigne ; 
e sarà mia cura di presentarne la pianta, interessantissima, e una ricostruzione pro- 
spettica, senza gli attori. 

In nessun altro dei rilievi conosciuti era finora apjiarso il proscenio così ricca- 
mente decorato ; come è facile vedere, confrontando questi altri monumenti, nel libro 
di Dorpfeld e Reisch, Das griechische Theater, pag. 327 segg., tìgg. 81-85. Se il 
rilievo Campana, unico conosciuto, con rappresentanza di una scena di commedia ('), 
diede ampia materia di discussione al Dorpfeld, al Reisch, al Puchstein, al Betlie, 
ad altri (-), la discussione feconda e forse più conclusiva, non potrà non risorgere a 
proposito del rilievo di via Salaria, dopo che esso sarà da me descritto ed illustrato 
in ogni sua parte. 

Abbiamo in esso rappresentato il proscenio del teatro ellenistico o la scenae frons 
del teatro romano, secondo Vitruvio e secondo i monumenti superstiti? Questo sarà, 
di nuovo, tema di discussione; ma anticipando le mie conclusioni, io dico qui di 
esser propenso a i ammettere che le congetture del Dorpfeld siano assai più vicine 
al vero, che non quelle del Puchstein e del Bethe. 

Il prospetto architettonico del nostro rilievo trova utili elementi di confronto 
non solo nei prospetti della pittura murale pompeiana, ma forse anche nell'arcliitet- 
tura reale di età ellenistica, per quel poco che è dato conoscerne. Né questo sola- 
mente : ma ben altri elementi cronologici, all'infuori della parte architettonica, ci offrono 
la rappresentanza figurata e i costumi degli attori, per poter credere che questo ri- 
lievo, eseguito a Roma, nella prima età imperiale, derivi da un originale di età 
ellenistica. 

Preludendo a quanto dirò nella mia illustrazione (anche a proposito del limite 
di confidenza nei rilievi Campana, tutte le volte che essi riproducono altri edi- 
tìzì), ricordo qui che dal teatro ellenistico delle città greche dell'Asia Minore deve 
aver tratto le sue origini la ricca scena del teatro romano ; e prego che si confronti 
col nostro rilievo, e si consideri, con discreto giudizio, la pianta della scena 
di uno di questi teatri, dopo le ultime scoperte e gli studi del DSrpfeld (Cfr. spe- 
cialmente Alhen. MiUheiL, XXII). 

E prima di passare, rapidamente, al soggetto della rappresentanza figurata, 
accenno qui all'importanza di alcuni ornamenti della scena: ai festoni della dioni- 

(') Campana, Antiche opere i'k joZasfi'ca, tav. XC Vili; Annali dell' Instituto \^h'i,is.s. 0.; Bau- 
iiicister, Denkmàler, HI, fig. 1831; e più volte altrove. 

(') Cfr. Puchstein, Die griech. Bùhne, pag. 24 segg. ; DSrpfeld, Das gi-iech. Theater Vitruvs, 
in Athen. Mittheil. XXIII, pag. 354 segg., e XXVIII, pag. 383 segg.; Bdiìio, Das griech. Theater 
Vitruvs, in Hermes XXXIII, pag. 318 segg. etc. etc. 



ROMA — 22 — ROMA 

siaca ellera, al gruppo simbolico della Nereide sull'ippocampo, alle erme, e, princi- 
palmente, ai tripodi. Si pensi al loro significato nel culto dionisiaco; alla loro desti- 
nazione nel teatro sacro a Dioniso (ma non sono i tripodi coregici!); e alla 
loro forma, che non è quella del tripode ionico-etrusco e del romano, 
ma è quella del tripode greco ieratico, caratteristica ed immutata fino nei monumenti 
di età ellenistica (cfr. Reisch, Griech. Weihgeschenke, pag. 70 segg.). 



Non meno interessante è la scena della tragedia rappresentata, la quale mi 
richiama agli amori, per nulla obliati, de' miei poeti greci e de' miei studi filo- 
logici. 

Stanno, dinanzi al proscenio, due attori, un fanciullo e il coro, rappresentato 
da un giovine e da una giovinetta. Il primo degli attori incede, a gran passo, verso 
sinistra, con movimento concitato, stendendo la mano destra verso il secondo perso- 
naggio, e stringendo con la mano sinistra la spada, presso il fianco. Il costume scenico, 
che esso veste, è inappuntabile sia nel taglio che nei colori, ed in pieno accordo con 
le fonti letterarie e con altri monumenti, come dimostrerò. La maschera ha Yonkos 
alto, di perfetto schema Xai^dosiàég (Poli., IV, 133), dal quale sfuggono, lateral- 
mente, ricchi cincinni di colore rossiccio. Notevolissimo e molto apprezzabile è 
il fatto che i coturni, sia di questo che del secondo attore, non sono quelli assai 
alti, di legno, limitati alla parte posteriore del piede, ma quelli con alte suole, come 
in alcune statue antiche di divinità, e in alcuni monumenti riferibili al teatro: parti- 
colare sul quale dirò ampiamente, per le conseguenze che se ne potranno e dovranno 
dedurre, specialmente per la cronologia dell'originale, da cui deriva 
il nostro rilievo. 

Segue un altro attore, una donna, certamente una avaaaa, la cui maschera ha i 
capelli biondo-rossicci, che scendono fin sulle spalle. Dirò poi degli abiti interessantis- 
simi: il lungo chitone caudato, p. es., è tinto di rosso purpureo; è proprio il avQtòg 
noQqvQovg, come da Polluce, IV, 118. 

Essa tiene per il braccio un fanciullo: breve tunica ricinta, lunghe anassiridi, 
berretto frigio di cuoio, ripiegato in punta, con lunghe paragnalidi, ce lo danno 
subito a conoscere per un piccolo Troiano : ed esso è come un punto sicuro, che mi 
ha guidato alla retta interpretazione della scena. Segue il gruppo dei due giovani : 
il primo si appoggia dolcemente alla giovinetta, ed ha la testa reclinata indietro, e 
pare che si lamenti o pianga addirittura. 

Si notino l'alta statura e le forme grandiose del corpo dei due primi personaggi, 
in confronto con questi altri (né ciò dipende soltanto dall'età); si osservino in questi, 
il costume diverso e la mancanza di maschere e di coturniresi dovrà 
necessariamente addivenire alla mia congettura, che in questo gruppo sia rappresen- 
tato il coro. 

Dunque, alla presenza del coro, che geme e compiange, una madre in dolorose 
sembianze — una principessa troiana — sorreggendo per il braccio il suo piccolo 



ROMA — 23 — ROMA 

figlio, ascolta un messaggio eertamente di sventura: Andromaca, Astianatte, Ulisse 
nn Nunzio (') e il Coro dei giovani troiani. 

La tragedia potrebbe appartenere al ciclo di quelle derivate, secondo Aristotele 
{Poet. XXIII), dalla Ilias parva; e trattava delle ultime sventure dei Priamidi, 
subito dopo l'espugnazione di Ilio: argomento più volte « tragediato », che noi cono- 
sciamo, principalmente, per le Troades di Euripide (-), quantunque questo poeta 
segua una tradizione alquanto diversa di quella accolta nella tragedia, da cui deriva 
la nostra scena. 

Si può dire, brevemente, che in questa è rappresentato il momento in cui ad 
Andromaca viene annunziata la decisione dei Greci di uccidere il piccolo Astianatte, 
precipitandolo dalle mura della città ; — piuttosto che il momento, posteriore, in cui 
la madre consegna ad Ulisse il figlio, che essa aveva prima occultato (cfr. Eurip., 
Troad., v. 704 segg. con Senec, Troad., v. 409 segg., e v. 524 segg.). 

Le differenti tradizioni risalgono agli stessi poeti del ciclo, e perdurano, natu- 
ralmente, nei tragici (3), anche per quanto si riferisce all'età di Astianatte. 
In molte fonti poetiche, questi è un bambino ancora lattante, strappato dal seno 
della madre [Lesches — Stesicoro — Polignoto, nella Iliupersis (Paus., X, 25, 4) — 
Euripide, Troad., v. 570 seg., 750 seg., 761 segg., 782 seg. — Tabula iliaca, ecc.]; 
in altre, invece, è un fanciullo, quasi un giovinetto [Pitture vascolari del quinto secolo, 
con rappresentanze della Iliupersis; specialmente il vaso di Brygos — ■ Sofocle — 
Accius — Seneca (cfr. anche Ovidio, Melarti., XIII, 415 segg.)]. Questa seconda tra- 
dizione è chiaramente riprodotta nella rappresentanza figurata del nostro rilievo, la 
quale non può derivare dalle Troades di Euripide, anche per molte altre ragioni. 

La derivazione dalle Prigioniere di Sofocle è assai probabile; e se si volesse 
obiettare che il coro di questa tragedia perduta doveva esser composto di donne 
troiane, non di giovani d'ambo i sessi, si potrebbe rispondere che questa è soltanto 
una congettura del Brunck, (cfr. Nauck^, pag. 138) e che il titolo della tragedia poteva 
benissimo esser derivato dalle Troiane pertinenti alla famiglia regale: dalle donne, 
insomma, d'alto lignaggio, prigioniere dei Greci vincitori. 

Dai frammenti e dalle menzioni dei grammatici e dei lessicografi noi non sappiamo 
che altri avesse composto tragedie sullo stesso soggetto: ma ciò non vuol dire che 
tragedie simili non fossero state realmente scritte dai poeti, per esempio, della 
Pleiade. Se non, dunque, da Sofocle, la scena rapppresentata nel rilievo deriva cer- 

(') Si potrebbe, probabilmente, pensare a Taltibio, piuttosto che ad un senex troiano. Ma forse 
è più verosimile che il personaggio possa essere Ulisse, quantunque ciò sembri in contradizione con 
la narrazione di Servio, ad Aen. Ili, 489 (argomento della tragedia Astyanax di Accius?). 

(*) Avevo anche pensato alla possibilità di una scena di tragedia — riferibile anch'essa alla 
IXiov négaig e allo dnÓTiXovg — in cui fossero rappresentati Creusa, Ascanio ed Auchise ; ma la man- 
canza di Enea e lo schema diverso della situazione — anche per ciò che noi conosciamo dai vasi 
dipinti — rendono assai improbabile questa interpretazione, della quale, ad ogni modo, discuterò 
altrove. 

(') Io vedo i riflessi delle Aix/ÀaXioxtdss di Sofocle nei frammenti dello Astyanax di Accius. 
Cfr. Ribbeck, Die ròmiscke Tragòdie, pag. 412 segg. Seneca ha seguito una fonte non molto 
dissimile. 






NEBIDA — 24 — SARDINIA 

taniente da una tragedia die svolgeva lo stesso argomento ed aveva le stesse situa- 
zioni della tragedia di Sofocle ; e che non era lontana, nella sua composizione mitica 
e nella sceneggiatura, dallo Astyanax di Accius e dalle Troades di Seneca. 

Questo io credo di poter dimostrare nella mia prossima illustrazione del rilievo, 
alla quale rimando, anche per le probabili fonti artistiche della rappresentanza 
figurata, che non può essere creazione di un'officina romana, e deriva certamente da 

un modello ellenistico. 

* 

Perchè questo rilievo scenico era stato, intenzionalmente, adoperato per adornare 
un sepolcro? Si pensi alle molteplici scene del ciclo dionisiaco riprodotte nei rilievi 
dei sarcofagi, e alla frequenza, in essi e nei cippi sepolcrali, delle maschere sceniche ; 
si pensi che — all' infuori delle scene propriamente dionisiache — moltissime delle 
rappresentanze figurate dei sarcofagi si riferiscono a miti svolti, appunto, nella tragedia. 

Dimostrerò che la presenza del rilievo nel Columbario non può essere casuale ; 
che esso, cioè, non fu adoperato ad un fine semplicemente decorativo. 

Ogni altra discussione rimane sospesa, fin quando non si abbian sott'occhio la 
tavola policroma e il sussidio delle altre mie ricerche archeologiche e filologiche, e 
di tutte le mie conclusioni, che non mi è consentito di esporre in queste Notizie. 

Giulio Emanuele Rizzo. 



SARDINIA. 



VI. NEBIDA — Esplorazione in una grotta con avanzi ài età eneo- 
litica presso Nehida (Circondario di Iglesias). 

Nei primi giorni del giurino 1904 pervenne alla Direzione del Museo di Cagliari 
la notizia del rinvenimento di avanzi umani con suppellettile archeologica entro ai 
sedimenti di calamina, il ricco minerale di zinco, raccolti nelF interno della grotta 
Nicolai, presso Nebida, nell' Iglesiente. 

Poiché la maggiore abbondanza dei depositi di calamina si è formata in epoca 
quaternaria, cosi la notizia mi lasciò intravedere la speranza della scoperta, da 
lungo tempo attesa, degli avanzi dell'uomo paleolitico, finora non constatato dalle inda- 
gini scientifiche dell' isola. I fatti però erano alquanto diversi, come si potè conoscere 
dalle cortesi informazioni dei signori cav. Alfredo Warzée e Leopoldo Henrotin, diret- 
tore l'uno, ingegnere il secondo dell' importante distretto minerario. Essi ci informarono 
come nelle indagini fatte dai minatori nel suolo della grotta Nicolai, per constatarne 
la natura, erano venuti in luce, in un lembo di terriccio molto indurito, dall' incro- 
stazione calcarea i resti di una mandibola e varie costole umane insieme impastate, 
unitamente ad una ciotolina di rozzo impasto che ci si descrisse, come risultò di fatti, 
simile a quelle date dalla Caverna di S' Orrori, conservati nel Museo di Cagliari e 



SARDINIA — 25 — NEBIDA 

nella collezione Gouin, ora nella villa di Baca InchÌHii, a Capoterra. Né a queste 
informazioni si limitò la cortesia dei signori Warzée e Henrotin, i quali, secondando 
la mia preghiera, mi permisero di eseguire una breve indagine nella località, a cui 
dedicai un saggio di scavo, nelle poche ore concessemi da urgenti lavori per il tra- 
sferimento del Museo alla nnova sede di s. Pancrazio. Gli scavi però, per quanto 
limitati a semplici saggi, dettero suflBciente luce sul giacimento archeologico e sulle 
sue vicende. 

Il villaggio di Nebida è un gi'uppo di abitazioni e di officine minerarie forma- 
tosi in questi ultimi anni attorno ad una serie di pozzi e di gallerie per l'estrazione 
della calamina e del piombo argentifero o galena, villaggio che sorge sulla costa occi- 
dentale della Sardegna, a 20 chilometri da Iglesias, in posizione elevata, dominante 
dall'alto il largo seno o braccio di mare che separa l' isola maggiore dalla montuosa 
isola di Carloforte o di s. Pietro. 

Sopra la miniera, al fianco della punta di Mezzodì, a 30 minuti dalla Direzione 
ed a m. 250 sul mare, si apre la grotta Nicolai, coli' ingresso o ampia bocca rivolta 
al mezzodì : la postura assai forte, un giorno nascosta da folte foreste che l' industria 
mineraria nel medioevo e vandalismi recenti hanno fatto sparire, è anche oggi tale 
da rendere l'accesso molto difficile ed atto a nascondiglio, massime dopo lo scavo di 
un filone di calamina, presso alla grotta, che lasciò al suo posto una voragine da cui 
uscirono migliaia di tonnellate di roccia, ricca di eccellente minerale di zinco. Per 
questa postura sana e felice per la prossimità di buona fonte d'acqua e nello stesso 
tempo sicura. La grotta dovette essere prescelta da abitatori che pure traendo dal 
mare una parte del loro sostentamento, avevano vita ed abitudini forestali e mon- 
tanine. 

Tutto attorno alla bocca della grotta, e specialmente lungo i fianchi del filone 
di calamina che si esplorò a nord di essa, si segnalarono nelle screpolature e nelle 
cavità della roccia calcare varie masse di un finissimo deposito di terriccio argilloso, 
ricco di minerale di ferro nel quale erano impastate, in una breccia compattissima, 
le ossa di migliaia di piccoli roditori, riconoscibili specialmente dalle mandibole e 
dai crani abbastanza conservati ; in questa breccia però non venne fatto di riconoscere 
la più piccola traccia di deposito dovuto a dimora o a tomba umana. 

Queste traccio invece non mancavano nella grotta, la quale presenta sul dinnanzi 
un piazzale pianeggiante di pochi metri, ora inciso quasi a picco dal lavoro delle mine. 
Essa ha due parti, divise una dall'altra da una specie di pilastrone, ammantato da 
incrostazioni stalagmitiche ed isolato al centro del vano; la parte anteriore, quella 
cioè all' ingresso, ampia, ben illuminata, ben riparata, dalla vòlta annerita da fuliggine 
e coperta da incrostazioni di calcare e di licheni; quella posteriore invece oscura, 
stretta, angusta e circondata da pareti piene di crepacci e sinuosità abbastanza pro- 
fonde, per quanto inadatte alla dimora dell'uomo. 

Tali crepacci sono stati specialmente osservati nella parte inferiore della parete, 
dove questa si accosta al fondo roccioso e nascosto da poco terriccio, mentre invece 
nella parte anteriore il terriccio o strato archeologico toccava, come si constatò col 
nostro saggio, una profondità di circa metri 1,20. 

Notizie Sciti 1905. - Voi. II. 4 



NEBIDA — 26 — SARDINIA 

Dalle informazioni datemi sul posto dall' ing. Leopoldo Henrotin, che mi fu 
esperta guida nella visita e nella indagine ed a cui rivolgo pubbliche grazie, gli 
avanzi trovati dai minatori entro alla grotta erano venuti in luce in due punti di- 
versi; il cranio o la mandibola e costole insieme incrostate dalle stalagmite, con 
frammenti di rozza stoviglia, si rinvennero alla base del pilastro mediano; mentre 
presso la parete sinistra di chi entra nella grotta, a poca profondità nel terriccio 
nero, si ebb3 la piccola ciotola di rozza fattura, di mm. 65 di diametro e mm. 35 
di altezza, con piccole bugne alla base, di fattura e di tipo consimile alle note cio- 
tolette eneolitiche delle grotte Iglesienti. Tanto gli oggetti rinvenuti dagli operai della 
miniera, quanto quelli dati dai nostri saggi, per gentile consenso dei prelodati signori 
Warzée ed Henrotin, furono portati nel Museo di Cagliari. 

Furono appunto questi risultati di un' indagine superficiale che mi indussero a 
tentare un saggio di scavo, per quanto il suolo della grotta apparisse sconvolto, e per 
concorde asserzione della gente del luogo mi fosse riferito che in epoca poco antica 
l'autorità di pubblica sicurezza aveva ordinata una serie di ricerche per ricupero di 
certa refurtiva, che in fatto venne parzialmente rinvenuta nella grotta. 

I pochi cenni seguenti tolgo dal giornale di scavo compilato dal sig. R. Loddo, 
addetto straordinario del Museo, che attese con ogni diligenza ai saggi da me ordi- 
nati per riconoscere le condizioni dello strato archeologico. 

Giorno 25 giugno. 

A destra dell'accesso alla grotta, vicino alla parete rocciosa, si praticò, in questo 
primo giorno, un assaggio a pozzo di un metro di lato che raggiunse una profondità 
di m. 1,20 circa. 

Quasi tutta la superficie della grotta presentavasi qua e là bucata dai soliti cer- 
catori di tesori; il pozzetto offri invece una stratificazione, se non del tutto uniforme, 
sufficiente almeno per fare l'esame e lo studio delle sovrapposizioni. 
Eccone i risultati: 

1° Terriccio vegetale, m. 0,30. 

2° Terra nera ricca di sostanze organiche con ossa umane e di rosicchianti e 
nella quale si rinvennero scheggio di diaspro rosso e di ossidiana e valve di con- 
chiglie marine dei generi Pectunculus e Patella; m. 0,50. 

3° Terriccio calcareo caduto dalla vòlta commisto a piccoli blocchi ; m. 0,40. 
4° Fondo roccioso che mette allo scoperto depositi a borsa di breccia ossifera 
racchiudente un impasto ben cementato di ossicini che potrebbero essere del Lagomys 
del Prolagus Sardus. 

Giorno 26 detto. 

Un altro piccolo pozzo d'assaggio venne scavato a sinistra della parete della 
grotta nel secondo giorno delle nostre ricerche, raggiungendo la profondità di m. 1,30 
circa. 

Le dimensioni del lato dell'apertura furono le medesime del precedente. 

Con la stessa stratificazione si rinvenne nella terra nerastra una quantità di ossa 
umane, costituite da tibie, tarsi, metatarsi, bacini, mascelle ed avanzi di scatole era- 



SARDINIA — 27 — NEBIDA 

Diche. La dentatura delle mascelle indicava individui adulti; scarsi i resti di indi- 
vidui giovani. 

Commiste a queste si trovarono ossicini di rosicchianti, crani interi, quantunque 
danneggiati, ed un numero ragguardevole di mandibole e di varie ossa, le quali, come 
le umane, presentavano traccie visibilissime di ustione e di incrostazioni calcaree. 

Dal medesimo pozzetto vennero alla luce, dopo averne diligentemente crivellata 
la terra, nn punteruolo di rame (bronzo ?), molto ossidato ed in due pezzi, una scheggia 
di diaspro rosso, poche altre schegge di ossidiana ed una di quarzo bianco traspa- 
rente con tracce di lavorazione embrionale. 

Giorno 27 detto. 

In questo giorno si praticò pure un assaggio a pozzo a breve distanza dall'aper- 
tura naturale di sinistra che conduce alla parte posteriore della grotta. In esso lo 
strato mostravasl alquanto rimestato, quantunque simile per struttura agli esaminati 
in precedenza. Si rinvennero cocci di stoviglia neolitica, con tracce in uno di questi 
d'una ingubbiatura nera ; ad un'altro di questi cocci frammentari aderisce una robusta 
ansa a ponte. La terra crivellata non restituì altro materiale. 

Giorno 28 detto. 

Questo ultimo giorno fu dedicato interamente alla nettatura superficiale di tutta 
la grotta e dappertutto a poca profondità si trovarono ossa umane ed i soliti ossicini 
di rosicchianti, dei quali si fece larga messe per destinarli allo studio di persone 
competenti. 

Dalle scarse osservazioni che fu dato di fare si desume insomma che la breccia 
ossifera compatta, ricca di avanzi di piccoli roditori, la quale forma in parte il fondo 
della grotta Nicolai e riempie le fessure e le cavità delle prossime rupi, è un depo- 
sito forse anteriore alla comparsa dell'uomo nell' isola, certo anteriore al sedimento 
con avanzi umani di cui s'ebbero le traccie entro la grotta. Rappresenta forse il 
risultato di grandi precipitazioni di acque, sature di carbonati, le quali travolsero 
col terriccio minerale centinaia di migliaia di roditori, in qualche cataclisma nella 
fase diluviale del quaternario. 

Sopra questa breccia preumana, che forma il fondo della grotta, si venne (') 
in seguito formando, con la vita di famiglie umane, uno strato ricco di carboni, di 
avanzi di molluschi e di ossa di capre e di pecore e forse di qualche maggiore rumi- 

(') Il Lagomys sardus, specie di piccolo coniglio, venne rinvenuto nella breccia ossifera di 
Cagliari, formatasi in epoca di gran lungo più antica dei sedimenti ricchi di avanzi umani di 
quella stessa località. In Corsica, presso allo scheletro neolitico trovato dal Ferton, nel riparo sotto 
la roccia di Bonifacio, si ebbero resti di Lagomys corsicanus, afSne al Lagomys sardus ; parrebbe 
quindi che in Corsica questa specie di lepre quaternaria abbia vissuto sino ai tempi neolitici ; il 
fatto analogo pufi essersi anche avverato per l'affine specie sarda. Cf. Ferton, Histoire de Bonifacio 
a l'epoque néolitique, pag. 11 ; lo stesso, Seconde note sur l'histoire de Bonifacio, pag. 15 e segg. 
Sul Lagomys sardus, nelle breccie ossifere sarde, vedi Lamarraora, Voyageen Sardaigne, Troisième 
Part ie, voi. II, pag. 392. 



NEBIDA — 28 — SARDINIA 

nante, che servirono di pasto agli abitatori primitivi ; dovremo forse supporre che questi 
non abbiano rifuggito dal cibarsi dei piccoli roditori, di cui si trovarono in tanta 
copia le ossa nello strato stesso. Lo strato dette anche avanzi di stoviglie rozze, del 
tipo già dato da altre grotte dell' Iglesiente e del capo di s. Elia, presso Cagliari, 
d'impasto impuro, a grosse pareti, con anse a ponte, adatte appunto a vasi d'uso, di 
grandi dimensioni e destinati a contenere liquidi. 

Lo strato di abitazione venne poi frugato e rimestato a varie riprese per deporre 
cadaveri inumati, già sino dall'età litica e via via in tempo meno remoto, cosicché 
si venne formando un acervo incomposto di ossa, turbandosi la regolarità dei singoli 
depositi e del giacimento lasciato dalla vita degli antichi abitatori dell'antro. 

Cosicché non possiamo stabilire l'epoca a cui appartenne il resto di cranio o la 
mascella inferiore rinvenuta dai signori Warzée ed Henrotin ed avvolta nella crosta 
stalagmitica, giacché tale incrostazione si forma continuamente per lo stillicidio delle 
acque dello strato calcare, come anche siamo incerti se a quella sepoltura o ad altre, 
oppure invece allo strato d'abitazione abbia appartenuto il piccolo vasetto o ciotolina 
bugnata, raccolta dai predetti signori. 

Questa, per la sua forma irregolarmente semisferica, per le bugne o ansette rudi- 
mentali che sporgono dal ventre, come per la rude fattura ed impasto, ricorda la cioto- 
lette rinvenute dal Gouin nella grotta S' Orreri, presso Fluminimaggiore, ed altre della 
grotta del Bandito, presso Iglesias ('), esaminate dal cav. Santìlippo. Ad ogni modo, 
la presenza di un piccolo frammento di oggetto di bronzo, forse un punteruolo, ci 
porta al periodo eneolitico, nel quale durano in uso strumenti ed armi tratte dall'os- 
sidiana, dalla selce, dal quarzo e dal diaspro. La stoviglia è rozza, come in altre 
caverne sepolcrali dell' Iglesiente, e in parte in quelle che servirono volta a volta di 
dimora dei vivi e di tombe dei defunti nei dirupi del capo di S. Elia presso Cagliari. 
Ma qui fra questi monti di Nebida, come nelle altre grotte ricordate, mancano le 
stoviglie più accuratamente lavorate e decorate a graffiti, impressioni e rilievi, non 
già perchè questi giacimenti e questi depositi risalgano ad epoca più remota che 
quelli del capo di s. Elia, ma perchè, come accennò ben a ragione il Pinza, ed io 
ebbi a confermare con lo studio delle grotte artificiali presso Biisachi (Oristano),[nelle 
valli e nei monti le popolazioni primitive, più isolate e segregate dai rapporti e dagli 
scambi frequenti, si trovavano in condizioni di ambiente meno favorevoli ad uno svol- 
gimento dei motivi decorativi, per quanto esse vivessero in età contemporanea e sotto 
i medesimi influssi di coltura di cui godettero le più progredite popolazioni eneoli- 
tiche del capo di s. Elia. 

A. Taramelli. 

(') Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, pag. 27, fig. 13. 
Roma, 19 febbraio 1905. 



REQIOKB X. — 29 — LEONAEO 



Anno 1905 — Fascicolo 2. 



Regione X (VENETI A). 

I. LEGNAllO — Scoperta di un sarcofago romano. 

Nel comune di Legnavo posto a oriente di Padova, da cui dista circa novo chi- 
lometri, e precisamente nella località detta dell' Abbà, in xm fondo di proprietà 
dell'on. sig. conte Paolo Camerini, facendosi nello scorso autunno uno scavo per pian- 
tagione di gelsi, venne in luce alla profondità di un metro circa dal suolo, fra mezzo 
allo strato di terra alluvionale, un grande sarcofago di marmo greco a grossa grana, 
di forma rettangolare, lungo m. 2,06, largo m. 0,95, alto m. 0,80. 

La facciata anteriore scorniciata, come le due testate laterali, ha una grande 
targa (lunga m. 0,91, alta m. 0,64) ornata nelle due ali laterali di due foglie d'edera. 
Dall'una e dall'altra parte della targa restano due stretti scompartimenti destinati 
dallo scalpellino, che tenne il sarcofago preparato nella sua bottega, a ricevere due 
motivi ornamentali, probabilmente le consuete due figure di Eroti stanti con le faci 
rovesciate. Ma il lavoro non fu condotto più a termine; e restano soltanto due ri- 
quadri, che aggettano in fuori rozzamente sbozzati. Le testate, anch'esse scorniciate 
all'intorno, erano, sembra, preparate per avere pure qualche ornamento; ma furono 
parimenti lasciate grezze. 

Chi fece acquisto dell'arca marmorea, s'accontentò di servirsene cosi com'era, senza 
neppure far condurre a pulimento la targa, dove restano le traccio della sgubbia e 
dove l'epigrafe sepolcrale è incisa poco profonda e poco regolare, quasicchè il lavoro 
del quadratario sia rimasto incompiuto, senza dare ai caratteri la loro spiccata forma 
lapidaria. L'iscrizione è la seguente: 

D HER M 

M STARDIO SEXTI 

ANoET STARDIO SA 

BINIANO 

B M 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 6 



LESNARO — 30 — REGIONE X, 

La lettera O finale di Sextiano è appena percettibile, essendo stata imperfet- 
tamente e superficialmente tracciata in piccole proporzioni. Mancano anche in genere 
gli apici alle estremità delle lettere, né si ravvisano indizi di punti diacritici fra 
le piccole scabrosità rimaste nella superficie del marmo. 

La gens Slardia. cui appartenevano i due personaggi, tumulati per cura degli 
eredi nello stesso sarcofago, è rarissimamente menzionata. Una sola delle iscrizioni 
della Gallia Cisalpina nomina due membri di questa famiglia ('). 

Comunissimo è il cognome Sabinianus cosi nelle epigi'afi dell'Italia Superiore, 
come in quelle d'altre regioni, in Italia e fuori. Sextianus appare una sola volta 
fra le epigrafi della Gallia Cisalpina (nella forma di Sestianus) (^), mentre se ne 
hanno esempì non infrequenti in iscrizioni della Dalmazia, del Nerico e della Pan- 
nonia ('). 

La scoperta di un sarcofago di grandiose dimensioni in un territorio, ov'era 
tutt'al più un piccolo villaggio (il cui nome nella forma latina Lignarium appare 
in documenti del secolo XII (^) ) è assai notevole. S'ebbero altre volte ('') in questa 
località rinvenimenti casuali di tombe romane, quali fatte con anfore fittili segate 
(a cremazione), quali con tegoloni (a umazione) ; ma un sarcofago di marmo greco 
è monumento di per sé singolarissimo. 

Mi era sorto il dubbio, che il sarcofago potesse essere stato ne' tempi moderni 
trasferito a Legnaro da altro sito, ed ivi rimasto e sotterrato da qualche inondazione. 
Ma questo dubbio, se da un lato parrebbe avvalorato dal fatto, che il fondo del conte 
Camerini apparteneva al convento di s. Giustina di Padova, il quale possedeva nel 
medio evo numerose antichità scoperte presso all'area stessa del monastero, e poteva 
averne trasportata qualcuna ne' possessi del suburbio — un sarcofago al solito si pre- 
stava a servire di abbeveratoio per il bestiame — ; un tale dubbio, dico, si riconoscerà 
d'altra parte difiBcilmente ammissibile, quando si pensi, che l' iscrizione del sarcofago 
non sarebbe con ogni probabilità sfuggita agli eruditi, che dal medio evo in poi 
raccolsero e trascrissero amorosamente le epigrafi del territorio padovano. A nessuno 
di essi invece era nota. 

Non abbiamo adunque veruna valida ragione per escludere, che il sarcofago appar- 
tenesse sin dall'origine alla località, ove fu rinvenuto. Potevano bene gli Stardii 
abitare U vetusto pago suburbano, e trovarsi in condizione di particolare agiatezza, 



(') C. I. L. V, n. 5637. Cfr. un'altra epigrafe della Gallia Narbonense, XII, n. 2617. 

(*) G. I. L. Suppl. ital., I, n. 796. 

(») C. I. L. HI, n. 6343 (=1708), 656, 4364; Sappi, n. 11536, 11082. Altri esempì isolati: 
X, n. 6242 iis; XII, n. 1442, 3490. 

(♦) Gloria, Coi. dipi. pad. dalVa. 1101 alla pace di Costanza, I, pag. 206 e 340. Lignarium 
è anche indicato in una bolla di papa Gregorio IV, dell' 828 (Gloria, Cod. dipi. pad. dal secolo sesto 
a tutto Vundecimo, pag. 8 e seg.). Ma, sia pore che quella bolla contenga una parte genuina, ha fuor 
di dubbio subito tarde interpolazioni. 

(*) Cfr. le notizie diligentemente fornite dal Sac. F. Giacomelli, Legnaro. Cenni storici (Pa- 
dova, 1903), pag. 13-15. 



REGIONE VII. — 31 — PERENTO 

COSÌ da potersi permettere il lusso da tumulare due membri della loro famiglia nella 

grande arca marmorea, che rivide or ora la luce, e di cui del resto non fu neppure 

curata e rifinita la ornamentazione. 

G. Ghirardini. 



Regione VII ( ET R URI A). 



II. FERENTO — Necropoli etrusco-romana sul poggio del Talone. 

Il sito e la conformazione della collina tufacea denominata il Talone, che trovasi 
a nord-est dell'altipiano su cui sorgono le roviue della Ferento romana, in vicinanza 
dell'oppido etrusco di Vitorchiano e del pago di Tarena, già furono descritte dall'in- 
gegnere Raniero Mengarelli ('). 

Il Talone, proprietà del signor Camillo Moretti, confina ad est col terreno Pa- 
cifici, a sud-ovest con la tenuta Salusti, e dista appena due miglia dai paesi di Ma- 
gugnano e Grotte Santo Stefano, situati a nord-est. 

Era già noto che sopra e intorno al Talone si stendeva un sepolcreto etrusco; 
nel 1902 i signori Luigi Rossi-Danielli e Mario Balestra di Viterbo rimisero in luce, 
sulla costa orientale dell'altipiano ferentano, di faccia al Talone, quattro tombe arcaiche 
con buccheri primitivi e vasi greci dipinti a figure nere, e il cav. Angelo Pasqui, 
nel riferire su questi trovamenti (-), dice pure d'aver trovato al Talone pezzi di sto- 
viglie d' impasto scuro con decorazioni graffite, ripiene di ocra rossa, e frammenti di 
vasi protocorinzi e corinzi. 

Però, oltre alle quattro tombe arcaiche, scoperte dai signori Eossi-Danielli e 
Balestra, non si trovarono colà che ipogei a camera di epoca più tarda (secoli IV-III 
av. Cristo), dei quali alcuni, in seguito, sembrano essere stati ampliati e trasformati 
dai Romani. 

Seguendo tali indizi, i signori Vermiglio Bini e Romolo Sgoluppa di Viterbo 
vollero tentare la esplorazione completa del Talone e, con l'assistenza del sig. Anni- 
bale Cattini, vi eseguirono una regolare campagna di scavi dal 10 luglio al 23 ago- 
sto 1903, sotto la sorveglianza del soprastante cav. Guido Scifoni. 

Purtroppo il risultato finale dello scavo non corrispose alla diligenza con la quale 
l'esplorazione venne condotta, perchè nessuna delle numerose tombe, rimesse in luce, 
si trovò inviolata. 

La breve notizia che delle medesime darò qui appresso è scritta in base al gior- 
nale di scavo redatto dallo Scifoni e ad alcune note e fotografie da me prese sul 
posto allorché fui inviato colà dal Direttore del R. Museo archeologico di Firenze e 



(') Notizie 1900, pag. 401 e segg, 
(») Notitie 1902, pag. 84 e segg. 



PERENTO 



— 32 



REGIONE VII. 



degli scavi di Etruria per esaminare le suppellettili provenienti dagli scavi Bini-Sgo- 
luppa, e per effettuarne la ripartizione a vantaggio dello Stato, secondo le disposi- 
zioni della vigente legge archeologica. 

Le tombe esplorate dai signori Bini e Sgoluppa, al pari delle altre del Talone, 
descritte dall' ing. Mengarelli nella relazione sopra citata, consistono in camere sca- 
vate a considerevole profondità nel terreno tufaceo, in forma ordinariamente quadran- 
golare e più di rado ellittica, con soffitto piano o con vòlta a sesto acuto, e con una 




Fio. 1. — Sarcofagi etruschi cavati dagli ipogei del Talone. 



fossa rettangolare nel mezzo del pavimento, intorno alla quale girano le banchine. 
Talvolta nelle pareti o nel pavimento della camera sono scavati dei loculi. 

Alla porta d" ingresso, che trovasi a nord o ad est, e che in origine era chiusa 
da lastroni di pietra, si giunge dall'esterno per un andito, scavato pure nel tufo, a 
piano inclinato verso la camera. Degl' ipogei esplorati, che sono più di venti, uno si 
compone di due vani rettangolari, un altro di due vani quasi circolari, fra loro co- 
municanti. 

Oltre alle tombe a camera ve ne sono poi altre, costituito da semplici loculi, 
incavati nella parete tagliata verticalmente. 

La contemporaneità di tutte le tombe di cui ci occupiamo è dimostrata non solo 
dalla loro uniforme architettura, ma anche dalla suppellettile che contengono e che 
si ritrova identica ovunque. 



KBOIONE VII. — 33 — PERENTO 

Nella maggior parte delle camere sepolcrali si troyarono, quasi sempre rovesciati 
e spezzati, numerosi sarcofagi di peperino, consistenti in casse rettangolari grezze, a 
un sol pezzo o a due pezzi fra loro combacianti, chiuse da pesanti coperchi monolitici 
a doppio spiovente (fìg. 1). 

I sarcofagi sono tutti grandi abbastanza per contenere il cadavere disteso. 

Alcuni, sopra uno degli spioventi del coperchio, recano iscrizioni etrusche('). 

1. Lettere rubricate, alte m. 0,07 — 0,10: 

fl O '^ fl q • I V n Y M 

2. Lettere rubricate, alte m. 0, 11 : 

3. Lettere alte m. 0,12 — 0,13: 

l5HITflOmfl<llO>l)3 

4. Lettere assai irregolari, alte m. 0,065 — 0,11: 

/IO<fl>l- 
•l3M>lflOV8 

Gli oggetti antichi, sfuggiti alla depredazione della necropoli, si raccolsero dentro 
intorno ai sarcofagi o nei loculi o anche sparsi fuori delle tombe, e non giova qui 
ricordare il luogo ove ciascuno d'essi fu trovato, perchè in generale non rimanevano 
in situ. 

Tali oggetti possono quindi esser classificati come appresso: 

Terracotta. 

1. Vasi dipinti a imitazione dei vasi greci (fig. 2). A questa categoria appar- 
tengono : 

a) Numerosi skyphoi, verniciati internamente in nero e decorati all'esterno con 
ornamenti a spirali e palmette e con figure risparmiate del colore giallognolo della 



(') La copia di queste iscrizioni fu presa da me con gli originali dinnanzi e poscia confron- 
tata coi calchi cartacei che ne possiede il sig. ing. Luigi Rossi-Danielli di Viterho. Avverto che 
ultimamente ignoti vandali hanno ridotto in minutissimi pezzi i sarcofagi del Talone e che non si 
sa dove siano andate a finire le iscrizioni dei coperchi. 



FERENTO 



34 — 



REGIONE VII. 



terracotta sul fondo coperto di yernice nera. Alcuni presentano intere figure, o sol- 
tanto dettagli sovradipinti in bianco. Stile etrusco trascurato (fig. 2, a, b). 

b) Piattelli a disco concavo, sostenuto da un pieduccio circolare. Superiormente, 
intorno al piattello, è dipinto un ornamento a corrimi-dielro in Tcrnice nera, e nel- 




Fi6._2. — _Vasi dipinti della necropoli derTalone. 



l'interno una testa muliebre risparmiata in rosso sul fondo nero. Fittili identici, che 
si conservano al Museo archeologico di Firenze, provengono dal sepolcro della famiglia 
Velinia di Tuscania (Toscanella) e da tombe a camera della necropoli della Penna 
di Falera. 

e) Coperchietti o scodelline con ornati a zig-zag, eseguiti a vernice nera su 
fondo giallognolo (fig. 2, e). 

d) Piccoli skyphoi, dipinti con fasce orizzontali e con listelli verticali presso 
l'orlo, a vernice bruna sul fondo chiaro (fig. 2,rf). 

2. Avanzi di un'urnetta fittile, dipinta. 

3. Vasi completamente verniciati in nero. Fra questi annoveriamo: 

a) Un cratere, una lekythos panciuta, a corpo striato, varie lucerne a un sol 
becco con ansa anulare, ciotole e patere a fondo liscio ed ombelicato di fabbrica 
etrusco-campana. 



REGIONE W. 35 PERENTO 

b) Numerosi boccaletti a becco aguzzo, patere, skyphoi e coppe biansate, aventi 
talora ornamenti impressi a stampa nel fondo, dipinti sul genere dei vasi etrusco- 
campani, con vernice nera opaca. 

e) Piccoli skyphoi verniciati in nero con ornamenti sovradipinti in bianco o 
in giallo nello stile dei vasi così detti di Brindisi o di Gnatia (fig. 2, e, f). 

4. Frammenti di un grande vaso, non ricomponibile, di terra figulina rossiccia 
con figure in rilievo, di stile volsiniese. Il vaso era probabilmente di quelli a più re- 
cipienti congiunti fra loro, con figurine in altorilievo ai punti di unione, con piede 
circolare e con un grande manico che gira superiormente come quello di un canestro. 
Se ne conservava uno dei recipienti di forma ovale e quattro delle figurine ornamen- 
tali con parte del manico, foggiato a nastro avvolto. 

5. Frammento di un vaso aretino di argilla finissima, dipinto a vernice rosso-co- 
rallina con tracce della marca sul fondo. 

6. Vasi senza ornamentazione dipinta. Fra questi notiamo anzitutto : 

a) Un poculo o bicchiere a corpo allungato, rastremantesi verso il piede, con 
labbro inclinato in fuori. È fatto con argilla rossiccia assai depurata, a pareti sot- 
tilissime decorate esternamente con bande di puntini in rilievo (fig. 2i,g). Vasi simili, 
che, per la tecnica e per lo sviluppo di forma, occupano un posto intermedio fra gli 
etrusco-campani e gli aretini, si sono trovati in considerevole quantità a Sovana('), 
e nel Viterbese. Esemplari di questi e degli altri vasi grezzi che enumeriamo appresso, 
provengono dal già ricordato sepolcro della famiglia Velinia di Tuscania, e da tombe 
di Musarna, recentemente scavate dai sigg. Rossi, Balestra e Falcioni di Viterbo. 

b) Numerose olle a corpo ovale, con orlo ripreso, di argilla marrone o rossa, 
talora fornite ancora di un coperchio a semplice dischetto concavo, e contenenti ce- 
neri di rogo. 

e) Boccali con alto collo cilindrico di terra giallognola. 

d) Un as/cos di terra giallognola finissima. 

e) Varie coppe con pieduccio modanato. 

f) Ampolline a fuso, talora ornate con fasce orizzontali in rosso o rosa sul 
fondo chiaro. 

7. Frammenti di tegoloni, sui quali non si scoprì alcuna marca. 

Bronzo. 

1. Numerosi piedini di ciste in forma di zampa bovina. 

2. Manichi a bastoncello curvato in forma di esse, appartenenti a vasetti di 
bronzo cilindriformi profilati a rocchetto. Un manico, appartenente a qualche eoenocho 
di considerevoli dimensioni, termina in alto con una testa di ariete e inferiormente 
in una piastrina che s'appoggiava sul corpo del vaso ed è ornata con una figurina 
virile in bassorilievo. 

3. Oenochoe piriforme con labbro circolare espanso, intera. 

(') Cfr. Pellegrini in Notizie 1903, pag. 222 e segg., figg. 5 e 6. 



FERKNTO — 36 — REGIONE VII. 

4. Padellini di candelabri. Uno di questi, rotondo, è ornato superiormente con 
otto colombelle gireyoli ciascuna sopra un pernio, dal quale pende una catenella ter- 
minante in una ghianda (diametro m. 0,12). Un altro piattello, pure rotondo, è de- 
corato con volute finemente inciae sulla zona attorno alla cavità, e con ovoli sul 
labbro (diametro m. 0,105). 

5. Numerosi specchi graffiti. I più mostrano figure disegnate in stile andante, 
poco riconoscibili a causa dell'ossidazione. Su due o tre di essi ho riconosciuto la 
figura muliebre nuda, alata, con berretto frigio, che viene interpretata come la fortuna. 

6. Asticella di bronzo che finisce con una graziosa statuetta di Ercole stante, 
con la pelle del leone nemeo sul capo; tiene la destra poggiata sul fianco, e nella 
sinistra ha la clava abbassata. Di buona modellatura. Altezza della figurina m. 0,10. 

7. Elegantissimo balsamario a pareti spesse, in forma di doppio tronco di cono, 
con labbro decorato ad ovoli e coperchietto ad incastro, ornato superiormente con 
una rosetta a diciotto lobi ; nel centro della rosetta è un occhiello con anellino infi- 
lato. Altezza m. 0,145. 

8. Paio di orecchini costituiti da un mezzo cerchio vuoto e sospeso per un gan- 
cetto, nel quale è pure infilato un anellino. 

9. Frammenti di piccole fiasche a corpo sferico e collo cilindrico, chiuso da co- 
perchietto. Esemplari interi di fiasche simili, fatte di lamina decorata a sbalzo, si 
conservano al museo Gregoriano di Roma(') e al museo archeologico di Firenze, nella 
sala degli arredi di bronzo. 

10. Uno striglie, lungo m. 0,24. 

11. Alcuni chiodi. 

12. Una moneta di Cales {}). 

13. Altra moneta irriconoscibile. 

Ferro. 

1. Strigile frammentario. 

2. Cuspidi di lancia a foglia, con cannuolo di forma conica. 
8. Cuspidi di giavellotto con lungo còdolo. 

4. Alcune aste acuminate a guisa di spiedi. 

Osso. 

Manico di specchio a cilindro vuoto, ornato esternamente con insolcature oriz- 
zontali. 

Vetro. 

1. Balsamario vitreo a fondo bleu carico, decorato a fasce e ondulature in giallo 
e celeste. 

2. Alcuni bottoni. 

(') Cfr. Afuseum etruscum Gregorianum, tav. IX, fig. 3. 
(») Garrucci, tav. LXXXIII. 17. 



ROMA — 37 — ROMA 

'Fra la terra cavata dalle tombe si trovarono pure un cippo a tronco di cono 
emergente da una base quadrangolare, e un altro cippo in forma di parallelepipedo, 
che, come quelli di Vulci e del Talone stesso ('), porta scolpita in rilievo, sopra un 
lato, una porta. 

La necropoli esplorata dai signori Bini e Sgoluppa può datarsi al IlI-II secolo 
avanti Cristo. 

L. Pernier. 



III. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione IL Negli sterri per la fondazione dell'ospizio Britannico, al Celio, 
si è rinvenuta al proprio luogo, e ad un metro sotto il piano di campagna, una base 
marmorea rotonda, del diametro di m. 0,44, impomata sopra un masso squadrato di 
travertino, che misura m. 0,70 X 0,57 X 0,28. Accanto a tale base giaceva la colonna, 
che doveva esservi eretta : anche questa è di marmo bianco, ed è lunga m. 2,95, col 
diametro di m. 0,4L 

Rimosso il predetto blocco di travertino, sono stati scoperti nel sito medesimo, 
e alla maggiore profondità di tre metri, due sepolcri formati con tegoloni e coperti 
a doppia pendenza. Contenevano tuttora gli scheletri, senza alcun oggetto di suppel- 
lettile funebre. 

Regione III. Costruendosi una chiavica in via Ludovico Muratori, a m. 2,50 
sotto il livello stradale e a circa m. 60 di distanza dalla via Merulana, sono tornati 
all'aperto due muri in buona opera reticolata di tufo, larghi m. 0,60, che costitui- 
scono le pareti di una scala, larga m. 1,80. Di questa scala sono stati scoperti sol- 
tanto sei gradini, in lastre di pietra albana, che hanno la larghezza di m. 0,33. Ivi 
fra la terra sono state raccolte quattro anfore fittili, intiere, ed altre in frammenti, 
dell'altezza media di m. 0,80. 

Regione VII. Sull'angolo della via Collina e via Boncompagni fabbricandosi 
un nuovo casamento, si è trovato, alla profondità di m. 12 dal piano stradale, un 
frammento di grande fregio marmoreo, alto m. 0,42 X 0,35, che in alto rilievo porta 
scolpite volute e fogliami, di buona fattura. 

Regione XI. Demolite alcune fabbriche sulla via di Porta Leone, per la siste- 
mazione del Lungo Tevere, si è trovato fra i materiali di costruzione un frammento 



(,"} Cfr. Mengarelli in Notizie. 1900, pag. 402, flg. 2. 
NoTiziB Scavi 1905. — VoL IL 



ROMA 



— 38 — 



ROMA 



di antica iscrizione sepolcrale, incisa sa lastra marrtiorea con pessimi caratteri, 
che dice: . 

D À\ 
SESSI ìi^aximi vi- 
X l T • )k^.\ . . . sessius ? 

hkkyAmus 

— F-E^7 

Via Salaria. Incominciati gli sterri per costruire una cloaca lungo il nuovo 
Corso di porta Pinciana, a poco più di un metro sotto l'odierno piano stradale, si 
sono incontrati altri avanzi di celle sepolcrali spettanti alla vasta necropoli che si 
estendeva fra le vie Salaria e Pinciana. Una di queste stanze, già frugata e deva- 
stata in altri tempi, conservava una parte della vòlta e delle pareti con intonaco 
dipinto a semplici riquadrature. Quivi furono raccolti parecchi vasetti fittili comuni, 
vari coperchi di olle cinerarie ed un frammento di lastra marmorea su cui leggasi: 



. I V S • C • L 
/lAE BAS^bsTiT- 

/eritaeconivgi 

Di un altro sepolcro riapparve un resto della parete di fondo, che conservava 
alcuni loculi con le olle, ed un' altra parete che aveva nel mezzo una edicola alta 
m. 0,70 X 0,55, con stipiti ed architrave di travertino : il piano era formato da una 
lastra di portasanta. In un altro colombario, totalmente devastato, si rinvenne un'anfora 
fittile, alta m. 0,90, ed una lastrina di marmo, lunga m. 0,37 X 0,19, che porta 
scritto : 

CALPVRNIA • FORTVNATA- FECIT • SIBI 

ETL CALPVRNIOSECVNDO PATRONO 

IDEMCONIVGIETLCALPVRNIO 

ELAlNOCONLlBERTOlDEM-CONIVGi 
ET- POSTE RISQVE -SVIS 

Circa il sito medesimo fu trovato un vaso cinerario in travertino, col suo coperchio, 
alto m. 0,47, diametro m. 0,33; ed un frammento di cippo sepolcrale, parimenti in 
travertino, alto m. 1,20X0,70, che conserva le parole: 



LPERPERNAEL -TTAPOLOrsX 



IN • FRONT- PED-XII 
IN AGRO • PED-XX 



ROMA 



— 39 — 



flOMA 



Fra le descritte rovine di stanze sepolcrali e fra la terra rimossa per la costru- 
zione della chiavica, si raccolsero 55 lucerne tìttili monolicni. La maggior parte non 
recano bollo di fabbrica, o questo è illegibile: 19 di esse hanno i sigilli seguenti: 







C.l.L.XY 




C. I. L. XV 




AGILIS F 


6280 a 


H 


6466 e 


c 


ATIL TRo 


6318 


C IVL NICEF 


UMd 




BASSA 


6337 a 


(3) IVVE-HERM 


6506 




CLO • HELI 


6376 a 


(2) C LOL DIA 


6520 è 


e 


• CLO • SVC 


6377 « 


MVN TRept 


6565 e 


e 


CLO SVC 


6377 tì! 


CLNVMI CEL 


6580 a 


L 


FABRIC MAS 


G433c 


OCTAVI 


6583 a 




CAB MERC 


6460 a 


C OPPI RES 


6593 e 



Dal nuovo Corso di porta Pinciana aprendosi un'altra strada, che immette in 
quella detta delle Tre Madonne, sono stati recuperati questi tre titoletti marmorei, 
spettanti a colombarii: 



1) m. 0,18X0,11: 



2) m. 0,18X0,20: 



3) m. 0,13X0,11: 



H E L E N I A • \ 
HIj 
oy I e V M / 



LQVINCTIVS 

L ■ L 
GLYCEROS 



TRESIA-ì\. /. 

, CALLISTÌe 

0~ÌLAS • Dv/as. 



Fu pure raccolta nei medesimi sterri una lastra di travertino, che porta incisa 
la sola indicazione dell'area sepolcrale: 

IN-FR-FXVIII 
IN- AGPXX 

Nelle Notizie 1904 p. 402 fu riferito che sotto la villa Spada, poco oltre il 12° 
chilometro della ferrovia Roma-Firenze, era stato riconosciuto un antico monumento 
sepolcrale che, secondo l'epigrafe incisa sull'architrave della porta, appartenne a Tib. 
Atronio Apollonio. Questo sepolcro è riapparso in seguito a lavori di sistemazione 
della trincea ferroviaria; ma era stato già veduto e descritto nel 1889, quando si 
piantarono in quel luogo i pali telegrafici, e poi fu nuovamente interrato (efr. No- 
tizie 1889, p. 110; Bull, comun. 1891, p. 326; Ephem. epigr. VII, n. 1273). 



G. Gatti. 



VELLETRI — 40 — REGIONE I. 



Regione I (LATI UM ET CAMPANIA). 

IV. VELLETRI — Avann di stipe votiva, rinvenuti nella località 
denominata Solluna. 

A circa quattro chilometri da Velletri, la via Appia antica viene attraversata 
dalla strada che da Velletri mena a Conca ed indi a Nettuno. La località in qael 
punto viene comunemente denominata Sorluna o Solluna, ed è ricca di numerosi 
avanzi di antiche costruzioni romane. 

Sulla destra della strada di Conca, a circa 400 metri a sud del punto ove av- 
viene l'attraversamento coli' Appia, alcuni vignaroli, procedendo ai lavori di dissoda- 
mento del terreno, hanno rinvenuto numerosi ex-voto fittili che ebbi la ventura di 
vedere. Il punto ove avvenne la scoperta, è a circa cinque metri di distanza dal 
limite della detta strada di Conca. 

Lo scasso del terreno è stato eseguito nella maniera che ordinariamente è in 
uso in Velletri per la piantagione della vigna, e cioè in tante casse o forme paral- 
lele equidistanti tra loro metri 3,00, larghe e profonde circa m. 1,00, le quali hanno 
tutte una direzione trasversale rispetto alla via e cioè da ovest ad est. Neil' eseguire 
tale lavoro gli operai hanno rinvenuto innumerevoli oggetti in terracotta; ed allo 
scopo di ampliare lo scavo hanno eseguito una apertura trasversale che congiunge 
una forma all'altra. Lo spazio ora esplorato misura m. 6,00 X 3,00 ed è profondo 
m. 1,00. Gli oggetti rinvenuti superano il centinaio e consistono in parti del corpo 
umano (occhi, faccio, mammelle, mani, membri virili, braccia, polpacci e piedi), di 
svariata grandezza; in riproduzione di animali domeslici (maiali, buoi, pecore, ecc.), 
oltre a varie teste muliebri. 

Gli oggetti sono formati colla solita creta di impasto grossolano e di colore 
rosso scuro; e mentre alcuni sono rozzamente eseguiti, altri invece sono modellati 
con una certa pretesa artistica. 

Siamo, come è evidente, alla presenza della stipe votiva di un antico santuario. 

Il Volpi, nel suo Velus Lalium profanum (tomo IV, De Veliternis et Coranis, 
pag. 48), pose quivi il tempio dedicato al Sole ed alla Luna, delle cui divinità si 
conserva il nome corrotto nell'appellazione stessa del sito. 

Non è ardita quindi l'ipotesi che effettivamente la stipe votiva testé rinvenuta 
possa appartenere all'antico tempio del Sole e della Luna. 

Nella mia visita sul posto ho potuto constatare che a circa m. 60 verso ovest 
dal luogo del rinvenimento, alla parte opposta della strada di Conca, esiste l'avanzo 
di una grandiosa costruzione dominante a guisa di piattaforma il terreno circostante, 
che misiu-a approssimativamente m. 40 X 20 con l'asse maggiore in direzione est- 
ovest. Che sia questa la sostruzione del tempio? Sarebbe utilissimo, a mio credere, 
potere eseguire uno scavo in quel luogo. 

0. Nardini. 



REGIONE I, SARDINIA — 41 — NAPOLI, CAGLIARI 



CAMPANIA. 

N. NAPOLI — Nei lavori di risanamento, in mezzo a materiale di scarico, 
si raccolse il seguente titolo sepolcrale : 

D-M 
AQ_V1LIA-SEC 
VNDAIVLIO 
IVLTANO-ET-A 
QVILIAE • MA 
XIMAEPAREN 
TIBVS-BM-F 

È incisa in lastra di marmo di m. 0,26 X 0,25, dello spessore di m. 0,04. 



(SARDINIA) 

VI. CAGLIARI — Scoperte di resti di edifici e di sculture di età 
romana nella regione occidentale della città. 

Durante Io scorso luglio 1904 in Cagliari, nel predio di proprietà dei fratelli 
Buffa, lungo il viale di s. Pietro, all'angolo di via Caprera, poco lungi da piazza 
del Carmine, si eseguivano gli scavi per la fondazione di un ampio fabbricato ad 
uso pastificio ed in quella occasione vennero alla luce numerosi resti di edifici di età 
romana. Grazie alla cortesia dei signori proprietari e dell'ingegnere dei lavori, Dionigi 
Scano, la Direzione potè prendere conoscenza dei resti dell'edificio e degli oggetti 
rinvenuti e tenerne conto per lo studio della antica topografia di Cagliari romana e 
del materiale archeologico che ad essa si riferisce ('). 

(') Le nostre conoscenze rispetto alla topografia di Garales all'età romana sono presso a poco 
al punto di quelle dello Spano e del Lamarmora, come bene riassunse il compianto prof. Vivanet, 
in uno scritto intitolato Cagliari Antica, che fa parte di un volumetto « Cagliari » edito dal col- 
legio degli Ingegneri ed Architetti della Sardegna nel 1902. L'espressione, tante volte ripetuta, di 
Claudiano, De bello Gildonico, v. 520: 

Partem litoreo complectitnr obvia muro 
Urbs, Ljbiam centra, Tyro fondata potenti 
Tenditar in longnm Caralis tennemqne per undag 
Obvia demittit fractarnm, flamìna, coUem, 
Efficitur portus mediam mare, tutaque ventis 
Omnibus, ìngentis mansnescnnt stagna recessu. 

dà, sotto colore poetico, una sintetica visione della città, quando però non si interpreti alla lettera 
come allineata su lunga e stretta striscia tra il lido del mare e degli stagni e le insenature del colle 
ora del castello e dei due prossimi di Bonaria ad oriente e di Tuvixeddu all'ovest. Lo Spano, 



CAOLIARI — 42 — ■ SARDINIA 

La località nella quale avvennero questi rinvenimenti appartiene alla regione o 
quartiere occidentale della città romana, quello cioè che dall'attuale piazza del Car- 
mine e via Sassari si stendeva verso occidente a raggiungere S. Avendrace, dove ha 
principio la necropoli occidentale punica e romana, quartiere di cui si ebbero suffi- 
cienti resti per ritenerlo composto di insigni fabbriche, per lo più di epoca impe- 
riale romana e disposto sopra più di una linea di strade che correvano a un dipresso 
da sud-est verso nord-ovest, parallele al percorso del viale di S. Pietro, e via Vittorio 
Emanuele (')• 



Bull. Archeologico Sardo, anno li, 81, e Guida di Cagliari, pag. 10, seguito dal Lamarmora, Iti- 
néraire de la Sardaigne, pagg. 9-11, ammette che nel tratto dal colle di Bonaria, dov'è la necro- 
poli occidentale e l'attuale Camposanto, sino a S. Avendrace si avessero tre maggiori nuclei di abi- 
tazioni; da ciò forse il plurale del nome di Carales (cfr. Gazzerra, i4tti Accad. Scienze di Torino, 
voi. XXXV, pag. 28). 

1° Un gruppo insinuavasi nella insenatura tra S. Lucifero e Villanova, spingendosi lontano 
dal mare, per buon tratto dell'attuale quartiere di Villanova ; aveva a fianco, ad est, una necropoli 
(Bonaria) e vari gruppi cemeteriali. 

2° Un altro gruppo si estendeva tra il porto e la pendice del Castello, occupando l'attuale 
quartiere della Marina e spingendosi sino all'anfiteatro, abbracciava il tratto ora detto di Stampace. 

3' Il gruppo occidentale stendevasi poi lungo lo stagno, occupando la parte piana tra le chiese 
di S. Pietro e di S. Paolo, l'Annunciata sino all'attuale borgo di S. Avendrace, dov'erano le ne- 
cropoli 'puniche e romane. 

Considerata la postura riparata dell'attuale quartiere della Marina e la regolare disposizione 
delle sue vie che si tagliano ad angolo retto, e ricordando le numerose scoperte che avvengono ad 
ogni momento nel sottosuolo, non sarebbe fuori del caso di ritenere che quello fosse il primo 
nucleo del municipio romano, distesosi poi più largamente nelle vallette tra i vari colli e sulla 
pianura, tra questi e la sponda del mare e del recessus dello stagno. E così pure io, come anche il 
suUodato prof. Vivanet, non crederei che sino all'età pisana sia stata lasciata senza abitazioni e 
senza difesa quell'imponente acropoli naturale che è il colle del castello. Essa dovette costituire 
l'arce punica, prima che quella dei Romani, od almeno portare degli edifici di custodia e di guardia 
a cui più tardi successe il eastro pisano. I numerosi frammenti di materiale pertinente ad edifici 
d'età'romana che si trovano nei monumenti medioevali più cospicui dell'acropoli, non meno che le 
iscrizioni qua e là murate, darebbero ragione a tale ipotesi. Certo si è che i quartieri esteriori, 
sia l'orientale, dov'erano le ambulationes o passeggiate costrutte dal proconsole Quinto Cecilie Metello, 
(C. /. L. X, 7581) quanto il quartiere occidentale, ove ad ogni epoca si scopersero traccie di edifici 
grandiosi e riccamente decorati, dovettero formare le parti imperiali della città, o almeno quelle che 
furono rinnovate nell'età imperatoria, per essere poi più presto abbandonate, come le più esposte 
agli assalti ed alle incursioni dal mare, ed occupate da cimiteri cristiani e da tombe isolate, mentre 
la vita si venne nuovamente restringendo, a principio dell'età di mezzo, ai piedi di Castello. Sotto 
ai Giudici poi e all'epoca pisana, oltre al Castello la città occupò la Marina, e si stese ai piedi di 
Tuvixeddu e lungo lo stagno, allora assai profondo in certi punti, sino a Santa Gilla. 

(') Assai numerosi sono i ricordi di edifici romani rintracciati in questa sezione occidentale 
della città antica, che stendevasi dalla località di piazza del Carmine a Sant'Avendrace ; molti però 
di questi ricordi sono vaghi e non si tenne conto preciso; per limitarmi a quelli di cui si fece pub- 
blico cenno o di cui fa memoria lo Spano o prese nota il sig. F. Nissardi, ispettore del Museo, si 
può addurre i seguenti a partire dalla nuova arteria del corso Carlo Felice : 

a) Dove si fecero le scavazioni per fondare l'attuale Palazzo del Comune, quello delle scuole 
comunali ed il palazzo Vivanet, si ebbero traccie di un'ampia e robusta platea, secondo alcuno de- 
stinata a sorreggere i granaria o altri edifici di simile destinazione portuaria. 



SARDINIA — 48 — GAGLIARI 

Le trincee per i muri di fondazioni del pastificio spinte alla profondità di 
m. 3,70, trovarono in vari punti le fondazioni di robusti nouri dello spessore di m. 0,70 
circa, composti di grandi massi ben squadrati e diligentemente connessi, di calcare 
dei colli cagliaritani, muri che si elevavano ancora per l'altezza di circa m. 0,40-0,60. 
Dalle loro dimensioni e dalla loro postura si poteva desumere che trattavasi di un 
edificio insigne, di grandi proporzioni, forse anche di destinazione pubblica; ed 
essendo i muri disposti quasi parallelamente alle fondazioni dell'attuale edificio ed 
in senso normale ad esso, si potè desumere che l'antica costruzione desse sopra una 
via avente all'incirca lo stesso percorso dell'attuale viale di S. Pietro, confermando 
i dati di precedenti scoperte. Le esigenze della costruzione del moderno fabbricato non 
permisero ulteriori indagini, che forse non sarebbero state inutili, sulla estensione e 
natura degli antichi ruderi; però a quanto pare dallo uniforme spessore dei muri e 
dalla cura con cui erano costrutti, sembra dovessero appartenere tutti ad un grandioso 
e nobile edificio. Interessante ad ogni modo fu il fatto di constatare ancora una volta 
che le linee direttive e fondamentali della topografia di Caralìs romana si sono man- 



b) In piazza Carmine, nella proprietà Torre Deplano, il Nissardi rilevò avanzi di un edificio, 
allineato lungo l'asse dell'attuale viale di S. Pietro, costrutti in materiale laterizio e pietre ed adorno 
nel lato esteriore da mezze colonne in materiale laterizio, di cui restavano ancora le basi e la parte 
inferiore. 

e) Avanzi di un robusto fabbricato, con tronchi di colonne, e acquedotti si ebbero a breve 
distanza dalla stazione delle Ferrovie Reali (Notizie degli scavi, 1880, serie 3', voi. V, pag. 352). 

d) Altre traccio di insigne edificio costrutto in pietra, con eleganti cornici terminanti a testa di 
pantera, mosaici policromi in manno e pavimenti in opera tessellata, ricorda il Nissardi di aver se- 
gnalati nel fondo Deplano, dove lo Spano raccolse prezioso materiale epigrafico (Scoperte per ranno 
1872, pag. 15; 1875, pag. 35). 

e) Poco lungi di Ti, nella fondazione del villino Polese, ora Fagioli, sul declivio tra corso 
Vittorio Emanuele e piazza del Carmine, si ebbero le vestigio di una strada romana selciata, con 
un fabbricato a grossi massi, con puteale e canali per l'acqua (Notizie degli scavi, 1879, pag. 160). 
Sopra una linea parallela, ma scaglionati alquanto più verso monte, altri edifici di età romana si 
scopersero in tempo più o meno recente. 

f) Sotto la via Yenne, ora V. Emanuele, tra « S. Bernardo e l'Annunciata fu rinvenuta la casa 
a cui appartengono i mosaici ora all'Università» (Spano, iS'copsrfe awe«tt(e «e/ra««o ^Stf(9, pag. 19). 

g) Più ad ovest e verso a monte veniva la casa o il gruppo di case di campo Viale, ricco 
edificio scavato a più riprese ed illustrato ampiamente (Notizie degli scavi 1876, serie 2% voi. Ili, 
pag. 325; serie 3% voi. I, pag. 41; 1877, serie 3*, voi. II, pag. 114; 1888, pag. 754). 

h) Poco distante, nella fornace Marongiu, molti avanzi di nna nobile dimora con mosaici, 
lastre di marmo per rivestimento, canali per condotta d'acqua e altri insigni avanzi, tra cui una « statua 
mutila del capo e delle braccia, ma che dagli attributi si vede che rappresentava Bacco » (Spano, 
Scoperte per Vanno 1868, pag. 14; 1869, pag. 12). 

Allo stesso gruppo o quartiere appartiene pure la cosidetta casa di Tigellio rinvenuta in pro- 
prietà del can. Antonio Piras, sull'attuale corso Vittorio Emanuele (Spano, Scoperte nell'anno 18 73, 
pag. 5). Dalle quali notizie tutte ci è lecito formarci l'idea di un quartiere cittadino insigne per fab- 
bricati, degradante sul declivio dal colle Tuvixeddu al mare e allineato sopra arterie stradali e in- 
tersecato da vici disposti ad un dipresso lungo l'asse delle vìe attualmente esistenti in quella re- 
gione. Tutte le notizie coincidono a dimostrare che gli edifici rinvenuti si riferiscono al periodo florido 
della città romana, al tempo dell'impero. 



CAGLIARI — 44 — SARDINIA 

tenute parallele a quelle medioeTali e moderne, che cioè anche con la secolare vi- 
cenda di distruzioni, incendi e demolizioni il ricordo delle linee stradali principali 
di pubblico dominio e facenti capo ad arterie stradali suburbane e regionali era stato 
rispettato. Il che potrebbe essere una prova che questa parte di Caralis, anche 
quando andò distrutta ed occupata da cimiteri e da tombe isolate, fu sempre solcata 
da strade, piti o meno fiancheggiate da dimore, tracciate nella direzione e probabil- 
mente sul percorso delle vie dell'epoca romana. 

II materiale di riempimento rintracciato nelle trincee è il solito detrito di ogni 
epoca, dilavato giù dalle acque dalla parte più alta delle pendici della collina; detriti 
di ceramica medioevale e romana, sia laterizi che ceramica d'uso, massime di anfore, 
dolii e simili grossi vasi ; a profondità maggiore, presso i ruderi dell'edificio, abbon- 
davano i frammenti dati dall'edificio stesso, tra cui lastre di marmi bianchi e colo- 
rati di spessore vario, alcune con sagome e gole di cornice e di zoccoli; si ebbe 
anche qualche lucerna fittile, di tipo semplice, monolicne, senza rappresentazioni né 
decorazioni ; qualche moneta di tipo bizantino, indecifrabile, venne pure rinvenuta nella 
terra smossa. 

Nel fondo di una trincea fra il detrito si ebbe anche una piccola ara marmorea, 
dal fusto elegantemente disegnato, ma sprovvista di qualsiasi indicazione epigrafica, 
che potesse dare luce sulla natura e sul carattere dell'edifìcio ora rinvenuto. 

Ma la scoperta più notevole, fatta in questa circostanza, fu quella della statua 
di Dionysos, pur troppo mutila, che si ebbe a m. 2,40 sotto il livello del marcia- 
piede all'angolo di via Caprera, e distante It) metri circa dal filo della via S. Pietro, 
nella trincea per la fondazione di uno dei muri del braccio traversale del pastificio; 
a pochi metri dalla statua la stessa trincea attraversò, alla profondità di tre metri, 
un pavimento di lastroni ben connessi di calcare, i quali, per quanto potè desumersi 
dalle incavature esistenti alla superficie, potevano appartenere ad una piazza o ad una 
strada; su di questa è probabile prospettasse l'edificio a cui apparteneva o di cui 
doveva essere decorazione la statua di Dionysos, rinvenuta in un letto di fine de- 
trito, formato forse dall'edificio in rovina. La statua di Dionysos (fig. 1), in marmo 
bianco a grana finissima e molto probabilmente greco, dell'altezza di m. 1,50 dalla 
base al sommo della spalla all' incavo destinato a ricevere la testa mancante, mutila 
al braccio sinistro, all'avambraccio destro e al piede, ci offre la figura del dio, stante, 
posata sulla gamba sinistra, lievemente inchinata verso questo lato e poggiata ad un 
tronco d'albero. È nuda, coperta della nebride, che si allaccia alla spalla destra e 
scende con la pelle del capo e le zampe anteriori sul petto, lasciando pendere le 
zampe posteriori sulle reni e sui glutei. La testa doveva essere scolpita separatamente 
e disparve, restano però i capelli che scendono in abbondanti ricci alle spalle. Spez- 
zate, come dissi, sono le braccia; il destro sopra il cubito, poco sotto la spalla il 
sinistro; questo, come si desume da un attacco esistente al fianco, doveva elevarsi 
alquanto, il destro invece, come si vede dalla parte restante e da un attacco alla 
coscia, si stendeva in basso, sostenendo con la mano un attributo, o un grappolo di 
uva una tazza o forse anche un tirso, che doveva pure posare sulla coscia destra, 
come si vede da una sporgenza ivi rimasta. Accanto al tronco d'albero è la figura 



SARDINIA 



— 45 — 



CAGLIARI 



della pantera, spezzata al capo, che però fu rintracciato, la quale alza il muso e la 
zampa destra anteriore verso il dio. 




Fio. 1. 



La statua, dalle forme slanciate ed eleganti e abbastanza robuste, è modellata 
con sobrietà e purezza, ha l'epidermide della superficie generalmente ben conservata. 

Notizie Soavi 1905 — Voi. II. 7 



CAGLIARI — 46 — SARDINIA 

tranne in alcuni punti, qua e là sul corpo, ma in genere mostra di non essere stata 
rotolata da lontano e di appartenere o all'edificio rinvenuto o ad altro poco lontano. 
La parte posteriore della statua è trattata con assai minore diligenza, ed una certa 
esilità della figura, nel senso dello spessore, prova che essa doveva esser disposta 
contro una parete o dentro una nicchia; alcune lievi scorrettezze ed una sobrietà 
generale nelle forme inducono pure a pensare che si tratta di una statua decorativa, 
tuttavia da riferirsi a buona epoca dell'arte romana. 

La nostra scultura appartiene ad una serie abbastanza copiosa di rappresenta- 
zioni plastiche di Dionysos in piedi, con la pantera, e per quanto manchi la testa 
è lecito raffigurarsi un tipo giovanile del dio, in riposo, accarezzante con lo sguardo 
la fiera che a lui si rivolge ammansata, come appare nell'esemplare recentemente dato 
da Pozzuoli (') e può accostarsi al gruppo indicato dal Roscher (2), delle figure stanti, 
in atto di riposo, con le due braccia abbassate, a cui appartengono la bella figura 
di Kyrene, il Dionysos della villa Tiburtina, dato alla figura 1138, e altre sculture 
date dal Clarac ai nn. 678% 684, 1603*, 1506. La scultura cagliaritana però, più 
ancora che quella della villa Tiburtina, citata dal Roscher e più della figura del 
Louvre (Baumeister, Denkmàler, pag. 437, fig. 486), si presenta inspirata ad un tipo 
artistico, diffuso specialmente dopo l'epoca ellenistica, in cui si vanno ammorbidendo 
i tratti inspirati al vigore della vita fisica e si forma un tipo più elegante e slan- 
ciato, trattato con molta eleganza e delicatezza di stile, che piacque e fu riprodotto 
in tutto il mondo romano e sparso nelle ville, adatto appunto alla quiete ed alla 
mollezza della vita serena dei campi, adatto soprattutto al quieto ambiente dei giar- 
dini, dei viridarii, rifugio di pace. 

Gioverà ricordare che in questa parte « imperiale » di Caralis ed in altre parti 
di essa si ebbero varie altre scoperte di immagini di Bacco e di divinità strettamente 
collegate al ciclo bacchico. Per non ricordare la statua mutila di Bacco che, secondo 
la testimonianza dello Spano fu rinvenuta verso S. Avendrace, alla fornace Marongiu, 
e di cui non ci è stata conservata neppure l' immagine, accennerò alla bella erma 
duplice, rappresentante Bacco fanciullo nei due aspetti di sorriso e di mestizia, ritro- 
vata nel 1858 in via Monti, presso all'anfiteatro e dallo Spano donata al Museo (^). 
La doppia erma di cui presento qui le due fotografie (figg. 2, 3, alt. 0,18) di discreta 
conservazione, ha qualche piccola scheggiatura al naso ed alle labbra dalle due parti, 
è chiaramente riferita al tipo di Bacco fanciullo dalla corona di pampini che circonda 
entrambi le figure. In una di esse è reso un tipo lievemente femmineo, in attitudine 
mesta e dolcissima, dalla fronte prominente e corrugata; in aspetto sereno, gaudioso 
e soggestivo, è l'altra faccia, dalla fronte spianata, il volto animato da un fine sorriso. 
La bella erma mostra una esecuzione accurata e lo stile e la tecnica la riportano al 
primo secolo dell' Impero. 



(') G. Patroni, Notizie degli scavi, 1898, pag. 287, flg. 1. 

(») ROseher, Lexicon der griech. und Roem. Mythol. col. 1141. 

(») Inventario n. 10924. V. Spano, Bull. arch. Sardo, 1859, pag. 5. 



SARDINIA 



— 47 



CAGLIARI 



Allo stesso periodo ed alla stessa divinità va riferita la statuetta frammentaria 
rinvenuta nello scorso anno nelle fondazioni del villino Pernis, sulle propaggini estreme 
del colle Tuvixeddu e acquistata al Museo per la cortesia del proprietario cav. Pernis 
e del suo congiunto, mio egregio collega ed amico ing. Scano, che diresse i lavori 
di quella villa ('). 





FiG. 2. 



FiG. 3. 



La statuetta di cui riproduco qui la fotografia (figg. 4, 5), pur troppo frammen- 
tata, non è conservata che nel capo e nel torso, dal ventre alle ginocchia; questo 
assai ben modellato è coperto dalla ve^QÌg che scende al fianco destro, avvolgendo 
col suo lembo inferiore il rugoso tronco dell'albero a cui era appoggiata la statuetta ; 
al tronco è ancora congiunta la coppa, poco chiara nella nostra riproduzione, la quale 
doveva essere sostenuta dal dio giovinetto con la mano destra, atteggiamento questo 
non inconsueto nelle rappresentazioni di Dionysos fanciullo {^). La testa (alt. ra. 0,20), 



(') Quelle estreme propaggini del colle detto di Tuvixeddu che vengono a lambire la via 
attuale del Corso Vittorio Emanuele ed ai cui piedi stanno vari edifici romani, come quelli rinve- 
nuti a Campo Viale o giardino Millo, sono di molto rialzate e livellate da molti scarichi di detriti 
avvenuti in molte epoche; lo provarono le fondazioni delle ville Pernis, Congiu ed altre, che attra- 
versarono un alto strato di materiale di trasporto. 

C) Per le figure fanciullesche del dio Bacco, v. L. Mariani, in Notizie degli tcavi, 1896, 
pag. 472, ROscher, Lexicon, 1126. 



CAOLURI 



48 



SARDINIA 



coronata di pampini, appare reclinata alquanto verao la spalla sinistra ; il volto, qua 
e là rovinato da ammaccature, specie nel mento, è composto a tenue sorriso, in atteg- 
giamento comune alle figure di Bacco fanciullo e di Eroti, di confidente abbandono. 
Un'altra rappresentazione che può connettersi al ciclo bacchico, è la piccola erma 
bacchica, rinvenuta negli scavi per il nuovo palazzo del Comune, in via Boma, ed 




PlG. 4. 



ora al Museo archeologico. Questa erma in marmo gialletto (fig. 6; alt. m. 0,19) di 
discreta conservazione, per quanto scheggiata in alcune ciocche della capigliatura e 
della barba, rappresenta la figura barbata e sorridente del dio, coronato di pampini 
sul capo ricciuto. Alcuni tratti della fronte, la capigliatura spessa e ricciuta, le orec- 
chie aperte richiamano quelli di Pane e mostrano un esempio della grande affinità 
tra le rappresentazioni di queste due divinità campestri e germinate da comune origine. 
I tratti caratteristici di Pane, sono chiari ancora più che in questa erma cagliari- 
tana, in quest'altra erma, o mascheroncino da fontana, pure del Museo di Cagliari, 
ma proveniente da Tharros e finora inedito, rappresentata a fig. 7. La figurina, alta 
m. 0,17, nello stesso marmo gialletto, dalla capigliatura folta e rialzata sulla fronte 
e circondata di foglie d'edera, dalla fronte corrugata, dai tratti marcati, il naso camuso 



SARDINIA. — 49 — CAGLIARI 

e la bocca aperta e circondata dai baffi, quasi una maschera scenica, ricorda molte 
delle maschere di Pane, come quelle date dal Baumeister, pag. 1143, fig. 1350, ed 
in genere quelle che più chiaramente mostrano la stretta affinità, attestata dagli autori^ 
tra la concezione di Pane ed il ciclo bacchico (Luciano, Dialog. Deorum, 22, 3). 

La presenza di queste numerose rappresentazioni artistiche riferibili a Bacco, a 
cui altre forse potrebbero aggiungersi se si considerassero i numerosi sarcofagi con 




FiG. 5. 



scene del ciclo bacchico, sì di Caralis che di altri luoghi della Sardegna, conferma 
quanto già si conosce del culto di questa divinità, in epoca romana, nella città e 
nell'isola genere, culto attestato in modo esplicito dalla ben nota iscrizione votiva 
cagliaritana: Libero don{um) ex testamento M. Ereni Fausti (C. /. L. X, 7556). 
Intorno a questa iscrizione, trovata presso la chiesa di S. Eulalia, nel quartiere della 
Marina, riferì lo Spano in uno scritto sul culto di Bacco nell' isola di Sardegna ('). 

(') Spano, Boll. Arch. Sarà, III (1859), pag. 87; V (18.59),pag. 6. A questa dedicazione di 
M. Erennio Fausto non può mettersi accanto né per epoca né per origine il bel bassorilievo in 
marmo colla inscrizione : hpaees AlONYsni ane^QHk], 'Hqaéeg Jiovvaw àvé9ex[av], esistente al 
Museo di Cagliari e donata dallo Spano, che la descrisse nel citato Bullettino, VII, pag. 128, ivi. 
C. Cavedoni, VI, pag. 77, e VII, n. 173. Martini, ivi, pag. 171 e seg. Come dimostrò rettamente il Pais, 
Intorno a due inscrizioni greche trovate in Sardegna (in Studi Italiani di Filologia classica, 
voi. III, 1894, pag. 369 e seg.) il bassorilievo e l'inscrizione non hanno nulla a che fare con 
Cagliari né cogli abitatori deir'Hp«*o>' ricordata da Tolomeo (III, 3, 7) nelle regioni settentrionali 
dell' isola. Il bassorilievo, in marmo, certo non Inncnse, forse pario, ci presenta una scena dramma- 
tica; nel centro un attore drammatico in abito femminile, con la maschera in mano; dinnanzi a 
lui vi è traccia di altra figara, a sinistra una figura stante ignuda, reggente una patera ed una 



CAOLURI 



— 50 — 



SARDINIA 



In questa frequenza di rappresentanze artistiche bacchiche e nell'attestazione di un 
culto alla divinità, si potrebbe vedere qualche cosa di più che un semplice osse- 
quio ad una moda diffusa in gran parte del mondo romano da influenze religiose ed 
artistiche greche; si potrebbe vedere una consacrazione ed un conseguente riflesso 
artistico della cultura della vite nell'agro caralitano. Lo sviluppo di questa cultura 





Fia. 6. 



FiG. 7. 



per cui l'apipia e ondulata pianura caralitana e le pendici dei colli circostanti sono 
singolarmente adatte, agevolata dalle condizioni di tranquillità e di pace e benessere 
relativo di cui godette l' isola nei primi tempi dell' impero, può aver avuto per con- 
seguenza la diffusione di un culto alla divinità che personifica e riassume in sé quella 
cultura tanto adatta a tempi sereni e fecondi di opere, di pace. Testimonianze dirette di 
questa cultura della vite nell'agro caralitano non ne possiamo per il momento addurre, 



oenochoe, sull'alto tre maschere sceniche; innanzi a lei un'anfora a due anse. Oltre al soggetto ed 
allo stile della scultura, che può riferirsi alla fine del V o all'inizio del IV sec. a. C. anche la grafia 
delle lettere e la forma 'Egaseg indussero giustamente il Pais a ricondurre a quell'epoca il basso- 
rilievo, che propende a ritenere un voto degli Erei della Mcgaride, a qualche santuario della Grecia, 
portato a Cagliari forse come ricordo o casualmente in tempi vicini. 



SARDINIA — 51 — CAaLIARI 

dagli autori, ma non parmi congettura ardita ritenere che una delle cause del benes- 
sere di Caralis romana, rivelata dagli avanzi dei suoi edifici monumentali, sia dovuta, 
non solo alle sue relazioni col mondo marittimo, ma anche alla cultura della vite. 
Introdotta nell' isola forse dall'epoca cartaginese, dovette aiforzarsi appena lo concede- 
vano le leggi fiscalmente protezioniste dell'impero, arrecando un grande vantaggio 
alla regione meridionale dell'isola, la quale anche oggi, nel ripristino della cultura 
della vite e nel miglioramento della produzione vinaria e dei rapporti doganali e di 
traffico, vede con giusta speranza il proprio risorgere agricolo ed economico ('). 

Mi sia ora lecito esprimere la fiducia clie la notevole statua di Dionysos di cui è 
oggetto nella presente relazione possa presto raggiungere nel Museo Cagliaritano il 
modesto gruppo di sculture d'età romana che ci venne conservato dal tempo e dagli 
uomini. 

A. Taramellx. 

(') Tratterò la questione, con maggiore larghezza altrove. Per ora accenno qui ad alcune con- 
siderazioni d'ordine generale. Lo Spano aveva ritenuto che la inscrizione punica di Tharros, pubblicata 
da lui nel Bollettino archeologico del 1867, anno III, pag. 33 dovesse ritenersi come prova dell'intro- 
duzione della coltura della vite nell'agro Tharrense. Egli interpretò i segni |3"ì2n come hacorem = 
vignainolo, negoziante di vino. Tale opinione non è più sostenibile dopo quanto ha scritto l'egregio 
commentatore del Corpus Inscriplionum semiticarum n. 155, tav. XXXVI che dà l'interpretazione 
Charmita cioè cittadino di Charmis, e ilonia fenicia sarda, ricordata da Stefano di Bisanzio : Xuq/àis, 
nóXig fV lagnai, xiiafia xuqxriSóviov. Non sarei alieno però dal vedere una prova indiretta della 
esistenza di industrie connesse con la cultura della vite, dell'industria cioè del bottaio, nei mo- 
numenti funerari a forma di botte rinvenuti nella necropoli di Bonaria, a Cagliari ed esistenti 
in questo Museo, monumenti descritti dallo Spano, Bull. Arch. Sardo, VI (1860), pag. 100, e fi- 
gurati anche nel Corpus Inscript. Latin., n. 7703, e che hanno il loro raffronto con altri consi 
mili monumenti sepolcrali di altre parti del mondo romano, specie della regione Iberica. (Cfr. 
Archeologo Fortugues, 1902, pag. 242, figura ivi). 

La vite fu introdotta forse nell'isola, o almeno lungo le coste, dai Cartaginesi, che Colu- 
mella (I, 1, 9) esalta continuamente come gens acutissima per la cultura della vite: ricordiamo 
anzi che ad ogni momento lo scrittore romano ricorda ed esalta i precetti tramandati da Magone 
punico sulla cultura della vite, indicando come essi erano soprattutto eccellenti per l'esperienza 
acquisita dai Cartaginesi riguardo ai terreni umidi e vaporosi, quali erano appunto quelli attorno 
a Caralis. Noi sappiamo è vero che i Romani, per proteggere i vigneti dell'Italia, non esitarono 
ad emettere vari provvedimenti odiosi a danno degli agricoltori delle provincie, provvedimenti che 
Cicerone esaltò al cielo {De rep. 3, 9, 16 ; prò Front. 5) e che più tardi, sotto a certi imperatori, 
come ad esempio Domiziano, giunsero al punto di imporre una distruzione dei vigneti (Svetonio, 
Domit. 7: cfr. Hehn, Kulturpflanzen und Haustiere, 8» ed. p. 71). Ma come si vede dal frequente 
bisogno di rinnovare tali provvedimenti e divieti, la loro azione dovette essere poco efficace ad arre- 
stare una cultura tanto rimuneratrice, e d'altra parte sono troppo numerose le testimonianze che 
provano come in tutte le regioni fuori dell'Italia fosse permessa e favorita la coltivazione della 
vite, per non ritenere che essa lo fosse anche per la Sardegna, la cui vicinanza a Roma rendeva 
facile lo smercio di prodotti di tanto largo consumo nella popolosa e gaudente capitale. 



Roma, 15 marzo 1905. 



RKGIONK X, REaiONE V. — 53 — CINTO CAOMAGGIORK, CINGOLI 



Anno 1905 — Fascicolo 3. 



Regione X (YENETIA). 

I. CINTO CAOMAGGIORE — Tesoretto monetale romano scoperto nel 
territorio del Comune. 

Nel territorio di questo Comune, che fu compreso nell'agro concordiese, nel fondo 
dei signori cav. Luigi Antonio e Francesco fratelli Dal Moro, in località denominata 
San Biagio, si scopri un cospicuo tesoretto di monete romane di argento della fine 
della repubblica e del principio dell' impero. Il numero dei nummi si avvicina ai 
quattromila. 

Secondo l'esame finora fattone, vi abbondano i tipi nuovi di Giulio Cesare, di 
Marco Antonio e di Augusto, mentre in vario grado vi si riscontrano i vecchi tipi 
ed appena vi appariscono i nuovissimi di Tiberio. Il meno antico di essi ci ricon- 
duce all'anno 15 dopo Cristo, nel quale è probabile che fosse stato fatto il deposito 
di quel tesoretto. 



Regione V (PICENUM). 

II. CINGOLI — Eseguendosi delle esplorazioni lungo la linea del vecchio 
acquedotto romano nella città di Cingoli, l'antica Cingulum {C. I. L. IX, pag. 541) 
e precisamente nel campo detto della Fiera, fu trovata una testa di statua marmorea 
femminile di grandi dimensioni. 

Giaceva a piccolissima profondità dal livello attuale del suolo, che però in quel 
punto venne abbassato di oltre quattro metri, venticinque o trenta anni or sono. 

È bene conservata, se si eccettua la punta del naso, che nelle vicende alle 
quali andò soggetto il marmo rimase distrutta. 

Fu lavorata in un masso distinto per essere inserita in una statua colossale, 
probabilmente di qualche imperatrice, del primo secolo dell' impero, per quanto può 
Notizie Scavi 1905 — VoL II. 8 




CAMPIGLIA MARITTIMA — 54 — REQIONB VII. 



giudicarsi dalla moda dell'acconciatura della chioma inanellata sulla fronte, se non 
è ardito il giudizio che si può fare coH'esame di una piccolissima e eattiva fotografia 
che finora se ne ebbe. 

Insieme alla scultura si raccolsero tegole simili a quelle del sottostante acque- 
dotto. 

Cingulum, fondata da T. Labieno, tribuno della plebe nell'anno di Roma 691 
(63 av. Cr.), forse perchè da quel luogo traeva la sua origine (cfr. Silio, 10, 43, 
che mette alla testa dei Cingolani un Labieno), fu certamente un centro di non co- 
mune importanza sulla fine della repubblica e nel principio dell' impero. Fu ascritta 
alla tribù Velina, ed ebbe opere di carattere pubblico, quale fu l'acquedotto che, ca- 
duto per vetustà, venne restaurato da Adriano, come è attestato dal titolo C. L L. 
IX, n. 6581. 

Certamente in origine dovè esservi un piccolo villaggio; e ne farebbe fede il 
titolo probabilmente votivo, ricordante i Magistri Terebius e Vibalenus (C. /. L. 
IX, n. 5679). 

Ma ogni altra supposizione, per quanto riguarda l'età antichissima, mancherebbe 
di base, mentre non poca luce potrebbesi ottenere da indagini che pare non siano 
state mai metodicamente eseguite in quel territorio. 



Regione VII (ET RUMA). 

III. CAMPIGLIA MARITTIMA — Degli oggetti scoperti negli scavi 
clandestini di Popidoìiia, e specialmente di due insigni hydrie attiche 
a dorature con la glorificazione di Paone e Adone. 

Nel 1900, illustrando una insigne fibula, la quale esibiva nel suo interno una sta- 
tuetta di squisita fattura corrispondente per tipo alla celebrata Venere dei Medici ('), 
ebbi occasione di segnalare pubblicamente che tale fibula faceva parte del corredo 
di alcune tombe etrusche del secolo terzo-secondo a. C. scoperte a S. Gerbone presso 
Porto Baratti. Il corredo di quelle tombe era venuto nelle mani del sig. Alessandro 
Mazzolini di Campiglia Marittima, ed io ne proponevo l'acquisto per il Museo di 
Firenze, acquisto che veniva effettuato nel maggio 1898. 

Fra gli oggetti più notevoli di quell'acquisto, oltre la fibula anzidetta segnalo 
un gruppo di bronzi benissimo conservati (figg. 1-2), fra cui un bellissimo grafiBone di 
nuovo tipo a sette rebbi con porta-face, cinque situle, uno stamnos, due patere, cinque 
simpoli, un candelabro, tre oenochoe, due true ed uno striglie : ed un gruppo di ore- 
ficerie (fig. 3), fra cui due paia di orecchini a largo nodo filogranato, due bulle, un pen- 
daglio a testa di Acheloo di lavoro finissimo, un diadema di foglie d'olivo, un anel- 

(') Ved. Sirena Ilelbigiana, Lipsia, 1900, pag. 193 seg, 



REGIONE VII. 



— 55 



CAMPIGLIA MARITTIMA 



lino a nastro con scarabeo esibente un uomo assiso e due altri s<;arabei esibenti 
Vulcano che lavora un elmo ed una bagnante al labrum. 

Ulteriormente venivano presentate dal sig. Lorenzo Mannelli di Campiglia-Ma- 
rittima ed acquistate per il Museo di Firenze altre suppellettili di tombe e gruppi 
di oggetti della medesima provenienza populoniese colle seguenti date: 




FiG. 1. — Bronzi di Populonia nel Museo di Firenze (acquisto 1898). 



A) 5 agosto 1899 (ved. fig. 4): 

a) due piedi e cima di candelabro di terracotta a quattro becchi con tìgura 
giovanile clamidata uscente dal centro, esibenti traccie di color rosso (minio); 

b) due stamnoi a f. r. esibenti da ambo i lati il soggetto ripetuto di una 
donzella ora con kalathos, ora con cassetta associata ad un efebo. Arte locale etrusca 
del secolo IV-III a. C. ; 

e) cinque kyatoi a rocchetto, colatoio e patera di terra giallognola, origina- 
riamente colorati di rosso; 

d) tazza a f. r. di stile trascurato esibente un efebo con lo striglie ; 

e) detta verniciata, a due manici, etrusco-campana; 

B) 30 giugno 1900: 

a) gruppo di oreficerie del peso complessivo di grammi 9,10 (bulla, anellino 
a laccio, acini da collana, pendaglio a doppia ghianda, spirale, anellino con uccello 
inciso), orecchia di vaso di bronzo con due stìngi, moneta in bronzo di Populonia; 



CAMPIGLIA MARITTIMA 



— 56 



EEGIONE VII. 




Via. 2. — Bronzi ed altri oggetti di Populonia nel Musco di Firenze (acquisto 1898). 




FiG. 3. — Orificerie di Popalouia nel Museo di Firenze (acquisto 1898). 



f 



REGIONE VII. 



— 57 — 



CAMPIGLIA MARITTIMA 



C) 30 giugno 1900. — Tre monete di Populonia trovate a S. Carbone presso 
Porto Baratti: 

a) quinario d'argento con testa di leone a destra, il rovescio liscio (moneta 
inedita rarissima); 




FiG. 4. — Ceramiche di Populonia (acquisto 1899). 



b) quadrante di Populonia con la civetta ad ali spiegate e due astri (inedita, 
si conosce di questo tipo il Sestante, v. Garrucci LXXIV, 4); 

e) moneta di Populonia obliterata con il seguo del triente e lunula. 
D) 28 ottobre 1902 (ved. fig. 5). — Suppellettile di tomba del secolo quarto 
composta di un gruppo di vasi figurati fra cui degni di nota: 

a) cratere a colonnette a f. rosse bianche (alt. 0,35) di pretta arte etrusca 
esibente sul lato principale una scena di combattimento fra Greci e Troiani e forse 
il fatto di Troilo. Il centro della rappresentanza è occupato da un arciere a cavallo 
in atto di scoccare una freccia contro un guerriero che sta per sguainare la spada; 
mentre sotto il cavallo vedesi un giovane caduto seminudo ed inerme (Troilo?) che 
sta per essere trascinato fuori dalla mischia da altro guarriero armato di scudo (Achille?). 
Dinanzi al giovane anzidetto un terzo guerriero seminginocchiato ìd panoplia coperto 
da ampio scudo si difende contro altri due guerrieri dai mantelli svolazzanti. 

Sul collo fra due alberi a fronde e bacche bianche è rappresentata una Menade 
corteggiata da due Satiri. 



► 



CAMPIGLIA MARITTIMA 



— 58 — 



REGIONE VII. 




FiG. 6. — Suppellettile di unaì tomba di Populonia (acquisto 1902). 




FiG. 6. — Suppellettile di una tomba populoniose nel Museo di Firenze (acquisto 1903). 



REGIONE VII. — 59 — CAMPIQLIA MARITTIMA 

Dal lato opposto del vaso, in istile più trascurato, è rappresentata sul ventre 
una Menade col tirso fra due donne, e sul collo altra Menade (?) fra due donne. 

b) stamnos di arte etrusca trascurata, esibente ripetuto il solito efebo davanti 
a donzella eoa kalathos o cassetta ; 

e) skjpbos attico con civetta recante sotto il piede l' iscrizione etrusca : kaa- 
mukavias; 

d) due aiyballoi policromi con durature di arte attica, del secolo quarto a. 0. 
esibenti l'uno Eros seminginocchiato dinanzi la testa di Afrodite, e l'altro Eros se- 
minginocchiato dinanzi Afrodite assisa a sinistra ; 

e) un gruppo di bronzi, fra cui altro graffione a sette rebbi con bossolo porta 
face nel centro, due seccbie, una patera, un thymiaterion con il fusto periato a tu- 
betti, due simpoli e uno specchio liscio ; 

/) anello doro con castone ovale decorato a rilievo di due figure stanti (Marte 
e Venere aggruppati) ; 

g) anello d'oro con scarabeo d'agata fasciata, esibente un uomo assiso con 
bastone ; 

h) paio di orecchini d'oro a scudetto contornati di nastro fiorito e con sette 
melagrane formanti goccia ; 

i) tre bulle d'oro con passante e contorno filogranati. 
E) 13 novembre 1903 (ved. fig. 6). — Suppellettile di una o più tombe del 
secolo quarto costituite dai seguenti oggetti : 

Terreeotte. 

a) cratere a campana a f. r. di arte italiota, esibente sulla faccia principale 
una scena di convito di tre uomini, rallegrata da una tibicina stante; 

b) vaso giallognolo configurato in forma di ceryo accovacciato ; 

e) oenochoe ventricosa con bocca a foglia di oliera a f. r. e bianche di arte 
locale, etrusca, esibente Eros davanti ad Afrodite e dietro una sua consorella (Peitho?); 

d) due kantharoi esibenti da un lato due teste di profilo a colore bianco e 
dall'altro Afrodite fra due cigni, stile etrusco, d'imitazione italiota; 

e) oenochoe verniciato con palmizio svanito ; 

f) skj'phos attico con civetta ; 

g) prefericolo con due efebi sull'omero, stile etrusco d'imitazione italiota; 

h) boccale a canna f. r. e bianche, stile etrusco d' imitazione italiota o fa- 
lisca, esibente sul ventre Eros fra due ninfe, ossia fra Afrodite e Peitho: sull'omero 
altra consorella di Afrodite. 

Bromo, argento, vetro e ferro. 

i) situla di bronzo cilindrica con fondo rotto ; 

j) due stamnoi frammentari con relative anse massiccie; 



CAMPIGLIA MARITTIMA — 60 — REGIONE VH. 

k) thymiaterion liscio sostenuto da triscele desinente a zoccolo di cavallo , 
Sotto la gamba reca il nome famigliare i31^ | 3>l3d {Velunies); 

l) due armille di bastoncello vuoto d'argento legate insieme dall'ossido; 
m) tre cuspidi di lancia e specie di falcione a leggera curva, uso alabarda. 

Tutti questi materiali corrispondono sotto ogni riguardo estrinseco ed intrinseco 
con quelli trovati dall' Ispettore Falchi negli scavi da lui eseguiti il 24 e 29 no- 
vembre 1897 a S. Gerbone presso Porto Baratti, cioè nel luogo medesimo donde si 
dicevano o presumevano rinvenute le anzidette antichità che il Museo di Firenze 
acquistò dal Mazzolini e dal Mannelli. Non solo le ceramiche generalmente costi- 
tuite da vasi dipinti a f. r. e bianche dell' ultimo periodo dell'arte greca, italo-greca 
e grecoetrusca, e per la più parte riferibili anzi a imitazioni, credo, locali, dei pro- 
dotti greci e italo-greci del secolo quinto e quarto a. C; ma altresì i bronzi, rac- 
colti spesso in ottimo stato di conservazione e spettanti per la tecnica e lo stile al- 
l'arte specificamente etrusca del secolo quarto e terzo a. C, presentano una stretta 
analogia di forma, di vernice e di patina verde cupa con quelli trovati dal Falchi 
nel detto luogo, da lui descritti particolarmente nelle Notizie 1903, pag. 9 e segg. 
e da me pure veduti ed esaminati in casa del conte Desideri a Populonia. 

Si constata pertanto che non esistendo prima del 12 giugno 1902 una legge che 
permettesse all'autorità governativa d'intervenire in scavi privati, nelle provinole di 
Toscana e non volendo il sig. Desideri a nessun patto che si facessero scavi d'anti- 
chità nei suoi vasti possessi di Populonia, come è provato dalla relaliva causa Falchi 
Desideri portata all'appello della Corte di Lucca nel giugno 1903, i contadini del 
luogo ne profittarono per manomettere ed espilare segretamente le tombe che veni- 
vano scoprendo nei lavori agricoli, e così le devastarono piìi che mai, avidi d'impadronirsi 
solo degli oggetti da essi giudicati preziosi o di qualche valore venale. Questi venivano 
portati sul mercato di Campiglia, oppure venduti direttamente al negoziante Lorenzo 
Manelli, che recavasi sovente a requisirli sul luogo, conoscendo egli quella plaga come 
oltremodo proficua al suo commercio d'antichità specialmente dopo che gli scavi Falchi 
avevano messo ciò in piena evidenza. 

Il vecchio conte Curzio Desideri trovandosi in questione con il cav. Falchi la- 
sciava fare e si disinteressava delle scoperte di antichità nei suoi possessi e il suo 
fattore divenuto poi suo erede, sig. Eugenio Vanni-Desideri, non solo continuò nel 
medesimo sistema per non aver noie e intromissioni di funzionari governativi e non 
darla vinta al Falchi, secondo io presumo, ma fece di più, egli demolì, come ebbi 
a verificare coi miei occhi, la importante tomba in costruzione circolare di cui si 
parla nella relazione Falchi (v. Notizie 1902, pag. 10) e ne asportò tutte le pietre 
squadrate e sagomate in vista, per servirsene in opere edilizie. 

Le cose stavano a questo punto quando nel dicembre 1903 venni informato dal- 
l'Ispettore cav. Falchi di una nuovissima ed importantissima scoperta avvenuta, come 
egli dichiarava, nella ben nota località di S. Cerbone a Porto Baratti. Trattavasi 
questa volta di due vasi dipinti a f. r. con dorature di arte meravigliosa e d'insigne 
bellezza e di un gruppo di bronzi di arte etrusca da lui veduti a Campiglia presso 
persona che il cav. Falchi non volle a tutta prima nominare, ma che in seguito alla 



REGIONE VII. — 61 — CAMPIGLIA MARITTIMA 

mia insistenza d' ufficio, dichiarò essere il sig. Lorenzo Mannelli, quello stesso che 
aveva fornito al museo di Firenze tutte le altre antichità della stessa provenienza. 

Non senza difficili e laboriose pratiche il 2 febbraio ottenni che gli oggetti in 
parola mi venissero portati al museo dal Mannelli, ma disgraziatamente nel frattempo 
e mentre il cav. Falchi ed io stesso eravamo in trattative d'acquisto ed erano corse 
lettere d'impegno, ecco intervenire il bel noto negoziante di antichità sig. Giuseppe 
Pacini, fattosi socio del Mannelli in questo affare. 

Ma qui non è il caso di trattare la vertenza dell'acquisto, la quale fu al po- 
stutto risolta favorevolmente e gli oggetti in questione essendo stati ormai assicurati 
per le collezioni del Museo di Firenze. L'ispettore Pernier si recò sul luogo col man- 
dato di appurare lo stato dei fatti perchè non si negava la provenienza di tali vasi da 
Populonia, ma si asserivano trovati in un campo diverso e in epoca antecedente alla 
legge 12 giugno 1902. 

Essendo più che verosimile, quantunque contestata dagli interessati per ragioni 
facili ad immaginare, la provenienza degli oggetti in parola dal luogo medesimo 
donde provengono tutti quelli sopradescritti del museo di Firenze e quelli rinvenuti 
dal Falchi e conservati a Populonia, non può essere dubbio che abbiano a che fare 
con un ricco e importantissimo sepolcreto se non addirittura con una vera e propria 
necropoli : la necropoli di Populonia. 

Questa città celebrata da Virgilio (Aen. X, 172), ebbe nel secolo V e IV a. C. 
la massima importanza come centro commerciale minerario degli Etruschi, e produsse 
in fatti una monetazione sui generis degna di stare a paro con quella delle più fio- 
renti colonie greche (v. il mio libro 3£useo Topografico dell' ELruria, pag. 43). 

La pubblica utilità scientifica di uno scavo governativo a Populonia, cominciando 
dalla plaga indicata di S. Gerbone è, da quanto ho detto ed espresso, abbastanza di- 
mostrata e giustificata ; ma se dal suolo populoniese non fosse uscito altro che i due 
vasi greci dipinti su cui ora mi accingo d'intrattenermi particolarmente, e che ho anzi 
testé pubblicati su esatti disegni ed in etiolipia nel primo fascicolo dei Monumenti 
scelti del R. Museo archeologico di Firense (ved. tav. III-V) e che per una vaga idea 
della loro forma e decorazione si riproducono qui a figg. 7-8, mi sembra che ognuno 
dovrà riconoscere, senza più, essere l' esplorazione archeologica di Populonia non solo 
utile ma divenuta ormai necessaria ed urgente per gl'interessi della scienza, dell'arte, 
della storia e del patrimonio nazionale. 

I due vasi greci ultimamente rinvenuti a Populonia fanno parte di quella classe 
rarissima a capo della quale sta la celebre hydria firmata dall'artista Meidias, in- 
signe ornamento del museo Britannico {'). Sono due hydriae compagne l'una all'altra 
(ved. figg. 7, 8), del tipo appunto di quella di Meidias; alte m. 0,46 ma con de- 
corazione figurata meno ampia, essendo limitata alla parte anteriore fra le anse. Il 
fregio posteriore è costituito di un intreccio di quattro palmette del tutto simile a 
quello di Meidias, solo sarebbe un po' più semplice, mancando i due svolazzi alla 
base. Identica come nel vaso di Meidias è la zona a greca frammezzata da scac- 

(') Furtwangler e Reichbold, Griech. Fas. taf. 8, 9; Smilli, Cai. of vases in Brit. Mus. E. 224. 
Notizie Scavi 1905 — Voi, IL 9 



CAMPIGLIA MARITTIMA — 62 — REGIONE VJU 

chiera che limita inferiormente la rappresentanza e simile l'ornato a ovoli che cir- 
conda il labbro e le anse, mentre il collarino a palmette che limita superiormente 
la composizione figurata, corrisponde con quello dell'altra splendida hydria della stessa 
maniera, conservata nel museo di Carlsruhe ('). 

La pittura a fig. r. è ottenuta linearmente con squisita finezza e delicatezza di 
tocco, senza impiego di color bianco e con profusione di dorature come nei citati vasi 
del Brit. Mus. e di Carlsruhe. 

Tutte le bacche delle corone e dei tralci d'alloro, le perle dei diademi, delle 
collane e degli orecchini, i braccialetti ed i pendagli dei cinti muliebri, lo specchio 
di una consorella di Afrodite, le ali del principale Erote, nonché il thymiaterion por- 
tato da Imeros e la patera portata da Pothos, sono dorati con foglia d'oro sovrap- 
posta ad ammanitura speciale rossa per dar rilievo alla doratura stessa, la quale con- 
ferisce alle rappresentanze un brio ed una luminosità speciosa e prepara l'osservatore 
a quell'ambiente elisiaco e celestiale che forma come il sustrato ideale e materiale 
della composizione figurata. Una delle hydriae populoniese è integra, e l'altra rotta 
è mancante di alcuni pezzi, e, per giunta deteriorata nel restauro barbaramente fattone 
da mano profana, avanti quello eseguito poscia nel Museo dal Conservatore Pietro Zei. 
Anche la superfìcie dell'hydria sana fu alcun poco danneggiata dalla stessa barbara mano 
nel ripulirla dalla terra (-). Quasi tutte le esili iscrizioni a mezza cottura che accom- 
pagnavano le figure e permettevano quindi di fissare a prima vista il soggetto delle 
due composizioni, sono pressoché scomparse nella improvvida pulitura dei vasi. Non- 
dimeno a forza di studio e di pazienza, non senza giovarmi dell'esperienza e degli 
occhi acutissimi del disegnatore del museo. Guido Gatti, sono riuscito a decifrarlo 
per traslucido ed assicurare così i nomi a quasi tutte le figure. 

Ho detto che le due hydrie populoniesi sono compagne, e questa loro astociazione 
non é come io erodo solamente formale ma intrinseca. Il soggetto figurativo dell'una 
sembra ricevere il suo compimento nell'altra, e questo soggetto sarebbe la poetica e 
mistica esaltazione d'un celebre figlio apollineo, rapito in cielo da Afrodite nel fiore 
dell'età e da lei assunto alla vita elisiaca. 

Nella prima hydria il glorificato favorito di Afrodite porta il nome quasi scom- 
parso di Faone (CpAilN) nell'altra hydria quello a mala pena leggibile, ma pur sicuro, 
di Adonio (AAUNIOZ). 

Nel mondo greco Faone e Adone sono due favoriti paralleli di Afrodite (cfr. Athe- 
neo, li, 69 ci), identificantisi l'uno all'altro ed assunti dalla dea della bellezza alla 
vita celeste, vale a dire all'estasi eterna della poesia e della musica. 

La congettura felicissima espressa da 0. Muller(^) che Faone come personalità 
propria non sia mai esistito e che esso non sia se non il nome greco dell'Adone siro-ci- 



(') Furtwangler e Reichbold, op. cit., tav. 30; Vinne Gold., Betchreib. d. Vasensamml. in KarU- 
ruhe, n. 259. 

(') Una delle ali d'oro di Imeros nel vaso di Adone si conserva attaccatn ad nn nucleo di 
terra d'infillrazìone che copriva la pittura all'atto del rinvenimento. 

(3) Griech. LiU. Gesch., I, 315. 



REGIONE VII. — 63 — CAMPIOLIA MARITTIMA 

prioto, desunto dal Fetonte della Theogonia esiodea (v. 968 segg.), anch'esso giovane 
fiorente figlio del sole, rapito da Afrodite e fatto custode notturno del suo tempio, 
mi sembra ricevere in queste nuovissime rappresentanze dell'arte attica la sua più 
bella conferma. 

La prima hydria di Populonia oifrirebbe infatti la glorificazione di Faone e la 
esaltazione amorosa di Afrodite per questo fortunato tìglio di Apollo, la seconda hydria 
la di lui assunzione celeste e la conseguenziale sua identificazione con Adone. 

Se non vi fossero le due iscrizioni Faon e Adouios che nominano i protagonisti 
delle due scene elisiache, si direbbe trattarsi del medesimo ed unico personaggio, nella 
prima hydria glorificato come poeta o cantore terrestre e notturno e nella seconda 
esaltato in cielo nella sua estasi d'amore. 

La forma eccezionale del nome di Adone detto Adonios anziché Adon o Adonis (') 
a me pare che suoni come qualificativo elegiaco ed elisiaco di Faon e il nome di 
Faon simile a Faithon esiodeo e Fanes orfico come qualificativo luminoso di Adone. 

Anche lo studio degli specchi etruschi, esibenti separatamente una simile glo- 
rificazione di Faone (etr. (PAVN) e di Adone (etr. Atunis), come musici, ossia come 
figli apollinei, conduce alla medesima assimilazione religiosa e mitologica (-) ; ma non 
essendo qui luogo di svolgere tale ermeneutica, mi basta avervi accennato per far 
meglio apprezzare la grande importanza delle due hydrie in parola non solo nel campo 
artistico, ma altresì in quello più spirituale della religione, della mitologia e della 
poesia greca. 

Ecco dopo ciò la descrizione abbreviata e insieme la mia particolare interpreta- 
zione delle due insigni e meravigliose composizioni pittoriche che decorano le hydrie 
in discorso. 

Prima hydria (fig. n. 7). 

Nella prima hydria ben conservata il mitico personaggio glorificato Faone ("PAilN) 
sta assiso sotto un tralcio di lauro baccato d'oro, il quale forma, si noti bene, una 
vòlta sempreverde, imagine materiale, religiosa e poetica del cielo stellato {^). È se- 
minudo, d'apollineo aspetto, con capelli disciolti inanellati cinti da corona d'alloro 
nonché da una benda di lana ricamata a greca [xaivia) e, come nei citati specchi 
etruschi del medesimo soggetto (Gerhard, Elr. Sp., tav. 407 e Korte, tav. 32) suona la 
lira exacorde, guardando amorosamente la propria amante terrestre Demonassa (AH- 
MilNAZ) (sic) {*), forse personificazione del popolo muliebre di Lesbo, la quale assisa 



e) Adonios ('ASévioi) per Adonis si trova solo registrato su una glossa (vedi Bokh, Anecd., 341, 1). 

(2) Per Paone ved. gli specchi: Gerhard, Etr. Spieg. tavv. 323, 407 eKlugmanii-KOrte V, tav. 32. 
Per Adone: Gerhard, o. e, tavv. 111-116; KOrte, tavv. 23-28, in ispecie Gerhard, tav. 114 e KSrte, 
tav. 26. 

(') Vedasi quel che io osservai a questo proposito nei miei Stud. e mat. di arch. e num., I, 
pagg. 42, 49. 

(*) La Z di Demonas rasenta la di lei faccia. Del seguito del nome, al di là della testa non 
si vede traccia. 



GAMPIGLIA MARITTIMA 



— 64 — 



REGIONE VII. 



sotto la medesima volta di lauro in chitone ionico trasparente, himation stellato e 
kekyphalos è in atto di ot!"rii|fli un diadema di perle d'oro. 

Al primo piano della rappresentanza assistono all'audizioue del mitico liricista 
dal lato destro Latona (AHTIl) madre di Apollo con lo scettro nella sinistra, ed 




FiG. 7. — Hydria populoniese di Faone. 



Apollo (AHOAAfl) caratterizzato dal ramo di lauro baccato d'oro, cui si appoggia 
colla destra. 

Latona stante, con l'ampyx irradiato di lauro, orecchini, armille e monile d'oro 
indossa l'apoptygma dorico e solleva con la destra un lembo del suo himation stel- 
lato al di sopra delle spalle nell'azione tipica della Afrodite di Alcamene (corrisponde 
perfettamente all' Hera fidiaca del citato vaso di Carlsruhe), mentre Apollo seminudo 
con capelli ricciuti, cinti di corona d'alloro, siede a sinistra qual giudice in ascolto. 



w 



REGIONE VII. 



— 65 



CAMPIGLI A MARITTIMA 



Dal lato sinistro assiste la ninfa Leura AEVf A (sic) (') diademata in chitone 
trasparentissimo ed ampechonion stellato, orecchini, monile di perle d'oro e braccialetti 
a doppio nastro ai polsi. È seduta a sinistra associata a Chrysope (XPVSOPE) o 
Crysogeneia l'auronata, che la tocca con ambo le mani. Avendo la testa a tre quarti 




FiG 8. — Hydria populoniese di Adone. 



dolcemente reclinata a destra, guarda il poeta, e, a gara con la di lui amante De- 
monassa, gli offre un altro diadema di perle d'oro. Tra lei ed il liricista, accosto all'arco 



(') Il mio primo pensiero era n:ituralmente corso a Leukas, la ninfa locale associantesi al mito 
di Faone, ma essendo indubbia la p* e mancando qualunque traccia di altra lettera dopo /^, ho do- 
vuto ridurmi a leggere Lenra. Si potrebbe sospettare forse un errore di trascrizione considerando 
che anche la E trovasi aggiunta fuori di riga. 



CAMPIGMA MARITTIMA — 66 REGIONE VII. 

di lauro vola Imeros (IMEPOS) dall'ali doro in procinto di incoronare di sua mano 
il divino cantore. 

Sopra la volta di lauro al secondo piano della rappresentanza vedesi passare 
Afrodite (A(t)POAlTH) su carro veloce a destra aggiogato ad Imeros e Pothos, Afro- 
dite, con una benda ricamata cinta due volte intorno al capo, guida l'aureo cocchio 
in veste gonfia dal vento e himation svolazzante. 

Imeros (IMEPOZ) reca un aureo thymiaterion mentre il suo compagno gemello 
Pothos (POOOZ) reca una ghirlanda di lauro e una patera d'oro cesellata all'in- 
torno d'un serto di foglie. 

A destra del carro di Afrodite, come adagiate su nubi vaporose, vedonsi, sempre 
coi nomi leggibili solo per traslucido, due sue ancelle: Hygieia (VflEIA) la Salute in 
chitone ionico ed ampyx radiato di lauro che appresta al poeta un terzo diadema di 
perle d'oro, ed Eudemonia (EVAAIMO..), la Felicità, in chitone dorico ed ampyx 
addossate l'un l'altra in graziosa posa; mentre dalla parte opposta pure su nubi fanno 
a loro riscontro due altre compagne di Afrodite, la prima Pannychia (PANNJVXlA) la 
notturna, in chitone ionico, capelli a cocuzzolo e ampyx che nella sinistra abbassata reca 
una ghirlanda di alloro, la seconda Herosora (HPOZilPA) la Primavera semistante 
che appresta al favorito della regina del cielo un quarto vezzo di perle d'oro. 

Seconda hydria (fig. n. 8). 

Nella seconda hydria, rotta e malamente restaurata, il tralcio arcuato di lauro 
baccato d'oro della scena precedente si vede squarciato nel bel mezzo per dar adito 
al favorito di Afrodite, qui inscritto Adonios (AAilNIOZ), di assurgere in cielo. Questi 
apparisce non più sotto l'arco sempreverde limitante la regione terrestre, ma elevato 
da terra ed asceso ossia assunto sì veramente in grembo della dea della bellezza 
(A<|)POAITH), la quale, bella oltre ogni espressione della parola, vestita di un flessuoso 
chitone ionico che lascia trasparire il seno abbondante e con i capelli a cocuzzolo 
stretti da doppia benda di lana, lo guarda affascinante dall'alto posandogli le mani 
sulle spalle con una mossa piena di grazia e di affetto. Il diadema d'oro che nella 
scena precedente vedemmo porto a gara al favorito di Afrodite, qui recinge il capo 
di Adone al di sopra della benda di lana ricamata e della corona di alloro che gli 
compete quale figlio del poeta mitico Kinyras. È come estatico e tiene abbandonata 
la lira, di cui è visibile solo l'estremità a cagione di una lacuna in questo punto; 
guarda intensamente Imeros (IMEPOS:) dall'ali doro che gli circonvola dinanzi festeg- 
giandolo nella sua assunzione afrodisiaca ed elisiaca. Imeros giucca con un anello 
d'oro che fa girare infilato in una corda protesa ad immagine forse del sole roteante 
che emana da lui ed a cui Adone aspira nella sua estasi. 

Sotto il gruppo di Venere, accogliente il proprio favorito non altrimenti di Marte 
suo amante nell' inno lucreziano, folleggia un secondo erote rincorrente una lepre. Sul 
medesimo piano inferiore dal lato destro Pannychia (..NNVXl.), la notturna conso- 
rella di Afrodite in piedi e in costume dorico con capelli rialzati a cocuzzolo suona 
un timpano inghirlandato d'alloro, mentre un terzo erote Pothos ( . OOOZ) le danza 



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REGIONE VII. — 67 — CAMPIGLIA MARITTIMA 

dinanzi. Dal lato sinistro Eudemonia (EVAA | ) la Felicità in costume ionico 

e capelli rialzati a cocuzzolo, cinti daU'opithosphendoiie guarda nell'aureo specchio 
che le porge Eutjcheia (EVTV ....), la buona Fortuna stante presso di lei con 
lunga capigliatura inanellata scendente dietro le spalle, ampyx e chitone senza maniche. 

Nel piano superiore assise su nuvole vaporose, assistono all'estasi elisiaca di Adone 
varie altre consorelle di Afrodite e prima di tutte a sinistra vicino ad Eros Eury- 
noie (tVPViMOH) la larga di spirito, la quale, leggiadramente seduta dinanzi a lui 
in chitone ionico e himation stellato e cinti i capelli rialzati a cocuzzolo di doppia 
benda ricamata, guarda il poeta deificato accennando ad un uccelletto che tiene fra 
le mani. Sembra essere l'usignolo (') emulo celeste e spirituale del divino cantore 
(Bacchilide come è noto chiamava sé stesso l'usignolo di Geo). Dietro di lei Cryso- 
themis (XPVZOOEMIZ), l'aurea legislatrice, vedesi associata ad un quarto Erote che 
la contempla in riposo, tenendosi con le mani la gamba destra (motivo polignoteo). 
Dal lato destro del gruppo centrale sul medesimo piano superiore tre altre figure del 
corteggio di Afrodite stanno a godere anch'esse dell'estasi di Adone. Le prime due, la 
Gaiezza (PAIAlA) e la Salute (VREl.), aggruppate mirabilmente alla maniera fidiaca, 
l'una sui ginocchi dell'altra in abiti trasparentissimi. Paidia ha chitone dorico, Hy- 
gieia ionico, ed ambedue avendo il capo fornito di arapyx radiato di lauro, volgono 
le braccia e lo sguardo amoroso verso la coppia festeggiata; la terza, Pandaisia 
(PANAAI . . .), la convittrice, vestita di chitone, senza maniche, palmato e stellato, e 
con la chioma rialzata a cocuzzolo, assisa in disparte, fissa anch'essa da lungi lo 
sguardo verso il beato protagonista del quadro. 

Le due composizioni tanto nell'armonia generale quanto nei singoli motivi delle 
figure e degli aggruppamenti presentano così distinti i ben noti caratteri specifici del- 
l'arte polignotea e fidiaca, da non potersi dubitare, anche senza bisogno di una par- 
ticolare analisi, che abbiamo a che fare con due quadri dovuti alla diretta influenza 
di Fidia e Polignoto, e probabilmente copiati da due pitture parietali della grande 
arte del secolo di Pericle. La mancanza della firma del ceramista in pitture di tanta 
bellezza e raffinatezza depone in favore di tale ipotesi. Che le due pitture spettino certo 
alla stessa mano e sieno di un artista attico emerge in ogni particolare tecnico e sti- 
listico non che dalla paleografia posteuclidea delle iscrizioni (2). 

Stilisticamente e tecnicamente direi che le hydrie in parola sono il più antico 
smagliante prototipo del genere a figure rosse con dorature. Infatti oltre mancare in 
esse l'impiego del color bianco, comune alla maggior parte dei vasi di tal classe (2). 
e che fa capolino nel simulacro a rilievo intorno cui si svolge la nobile scena del 
ratto delle Leucippidi dipinta da Meidias, ogni osservatore riconoscerà di leggieri che 
per correttezza e finitezza di disegno e nobiltà stilistica queste pitture superano non 
solo quelle pur così celebrate del vaso di Meidias, ma altresì quella del vaso del giu- 
dizio di Paride di Carlsruhe, da Furtwangler dichiarato il più fino campione della 
specie. 

(') Il portamento è quello dell'usignolo anziché quello del passero afrodisiaco. 
(•) V. Jahn, Griech. Vas. mit Ooldschmurk, Leipzig, 1865. 



CAMPiaLIA MARITTIMA — 68 — REGIONE VII. 



Se è pertanto giusta l'assegnazione cronologica del vaso di Meidias fra il 430 
e il 420 a. Cr., fatta dal Fiirtwàngler (op. cit., pag. 39) non può esser dubbio che 
le hydrie di Populonia debbano metteisi più vicino al primo che al secondo limite 
cronologico, cioè subito dopo la riforma Euclidea circa all' inizio della guerra pelo- 
ponnesiaca. Anche il soggetto figurato corrisponde egregiamente al momento storico 
anzidetto, essendo ben noto che la spedizione di Sicilia (427 a. Cr.) avvenne in coin- 
cidenza delle grandi feste ateniesi in onore di Adone (Thuc, IV, 30; Plut., Alcib., 18). 

Il soggetto, ha certamente il suo riverbero nelle feste adonie di Atene, ed uscendo 
dal ciclo comune dei canti eroici, si eleva alle più alte sfere della poesia religiosa 
e della idealità artistica. 

Tn tutta l'arte vasculare forse non vi è un esempio che meglio di questo possa 
dimostrare la perfetta fusione fra la poesia e l'arte figurativa; e ben credo di essere 
nel giusto dichiarando che nella storia dell'arte greca le nostre pitture occupano il 
posto occupato nella storia della letteratura da un'ode di Saffo (cfr. il fr. dell'ode 
ad Afrodite), con questo di piìi che le nostre pitture concretano l'immagine ideale 
della poesia, dell'amore e del bello e lo lumeggiano anche agli occhi del profano. 
Col nome della sublime ed affascinante poetessa di Lesbo vanno insieme Faone e 
Adone, tipi di sovrumana bellezza da Saifo cantati in quei celebrati versi elegiaci che 
da Adone presero appunto il nome di Adonii. 

Oggetti concomitanti (ved. fig. 9). 

Si danno come trovati insieme con le descritte hydrie e come facenti parte quindi 
della medesima tomba, populonie-se i seguenti oggetti: 

Terracotta. 

a) Oinochoe scannellato di terra rossa a vernice nera brillantissima, di forma 
molto elegante e con bocca a doccia, animata da due occhi. Alt. m. 0,27. Arte tecnica 
attica. 

Broiiso. 

b) Paio di candelabri a quattro becchi, col fusto scannellato sormontato da un 
cigno e inferiormente cesellato a foglie embricate, sostenute da tre piedi a zampe di 
cavallo combinate con foglie sovrapposte a palmette intramezzate. Alt. m. 0,75. 

e) Tliymiaterion con il fusto periato a tubetti, uscente dal capo di una danza- 
trice, la quale posa si una ciociera desinente in tre teste di coniglio. I piedi del 
tliymiaterion sono costituiti da tre figurine involute e mummiformi, poste su zoccoli di 
cavallo, mentre la base superiormente decorata a cesello con il motivo a onde, porta 
alle estremità tre auitrelle, stile del secolo mezzo IV-III a. Cr. Alt. m. 0,31 (manca il 
padellino relativo). 

d) Braciere circolare, diam. m. 0,43, con l'orlo cesellato a linguette, due ma- 
niglie a cerniera e tre piedi a zampa di cavallo. Alt. m. 0,18. 



REGIONE VII. 



— 69 — 



CAMPIGLIA MARITTIMA 



e) Riitabulum relativo al braciere a mano semiaperta con fusto scannellato e 
rotella d'appoggio (il relativo manico d'osso manca). Lung. m. 0,42. 

f) Graffione (xQsaYQce) a sette uncini esterni e due interni. Il fusto a torti- 
glione termina in un antibraccio umano da iaiìggersi nel relativo manico di legno. 
Lunghezza m. 0,38. 




Fio. 9. — Bronzi della tomba populoniese delle hydrie di Paone e Adone. 



g) Situla cilindrica con maniglia tortile, cesellata intorno al labbro e al pe- 
duccio con l'ornato a linguette, e intorno al ventre in alto con fascia a spirale con- 
tinua incorniciata e inferiormente con doppia treccia incorniciata. Alt. m. 0,13, 
diam. m. 0,15. 

h) Situla ovoide con bordo a maniglia cesellati, altezza m. 0,15, senza il 
manico. 

i) Oinochoe a canna finamente cesellata sotto la bocca e intorno al ventre. Il 
^relativo manico termina in pelle di leone. Alt. m. 0,15. 

j) Patella col manico piano cesellato a palmette rilevate sovrapposte l'una a 
ll'altra e con il bordo esterno pure cesellato e graffito con il motivo a onda. Nel 
centro interno esibisce a graffito la testa a tre quarti della luna diademata. Lung. 
[m. 0,31, diam. m. 0,21. 

k) Patera liscia senza manico, picchiettata intorno all'orlo e cesellata ester- 
[namento con il motivo a onde. 



NOTIZIB SOATI 1905 — Voi. II. 



10 



f 



ROMA ^' — 70 — ROMA 

i) Piccola pisside cilindrica. Alt. m. 0,09, diam. m. 0,09. Cesellata con l'or- 
nato a onde e a treccia in stretta correlazione con la sitala cilindrica e la patella. 
Fa da pinacolo al copercliio un giovanetto di bello stile greco che dorme accovacciato, 
poggiando la testa sul ginocchio destro. 

m) Specchio a disco pesante (diam. m. 0,16) contornato con tralcio di ellera 
ed esibente nel centro semisdraiata su di una cline una giovane con capelli corti pun- 
teggiati e diademata, vestita di chitone ionico e himation punteggiato. Ai piedi della 
cline le si accosta un Sileno nudo che protende le mani in atto impudico. 
n) Anellino d'oro con castone ovale liscio e bordo cesellato. 

Di tutti questi oggetti l'unico che può riportarsi all'epoca circa delle soprade- 
scritte hydrie attiche dipinte sarebbe l'oinochoe scannellato a vernice nera brillante, 
il quale non appartiene già come a prima vista potrebbesi credere alla cosidetta classe 
campano-etrusca, bensì alla ceramica attica del secolo IV a. Cr. Tutti gli altri oggetti 
appartengono specificamente all'arte etrusca e per lo stile plastico e tecnico spettano 
pure al secolo IV inoltrato ('). 

La differenza cronologica fra il corredo greco e il corredo etrusco può essere bene 
giustificata da circostanze di fatto che a noi sfuggono, ignorando noi i particolari di 
seppellimento e trovamento di tutti i snddescritti oggetti. 

Onde emerge tanto più la necessità di appurare con una ricerca sistematica la 
natura dei fatti e il carattere particolare dei seppellimenti populoniesi, e si impone 
agli occhi di tutti il dovere di un sollecito intervento governativo per evitare i danni 
irreparabili di ulteriori scavi clandestini e assicurare in pari tempo alla scienza e alla 
storia un patrimonio monumentale di primo ordine. 

Luigi A. Milani. 



IV. ROMA. 
Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione IV. Sterrandosi per la fondazione di un nuovo fabbricato in via 
s. Agata dei Goti, per ampliamento della scuola comunale stabilita nell' antico mona- 
stero di s. Bernardino, a m. 6,00 sotto il piano attuale si è incontrato un tratto di 
strada dei bassi tempi, lastricata coi soliti poligoni di lava basaltina. Alla profondità 
poi di m. 11,40 è stato scoperto un avanzo di pavimento in musaico, spettante ad 
antica costruzione d' età imperiale, formato di tutti tasselli di marmo bianco con 
semplici fascio di riquadratura in tasselli neri. 

Fra la terra di scarico furono recuperati i seguenti marmi : — Fusto di colonna, 
in portasanta, baccellata, alt. m. 1,60, diam. m. 0,32; altro fusto di colonna, in bigio 

(') Questi bronzi sono descritti più particolarmente ed illustrati nel loro significato reliffioso 
nei miei Mon. scelti dal R. Museo Archeologico, tav. V, p. 13 sgg. 



f 



ROMA — 71 — f ROMA 

lumacato, alt. m. 1,60, diam. m. 0,35; rocchio di colonna, in marmo bianco, 
alt. m. 0,77, diam. m. 0,21; base rotonda in travertino, diam. m. 0,58; altre quattro 
simili basi in travertino, diam. m. 0,33 e m. 0,30; frammento di colonna, in tra- 
vertino, alt. m. 1,00, diam. m. 0,58; frammento di capitello in marmo bianco, 
diam. m. 0,30 ; antefissa marmorea, ornata di fogliami in rilievo, alt. m. 0,55 X 0,25 ; 
frammento di lastra, alto m. 0,19, largo m. 0,40, che conserva in grandi e belle 
lettere : , 

A.EVIAE 

M.UIIIAJ 



Queste righe appartengono ad una iscrizione che nel secolo XVII era nella villa 
celimontana dei Mattei, e la cui parte inferiore è ora conservata nel museo Vaticano 
(C. I. L. VI, 1469; cfr. addii n. 31663). 

Regione V. Presso lo sbocco del viale Principessa Margherita sul piazzale 
interno di Porta Maggiore, nel terreno di proprietà della Società Fondiaria Italiana, 
è stato rimesso a luce un antico pilastro laterizio, largo m. 1,30 ; ed a poca distanza 
da esso, un muro parimenti in costruzione laterizia, lungo m. 5,80, largo m. 0,55. Si 
è pure riconosciuto un pozzo, di forma quadrata, costruito in reticolato di tufo ; e sono 
state raccolte due mezze anfore fittili, le quali contenevano resti di ossa combuste. 

Regione IX. In piazza Fiammetta, costruendosi una nuova parte del palazzo 
del sig. principe di Civitella Cesi, alla profondità di m. 3,50 dal livello stradale si 
sono rinvenuti un grande rocchio di colonna scanalata, di giallo antico, lungo m. 2,20 
col diametro di m. 0,85; un frammento di altorilievo, in marmo, alto m. 0,45 X 0,65, 
che conserva parte del torace di una figura maschile ignuda, col braccio destro pie- 
gato sul petto; e due frammenti di marmo giallo brecciato, uno dei quali misura 
m. 0,28 X 0,30 X 0,20, l'altro m. 0,28 x 0,30 X 0,15. 

Via Salaria. Nei lavori per la costruzione della fogna al nuovo Corso Pinciano 
è stata scoperta un' altra piccola stanza sepolcrale, intieramente devastata. Vi rimane 
la porta d' ingresso con stipiti e soglia in travertino. Quivi presso si rinvenne un cippo, 
pure di travertino, alto m. 1,30X0,25, che reca la seguente iscrizione: 



,-/r77///'/;//EN:AR 

ciTavdiad l 

SVRISCA 
Q-CLAVDIVSQ-L- 
NASTA 

iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiitiiiiii 

iililiiiiiiiiiii 
MLIVIVS-M-L 

DOCTVS 

INFRPXVI 
IN AG-P-XII 



La prima, la sesta e la settima linea furono abrase fino da antico. 




ROMA 



72 — 



ROMA 




É 



nazionale romano nelle Tenne diocleziane. 



Si raccolsero inol- 
tre fra la terra : due 
piccoli balsamari di 
vetro; una coppa di 
terra rossa aretina, 
alta m. 0,09, diam. 
m. 0,20, ed undici lu- 
cerne fittili, di forma 
comune, una delle 
quali ha nel fondo il 
noto bollo L-M 
ADIEC (C./.Z. XV, 
6560 e), ed un'altra 
reca impresso il si- 
gillo PATROBI (cfr. 
C. I. L. X, 8043 56. 
72 ; 8046 39). 

Via Tuscolana. 
Presso porta Furba, 
fondandosi un pilone 
per il cavalcavia del 
tram elettrico dei Ca- 
stelli Koraani, a m. 
1,80 sotto il piano di 
campagna è stato sco- 
perto un pavimento 
in musaico, spettante 
ad una stanza di an- 
tica villa romana. 
Tale pavimento per 
circa due terzi giace 
nascosto sotto i binari 
della ferrovia Roma- 
Napoli ; la parte ster- 
rata, della quale dia- 
mo il disegno, mi- 
sura m. 4,40 X 0,23. 

Il musaico è a tas- 
selli bianchi e neri, 
di buona esecuzione e 
di gradevole effetto. 
È stato distaccato e 
trasportato al Museo 

6. Gatti. 






REGIONE li. — 73 — BENEVENTO 



Regione II (APULI A). 

HIRPINI. 

V. BENEVENTO — Scoperta di un'urna cineraria in contrada Ser- 
r stella . 

In contrada Serretella nell'agro Beneventano, in un fondo rustico di proprietà 
del sig. Francesco del Basso, Dell'eseguirsi alcuni lavori agricoli, tornò alla luce, sul 
tratto fiancheggiante la sinistra dell' Appia, un ossuario di marmo saccaroide conte- 
nente avanzi del rogo e due monete in bronzo di media grandezza, dell' età di Angusto, 
le quali, come mi fu dato di osservare, aveano lasciato l' impronta del loro ossido sul 
fondo del recipiente. 

L'ossuario marmoreo, anepigrafe, presenta un'elegante sagoma. È alto m. 0,365, 
ed ha il maggiore diametro di m. 0,47, misurato a m. 0,20 dalla base. I diametri 
della bocca, della rastrematura sulla base e della base, misurano rispettivamente 
m. 0,26, m. 0,13 e m. 0,19. Il labbro è coronato di perline rilevate sull'orlo; e nel 
punto piti prominente del corpo corre una fascia di m. 0,03 di altezza, ornata di ele- 
ganti viticci e fiancheggiata da baccellature che si sviluppano al di sopra ed al di 
sotto di essa. La gola dritta del piede poi è ornata di palmette alla greca. Le due 
anse, inserite alla sommità del ventre, sono formate di due sostegni per parte, reg- 
genti un manico cilindrico scannellato. 

Detta urna è ora conservata, in Benevento, dal proprietario del fondo signor 
Del Basso. 

A. MlìOMARTI.NI. 



lloina, 16 aprile 1906. 



f 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



Anno 1905 — Fascicolo 4. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

I. QUAREGNA — Monete imperiali romane rinvenute nel territorio 
del comune. 

A ponente di Quaregna s' innalza una collinetta coltivata a vigna, sulla cui som- 
mità si trova la cascina Pot, di proprietà del sig. Francesco Trompeo, ragioniere della 
Banca d'Italia a Novara. Sul fianco occidentale di questa collinetta, scendente verso la 
strada che conduce a Bioglìo, ad un centinaio e mezzo circa di metri dalla cascina, 
verso la metà di marzo, in un lavoro di dissodamento si trovarono, ad un metro e 
mezzo di profondità, trentadue monete. Si credette fossero dentro una cassetta di 
legno, di cui si sarebbero riconosciuti gli avanzi ; ma il proprietario del fondo, giunto 
colà alcuni giorni dopo, non riuscì a vederli. Delle trentadue monete una era in pezzi, 
sei andarono in giro per più mani, e non tornarono più; venticinque furono portate dal 
sig. Trompeo a Novara, ove le ho esaminate. 

Un giornale biellese divulgò la notizia, ripetuta da altri fogli, che le monete 
fossero d'oro e contenute in una cassetta metallica. Una moneta, ripulita subito dagli 
scopritori, mostrò un bel bronzo giallo, che fu scambiato col metallo prezioso. Ma 
tutte le monete rinvenute non sono che di bronzo, e, salvo pochissime, logore a tal 
segno da non lasciar riconoscere ia alcune che il principe, sotto cui furono coniate; in 
altre neppure ciò è stato possibile. Tutte le monete sono di gran modulo. Eccone 
l'elenco: 

1. Vespasiano o Tito. 2. Adriano. 3-4. Antonino Pio. 5. Faustina (sembra 
la seniore). 6. Marco Aurelio (Cohen, 2» ed., n. 454). 7. Commodo (Cohen, 
n. 149 153). 8. Massimino. 9. Gordiano III (Cohen, n. 153). 10-11. Id. 
(rovescio irriconoscibile). 12. Filippo giuniore (Cohen, n. 55). 13-25. Irricono- 
scibili, ma del secolo II e della prima metà del III. 

E. Ferrerò. 



n 



'^r 



LAMBRATE WP' — 76 — REGIONE XI. 



IL L AMBRATE — Dì un grande sarcofago cristiano marmoreo, 
ornato con sculture di rilievo. 

Si è molto scritto in questi ultimi giorni intorno alla scoperta di un grande 
sarcofago cristiano, del quale si sono pubblicate pure le rappresentanze. A questa 
scoperta si riferisce il seguente documento, redatto dall' ispettore degli scavi prof. 
Pompeo Castelfranco, e firmato da lui, dall'architetto A. Brusconi dell'ufficio regionale 
pei Monumenti, e dai signori cav. Egidio Polli, Luigi Colnago ed ing. Francesco Pagno. 

Nella frazione detta Cappelletta, posta nell'abitato di Lambrate, comunello si- 
tuato a circa tre chilometri a nord- est della vecchia circonvallazione di Milano, il 
giorno 20 marzo 1905, nel fare gli sterri per la fondazione di una casa, in un fondo 
di proprietà del sig. Luigi Colnago, gli operai s'imbatterono in un colossale sarcofago 
marmoreo. 

Il culmine del coperchio stava alla profondità di m. 1,10 dalla superficie attuale 
del campo, ma continuando lo scavo per arrivare a scoprii-e tutto il monumento, gli 
operai dovettero abbassarsi circa altri due metri per raggiungere un piano formato 
di tavelloni di cotto (') che serviva di base o di platea al monumento, e si esten- 
deva anche tutto all'intorno per ottanta centimetri dallo zoccolo del sarcofago stesso. 

Il sarcofago, ben ripulito dalla terra che lo imbrattava, apparve di una grande 
importanza specialmente dal punto di vista archeologico. Era orientato colla testa a 
sud sud-est e la facciata principale ad ovest sud-ovest. L' avello è lungo m. 2,60, 
largo m. 1,41, alto m. 1,20; il coperchio è lungo m. 2,47, largo m. 1,48, alto m. 0,86. 
In totale tutto il monumento è alto da m. 2 a m. 2,11, essendo alquanto di- 
suguale. 

Il coperchio è a forma di tetto a due pioventi, uno solo dei quali, quello della 
fronte, scolpito a squame imbricate. 

Il lato principale dell'avello è fiancheggiato da lesene con capitello non determi- 
nato, non essendo finito il lavoro di scoltura. La fronte è divisa in tre campi. Nel 
campo di sinistra, fra due colonnine e sotto un arco circolare, una figura di donna 
vestita di stola, orante, colla palma delle mani alzate rivolta verso il riguardante. A 
destra, altra figura, di uomo vestito con tunica, posto del pari fra colonnine e sotto 
arco, come la figura di sinistra, con un oggetto indeterminato nella mano sinistra. 

Nel campo centrale è raffigurato una specie di sarcofago, con due colonne ai lati, 
e, fra le colonne le traccio appena visibili di una iscrizione che si potrà forse in parte 
indovinare, ma non leggere, essendo stata scalpellata con intenzione evidente di cancel- 
larla, come si rileva dalla diversa altezza e diversa levigatura delle superficie dei 
vari campi. 

Nel coperchio, da questo medesimo lato principale, nessuna rappresentazione, né 
alcun frontone, ma nelle due ali o antefisse sono scolpiti, in quella di sinistra un pane 

(') Dimensione dei tavelloni: m. 0,44 X 0,30 X 0,06 a 0,075. 



REGIONE XI. — 77 — LAMBRATE 

eucaristico in rilievo, con croce di otto braccia, e in quella di destra, ad alto rilievo, 
una robusta testa d'uomo, abbozzata con un certo carattere assai rimarchevole di 
forza. 

In uno dei lati minori, in quello a sinistra del principale, è raffigurata, fra due 
figure curve che potrebbero essere alberi, posti fra due colonnine e sotto arco circolare, 
l'immagine del Buon Pastore con l'agnello sulle spalle; e nel timpano del coperchio un 
pane eucaristico a rilievo, più accurato dell'altro come fattura, con croce di sei braccia, 
sotto il quale la figura di un pesce. 

Il lato opposto, quello a destra del principale, è il piti interessante e sarà oggetto 
di molto studio da parte degli archeologi. Rappresenta un personaggio seduto di pro- 
filo, davanti una specie di cassa, o di vasca quadrata, e, sopra l'orlo di questa, altra 
cassettina quadrangolare, con coperchio aperto (?) (forse è un pugillare), sulla quale 
quel personaggio sembra scrivere o meglio incidere con uno stilo. Nella parte superiore 
è figurata una grossa stanga orizzontale affidata a due ganci, e sulla stanga è gettato 
e disteso, come ad asciugare, un oggetto indeterminato che potrebbe anche essere la 
pelle di un grosso quadrupede (?) o un vestito con maniche pendenti (?). La stanga 
appoggiata sui due ganci ricorda la scena del fallo del celebre cippo che si conserva 
nel Museo di Sens. Questa scena è posta, come le figure degli altri lati, fra due co- 
lonnine sotto arco circolare, e, ai due spigoli estremi, le due lesene. 

Il proprietario del terreno, sig. Luigi Colnago, d'accordo col sindaco del paese, 
sig. ragioniere Egidio Folli, che si adoperarono a cavare dalla scoperta il maggior profitto 
per la scienza, avevano espresso il desiderio che all'atto di levare il coperchio del sar- 
cofago si trovassero presenti allo scoprimento le autorità competenti. Aderendo all'illu- 
minato desiderio, la mattina del 25 marzo 1905, alle ore 8, si trovarono sul posto i 
signori Folli e Luigi Colnago, coll'ingegnere Francesco Pugno, l'architetto Augusto 
Brusconi dell'Ufficio regionale dei monumenti per la Lombardia, e il prof. Pompeo 
Castelfranco, R. ispettore dei monumenti e degli scavi d'antichità pel circondario 
di Milano, ed in presenza di altre numerose persone, con rulli e leve si riuscì a smuo- 
vere il coperchio dalla estremità a nord nord-ovest, spingendolo verso la testa del- 
l'avello, tanto da ottenere un'apertura di circa 40 centimetri che permettesse di 
vedere nell'interno dell'avello medesimo. Questo apparve pieno d'acqua fino ai tre 
Y quarti circa dell'altezza, e sull'acqua galleggiavano, quasi saponificati, dei frammenti 
giallognoli di un tessuto con qualche raro e tenuissimo filo che da taluno fu ritenuto 
essere filo d'oro. 

Levata l'acqua con una pompa, restarono all'asciutto i resti di uno scheletro umano 
un po' scomposti per effetto dell'acqua, ma ancora disposti in modo da assicurare che 
la tomba non era mai stata manomessa dopo la deposizione di quella spoglia umana. 
Raccolte le ossa con tutta la cura, e ricomposte alla meglio, vennero giudicate appar- 
tenere, pei denti, ad un soggetto di almeno 60 anni, di apparenza robusta e di statura 
media, essendo il femore lungo circa 42 o 43 centimetri. 

Il sarcofago potrebbe essere del IV secolo, ma tenuto conto della rozzezza delle 
scolture, che appaiono poco meglio che abbozzate, potrebbe riferirsi anche a qualche 
secolo più tardi, anche pel tetto imbricato. 



r 



CORNETO TARQUINIA, NEPI — 78 — REGIONE VII. 

All'atto dello scoprimento, e benché si lavasse accuratamente in un crivello tutto 
il fango contenuto nel fondo dell'avello, non si rinvenne alcun oggetto, neppure una 
moneta che accertasse meglio l'epoca della sepoltura della persona di cui si riconobbe 
lo scheletro. 

Successivamente però, a m. 5 circa dai piedi del sarcofago, fra le terre smosse, e 
a poca profondità si trovò una moneta, e cioè un medio bronzo di Augusto, coli' in- 
dicazione della tribunicia potestà XXXIV» e quindi dell'anno 11 di G. C, e alla 
distanza di 9 metri dalla testa del sarcofago, una scure di ferro di forma non comune 
e che potrebbe essere del VI secolo. 

Nel terreno circostante, nel senso dell'asse del sarcofago, è assai apparente la 
traccia dello scavo che si dovette eseguire ab antiquo, per calare, sopra un pianco 
inclinato, il monumento colossale che abbiamo qui sommariamente descritto (')• 

P. Castelfranco. 



Regione VII (ETRURIA). 

III. CORNETO TARQUINIA — Di una tomba etrusca dipinta. 

In Corneto Tarquinia, nel fondo vocabolo Tarantola, di proprietà del cav. Fer- 
rini, fu rimessa in luce mediante lavori fatti eseguire dalla direzione del Museo 
archeologico di Firenze, d'accordo col proprietario, una piccola tomba a camera di- 
pinta. 

La pittura, che è limitata soltanto al frontoncino opposto all'ingresso, rappre- 
senta una scena di banchetto elisiaco, ed ò notevole cosi per l'epoca a cui appartiene 
(sec. V a. C.) come pel suo stato di conservazione. 

Il dipinto che venne poi distaccato e trasportato nel Museo di Firenze con la 
debita autorizzazione del Ministero, era eseguito direttamente sul tufo, anziché sopra 
intonaco; quindi per farne il trasporto si dovè segare un pezzo del masso tufaceo. 



IV. NEPI — In contrada Perrelli-Selciatella, in occasione dei lavori agricoli, 
nella vigna del sig. Adolfo Sansoni, si rimisero a luce tre pavimenti a musaico a 
tasselli bianchi e neri. 

(') Il sarcofago per acquisto fattone dal Municipio di Milano trovasi ora nella collezione 
archeologica dei Musei del Castello Sforzesco. 



ROMA — 79 — ROMA 



V. EOMA. 

Nuove scoperte di antichità, in Roma e nel Suburbio. 

Regione II. Nei lavori per la costruzione dell'ospedale britannico al Celio, 
in prossimità del luogo ove nel febbraio decorso si trovò una colonna marmorea con 
la propria base (cfr. Notizie 1905, p. 12), se ne è rinvenuta un'altra, delle stesse 
dimensioni, egualmente con la sua base attica. Si raccolse pure un capitello corinzio, 
alto m. 0,43 col diametro di m. 0,31 ; una parte di piccola statuetta muliebre, alta 
m. 0,20 ; ed un frammento di panneggio, appartenuto a statua di grandezza naturale. 

Regione IV. Continuandosi gli sterri nel giardino annesso alla Scuola pro- 
fessionale femminile, a s. Bernardino da Siena, oltre ad un rocchio di colonna in 
marmo bigio di m. 0,57 X 0,30, sono stati raccolti fra la terra tre frammenti di 
grandi anfore fittili, una delle quali sul collo e presso i manichi porta tracce di 
scrittura con inchiostro. Si recuperarono pure tre vasi in terra nerastra, di tipo laziale, 
con piccole protuberanze sul ventre, e parecchi vasi, ciotole e piattelli verniciati, di 
epoca medievale e moderna, in gran parte frammentati. 

Regione V. Intrapresi sul viale Manzoni gli sterri per la costruzione delle 
nuove case della Società dei ferrovieri, alla profondità di m. 1,60 dal piano stradale 
si è incontrato, per la lunghezza di m. 4,90, un tratto di antica strada a poligoni 
di selce ; e fra la terra si è raccolto un torso di statua virile ignuda, alto m. 0,88. 
di mediocre lavoro. 

Presso s. Croce in Gerasalemme, edificandosi egualmente le case dei ferrovieri, 
è stato ricuperato, fra terra di scarico, un frammento di sarcofago baccellato, di età 
cristiana. Nel mezzo della fronte, entro un clipeo, vi sono rozzamente scolpiti due 
mezzi busti, e a destra di essi rimangono le ultime parole dell' epigrafe sepolcrale : 

6?ej!50s:iTXVII-KALOCTOBRES 



Si trovò pure nello stesso luogo: un frammento di cornice marmorea, lungo 
m. 0,23, alto m. 0,14; una tazza, forse di piccola fontana, in marmo bianco, alta 
m. 0,26, col diametro di m. 0,46 ; un pezzo di lastra marmorea, che conserva la 
parte superiore di un titolo funerario: 

D • M 
SEX-POMPE!0^^ 
IATÌ-THo 

e parecchi frammenti di tegole fittili e mattoni, che portano impressi i sigilli circolari. 



ROMA — 80 — ROMA 

già tutti noti, editi nel voi. XV del C. 1. L. n. 124, 171, 239, 324 (due esemplari), 
413, 753 (sei esemplari intieri, e quattro in frammenti). 

Regione VII. Sull'angolo delle vie Lazio e Lombardia, costruendosi un nuovo 
fabbricato, ad un metro sotto il livello stradale si è incontrata un' antica fogna, di 
buona costruzione laterizia, larga m. 0,55 e coperta con tegoloni bipedali, che recano 
il bollo del primo secolo {C. I. L. XV, 930): 

TI CLAVDI 

HERMEROTIS 



Regione Vili. Dalle demolizioni per il monumento al re Vittorio Emaouele, 
lungo la via di Marforio, provengono due colonne di cipollino, alte ra. 3,30, col diametro 
di m. 0,45, ed un pezzo di cornice intagliata, in marmo bianco, lungo m. 0,68, 
alto m. 0,28. 

Regione IX. Nello sterro per l'ampliamento del palazzo del principe di 
Civitella Cesi, suU' angolo di via de' Coronari e piazza Fiammetta, si è rinvenuto un 
frammento di lastra marmorea, su cui rimane la parte destra di un' antica iscrizione 
cristiana : 



salur 

co 

b e n e me r e 
a 



NI-NA- 
N-IV-GI- 
NTIFECI- 
CAPE- 



Sulla stessa piazza Fiammetta, sterrandosi per fondare un altro casamento attiguo 
a quello sopra indicato, si è riconosciuta una grandiosa costruzione in massi squadrati 
di tufo, per la lunghezza di oltre dieci metri. I massi sono disposti in cinque ordini ; 
ma la costruzione apparisce essere stata fatta in età non remota per fondamento della 
fabbrica, adoperando materiale antico, tolto assai probabilmente da un muragliene che 
in quelle vicinanze formava l'arginatura del Tevere. 

Via Portuense. Nella vigna Ercole, sulle colline di Monteverde, quasi 
dirimpetto alla stazione ferroviaria di Trastevere, sterrandosi per aprire una cava di 
breccia, a m. 1,80 sotto il piano di campagna e alla distanza di m. 62.40 dal casino 
della vigna verso oriente, è stato scoperto un atrio con peristilio, che misura 
m. 13,35 X 10,42, nella forma qui rappresentata. 

Dei muri perimetrali restano appena pochi avanzi, ed in qualche punto vi si 
veggono tracce dell' intonaco finamente dipinto. Le otto basi delle colonne stanno 
tuttora al loro posto: esse sono in pietra albana, ed hanno il diametro di m. 0,53. 
Il pavimento del porticato esterno, cioè fra le pareti e le colonne, era in musaico, a 
tasselli tutti bianchi, con piccola riquadratura in nero; quello della parte centrale 



ROMA 



— 81 — 



ROMA 



dell'atrio era formato con lastrine esagone, di m. 0,20 di lato, probabilmente in marmi 
di vario colore. Di queste lastrine marmoree neppure una si è ritrovata; ne rimangono 
però visibili le impronte nella calce, che costituiva il loro piano di posa. 

Via Salaria. Proseguendosi i lavori per la costruzione della fogna nel nuovo 
Corso di porta Pinciana, è stato scoperto un avanzo di piccolo colombario, le cui 



I 2 3 < j 

|ii r . t i...i 1 1 1 1 metri 



pareti avevano due ordini di loculi sepolcrali. La sola parete occidentale era ben 
conservata, e conteneva in ciascuna fila tre nicchie con due olle. Di quelle superiori, 
la prima a destra portava ancora affissi due titoletti marmorei, l'uno di m. 0,11 xO.lO, 
l'altro di m. 0,10 x 0,07, coi nomi: 



HERENNl 
PARASITI 



H E R E N N I A 
DLCLEONICE 



Alla seconda erano parimenti affisse altre due lastrine, di m. 0,13 x 0,08, e 
m. 0,23 X 0,13, con le iscrizioni : 



HERENNIA 
ALEXIS 



OSSA 

C * TITI ' C * L * 

DIONISI 



Il terzo loculo era anepigi-afe. 



ROMA — 82 — EOMA 

Nell'ordine inferiore solamente il primo loculo a destra conservava il titoletto 
marmoreo, di m. 0,17X0,08: 

A • ANIClf 
CHILONIS/ 

Si raccolsero fra la terra tre lucerne fittili raonolieni, una delle quali porta nel 
fondo il bollo: C • CLO ■ S VC {C. 1. L. XV, 6377 a), ed un auforetta, parimenti in 
terracotta, alta m. 0,65. 

Un altro colombario è stato rimesso a luce, per i lavori medesimi di fognatura, 
nella prossima via che sarà denominata Tevere. La celia misura m. 2,60 X 1,25; e 
vi si discende per due piccole rampe di scala, una di cinque gradini nella parete est, 
r altra di tre gradini nella parete sud. L'ingresso, largo m. 0,57, ha gli stipiti in 
travertino : il pavimento è battuto in cocciopesto, con piccoli pezzetti di marmi colorati, 
qua e là irregolarmente inseriti. 

Le pareti hanno i consueti loculi semicircolari con due olle: sotto la scala è 
incavata un'altra nicchia rettangolare, la quale contiene cinque olle piene di ossa 
combuste. Una edicoletta, alta m. 0,75, larga m. 0,37. quasi completamente rovinata, 
era costruita nel mezzo della parete nord, e vi resta qualche piccola traccia d' intonaco 
dipinto. Sotto questa edicola si trovò affissa al proprio luogo la seguente iscrizione, 
incisa su di una lastrina marmorea, di m. 0,32 X0,19: 

QCAECILIVSCAECILIAE 
CRASSILHILARVS MEDIO' 
CAECILIADVARVM 
SCRIBONIARVM • L 

ELEVTHERIS 
EX-PARTEM-DIMIDI AE • SIBI -"E • SVI» [sic) 



In due loculi della stessa parete stavano affissi, al proprio luogo due altri titoletti, 
l'uno di m. 0,28 X 0,07, l'altro di m. 0,38 X 0,08: 



NICEPHORCAECILIAES „ r-Acr-iiTV/c /-. t 

Q* C AECILI VS • Q • L 

CRASSI- ARGENTARIVS ATTALVS 

ETCALPIS • FILIA 



Da queste memorie risulta che il colombario apparteneva ai liberti e ai servi 
di Cecilia Metella, figlia di Q. Cecilie Metello Cretico e moglie di M. Licinio Crasso ; 
il cui nome, all' infuori del titolo sepolcrale inciso sul celebre mausoleo della via Appia, 
non mi pare che siasi giammai incontrato in verun altro monumento epigrafico. 

Nello sterrare il medesimo colombario, furono ricuperate anche le iscrizioni che 
seguono : 



ROMA 



— 83 — 



ROMA 



1. Lastrina di marmo, intiera, di 
m. 0,40 X0,14: 



2. Simile, di m. 0,23 X0,11: 



/CORNELIVS 
(sic) ( AGILIS-ETO 



vCOLIAE-DLCLARAE 

TDVLPI • TL 

PHILARGYRI 



3. Frammenti di titoletto, di me- 
tri 0,22X0,16: 



4. Frammento di lastra marmorea, 
di m. 0,23X0,18: 



a. papiri A' 


S -A 


•L 


PAPI Re a 


r: 


L 


TRYPH£Ma\ 






Si raccolsero pure 20 dei soliti vasetti fittili, di varia forma ; tre tazze aretine, 
una delle quali con ornati; 26 lucerne raouolicni, senza bollo di fabbrica o con 
bollo illeggibile, ed altre tredici che portano impressi i seguenti sigilli già noti 
per altri esemplari: 



CLO • HEL • C. XV, 6376 e 

GABINIA » 6461 a 

C LOL DIA » 6520 a 

LVCC POLY » 6525 

L-M ADIEC » 6560 e 



(2) L MVN PHILE C. XV, 6562 a 

MVN TREPT » 6565 e 

(3) COPPI-RES » 6593 fl 
M VER EVP » 6733 b 

BIG • AGAT » 6741 e 



Un'altra lucerna presenta il bollo: 

P- DECIMI 
del quale non si era trovato finora in Roma alcun esempio : cfr. C. XV, 6400. 

G. Gatti. 



12 



OSTIA — 84 — REGIONE l. 



Regione I (LATI UM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

VI. OSTIA — Tubi aqimrii di piombo recentemente scoperti. 

In seguito ai lavori per la necessaria tutela dei pochi resti delle antiche costru- 
zioni, che trovansi fra il teatro e il tempio di Vulcano, e precisamente dinanzi ai 
quattro tempietti scoperti nell'anno 1886 (cfr. hotizie 1886, pag. 162), si sono ritrovate 
due condotlure aquario in piombo, di medio modulo, che stavano quasi a fior di terra, in 
fondo all'area probabilmente ridotta a vasta piazza nei tempi dell'impero. Un pezzo 
della prima condottura, proveniente da sud, si dirigeva verso la nobile casa privata, 
che è ad est dei predetti sacelli; e vi si legge il nome: 

L APVLEI MARCELLI 

Un altro tubo col medesimo nome fu già trovato nelle stesse vicinanze, e fece 
supporre al eh. prof. Lanciani, che quella casa fosse probabilmente stata di L. Apuleio 
Marcello (')• 

La seconda condottura, proveniente anch' essa da sud, portava l' acqua alle 
fabbriche esistenti nell' area anzidetta, in alcune delle quali sono notevoli i resti di 
grandi vasche in muratura. Due fistole, saldate insieme, sono state estratte dalla 
terra, ed in ambedue è impressa a lettere rilevate la leggenda: 

a) rEI PVB COL OST EX OFF VALZOSIM- 

h) REI PVB COL OST EX OF iiiiiiniuiiiiiiniiuii 

Questo sigillo è nuovo, ed in esso per la prima volta si ha la formola: rei 
publicae colonorum OsUensium; mentre negli altri tubi finora noti, i quali distri- 
buivano nelle varie parti della città l'acqua di quella pubblica amministrazione, 
leggesi : colonorum eoloniae Ostiensis, e colomac colonorum OsUensium {^). Anche 
il nome dello stagnaio Valerio Zosimo non si era finora giammai incontrato né in 
Ostia né in altrove. 

Fra la terra ed i rottami di ogni specie, che trovansi accumulati in fondo alla 
antica strada fra la caserma dei Vigili e il teatro (cfr. Notizie 1897, pag. 519, .^20), 
si é trovato un collo di piccola anfora, che porta impresso il sigillo: 

CHDR 
A E D 

Pel confronto di altri simili bolli, uno dei quali trovato parimenti in Ostia 
{C.I.L. XV, 3380), dovrà leggersi: C{olonia) »la]DR(umelo), A{uli) E...D.. 

G. Gatti. 

^') Notizie 1886, pag. ICO; C.I.L. XIV, 41G8 (=XV, 7748). 
(') Notine, 1881, pag. 114; cfr. C.I.L. XV, 7735, 7736. 



REGIONE 1. — 85 — POMPEI 



CAMPANIA. 

VII. POMPEI — Relazione degli scavi [atti dal dicembre 1902 a 
tutto mar 20 1905. 

Assunta il 28 mano del corrente anno la direzione degli scavi di Pompei, mia 
prima cura è stata ed è di colmare la lacuna scientifica che si apre in queste No- 
lisie, in cui il nome di Pompei appare per l'ultima volta con la relazione del dottor 
Roberto Paribeni intorno agli scavi eseguiti nel novembre del 1902 (cfr. Notizie 
1903, pag. 25 sgg.). Dal mese di dicembre di quell'anno si scavò simultaneamente 
in due ed anche in tre punti della città, interrompendosi talora lo scavo di questo 
quel punto e ritornandovi poi a più riprese. Non è possibile perciò tener dietro 
rigorosamente all'ordine cronologico; ma conciliando questo con l'ordine topografico, 
comincerò dalle is. Ili e IV della reg. V, dove appunto furono fatti scavi dal di- 
cembre 1902 al maggio 1903, aggiungendo la notizia delle scoperte avvenute in ta- 
lune isole delle regioni limitrofe, e riunendo la descrizione della porta del Vesuvio, 
disterrata non completamente nel novembre e dicembre 1902, a quella dell' is. XVI 
della reg. VI, il cui disterro venne iniziato nel febbraio 1903. E poiché la sola isola 
IV della regione V offre una casa interamente scavata, così mi è grato nel giorno 
delle Palilie, nel quale comincio a scrivere la presente relazione, di trarre il più 
lieto auspicio per questa nobilissima fatica dal sacro nome di Roma, prendendo le 
mosse dalla mentovata casa, che ha restituito alla luce l' importante dipinto relativo 
alle origini della eterna città. 

Reg. V, is. IV (cfr. Sogliano, Gli scavi di Pompei dal 1873 al 1000 in Atti 
del Congresso inlern. di scienze stor. voi. V, pag. 322 sgg.; pag. 30 sgg. dell'edi- 
zione separata), n. 13 — È una piccola casa (vedi pianta, fig. 1), che ha l'ingresso 
sul vicolo orientale e confina a mezzogiorno col giardino della casa di Lucrezio Fron- 
tone. È costruita di pietre informi calcaree e pezzi di scorie e solo in qualche parte — 
quasi sempre alle estremità dei muri — con grossi parallelepipedi di calcare e talora 
anche di tufo. I pilastri dell'ingresso sono fatti di pietre calcaree e di scorie, ta- 
gliate a guisa di mattoni e disposte in filari. Qua e là poi vedonsi dei rappezzi ese- 
guiti con mattoni, evidentemente nel tempo romano. 

La facciata, la quale è interrotta dall' ingresso principale e da un altro seconda- 
rio, n. 12, a sinistra di questo, è rivestita di rozzo intonaco bianco con alto zoccolo 
laterizio; ed ai lati dell'ingresso principale, immediatamente al di sopra dello zoc- 
colo, son dipinte su fondo bianco due rozze rappresentazioni, incorniciate da una 
fascia rosso-scura e delle quali l'una a sinistra è alta m. 0,68 e larga m. 0,52, e 
l'altra a destra è alta m. 0,70 e larga m. 0,51. A sinistra è rappresentato Mercurio 
in atto di camminare in tutta fretta verso destra: indossa una veste bianca e porta 
sul braccio sinistro una clamide verde svolazzante di dietro; ha in testa il petaso 
alato di color giallo e i piedi muniti di calzari verdi parimente alati, con legacce 
rosse. Con la destra protesa stringe la borsa e coU'altra mano il caduceo, del quale 



POMPKl — 86 — RBOIONB I. 

però, come del braccio, poco è consertato, essendo in quel punto caduta buona parte 
dell' intonaco. Dinanzi al dio, sul suolo, sta un omphalos bianco cinto di bende rosse 
disposte a rete e intorno al quale si avvolge un serpente giallo e rosso-scuro, che con 
la bocca aperta solleva in alto la parte superiore del corpo. Al di sopra della rap- 
presentanza, un festone di foglioline verdi. Per l'associazione di Mercurio con l'om- 
phalos coperto di rete rossa e cinto dal serpente cfr. Sogliano, Pitt. Mur. n. 40. 

A destra poi dell' ingresso è dipinta una nave, con vela spiegata, che sbattuta 
dai flutti s' inclina fortemente a sinistra, dalia parte di prua : il corpo della nave è 
inferiormente di color giallo, superiormente rossiccio ; la prua termina in una specie 
di voluta, e la poppa è foggiata a testa di cigno ripiegata, con lungo collo. Nel corpo 
della nave, a sinistra vedonsi infissi uno scudo o grande borchia di bronzo ed un 
serpente anche di bronzo, cui ne corrisponde un altro a destra. Sulla estremità su- 
periore dell'albero vi è qualcosa che non si distingue. Sulla nave si riconoscono bene, 
quantunque appena accennati, tre marinai dal cupo colorito, uno presso l'albero, gli 
altri due alle estremità, e dei quali quello a poppa regge il timone. Nell'acqua al- 
cuni pesci, fra cui due delfìni, anche essi trasportati verso sinistra dalle onde agitate. 

La facciata era difesa da una tettoia o ala di tetto sporgente, come si rileva 
dai fori per le travi al sommo del muro esterno, e dai molti frammenti di tegole 
raccolti. 

Sullo zoccolo laterizio si legge graffito: 

1) A sinistra dell'ingresso secondario n. 12: un alfabeto latino incompleto 
e confuso. 

2) Fra i vani n. 12 e n. 13: 

FIIKICVS 

3) Ibid.: OPTATA SllCVNDO 

SVOSAKVTIIto 

4) A destra dell'ingresso principale n. 13: un altro alfabeto latino, in cui 
si alternano confusamente le prime e le ultime lettere. 

La soglia di lava presenta un'aggiunta a sinistra; ha quattro fori pei pessuli 
e conserva in sita i cardini di ferro ossidati. Vi si osservano inoltre gì' incastri degli 
aiitepagmenta di legno, che rivestivano i pilastri d' ingresso, arrivando però sul da- 
vanti sino all'altezza delle due rappresentanze descritte: al rivestimento degli ante- 
pagmenta appartennero senza dubbio i due perni di ferro tuttora al posto. 

L'androne A offre la medesima decorazione del fronte della casa: nella sua pa- 
rete meridionale è praticato un foro rettangolare, a cavità piramidale, per la sbarra 
ferro di sicurezza della porta. A destra ed a sinistra sono addossati alle pareti 
due lunghi sedili di muratura, rivestiti di un sottile strato d' intonaco laterizio. Di 
opus lalericium però più grosso è fatto il pavimento. Esternamente, ma presso il 
vano d'ingresso, negli strati superiori delle terre, si raccolse il 19 gennaio 1903: 



REatONE I. 



— 87 — 



POMPEI 



Bromo. Una campanella. Ferro. Ferramenti e chiodi. Nell'androne poi, al posto della 
porta d'ingresso, si rinvenne il 9 aprile 1903 la serratura rettangolare di ferro con 



REC:V. INS IV.N:I3. 





Fio. 1. 



chiave immessa, due maniglie ed un paletto ; e, più in dentro, una tegola con la 
ota marca di fabbrica LEV\ACHI. 

L'atrio B, di pianta rettangolare, è situato in modo che il suo asse maggiore 
^è normale a quello dell'androne: la mancanza dell'impluvio dimostra che fosse in- 
teramente coperto. Le sue pareti sono decorate alla stessa maniera rozza della facciata 
e dell'androne; ed il pavimento, che presenta un dislivello originario verso il lato 
meridionale, è anche qui di rozzo opus signinum, e solo verso il lato settentrionale 



POMPEI — 88 — REGIONE 1. 

offre una modesta decorazione consistente nella incrostazione di alcuni pezzi di marmi 
colorati. Appiè della parete meridionale sta il gradino di fabbrica per la scaletta di 
legno che menava al piano superiore: e nel sottoscala si raccolse il 3 aprile 1903: 
Bromo. Una piccolissima bulla circolare, con un'aquila ad ali aperte in rilievo. Vetro. 
Una bottiglia cilindrica ben conservata, con ansa a nastro ; un'altra molto più grande, 
anche con ansa a nastro, ma restaurata. Terracotta. Un pignattino. 

Sulla parete orientale di quest'atrio, e precisamente sullo zoccolo laterizio del 
pilastro nell'angolo sud-est è graffito: 



5) AGIT DllAllllVOS 

HIC INQVIT 
OTiOSi 

E nel lato occidentale, sul pilastro divisorio fra gV ingressi agli ambienti L 
ed S, parimente suU' intonaco laterizio : 

6) TAVRVS OCiAVIANVS VIC^oRIAE 

Intorno all'atrio si aprono diversi ambienti. Sul lato orientale, a sinistra di chi 
entra, trovasi la stanza C, probabilmente un cubicolo, con alto zoccolo di coccio pesto 
diviso in riquadrature, in mezzo a ciascuna delle quali ricorre un animale librato 
in aria, cioè un toro, un capro, due pantere (?), un altro toro, un cigno ecc. Sulla 
parete di fronte o orientale, sempre nello zoccolo, nel campo fra le due grandi ri- 
quadrature, vedesi un ramo fronzuto verde, da cui se ne distaccano altri minori. La parte 
superiore delle pareti è a fondo bianco scompartito in riquadrature piti o meno piccole 
e variamente conformate e disposte. Sulla parete di fronte, nella riquadratura centrale 
evvi un cratere con entro qualche cosa poco chiara, forse uva, e bende che pendono 
fuori; ad esso è appoggiato un tirso. Dall'alto, nella stessa riquadratura, pende un 
rhyton legato a due lunghi nastri. Nelle riquadrature laterali, un cigno volante con 
nastro nel becco, e al disopra tma stìnge (?) di prospetto. Qua e là rami ed uccelli, 
in alto delfini. Nella parete meridionale, nella riquadratura centrale un albero con 
pluteo di legno dinaari ; di questa riquadratura però si conserva solo una parte, essendo 
caduto il muro. A sinistra, cioè nella parte della parete che tuttora avanza, nelle varie 
riquadrature un grifo volante con un nastro nella bocca e tra gli artigli; festoni, 
pistrici affrontate e delfini. Quasi interamente distrutta è la parte superiore del muro 
settentrionale. 

Il cubicolo C comunica con l'ambiente D per mezzo di un piccolo vano di accesso, 
con soglia rialzata di legno e stipiti parimente di legno. 

Appiè della soglia rialzata, in a, è la bocca di una cisterna abolita. L'ambiente D 
è di pianta rettangolare, privo affatto d'intonaco e con pavimento di terra battuta. 
In fondo, a mezzod'i, visone nelle due pareti opposte degl" incastri che fanno pensare 
ad una mangiatoia addossata al muro meridionale, e quindi ad uno stabulum. Questo 



ì 



RBQIONB I. 



— 89 — 



POMPBI 



aveva un vano (n. 12) sul vicolo, con larga soglia di lava rimossa da altro sito; 
vano, che, oltre ad essere indispensabile per lo stabulum, serviva anche da posticum. 
^Un secondo vano di accesso, murato però posteriormente, si vede nel medesimo muro 
orientale, dove fu aperto un finestrino quadrato, mentre fu murato l'altro che si apriva 
bell'alto del muro meridionale. II muro occidentale era prima attraversato da un 
rano, che venne poi anche murato. 

Sul lato meridionale dell'atrio si trova Yapotheca (E), con soglia e stipiti di 
j legno e coi fori, nelle pareti rivestite d' intonaco laterizio, pei mutuli delle scansie. 
Dall'altro lato dell'androne si apre il cubicolo F, già coperto di vSlta e con 
pavimento di rozzo mattone pesto. Dal vano d' ingresso fu rimossa la soglia, che pro- 
babilmente anche qui era di lava. Le pareti, a fondo bianco, sono scompartite cia- 
scuna in tre grandi riquadrature : in ogni riquadratura centrale un quadretto rettan- 
golare, e nelle laterali volatili. Parete di fondo o orientale: nel quadretto centrale 
(a. m. 0,17, 1. m. 0,33) sono rapppresentati pesci, e nelle riquadrature laterali un 
lìgno volante con nastro nel becco e tra i piedi. Parete settentrionale : la parte cen- 
ile è rotta ed in ciascuna riquadratura laterale un uccello posante sul terreno con 
piante, a dritta beccante, a sinistra pascolante. Parete meridionale: nel quadretto 
entrale un gallo danneggiato nella testa, e lateralmente un uccello per parte, come 
nella parete opposta. Parete d'ingresso o occidentale: un cigno volante col solito 
nastro. Nelle numerose e svariate riquadrature del fregio rami fronzuti, festoni, uc- 
elli volanti, rhyla sospesi a nastri. Nello zoccolo le solite piante palustri. 

Al descritto cubicolo F, rischiarato da un finestrino sull'atrio, segue la cucina G 
3ntenente il focolare e la latrina col fusorium: sulla parete meridionale sono di- 
pinti, su fondo bianco, i due serpenti agatodemoni che in direzione opposta, si ap- 
pressano all'ara imbandita, piccolissima e di forma cilindrica. Nella zona superiore 
BÌ vedono appena le tracce di un Lare. Il muro orientale, quello cioè cui è addossato 
Il focolare, è, nell'alto, attraversato obliquamente da un tubo di teiTacotta a larga 
eoa, di tiraggio pel fumo. Su questo medesimo muro vedonsi poi i fori per i tra- 
ricelli, situati in posizione obliqua verso l'esterno e sui quali poggiava un'ala di 
etto ; ed in fine nelle pareti nord e sud sono i fori circolari di travi che probabil- 
lente sostenevano un piccolo ammezzato. Nell'angolo nord-ovest, un'anfora conficcata 
Bel suolo e tagliata nel ventre ad uso di forneiro. In questa cucina si raccolse il 19 
iprile 1903: Terracotta. Due lagene, quattro pignatte, quattro scodelle di varia gran- 
iezza ed una tazza aretina: sul focolare si rinvenne molta cenere. 

Il lato settentrionale dell'atrio è affatto cieco, ed al muro sono addossati due pic- 
oli antichi cumuli, l' uno di sabbia, l'altro di coccio pesto. 

Il muro meridionale dell'atrio fu posteriormente prolungato verso ovest, come 
iimostra l'attuale spostamento di tutta la parte aggiunta, che permette di vedere 
l'intonaco dello stipite più antico. Un piccolo vano, con soglia e stipiti di legno, 
^introduce nell'ambiente H con pareti rivestite di rozzo intonaco e zoccolo laterizio; 
da questo, per una porticina, che aveva del pari soglia e stipiti di legno, si p. ssa 
nel triclinio K, il quale fu destinato a tale uso solo in un rinnovamento della casa, 
oichè in origine si apriva con un vano sull'ambiente D, ridotto poi a stalla. Il 



POMPEI — 90 — KEGIONE I. 

triclinio era coperto di vòlta, la quale aveva soltanto funzione decorativa, essendo 
sovrapposta ad essa la impalcatura, sostenuta da travi, del piano superiore. 

La sua decorazione è conservata per intero nella sola parete meridionale, dove 
la riquadratura centrale a fondo giallo è contornata da una larga fascia nera, la 
quale manca nelle riquadrature laterali parimente a fondo giallo. Queste invece con- 
tengono la rappresentanza di una cortina o drappo nero disteso sul fondo giallo. Il 
pavimento è di mattone pesto ed offre nel mezzo il disegno di un rettangolo me- 
diante frammenti marmorei variamente colorati ben distanti fra loro: intorno a tre 
lati di esso, verso la parte orientale della stanza, si scorgono sul pavimento le tracce 
lasciate dai letti tricliniari di legno. In questo triclinio si trovò il 8 aprile 1903: 
Bronzo. Una situla col manico di ferro, alta m. 0,22, sul cui fondo esterno sono 
saldati, a mo' di pieducci, tre sesterzi imperiali, dei quali uno manca; i due che 
avanzano sono di Claudio. Un amo da pesca. 

Sul lato occidentale dell'atrio, nell'asse dell'androne, si apre il vano che dà ac- 
cesso all'ambiente L. Il vano aveva soglia di legno, che formava scalino all' interno, 
e immediatamente a destra, entrando in L, si trova un rialzo in muratura che ser- 
viva di appoggio alla scaletta di legno conducente ai cenacoli superiori, e della quale 
evvi la traccia sul muro settentrionale del detto ambiente. Questo può considerarsi 
come uno spazioso ambulacro posto ad oriente dell'area scoperta 0, giacché la parete 
occidentale è sostituita da un pluteo in muratura con rivestimento d' intonaco late- 
rizio, e nella parete orientale si apre una larga finestra, con davanzale rivestito di 
legno, che dava luce all'atrio ed agli ambienti circostanti. Il pluteo di muratura, 
opposto alla finestra, è interrotto nel mezzo per il passaggio in 0. L'ambulacro L 
ha pareti rozzamente intonacate, con alto zoccolo laterizio, e pavimento di opus 
signinam. In esso si rinvennero il 19 aprile 1903 due scheletri umani, presso i 
quali fu raccolto: Oro. Due orecchini, un anellino con piccolo smeraldo, un altro 
con piccolo cammeo esibente un amorino in rilievo, una catenina. — Dromo. Un 
sesterzio di Vespasiano ed un anello. E nel sottoscala tornò a luce il 3 aprile: Ter- 
racotta. Un'anfora anepigrafe. — Lava. Una piccola mola. 

Dall'ambulacro L, per una porta che aveva soglia e stipiti di legno, si passa' 
nella stanza M, dove è notevole una vaschetta di terracotta, rinvenuta rotta e man- 
cante, murata, a circa un metro dal pavimento, al centro della parete orientale 
fornita, nella parte posteriore, di un canaletto di discarico. È probabile che spor- 
gendo innanzi dalla parete, tale vaschetta servisse a versarvi dell'acqua da buttai 
via; però sembra che fosse stata adoperata a siffatto uso solo in tempi anteriori, 
giacché il canaletto di discarico, nello stato attuale della casa, é ostruito dallo sti- 
pite destro del vano che dà accesso al triclinio K. 

La stanza M comunica col cubicolo N, illuminato da una finestra sporgente su 
viridario P. Che sia cubicolo, lo prova lo incavo, per la sponda del letto, nella pa- 
rete settentrionale. La decorazione è a fondo bianco scompartito in semplici riqua- 
drature, con zoccolo nero e con un fregio dipinto che imita la incrostazione di lastr 
marmoree bianche di forma quadrata e rettangolare alternate. Questa decorazioni 
però fu sostituita ad un'altra più antica a fondo giallo, con zoccolo rosso. 



REGIONE I. — 91 — POMPEI 

L'area scoperta trovasi in un livello alquanto inferiore, e però, passando at- 
traverso il pluteo che separa L da 0, vi si discende per uno scalino di muratura. 
In un tempo anteriore il pluteo mancava, e l'ambulacro L era separato dall'area 
scoperta mediante uno scalino. Lo stipite meridionale era rivestito di legno, che 
rispettato quando fu costruito il pluteo, ha lasciato la traccia ed il vuoto. In questo 
pluteo è in parte murato in b un puteal di terracotta. Sulla parete occidentale del- 
l'area corre, al di sopra dello zoccolo laterizio, una larga fascia di intonaco bianco, 
sulla quale son dipinti i due soliti serpenti agatodemoni che in direzione opposta 
si appressano all'ara imbandita. Appiè di questo dipinto sacro vedesi nel pavimento, 
che è di coccio pesto con numerosi frammenti di marmo, la traccia di un altare qua- 
drangolare in muratura, che dovette esser poi rimosso ; e nella parte anteriore della 
detta traccia osservasi un tubo circolare di terracotta incastrato nel pavimento e 
riempito anch'esso di coccio pesto. Dall'angolo sud-ovest corre verso il centro del 
pavimento un canaletto cavato nel pavimento stesso e che pare sia stato lasciato in- 
completo : esso si dirige verso un'apertura praticata appiè del pluteo orientale e che, 
chiusa da una lamina di piombo forata, raccoglieva l'acqua per la cisterna sotto il 
puleal mentovato. Un'altra apertura per raccogliere e versare l'acqua nella cisterna 
vedesi presso lo stesso puteal ed è similmente difesa da una lamina di piombo forata. 

L'area scoperta è separata dal piccolo viridario P anche per mezzo di un 
basso pluteo in muratura, che, rivestito d' intonaco laterizio diviso in riquadrature 
mediante strisce rosse e decorato di piante palustri, forma gomito ad ovest: nella 
parte centrale ha un piccolo vano di passaggio al viridario, con scalino di fabbrica. 

I Poggiata su questo pluteo si rinvenne l'S aprile 1903 una protome marmorea sati- 
resca ad erma, alta m. 0,20, con orecchie caprine e corna di ariete. 
Il giardino P è limitato a mezzogiorno e ad occidente da muri ciechi con ri- 
yestimento d'intonaco grezzo; ad oriente è separato dalla parete esterna degli am- 
ìbienti M ed N mediante la continuazione del suddetto pluteo. Neil' interstizio fra 
questo e la parete è ricavato un canale che raccogliendo le piovane dai tetti degli 
ambienti vicini le versava nella più volte menzionata cisterna col puteal per un foro 
anche qui difeso da lamina di piombo forata. In origine la stanza M comunicava 
col giardino stesso per mezzo di vani che poi furono murati. 

Il giardino ha nel centro una mensa rettangolare di fabbrica, rivestita d' into- 
naco laterizio e con una magnifica lastra di marmo colorato al di sopra. Intorno a 
tre lati di essa, verso sud, gira, formando il disegno di un rettangolo aperto dinanzi, 
un basso pogginolo di muratura, col piano ricurvo esternamente, rivestito di stucco 
ed ornato di piante su fondo giallo. Trattasi evidentemente di un basso sedile col- 
locato intorno a tre lati di una piccola mensa e col quale si volle ricordare la di- 
sposizione dei letti triclinari in muratura. 

Lungo le pareti meridionale ed occidentale ben si distinguono i posti dove sor- 
gevano le piante, per la particolarità che ciascuna pianta era circondata da un rialto 
circolare di terra, allo scopo di conservare, col vuoto che veniva a formarsi, più lun- 
gamente l'acqua intorno alla pianta. Dei fori circolari piuttosto profondi, sul lato 
anteriore del giardino, servivano senza dubbio a tener fissi i pali di un pergolato: 



POMPEI — 92 — REGIONE I. 

sono notevoli alcuni cocci di vasi adoperati nei fori come zeppe per meglio fermare 
i pali. Intorno agli altri lati del giardino ricorrono del pari altri fori, i quali però 
presero la configurazione obliqua in seguito al piegarsi dei pali sotto la pressione 
delle macerie. 

Quasi nell'angolo nord-ovest, in e, è cavata una nicchietta di forma semicircolare 
e sporgente in fuori col piano e con la parte superiore. Rivestita d' intonaco bianco, 
Ila il fondo dipinto di azzurro disseminato di macchiette rosse e gialle e di stellette 
gialle con un punto rosso nel centro. Il fondo bianco delle pareti laterali interne 
della nicchia e tutta la parte esterna è decorato suppergiù al modo stesso. Dinanzi, 
sul suolo, sta un'ara di fabbrica ricoperta d' intonaco laterizio, la quale presenta nel 
suo piano orizzontale superiore un incavo quadrato, ove si rinvennero carboni e cenere. 

Nell'angolo sud-ovest si vede un piccolo poggiuolo di muratura intonacato, per 
sostegno forse di qualche cosa in legno ; e nella parete meridionale sbocca il tiraggio 
della cucina della casa di Lucrezio Frontone. 

Per un largo vano, situato sullo stesso asse di quello che mette in comunica- 
zione r ambulacro L con l'atrio, si passa nell'ambiente Q , probabilmente del pari 
un ambulacro. Il vano aveva stipiti di legno, che però furono apposti a stipiti più 
antichi rivestiti d' intonaco dipinto, il quale a sua volta copriva un altro intonaco 
grezzo. Al posto della soglia il pavimento di coccio pesto forma un piano inclinato 
verso Q , decorato della rappresentanza — ottenuta con iessellae bianche di mu- 
saico — di due delfini affrontati, con un'ancora in mezzo e un ramo fronzuto a destra. 
Non è casuale in questa rappresentanza la ricorrenza degli elementi ricordanti il 
mare e che certamente hanno un rapporto con la nave dipinta a destra dell' ingresso. 
Ove poi il ramo a destra dei delfini fosse d'alloro, potrebbe avere un rapporto con 
Yomphalos dell'altra rappresentanza a sinistra dell'ingresso medesimo. 

L'ambiente Q aveva una larga finestra che si apriva in 0, con stipiti di legno, 
e serviva a dar luce alla stanza E, aperta quasi interamente verso Q. Questo am- 
biente, ambulacro che fosse, ha pareti rustiche con alto zoccolo laterizio e pavi- 
mento di opus signinum. Addossata al muro occidentale era una cassa o armadio, 
di cui si rinvenne il 6 aprile 1903 la serratura di bronzo ed una borchia circolare 
anche di bronzo. Vi si trovarono riposti i seguenti oggetti : Bronzo. Una piccola cas- 
seruola a coppa; altra più grande, ma molto danneggiata; una forma di pasticceria 
con catenine a spina di pesce, rinvenute dentro; uno specchio circolare (metallo 
bianco?); tre pinzette; una piccola strigile ed un ago saccaie; tre piccoli tubi ci- 
lindrici di varia grandezza, con anima di legno, probabilmente ornamenti di mobili; 
due coppe emisferiche, in ciascuna delle quali è adattata una pomice per levigare. 
— Ferro. Un rastrello a sei denti, due grandi zappe e tre piccole. — Piombo. Un 
peso con ansa di ferro. — Vetro. Quattro bottiglie piriformi, una bottiglia conica, 
un'altra cubica, una sferica, un unguentario, una tazzina con dentro venti pedine di 
pasta vitrea e un'asticina di vetro a spirale; un bicchiere scanalato restaurato. — 
Terracotta, Un vaso ad imitazione dei vasi aretini; tre tazze e tre paterette are- 
tine; una lucerna con una mascheretta comica nel disco e la marca STROBILI; due 
vasettini con avanzi di colore (?); una pignatta piuttosto grande, alta m. 0,18, dal 



REGIONE I. — 93 — POMPEI 



fondo rotto, contenente utensili ed arnesi di ferro e bronzo aderenti per l'ossido; 
due altre pignatte di diversa grandezza; un oleare ed un'olla. — Osso. Tre dadi o 
cinque pedine. Insieme con i dati e le pedine si raccolse una piastrella quadrata, 
di mm. 24 di lato, di un impasto giallo, nella quale e incastrato un grazioso 
disegno in pasta vitrea che sporge dalle due facce (Giorn. dei Soprastanti). — 
Crostacei. Tre conchiglie fra le quali due ciprèe. 

La stanza R, il cui vano d'ingresso aveva stipiti di legno con risvolte o mostre 
laterali, era coperta di vòlta a botte ed ha pavimento di mattone pesto, misto a nume- 
rosi frammentini o schegge di marmo, e pareti decorate a fondo rosso. Sventurata- 
mente la sua decorazione è quasi andata a male, e dei tre quadri contenuti nelle 
riquadrature centrali delle pareti non si conserva che solo quello della parete setten- 
trionale, ora nel Museo Nazionale di Napoli. Ma l'importanza del soggetto in esso 
rappresentato ci compensa in qualche modo della perdita subita (fig. 2). È alto 
m. 1, 14, largo m. 0,94, e la scena ritrae un paesaggio con colline nello sfondo. 
Verso l'angolo superiore sinistro appare Diana sul carro tiralo da due cavalli bianchi 
galoppanti verso destra: la dea sembra che abbia la mezza luna in testa e indossa 
un chitone chiaro senza maniche con manto paonazzo rigonfiato ad arco dietro le 
spalle; regge con la destra le redini. L'azione dunque si svolge di notte. Innanzi al 
carro della dea, sempre nell'alto, ma più verso il centro, discende volando Marte, 
completamente armato, con galea cristata, corazza e gambali di bronzo dorato 
(giallo): tenendo con la sinistra imbracciato lo scudo e poggiata a questo braccio la 
clamide rossa pendente, stringe con l'altra mano la lancia e guarda in giù a destra. 
Verso questo lato, giace distesa sul pendio di una collina una figura femminile, cinta 
il capo di tenia e vestita di chitone giallo con manto paonazzo che discendendole 
dalle spalle lungo il dorso le ravvolge la parte inferiore della persona, lasciando sco- 
perta la parte superiore ed anteriore. La donna dorme, mollemente poggiata sul gomito 
sinistro e con la faccia volta al riguardante; l'altro braccio è steso lungo il fianco. 
Sin qui la composizione è ricalcata su quella assai nota di Selene che discende a 
visitare il dormente Endimione, oppure di Perseo che vola a liberare Andromeda, ovvero 
anche di Atena che discende a proteggere Arianna addormentata. 

A destra, in lontananza, si scorge un tempio con la fronte rivolta a sinistra. 
Quasi nello stesso piano della donna addormentata, ma alquanto più in basso a sini- 
stra, sta un gruppo di tre figure maschili, tutte e tre con lunga veste bianca (toga), 
e delle quali quella che precede, alzando il braccio sinistro con l' indice proteso, indica 
il prodigio agli altri due compagni, che sollevano del pari lo sguardo verso l'alto. 
Questo gruppo è assai poco conservato: dietro ad esso, ma più nello sfondo, un edifizio 
quadrangolai-e con finestre; e nello stesso piano del gruppo, ma più verso il centro, 
un'ara quadrangolare ardente, cui è addossata un'asta (fiaccola?). Più sotto, a sinistra, 
si vedono due altre figure, luna maschile e l'altra femminile, le quali sono però in 
cosi cattivo stato di conservazione, che può dirsene molto poco. Della figura maschile 
avanza la parte inferiore della persona, e della figura femminile si può affermare che 
indossa una veste gialla con orlo violaceo. Le duo figure procedono certamente verso 
sinistra e pare che l'uomo spinga innanzi la donna, la quale si volge verso di lui. 



POMPEI 



— 94 — 



REGIONE I. 



Più sotto ancora, cioè verso il basso del quadro, sta in piedi Mercurio, con petaso 
alato, corta veste di color paonazzetto chiaro e rossa clamide avvolta con un lembo 




Fio. 2. 



al braccio sinistro, nella cui mano tiene il caduceo : egli, volgendo la testa indietro 
verso una figura femminile che gli è d'accanto, le indica con la destra protesa qual- 



REGIONE I. — 95 — POMPEI 

cosa che si vede verso dritta. La donna è vestita di datone giallo con manto celeste 
sovrapposto che le avvolge la parte inferiore della persona. Guardando verso destra, 
sembra che regga con ambo le mani il manto. La cosa che Mercurio indica alla 
donna, è la lupa, la quale allatta i gemelli volgendo indietro la testa per guardarli. 
Fra questa ed il gruppo di Mercurio e la donna si eleva un albero privo di foglie 
presso una specie di ponticello, sotto il quale scorre acqua. Finalmente a destra vedesi 
di fronte una figura muliebre stante, panneggiata, con le braccia aperte, in atteggia- 
mento di meraviglia; e a sinistra, ma in primo piano, una figura maschile giovanile, 
senza barba, sdraiata sopra un rialzo in riva al fiume, con mantello che ne ricopre 
le gambe : appoggiandosi col gomito destro, guarda in alto, verso il gruppo di Mer- 
curio. Alle sue spalle si distingue un antro. 

Come il lettore avrà già osservato, la conservazione del dipinto è poco buona 
e la esecuzione n' è appena mediocre. Nondimeno esso è di capitale importanza, 
sia perchè è il primo dipinto pompeiano che si riferisca alla leggenda delle origini 
di Roma, soggetto spesso trattato nei monumenti antichi (cfr. Preller-Jordan, Ròm. 
Mylh., II, pag. 347, nota 3), sia perchè ci offre una conferma ulteriore del fatto che 
alla pittura murale campana dell'epoca imperiale non fu estranea la influenza della 
poesia latina. Il nostro dipinto rientra nella classe di quelli che rappresentano due 
più momenti di una sola e medesima azione o di un solo e medesimo mito. Nella 
parte superiore del quadro è rappresentato Marte che di notte vola ad abbracciare la 
^ dormente Rea Silvia. Il pittore si attenne alla comune tradizione narrata da Ovidio 
e da altri poeti e rappresentata da vari monumenti, secondo la quale la Vestale venne 
abbracciata dal Dio nel sonno. Nel gruppo delle tre figure maschili, che si vedono 
a sinistra, quasi nello stesso piano di Rea addormentata, potrebbero riconoscersi così 
i Salii nell'atto di ammirare il prodigio come i testimoni della grave colpa della 
Vestale: l'ara ardente, che si vede poco discosto, è senza dubbio il simbolo della 
sacerdotessa. Nel gruppo dell'uomo che spinge la donna pare doversi scorgere la 
sacerdos vincta in custodiam data : l'uomo dalla veste corta è senza dubbio un servo. 
Nel terzo momento, rappresentato nel basso del quadro, vediamo la stessa Rea Silvia, 
alla quale Mercurio mostra il frutto del divino amplesso di lei, cioè i gemelli allat- 
tati dalla lupa ubi nunc ficus ruminalis est; e il fico ruminale è l'albero privo di 
foglie che sorge presso il ponticello, fra la lupa e il gruppo di Mercurio. Non è poi 
inutile notare come, ad indicare la identità del personaggio principale, cioè di Rea 
Silvia, in tutti e tre i momenti il pittore abbia fatto ricorso all'espediente di rap- 
presentarla sempre con veste gialla. Finalmente nella figura maschile giovanile 
sdraiata a sinistra, in primo piano, presso le acque del Tevere io ravviso la perso- 
nificazione del monte Palatino e nell'antro che si disegna alle sue spalle il Lupercale. 
Della figura muliebre stante che vedesi a destra, con le braccia aperte, come un'ado- 
rante, non mi permetto sul momento di dare alcuna spiegazione, riserbandomi d' illu- 
trare questo importante dipinto in altra sede e con tutto l'agio. 

Le riquadrature centrali che contenevano i dipinti sono limitate da due esili 
; colonnine, le quali sostengono una leggiera trabeazione invadente il campo del fregio, 
[con la cui decorazione si fonde. Sulla parete settentrionale, ai lati della riquadratura 



POMPEI — 96 — REGIONE 1. 



centrale, ve ne sono due altre a fondo rosso, superiormente limitate da una elegante 
fascia a fondo giallo decorata di palmette di vario tipo e colore, diritte e capovolte 
formanti serie. Solo nella riquadratura di destra si scorge ancora un candelabro, es- 
sendo rotta la corrispondente porzione di parete a sinistra. Delle pareti lunghe meglio 
conservata è quella occidentale, e propriamente la metà sinistra di essa. Qui vediamo 
— e naturalmente tale era del pari la decorazione dell'altra metà — tre altre riqua- 
drature oltre quella centrale, delle quali due a fondo rosso sono divise da una terza 
a fondo nero molto più stretta, che offre la rappresentanza di un cratere, dal quale 
si eleva un lungo fusto ricoperto di foglioline verdi e con grappoli di uva verso la 
parte inferiore: più in alto vedesi un cerchietto addossato al fusto. Il fregio a fondo 
rosso è decorato di leggiere architetture, e lo zoccolo nero era scompartito in riqua- 
drature. Nella parete occidentale è un lungo incavo per il letto. 

In questa stanza il giorno 7 aprile 1903 tornò a luce: Bromo. Una oinochoe 
trilobata, ben conservata, con manico tìniente inferiormente in una mascheretta silenica 
e superiormente nella testina di un puttino; sette monete, cioè un asse di Agrippa, 
un altro assai consunto di Tiberio, due di Claudio, due assi ed un sesterzio di Ve- 
spasiano, inoltre una moneta imperiale rotta; un cardine con cerniera; una piccola 
fibula ed una maniglia. Terracotta. Una lucerna. E il giorno 8 dello stesso mese: 
Bronzo. Cinque monete, cioè un asse di Claudio, un sesterzio di Galba e un sesterzio 
e due dupondì di Vespasiano. Argento. Un denaro di quest'ultimo imperatore. Osso. 
Quattro cerniere. Travertino. Tre pesi con ansa di ferro. Terracotta. Un urceo rotto 
nel collo e mancante dell'ansa, con la epigrafe in nero: 

LIQVAMEN 



Finalmente il 20 aprile vi si rinvenne: Argento, Un denaro di Vespasiano. 
Bronzo. Cinque monete corrose, cioè un sesterzio e due assi di Vespasiano e due assi 
di Domiziano; un piccolo caldaio, un cardino, una fibula per cavallo ed un anello. 
Vetro. Una boccettina, un unguentario e cinque anelletti di bronzo. 

La descritta stanza R comunica con l'altra S decorata a fondo bianco. Il vano 
di comunicazione aveva stipiti di legno e probabilmente anche la soglia era della 
stessa materia. Il fondo bianco delle pareti è scompartito in grandi riquadrature: 
nel mezzo di ciascuna delle due riquadrature della parete nord un medaglione a fondo 
paonazzo; meglio conservato è il medaglione a sinistra con la rappresentanza di un 
grifo alato. Nella riquadratura centrale della parete orientale vedesi un quadretto ret- 
tangolare, in cui è rappresentato un pavone tra due pianticelle, sopra l'una delle 
quali esso becca. Anche questa stanza era adibita per cubicolo, come mosti-a l'incavo 
del letto nella parete occidentale. 

Sulla parete meridionale è graffito sull'intonaco bianco: 



M N XIIIIX P M 



REGIONE 1. — 97 — POMPEI 

In questo cubicolo si raccolse il 23 maggio 1903: Bronzo. Un suggello rettan- 
golare con la leggenda in lettere rilevate: 

é A ìcsM 
iaMV)32 

nel castone dell'anello, un'anfora in incavo. Uno scudo rotondo di serratura col suo 
corrente, una fibula per cavallo, una pinzetta, un vasetto col manico terminante su- 
periormente in pollice umano, un oleare frammentato. Un piccolo masso fuso imitante 
una roccia, il cui centro acuminato presenta un foro con tracce d'impiombatura ; ser- 
viva probabilmente per getto di fontana. Un cardine. Tredici monete, cioè due assi 
di Agrippa, uno di Tiberio, tre di Claudio, due sesterzi, un asse e tre dupondì di 
Vespasiano e un asse di Domiziano. Ferro. Un cardine ed una chiave. Osso. Un ago 
crinale, finiente superiormente in una piccolissima statuetta di Venere anadiomene, 
priva della testa e delle braccia. Velro. Tre bottiglie cubiche e un vasetto cubico 
con bocca circolare. Terracotta. Una conca ellittica, un' oinochoe, un pignattino ed 
una lucerna ad un sol luminello. Piombo. Quaranta contrappesi piramidali. 

Dal descritto cubicolo S, per un vano, con soglia di legno e stipiti rivestiti d'in- 
tonaco, si riesce nell'atrio, dove quegli stipiti avevano mostre di legno. 

Poiché in questa casa tornò a luce il suggello di un Marco Fabio Secondo, al 
quale una donna di nome Optata scrisse il suo saluto sul muro esterno della casa 
stessa (v. sopra, pag. 86), non parrà strana la congettura che, se la ragione remota 
della piesenza di un dipinto relativo alle origini di Roma in Pompei va ricercata 
nella grande diffusione che, soprattutto al tempo dei Giulii, ebbe la leggenda di quelle 
origini, la causa prossima della presenza del detto dipinto in questa casa mi pare 
possa additarsi nella boria quasi legittima del padrone, che vantava l'illustre nome 
dei Fabii. 

A. SOGLUNO. 

Roma, 21 maggio 1905. 



REGIONE Vili. — 99 — RAVENNA 



Anno 1905 — Fascicolo 5. 



Regione Vili (CISPADANA). 

I. RAVENNA — Marmi iscritti riconosciuti fra materiali di fabbriche. 

Nella chiesa di s. Vitale, nella cappella della Madonna, a nord dell'abside, nei 
gradini dt'U'altare si trovò clic due di essi erano formati con blocchi di marmo greco 
segati da nna grossa lastra, sul cui prospetto era stata incisa in grandi e bei carat- 
teri una iscrizione funebre latina. 

I due pezzi, che risultano di eguale misura, cioè larghi m. 1.90, alti m. 0,35, e 
dello spessore di m. 0,12, salvo un piccolo tratto intermedio che nel segarlo andò 
perduto, si ricongiimgono e danno intiero il testo dell'epigrafe: 

DlS MANIBVS 

I->,-L-I-AE ' N-GE-^V A E 

o ii-A~T-»-iri"v a^^I-?,-o-vr»>.'. « (sic) 
FILIAE PIENTISSIMAE 
vIXlTANNIS XX DIEBVS XXII 

In uno scavo fatto nell' interno del Battistero della cattedrale, presso il muro 
perimetrale si trovò un altro frammento di marmo greco, alto m. 0,26, largo superior- 
mente m. 0,222, in cui si legge : 




1 caratteri sono da riferire al periodo tra il V ed il VI secolo. 

C. Ricci. 



Notizie Scati 1905 — Voi. II. 32 



ROMA 



100 



ROMA 



II. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. Continuandosi sul viale Manzoni gli sterri per la costruzione delle 
case della Società dei ferrovieri, è stato rimesso all'aperto un altro tratto dell'antico 
selciato stradale che fu incontrato nel mese passato (cfr. Notisie 1905, pag. 79). 
Questo tratto si estende per olti-e dieci metri, e di mano in mano che procede verso 
nord, va abbassandosi di livello. 

Sono stati pure scoperti resti di muri laterizi, fra i quali meritano ricordo due 
pilastri che distane fra loro m. 2,50, ed hanno come soglia una grande lastra di marmo 
scorniciata, lunga m. 3,00, larga m. 0,25 e grossa m. 0,21. 

Regione VII. Nel fabbricare un casamento fra la via Lazio e la via Lom- 
bardia, si è recuperata un'antefissa fittile, alta m. 0,16 X 0,14, clic porta in rilievo 
una testina muliebre fra due delfini ; una tegola, di ra. 0,44 per ogni lato, col sigillo 
di C. Marcio Severo {C. XV, 1288). ed un frammento di altra tegola col sigillo di 
C. Calpetano Musofilo {C. XV, 907 5). Ambedue questi bolli sono del primo secolo 
dell'impero. 

Via Salaria. Dagli sterri per la costruzione della fogna nel nuovo Corso di 
porta Pinciana provengono le seguenti memorie sepolcrali. 

1. Lastra di marmo, con cornice, rotta sui due lati, alta m. 0,18 X0,24: 



m. p 
m. p 



ERPERNAE- M • L 
OSSA HIC • SITA • SV 
ÌRPERNAML-PHILA'. 
POLITOR • EBORARnVs 



nt 



ì 



2. Tabella da colombario, di m. 0,18X0,06: 

GEMNIAO- L- CRESTE- 

3. Frammento di cippo in travertino, di m. 0,21 X 0,18: 




Un'altro ricordo della gente Perperna si rinvenne presso il sito medesimo nello] 
scorso mese di febbraio: cfr. Notisie 1905, pag. 38. 

G. Gatti. , 



ROMA — 101 — ROMA 

Via Labicana. Nella tornita di Pantano, di proprietà del principe don Sci- 
pione Borghese, eseguendosi alcuni lavori di sterro per ricerca di acqua a scopo di 
irrigazione, è stato scoperto un piccolo tratto di antica strada, formato con poligoni 
di selce, il cui piano trovasi quasi alla supertìcie del piano di campagna. La strada 
ò larga m. 2,50 e limitata in ambo i lati dalle crepidini alte m. 0,15; la sua dire- 
zione è da nord a sud, e doveva probabilmente congiungere la Labicana con la Pre- 
nestina. 

A poca distanza da detta strada, e verso oriente, si sono incontrati, sempre per 
gli stessi lavori, alcuni avanzi di costruzione, probabilmente spettanti ad un antico 
monumento sepolcrale. Tale costruzione è formata di grosse lastre di pietra gabina, 
lunghe m. 1,70, larghe m. 0,88 e dello spessore di m. 0,25, disposte in una fila nel 
senso della lunghezza, e nell'altra nel senso della larghezza, con inclinazione piut- 
tosto forte dal lato volto ad oriente. 

Fra la terra rimossa si trovarono in gran quantità minuti frammenti di intonachi 
dipinti e scorniciati, i quali dovevano rivestire le pareti interne del sepolcro me- 
desimo. 

Via Portuense. A pie' della collina ove sorge il casale di Ponte Galera ed 
a sud di esso, facendosi lavori di sterro per la costruzione di una nuova strada che 
dalla Magliana conduce a Palidoro, sono stati messi alla luce alcuni avanzi di antichi 
sepolcri in opera laterizia. 

Uno soltanto di essi è meglio conseiTato. È largo m. 1,70, ed ha nella parete 
di fondo una edicoletta alta m. 0,75, larga m. 0,50 e profonda m. 0,60. Nelle pareti 
longitudinali sono incavati tre loculi, larghi m. 0,25, alti m. 0,30 con le olle murate : 
così pure ne esistevano altri due, imo a destra e uno a sinistra dell'edicola. 

La copertura di questo sepolcro era con vòlta a botte, in pietrame, rivestita con 
mattoni in piano, sui quali rimane una parte dell' intonaco con tracce di stucchi ; 
anche le pareti erano rivestite d'intonaco. Nel pavimento era scavata una fossa, nella 
quale era deposto un cadavere con la testa sotto l'edicola ed i piedi verso l'in- 
gresso. 

Altri avanzi di simili sepolcri si trovarono in prossimità di quello descritto; 
ma sono tutti in pessimo stato di conservazione, essendo stati antecedentemente de- 
vastati e manomessi anche i resti dei cadaveri. Furono pure ivi stesso scoperte altre 
tombe scavate nella terra, e ricoperte con tegole a cappuccina. 

Fra il materiale proveniente dalla demolizione di una parte dei muri, è stato 
raccolto un frammento di mattone, su cui è impresso il bollo circolare di fabbrica: 

EX FIG SEM petroniorW 

MAMER-e^ sepTl 

Di questo sigillo delle figline Sem si conosceva finora un solo esemplare 

trovato in Ostia e pubblicato nel voi. XIV del C. f. L., n. 4089, 26 (= XV, 2150). 
Il eh. Dessau ha già notato che i due Petronii, Mamertino e Septimino, sono i figli 
del prefetto del pretorio Petronio Mamertino, consoli l'uno nell'anno 182, l'altro nel 
190, uccisi ambedue per ordine di Commodo. Ed. Gatti. 



ROMA — 102 — ROMA 



Scavi nelle catacombe romane. 

(1904-1905). 

Importante scoperta del centro storico nel cimitero di Commodilla. — Il ci- 
mitero di Commodilla è indicato dagli antichi documenti cristiani presso la via 
Ostiense poco lungi dalla basilica di s. Paolo; ed in esso, secondo questi documenti, 
furono sepolti i martiri Felice e Adautto, Emerita e Nemesio. 

I piìi celebri fra questi furono i santi Felice e Adautto uccisi nella persecu- 
zione di Diocleziano, in onore dei quali il papa Damaso compose una epigrafe me- 
trica ('). 

II cimitero di Commodilla è ricordato negli atti dei suddetti martiri, nei mar- 
tirologi e nelle topografie del secolo settimo. In esse si indicano i sepolcri di Felice, 
Adautto e Nemesio e si attesta che i due primi riposavano in uno stesso sepolcro, 
et ambo requiescunl in uno loco (-). Neil' itinerario poi di Einsiedlen si indicano 
come vicine le tombe dei primi due e quella di Emerita Felix Adauclus et Emerita. 
E questo luogo fu sempre tenuto in venerazione e venne restaurato dal papa. Giovanni I 
(523-26) come attesta il Liber Pontifrcalis. 

Abbandonato questo cimitero, come tutti gli altri, dopo la traslazione dei corpi 
dei martiri nell'interno della città nel secolo nono, restò nell'oblio per lungo tempo; 
tino a che nel 1720 ne tornò in luce per fortuita combinazione una parte, con una 
grande stanza sotterranea. Il Boldetti che la visitò, die' un cenno di tale scoperta 
descrivendo alcune pitture che ivi ancora si vedevano, e queste non lasciavano alcun 
dubbio che in quella stanza fossero stati sepolti i martiri già ricordati (}). 

Una grande frana però seppellì dopo pochi giorni la cripta, la quale restò na- 
scosta fino ad ora; e del cimitero di Commodilla era fino a poco fa praticabile sol- 
tanto una piccolissima parte assai rovinosa. 

Da alcuni anni io facevo premura alla Commissione di archeologia sacra perchè 
si procedesse ad uno scavo nella vigna Serafini sulla via delle Sette Chiese, ove se- 
condo le indicazioni del Boldetti doveva giacere nascosta la storica cripta dipinta, 
allo scopo di rimettere in luce questo importante monumento. Tale escavaziono 
si intraprese finalmente nell'anno 1904, e ci restituì non solo la cripta veduta dal 
Boldetti, ma eziandio una vasta regione del circostante cimitero sotterraneo. E di 
queste scoperte do ora un brevissimo resoconto, rimandando, per i particolari che 
interessano soltanto gli studiosi ili archeologia cristiana, a quello che io stesso altrove 
ne ho scritto (''). Aggiungerò poi a questo resoconto notizie di altre scoperte avve- 
nute dopo quella pubblicazione. 

(') Ihm, Damasi epujrammata. pag. 10. 
(») De Rossi, Roma sott. I, pag. 182-183. 
(') Boldetti, Osservazioni sopra i sacri cimiteri ecc., pag. 541. 

(') Un* minuta descrizione di tutte queste scoperto fu da me data liei Nuovo Bullettino 
di Archeologia Cristiana 1904, (n. 1-4), pagg. 41-160. 



ROMA — 103 — ROMA 

Lo scavo è stato intrapreso a cielo aperto e sopra una vasta zona di terreno 
nella vigna del cav. Giuseppe Serafini, che ha favorito con grande cortesia l'opera 
della Commissione; e questo scavo si è poi continiinto nelle gallerie sotterranee. 

Si è rinvenuta cosi la vasta scala di accesso al luogo storico, costruita proba- 
bilmente dal papa Damaso, e presso di questa la cripta sepolcrale dei martiri che 
ha la forma di una piccola basilica cimiteriale sotterranea scavata evidentemente 
nell'epoca della pace con l' ingrandimento del cubicolo primitivo dei santi. Nel 
fondo di questa si vede un grandioso sepolcro coperto da un'abside che era adorno 
di pitture e di musaici e presso il quale si veggono pure numerosi graffiti di antichi 
visitatori. Questo sepolcro era capace di tre posti, due insieme uniti l'un sotto l'altro 
nel piano sotto la nicchia, ed un terzo separato nella parete; e può supporsi che 
nel primo fossero i corpi dei santi Felice e Adautto, e nell'altro quello di santa 
Emerita. Su questa tomba si veggono ancora le tracce di alcune antiche pitture del 
4° del 5" secolo; cioè di fronte i due santi locali che accennano al monogramma 
di Cristo e a destra l' incoronazione dei santi stessi e di s. Emerita. 

A destra si vede una grande nicchia ove forse sorgeva l'altare, e accanto a questa 
se ne apre un'altra, ove probabilmente era collocata la mensa dei lumi. 

Una iscrizione metrica trovata presso il sepolcro dei martiri ci dà la notizia 
che un prete di nome Felice, cioè omonimo al martire principale, fece dei lavori 
importanti in quel luogo sotto il pontificato di Siricio (a. 385-398). Probabilmente 
allora la cappella primitiva dei santi, già adornata dal papa Damaso, fu ingrandita 
e trasformata nella piccola basilica cimiteriale. 

Ecco il mutilo testo di questa importantissima epigrafe che potrebbe restituirsi 
f coti 

HIC FAMVLOS DOMINI NOVa iiunc bene (empia reservant 
QVI-DVLCES ANIMAS SOLVErunl carpare jmclirn 
VT PARITER POSSENT VÌW arum scandere sedes. 
FELICEM TEGIT HIC TWN[ulus qui major in aula 
OCCVRRIT CRADlB'i'SAUC lumque recandii Adauclum. 
SALVO SIRICIO PAPA R eaovata dicavit 
MARTYRIBes FELIX Pro munere vota rependens 

Questi supplementi sono puramente congetturali. Ma qualunque fosse la dicitura 

della parte mancante del marmo è sempre certo che l'iscrizione accenna al sepolcro 

("dei due martiri Felice e Adautto, e ricorda i lavori eseguiti in quel luogo sotto il 

pontificato di Siricio da un prete di nome Felice, come compimento dei lavori da- 

masiani. 

Nelle pareti della cripta furono praticati numerosi sepolcri, come pure sotto il 
pavimento; il che mostra la grande devozione che vi era per quei martiri. 

E tale devozione è anche confermata dalla esistenza di una galleria scavata nel 
quarto secolo accanto proprio al santuario {retro sanclos); galleria che fortunata- 
; mente restò chiusa dal secolo quinto o sesto fino ai giorni nostri e che perciò ab- 



ROMA — 104 — ROMA 

bìamo ritrovata in uno stato di quasi perfetta conservazione, con i loculi ancora 
chiusi, molti dei quali portano ancora le lucerne di terra cotta, murate nella calce. 

Nella cripta vi sono tre tombe di particolare importanza e decorate di pitture 
del secolo incirca sesto. 

La prima verso il fondo è quella di una donna di nome Turtura, il cui sepolcro 
è adornato di un bellissimo ed intatto affresco di stile bizantino (VI secolo) rappre- 
sentante la defunta innanzi alla Vergine Maria seduta in trono col fanciullo Gesù 
e in mezzo ai due santi locali Felice e Adautto accompagnati dai loro nomi SCS 
FELIS (sic) SCS ADAVTVS. 

L'iscrizione sepolcrale di Turtura è dipinta al disotto e dice cosi: 

SVSCIPE NVNC LACRIMAS MATER NATIQVE SVPERSTIS 

QVAS FVNDET GEMITVS • LAVDIBVS ECCE TVIS 
POST MORTEM PATRIS SERVASTI CASTA MARITI 

SEX TRIGINTA ANNISSIC VIDVATA FIDEM 
OFFICIVM NATO PATRIS MATRISQVE GEREBAS 

IN SVBOLIS FACIEM-VIR TIBI VIXIT OBAS 
TVRTVRA NOMEN ABIS SET TVRTVR VERA FVISTI 

evi CONIVX MORIENS NON FVIT ALTER AMOR 
VNICA MATERIA EST QVO SVMIT FEMINA LAVDEM 

QVOD TE CONIVGIO EXIBVISSE DOCES 
HIC • REQVIEXCIT IN PACE TVRTVRA 

QVE BISIT PL ivi ANNVS LX* 

È notevole la frase del terzo pentametro, che cioè essa avea ricordato sempre 
nelle sembianze del figlio il defunto marito di nome OBAS ovvero OPAS; come 
pure è assai graziosa quella del quarto esametro ove si dice che costei fu tortora di 
nome e di fatto. 

Il secondo sepolcro, alquanto più lungi dal fondo, è un loculo dipinto ad imita- 
zione di marmi colorati con la iscrizione dipinta di una Quadragesima e la data 
dellanno 432 (v. sotto). 

Il terzo sepolcro sta quasi sulla porta della cripta, ed è anch'esso decorato di 
una pittura del sesto secolo che rappresenta il Salvatore nell'atto di dare le chiavi 
a s. Pietro (SCS PETRVS). A sinistra è raffigurato s. Paolo (SCS PAVLVS) con i 
volumi delle sue epistole, e poi s. Felice (SCS FELIX) con la corona in mano, 
mentre dopo s. Pietro si veggono le tracce della figura scomparsa di un altro santo. 
Questo quadro è posto in mezzo alle due figure di s. Stefano (SCS STEFANVS) e 
di s. Emerita (SCA MERITA) sotto le quali sono dipinti due alberi di palma. 

In uno strato d'intonaco più antico sotto il quadro descritto e al disopra del 
loculo, che è aperto nel basso della parete, si veggono le languide tracce dell' iscri- 
zione dipinta in rosso: 

SANCTO MARTYRIBENERABILI (sic) 



ROMA — 105 — ROMA 

Siccome risulta dagli itinerari dei pellegrini clie nella stessa ecclesia ove erano 
sepolti i martiri Felice e Adautto era anclie venerato un altro martire sconosciuto 
di nome Nemesio, così può supporsi con grande probabilità che questo fosse appunto 
il suo sepolcro. 

Nella galleria che mette alla cripta storica dalla parte della grande scala si è 
poi scoperto un altro monumento assai ragguardevole. 

È una tomba a forno scavata nella parete demolendo o guastando alcuni più 
antichi sepolcri ; e la bocca di questa tomba è adornata di un dipinto del sesto se- 
colo rappresentante santa Emerita fra i due santi locali. Tutto induce a credere che 
sia il sepolcro di un devoto o di una devota del secolo sesto, che ha ambito di 
farei seppellire presso la cripta dei martiri. 

Oltre alla scala principale del cimitero se ne è ritrovata in questi ultimi giorni 
anche un'altra assai più angusta, la quale è molto vicina alla prima e parallela ad 
essa, ma è diretta in senso opposto. 

Finalmente deve notarsi che in questo cimitelo si è scoperto un grande numero 
di sepolcri di forma speciale. Consistono essi in pozzi rettangolari scavati a livello 
del pavimento delle gallerie ; e nelle pareti di questi pozzi sono aperti dei loculi. 
Tale sistema è una particolarità che non si è riscontrata finora in altre catacombe; 
e questo sistema di sepoltura trova un riscontro in alcuni cimiteri africani. 

A queste rapide e sommarie notizie sulla scoperta e sulla forma generale del 
cimitero testé rinvenuto è necessario far seguire l'elenco delle principali iscrizioni 
sepolcrali recuperate negli scavi, le quali appartengono ai secoli quarto, quinto e sesto. 

Darò prima le iscrizioni fornite di data consolare e poi indicherò le altre che 
presentano qualche particolarità e che sono perciò meritevoli di essere ricordate. 

Avverto che le epigrafi furono rinvenute quasi tutte fuori di posto, in parte 
nella cripta storica e in parte nelle gallerie adiacenti. Quelle poche che furono tro- 
vate al posto saranno indicate. 

i ZO SIMVS ■ CESQjIN P ACE 

TERTVLLAINPACE ANNORVMPLVS-MINVS 

QVAE VIXIT ANN ///////// {dep) HI • IDVS MA 

V 1 1 M E N S E S V I jas 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 HIIII L V P 1 C I N 

D XVIII O ET lOBINO CONS t 

TAVRO ET FLOR (a. 367). 

(a. 361) 

SOSORO CLVI VIXIT 
AN N I S XIIII D I ES 
Vini ■ DECESSIT X KAL 
NOBENBRES DEPO 
SITVS VIII KL NOBEN 
LVPICINO ET lOVINO 
IN PACE 
(a. 367). 



ROMA 



106 



ROMA 



Vi è graffito un oggetto di incerto significato. 
UDa galleria. 



Al posto sopra un loculo in 



///.;;/ DEN II DEPOSITVS PAVLVS 
liidecefAhRlS CONSVLATVM 
Valente III ET BALENTINI ANO III 
(a. 370). 

GRATI ANO • V ■ ET • THODOSIO 
EGO- FL VICTOR- ME - VIBO 
CONPARABI - ET-CVM CON 

juge mea (l)OCVJA 

(fl Za) VR- FOSSORE 

(a. 380). 



F L • ANTO nio et Syagrio 
CONSS 

(a. 382). 



. . .qui- V I X'I T • A N N O S - X 
... II • DEP- DIAE- VI - KAL... 
FL - MEROBAVDE - II • ET ■ SATVR ni 
NO • CONS 
(a. 383). 



...i?VI - VIXIT 

fl«?lVS XXIIII 
. . Meroba VDE-II-ET-SATVR 
wm O - C O N S S 
(a. 383). 



HIC-EST-POSITA-PVELLA 
PERSEBERATIA- QVE -VIXIT 
AN - I ■ M • III - D • XI • CONSS • FL//// 

MOEROBAO//// (sic) 
(a. 383 ovvero 377). 



SEPVLCRVM- FILONETIS • SECESSIT - IN • PACE -IH - IDVS 
SEPTEMB-ANNORVM-PLVS-MINVS - XXVIII • MERO B A V 

DE BIS ■ ET ■ SATVRN I NO • CONSS 



(a. 383). 



Al posto in un loculo di una galleria. 



DEPOSITA LE(a) in pa 
CE RI COME D ET dea 
RCO CONSS X... Kal 
N O B QJ/ E V I S I T annos 
XXXII 

(a. 384). 



APRONIANE 
DEPOSITA IN ?A(ce) 
XV C A L E N . . . 
CONSS DN AKC (adio) Aug 
ET BAVDO ve... 
(a. 385). 



ROMA — 107 — ROMA 

La seconda è al posto iu un loculo, ma adoperata già rotta e quindi come ma- 
teriale di chiusura dopo essere stata tolta da un altro sepolcro. 

1 ICI A E COIVGI Q_yAE VIXIT 
ANNVS XXVM-II- DIES • XXVIl ■ DEPOSITA 
V- NONAS- IVL-INPACE-CONSVLATV 
HONORIO • N • P • ET ■ E V O D I O 
(a. 386). 

Al posto in un loculo, messa a rovescio col nome della defunta in parte coperto; 
e quindi adoperata anch'essa come materiale di chiusura. 

natuS • HONORIO 

n. 1). el FI EvodioV-CCOHSS 

diE SOLIS 

luN\ XII SIGNO 
Capricor N V S 

qui vixit ann II OES XXX [sic 

horas viginTl snTIMV 

../cai .. BAQET IN PACE 

TERVS 

(a. 386). 

È assai notevole questa epigrafe per la indicazione astronomica. Il defunto 
era nato nel giorno 12° della luna e quando il nostro satellite era nel segno del 
capricorno, circostanza che trovasi indicata anche in un' altra iscrizione. Fatto il cal- 
colo risulta che questa combinazione si verificò precisamente il giorno di domenica 
23 agosto dell'anno 386. 

MAG * MAXIMO * AVG 
II * CONS * DIONISVS 
ET • RVFINA • SEVIVOS FECE 
RVNT * ET DEFVNCTA ES 
Vini ■ KAL * AVG * BENE 
MERENTI * IN PACE 



A*7w 



A JW 

(a. 388). 

Al posto sopra un loculo, ma rovesciata. Questa data consolare è rara ed assai 
importante ; giacché ricorda 1' usurpazione di Magno Massimo ai tempi di Teodosio 
nell'anno 388 ('). 

{') Ofr. De Rossi, Imcr., l, pagg. 162463. 
NoTiziB ScAvr 1905 — Voi. II. 33 



ROMA — 108 — ROMA 

Questa iscrizione posta a rovescio o non appartenne a questo sepolcro, ovvero fu 
tolta di là quando venne riaperto il loculo per seppellirvi Dionisio e fu allora rove- 
sciata per indicare che dovevasi sostituire con un'altra iscrizione, il che poi non fu 
fatto. i-- 

BENEMERENTl CO(»2m)GI ■ HILARIT A.TI QVE VIXIT 

ANN XXV SPONSA ANN -XI • FVIT SPONSA ANN • VII 

VIXIT ■ CVM • MARITO ANN VI MENSES Vili • DEPOSITA • DIE • XVII • KAL 

SEPTEMB • FL ■ VALENTINIANO ■ AVO • IIII • ET ■ NEOTERIO • V • C • CONS 

(al posto in un loculo) (a. 390). 
DN VALEN , TINIANO AVG 



ET NEVTERIO 
DEPOSITA 
DIE KAL OC 



ve CONS 

BENEROSA 

TOBRIS 



(a. 390). 

Iscrizione rotta in due pezzi, adoperati posteriormente a chiudere un altro loculo 
tuttora al posto. 



VM 

...in. PACE - Q_: VIXIT 
. . . ann. XXV • D • XV 
. . . £al. MAI VAl^ mi 

eT NEVTERIO 

(a. 390). 

XV t KAL OCT 

DIES VENERIS 

LVNA XV 

VIXLEO PM Dlni 

ANN DVO-M//;/ 

Al posto in un loculo. Porse dell'anno 392. 

A-pw 
VITALINE BENE MEREN 
TI IN PACE QVAE VIXIT ANNVS 
PM XXV DEPOSITA XI KAL FEB 
OLYBRIO ET PROBINO VV CC 
CONSS IN PACE 
(a. 395). 



ROMA — 109 — ROMA 



FL,- CESARO et Attico 
• IN PACE 

(a. 397). 

depOSUK BENEMERENTI IN PACe 
...ArAL-NOB Ft. STILICHONE • V • C 

CO«SVLE 

(monogramma di un nome). 

(a. 400). 
Adoperata a rovescio per chiusura di un loculo. 

IN^PACE_ 
III DP^IN PC NON 
s TILIC + 

(a. 400). 
Nel V. 3. si supplisca: {consule S)tilic{oné). 

IN HVNC LOCVM POSITA EST MARCIA 
... A SIMVL CVM MARTINVM 
raaRITVM SVVM FECIT CON/// 
viacenTn ET FRAVF* VC CONSVLE 
m 1 V 

Lettiere piccolissime. (a. 401). 

EGIASO BENE MERENTI qui vixit annos 
PLVS • MINVS • LX depositus 
A^Mj X[-KKl_-NOBENBns Stili 

CHONE • ITERVM ET FI Antemio 
VV ce CONSVLIBVS 
(a. 405). 

. . . VIESCET 
. . . TIVS QVI 
viY^ ANNOS XXXIX 
. . . OB V IDVS 
...HONORIO CONS-X 
(a. 415). 



» — 110 — 



ROMA » — 110 — ROMA 



Honorìo XIII « ET TEODOSIO XP un 
UHM. lANVARNItóET PRE^IECT"/' (s?"c) 
vix ANNVS cs I^XXX 

-f 

(a. 422). 

consulatu FFUL FEUCIS ET TAVRI 
. . . de? ID MARTIAS R DIE D{omtnica) 
fecit cum maKVYO • ANNIS • X 
(a. 428). 

hiC QVADRACE 
NSIMA VIRGO EX 
DIE XC KAL IVL CON 
AETI ve REQVIESESI 
T IN PACE (sic) 

(a. 432). 



Dipinta in un loculo nella cripta dei santi. 

DIPOSITVS ■ CONSTANTIVS APVCILLIS (?) 
IN PACE IIII KAL APRILIS COS ASPRE /// 
QVI VIXIT ANNVS XXXV 
(a. 434). 

. . . VS IN 

... CE III KAL . . . cons FI 

SEVERI • ve • QVI vixit ann. . . 

MENS-XI-DIES... 

Sembra che indichi il consolato di Severo che fu nominato console da Antemio 
nel 470. Questa data consolare è assai rara ('). 

IRA QVAE VIXIT 

Ann... XX DEPOSITA IN PACe 
;) • e • W ABORTI • ve • CÓNS 
locus concessus ajoETRO-PRIMlC-TlT-SCAE 
Sabinae (?) suQ PRB • PAVLO 
(a. 528). 

Questa è l' ultima iscrizione di data certa ritrovata nello scavo. 
(') De Bossi, Inscr. I, pag. 369. 



ROMA — 111 — ROMA 

Essa è importante giacché indica un sepolcro acquistato l' anno 528 con l'appro- 
vazione del prete titolare (forse del titolo di s. Sabina da cui dipendeva il cimitero) 
e del prete amministratore del cimitero stesso. 

È probabile clie questo sepolcro fosse quello a foggia di forno sul quale fu 
dipinta la imagine di s. Merita in mezzo ai due santi. 

Seguono alcuni frammenti con date consolari incerte. 

Me DOR mil 
ANN XXX M 
NON MAI DN 
CAES CO . . . 

Indica forse uno dei consolati di Costantino o di Costanzo Cesare ; in ogni caso 
non è posteriore all'anno 360. 

dd NN HONORIO 

. . . AVGVSTIS IJOCVM 
...R-ANNVS-QVIBIXIT 

-f 



'"j ^ 



ASTERIVS INNOCENS 
HIC POSITVS QVI VJXIT ANO 
M C II B X KAL IVL VALET(m) 

Il nome di Vale{n)l{ini)ano cominciato nell' ultima linea continua alla fine 
della linea superiore. 

HIC POSITVS EST QV//// 
IN PACE QVI VIXIT AN///// 
DIE ■ X • KAL • MAIAS • POST Cousulaiutn . . . 



... A O 


vixit an VS ? Ni . . . 


... A • I • VI . . . 


ValenTmiAU 


ARCHÀDIO. . . 


...XXV REcessit 
^rCADIO . . . 




IC POSITVS ES 


O 




VICTOR QVI 


O 

Q 




VIXIT ANNVS 




LX M VI DEP XV 


o 




K- LN lENVA- 


H 




RAS ARCADIO 





ROMA — 112 — ROMA 

Questa data consolare è strana, giacché Arcadio e Teodosio giuniore (che non 
può essere il seniore) non furono mai consoli insieme. 11 eh. collega prof. Gatti mi 
suggerisce il pensiero che questa data possa riferirsi all'anno 402, quando fu console 
Arcadio, per la quinta volta, mentre Teodosio era designato per il seguente 403; 
tanto più che l' iscrizione appartiene al mese di decembre. 

Dopo le consolari, riporterò le iscrizioni prive di date cronologiche, riunendole, 
per quanto è possibile, in gruppi di epigrafi affini per il loro contenuto. 

Come altrove, così anche nel nostro cimitero si amò di seppellirvi coloro che por- 
tavano gli stessi nomi dei martiri locali. Abbiamo fino ad ora due esempi di un 
Felice e di un Adautto. 

HIC lACET FELIX QVI VICXIT 
s 
ANV VNVM Min DXIII 

Vi è graffito un rozzo gruppo di un cavaliere che con la lancia combatte contro 
un quadrupede. 

Iadavto ADEOTSATVS 

Sembrerebbe posta da un Adeotsatus ad un Adautto omonimo del martire locale. 
Potrebbe però anche sospettarsi che fosse una iscrizione dedicata al martire stesso. 



"^ Locus /FÉ ,,. L I C I T A T I S 

Figura 

quae deposi Tranté" ^^ ^^^ 

Nalal /E DO MNES THE 

clae 



Io leggo in questa iscrizione natale Domnes Theclae, per il confronto di un'al- 
tra epigrafe in cui si indica la deposizione di un defunto Natale Domnes SUiretis {}). 
È adunque assai importante perchè ci fa sapere che la defunta Felicitas fu deposta 
nel giorno della festa di santa Tecla. 

Ma il nome di Tecla sul nostro marmo ha un' importanza tutta speciale, giacché 
deve riferirsi alla celebre Tecla d'Iconio la discepola di S. Paolo, della quale appunto 
il giorno natalizio era festeggiato con grande solennità fino dai tempi più antichi ; 
onde nel martirologio geionimiano si legge ai 23 di settembre : » In Seleucia natale 
« Sanctae Teclae que a Roma igne deposita evasit et ideo multum nal (natale) habet » . 

Ili bisofAV fA 
iiieufRASlO 
///ANASTASIA 
III peTlBlT A Domino 
et gratiam per CEPIT ET AC cepit 
t 

È importante perchè ricorda che il defunto desiderò di ricevere il battesimo 
prima di morire e lo ricevette « percepii gratiam » . 

(') De Bossi, Inscr. I, n. 495, pag. 212. 



ROMA — 113 — ROMA 



RENATA IN PACE 
NEOFITA QVE 
VIXIT ANNOS 
QVINQVE ET 

MENSES SEX 

Questa è una di quelle iscrizioui già abbastanza numerose, le quali provano che 
si amminititrava il battesimo anche ai fanciulli; e ciò dovette accadere, come si è 
più volte osservato da me e da altri, in caso di una grave malattia, quando eravi 
pericolo di vita, come oggi in tali casi si amministra la confermazione. Il nome di 
Renata, che ha un significato relativo alla nuova nascita spirituale, fu probabilmente 
dato a questa fanciulla nell'atto del suo battesimo. 

A B C N 



GNTA KATA KITG 

Nella calce di un loculo. Pongo qui anche questa iscrizione per l'affinità con 
la precedente. Infatti è noto che le lettere dell'alfabeto, le quali sono qui tracciate 
nell'alto, alludono all' infanzia spirituale e quindi al battesimo (')• 



* 




Frammento di marmo posto in mezzo a due tegole per chiusura di un loculo in 
una galleria. 

Seguono due iscrizioni metriche frammentarie. La prima era nel metro dei quasi 
versus. 

ADSPIRAVIT INFANTI DEVS AELECTAE PVELLae 

PARVA FVIT IN CARNE VERVM PERFECTA . . . 
PATRI CARA MATRIQ.VE DVLCIS DIGNISSma virgo (;?) 
HANC PLACVIT DEO RAPTAM ADSVMERE SkUcH 
SPIRITV PLENA SAPIENS AD REGNATETENDIT . . . 
ANASTASIA SECVNDVM NOMEN CREDO FWTuram 

Appartenne al sepolcro di una fanciulla. Nell'ultimo verso si accenna alla resur- 
rezione, alludendo al significato del nome stesso della defunta {Anastasia). 
(') Vedi (le Rossi, Bull, di Arcli. Crist., Ili serie, anno V, 172; VII, 128-146. 



ROMA — 114 — ROMA 

Nelle parole « adspiravit infanti Deus — spiritu piena sapiens » io riconoscerei 
una allusione al battesimo ricevuto dalla fanciulla poco prima della sua morte. Quindi 
anche qui si tratterebbe di una piccola neofita. 

È notevole che in alcune epigrafi di questo cimitero si riscontra una allu- 
sione al significato del nome portato dai defunti, ad imitazione del carme damasiano 
di s. Felice. 



La CRIMABILEW'mwms? 
VE RELINQVEr) 
JCERAT ANNVM) 
fat\K DOLORE^ 
/CI SO 



iam fé 



Per il 3° verso cfr. il compleverat annum dell' iscrizione damasiana di Irene 
(Ihm. 10). Per il 4° cfr. la frase fata dolore di una iscrizione di s. Valentino ('). 

SPESINDEV ET FRA 
TER MASTALO DEPO 
SITI XQ KAL SEPT • ET • V • IDVS 
SEPTB » 

Appartenne a due fratelli, morti l'uno il 17 agosto e l'altro il 9 del mese di 
settembre e probabilmente del medesimo anno. Sono notevoli questi due nomi di 
origine punica. 

Questa iscrizione sta ancora al suo posto nel pavimento presso l'entrata della 
cripta per chi viene dalla grande scala. 

^(ZERBALOw// \ 

Anche quest'altro nome è di origine punica. 

La seguente adoperata due volte, contiene, nella parte che sembra piìi antica, 
queste poche lettere: . 

/afer 

/ 
Probabilmente anche questa appartenne ad un africano. Ed è cosa che merite- 
rebbe di essere studiata la presenza di queste tombe di africani nel cimitero di Com- 
modilla; fatto di cui ho sospetto che possa trovarsi una ragione storica. 

Eie jVIESCET 
;/MlVS LECTor 
qm vixit ann O S X X X . . . 

deposti V S X I K « Z . . . 

Appartenne ad un lattore e probabilmente del titolo da cui dipendeva il cimitero 
di Commodilla, cioè forse del titolo di Sabina. 

(') 0. Marucchi, Il cimitero e la basilica di s. Valentino (1890) pag. 69. 



ROMA — 115 — ROMA 



...fidELlS QVI Vlxit annos... 
...MENS II DIES.. . 

ifjDELIS.. . 

* RECESSI! IN PACE IOANNIS 
EVN(m)CVS CVBICVLARIVS 
QVI VIXIT ANN1S PLVS MINVS 
XLV BENEMERENS DIAE 

<i> III KAL AVGVSTAS (Colomba) 

Questo Giovanni appartenne probabilmente alla corte imperiale. 

LOCVS GERONTI ET VRSAE 

POMARARII SE VIVI 

FECERVNT 

Istrumento che semba un coltello. 

Questi due coniugi esercitarono il mestiere di giardinieri. 

LOCVS OI.YMPI 
ELEFANTARI 

Olimpio era lavorante o venditore di avori. 

ELARO FECIT CVMPAR i sitae . . . 
(Botto) DEP / / ; / ; 

Questa iscrizione appartenne ad un mercante di vino. 

...y IXIT ANNIS XLV 
... /fa L M A I A S 

(Barca contenente quattro anfore) 

L'emblema della barca contenente le anfore che trovassi nella precedente iscri- 
zione, mi fa pensare a qualcuno addetto ai grandi magazzini del porto d'Ostia o a 
quelli presso il Tevere nei dintorni della porta Ostiense, dei quali si veggono ancora 
grandiosi avanzi. 

LOCVS GAVDENTlAE///( 
DEPtxBATICANA/j; 

ANN Villi 

(Botte che versa il liquido in uq tino) 

NoTiziK Scavi 1903 — Voi. IL 34 



ROMA — 116 — ROMA 

Seguono alcune epigrafi nelle quali si ricorda l'acquisto del sepolcro o la costru- 
zione del medesimo fatto da persone ancora viventi. 

///^TORIVScsSE VIBI 
compar ABERVNT « H « 
sepulcrV M. cs 

. .. DECEMBRIS ANNORO VI 
.../''ERBRARASANNORVM (sic) 

/ / ,< D I C O R D I A 
SE VIVA 
FECIT 

ZocVS ABENTIAE Q.VEM 
se vi BA COMPARABIT 

Dall'altra parte. 

/// SE VIVI CVNPAR 
///LOCVM VISCAND 
ENTE 

Il locus viscandens cioè biscandens è lo stesso che locus bisomus. 

SE VIVA lANVA LOCVM FECIT 

Al posto in un loculo. 

///ES SE VIVI FECERVNT 

VRBIC A 
SIBIB A 
E M E T S I /;?■ 

w ?>IBA CVPAKavit 
III CVRE C I !//////;(?) 

Impronta in calce a rovescio. Lettere incerte nella seconda linea. 

MAVRA SI VIBA CVPARABI 
A / / / V FOSVRE CU K 
SETEBRIS 

Qui si ricorda l'acquisto che Maura ancora vivente fece del suo sepolcro da un 
fossore di cui manca il nome. 



ROMA — 117 — ROMA 

È noto che in parecchie iscrizioni del quarto secolo si indica tale acquisto fatto 
dai fossori, i quali in quel tempo sembra che avesseio una grande autorità nell'am- 
ministrazione dei cimiteri. È da notarsi che nel cimitero di Commodilla tale ricordo 
trovasi su molte iscrizioni. Una già no ho pubblicata qui sopra nel gruppo delle 
consolari con la data dell'anno 380. Un'altra, che non si è più rinvenuta, fu da me 
copiata vicino all'antico ingresso del cimitero e diceva così: 



EGOTIBERIVSe^.. 
NVS CONPARABI mus ab Exvl 
PERANTIVM Fossore hho 
MVM DEPOSITAE//// (') 

Una terza è anche piìi importante; essa dal nostro cimitero fu trasferita al museo 
cris'.iano lateranense ove si conserva nel compartimento VI, n. 26. 



CONSTATIVS ET SOSANNA 
SE VIVI LOCVM SIBI EMERVNT 
PRAESENTIS a:^U) OMNIS POS 
SORES {sic) 

Anche il frequente acquisto dei sepolcri durante la vita, e la vendita che se ne 
faciiva dai fossori, confermano sempre più la grande venerazione in cui era tenuto il 
cimitero di Commodilla. Eccone altri esempi rinvenuti in questi scavi. 

K t iii 
EGNATIVS 
CAPRIOLVS SE 
VIVO HVNC LO 
CVM A SEMPA 

(Al posto in un loculo). Nell'ultima linea era ricordato il nome del fossore che 
vendè il sepolcro ad Egnatius Capriolus. 



ROMANVS • EMIT • TRISO mum 
SIBI- CVM- FILIO-SVOMA/// 

Adoperata come materiale nel primo gradino della grande scala d'ingresso. 
(') V. le mie Catacombe romane, 1903, pag. 102. 






ROMA _ 118 — ROMA 



* 



CAIANVS EMIT CVM VIVIT '> 

SIBI ET VXORI SVAE AB ADEO 
DATO FOSSORE SVB PRAESEN 
TI SANCTI MAXIMI PRESBITERI 

(Al posto in un loculo). Indica un sepolcro comprato da un tal Caianus mentre 
era ancor vivo per sé e la sua moglie, dal fossore Adeodato alla presenza di un prete 
di nome Massimo, forse il prete custode del cimitero. 

Seguono alcune iscrizioni greche. 

-p. ANTIOXW KAI 

GYCGBIA KITH GN 

0AAe neTPONiA htwn 

TPION KAI M KAI HP le 

Antonio ed Eusebia furono probabilmente i genitori della fanciulla Petronia nomi- 
nata nella 3* linea, la quale visse tre anni, otto mesi e 15 giorni. 

TOnOC PWMANOY 

-p. eeoAOCioY gnoa kitg <i>au)Pa 

AoAAiu) 
Aamopotatw ane 

RAYCATO GTWN 
TeCCePAKONTA 

Appartenne ad un « Lollius vir clarissimus » che visse quarant'anni. 

Aggiungerò a queste alcune fra le principali iscrizioni pagane adoperate come mate- 
riale di chiusura dei sepolcri. 



N M Q^ 
^••FLAVIVS-EYTVCHVS) 
lINVICTO • SANCTO • DD 



È un frammento di epigrafe sacra al dio Mitra, il quale è chiamato nelle iscri- 
zioni Deus invictus e Deus sanctus. 

La prima riga può restituirsi: Devotus numini maiestatique eius. 



ROMA 



119 — 



ROMA 



sac-fCs/lA (Se LVO\nae {?)... 

[GERM ANI^'aK -GENTIV) ?W . . . 
... superi KTAMOX INCREDIBILI CEl^nia^e . . . 
(?) cum circumdala M- |aBARBA|RI?CLASSEM HABV]m< . . . 

È un'iscrizione della fine del II secolo o degli esordi del III, che ricorda una 
battaglia navale contro i barbari in una guerra contro i popoli della Germania. 

È da sperare che si rinvenga il resto di questa importantissima epigrafe per 
poter stabilire a quale avvenimento storico essa si riferisca. 



PROV1DENTISSIMO 

ACPIISSIMO-IMP 
CAESCAVR- VALERIO 
DIOCLETIANO-PIO 
FELICI • IN VICTO 

AVGVSTO 
F\L ■ VALENTIN ys 
vP • D ■ N • M • Q • E / 



Iscrizione onoraria posta da Flavio Valentino all' imperatore Diocleziano con la 
consueta formola, posuit devotus numini maiestatique eius. 



SEX • A VFI dhis 
mKDV^enus 

FAbiae{1) 
STEPHANE 
CONIVGI-C///' 
FECU 

Iscrizione sepolcrale in grandi e belle lettere, forse del primo secolo. 
Ometto alcune altre iscrizioni sepolcrali pagane comuni, ma credo opportuno 
di indicare la seguente: 

/M '■ 

^^/ÉLIOFI 
I-TCX E N O • S O L I 

paraverunt (?) 

È notevole e curiosa la menzione che vi si fa di un sepolcro a forma di solium 
acquistato dai giudei. 



ROMA |P — 120 — ROMA 

Chiuderò la presente relaiìone con l' indicare che in questo scavo si è sempre più 
confermato uà fatto sul quale io ho richiamato recentemente l'attenzione degli archeo- 
logi. E questo è che gli antichi fossori cristiani, non solo adoperarono come materiale 
di chiusura dei sepolcri marmi tolti a monumenti pagani, ma anche spesso pietre e 
mattoni levati a più antichi sepolcri cristiani ; e per indicare che tali iscrizioni non 
appartenevano a quei sepolcri, o spezzarono o spostarono le iscrizioni stesse e talvolta 
pure le capovolsero. Tutti questi particolari meritano certamente di essere bene stu- 
diati per la storia delle catacombe romane e degli usi seguiti nel seppellimento cimi- 
teriale. 

Cimitero fra la via Appia e la via Ardeatina. 

Mentre si era compiuto lo scavo della parte centrale del cimitero di Commo- 
dilla, si è anche eseguita una ulteriore esplorazione in quella parte di cimitero annesso 
al cimitero di Callisto, ove si rinvenne due anni or sono V iscrizione della madre del 
papa Damaso, di cui resi conto nelle Notizie dell'anno 1903 (fase. 7°, p. 279 segg.). 

La esplorazione ha fruttato la scoperta di alcune altre iscrizioni per lo più del 
secolo quarto, delle quali darò conto in altro fascicolo, quando l'esplorazione sarà com- 
piuta; ed intanto mi limito a dar notizia che al disopra di questa regione si è in 
questi giorni medesimi cominciato a scoprire un gruppo di sepolcri costruiti sopra 
terra ed ivi presso un muro curvilineo che sembra accennare ad una basilichetta 
cimiteriale. La scoperta è importante, perchè in quella regione sono indicate dai 
topografi varie basiliche ; cioè quella di Damaso e l'altra vicina dei santi Marco e Mar- 
celliano e finalmente quella del papa Marco. 

Ancora non è risoluto il problema della precisa posizione dei sepolcri di Da- 
maso e dei due martiri, come dichiarai espressamente nella citata mia relazione; 
ed è probabile che la continuazione di questo scavo possa dare nuova luce allo studio 
di tale questione che è di grande importanza per la topografìa della Roma sotterranea. 

Intanto però è necessario dichiarare che se la scoperta della suddetta iscrizione 
della mater Damasi ci permette di stabilire che il sepolcro di quel papa fu alla 
sinistra della via Ardeatina, questo sepolcro non può affatto riconoscersi nel cubicolo 
adornato con la pittura dei dodici apostoli, di cui parlai nella citata relazione, come 
taluno aveva supposto. Infatti quel cubicolo è anteriore alla data del pontificato di 
Damaso e non è cosi grandioso da poter essere chiamato col nome di basilica; mentre 
noi sappiamo che Damaso fu sepolto in una basilica da lui stesso edificata, dopo 
che era divenuto pontefice. È probabile pertanto che questo sepolcro fosse in un 
monumento costruito sopra terra, il quale potrà forse riconoscersi con le odierne 
esplorazioni e con accurati studi topografici che si vengono facendo nella zona cimi- 
teriale contigua al grande cimitero di Callisto. 

Appena potrò aggiungere qualche cosa di più preciso, darò, in queste Notizie, 
una relazione generale e definitiva di tutto lo scavo. 

0. Marucchi. 



REGIONE I. — 121 — GENZANO DI ROMA 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

III. GENZANO DI ROMA — Sepolcri scoperti nel territorio del Comune. 

Nel terreno denominato « Mezzacatena » , di proprietà dei conti di Santafiora, 
posto a sinistra e circa la metà del grande viale olmato che dal luogo detto « la 
Catena » conduce al palazzo del duca Sforza Cesarini, facendosi alcuni lavori agricoli, 
sono stati rimessi all'aperto due loculi sepolcrali, a forno, acavati nella pozzolana. 

Del primo sepolcro, che è largo m. 0,47, alto m. 0,35, e che trovasi in terreno 
assai declive, è rimasta soltanto la parte più interna ; e quivi si rinvennero il cranio 
e le ossa appartenenti alla metà superiore di un cadavere, che era stato deposto col 
capo verso oriente e coi piedi ad occidente. Le pareti interne del loculo sono costruite 
in muratura: sul piano era collocata una lastra di marmo, ed un'altra simile lastra, 
che si rinvenne rotta in vari pezzi, ne formava la copertura. Quest' ultima pietra 
è un frammento di antico cippo funerario inscritto; misura, nello stato attuale, 
m. 0,44 X 0,37, e vi si legge : 



I A N V A R 1 n. e 

Q V I V I X E R V [sic) 

nt ■ annis ■ l 
mx-d-viiii-s-ta 
tiaspendvsaso 
et-stativsier/ 

FILlVSFECERyw; 



L'altro loculo, scavato a destra del primo ed a circa un metro di distanza da 
esso, è meglio conservato ed è internamente tutto rivestito di grosse lastre di pepe- 
rino. Un'altra lastra, pure di peperino, ora perduta, doveva chiuderne la bocca. Il 
sepolcro è largo m. 0,34, alto m. 0,33, profondo m. 1,80; ma dentro si trovò com- 
pletamente vuoto e senza alcun avanzo di deposizione funebre. 

L'età di tali loculi sepolcrali non può determinarsi con sufficiente esattezza: essa 
però non è assai antica e certamente non anteriore iu circa al secolo quarto o quinto 
dell'era volgare. 

Di questo trovamento ebbe cura di dare avviso al Ministero il sig. Sindaco di 
Genzano, e ne riferì anche il solerte Ispettore onorario ing. M. Salustri. 

Ed. Gatti. 



PALKSTRINA — 122 — REGIONE I. 



IV. PALESTRINA — Antichità scoperte in vocabolo « Colombella » . 

Il sig. Giovanni Bernassola, avendo eseguito nell'inverno dello scorso anno uno 
scavo nel terreno di sua proprietà, in vocabolo Colombella, territorio di Palestrina, 
ha incontrato, a poco piii di un metro di profondità dal piano di campagna, e per 
un tratto di oltre quindici metri, due antiche condotture in piombo, del diametro di 
m. 0,08, che correvano nella medesima direzione, a piccolissima distanza 1' una dal- 
l'altra. Due pezzi della prima • condottura portano impresso a belle lettere rilevate 
il nome della proprietaria del fondo, al quale l'acqua fluiva: 

PLOTIAELFPLOTILLAE I •' 

Tre pezzi dell'altra condottura conservano, più o meno intiero, il nome dello 
stagnaio : 

M-PRIMIG- ANTEROS FEC • 

È manifesto dalla forma delle lettere, che questo secondo sigillo è di età poste- 
riore al primo; e pel confronto di altri frammenti delle stesse fistole acquarle, 
parimenti trovati nell'agro prenestino {C. XIV, 3040, 3044» = XV, 7884, 7891), 
risulta che la seconda condottura apparteneva ad un personaggio di cognome Sosianus, 
e che l'intiera leggenda nei tubi doveva essere la seguente: 

da un lato i S O S I A N I 

dall'altro M-FRIMIG-ANTEROSFEC 

Notevole è il gentilizio Primigenius, che lo stagnaio prenestino aveva derivato 
dal cognome della celeberrima divinità locale, la Fortuna Primigenia. 

Fra la terra rimossa nello scavo sono stati trovati vari oggetti di antichità; 
alcuni dei quali spettano a sepolcri di età diversa che in quel medesimo luogo già 
altre volte furono riconosciuti, ed altri debbono riferirsi alla decorazione ed alla stipe 
votiva di un antichissimo tempio che doveva sorgere a non molta distanza dal sito 
esplorato. 

Provengono da antichi sepolcri : Cinque piccole urne cinerarie in tufo, nelle quali 
si contenevano: 1) uno specchio in bronzo, liscio, del diametro di m. 0,155; un'an- 
foretta fittile, alta m. 0,15, con tracce di ornati a colore; un'altra simile, senza ornati 
e in frammenti; uno spillo di bronzo, lungo m. 0,16 — 2) uno specchio con tracce 
di grafiBti, del diametro di m. 0,145; una striglie in bronzo, frammentata — 3) uno 
specchio liscio, del diametro di m. 0,20 ; uno spillo d'osso — 4) un simile specchio, 
rotto, del diametro di m. 0,15 ; un pezzo di striglie; una ciotola in terracotta — 5) un 
altro specchio, rotto, del diametro di m. 0,14; uno spillo di osso; tre vasetti 
fittUi. 



REGIONE I. — 123 — PALESTRITA 



Si raccolsero inoltre fra la terra i seguenti oggetti: — Bronzo. Ventisette spec- 
chi, parecchi dei quali mancanti del manico, o frammentati: il loro diametro varia 
da m. 0,07 a ni. 0,18; tre soli sono ornati di graffiti, gli altri hanno la superficie 
tutta liscia. Frammenti di lamine appartenenti a cisto sepolcrali ; un piede di cista, 
e sette statuette (alte da m. 0,07 a m. 0,14) che formavano i manichi delle ciste me- 
desime. Sette strigili, due delle quali intiere e cinque rotte. Sei fibule, di forma sem- 
plice; due altre mancanti della spilla, e quattro in pezzi e corrose. Una lucerna mo- 
nolicne, rotta. Un paio di pinzette. Un anello. Tre spilli intieri, ed altri in fram- 
menti. Circa duecento monete, quasi tutte di medio modulo, corrose ed irriconoscibili. 
— Oro. Un anello da dito, semplice, del peso di grammi 80. — Ferro. Due pugnali, 
col manico spezzato. Una chiave. — Pietra calcare. Quarantasette cippetti sepolcrali 
in forma di pigna, undici dei quali portano iscritti i nomi: 

1. L • ANTON STRATO C. P • PTRO/VIO k • k {sic) 

■ 2. CAEDICIA -7. snVLI 

"3. C • CROCIVS • C • F 8. T- SMIAI 

4. CMATILICF ' 9. Q^SAVFI 

■ 5. CORCVIOMF 10. ...ANIO H. ...OTiA 

Quattro basi rettangolari di simili cippetti, conservano i nomi: 

■l. MCORIARIO -3. CTIkANIOCF 

2. CMATILIM-F ' 4. ^.OTRONIA 

EPVI'EI 

Vetro. Una fialetta, rotta alla bocca. — Smalto. Cinque grani da collana, verdi. Un 
piccolo volatile. — Osso. Un pettine, e due frammenti di altro simile. Tre spilli. — 
Terracotta. Un'olla, contenente ossa combuste; diciannove lucerne monolicni, una 
delle quali col bollo di fabbrica SATVRNINI, e parecchi vasetti, di varia grandezza. 
Spettano poi alla stipe votiva dell'antico tempio trenta piccole statuette fittili 
di varia dimensione e di forme diverse; parecchi frammenti di altre, cioè testine, 
braccia, mani, piedi; sei anforette ed una notevole quantità di ciotole e piattelli di 
forme comuni. Una piccola coppa, di terra nera, ombelicata, alta m. 0,05, diametro 
m. 0,08, porta scritto nell'interno a lettere biancastre il nome: 

)^MENICORDl 

Finalmente alla decorazione del tempio medesimo appartengono alcune terrecotte 
ornamentali e figurate, che l'ispettore cav. A. Pasqui ha accuratamente descritto nella 
nota che segue. G. Gatti. 

Notizie Scavi 1905 — Voi. II. 35 



PALESTRINA — 124 — RKOIONE I. 



TerrecoUe ornamentali. 

a) Lastra fittile, larga m. 0,56, alta m. 0,44, che costituiva rultima decora- 
zione coronamento di un timpano. Posa perciò su di un piano ed è munita poste- 
riormente di due appoggi ad anse arcuate. Sulla faccia anteriore la lastra comprende 
una cornice a baccellature, un fregio e un grande toro. Le baccellature sono distinte 
tra loro, entro i solchi, da fasce sottili e verticali di colore rosso e nero, e posano 
sopra un tondino bianco fasciato obliquamente da nastri di uguale colore rosso e nero. 
Sopra a queste baccellature corre, nel senso della lunghezza, un largo solco fatto per 
incastrarvi un ornamento finale a meandri traforati. Il fregio sottostante a questa cor- 
nice è limitato alla base da un grosso toro, spartito orizzontalmente da scacchi bianchi, 
rossi e neri alternati. 

Questo fregio contiene una rappresentazione a figure in bassissimo rilievo, le quali 
simboleggiano il passaggio delle anime all' inferno su triga e su biga, montate da guer- 
rieri disarmati e accompagnate da un tibicine e da un augure (fig. 1). Precede un guer- 
riero tibicine, coperto dell'elmo coll'alta cresta, di un corsaletto aderente al corpo {Xivo- 
0-ó)Qì]§) e di schinieri, il tutto colorito di bianco. Si avvia sulla sinistra protendendo il 
braccio destro, che è troncato sul limite della lastra, e distendendo lungo il fianco l'altro 
braccio, la cui mano sostiene per la sottile imboccatura una buccina di forma ondulata. 

Segue una triga tirata da cavalli alati, e guidata da una donna, che per tale 
dimostrasi dal suo colorito bianco e dalla bianca tunica, i cui bordi ed i cui lacci 
sopra le spalle sono indicati da filettature nerastre e da fiocchetti d'uguale colore. 
Essa, oltre alla tunica, porta un piccolo tutulo di colore rosso, ed inoltre sostiene colla 
sinistra, serrata al petto, le redini, e colla destra agita lo stimolo. Sul carro sta in 
atto di salire un guerriero vestito come il tibicine descritto. Sembra che salga per 
occupare il posto sulla destra della donna, poiché parte del suo braccio destro sporge 
dietro la figura di questa, anzi la sua mano vedesi protesa e serrata come se avesse 
afferrato le redini della triga. Sotto i cavalli è rappresentato un cane bianco, che 
annusa per terra. I due cavalli della triga, i quali si trovano ai lati, sono coloriti 
interamente di rosso e bardati di bianco; quello del mezzo, per contrapposto, è di- 
stinto con colore bianco. Il carro è rappresentato di profilo, cioè con una sola ruota 
e metà della spalliera, circondata di sottili filettature bianche e ripiena di colore rosso. 

'Viene poi una biga tirata da un cavallo bianco e da altro rosso con bardature 
bianche e rosse alternate rispetto al colore dei cavalli, e guidata da un solo guerriero, 
il quale sostiene le redini con ambo le mani distese, e Io stimolo colla destra. Esso 
pure è coperto di elmo a grande phalos, di corsaletto cinto alla vita e di schinieri, 
il tutto colorito di bianco. Il carro è rappresentato in profilo con sottili filettature 
bianclie, e il suo parapetto è decorato di una palmetta. 

A fianco dei cavalli procede con essi un altro guerriero coperto di pileo, di co- 
razza e di schinieri bianchi. Egli alza la destra distesa in attitudine di comando e 
sostiene colla sinistra portata al petto un lituo ritorto a voluta e colorito di bianco. 

Tutta questa rappresentanza risalta coi vivaci colori bianco e rosso sopra un 
fondo nerastro. 



REGIONE I. 



125 — 



PALESTRINA 



Questa tavola fittile ha i bordi solcati verticalmente per facilitare lo scorrimento 
del piombo, o di altra materia la quale serviva per collegare una serie di tavole 
simili. La serie poi delle tavole fittili era indicata nella faccia posteriore da cifre 




FlG. 1. 



rosse e grandi, fatte a pennello. Questa nostra porta sull'alto e a sinistra il segno V, 



e a destra il segno VI . 



Quest'ornamento fu raccolto in tre grandi pezzi: manca in gran parte dei capo- 
rovesci delle baccellature, e vi resta soltanto la porzione centrale del toro, che, come 
di solito, è traversato da un foro por tutta la sua lungliozza. I distacchi della parte 
mancante del toro indicano chiaramente che tanto il piano di posa, quanto il toro 
venivano plasmati a parte e applicati poi al fregio mentre la creta era ancora non 
bene disseccata. 



t 



PALESTRINA K — 126 — REGIONE 1. 

b) Lastra fittile larga mm. 565, alta mm. 250, la quale comprende parte del 
toro e tutto il fregio a figure, che fu ottenuto colla medesima stampa, da cui uscì 
il pezzo sopra descritto. La maggiore larghezza ci permette di riconoscere, anche 
meglio che nel fregio precedente, l'azione della mano destra del tibicine. Ha il 
braccio piegato ed alzato in modo da corrispondere ad un movimento analogo a 
quello dell'augure col lituo, il quale distende la mano destra in atto di comando. 

Terrecotte figurale. 

Colle descritte decorazioni, che facevano parte del fastigio di un tempio, si tro- 
varono frammenti di statue e di grandi rilievi fittili, i cui pezzi principali consi- 
stevano in alcune teste troncate all'attaccatura del torace. Evidentemente due di esse, 
le più grandi, spettavano ai rilievi che decoravano il timpano. 

a) La prima, riconoscibile per una testa di Elios, ha la capigliatura striata 
sopra, arricciata sulla fronte e ricadente in boccole ricciute sulle guancie. È recinta 
sopra alla fronte da un nimbo con molti fori in giro, nei quali erano infissi i raggi 
di bronzo. Gli attacchi, che si osservano sulla parte posteriore della testa, spiegano 
la vera posizione di questa nella rappresentazione addossata alle grandi lastre di 
terracotta, le quali rivestivano il campo del fastigio. Nella tìg. 2 è rappresentata 
questa testa appunto nella posa stessa indicata da dette attaccature. 

Questa terracotta è frammentata sulla nuca, manca di tutta la parte prominente 
del naso, di metà della fronte e dell'occhio destro. È alta dal mento all'attaccatura 
dei capelli mm. 114. 

b) Altra testa grande quanto la precedente appartenente pure a statua virile e 
colorita perciò di rosso. Ha la capigliatura discriminata sulla fronte, ondulata sulle 
tempie e nel resto divisa a grandi fiocchi, i quali finiscono con arricciature molto 
sentite e quasi a volute (fig. 3). Inoltre dall'attaccatura delle orecchie scendono sul 
mascellare le basette tracciate colla stecca e colorite originariamente, come i capelli, 
con tinta marrone. 

Non apparisce in questo frammento nessun indizio di attacco, in modo che la 
testa doveva sporgere isolata dal fondo. Anzi dal modo con cui è trattata la faccia, 
e tanto l'uno che l'altro lato sulle orecchie e sulle tempie, si può argomentare che 
la testa si presentasse nel rilievo originale quasi di fronte. 

È molto danneggiata nel naso, ed ha scorticature nella guancia sinistra e nella 
fronte. Sul lato sinistro aderisce alla capigliatura un colo di piombo, il che significa 
come questo rilievo abbia subito l'azione del fuoco. 

e) Il terzo esemplare rappresenta pure una testa virile, alta dalla linea del 
mento alla fronte mm. 73. È giovanile, imberbe, dalla capigliatura pettinata per 
brevissimo spazio sulla fronte e tutta quanta ricciuta nel rimanente. La testa si pre- 
senta, secondo l'azione del collo, un poco inclinata sulla sinistra, e per un pezzo di 
bronzo tuttora infisso nella regione parietale destra, nel rilievo originale doveva ve- 
dersi in terza, appunto nella maniera in cui viene riprodotta colla fig. 4. 



REGIONE I. 



— 127 — 



PALESTRINA 



Per la cronologia di tutte queste terrecotte sembia che vi sia discordanza tra 
i fregi ornamentali e gli avanzi delle figure. Mentre i fregi si collegano a quella 
classe di terrecotte decorative, che più si avvicina ni tipi arcaici e già noti nelle 
terrecotte di Velletri ora nel Museo di Napoli, conosciute col nome di borgiauc, in 



a^*^> 





l'.r.. 2. 



FiG. 3. 




FiG. 4. 



alcuni frammenti scoperti al Foro Eomano e al Palatino ('), le tre teste ultimamente 
descritte rivelano un" arte già progredita, che trova riscontro nelle terrecotte di sommo 
pregio de' templi falisci, ora conservate nel Museo di Villa Giulia. La differenza di 
età tra gli antepagmenta e queste figure è spiegabile non con una successione di 
ricostruzioni di un tempio nella detta località della Colombella, ma evidentemente 
colla continuazione o ripetizione degli ornamenti di tipo arcaico su forme stanche e 
ritoccate. Ciò era una necessaria conseguenza dei continui restauri, che occorrevano 
ai templi costruiti con legnami e decorati con terrecotte. 

A. Pasqui. 

(') Per tutti questi aggruppamenti cfr. il lavoro diligente del prof. Pellegrini in Studi e Ma- 
fiali editi dal prof. Milani, voi. I. 



POMPEI , — 128 — REGIONE I. 



CAMPANIA. 

IV. POMPEI — Reiasione degli scavi fatti dal dicembre 1902 a 
tutto marzo 1905 (cfr. Notizie, anno 1905, pag. 85). 

La casa che son per descrivere (v. pianta in fig. 1) appartiene anch'essa all' is. IV 
della reg. V, ed ha l'ingresso dal secondo vano dopo quella di Lucrezio Frontone. 
Benché dal marzo al giugno 1902 vi siano stati eseguiti lavori di scavo e gli oggetti 
raccolti siano stati in parte ricordati in queste NuUsie, nei luoghi che citerò a suo 
tempo, pure né il disterro ne fu compiuto né la casa stessa venne mai descritta. Essa 
occupa la parte nord-ovest dell' isola e confina ad oriente con quella detta delle ori- 
gini di Roma. 

Per quanto è dato vedere, essendo quasi tutte le pareti rivestite d' intonaco o di 
stucco, la sua costruzione è di opus incertum, in cui prevale la pietra di Saruo, che 
in qualche punto è più grande e di forma squadrata : vi ha pure qualche restauro fiitto 
di mattoni e di pietre di Sarno tagliate a guisa di mattoni, in filari alternati. Di- 
nanzi all' ingresso ed alla facciata il marciapiede piuttosto alto è fatto, anteriormente, 
di blocchi di pietra sarnense ed è ricoperto di coccio pesto. La facciata presenta grezzo 
intonaco bianco, con alto zoccolo dipinto in rosso. 

Le numerose iscrizioni dipinte e graffite clie vedonsi o vedevansi sulla facciata 
furono pubblicate dal dott. Paribeni in Notizie 1902, pag. 211 seg. e pag. 399 seg. 
Qui mi limito a qualche aggiunta o correzione. 

A destra dell' ingresso, sullo zoccolo rosso : 

1) In lettere nere, iu parte svanite, in parte evanescenti: 

S AEDILIS PwcLLAE 
Tlbl- 

HSVN 

MORlbVS 



Di questa iscrizione soao date in Noi. cit, pag. 211, alcune parole sotto i 
nn. 10 e 18, come appartenenti ad epigrafi diverse; e il n. 10 vien letto LLAELIVM. 
Tranne il primo, i rimanenti versi erano scritti in un corsivo affrettato ; ciò fece cre- 
dere che si trattasse di segni strani che sembravano aver somiglianze con alcuno 
degli antichi alfabeti orientali. Sventuratamente lo stato di conservazione dell'epi- 
grafe non permette di coglierne il senso; ma non é improbabile che abbia contenuto 



REOIONE I. 



— 129 — 



POMPEI 



RECrV INS.IV. 




FlG. 1. 



POMPEI W — 130 — REGIONE I. 



qualche punta umoristica all'indirizzo di un candidato alle magistrature. Nel 4" vs. 
leggerei sestertio un{o). 

2) Graffito al di sopra della parola p{tie)llae : 



A\Ar, ' ^;^(.ci 



3) Graffito immediatamente accanto alla porta della casa. 

AVE 

Nel programma elettorale in forma di distico pubblicato in Noi. cit., pag. 212, 
n. 23, va fatta una correzione nel pentametro, dove, invece di leggersi dignus honore 
bene est, è da correggere dignus honore bono esi- 
li vano d' ingresso alla casa ha soglia di lava coi soliti incastri per le anlepag- 
menla e pei cardini di ferro, di cui avanza quello a sinistra, e coi fori pei pessuli. 
Immediatamente dopo gli stipiti, nelle fauces o androne A, a destra ed a sinistra le 
pareti presentano due larghi incavi verticali, per potervi addossare i battenti della 
porta quadrivalve, quando fosse aperta, due per ciascun lato. L'androne A è decorato 
d' intonaco a fondo rosso, scompartito in riquadrature, in mezzo a ciascuna delle quali 
evvi un quadretto rettangolare a fondo nero, con la rappresentanza di un uccello, di 
vario tipo, poggiato a terra e beccante : in tre quadretti l'uccello becca alcune frutta, 
nel quarto (parete sud, a destra) una farfalla o altro insetto. Lo zoccolo dell'androne 
è nero, ed il pavimento n'è di coccio pesto. 

L'atrio tuscanico B, di pianta quasi quadrata, ha pavimento simile a quello delle 
fauces, del quale è la continuazione. L' impluvio, col fondo parimente di mattone 
pesto, ha le sponde rivestite d'intonaco laterizio dipinto in rosso: un canaletto di 
discarico ne portava l'acqua nella via, passando di sotto all'atrio ed all'androne, dove 
appunto stanno i chiusini o purificatoi di lava, che servivano per la sua nettezza. 
A capo dell' impluvio, in a, è posta una mensa marmorea (m. 1,03 X 0,55) sostenuta 
dalla statuetta, del pari marmorea, di un animale (leopardo?), con occhi di pasta 
vitrea, accovacciato sulle zampe posteriori, di profilo a destra e con la testa di fronte. 
A destra della mensa e alquanto più indietro trovasi in b la bocca della cisterna con 
puleal di terracotta in forma di tronco di cono e decorato con un filare di ovoli a 
rilievo, sul quale poggiano quattro figurine muliebri o cariatidi, rozzamente eseguite, 
che con le braccia piegate nei gomiti fingono di sostenere il labbro del puleal: fra 
una cariatide e l'altra la parete del puleal è attraversata da una piccola fessura ver- 
ticale, per la circolazione dell'aria, quando il puleal fosse coperchiato : la base sago- 
mata ha una rozza decorazione impressa. Neil' impluvio e dalla parte del descritto 
puleal, una specie d' imbuto di piombo raccoglieva l'acqua per versarla, mediante una 
condottura, che a quell' imbuto mette capo, nella attigua cisterna. Finalmente presso 
r impluvio si rinvenne inoltre il giorno 29 aprile 1902 : Piombo. Uno dei soliti ser- 



REGIONE I. — 131 — POMPEI 

batoi d'acqua, cilindrico. — Bromo. Due lebeti, di cui l'uno con tracce d' inargen- 
tatura, una casseruola anclie con tracce simili ed un boccale a ventre rigonfio. 

Addossata alla parete meridionale dell'atrio era la scaletta di legno che menava 
al piano superiore e di cui avanza il piede, in e, di pietra calcarea: il sottoscala 
conteneva nnapolheca, con pareti rivestite d'intonaco grezzo e con le traccio delle 
scansie. Il 10 aprile 1902 vi si raccolsero gli oggetti descritti in Nof. cit., pag. 275. 
La parete meridionale dell'atrio è la sola che, ben conservata, offre una superficie 
continua, essendo quella a settentrione quasi interamente distrutta. È divisa in tre 
grandi riquadrature, la centrale gialla e le laterali rosse, frammezzate da larghe fasce 
nere con decorazione lineare bianca. Nel campo della riquadratura centrale è dipinta 
una pantera volante di profilo a sinistra ; e in ciascuna di quelle laterali un pavone 
con una ghirlanda tra i piedi. Nel sommo la parete mostra un intonaco grezzo e infe- 
riormente uno zoccolo nero scompartito in riquadrature. Sul lato orientale e propria- 
mente sul tratto di parete a destra del vano d' ingresso all'ambiente H, nel mezzo 
di una grande riquadratura rossa è dipinto Mercurio, volto leggermente sulla sua 
destra, stante, poggiato fortemente sulla gamba dritta e sull'anca corrispondente, tutto 
nudo, tranne una lunga clamide rosea foderata azzurro affibbiata davanti al collo, con 
petaso e con calzari quasi svaniti, ma senza dubbio alati: egli tiene con la sinistra 
abbassata il caduceo appoggiato alla spalla corrispondente, e con la destra alquanto 
protesa la borsa. Ai piedi del dio, sul suolo, vedesi Vomphalos con intorno il ser- 
pente Pitone, che si eleva con la testa verso di lui. La medesima associazione di 
Mercurio con Vomphalos ed il Pitone ritorna nella rappresentanza dipinta sul pilastro 
a sinistra del vano d'ingresso della casa detta delle origini di Boma, situata alle 
spalle di questa di cui mi occupo (cfr. Notizie a. 1905, p. 85). I due pilastri delle 
fauces, dalla parte dell'atrio, erano dipinti in giallo; però tal colore è conservato 
solo nel pilastro a sinistra, essendosi mutato, per buona parte, in rosso in quello a 
destra per la ossidazione dei colori dovuta ad incendio sviluppatosi al momento della 
catastrofe. La superfìcie di quest'ultimo pilastro è più larga, e reca nel centro la rap- 
presentanza di un cigno volante con un nastro tra i piedi ed il rostro. 

Fra le terre dell'atrio si rinvennero nei giorni 2-6 giugno 1902 le monete e gli 
oggetti ricordati in Not. cit., pag. 379. 

A nord dell'androne e a sinistra di chi entra si apre sull'atrio l'ambienle C. 
Mentre lo stipite destro del suo vano d' ingresso è rivestito di stucco dipinto a fondo 
nero con fascette verticali gialle e rosse, lo stipite opposto era rivestito di legno, come 
mostra il cuscinetto di lava infisso nel suolo, con l' incastro relativo. La soglia è for- 
mata dalla continuazione del pavimento stesso dell'ambiente, che è di coccio pesto 
con frammenti di lastre marmoree sparsi qua e là. Le pareti rivestite di stucco sono 
divise in grandi riquadrature, tre per ciascuna parte, la centrale rossa e le laterali 
nere, senza alcuna figura nel campo. La riquadratura centrale è separata dallo late- 
rali mediante due esilissime colonnine giallo-chiare, che sorreggono una leggera tra- 
beazione ideale. Questa e due fasce orizzontali dello stesso colore, ornate di fiori 
stilizzati, dividono le sottoposte riquadrature dal fregio a fondo rosso, decorato di 
oggetti sospesi a nastri bianchi, cioè un tamburello nel centro e due siringhe ai lati. 

Notizie Scavi 1905 - Voi. II. 18 



POMPEI — 132 — REGIONE I. 

Al di sopra del fregio si osservano gli avanzi di una cornice bianca di stucco rilevata. 
Lo zoccolo ò rosso, senza decorazione di sorta. 1 fori per le travi nell'alto della pa- 
rete occidentale dimostrano cbe la stanza era coperta da una soffitta piana. Un im- 
portante e ricco trovamento ebbe luogo in questa stanza il giorno 1° maggio 1902: 
vi si rinvennero quattro scheletri con monete di oro e di argento e con oggetti pre- 
ziosi di ornamento, descritti in Not. cit. 1902, pag. 276 e pag. 372, dove è ben 
ricostruita dal dott. Paribeni la scena della morte di quegli infelici. 

Dalla stanza C si passa nel triclinio D: il vano di comunicazione, dagli stipiti 
intonacati e dipinti in nero, ha per soglia il pavimento stesso dell'ambiente C, dove 
ai lati vedonsi incastrate due informi lastre di marmo pei cardini della porta, dei 
quali avanza tuttora quello a sinistra. 

Il triclinio D è notevole per il bel pavimento dì opus signinum, che, mentre è 
decorato in giro da semplici filari paralleli di tessellae di marmo bianco, offre nella 
parte centrale il disegno di un grande rettangolo — ottenuto parimente per mezzo 
di tessellae bianche — , contornato da un ricco meandro e che presenta il campo de- 
corato, per due terzi, con un reticolato a maglie romboidali e, per un terzo, con un'in- 
treccio di motivi meandrici. Le pareti ricoperte d' intonaco sono scompartite in grandi 
riquadrature : sulle pareti opposte, orientale ed occidentale, si vedono gli avanzi di tre 
riquadrature per parte, la centrale gialla, più alta, le laterali rosse, separate fra loro 
da fasce nere. Nel mezzo di ciascuna riquadratura gialla centrale eravi un quadro ora 
affatto svanito. Il fregio a fondo nero presentava leggere architetture fantastiche, e 
lo zoccolo nero del pari era decorato di piante. Però nei particolari, che non mette 
conto di qui rilevare, siffatta decorazione non è identica nelle due pareti. Nelle pareti 
settentrionale e meridionale invece si alternano riquadrature a fondo nero con altre a 
fondo rosso ; senonchè nella parete settentrionale e propriamente verso destra si vede 
l'avanzo di una riquadratura gialla. La decorazione dunque cambiava nella metà 
orientale della stanza; per il che, come pure per la decorazione della parete est 
diversa nei particolari da quella della parete opposta e pel disegno del grande ret- 
tangolo nel pavimento, questa stanza si lascia facilmente chiarire per un triclinio, 
nel quale i letti trovavano posto appunto nella metà orientale di essa. E di fatto 
nella estremità est della parete nord vi ha l' incavo per un letto. 

Anche sulle due opposte pareti, settentrionale e meridionale, la decorazione varia 
nei particolari. Degno di nota è l'avanzo del fregio nella parete meridionale: vi si 
vedono su fondo nero due leggiere architetture, che si fanno riscontro e consistenti 
ciascuna in tre colonnine disposte in triangolo e che sostengono una trabeazione 
policroma. Sulla estremità esterna di ciascuna di queste due trabeazioni posa un 
ciglio, che tiene nel becco la estremità di un festone pendente dall'altra estremità 
della trabeazione stessa. Le due architetture sono separate fra loro da una riquadra- 
tura contornata di azzurro, nel cui campo evvi un'asta verticale sorgente da una specie 
di coppa gialla ed ornata con due intrecci di foglie e fiori, in forma di ovoli, sepa- 
rati da un disco paonazzo posto in posizione verticale ed esibente una maschera. 

lliuscendo nell'atrio, sul lato settentrionale di esso si apre a mo' di ala l'am- 
biente E, il quale ha nella parete di fondo o nord un vano di comunicazione con la 



REGIONE I. — 138 — POMPEI 

parte ancora interrata della casa e che contiene certamente la cucina e sue dipen- 
denze. L'ambiente E, con semplice pavimento di coccio pesto, è affatto rustico, salvo 
un alto zoccolo laterizio dipinto in nero. 

Sul lato orientale dell'atrio si trova dapprima la stanzetta rustica F, con soglia 
e mostre di legno, pavimento di malta, intonaco bianco ed alto zoccolo laterizio nelle 
pareti. Nella parete meridionale, all'altezza di m. 0,95 dal suolo, è cavata una piccola 
apotheca, come indicano le tracce delle scansie. Presso (^li&ai' apotheca e sullo zoccolo 
laterizio si legge graffito: 

4) AMANDVS 

r 1 MV 
LVClI V 

Il tablino G ha perfettamente conservata la decorazione delle antae, che sono 
dipinte a fondo nero con fascette verticali azzurre, gialle e rosse. Le due pareti set- 
tentrionale e meridionale sono decorate ciascuna di duo grandi riquadrature gialle, 
separate da un prospetto architettonico fantastico su fondo bianco, addossato al quale 
vedesi un candelabro giallo sorreggente una sfera ed ornato di festoni che lo con- 
giungono a due volute dell'architettura. Ciascuna delle quattro riquadrature reca nel 
centro la figura volante di unffora. Sulla parete nord, a sinistra la Primavera, con 
le gambe avvolte in una veste paonazza foderata verde, che ne lascia vedere i piedi 
nudi e di cui un lembo, passando dietro il dorso, svolazza a destra : con la sinistra 
essa prende un lembo del manto anche paonazzo, che le discende dalle spalle, for- 
mando un sinus, nel quale senza dubbio dovevano esser fiori, mentre nella destra 
abbassata stringe un lungo ramo di melagrano con foglie e frutto. La figura è mal 
conservata. Nella riquadratura a destra l'Estate, tutta nuda, tranne un ampio velo 
verde che, coprendole il dorso, le avvolge le gambe o parte del braccio sinistro e le 
forma arco alle spalle e sul capo : essa tien con la destra alquanto protesa la falce e 
con l'altra mano un fascio di spighe. Sulla parete sud, nella riquadratura a sinistra la 
rappresentanza dell'Autunno è del tutto svanita ; ed in quella a destra l' Inverno inte- 
ramente coperto da un ampio manto verde foderato paonazzo, che ne ricopre puranco 
la testa, porta sulla spalla destra un lungo bastone o ramo, di cui tien ferma luna 
estremità con la mano corrispondente, mentre all'altra estremità è sospesa una lepre. 
Nella sinistra stringe qualcosa come una ghirlanda, ed ha i piedi muniti di stivalini. 

La parte superiore delle due mentovate pareti è decorata a fondo bianco, con 
riquadrature di vario tipo, con rabeschi e festoni, e lo zoccolo è rosso. Ad oriente si 
apre sul piccolo viridario una grande finestra, con davanzale e stipiti di legno. Il 
pavimento è di opus signinum. 

Accanto al descritto tablino è posto il cubicolo H. con soglia di lava nel vano 
d'ingresso, mostre di legno e grezzo intonaco negli stipiti. La stanzetta era divisa 
in due parti, l'una destinata a contenere il letto, che aveva il suo incavo nella parete 
nord, con soffitta piana piuttosto bassa, in modo da costituire quasi un'alcova; l'altra, 
cioè la parte anteriore, con soffitta posta piii in alto, che formava una specie di prò- 



POMPEI — 134 — REGIONE 1. 

coelon. La decorazione è a fondo bianco, scompartito in riquadrature, con zoccolo 
nero. Nel campo delle riquadrature si vedono animali volanti, cioè sulla parete di 
fondo orientale due pappagalli, con lungo nastro fra il becco ed i piedi ; in ciascuna 
delle due pareti laterali due cigni col solito nastro e un cervo volante, e sulla parete 
d' ingresso un ariete. Il pavimento è di coccio pesto, e al sommo della parete meri- 
dionale si nota l'avanzo di un finestrino e poco discosto una nicchietta rettangolare 
che appartenevano all'ambiente sovrapposto. 

« Fra gli stati superiori di un ambiente presso il tablino " si raccolse il 15 marzo 
1902 una statuetta di Ercole in bronzo, con la clava e i pomi delle Esperidi, insieme 
con altri oggetti descritti in Noi. cit. pag. 213. 

Finalmente, di fronte al cubicolo H, nel lato opposto dell'atrio e precisamente 
a mezzogiorno delle fauces si apre un altro cubicolo I, il cui vano d'ingresso ha 
per soglia la continuazione del pavimento signino del cubicolo stesso e negli stipiti 
mostre di legno ed intonaco bianco. Anche questo cubicolo, come l'altro già descritto H, 
era diviso in due parti : la parte meridionale, più grande, costituiva l'alcova ed era 
coperta di volticina a botte; il procoetoìi aveva una soffitta piana. Le pareti son 
decorate di grandi riquadrature a fondo bianco, con fregio parimente a fondo bianco 
e con zoccolo a fondo unico giallo: fra le riquadrature ed il fregio corre una cor- 
nicietta modinata di stucco. La parete meridionale oifre tre riquadrature divise fra 
loro da due fasce verticali rosse (due per parte ai lati della riquadratura centrale), 
fra le quali un alto candelabro di colore azzurro e violaceo, terminante superiormente 
in una specie di corona radiata. Nel campo della riquadratura centrale un grifo volante, 
ed in quello della riquadratura a sinistra un cigno col solito nastro, al quale doveva 
corrispondere un altro a destra, affatto svanito. Il fregio che a causa della volticina 
è di forma semicircolare, oifre nel timpano la rappresentanza molto grossolana di 
una scena campestre, con alcuni alberi e cespugli, animata da maiali pascolanti. 
Nella parete orientale, a destra del vano d' ingresso, si vedono soltanto due riqua- 
drature separate da due fasce verticali rosse con una specie di candelabro azzurro 
fra loro: nel campo di ciascuna riquadratura un animale volante del tutto svanito. 
Queste due riquadrature, con le due che fanno loro riscontro sulla parete opposta o 
occidentale e che contengono nel centro l'una un pegaso volante e l'altra un grifo, 
corrispondono all'alcova. Nella parete occidentale è praticato un finestrino, in forma 
di feritoia, che dà sulla strada e che dalla parte interna aveva un piccolo telaio 
di legno, di cui avanzano alcuni dei chiodetti di ferro, che lo tenevano infisso 
al muro. 

In questa stessa parete occidentale, a destra delle due riquadrature testé ricor- 
date ve n'ha una terza, il cui campo è decorato da un'architettura fantastica, dinanzi 
alla quale si eleva una specie di candelabro giallo; e superiormente, nel fregio si 
vedono due capri affrontati per combattere, separati da un ornato floreale di forma 
allungata e dalla cui estremità superiore partono due festoni. La descritta riquadra- 
tura, ed insieme ad essa quelle dell'attigua parete nord, corrispondono a\ procoelon. Sulla 
parete settentrionale, nella riquadratura centrale un grifo volante; e nel fregio due 
ornati floreali simili a quello ora descritto, e nel mezzo una pantera. Il pavimento, 



REGIONE 1. — 135 — 



POMPEI 



come è stato di già accennato, è di opus signinum, il cui disegno rappresenta un 
insieme di stelle aventi ciascuna un quadrato nel centro. 

Sulla parete nord di questo cubicolo, in alto, è ;:j:affita in lettere quasi capillari 
un'epigrafe, della quale il dott. Paribeni pubblicò il fac-simile in Notizie 1903, pag. 3,2, 
aggiungendo di non intenderne che due sole parole. Avendo confrontato quel fac-simile 
eoa l'originale, l'ho trovato esatto, salvo nel punto più dubbioso della iscrizione, nel 
quale non è facile distinguere gli elementi veri delle lettere da quelli affatto acci- 
dentali. 

La epigrafe consta di due righe, che formano un esametro ; nella prima riga io 
leggo con sicurezza: 

ETGELIÒAII CVRSV 

La seconda riga finisce con la parola SILVA, innanzi alla quale l'attento esame 
degli elementi grafici mi conduce a leggere la parola QVAERERE, che è un buon 
dattilo. Assai dubbiosa invece è la lezione della parola precedente al quaererc e di 
cui le due prime sillabe MINV sono indiscutibili. Avvertendo che in questa miste- 
riosa parola debba celarsi il verbo reggente, è molto diftìcile leggervi altro che MINVe- 
ruiU. Si ottiene cos'i l'esametro: 

Et gelidae cursu minu{erunt) quaerere silva{m) 

dove il verbo miiiuo costruito con l' infinito troverebbe un riscontro in un luogo con- 
troverso di Lucrezio (H, vs. 1029). 

Da ultimo in questo medesimo cubicolo si rinvenne il 29 aprile 1902 una sta- 
tuetta di Venere di alabastro, assai danneggiata nell'epidermide e mancante della 
testa con le spalle, delle braccia e delle gambe. 

Fra l'ambiente F ed il tablino G trovasi il corridoio I, che mena nel piccolo 
giardino K. Il corridoio ha pavimento signino e le pareti rivestite d' intonaco grezzo, 
con alto zoccolo nero scompartito in riquadrature mediante fascette rosse. Trovandosi 
il giardino in un livello alquanto superiore, vi si accedeva per uno scalino di legno 
nella estremità orientale del corridoio. 

Il piccolo viridario K ha un ambulacro a nord e ad ovest, il quale limita con 
un pluteo di muratura l'area destinata alla cultura dei fiori. In origine però il giar- 
dino propriamente detto non esisteva, e l'ambiente K era un cortiletto, con rozzo pa- 
vimento di coccio pesto. Ciò è risultato dalla indagine che ho istituita intorno ad 
un condotto di piombo, che scende obliquamente da sinistra a destra, lungo il muro 
orientale del giardino, ed attira l'attenzione per la buona conservazione delle sue 
parti (ftg. 2). Per studiare dunque il modo come fossero raccolte e smaltite le acque, 
feci toglier via il terreno vegetale verso il lato meridionale, e si : invenne nell'angolo 
sud-est, in d, una bocca di cisterna, che venne murata, allorché fu fatto il giardino. 
Tale cisterna era appunto alimentata dal cennato condotto di piombo, il quale consta 
di due parti saldate insieme ed ha il diametro massimo di m. 0,09 e l'altezza di circa 
m. 3,20, Fissato al muro mediante due grappe parimente di piombo, questo condotto 
è munito superiormente della vaschetta di raccolta alle acque, nella quale sbocca 



POMPEI 



136 — 



REGIONE 1. 



un'altra fistula di piombo molto più stretta, contenuta in un tubo di terracotta mu- 
rato nell'alto della parete e difesa da una laminetta di piombo forata. La estremità 
inferiore del condotto s'iniiesta con la cisterna per un raccordo conico in muratura, 
ad imbuto rovesciato, ed a livello del piano primitivo di pavimento. Per tal condotto 




FiG. 2. 



adunque venivano guidate nella cisterna le acque che cadevano sulla covertura del- 
l'ambiente appartenente alla casa limitrofa detta delle origini di Roma. Il proprie- 
tario della cisterna utilizzò quindi le acque, che cadevano sulla proprietà del vicino. 
11 giardino sovrapposto mascherava la cisterna, la cui bocca è chiusa, stabilmente, 
dal primitivo coperchio, fermato ed uguagliato in giro con la malta. Il discarico per 
il troppo pieno si etfettuava similmente dalla parte posteriore, cioè verso la mento- 
tovata casa delle origini di Roma, dove un corsetto (fig. 3, e') guida le acque di 



REGIONE I. 



— 137 — 



POMPEI 



supero sino ad incontrare l'altro ramo simile e", pertinente alla cisterna C di questa casa, 
cioè nel punto dove si riuniscono, per proseguire in un unico tratto di corso e (cfr. 
Notizie cit., p. 91). Nella nostra casa, la cisterna b posta nell'atrio raccoglieva l'acqua 
dall'impluvio, e probabilmente il discarico per il troppo pieno prendeva la direzione 



RECiV. (NStlV 




Fio. 3. 



dell'altra cisterna d interrata nel giardino; in tal caso sarebbero state fra loro comuni- 
canti e quindi con l'altra della casa a ridosso. Così erano raccolte e smaltite le acque. 
Se a siffatta comunanza di servitìi si aggiunga la comunanza di idee religiose, quale 
appare dai due dipinti con la rappresentanza di Mercurio associata a quella dell'owt- 
phalos delfico, non si può non ammettere un unico possesso originario della nostra 
casa e di quella delle origini di Roma situata a ridosso. 

Non mancano certo in Pompei condotti di piombo simili (Reg. V, is. I, n. 23 ; 
reg. VI, is. XIV, n. 22; casa di Vettii; reg. VII, is. XII, n. 11 ; reg. IX, is. I, n. 5); 
ma nessuno è in uno stato di così perfetta conservazione. 



POMPEI — 138 — REGIONE I. 

Le pareti orientale e meridionale di K, come pure il pilastro a nord-est, recano 
tracce di pitture rappresentanti appunto un giardino, con alte e folte piante e con 
uccelli volanti o poggianti sulle piante stesse. Nella parete orientale, a destra, sopra 
una specie di vasca marmorea è dipinto uno sfinge barbato, di profilo a sinistra, 
nella solita attitudine di riposo. La veduta è chiusa sul davanti da un basso pluteo 
di legno con una incanuncciata a rete. 

Nella estremità sinistra della parete orientale è cavata in e una nicchietta ad 
arco, il cui piano è formato da una tegola sporgente ed inclinata esternamente: sotto 
la tegola si osserva uno sporto di m. 0,21, ora rotto, costituito d'intonaco con anima 
di assicelle di legiio, di cui è rimasto il vuoto. Il fondo della nicchietta è anche 
decorato di piante dipinte. 

Nel viridario ora descritto si raccolsero il 7 giugno 1902 gli oggetti ricordati 
in Notizie 1902, pag. 380. 

Sul lato nord del giardino si apre la stanza L mediante un largo vano con soglia 
di travertino. Dei due pilastri del vano, quello a siuistra è rivestito d'intonaco grezzo, 
mentre l'altro presenta un rivestimento d' intonaco più fino : nell'alto di questo pilastro 
si vedono tre grossi fori fatti con lo scalpello. La stanza, coperta probabilmente da 
vòlta a botte, ha pavimento di coccio pesto e decorazione a fondo bianco nelle pareti, 
con zoccolo rosso, ravvivato da belle piante. Il fondo bianco delle pareti è scompartito 
nelle solite riquadrature, delle quali ciascuna ha o aveva nel centro una figura vo- 
lante di quadrupede, come grifo, pantera (?) ovvero di uccello, come cigno. 

Nel mezzo della parete orientale si osserva un vano di finestra murato, e sulla 
muratura era stato già passato uno strato d' intonaco grezzo. Un armadio di legno 
era addossato all'angolo sud-ovest della stanza, in /", come si rileva da un incastro 
fatto i:el pavimento, quasi ipotenusa del triangolo rettangolo, il cui vertice coincide 
col detto angolo sud-ovest, e dalle tracce lasciate nelle pareti, dove si nota pure un 
avanzo di decorazione anterior<\ 

A mezzodì del giardino trovasi l'ambiente rustico M, il cui vano d' ingresso 
aveva soglia e stipiti di legno; senonchè a destra lo stipite di legno fu posterior- 
mente sostituito con intonaco assai grezzo. Dai molti buchi nelle pareti e da qualche 
avanzo di chiodo di ferro si argomenta che questo ambiente sia stato probabilmente 
una cella tenaria. Coperto da soffitta piana, riceveva luce da un finestrino che dà 
sul viridario: nell'angolo sud-est si osserva nel pavimento di battuto un foro circo- 
lare, al quale corrisponde un incavo semicircolare nella estremità est della parete 
sud, forse per incastrarvi qualche anfora. 

In una località non determinata dalla descritta casa si rinvennero il 22 giugno 
1902 gli oggetti registrati in Noi. cit. pag. 380. 

A. SOOLIANO. 



Errala-corr'ìCje. — A pag. 88 del precedente fascicolo, line.a 0, il primo verso del graffito v.i 
corretto nel modo seguente: 

AGIT DIIA VOS 



I 



SARDINIA — 139 — S SINNAI 



SARDINIA : 

VI. SINNAÌ — Nuova tomba di giganti scoperta nel territorio del 

Comune. 

Il giorno 14 dello scorso aprile, l'egregio ispettore dott. Taramelli annunziò che 
a poca distanza da Sinnaì, per lavori campestri, si posero in luce i resti di una delle 
cosi dette tombe di giganti di età preistorica. Avvertito dal Sindaco cav. Giuseppe 
Lobina, incaricò di accedere sul posto il solerte sig. niippo Nissardi, ispettore del 
Museo, il quale, per il cortese interessamento dell'accennato sig. Lobina, potè pren- 
dere cognizione della scoperta ed ottenne in dono pel Museo la suppellettile rinvenuta, 
consistente in vari resti di ceramica, un pugnaletto in bronzo, in una magnifica spada, 
veruto, pure di bronzo, completa e quasi intiera, che è la più lunga non solo tra 
quelle del Museo, ma anche fra tutte le altre, provenienti dall' isola. 



A. Taramelli. 



Roma, 18 giugno 1905. 



REGIONE X, ROMA — 141 — ROMA, VENEZIA 



Anno 1905 — Fascicolo 6. 



Regione X (VENETI A). 

I. VENEZIA — Lapide con iscrizione romana scoperta nelle fon- 
dasioni del campanile di San Marco. 

Da una relazione del sopiaintendente ai musei e scavi della regione Veneta 
prof. Gherardo Ghirardini si lia notizia di una lapide con iscrizione latina, scoperta 
il i;^ dello scorso maggio, nei lavori che si stanno essegiiendo sotto la direzione del- 
l' ufficio tecnico, per la ricostruzione del campanile di San Marco. 

La pietra iscritta riapparve nel taglio della massicciata di fondazione che dovrà 
essere rinforzata da nuova muratura. Vi è ricordato un Lucio Ancario della tribù 
Romilia, la quale indicazione diede ottimo argomento al prof. Ghirardini per affer- 
mare che la pietra provenne da Este, o dall'antica Ateste, dove Lucio Ancario 
esercitò varie cariche per le quali si rese benemerito, fino ad ottenere in segno di 
onore, per decreto del pubblico, il dono di un'area pel sepolcro suo e dei suoi. 

Il prof. Ghirardini manderà presto un'ampia illustrazione delia scoperta che sarà 
edita insieme al testo della epigrafe. 



IL ROMA. 



Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. Nello sterro per la fondazione delle case, che si costruiscono dalla 
Società dei ferrovieri presso s. Croce in Gerusalemme, si è rinvenuta una testa mar- 
morea barbata, d'arte assai mediocre e in pessimo stato di conservazione. 

Notizie Scavi 1905 — Voi. II. 19 



ROKA 



— 142 — 



ROMA 



Via Portiiense. Costruendosi un grande edificio per molini e fabbricaziope di 
paste nel sito della vigna già Costa, sulla via Portuense, fra la linea ferroviaria al 
di là del ponte di s. Paolo e la riva del Tevere, sono stati raccolti fra la terra i seguenti 
oggetti : — Due antefisse in terracotta, una delle quali ben conservata, l'altra rotta, 
alte m. 0,18 X 0,13, con mascherone in alto rilievo; vari frammenti di fregi fittili, uno 
dei quali conserva un vaso ed una face ardente, un altro ha una piccola figura con 
parte di cavallo; un frammento di cornice marmorea, con rilievo di fogliami, 
lungo m. 0,20X0,10; una mensola, pure di marmo, alta m. 0,36X0,18; un pezzo 
d'umetta cineraria marmorea, nella cui fronte restano le poche lettere: 




Via Salaria. Al Corso d'Italia, continuandosi gli sterri per l'apertura della 
nuova strada attigua alla chiesa dei Carmelitani, sono stati recuperati alcuni frammenti 
di cippi sepolcrali in travertino. Il primo, alto m. 0,85, largo m. 0,25, conserva in belle 
e grandi lettere il nome : 

Q * ANIC I * 



In altri due si legge: 
m. 0,84X0,28: 



m. 1,14 X0.30: 



eGAVILLIACL- 

GÈ 
IN • FR • P • XI I 
IN • AGR • P XIl 



LA I V- 

PVATIENI 
PON TI LI AE 

IN FR • PXI 
IN AG- P XII 



Un quarto contiene la sola misura dell'area religiosa : 

INFROlT- 
PXIIX 
■ IN • AGRO 
PXII 



Nel cavo per la costruzione della fogna del nuovo Corso di porta Pinciaua, a non 
molta distanza dallo stabilimento Voghera, .sono tornate in luce le seguenti memorie 
sepolcrali: 



ROMA 



— 148 — 



ROMA 



a) lastrina marmorea da colombario, di m. 0,14X0,13: 



SEX'ANTlSpMs 
N • L • B O ^ 



b) simile lastrina, di m. 0,22 X 0,10: 

VA L E R I A 
ALNICE 



c) cippo di travertino, tagliato a semicerchio, alto m. 0,72 X 0,27 : 

ROSCIA 
HILARA 

d) titoletto di colombario, di m. 0,14 X0,11: 



LVCILIA 
ARBVSCr-« 



... l 



e) lastrina marmorea, rotta nella parte superiore, di m. 0,36 X 0,28 : 

NICEFIICR-FATER" E t 

A C I L 1 V S 
ATIMETVSFRATER 



/) cippo di travertino, alto m. 0,95 X 0,30 



P ■ IVNI ■ P • L 
D A M AH 

SIBi!' ETSVEIS 



IN FROPXU 
INAGRPXIl 



ROMA f — 144 — ROMA 



g) simile cippo di travertino, di m. 0,66 X 0,27 ; 

l. oiselLl'-iS 
l. l. hiJ/kRWS 

MAIOR 
^./VISELLIVS 
^•LHILARVS 
INFRPVIIIN AGPXII 



h) lastrina di marmo, di m. 0,21 x 0,16 : 



MAMMIAM-ET-D 
Lib-liccaeasibi 

ET 

L-RVSTICELIOCO«lMVNI 

FILIO • SVO 



Per i medesimi lavori di fognatura, nel tratto prospiciente la nuova via Tevere, si 
è trovato infisso tuttora al suo posto un cippo sepolcrale in travertino, alto m. 0,73 X 0,33, 
sul quale si legge: 



c 


SALLVSTIVS 




C L- 


THYRSVS 


IN 


• FR 


• P 


XII 


IN 


• AG 


P 


XX 



Un altro cippo con la stessa iscrizione si rinvenne nello stesso luogo nel decembre 
dello scorso anno (v. Notisie 1904, pag. 441). 

G. Gatti. 



ROMA 



— 145 



ROMA 



Foro Romano. — Esplorazione del sepolcreto. 
(4° Rapporto) (')• 

La superficie del terreno compreso fra le tombe G, I, K, precedentemente de- 
scritte, e la sostriizione imperiale che limita lo scavo del sepolcreto sul lato opposto 



...M 




Fio. 1. — Tombe L, M, N. 

alla Sacra Via, presentava alcune ineguaglianze di colore e di compattezza che non 
tardarono a rivelare la esistenza di un gruppo di tombe, le quali sembravano com- 
penetrarsi una nell'altra. La esplorazione ha messo in chiaro trattarsi di due tombe 



(M Vedi Noi. d. Scavi: li)02, pagg. 96-111; \Wò, pagg. 123-170 e pagg. 375-4.7. 



ROMA 



146 — 



ROMA 



a fossa, L, M, le quali avevano alquanto danneggiato il pozzo e parte del dolio di 
una più antica tomba a cremazione N, e di una piccola tomba a fossa 0, rasentata 
dalla sostruzione imperiale (figg. 1-5). 



M 



N, 



L... « 




FiG. 2. — Pianta della tomba a fossa L, M e della tomba a pozzo N, dopo levato il terriccio. 



Tomba a fossa L. Fu scavata dentro un'insenatura del terreno che doveva com- 
prendere la testata della tomba J. troncata dalla tomba I. Questa insenatura, simile 
ad altra cbe esamineremo in appresso, parrebbe dovuta, in parte, allo scavo iniziato 
da qualche seppellitore alla ricerca di un terreno libero ; ovvero all'opera di scava- 
tori di terra argillosa, utile alla manipolazione di vasi funebri, quando il sepolcreto 



ROMA 



147 — 



KOMA 



dovette essere abbandonato; e in parte agli adattainciiti subiti nella età monarchica 
dalla superficie del terreno, quando ai ora, verisimiliiicnte, dimenticato che racchiu- 
deva vecchie tombe, e si praticarono le insenature dei fondi di capanna, o fu attra- 
versato da po/zi-cistorna, per raccoglier l'acqua piovana, a cui le tombe abbando- 
nate servivano da filtro. 




Xio.so) _ 



• (I0.60) 



PiG. 3. — Spaccato longitudinale della tomba L, testata della tomba M e dolio della tomba N. 



La fossa della tomba L ha pianta rettangolare, con l'asse maggiore in direzione 
da nord-est a sud-ovest, e con pareti inclinate a guisa di schifo. È lunga m. 1,63, 
larga m. 0,73, ed ha la platea di fondo a m. 10,68 sul livello del mare. 

Conteneva otto scheggioni di tufo grigio verdiccio cinereo, e di tufo leucitico, 
che misuravano, da un minimo di m. 0,10 ad un massimo di m. 0,30 di lunghezza: 
uno circa nel mezzo, quattro, l'uno appresso all'altro, disposti in fila, secondo l'asse 
maggiore, che potevano costituire un avanzo di paries caementitius interposto fra il 
cadavere e la fossa; altri tre, un po' più discosti da quello centrale, si trovavano, 
senza ordine, sul lato opposto della fossa. 

Dello scheletro, che doveva essere di un neonato, nessuna traccia. Sotto gli scheg- 
gioni mediani stavano frantumati due vasetti e la platea di fondo della fossa presen- 
tava evidente, alla estremità nord, e per oltre un quarto della superfice totale, una 
pellicola bruno-gialliccia e pulverulenta, caratteristica della decomposizione della pece, 
di cui molte tracce rinvenni snlle pareti interne e, specialmente, nel fondo di grandi 
vasi grossolani d'uso domestico, negli strati primitivi del Foro. Scaldato un frammento 



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ROMA 



— 148 — 



ROMA 



■4t- 



di questa pellicola, si fase in una massa nero-lucida, che bruciò con fiamma chiara, 
esalante odore di pino. 




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y.A 



Fio. 4. — Tombe L, M, N, asportati gli schoggioni di tufo. 



A circa un terzo della diagonale dell'angolo nord, posava sul fondo della fossa 
qualche traccia di un'armilla, del diametro di ni. 0,07, a due fili di rame, o bronzo 
impuro, ritorti insieme. Ne potei raccogliere tre frammenti (fig. 6), la cui superficie 
è parte nascosta, parte corrosa da ossidi azzurrognoli e rossicci. La grossezza media 
dei duo fili cordoncini riuniti, è di nim. 7. 



ROMA 



— 149 — 



ROMA 



I due vasetti, frantumati sotto gli scheggioni di tufo, ma che poterono venir quasi 
interamente ricomposti, sono i seguenti: 

a) Piccolo skyphos (fig. 7), in terracotta, di forma semiovoidale, con due anse 
opposte, a fondo piatto ; alto m. 0,07 ; diametro della bocca m. 0,083. Le anse, con 




Fig. 5. — Sezione delle tombe L, N, M. 



doppia attaccatura, sono impostate sotto l'orlo, quasi orizzontalmente. Decorazione in- 



Fio. 6 (1:2). — Frammenti di armilla bronzea, nella tomba L. 



cisa. Intorno all'orlo, interrotte dalle anse, tre linee circolari, e una a zig-zag, irre- 
golare. Su ciascun lato della pancia, al centro, una palmetta a tre petali (in una di 
esse il petalo centrale è sdoppiato in alto), sorgenti da un dischetto, messo su di una 
specie di piede a larga base. Dai lati del dischetto partono due appendici corrispon- 

NoTiziK Scavi 1905. - Voi. II. 20 



ROMA I — lòO — ROMA 

dentisi, ricurve verso l'alto, e terminanti a volute in una delle palniette, nell'altra a 
teste d'uccello con lungo rostro. Terracotta cinereo-rossiccia; superficie bene affumicata j 
e lustrata. 

Il vaso è molto danneggiato, e rotto in numerosi frammenti, e vi mancano al-] 
cune parti del labbro. Una delle facce è scabra, forse per prolungata azione dell'acqua. 
Lievi protuberanze alla superficie. 

b) Vaso, analogo al precedente, ma senza palmette (fig. 7); dimensioni minori, 
e più danneggiato. Alt. m. 0,065, diametro della bocca m. 0,08. 





Fig. 7. — Skyphoi in terracotta, della tomba L. 



Non trovandosi traccia alcuna di avanzi scheletrici è probabile che il bambino 
sotterrato nella tomba L fosse di assai tenera età ; forse il cadaverino fu steso sopra 
quella parte della platea, che conservava tracce di impeciatura. La presenza di due 
soli vasi di terracotta nella parte centrale della tomba, farebbe, a sua volta, supporre 
che l'area vuota fra essi e i piedi della fossa potesse contenere qualche altro vaso 
od oggetto di legno dolce e d'altre sostanze facilmente decomponibili, che non la- 
sciarono traccia alcuna, come non ne lasciarono le vesti, anche nelle altre tombe 
meglio conservate. 

Tomba a fossa M. Ha pianta rettangolare, allungata (figg. 1-5), con due lati al- 
quanto allargantisi in curva, all'esterno. L'asse maggiore, in direzione da sud-est a 
nord-ovest; è lunga m. 1,50, larga circa m. 0,55, profonda, in media, m. 3,70, a 
platea orizzontale, che sta m. 10,02 sul livello del mare. La tomba doveva essere 
originariamente coperta da rozza volta, composta di scheggioni tufacei, che, spostan- 
dosi, franarono, rompendo o stritolando, qual piìi, qual meno, i vasi e gli altri og- 
getti sotterrati insieme col cadavere di un bambino. 

Tracce di un tronco di quercia trovaronsi alle due estremità della fossa, ed è 
supponibile che appartenessero allo testate del feretro, che le condizioni sfavorevoli 
del terreno, scavato a poca profondità, possono aver contribuito a distruggere nella 
parte mediana, assottigliata per renderlo concavo. 

Tolta la terra ed alcuni degli scheggioni di tufo franati, apparvero una coppa 
e una oinochoe, all'angolo est della fossa ; una piccola coppa addossata al parietale 
sinistro del piccolo scheletro; un vaso a due anse, coperto da una larga coppa capo- 



ROMA 



— 151 



ROMA 



volta, in vicinanza dell'angolo nord, e un'altra coppa, ai piedi del bambino, con l'ansa 
a lui rivolta (figg. 8-9). 




Fio. 8.'* — i^Veduta d' insieme dello tombe a fossa_L, M. 

Parecchi sono gli scbeggioni di tufo che, da una misura minima di m. 0,15 x 
0,12^X0,12, giungono ad una' lunghezza massima di ra. 0,35. 




FiG. 9. — Vasi della tomba M. 



Vi sono rappresentate parecchie qualità: un blocco di lajHs gabimis, del tipo 
che si cava nella valle del peperino al nord di Roma, sulla intersecazione della via 




ROMA «B — 152 — ROMA 



Flaminia, fra il quarto e il quinto chilometro ; un blocchetto di tufo nero, a leuciti, 
tufo di passaggio fra le pozzolane nere e il tufo lionato del Campidoglio; due va- 
rietà di tufo marrone. 

Inoltre due frammenti di concrezioni tartarose, di cui uno molto compatto, che 
misura m. 0.40 X 0,27 X 0,15. 

Un blocco di tufo giallo-rosso, del tipo di Monteverde, stava sotto alla larga 
coppa capovolta, sopra ricordata. 

Pochi avanzi scheletrici (flgg. 10-11), rimasti in si tu — parte del cranio, cioè, 
e del femore destro — di bambino o bambina, inumato, in posiziono supina, e con 
la testa rivolta a nord-est, con le braccia probabilmente incrociate sul petto e con 
varie armille ed altri oggetti di ornamento, fermati sulla veste per mezzo di fibule. 
Si distinguono bene le ossa parietali, fra loro disgiunte, e i denti. Questi sono presen- 
temeiite in numero di ventitré, dei quali alcuni della dentizione definitiva. 

Sul davanti ci sono gli incisivi da latte. 

Il loro smalto, già molto usato e forato, dà la certezza che il bambino si nu- 
trisse di sostanze solide. 

È probabile che si tratti dello scheletro di un bambino di tre o quattro anni. 

A destra ed a sinistra della testa, verso le regioni uditive, rimangono al loro 
posto gli orecchini d'ambra. 

Le armille sono quattro ; due sulla parte alta del petto, in posizione orizzontale, 
e in modo quindi che corrispondevano, presso a poco, sui due seni: una terza era 
poco al disotto di quella posta sul seno destro; una quarta, piccolina, a destra di 
quella posta sul seno sinistro, e saldata ad essa dall'ossido e dalla concrezione. 

Ciascuna delle due prime passa tra l'arco e l'ardiglione d' una fibula che, evi- 
dentemente, serviva a tenerla legata al vestito; la terza è affidata a due fibule; la 
quarta era del tutto libera, e, sia per questa ragione, sia per essere molto piccola 
e quindi ben conveniente al polso di una bambina e sia ancora perchè sta al posto, 
ove è verosimile che stesse il braccio sinistro del cadaverino, è credibile che cingesse 
il polso sinistro di questo. 

Più giù, al disotto della terza armilla e in modo da corrispondere tra il basso 
ventre ed i femori, due grandi cerchi metallici, a corpo schiacciato, intersecantisi ; 
quello a destra del cadaverino, era fermato sul vestito da due fibule; l'altro vedesi 
del tutto libero; probabilmente però passava anch'esso tra l'arco e l'ardiglione di 
una fibula, quella cioè con l'arco di ambra, non lontano da esso, e da cui l'avrà 
staccato un grosso sasso, caduto in quel sito, ed ora rimosso. 

Due altre fibule, una delle quali era al centro del petto, tra le due prime ar- 
mille ricordate, un'altra era più giù, sul lato sinistro, non avevano, probabilmente, 
altro ufficio, se non quello di tener sospesi alcuni ciondolini, in forma di piccoli tubi, 
ora sparsi qua e là per la fossa. Tali ciondolini erano, per altro, senza dubbio, sospesi 
parimenti a quelle fibule, alle quali erano, affidate le armille, essendosene rinvenuti 
parecchi nella loro vicinanza, e insieme con altri oggettini che ora ricorderemo nella 
descrizione. La prima delle due ultime fibule ricordate, quella cioè tra le due ar- 
mille sul seno, posa su di una eonchiglia, che poteva essere trochiforme. 



ROMA 



— 153 — 



ROMA 



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FtG. 10. — Parte centrale della tomba M. 



ROMA 



— 154 



ROMA 




FiG. 11. — Disposizione delle ambre, metalli e smalti. 



I 



ROMA 



— 155 — 



RÓMA 



Se l'armilla era appuntata al vestito, dobbiamo supporre, naturalmente, che la 
conchiglia posasse immediatamente sul petto del cadaverino, di sotto al vestito. Poco 
più giù, e in modo, forse, da corrispondere sullo sterno del cadavere, una lastrina cir- 
colare era ripiegata in due. Un foro a un'estremità, a cui, senza dubbio, ne avrà 
corrisposto un altro, dalla parte opposta, mostra che anch'essa era appuntata al 
vestito. 

Immediatamente presso al cadaverino, e sostenente parte di due cerchi di fibule, 
stava un frammento irregolare, verde scuro, pesante, di lava di Capo di Bove, o di 
quel tipo, alterata, che misura m. 0,30X0,165X0,083. 




FiG. 12 (l: 4). — Coppa striata. 




FiG. 13 (1:4). — Oinochoe. Fig. 14. (i:4). — Piccola coppa 

ad ansa bifora. 



I vasi contenuti nella tomba M sono i seguenti: 

Coppa in terracotta (fig. 12), di forma emisferica, senza anse e senza piede. 
Alt. media m. 0,065; diam. esterno della bocca m. 0,128. È leggermente ristretta 
in alto, poco prima dell'orlo; questo ha la superficie leggermente rivolta all'interno. 
La decorazione esterna è mediocremente conservata, essa consiste in dieci piccole 
fasce rosse, parallele alla bocca, giranti intorno ; all' intemo si conservano tracce de- 
bolissime di una decorazione analoga. Sotto l'orlo, attraverso la parete, due forellini, 
disposti orizzontalmente, e distanti 11 mm. da centro a centro. La terra è bianco- 
gialliccia, e friabilissima. Probabilmente trattasi di un vaso ionico o calcidese. 

Oinochoe, in terracotta (fig. 13), a pancia rigonfia, con bocca circolare. Alt. 
m. 0,22; diam. della bocca m. 0,084. Collo piuttosto alto; orlo inclinato all'infuori ; 
ansa a corpo circolare, impostata sull'alto della pancia, e sul collo, sotto l'orlo. In- 
torno al collo e alla parte inferiore dell'orlo, leggieri rigonfiamenti circolari, dovuti 
alla tornitura a crudo. Tutta la superficie, compresa quella interna dell'orificio, è 
decorata di fascette rosse, circolari parallele alla bocca, poste a breve distanza fra 
di loro. L'ansa ha due zone verticali ai lati, dipinte parimenti in rosso, fra cui altre 



ROMA 



— 156 



ROMA 



fascette obliquamente disposte. La tinta poco tenace, è, per buona parte, svanita. 
Vaso ionico o imitazione di vaso ionico. La terra e la tecnica sono del tutto ugnali 
a quelle del vaso precedente. 

Piccola coppa, in terracotta (fig. 14), senza piede, a fondo piatto, con un'ansa 
sola, alta e verticale. Alt. fino all'orlo, m, 0,05, fino alla sommità dell'ansa m. 0,092; 
diametro esterno della bocca m. 0,074. Pancia decorata di tre bugnette, equidistanti, 
e di larghe baccellature verticali, ricordanti le ribaditure dei vasi metallici ; alto 
collo cilindrico, ansa impostata sulla pancia e sull'orlo, con la parte esterna foggiata 
a nastro, con la interna a sezione semicircolare. 








Fig. 15 (i:4). — Vaso a doppia 
ansa ritorta. 



Fig. 16 (i:4). — Bacinella. 



Un puntello lega la parte esterna dell'ansa coU'orlo. Vaso fatto a mano; terra 
impura nericcia; superficie affumicata e lustrata. 

Vaso, in terracotta (fig. 15), con la parte inferiore a cono tronco, rovesciato, 
collo cilindrico con due anse opposte. Alt. media m. 0,085; diam. della bocca 
ra. 0,091. Le anse a corpo circolare, e decorate di bugnette, sono impostate verti- 
calmente, nella parte alta della pancia e sull'orlo. 

Una bugnetta, con doppio semicerchio impresso di sopra, ricorre al centro di 
ciascuna faccia del vaso, sulla parte più larga del ventre, che è pure decorata di 
lievi sfaccettature verticali, alquanto distanti fra loro, e ricordanti gli uncini e le 
ribaditure dei modelli metallici, ad imitazione dei quali fu fatta questa specie di 
vasi. (Cfr. Barnabei, Lincei, IV, pag. 202). 

Terra ordinaria, superficie affumicata e lustrata. 

Coppa, in terracotta (fig. 16), con larghissimo orlo rovesciato all' infuori, piede 
a larga base, senza anse. Alt. variante da m. 0,06 a m. 0,074 ; diam. m. 0,236. 
Alla estremità dell'orlo, attraversano la parete due forellini, distanti m. 0,021, da 
centro a centro. Notevoli asimmetrie. Terracotta ordinaria rossiccia ; superficie lisciata 
a stecca, di cui scorgonsi le striature, e in parte lustrata. L'argilla e la tecnica 
ricordano quelle dei vasi a pancia sferica, ovvi in questo sepolcreto. 

Qnesta coppa stava in posizione capovolta, a guisa di coperchio, sopra il vaso 4. 

Coppa, in terracotta (fig. 17), senza piede, ad un'ansa, sola Alt. media, fino 
all'orlo, m. 0,075, fino alla sommità dell'ansa m. 0,144; diam. della bocca, m. 0,14. 



ROMA 



— 157 — 



ROMA 



Parto inferiore a cono tronco rovesciato, aggirata in alto da leggere sporgenze, ri- 
cordanti il lavoro a sbalzo dell'originale metallico. Fondo piatto; collo cilindrico, 
ansa verticale ed alta, impostata sulla pancia e sull'orlo, con la parte estrema piatta 
e rastremata in alto, con l'altra stretta e decorata di bngnette. 

Tra l'orlo e la parte esterna dell'ansa una bugnctta. Terra impura, nericcia, 
superficie lustrata e affumicata. Lavoro eseguito a mano e a stecca. 




Fio. 17 (ì:ì) — Coppa ad ansa bifora. 

Gli oggetti sepolti in contatto col cadaverino o col suo vestito sono i seguenti: 
1-2. Orecchini (fig. 18). Consistono in due anelli circolari, piatti, d'ambra rosso- 
bruna, abbastanza trasparenti, se guardati contro la luce; diam. m. 0,023, grossezza 





PiG. 18 (1:1). — Orecchini d'ambra. 



m. 0,004. La parte forata, la cui larghezza media è di m. 0,017, non è perfetta- 
mente circolare, ma alquanto piriforme, e ciò per poter meglio legar l'oggetto al- 
l'orecchio. La superficie superiore dell'orecchino destro, presso alla parte acuminata 
del foro, ò alquanto logorata, pel filo metallico che assicurava il cerchiello all'orecchio. 
Dal trovarsi questo logoramento soltanto sulla superficie superiore dell'orecchino, ri- 
sulta che esso no:i era sospeso bensì legato immediatamente suUorecchio. Delle due 
facce, perciò, una venne logorata pel contatto del filo, l'altra, stretta contro il lobo 
dell'orecchio, rimase intatta. 

L'orecchino sinistro giace con la parte acuminata in basso, ciò è dovuto, molto 
probabilmente, al fatto che, nel comporre il cadaverino nella fossa, il lobo del- 
l'orecchio sinistro rimase alquanto piegato indietro. 

NoTiziB Scavi 1905 — Voi. IL 21 



ROMA 



158 — 



ROMA 



3. Armilla di bronzo (fig; 19), a tre giri di spirale; con diametro esterno di 
m. 0,052. K ben conservata, però quasi interamente coperta dall'ossido e da con- 
crezioni. La parte nuda non mostra ornamenti di sorta. Posava presso a poco sul 
seno destro. " :' 




Fio. 19 (l:l). — Armilla di bronzo. 

4. Fibula di bronzo (tìg. 20), a navicella, con ardiglione a molla, lunga, nella 
parte conservata, m. 0,58. La superficie dell'arco è interamente nascosta dall'ossido 




Fio. 20 (i:i). — Fibula di bronzo a navicella. 



e dalla concrezione. Vicino hiivvi un frammento di ardiglione, in parte nascosto dalla 
staffa, probabilmente continuazione dell'ardiglione e della staffa della fibula testò ri- 
cordata. 

Tra l'arco e l'ardiglione passa l'armilla precedente che così era assicurati al 
vestito. Giace in posizione orizzontale, con la staffa a destra di chi guarda. 

5. Avanzo di piccolo tubo, di bronzo, rastremato in alto. Per la presenza di 
vari altri tubetti consimili, sparsi qua e là nella stessa tomba, e meglio conservati, 
possiamo restituirlo alla forma integrale. Son tubetti, ottenuti curvando ed avvici- 



KOMA 



— 159 



ROMA 



nando le estremità oblique di una lastrina di bronzo, di forma trapezoidale, e con 
appendice di sotto, in forma alquanto arrotondata, e che, piegata, forma il fondo. 
In alto, attraversano la parete due forellini di sospeusione. Per essere stato trovato 
vicinissimo alla fibula precedente, e propriamente verso la staffa di questa, è da 
credere che fosse sospeso all'ardiglione della fìbula. 




FiG. 21 (i:i). — Ariiiilla di ferro. 

6. Armilla di ferro ((ìg. 21), a corpo semicircolare (?), aperta, e con le due 
estremità alquanto prolungate, rastremate e sovrapposte. Diam. approssimativo esterno 




FlG. 22 (1:1). — Fibula di bronzo. 



m. 0,07; altezza m. 0,012 circa. L'ossido e la concrezione nascondono interamente 
la superficie dell'oggetto. Posava accanto all' armilla 3, presso a poco sul seno 
sinistro. 

7. Fibula dì bronzo, a navicella (lìg. 22), con ardiglione a molla e lunga staffa. 
Lunghezza totale m. 0,088. La superficie è del tutto nascosta dall'ossido e dalla 



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— 160 — 



ROMA 



concrezione. Tra l'arco e l'ardiglione passa l'armiya precedente, che, in tal modo, 
era, come l'altra, tenuta ferma al vestito. Stava in posizione orizzontale, e con la 
staffa a sinistra di chi guarda, in modo da toccare, quasi, quella della fibula 4. 

8. Tubetto (tig. 34) analogo a quello descritto al n. 5, privo della parte infe- 
riore. Osservansi bene i due forellini di sospensione. Lungb. della parte conservata, 
m. 0,019. 




FiG. 23 (l : l,(. — Annilla di bronzo. 



9-10. Avanzi di tubetti analoghi (fig. 34). Stavano fra la concrezione dell'ar- 
milla G, ed è probabile che fossero infilati all'ardiglione. Somigliano ai tubetti d'oro 
contenenti zolfo, resina od altre sostanze profilatticiie, conservati noi musei di Bu- 
dapest e di Sarajevo. 




Fig. 24 (l : l). — Fibula in bronzo ad arco rigonfio. 



11. Armilla di bronzo, a corpo circolare (fig. 23), aperta e con le estremità pro- 
lungate, sovrapposte e rastremate. Diam. esterno m. 0,051; interno m. 0,044. Ot- 
tima conservazione. È questa l'armilla, come già si disse a pag. 152, che, molto 
probabilmente, stava al braccio sinistro del cadaverino. Trovasi quasi a destra del- 
l'armilla 6, a cui era legata dall'ossido e dalla concrezione. 

12. Avanzi di conchiglia di chiocciola. Era situata al centro del petto, poco al 
disotto delle armille 6 e 3, ad eguale distanza da entrambe. 



ROMA — 161 — ROMA 

13. Fibula in bronzo (fig. 24), ad arco rigonfio, con ardiglione a molla. Di que- 
sf ultimo avanzano la molla e tre frammenti. Lungli. attuale m. 0,035 circa. Sono 
intilati all'arco: 

10-20) 14-15. Due anellini, tortili, aperti, di bronzo. 

3°) 16. Un anellino, semplice, di bronzo, di cui avanza ben poco. ' 

4°) 17. Un altro anellino, semplice, di bronzo, danneggiato in parte soltanto. 

5») 18. Un anellino semplice, di bronzo, con prolungamento, a spirale, da 
una parte. 




Fig. 25 (i:i). — Bulla semicircolare di bronzo. 

La fibula n. 13 posa immediatamente sulla concliiglia n. 12. Facemmo già os- 
servare, nella descrizione generale, che, se la fibula, com'è naturale, era infilata al 
vestito, la conchiglia doveva stare immediatamente sul petto del cadaverino. 

19. Laminetta circolare di bronzo (fig. 25), con m. 0,065 di diametro, ripiegata 
esattamente su se stessa. Ha un forellino, ad una delle estremità, al quale, senza 
dubbio, corrispondeva un altro nella parte opposta, invisibile per l'ossido e la con- 
crezione, e l'uno e l'altro fatti per cucire la lastrina al vestito. 

È situata circa un centimetro e mezzo al disotto della fibula 13, onde sarà stata, 
presso a poco, sullo sterno del cadavere. 

20. Tubetto (fig. 34) di bronzo, del solito tipo, danpeggiato nella parte infe- 
riore. Sono conservati due forellini di sospensione. Lunghezza della parte conservata 
m. 0,026. 





FiG. 26 (1:1). — Perline di vetro azzurro. 

21. Tubetto (fig. 34) consimile, alquanto danneggiato nella parte inferiore, e coi 
forellini nascosti dall'ossido e dalla concrezione. Lungh. m. 0,028. È disposto paral- 
lelamente al precedente, a cui è vicinissimo; e tanto l'uno che l'altro si trovano 
nello spazio tra la lastrina 19 e l'armilla 6, leggermente inclinati a sinistra. 

Non si può determinare con certezza l'oggetto, probabilmente una fibula, a cui 
furono sospesi ; forse quella a cui era affidata l'armilla 6, vicinissimi alla quale già 
abbiamo ricordato oggetti consimili. 



ROMA — 162 — ROMA 

22. Perlina di vetro azzurro (lig. 20), a corpo sferico, depresso, attraversata da 
un foro, e decorata da tre cerchietti incavati, e ricoperti di sostanza bianca. Altezza 
m. 0,006; largii, m. 0,007. 

23. Perlina, analoga (tig. 26), alquanto più piccola. Alt. m. 0,004; larghezza 
ni. 0,005. I cerchietti incavati sono eseguiti con minore esattezza, e non recano 
tracce di sostanza bianca. Le due perline trovansi a destra (di chi guarda) della la- 




FiG. 27 (i:i). — Porta-amuleti, bronzeo. 

minetta 19, poco al disotto dei tubicini 20 e 21. Senza dubbio erano sospese a 
qualche filo, o infilate all'ardiglione di qualche fibula. 

24. Perlina rotonda, non forata, di ambra bruno-rossiccia, vicino alle due per- 
line precedenti. Ora è scomparsa, per essere caduta in una screpolatura, formatasi 
nel terreno della fossa. 

25. Staffa di fibula, in bronzo, con parte dell'ardiglione ad essa aderente per 
l'ossido e la concrezione. È lunga m. 0,024. Trovasi tra la laminetta 19 e le pei- 
line 22 e 28, sotto i due tubicini. 

26. Grande armilla di bronzo (fig. 27), a coi-po circolare, aperta, e con le estremità 
prolungate, rastremate e sovrapposte. Diam. esterno m. 0,019 ; grossezza media m. 0,005. 
Era situata, presso a poco, tra il petto e l'addome, a circa m. 0,055 dall'armilla 3. 

27. Fibula di bronzo (fig. 28), a navicella, con ardiglione a molla e lunga staffa. 
Lungh. dell'arco m. 0,038; della staffa, che giace staccata con entro la parte di ar- 



ROMA 163 — ÈOMA 

digliene corrispondente, m. 0,02. La superficie superiore dell'arco che si è potuta in 
parte liberare dalTossido, non presenta ornamenti di sorta. Tra l'arco o l'ardiglione 
passa l'ariuilla precedente 26 che, passando pure tra Varco e l'ardiglione della 
fibula 31, veniva in tal modo tenuta ferma sul vestito. 

Giace in posizione verticale, con la molla in basso ; nell'arco della fibula, verso 
la molla, era infilato: 

28. Un anellino in bronzo (fig. 28), a corpo circolare, avente un diametro di 
m. 0,019 all'esterno, e di m. 0,012 all'interno. 






Fio. 28 (l : l). — Fibula a navicella con anellini di bronzo. 

Verso l'altra estremità, parimenti infilato: 

29. Metà di un anellino (fig. 28), analogo, ma di osso. 

30. Verglietta di bronzo (fig. 30), lunga m. 0,031, piegata in alto a cerchietto 
di sospensione, con anellino a sbarrette, ornato di smalto a fasce trasversali, di color 
grigio, divise da fascette giallo-cromo, con buchi ripieni di altro smalto; il tutto di 




Fio. 29 (i . l). — Fibula in bronzo ad arco rigonfio. 

finissimo lavoro. È sospesa a un anellino formato con due fili metallici intrecciati, 
mediante il quale era, senza dubbio, sospesa all'ardiglione della fibula 27, vicinis- 
simo alla quale giace l'oggettino. 

31. Fibula in bronzo (fig. 29), ad arco rigonfio, il solo rimasto, lungo m. 0,023, 
la quale, insieme con la fibula 27, teneva ferma sul vestito l'armilla 26. 

È situata alquanto piìi a destra dell'altra, per chi guarda, in posizione legger- 
mente obliqua, da destra a sinistra. Al suo ardiglione erano sospesi, senza dubbio, 
i tre oggettini seguenti, trovati al posto che per ciascuno di essi indicheremo. 

32. Oggettino di bronzo (fig. 30), di forma rettangolare allungata, alquanto ri- 
curvo al centro, e con le estremità fortemente rigonfie, dalla parte ove è la spor- 
genza della curva. Termina con anellino di sospensione, in alto, entro cui avanza, 
ancora, parte del filo metallico, mediante il quale era sospeso. Lungh. m. 0,031 ; 
largh. m. 0,007. Giace vicinissimo alla staffa della fibula 31. 



pOMA 



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33. Tubetto metallico (fig. 33), del solito tipo, coi due forellini di sospensione 
bea conservati, danneggiato nella parte inferiore. Lunghezza della parte conservata 
n}. 0,024. Giaco presso la spirale della (ibula 31. 

34. Frammento di oggettino, in lamina di bronzo, a forma puntuta, leggermente 
ricurva. Lungh. m. 0,011. Venne fuori nel togliere la concrezione che nascondeva il 
tubicino precedente. 






Pio. 30 (i:i). — Amuleti di bronzo. Fig. SI (i:i). — Fibula di bronzo a navicella. 

35. Oggettino, molto danneggiato, di forma allungata e rigonfia, del tutto irri- 
conoscibile nei particolari e nella materia di cui è fatto. Qnesf ultima è friabilis- 
sima e di color castagno lucido. Pare posasse su qualche cosa di legno o di smalto, 
di cui una polvere gialliccia potrebbe ricordare la decomposizione. 





Fio. 32 (i : i). — Fibula di ambra ad arco rigonfio. 



Oggetti a destra dell'armilla n. 26 : 

36. Fibula di bronzo (tig. 31), a navicella, con ardiglione a molla; lunga m. 0,037. 
È danneggiata per l'ossido, 

37, Fibula (fig. 32), ad arco molto rigonfio, consistente in cinque segmenti di 
ambra scura, entro cui passa un'anima di bronzo, a corpo più o meno quadrato, e 
sporgente da una parte e dall'altra, per formare l'ardiglione a molla e la staffa. 

I segmenti sono a forma di cono, affinchè unendosi dieno forma arcuata; ed oltre 
ad un foro centrale, entro cui passa l'anima metallica, hanno, eccezion fatta dei due 
segmenti estremi, la parete attravei-sata da numerosi fori, più piccoli, eseguiti prò- 



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165 — 



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babilmente per dare trasparenza all'ambra. Questi fori secondari sono dieci nel seg- 
mento centrale, sei in ciascuno dei due medi. Poiché i diversi segmenti avvicinati 
fra loro non formano una superficie arcuata liscia ma a scalini, è probabile che essi 
fossero alternati con altri segmenti di una sostanza ora sparita, e di cui mi pare 
di riconoscere debolissime tracce in alcune macchiette azzurre, ricorrenti qua e là, 
fra un segmento e l'altro. L'esistenza di questi altri segmenti viene pure provata 
dal fatto, che i segmenti estremi di ambra non terminano la curva dell'arco, e che 





FiG. 33 (2:1). Tubetti metallici. 

l'anima metallica, uscente da una'estremità e dall'altra di essa fibula, continua an- 
cora per un pezzo prima di diventare ardiglione e staifa. Il foro centrale pel quale 






FiG. 31 (1 : i). — Amuleti tubulari di bronzo. 



passa l'anima metallica, è molto più largo della grossezza dell'anima, ond'è che in- 
torno a questa ci sarà stata una sostanza per riempire quel vuoto, e fermare rigida- 
mente i segmenti fra loro e al pernio. 

A questa fibula era affidato, probabilmente, il cerchio di bronzo, situato tra 
l'addome e i femori, già ricordato nella descrizione generale, e staccato dalla fibula, 
pel sasso, là presso trovato, e capitato nella tomba non sappiamo in che modo. 

38. Tubetto (fig. 34) in lamina di bronzo, del solito tipo, ben conservato. Lun- 
ghezza m. 0,024; largh. in alto m. 0,006; alla base m. 0,008. È obliquamente si- 
tuato, da sinistra a destra, con la parte forata in basso, tra l'armilla 26 e la fibula 36, 
poco al disotto della lastrina semicircolare. 

Notizie Scavi 1905 — Voi. II. 22 



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166 



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39. Tubetto metallico (fig, 33) del solito tipo, molto danneggiato. Dei forellini 
di sospensione è conservato solamente uno, essendo distrutta la parte opposta. 
Lungh. m. 0,018. Trovasi vicinissimo alla fibula 37, al cui ardiglione era, molto 
probabilmente, sospeso. 

40. Tubetto (tig. 34) di bronzo, del solito tipo, privo della parte superiore, ben 
conservato in tutta la parte rimanente. Lungh. m. 0,027. 




Fig. 35 (2:l). — Amuleto d'ambra a foggia di piede. 

41. Tubetto (fig. 34) analogo, conservato in condizioni analoghe. Lungh. m. 0,023. 
Sta vicino al precedente, e l'uno e l'altro a sinistra (per chi guarda) della fibula 37, 
obliquamente situato da sinistra a destra. 




Fin. no (1:2). — Lamina anulare di bronzo. 



42. Oggettino, d'ambra bruna (fig. 35), a forma di piede destro umano, con 
anima di bronzo, nella parte verticale, che, probabilmente, terminava, in alto, con 
anellino di sospensione. È danneggiato nella parto posteriore. Lungh. m. 0,012; 
altezza m. 0,01. Sta nello spazio compreso tra l'armilla 26 e la fibula 36, e la la- 
strina di bronzo ripiegata n. 19. 

43. Grande cerchio di bronzo (fig. 36), con diametro esterno di m. 0,135; a 
corpo piatto, largo, in media, m. 0,017. Quantunque l'ossido e la concrezione nascon- 



i 



SOMA 



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dano quasi tutta la superficie, pure si può scorgere come l'una e l'altra faccia fos- 
sero decorate di fasce, di tre linee incise ciascuna, o disposte a zig-zag, colle estre- 
mità però non unite fra loro, e dividenti perciò il campo in tanti triangoletti diritti 
e capovolti, coi vertici tronchi. Detti triangoli hanno il campo interno decorato, al- 
ternativamente, ora di uno, ora di tre dischetti, disposti del pari a triangolo, uno 




PiG. 37 (i:i). — Fibula in bronzo a navicella. 

verso il vertice, due verso la base, e fatti a trapano, come prova il forellino cen- 
trale. Nella decorazione non è osservata l'esattezza delle misure. 




FiG. 38 (1:1). — Fibula in bronzo a navicella. 



44. Fibula in bronzo (fig. 37) a navicella, fortemente sporgente ai lati, con 
lunga staffa. Lungh. m. 0,073. La superficie dell'arco è liscia; sta in alto, a sinistra 
di chi guarda. 

45. Fibula in bronzo (fig. 38) a navicella, del tipo della precedente. Lunghezza 
m. 0,069. In alto, a destra, 

46. Cerchio di bronzo (fig. 39), con m. 0,137 di diametro esterno, a corpo 
piatto, largo m. 0,021 ; decorato su ambo le facce con linee incise, disposte a zig-zag, 
che formano triangoli, col vertice tronco, aventi, all' interno, tre cerchietti fatti a 
trapano, disposti parimenti a triangolo : due alla base, uno in alto. Posava tra l'ad- 
dome e il femore sinistro ; ed era sospeso, forse, alla fibula 37, da cui dicemmo clie fu 
staccato, probabilmente, dal sasso là presso trovato. Questo cerchio e l'altro suo gemello 
(u. 43) già descritto, potrebbero essere non altro che gli arcaici ciroites (circuii ex 
aere facti) ricordati da Festus {Excerpl. ap. Paul. Diac, ed. Miiller, p. 43). 



ROMA. — 168 — ROMA 

Tomba a fossa M'. — È situata quasi sul prolungamento, a sud-est dell'asse 
maggiore, della tomba M. 

La forma della fossa non può precisarsi; ma i suoi lati dovevano essere disposti, 
presso a poco, come quelli della tomba M, la quale ne ha forse asportato la estre- 
mità a nord-ovest. 

Solo il lato a sud-est è intero, ed è lungo m. 0,75 circa ; di quello a sud-ovest 
rimane un tratto, lungo m. 0,70 circa; dì quello a nord-est rimane circa m. 0,55. 
Quest'ultimo forma, col lato a sudest, xm angolo acuto; l'altro forma un angolo 




I 



FiG, 39 (i ;2). — Lamina anulare di bronzo. 



quasi retto. A nord-ovest non è traccia del limite della fossa, ma i due lati 
opposti si arrestano alla distanza di circa m. 0,50. 

Della profondità della fossa, verso oriente, rimane una altezza di circa m. 0,15; 
quivi il fondo della stessa, inclinato verso nord-ovest, trovasi a m. 11,78 sul livello 
del mare. 

Lungo il lato nord-est furono trovati tre scbeggioni di tufo, disposti in fila, per 
la lunghezza di m. 0,48 ; e un poco più nel mezzo della fossa, verso oriente, un va- 
setto e poche tracce delle ossa craniche di un bambino: alcuni avanzi di un monile 
di ambra e perle vitree, disposte in modo da far ritenere che il cadaverino ve- 
nisse sepolto con la testa rivolta a sud-est, come gli inumati nelle tombe G, K, 
M, 0, P. 

I tre scbeggioni, allineati immediatamente l'uno di seguito all'altro, variano da 
una misura minima di m. 0,10X0,08X0,08, ad una massima di m. 0,22X0,15X0,10. 
Il tufo è color grigio ferrigno, alterazione locale del tufo compatto terroso marrone, 
prodotta dal lungo contatto con la terra. 



ROMA -^169 



ROMA 



I tufi mostrano qualche traccia di colpi d'ascia, con taglio di m. 0,05 di larghezza. 
Gli avanzi scheletrici si riducono a pochi frammenti di ossa craniche, ed a qualche 
frammento di osso lungo. Lo spessore delle ossa eranio!ie mena alla convinzione che, 
molto probabilmente, esse abbiano appartenuto ad un individuo di tenerissima età: 
di uno due anni, cioè. 




FiG. 40 (i:i). — Vasetto ad ansa bifora. 



Il vasetto ha forma di tazza, in terracotta (fig. 40), a pancia rigonfia, basso collo 
cilindrico e ansa verticale doppia. Alt. fino alla parte superiore dell'ansa m. 0,085 ; 
fino all'orlo m. 0,06 ; diam. estemo della bocca m. 0,072 in media. 



à 





Fig. 41. — Perle di ambra e di smalto rinvenute nella tomba a fossa M'. 



La pancia è decorata di larghe sfaccettature oblique, e di tre bugnette, alquanto 
asimmetricamente disposte. Il fondo è piatto, l'orlo leggermente inclinato al di fuori ; 
l'ansa, verticale e doppia, è a nastro, impostata sulla spalla e sull'orlo. 

Terra impura, superficie lustrata a stecca e affumicata. Per qualche rottura osser- 
vasi come il fumo sia in parte penetrato nell'interno. 

Gli oggettini, di varia sostanza, sono forati e facevano parte, senza dubbio, d'un 
monile (fig. 41): 

1) Perla d'ambra bruna, di forma bipiramidale, molto schiacciata, con gli 
angoli arrotondati e i vertici tronchi, trasversalmente forata. Largh. m. 0,015. Molto 
danneggiata. 



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FiG. 42. — Tomba a cremazione N 



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— 171 — 



ROMA 



2) Perlina analoga, ma più piccola, ben conservata. Largh. m. 0,01. 

3-4) Due cilindretti di ambra bruno-rossiccia, con forellino centrale; il primo 
misura m. 0,005 di lungh. e altrettanto di larghezza; l'altro è lungoni. 0,00(J, 
largo m. 0,00;^. 

5-6) Due perline di smalto scuro, a corpo sferico, in una alquanto depresso, 
forate. Diam. medio m. 0,006. 

7-8) Due anellini piccolissimi, di smalto bianco, con diam. esterno di m. 0,002. 

9) Frammenti minutissimi di oggettini più o meno analoghi. 

10) Qualche chicco di grano. 




4 




FiG. 43. — Contenuto del dolio N. 



Tomba a cremazione N; con olla-ossuario (figg. 1-5). — Il lato sud-est della 
tomba L, tangente alla tomba N, ha troncato un segmento del dolio, mettendo allo 
scoperto alcuni dei vasi funebri in esso contenuti ; e l'angolo occidentale della tomba M, 
l'avrebbe troncata a metà qualora gli scavatori di questa tomba non avessero ristretta 
la fossa, prolungandola più verso sud-est, per rispettare la tomba antica nella quale 
si erano imbattuti. 

In conseguenza di questi tagli, anche il coperchio di tufo della tomba N era 
troncato; alcuni frammenti del dolio stavano mescolati a quelli della ciotola-coperchio 
dell'ossuario, pur essa frantumata; altri pezzi del dolio non fu possibile rinvenire 
per la ricomposizione completa. 

La tomba N, a somiglianza delle altre tombe a cremazione, era costituita da un 
pozzetto cilindrico, del diametro di m. 1,30, pieno di scheggioni di tufo, riposanti 
sopra un lastrone o sfaldatura tufacea, ridotta a forma orbicolare che posa sull'orlo 
del dolio, il quale sta incassato entro un pozzetto del diametro di m. 0,45, scavato in 
fondo al pozzo cilindrico. Il pozzetto rinchiudente il dolio, ha il ciglio a m. 11,24, e 
il fondo a m. 10,60 sul livello del mare. 



ROMA _ 172 _ ROMA 

Tolti gli avanzi del coperchio di tufo, l'interno del dolio apparve pieno di pic- 
coli vasi (fig. 42), contenenti vertebre di pesce e costole e altre ossa, probabilmente 
suine, avviluppati da melma argillosa gialliccia e disposti in giro all'olla-ossuario 
che conservava, aderente all'orlo esterno, parte del labbro di una ciotola capovolta e 
posata a guisa di coperchio. Questa ciotola era frantumata; alcuni de' suoi rottami, 
caduti nell'interno dell'olla, sopra le ossa cremate, presentavano, alla superficie infe- 
riore, una bella colorazione aurea di pirite, dovuta, probabilmente, alla infiltrazione 
delle acque, che avevano attraversata la fossa della tomba M, ricca di oggetti di 
rame e di bronzo. 





Fio. 44. — Dolio della tomba a cremazione N. Pio. 45 (i:4). — Vasettino in terracotta a 

doppio tronco di cono. ^ 

I vasi del pasto funebre posavano sopra le ceneri del rogo, occupanti lo spazio 
compreso fra il dolio e l'oUa-ossuario, ceneri contenenti qualche favilla spenta e 
qualche piccola scheggia di ossa cremate (ftg. 43). 

Nelle ceneri del rogo, tra il dolio e l'oUa-ossuario, in prossimità del vaso a 
barchetta 7 e alla ciotolina 5, sei vertebre, appartenenti alla regione dorsale ante- 
riore, indicate con la sola sommità dell'arco murale, munita dell' apofisi spinosa, 
molto scheggiata. Una settima è rappresentata da un corpo vertebrale, dimezzato lon- 
gitudinalmente, con uno strumento tagliente, in modo che presenta traccia di due 
colpi; uno per la separazione dell'arco, l'altro per il dimezzamento del corpo. Una 
costola e tredici frammenti di costole, appartenenti, per quanto pare, alla regione 
toracica anteriore. Frammento di un osso lungo delle estremità. 

Al livello superiore del pozzo funebre erano alcuni scheggioni di tufo, di una 
lunghezza, che da m. 0.20 giunge a m. 0,4.5, di svariate qualità; un blocco di tufo 
nero-leucitico, molto alterato; due blocchi di tufo grigio-verde-cinereo (lo stesso dello 
coperture di almeno due dei doli delle tombe esplorate), dei quali uno passa dal nero 
al nero a leuciti; un blocco di tufo marrone, molto argillificato; tre o quattro bloc- 



ROMA — 173 — ROMA 

chetti di tufo, di passaggio fra il cinereo e il nero loucitico. Un frammento di roccia 
vulcanica. 

Il coperchio del dolio è in tufo granulare nerastro, a chiazzette leucitiche. 

Dentro al dolio stavano due blocchi del solito tufo nero leucitico, di passaggio 
fra la pozzolana nera e il tufo giallo lionato. 

Nell'olla-ossuario trovavansi frammenti di ossa di individuo adulto, probabilmente 
vecchio, con sclieletro robustissimo, molto calcinate, ma non nello stesso grado, e che, 
di conseguenza, hanno resistito, tanto nei corpi a tessitura spugnosa delle vertebre, 
quanto nelle ossa compatte delle estremità e delle pareti craniali. La radice di un 



F:g. 46 (i:i). — Ciotolino. 



canino — unico dente rinvenuto — conferma la diagnosi dell'esame delle ossa sul- 
l'età dell'individuo. È notabile lo straordinario spessore della parete craniale, che, dopo 
tutte le vicende subite, può misurare, ancor oggi, otto millimetri. 

Coste e processi spinosi (neurali) di un carnivoro, di media grossezza, con tutta 
probabilità canis, e carboni. 

I vasi contenuti nella tomba N erano i seguenti: 

Dolio, in terracotta (fig. 44), di forma ovoidale, con larga bocca, ad orlo alto e 
leggermente rovesciato al di fuori. Alt. media m. 0,608; diam. medio della bocca 
m. 0,3.5. Sotto l'orlo girava un cordone (della parte alta del vaso avanza ben poco), 
più probabilmente, dei tratti di cordone, parallelo alla bocca, decorati di intaccature 
oblique, fatte col dito. Terra impura, cotta al rosso alla superficie esterna; la parete 
interna, meno cotta, appare di color bigiognolo, quasi nericcio. 

Vaso fatto a mano, alquanto asimmetrico, con protuberanze. Lisciato a stecca, 
di cui rimangono le tracce. 

Vasettino, in terracotta (fig. 45), a doppio tronco di cono, a un'ansa sola, a fondo 
piatto: alt. m. 0,13; diam. massimo della pancia m. 0,108; della bocca m. 0,03. 
L'ansa, con doppia attaccatura, a corpo circolare, è impostata verticalmente in alto ; 
sporge fortemente la parte del vaso fra le due attaccature, come un picciuolo. Labbro 

NoTiziii Soavi 1905. — VoL IL 23 



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leggermente danneggiato. Terra impura noriccia, superficie lustrata a stecca e affumicata 
(bucchero rosso); esecuzione a mano. Molte asimmetrie, protuberanze sulle pareti. 




FiG. 47 (1:1). — Tazzetta. 



Ciotolino in terracotta (fig. 46), di forma emisferica, a fondo piatto, con orec- 
chietta sull'orlo, in luogo dell'ansa. Alt. media m. 0,03, diam. medio m. 0,066. 




Fio. 48 (l:l). — Calicetto. 



Terra impura, nericcia; superficie lustrala e affumicata, esecuzione trascurata a 
mano; asimmetrie, protuberanze sulle pareti. 

Tazzina, in terracotta (fig. 47), di forma semiovoidale, a fondo piatto. Alt. mi- 
nima m. 0,038, massima m. 0,044; diam. medio della bocca m. 0,05. 



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la alto, presso l'orlo, è decorata di tre sporgenzo equidistanti, di forma allun- 
gata, più meno verticali. 

Terra impura, nericcia; esecuzione trascurata, a luauo; asimmetria; protuberanze 
sulle pareti ; superticie alquanto lustrata e aft'umicata. 




FiG. 49 (1:1). — Navicella. 



Coppa, in terracotta (tìg. 48), piccolissima, quasi piatta, ad alto piede, con larga 
base a fondo rientrante, senza anse. Alt. m. 0,042; diam variante da m. 0,045 a 




FiG. 50 (l;l). — Vasetto. 



m. 0,05. Lavoro fatto a mano; molte protuberanze alla superticie; terra impura, 
nericcia; superfìcie alquanto lustrata e affumicata. 

Vasettino (tìg. 49), a navicella, in terracotta, con picciuolo al centro, a fondo 
piatto; lungh. m. 0,08; largh. massima m. 0,02; alt, m. 0,025. Esecuzione a mano, 
asimmetrie o protuberanze; terra impura, nericcia; superticie alquanto lustrata a 
stocca e affumicata. 

Vasettino, in terracotta (fig. 50), di forma emisferica, a fondo piatto, senza anse. 
Alt. variante da m. 0,02 a m. 0,028; diam. medio della bocca m. 0,05. Esecuzione 



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a mano; molte asimmetrie; molte protuberanze sulle pareti; terracotta impura, ne- 
riccia. Superficie scabra, atfumicata. È alquanto frammentato. 

Ossuario in terracotta (fig. 61), di forma ovoidale, con ansa sola, a fondo piatto. 
Alt. m. 0,243; diam. della bocca m. 0,014. L'orlo è leggermente inclinato all'in- 
fuori ; poco al di sotto di esso, gira un cordoncino decorato di rare intaccature 
oblique. 




Fig. 51 (l:4). Ossuario. 



L'ansa, a nastro, con le estremità laterali rilevate, ha doppia attaccatura ed è 
impostata, verticalmente, sull'orlo della pancia. Sul cordoncino circolare, e in cor- 




Fio. 52 (i:4). — Ciotola. 

rispondenza dell'ansa, una sporgenza quasi orizzontale, frammentata, e che terminava, 
probabilmente, in forma lunata. 

Vaso lavorato a mano; qualche asimmetria, pareti di variante grossezza; terra 
impura, nericcia; superficie lustrata a stecca, di cui rimangono le tracce, e affu- 
micata. 

Un ossuario dello stesso tipo uscì dalla necropoli di villa Cavalletti. Cfr. Co- 
lini e Mengarelli, La necropoli di villa Cavalletti, pag. 161, fig 49. Ivi si osserva 



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come alcuni ossuari delle tombe dei colli laziali, non rappresentano forme destinate 
esclusivamente a scopo funebre, ma riproducono tipi di vasi di uso domestico; così 
l'ossuario qui ricordato in forma di attingitoio. 




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FiG. 53 (1:4). — Olla. 

Ciotola (tìg. 52), in terracotta, a cono tronco rovescialo, fondo piatto, a un'ansa 




FiG. 54 (lu). — Frammento di bacinella, 
sola. Alta m. 0,063; diam. medio della bocca m. 0,165. L'orlo è leggermente inclinato 




Fio. 55. — Pianta della tomba 0. 

all'interno; dell'ansa avanzano le due attaccature, verso l'orlo, disposte orizzontalmente. 

Vaso fatto a mano ; alquanto asimmetrico, e con pareti di variante spessore. Terra 

impura, nericcia (bucchero rosso) ; superfìcie lustrata a stecca, di cui rimangono le tracce, 



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e affumicata. 11 fumo è, in parte, penetrato all'interno. Probabilmente è la ciotola che 
faceva da coperchio all'ossuario. Mancano, oltre l'ansa, alcuni frammenti dell'orlo, 
della pancia, e del fondo. 

Olla, in terracotta (tig. 53), di forma ovoidale, con reticolato in rilievo, senza anse, 
fondo piatto. Alto m. 0,138; diam. esterno della bocca m. 0,105. Fascia liscia sotto 




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FiG. 56. — Sezione longitudinale. 



la bocca. Esecuzione trascurata, a mano ; pareti di variante grossezza ; terra impura, 
nericcia per alfumicamento (bucchero rosso) ; superticie lustrata a stecca ; manca quasi 
metà della pancia. 




Fio. 57. — Spaccato. 

Tre frammenti, ricomposti, di bacinella (fig. 54), in terracotta, impura, nericcia, 
fatta a mano e a stecca, con superficie lustrata e affumicata. Alt. media m. 0,035 ; 
diam. approssimativo m. 0,104. 

Tomba a fossa {dgg. 55-57). Trapezia, a lati alquanto ricurvi e angoli arro- 
tondati ; con l'asse maggiore in direzione da sud-est a nord-ovest, lunga m. 0,83 circa, 
larga m. 0,35, profonda m. 0,82. Il livello della platea sta a m. 10,95 sul mare. 



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Alcuni sclioggioni di tufo sembrano essere stati collocati a proteggere il cadavere 
infantile, steso in posizione supina. Gli scheggioni sono cinque, e da una misura mi- 
nima di m. 0,12 X 0,08 X 0,06 giungono ad una massima di m. 0,15 X 0.13 X 0,06; 
e tutti, meno uno, recano, in qualche punto, traceie di colpi di piccone (fig. 58). Due 
scheggioni sono di tufo litoide marrone (alterato in uno), e tre di tufo tra il giallo 




Fig. 58. — Scheggioni di tufo presso lo scliclolro della tomba 



e il marrone, proveniente dal tufo cireneo, grigio verdiccio. Gli scheggioni sono addos- 
sati ai lati della fossa, tre a nord-est — di cui due vicini ed uno distanziato — e due a 
sud-ovest. 

Dello scheletro, contenuto in questa tomba (fig. 59), non rimangono che frammenti 
delle ossa craniche, alcuni frammenti delle costole e della colonna vertebrale e fram- 
menti, più meno voluminosi, delle ossa degli arti superiori. 

Troviamo, inoltre, integra, una delle clavicole e una delle scapole, nonché un 
frammento dell'osso femorale sinistro. Delle ossa craniche abbiamo l'osso temporale 
destro e il mascellare inferiore, quasi integri. Il mascellare inferiore, però, è note- 
volmente frammentato, e, in sua prossimità e dentro gli alveoli, si veggono numerose 
radici dentarie, e qualche dente di latte. 



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FiG. 59. - Contenuto della tomba 0. 






ROMA — 181 — ROMA 

L'aspetto di questi organi della masticazione fa pensare ad un individuo fra i 
due e i tre anni di età. 

Due fibule di bronzo, ciascuna su di un omero, mostrano che il cadaverino 
indossava una veste del tipo del peplo dorico, il quale, come è ben noto, era appuntato 
sulle spalle. 



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Fio. CO (l:l)- — Fibula di bronzo e conchiglia. 



Una conchiglia di Ciprea, vicinissima alla fibula della spalla sinistra, era, senza 
dubbio, infilata e sospesa all'ardiglione di quella. Rimane a posto unarmilla, puro 




FiG. 61 (l:l). — Fibula in bronzo. 

e.ssa di bronzo, cingente l'omero sinistro, in vicinanza al gomito, e un pezzo arcuato 
di filamento di bronzo, lungo m 0,128, ingrossato alle estremità, ad una delle quali 
aderiscono frammenti lamellari, cingenti, in posizione analoga a quella del braccia- 
letto, il gomito destro. Potrebbero essere l'avanzo di una fibula. 

Gli oggetti d'ornamento e gli amuleti, rinvenuti nella tomba 0, sono i seguenti : 
1) Fibula (sulla spalla sinistra) (fig. 60), in bronzo, a corpo rigonfio, con ardi- 
glione a molla e lunghissima staffa. L'arco è decorato da due larghe fasce trasversali 
in rilievo, nella parte centrale, e da due altre, una per parte, nelle estremità, e con 
rialzi lineari ai lati. 

Fra le fasce medie e le estreme, denti di lupo, incisi. Lunghezza m. 0,068. 
Manca parte dell'ardiglione ed è danneggiata la parte interna dell'arco. 

NoTiziB Scavi 1905 — Voi. II. 24 



ROMA -_ 182 — ROMA 

2) Conchiglia di Ciprea, danneggiata, lunga m. 0,05. Presso la fibula pre- 
cedente. 

3) Fibula (sulla spalla destra) (fig. 61), in bronzo, a corpo rigonfio, ardiglione 
molla, e con avanzo di staffa, probabilmente anche in questa lungliissima. La deeo^ 
razione dell'arco è, in tutto, identica a quella dell'altra fibuln. 

4) Armilla (intorno al braccio sinistro) (fig. 62), di bronzo, a corpo cilindrico, 
aperta e con l'estremità prolungate e sovrapposte. Una di queste è decorata, sulla 
parte esterna, da striatnre verticali, fatte a bulino. Diara. esterno m. 0,045, grossezza 
media m. 0,006. 




Fig. 02 (in). — Armilla di bronzo. 

5) Armilla o fibula (presso il gomito destro) (fig. 63), a verghetta di bronzo, 
leggermente arcuata, lunga m. 0,028, a corpo circolare nel mezzo, con le estremità 




FiG. 63 (i:i). — Frammento di armilla. 

specialmente una, alquanto ingrossate e appiattite. Verso la estremità più grossa vi 
ha traccia dì una sostanza nericcia che pare smalto, ben potrebbe essere l'avanzo 
d'un arco di fibuletta, rivestito di smalto. 

Tomba P. A forma rettangolare che, per la curvatura dei lati, e l'arrotonda- 
mento delle testate si avvicina a quella ovoidale allungata (figg. 64-67). Asse maggiore 
in direzione da nord-est a sud-ovest, lunghezza m. 1,85, larghezza m. 0,75, profondità 
massima m. 0,95, livello della platea a m. 10,24 sul mare. La fossa era rivestita, 
al basso delle pareti interne, da scheggioni di tufo, una parte dei quali occupante 
oltre metà della fossa, verso sud-est, serviva d'impostazione ad altri scheggioni che 
si trovarono franati, ma che dovevano esser disposti a guisa di volta a secco, impo- 
stata su parte degli scheggioni, formanti parete in giro al piede della fossa. Qualclie 
traccia di argilla plastica, color giallo-verdiccio, meno grossolana di quella ottenibile 



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183 



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Fio. 64. — Tomba a fossa P. 



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FiG. 65. — Tomba V, rimosso il terriccio. 



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FiG. 66. — Tomba P, rimossi gli seheggioni franati. 



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185 



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impastando il terreno del sepolcreto, occupava gli interstizi degli scheggioni di tufo 
che formavano l'imposta della volticella, quasi per dar loro nna temporanea stabilità, 



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FiG. 67. — Pianta della tomba P 









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Fid. 68. — Sezione longitudinale. 



specialmente all'estradosso, e dove mancava, le commessure erano turate mediante 
terra comune. Dagli indizi raccolti, togliendo gli scheggioni della volta franata, mi 



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sono persuaso che questa venisse costruita, prima di collocare il cadavere, facendolo 
penetrare dalla parte della testa. 

Attorno alla fossa, addossati alle pareti, stavano nove scheggioni di tufo marrone, 
a grana grossa, e due scheggioni di tufo più rosso, a grana più omogenea e fina 
(tigg. 68-69). 





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Fio. 69. — Spaccato. 



Gli altri scheggioni, a questi sovrapposti, i più grossi dei quali servivano a for- 
mare la copertura, misuravano da m. 0,20 X 0,15 X 0,10 a m. 0,37 X 0,26 X 0,15. 
Nove di questi sono di tufo schistoso, a vegetali, di colore originario grigio nero, 
ora bruno marrone; due sono di tufo rosso e uno di tufo incoerente, grigio, costituito 
di cenere minutissima. Hanno tracce di puntate e scalfitture del piccone adoperato 
per ispaccarli. 

Nel mezzo del lato sud-ovest della fossa trovasi un ciottolo ovoidale calcareo- 
eocenico (pietra paesina, di color bianco, per alterazione); molti consimili sono nella 
ghiaia del Gianicolo e di Ponte Molle, a quanto mi assicura il prof. Portis; ma non è 
facile spiegare perchè venisse sepolto accanto alla salma di una giovinetta, sotto la 
volta a scheggioni tufacei della tomba P. 



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I ciottoli, lapidea ex flumine rotundi (lat. are. coolacae), considerati quali sva- 
yambliiì (esistenza spontanea), di color bianco o di color nero, sono adoperati nella 
cerimonia delle cinque pietre ( Paricayatana-pùja) defili Hindù ortodossi, e la forma 
ovale del ciottolo rinvenuto nella tomba P mi fa ricordare i gusci d'uovo trovati in 
qualche loculo cimiteriale di S. M. Antiqua. 

L'uso delle costruzioni a volta, nell'oriente assiro, farebbe supporre che gli archi 
e le volto caratteristiche dell'architettura romana derivassero da quei prototipi, ma 




Fio. 70. — Tomba P, rimossi i tufi. 



non vanno scordate le volte primitive, a elementi costituiti da scheggioni irregolari 
di pietra, che coprivano alcune tombe del sepolcreto. 

Il nome stesso di fornici deriva da una radice protoariana {dhar), che si ri- 
trova nel sanscrito e nello zendo, col significato di sostenere o portare o assicurare, 
dalla quale derivarono firmus, forus, forma, fulcire, ecc. 

I latini denominarono, con voce appropriata, cuneus l'elemento costruttivo più 
caratteristico delle loro costruzioni, mentre i greci, che pur non violentarono la propria 
tradizione per sostituire la struttura arcuata a quella architravata, conobbero la teoria 
della volta, e diedero ai cunei il nome di umbilichi. Aristotele paragona la concate- 
nazione delle forze naturali a quelle che mantengono rigide le volte: 

"Eoixf ó'firioìg, ti xnì ^uxqÓtsqov, naQa^aXXsiv tÒv xófffiov ToTg ò^Kpahng Xsyo- 
/it'votg Toìg sv tate ifiaXìffi Xi'òoi;, dì /nsdoi xsifiivoi xarce TÌjv sxarsQoi fie'Qog svóttìiv iv 
ùoiiovt'cc TTjnoùffi xal sv Ta^si tò nùv (fx^ll-icc tT/g tpaXtSog xaì àxitrjTov {de mundo VI). 

II franamento parziale della volta aveva rotto il cranio e spostate le ossa tora- 
ciche dello scheletro, accumulandole verso il lato destro, dove, frammezzo ad alcune 



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costole appartenenti al lato sinistro del petto e tinte di verde, giacevano gli avanzi 
di una fibula di bronzo. Lo scheletro fu esaminato dal prof. Roncali che mi ha favorito 
lo note seguenti: «La lunghezza oscilla fra m. 1,10 e m. 1,12 (fig. 70). 

« Uno sguardo, alle ossa craniche, singolarmente a quelle della volta e della faccia, 
allo stato dei denti, alle connessioni fra gli archi ed i corpi vertebrali, ed a quelle 
fra le singole ossa del bacino, non che all'aspetto delle estremità articolari degli arti, 
ci consente di affermare, con una certa sicurezza, che l' individuo cui doveva appar- 
tenere lo scheletro suddetto era di sesso femminile, ed aveva un'età fra i sei ed i 
sette anni. 






FiGG. 71-73. — Cranio dello scheletro rinvenuto nella tomba P. 



« 11 cranio è simmetrico, e visto dall'alto presenta la forma di un perfetto ovoide, 
molto allungato (figg. 71-73). Il diametro antere, posteriore è di m. 0,178 e il bipa- 
rietale m. 0,135, l'indice cefalico 75,8. 

« Questo cranio, dunque, rientra nella categoria dei dolicocefali o meglio degli 
stenocefali. Nelle ossa della volta dobbiamo rilevare, che le suture coronali, inter- 
parietale e lambdoidea, sono dappertutto complete e non ci consentono di rintracciare 
alcun accenno alla fontanella bregmatica anteriormente, ed alla fontanella lambdoidea 
posteriormente. Lo stato delle suture e la mancanza di fontanelle ci dicono che l'in- 
dividuo aveva superato l'età dei quattro anni. 

« Nelle ossa della faccia, e singolarmente nell'osso frontale, troviamo due fatti note- 
voli: la poca prominenza delle tuberosità frontali e l'appianamento notevolissimo, al 
punto quasi da non essere percettibile, dell'arco sopraccigliare di ambedue i lati, con- 
tingenza questa che ci desta il sospetto che tale cranio possa avere appartenuto a un 
individuo di sesso femminile. 

« Nel mascellare superiore, come anche nell'inferiore, vi sono sei denti per ogni 
lato, ben conservati, in complesso ventiquattro denti, cioè a dire : quattro incisivi, 
due canini, quattro premolari e due molari per ciascun mascellare. Qui dunque abbiamo 
venti denti di latte e quattro denti permanenti, rappresentati dai quattro molari. 

» Sapendo che la sostituzione dei denti da latte coi denti permanenti non si inizia 
che dopo il sesto od il settimo anno della vita extrauterina, e conoscendo, nello 



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189 — ROMA 



stesso tempo, che i primi grossi molari non compaiono che alla fine del sesto anno, 
e tenuto presente, in ultimo, che nel nostro caso, tanto nel mascellare superiore 
quanto nell'inferiore i primi quattro grossi molari hanno incompletamente costituite 
le radici, i secondi grossi molari lianno appena formata la loro corona senza alcun 
accenno all'esistenza di radici, e gli incisivi centrali sono prossimi a fuoriuscire dal 
sottostante alveolo, siamo autorizzati a conferire all'individuo, il cui scheletro stiamo 
analizzando, un'età che decorre fra i sei ed i sette anni. 

• L'esame della colonna vertebrale fa ritenere come le ossa che la compongono 
sono al completo, astrazion fatta di qualche mancanza nelle vertebre cocclgee e nelle 




"1 FiG. 74. — Suppellettile della tomba P. . 

vertebre dorsali e lombari. Le vertebre cocclgee e sacrali non sono ancora saldate 
assieme per costituire rispettivamente un unico osso, il coccige ed il sacro. Tale sal- 
damente infatti non è completo che al venticinquesimo anno di età per il coccige 
e al trentesimo anno di età per il sacro, L'esame delle altre vertebre ci fa rilevare, 
come esista in quasi tutte il saldamente degli archi in corrispondenza dell'apofisi 
spinosa rispettiva, ma non esiste che in pochi il saldamente degli archi vertebrali 
col corpo vertebrale rispettivo. Il saldamente fra archi e corpo vertebrale esiste nel- 
l'atlante, nell'epistrofeo, nelle altre vertebre cervicali e nelle lombari, ma è appena 
accennato nelle dorsali. 

« L'atlante e l'epistrofeo sono completi verso il sesto anno della vita extrauterina. 
Le costole non presentano alcun interesse perchè sono tutte frammentate, e di sane 
non si vedono che due. 

« Le ossa del bacino sono ben conservate, ma l'osso innominato, che risulta dalla 
fusione del pube coU'ischio e coll'ileo, non è ancora costituito, poiché queste tre ossa, 
nel nostro caso, dovevano essere ancora unite assieme da tessuto cartilaginoso. Si 
sa, infatti, che il pube e l'ischio si saldano assieme fra i dieci e i dodici anni; 
che r ischio si salda all'ileo fra il dodicesimo e il tredicesimo anno, e che il pube 
e l'ileo si riuniscono assieme fra il tredicesimo e il quindicesimo anno della vita 
extrauterina. 

« Degli arti superiori sono complete le ossa degli omeri e quelle dell'avambraccio 
di destra, poiché le ossa dell'avambraccio sinistro mancano delle estremità articolari 

Notizie Scavi 1905. - Voi, II. 25 



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ROMA — 190 — ROMA 

col pugno. Delle ossa che servono di attacco agli arti superiori sono integre le sole cla- 
vicole, ambedue le scapole essendo frammentate. 

« Degli arti inferiori sono completi i femori, i peroni e la tibia destra; della 
tibia sinistra mancando la estremità inferiore. 

« Tutte le superficie epifisarie dell'ossa degli arti sono distaccate dalle diafisi, 
distacco che, come è noto, si mantiene oltre il ventesimo anno della vita extraute- 
rina. Delle ossa del carpo e del tarso sono parecchie mancanti, mentre mancano 
pochissime delle ossa delle falangi delle mani e dei piedi » . 

I vasi rinvenuti nella tomba P (fig. 74) sono i seguenti: 




FiG. 75 (1:4). — Coppa. 

i 

1. Coppa in terracotta (fig. 75), con pancia a cono tronco rovesciato, ad alto 
collo e con un'ansa sola. Alt, media, fino all'orlo m. 0,078, diametro medio della bocca 
m. 0,10. La pancia, in alto, è arrotondata e decorata di tre bugnette, presso a poco 




Fio. 76 (i : 4). — Tazza. 

equidistanti, ciascuna con tre semicerchi di sopra, impressi con strumento dentato (forse 
l'orlo del guscio di un cardium), e di un filare di denti di lupo, capovolti, ottenuti 
con lo stesso strumento, e con linee interne, anche queste impresse alio stesso modo, 
parallele a un lato del dente. L'ansa è a nastro, doppia, verticale ed impostata sul- 
l'orlo e sulla parte alta della pancia. La parte interna dell'orlo, ad essa corrispon- 
dente, forma una sporgenza a bugna, decorata superiormente di tre dentate, impresse 
col solito strumento, e disposte ad angolo. Il fondo è leggermente rientrante, l'orlo 
alquanto inclinato all'esterno. Manca la parte superiore dell'ansa; l'orlo è danneg- 
giato da varie parti. Vaso fatto a mano, con lievi protuberanze alle pareti; terra im- 
pura, disugualmente nericcia, pel fumo che ne ha, in parte, attraversato i fori nella 
cottura; superficie lisciata a stecca. 

2. Tazza, in terracotta (fig. 7(5), a corpo rigonfio, con un'ansa sola. Alt. media 
sino all'orlo m. 0,062 ; diam. esterno della bocca m. 0,075. 



ROMA — 191 — ROMA 

Il collo è piuttosto alto, il labbro rovesciato alquanto all'infuori; il fondo rien- 
trante, l'ansa è a nastro, doppia, impostata yertical mente suirorlo e sull'alto della 
paacia. Vaso fatto a mano, con qualche rarissima e lieve protuberanza sullo pareti. 
Terra impura, disugualmente nericcia, pel fumo penetratovi, in parte, nella cottura 
ineguale. Supertìcie alquanto lustrata. Manca la parte superiore dell'ansa, e l'orlo è 
alquanto danneggiato. 




PiG. 77. — Vaso conico. 



3. Vaso in terracotta (tìg. 77), a doppio tronco di cono, con un'ansa sola. Alt. 
variante da m. 0,138, a m. 0,143; diam. della pancia m. 0,135. La parte conica 
superiore è molto più alta e termina col labbro rovesciato all'infuori. Dell'ansa, a 




Fio. 78 (i:4). — Ciotola. 

doppia attaccatura, non si conservano che queste soltanto, situate verticalmente sul 
basso della parte conica superiore. 

Vaso fatto a mano, molto asimmetrico, con protuberanze sulle pareti. Terra im- 
pura, disugualmente nericcia, pel fumo penetrato nella cottura: superficie alquanto 
lustrata a stecca, di cui appaiono tracce. Oltre all'ansa manca un pochino del labbro. 

4. Coppa in terracotta (fig. 78), a cono tronco rovesciato, depressa, labbro rien- 
trante, con un'ansa sola, senza piede. Alt. variante da m. 0,06 a m. 0,065 ; diam. 
medio della bocca m. 0,148. Il fondo è rientiante. L'ansa, a doppia attaccatura — le 
sole parti che ne avanzano — era impostata orizzontalmente sul labbro. Vaso fatto 
a mano, alquanto asimmetrico, con protuberanze sulle pareti. Terra impura, disugual- 
molte nericcia, pel fumo penetratovi durante la cottura. Superficie alquanto lustrata 
a stecca, di cui restano tracce. 



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192 



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5. Coppa in terracotta (fig, 79), quasi analoga. 

Varia nelle dimensioni e nel fondo, che è estremamente piatto, e porta l'impron^ 
della punta di un dito all'interno. L'ansa è conservata. Alt. variante da m. 0,055 
m. 0,06. Diam. della bocca variante da m. 0,142 a m. 0,148. 




Fig. 79 (lu). — Ciotola. 

6. Tazza in terracotta (tig. 80), a doppio tronco di cono, a un'ansa sola. Alt. 
variante da m. 0,052, a m. 0,061 ; diam. esterno della bocca, da m. 0,06 a m. 0,064. 




Fig. 80 (1:4). 



Tazza. 



L'orlo è lievemente rovesciato all'iufuori; l'ansa è doppia, verticale, impostata sul- 
l'orlo e sulla pancia; il fondo rientra alquanto, ma asimmetricamente, di lato. Vaso] 




Fio. 81 (l:l). — Fibula in bronzo. 

fatto a mano, molto asimmetrico, con numerose protuberanze sulle pareti. Terra im- 
pura, disugualmente nericcia, pel fumo penetratovi nella cottura; superficie alquanto 
lisciata a stecca. Manca la parte superiore dell'ansa e un frammento del labbro. 

Fibula in bronzo (fig. 81), ad arco serpeggiante, con piattello a spirale e ardi- 
glione ricurvo. Lungh. m. 0,088. Pessimo stato di conservazione. La fibula è quasi 



REGIONE II. — 19iJ — MORCONE 

interamente ricoperta di ossido, tuttavia scorgesi, sulla faccia superiore dell'arco, nella 
parte compresa tra le due spirali che esso forma, a sezione rettangolare, traccia di 
decorazione incisa, consistente in linee rette ai lati ed in due linee a zig-zag al centro. 
Anche sopra una delle faccio del piattello, scorgonsi lineette a zig-zag, leggerissima- 
mente incise, contenute ciascuna entro due rette. 

Tomba a fossa. P\ A m. 0,50 dalla testata nord-ovest, e sul prolungamento del- 
l'asse della tomba P. Rettangolare, lunga m. 1,45, larga m. 0,95, profonda da m. 0,28 
a m. 0,45; la platea a m. 10,73 sul livello del mare. 

La fossa era piena di terra nerastra, contenente un'estremità inferiore di un omero 
di ruminante (forse piccolo bos). 

La poca profondità della fossa sembra dovuta allo scavo fatto poco dopo l'abban- 
dono del sepolcreto per asportare il terreno argilloso; essendo la tomba a fossa P' 
meno profonda della tomba a fossa P, potè venire vuotata del contenuto. 

La insenatura o valletta, formata dai cercatori di argilla, si estende in direzione 
sud-ovest, sotto la Via Sacra, dove il cavo si approfondisce a scaglioni rampanti di 
m. 0,45 dove il terreno argilloso diviene più compatto e omogeneo. 

Il mucchio tumulo di terra carboniosa, troncato dal pilone di blocchi di tufo, 
ivi prossimo e sovrastante al ciglio del cavo, conteneva chicchi di fava e di grano, 
squame di pigna e frammenti di scodelle e di un dolio. Di più un metatarseo di un 
vitello, più probabilmente di un cervo, fossile, compreso da tutte le parti dentro il 
tufo, dalla decomposizione di un pezzo del quale proviene. Le impronte di denti, tuttora 
visibili sul detto osso, fanno ritenere al prof. Portis che quando non era ancora allo 
stato fossile, venisse roso alle due estremità articolari, da un lupo o da una volpe. Le 
terre ed i cocci {frivola) del tumulo mi sembrano avanzi di tombe a cremazione, scom- 
poste dagli scavatori di argilla, e gettati come rifiuto; indizio che il sepolcreto si 
estendeva alla insenatura della valle primitiva che passa sotto la Via Sacra di fronte 
alla Regia, sin dove la fanghiglia palustre (lat. are. famieosa) era concrezionata. 

G. Boni. 



Regione II (APULI A). 

HIRFINI. 

III. MORCONE — DI un tesoretto di monete greche di argento. 

Nel tenimento di Morcone, in contrada « i Fuselli » regione Selva piana (cfr. 
Carta dello Slato Maggiore 1 : 50.000, 173, I 4P. 19'. 2°. 18') a valle della rota- 
bile provinciale Bebiana, che dalla stazione di Campolattaro mena a Circello ed a 
Cerreto Sannita, un contadino, tal Mario Morelli di Campolattaro, dissodando un pezzo 
di terreno da poco acquistato, ha trovato un ripostiglio di monete greche di argento 



MORCONE — l!>4 — REGIONE li. 

di bel conio e da bella conservazione. Brano deposte in un manufatto di laterizi rico- 
perto da tegoloni di argilla. 

Ne ho potuto avere due. Sono due didrammi. Uno ò di Napoli : a dr. testa mu- 
liebre a dr.; rov. Toro androprosopo a dr. incoronato da una Vittoria. AU'esergo 
NEOPOAITriN. L'altra è di Velia: a dr. Testa di Minerva galeata a sin.; rov. Leone 
gradiente a dr.; sotto la pancia di esso sulla linea dell'esergo la lettera N ; nel 
campo in alto YEAHroN; nell' esergo tirso con nastro. 

Si dice che ne abbia trovate in grandissima copia. 

A. Meomartini. 



Koma 15 luglio 1905. 



REaiON» X. — 195 — VENEZIA 



Anno 1905 — Fascicolo 7, 



Regione X (VENETI A). 

I. VENEZIA — Nuove lapidi iscritte scoperte nelle fondazioni del 
campanile di San Marco. 

Il presidente della commissione tecnica per la ricostruzione del campanile di 
san Marco arch. M. Manfredi, in data 17 luglio scriveva quanto segue: 

« Proseguendosi i lavori di parziale demolizione del vecchio massicciato di fon- 
dazione del campanile di san Marco, per l'innesto della nuova muratura di rafforzo, 
che si sta costruendo dal perimetro del masso medesimo, sono apparse altre due la- 
pidi di età romana. 

« La prima scoperta il 22 giugno, appartenente al primo corso di muratura, a 
m. 5,40 dal lato est, e m. 2,40 dallo spigolo del lato sud, e clie misura m. 0,28 X 
0,485 X 0,217, è di trachite Euganea. 

« La seconda di pietra d'Istria venne scoperta il 25 giugno nel quarto corso in 
lato ovest, a m. 5,30 dallo spigolo nord-ovest, e misura m. 1,05 X 0,55 X 0,27 ». 

Di ambedue queste lapidi iscritte il sig. architetto Manfredi mandò la fotografia. 

Della prima clie è mutila, e che tanto pel materiale quanto per la forma delle 
lettere sembrava a prima vista doversi ricollegare all'altra lapide scoperta il 13 maggio 
nel luogo medesimo, riferirà il sopraintendente dei musei e degli scavi nella regione 
veneta prof. G. Ghirardini. 

Della seconda la fotografia offre la leggenda completa che dice: 

L • S • 

SE VI AE 

TYRAN 

NIDIS 

INFRPXX- 

RETPXX 

La forma delle lettere è assai rozza e trascurata. 

Notizie Scavi 1905. - VoL n. 26 



DEROTA _ Ì96 — RÉGiÓhÈ VSj. 



Regione VI UMBRIA). 

IL DERUTA — Di una iscrisioìie onoraria all'imperatore Adriano, 
scoperta presso Deruta. 

Dal sig. Domenico Calisti di Deruta riceveva la notizia della scoperta di una 
base marmorea, insignita di una epigrafe onoraria, e rinvenuta alla destra del fiume 
Tevere, a circa trecento metri dalla sponda, in un terreno vocabolo Barca, compreso 
nel territorio di s. Angelo di Celle, frazione del comune di Deruta. 

Me ne inviava insieme la copia abbastanza esatta, ma che per le corrosioni 
del marmo era in alcuni punti d' incerta lezione ; onde ne richiesi un calco. Fu al- 
lora per cura del sindaco di quel comune trasferito il monumento nel piccolo museo 
di Deruta, e quivi fattone un calco in gesso, me lo trasmise con cortese premura ad 
Arezzo. L'epigrafe, incisa in buoni caratteri, così si presenta: 

i m p . G a e S KK\ ■ Y^\W \ 
^ r AI AN I • PARTHICl • FIL 

</I VI-NERVAE • NEP 
/ra/ANOHADRIANOAVy '- 

PONTIFMAX-TRIB-POTUTlCOSUe 

L- VELIVSL-F-CLV-PRVDew5 



;LEGXFRETCCC Pn«CEPSCASTROR;COA 
XPR-;COH-X-VRB;COH-nH-VIGEVOtfAVp' 
TPILrfDD 

che si legge nel modo seguente: 

[imp{eratori) Cae]sari divi [_ Tr^aiani Parthiei fil{ió) , [dyvi Nervae nep{oti) , 
[^Trai^ano Hadriano Au\_g{usto)'\ , pontif{ici) ma.x{imo) , trib{unicia) pol{estate) 
{quartum) , co{n)s{uli) {lertium) , L{ucius) Velius L{ucii) f(ilius) Clu{stumina (i. 
e. tribù) Prud\_ens] {centurio) leg{ionis) (decimae) Frei(ensis) (trecenarius) , p[rin~\- 
ceps caslro(rum) , {centurio) co\_h{orlis)^ (decimae) pr{aeloriae) , [centurio) coh{orti4) 
[decimae) urb[anae) , [centuria) coh{ortis) [quartae) vig[ilum) , evo[c[atus)'} Au[g{u- 
sti)'], ((estamento) p[oni) i{ussit) l[oco) \_d{ato)'] d[ecreio) d[ecurionum). 

Per essere Lucio Velio Prudente ascritto alla tribù Clustumina, alla quale lo 
era pure la prossima città di Todi, fino dal tempo che divenne colonia romana, si 
dovrà giudicare che tanto lui quanto la sua famiglia furono di origine tudertina. E 
perciò assai giova di qui riprodurre un' iscrizione sepolcrale, che sembra perduta, ma 
che dalle schede del Muratori risulta essere stata trovata nel villaggio di Casal- 
alta, poco lungi dal luogo ove fu rinvenuta la recente base onoraria, e nella' circo- 



REGIONE VI. — 197 — DEBUTA 

scrizione fra Todi e Deruta. Muratori, Thes. vet. inser. pag. DCCCLXVI, 5: « In 
castro Casalaltae agri Tudertini ex schedis meis »: 

D • M 
L ■ VELI VS 
P -F • CL V 
FIRMVS 
TVDER 
MIL-COH-X-E 
MILITANNVII 
VIXIT-ANNXXV 
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiini 

Ora questa epigrafe viene opportunamente ad illustrare il titolo onorario, facen-, 
doci conoscere che la famiglia dei Velli era veramente di Todi, ed aveva possedi- 
menti negli estremi di quel territorio, che ora forma il comune di Deruta. Inoltre 
la nuova scoperta ci assicura che la iscrizione di Casalalta è vera e legittima ; e che 
non si doveva tralasciare e scartare nel voi. XI del Corpus inscripHonum lalinarum 
dal prof. Bormann, quale merce muratoriana ! Tanto con questo che per altri esempi 
sarebbe ormai opportuno fare una nuova recensione e revisione delle nostre antiche 
iscrizioni d'Italia. E tornando alla bella base, che Velio Prudente volle che fosse 
eretta in suo nome dopo la sua morte all' imperatore Adriano, vi si rileva, che i 
suoi gradi militari vi sono designati a seconda del corso della vita, non già dagli 
ultimi ai primi, come di sovente si costumava : e ciò ce lo insegna quella carica di 
evocatus Augusti, giacché a tale ufficio amministrativo presso l' imperatore erano 
chiamati coloro, che avevano ben meritato nella loro carriera militare. 

Lo vediamo pertanto, prima centurione poi trecenario quindi principe degli 
accampamenti nella legione decima Fretense, la quale nei primi anni di Traiano 
(così si può presumere ch'egli vi fosse) fino oltre ad Adriano stanziò nell'Asia Minore, 
e di frequente nella Siria ; poi venne richiamato in Koma, prima come centurione dei 
Pretoriani, poi della decima coorte urbana, e della quarta dei Vigili, e infine ad 
un ufficio presso l' imperatore. Nel quale egli, morendo, volle con questo monumento 
testimoniare ad Adriano la sua gratitudine. 

Anche il luogo, dove la base onoraria fu rinvenuta, ci porge qualche utile consi- 
derazione. Primieramente deve essere stato uno spazio di ragione pubblica, ognora 
che per la sua collocazione ci volle il decreto dei decurioni del municipio di Todi. 
Quindi il vocabolo stesso di Barca ci fa intendere, che non avendo ivi la strada 
pubblica il ponte, si passava il Tevere colla barca. Onde per la storia del corso di 
esso Tevere si rileva, che dal tempo romano si è discostato da oltre trecento metri, 
piegando e corrodendo di continuo la campagna verso la ripa sinistra, come lo fa 
tuttora a danno dei possidenti frontisti; e che infine vi doveva confinare il predio 
di Velio Prudente, ed esservi la sua villa, dove probabilmente egli moriva, nel- 
l'anno 120 dell'era nostra e secondo dell' impero di Adriano. 

6. F. Gamurrini. 






TERAMO 



— 198 — 



REGIONE V. 



Regione V (PICENUM). 



III. TERAMO — Tomba romana scoperta presso il villaggio di 
Rocciano. t 

Nella frazione Rocciano, contrada Torri, in un terreno del sig Gesualdo Castelli 
di Teramo, a circa cinque chilometri ad occidente da quella città, sull'orlo dell'alta 
sponda destra del Tordino, uno smottamento di terra mise alla luce una tomba ro- 
mana a grandi lastre di travertino, fornita di un grande coperchio della stessa pietra, 
terminante ai lati con due volute rozzamente scolpite, ma in buono stile, insieme 
con un assai scarso frammento di titolo sepolcrale, a grandi lettere dell'epoca impe- 
riale, ove leggesi: 



; 




È notevole tale scoperta per due capi: 

1° perchè mostra che di là passasse una delle vie conducenti ad Inleramnia 
ed ornata di sepolcri, come l'altra da questa città a Castrum Novum; 

2° ciò che è ancora piìi importante, prova che di là passasse quella dirama- 
zione della Via Caecilia che, giusta la celebre iscrizione scoperta a Roma nel 1873 
e illustrata dal doti Hùlsen ('), volgeva Inter amnium vorsus, e della cui continua- 
zione verso mare desiderava trovar le prove il eh. Persichetti {^). 

Ora questo sepolcro, ed altri ancora che spesso s' incontrano dai coltivatori, e 
di cui si veggono qua e là gli avanzi in lastre di pietra su quel tratto di terra, 
sono appunto le prove di tale continuazione. Inoltre è da osservarsi che i costrut- 
tori di questa via romana si mostrarono più saggi degli ingegneri, che diressero la 
moderna strada Montorio-Teramo ; giaccliè, tenendosi per più lungo tratto sulla sponda 
destra del Tordino, seppero evitare la molle china della collina detta della GaUia, 
che ancor eggi, dopo sessanta anni, ricopre la strada rotabile coi suoi spessi smot- 
tamenti. 

P. Savimi. 



(•) Hfilsen, Noi. degli Scavi, marzo 1896. 

(') Persichetti, Alla ricerca ddla via Caecilia, Roma, 1898. 



ROMA — 199 — ROMA 



IV. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. In fondo al viale Principessa Margherita, presso porta Maggiore, 
nel sito OYO furono scoperti i celebri colombari degli Statilii, è tornato in luce un 
resto di antico muro laterizio, di buona fattura, nel quale si sono riconosciute dieci 
tegole, fornite tutte del medesimo bollo di fabbrica: 

<-»- DOL C-IVLI FORTVNATI ♦ 
EX'F'CAS-N 

Questo sigillo, che appartiene ai primi decennii del secondo secolo, si rinvenne 
pure presso uno dei predetti colombari (cfr. C.I.L. XV, 711). 

Via Portuense. Continuandosi i movimenti di terra per la costruzione del 
nuovo pastifìcio nell'area dell'antica vigna Costa (cfr. Notizie 1905, pag. 142), è 
stata recuperata una stele sepolcrale marmorea, alta m. 0,52 X 0,34, ornata di fa- 
stigio semicircolare, con antefisse sugli angoli. Nel mezzo del fastigio è scolpita una 
grande corona lemniscata ; le antefisse sono decorate con rose in rilievo. Vi si legge 
l'epigrafe: 

DM 
XENARA- RESPECCTO 
CO I VqiSVO-BENEM 
ERENTI-FECIT-VRBICIO 
RESPECCTOPATRISVOB 
F.NEMERENTI • FECITQ_ V 
IXITAN XXXVII MENS II 
DIESVII 

È stato trovato nello stesso terreno un pezzo di grande fistola aquaria in piombo, 
sulla quale è impresso a rilievo il nome della officinatrice: 

AELIA HERM^oNE Vec- 

La stessa condottura si rinvenne nel 1887 sotto la collina di Monteyerde, nella 
vigna che fu dei Signori della Missione (cfr. Nolisie 1887, pag. 21 , C. L L. XV, 7589). 

Furono pure recuperati fra la terra: due grandi canali in marmo, foggiati a 
tetto, lunghi m. 0,84, larghi m. 0,25 ; il pezzo superiore di una statuetta giovanile, 
che col braccio destro sollevato sostiene un'anfora sul capo; un piede di statua, con 
sandaJo, luogo m. 0,20. 



ROMA 



— 200 



ROMA! 



Via Salaria. Nell'area del Velodromo, steiTandosi per la sistemazione deli 
Corso di porta Pinciana, è stata trovata fra la terra un'urna di travertino, di forma] 
ovoidale, alta m. 0,41, col diametro di m. 0,27. Era tuttora chiusa dal suo co- 
perchio, fermato con tre grappe di piombo, e ripiena di ossa bruciate. Sul ventre j 
vi è incisa l'iscrizione: 

ÀPONIÀ EVTyCHIÀ ÀNICETJ 

Per i medesimi lavori sono stati scoperti gli avanzi di altre piccole celle con 
colombari, appartenenti al vasto sepolcreto che si estendeva fra la via Salaria ve- : 
tere e la Pinciana. In una di queste stanzette si rinvennero due sarcofagi in pepe- ; 
rino, coperti da un lastrone di travertino. Uno è lungo m. 2,00 X 0,70 X 0,55, 
l'altro m. 1,85 X 0,70 X 0,50; ed ambedue contenevano lo scheletro senza alcun og- ; 
getto di suppellettile funebre. Fra la terra si raccolse una lastrina di giallo antico, 
di m. 0,13 X 0,09, su cui leggesi il titoletto : 

M ■ - 

EROSSAG 

EGN-V-IIX {sic) 
FAVSTA-FEC- 

In un altro colombario si riconobbero nelle pareti tre ordini di loculi, ciascuno ' 
dei quali aveva il posto per due olle. In mezzo alla terra furono recuperati parecchi 
piccoli balsamarì e vasetti fittili, di varia forma, cinquantatfe lucerne comuni, e 
questi titoletti sepolcrali in marmo: 

lastrina di m. 0,21 X 0,17 : simile, di m. 0.23 X 0,15 : simile, di m. 0,13 X 0,08 : 



M-PILIVS-M-L 


C-IVLIVSCL- 


/)SSI 


TIMO 


XYSTVS 


/SECV/ 


PLASTES 




/ / 



La maggior parte delle lucerne sono anepigrafi : in otto di esse il bollo è ille- 
gibile, nove hanno i noti sigilli* 





C.XY 




C.XV 


C-ATILVEST 


6318 e 


MVN TREPT 


6565 e 


BASSA 


6337 fl 


QjNVMI GEL 


6580 « 


L FABRI HEVEL 


6430 h 


STROBILI 


6696 6 


PRONTO 


6454 


BICAGAT 


6741 e 


FVRIA 


6457 







Un'altra stanza conservava la porticina di accesso, con stipiti di travertino, e 
la scaletta per la quale si discendeva all' ipogeo. I primi tre gradini erano formati 
con cippi di travertino, tolti da sepolcri più antichi, con le iscrizioni rivolte verso 



ROMA 



— 201 — 



ROMA 



terra. In uno di questi cippi l' iscrizione era stata totalmente cancellata : negli altri 
due. che misurano m. 0,55 X 0,35, si legge : 



TI-MEMIVS 
DLFELIX 
IN • FR • P • XV 
INAGRPXII 



TI-MEMIVSO-L- 

FELIX 
IN • FR • P • XV 
IN • AG- P • XII 



Rimossa la terra, che ingombrava gran parte della piccola cella, furono ricupe- 
rati i seguenti titoletti da colombario, incisi su lastrine di marmo: 



1. di m. 0,16 X 0,10: 

C • CAR'\£'TaNVS 
PLOCAMVS 



5. di m. 0,29X0,11 : 

scarIphI 



2. di m. 0,43 X 0,07 : 

CFABIVS-C-L i|f C-FABIVSCL 
PARATVS T PROTVS 



3. di m. 0,19. X 0,10: 

MRAMIVS 
ANCHIALVS 



6. di m. 0,07 X 0,07 

C-FAB ius e. l. 
PH 

7. di m. 0,17X0,10 

RAMIA 
STORCE 



4. di m. 0,27X0,13: 

PSVONIVS-PL- 

ZETHVS 

P-SVONIVSP-L- 

SPERATVS 



8. di m. 0,35 X 0,25 : 

DIS • M AN 
D I D Y M O 

FECITGEMELLVS 

F RAT RI • SVO 

KARISSIMO 



Quest'ultima memoria sepolcrale è di età più recente delle altre; e può attri- 
buirsi al tempo in cui facendosi nuove deposizioni nel colombario, fu modificata o 
restaurata la costruzione della scala e vi furono adoperati i tre. cippi di travertino 
provenienti da un più antico sepolcro. 

G. Gatti. 



ALBANO LAZIALE 



— 202 — 



REGIOMI I. 



m 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA) 

LATIUM. 

V. ALBANO LAZIALE. — Monumento sepolcrale scavato nel pepe- 
rino, presso il XIV miglio della via Appio. 

Alla distanza di circa 300 metri da Albano Laziale, presso il XIV miglio della 
via Appia e sulla destra di essa, nel terreno ortivo di proprietà del sig. Giovanni 
Matteucci esiste un antico monumento sepolcrale, ricavato nella roccia di pietra al- 
bana ed adibito da lungo tempo ad uso di tinello e per deposito di attrezzi rurali,. 

Questo monumento è quasi completamente interrato all'esterno , e rimane sol-i 
tanto libera dalla terra circa la metà superiore della sua fronte che ha l'ingresso 
rivolto ad ovest. L'interno del sepolcro, largo m. 5,20, lungo m. 5,37, è coperto ai 
vòlta, scavata anch'essa nella roccia, e vi rimangono tracce d'intonaco dipinto. Tanto* 
nelle due pareti laterali, come in quella di fondo, sono incavati due arcosolii, la cui 
profondità è di circa m. 1,20. 

L'ingresso, formato da un vano tagliato pure nella viva pietra, è largo m. 2,20 
ed è riquadrato con modanature a rilievo ; una cornice ricorre pure a circa la metà 
dell'ingresso e sembra che giri intorno al monumento. 

L'accesso all'interno della cella sì ha attualmente per mezzo di una scala in j 
legno, la quale però non posa sul piano vero del sepolcro, ma sulla terra di cui | 
questo ancora è ricolmo per l'altezza di oltre un metro. . 

Avendo ultimamente il proprietario del fondo rimossa una parte della terra infil- 
trata con le acque pluviali, è venuta alla luce, addosso alla parete destra, la parte 
superiore di un grande sarcofago di pietra albana, di forma parallelepipeda, lungo 
m. 2,32, largo m. 1,20, ricavato, come sembra, dalla stessa roccia vulcanica. L'al- 
tezza non si è potuta determinare, rimanendo esso tuttora quasi intieramente sepolto 
nella terra. Presso il margine superiore di questo sarcofago leggesi la seguente iscri- 
zione, incisa in una tabella ansata, che misura m. 0,62 di larghezza, non comprese 
le anse, e m. 0,27 di altezza: 



\ 
D 



AVRVITALIONI Q.VIXITA 
NN IjcxxET PVBLICIE-NEP 
OTI ISTERCORIVS ETPRI 
MVS ET SECVNDINVS ■ 
HERE-DES B M FERVNT 



M 



(«te) 



Di fronte al descritto sarcofago, e disposto simmetricamente ad esso rispetto 
alle pareti del monumento, ne apparisce un altro simile, pure di pietra albana, del 
quale però non si vede altro che una parte del coperchio, la cui forma è a tetto con 
doppia pendenza, ed ha i quattro angoli terminati da antefisse. 

Ed. Gatti. 



REOIONE I. 



— 203 — 



POMPEI 



CAMPANIA. 



VI. POMPEI — Relazione degli scavi fatti dal dicembre 1902 a 
tutto marzo 1905 (cfr. Notizie, auno 1905, pag, 128). 

Il eoraplcsso di edilìzi rilevati nella pianta annessa (fig. 1) appartiene all'is. 3» 
della reg. V, la cui fronte sulla via Nolana ora stata trià disterrata negli anni 1887-88. 



RCC.V rNSIII 




pi-^. 



t 0<4»fcJ«»|9 



Dal dicembre 1901 (cfr. Nolùie 1902. pag. 378) al dicembre 1902 fu ripreio, benché 
interrottamonte, lo scavo di quest'isola; e intorno alla piccola fullonica con gl'ingressi 
nn. 1 e 2, la quale occupa l'angolo sud-ovest dell'isola, come pure circa i trovamenti 

Notizie Scavi 1005 — V,.l. II. 27 



POMPEI — 204 — REGIONE I. 

che vi si fecero, riferì il dott. Paribeni in Notizie 1902, pagg. 209, 881 e 565. 
Kimandando il lettore a quelle relazioni, ora do la pianta della mentovata piccola 
fullonica, non senza notare che l'angusto ambiente A alle spalle della bottega n. 1, 
non descritto dal Paribeni, perchè non ancora scavato, si è chiarito per un locale 
affatto rustico, contenente un deposito di coccio pesto e dove si rinvennero anche 
un'anfora rotta ed un così detto contrappeso da telaio in terracotta. 

Viene dopo la bottega n. 3, annessa all'abitazione n. 4. Consta di duo ambienti, 
ed è costruita in muratura incerta, fatta di pietre calcaree, salvo nella parete occi- 
dentale di A, dove la costruzione è di blocchi squadrati della stessa pietra: i pilastri 
dell'ingresso sono fatti, come di solito, con filari alternati di mattoni e di pietre 
calcaree tagliate a mattoni. Il largo vano d'ingresso ha soglia di lava, in due pezzi, 
con il solco longitudinale per l'incastro delle tavole di chiusura, il foro a destra pel car- 
dine e l'incavo per lasciar girare la porticina : due piccoli incavi quadrati alle estremità 
della soglia accennano senza dubbio alle mostre di legno dei pilastri laterali dell' in- 
gresso. La bottega propriamente detta. A, ha pareti rivestite di grezzo intonaco e pavi- 
mento di coccio pesto, del quale però rimane appena qualche avanzo. Nell'angolo sud-est, 
in a, vi è un fusorium formato da un tegolone inclinato verso la strada, dove portava 
l'acqua per mezzo di un tubo di terracotta. Addossata alla parete di fronte si conserva 
buona parte di una scaletta di fabbrica, che menava all'ammezzato superiore; e nel 
centro della parete orientale si apre uno stretto vano, superiormente ad arco, che 
mette in comunicazione la bottega con la casa seguente n. 4. Per due scalini si sale 
nella retrobottega B, con soglia di legno nel vano d'ingresso e alto zoccolo laterizio 
negli stipiti e nelle pareti, rivestite superiormente d'intonaco affatto grezzo. In origine 
i due ambienti comunicavano fra loro mediante un vano nella parete intermedia, il 
quale però venne murato, quando fu costruita la scaletta in A. Nell'angolo sud-ovest 
della retrobottega, in e, è un gran fornello in muratura, e di fronte, in è, la latrina 
col fusorium, al di sopra della quale si apre, nella parete a sinistra, un finestrino 
a feritoia con le pareti formate da due tegole. Nell'alto del muro settentrionale è 
cavata una nicchietta ; ed è notevole in questa stessa parte alta dui muro un pilastrino 
cilindrico di tufo nocerino, con le estremità modinate. adoperato come materiale di 
costruzione. I trovamenti fatti nella descritta retrobottega sono registrati in Noliiie 
1902, pagg. 212 e 381. 

La casa n. 4 non fu interamente scavata ; tuttavia mette conto di descriverne la 
parte tornata a luce pei restauri veramente importanti che vi si eseguirono. Essa si 
fa subito notare per l'anormale disposizione delle sue parti : la sua costruzione è 
fatta ove con o'pm incertum, ove con blocchi squadrati di calcare e ove con mattoni 
e pietre tagliate a mattoni. Non ha altra facciata che due pilastri costruiti in quest'ul- 
tima maniera, privi aifatto d'intonaco e compresi fra la descritta bottega n. 3 e 
l'altra n. 5. Il suo vano d'ingresso, piuttosto largo, ha un gradino formato da un 
parallelepipedo di travertino, posto fra due piccoli blocchi di lava assai più alti, che 
facevano da cuscinetti agli stipiti di legno molto sporgenti dai pilastri e che recano 
i fori pei cardini dei battenti. Trovandosi però detti (ori in un livello superiore a quello 
dello scalino di travertino (il quale per giunta non ha neppure i fori pei pessuli) 



REGIONE I. — 205 — POMPEI 

e avendo ciascuno dei piccoli blocchi di lava un incastro verticale dalla parte interna, 
si può con sicurezza affermare che la vera soglia fosse costituita da un secondo sca- 
lino di legno, al quale doveva far continuazione un assito o tavolato lungo l'androne A, 
il cui pavimento si mostra in fatto del tutto grezzo e lascia vedere inoltre le pietre 
e le tegole di copertura di un canaletto che dallo interno della casa portava sulla 
strada le acque di rifiuto. 

L'androne A, dove il 22 gennaio 1902 si raccolse una borchia di bronzo con 
maniglia mobile, è eccezionalmente largo e lungo, e contenendo a sinistra il vano 
di comunicazione con la bottega n. 3 termina con due scalini fatti di blocchi cal- 
carei. Qui comincia un ambulacro, B, il quale in realtà è il prolungamento dello 
stesso androne. Le pareti dell'ambulacro B sono ricoperte d' intonaco decorato con 
grandi riquadrature a fondo nero, fregio a fondo bianco e basso zoccolo rosso. Le 
riquadrature sono separate ora da semplici candelabri gialli, ora da larghe fasce 
gialle contornate da fascette rosse ed esibenti dove semplici rabeschi, dove architet- 
ture fantastiche con innanzi un candelabro, sul cui piattello posa una sfinge di pro- 
spetto accovacciata. Nel centro di ciascuna delle due prime riquadrature a sinistra 
(parete ovest) vedesi la rappresentanza di un uccello sul fondo nero incorniciata di 
verde. E nel mezzo di altre due riquadrature conservate di questo stesso lato un 
cigno ed un cervo, ambedue volanti; il cigno col solito nastro. Nel lato destro o 
orientale la sola riquadratura ben conservata offre parimente un cigno volante. Il 
fregio a fondo bianco, decorato di fini motivi architettonici, terminava superiormente 
con una cornicetta di stucco rappresentante un filare di palmette stilizzate bianche 
su fondo azzurro-verde e paonazzo. 

Per uno stretto vano, con soglia e stipiti di legno, che si apre immediatamente 
a destra di chi entra nel descritto ambulacro B, si passa nell'ambiente C affatto 
rustico, contenente la latrina [ade un basso muretto ripiegato a gomito. Poiché 
presso di questo vi ha un cumulo di calce e altro cumulo di pozzolana è addossata 
al muto occidentale, è da ritenero che qui si stesse fabbricando. 

Un secondo vano a sinistra introduce nell'ambiente D, anch'esso rustico, avendo 
le pareti rivestite di grezzo intonaco, con zoccolo laterizio. Sulla parete meridionale, 
sopra un avanzo d'intonaco bianco all'altezza" dello zoccolo laterizio si scorgono alcune 
tracce assai evanescenti di un dipinto, che rappresentava due coppie di gladiatori 
rozzamente eseguite e delle quali si lascia meglio distinguere quella a sinistra, costi- 
tuita da un gladiatore che insegue l'avversario. Anche in questa stanza sono dei 
cumuli di pozzolana, i quali dimostrano che la casa subiva delle riparazioni all'epoca 
della catastrofe. 

Il descritto ambiente D, per mezzo di un piccolo vano con soglia di marmo, 
comunica con la stanza E, la quale si apre anche sull'ambulacro B con un altro 
vano pili largo, che ha soglia parimente di marmo, coi soliti incastri laterali per gli 
stipiti di legno. Le pareti della stanza E, presentando il solo arricciato {(ruUissatio), 
aspettavano d'essere intonacate. 

A destra dell'ambulacro B trovasi il piccolo giardino F, chiuso verso l'ambu- 
lacro e verso G da un pluteo di muratura rivestito d'intonaco dipinto in rosso ed 



POMPEI — 206 — REGIONE I. 

esibente così all'esterno come all'interno le rappresentanze di piante e di uccelli che 
su queste volano. Dalla parte dell'ambulacro escon fuori dal pluteo due colonne ri- 
vestite di stucco bianco e scanalate, le quali sostenevano il tetto o qualche terrazza 
di copertura dell'ambulacro stesso. In una delle scanalature della prima colonna ò 
graffitta la testa galeata di un gladiatore di profilo a sinistra (alta m. 0,085), la 
quale naturalmente richiama l'altra rappresentanza gladiatoria sopra accennata ; e non 
sarà inutile ricordare che nelle vicinanze e propriamente nell'is. 5* della medesima 
reg. V vi ha una grande casa, che certamente fu abitata da gladiatori (cfr. Sogliano, 
Gli scavi di Pompei dal 1S73 ed 1000 in Atti del Congresso LUern. disc, slor., V, 
pag. 325). Ad oriente e mezzogiorno il giardino F è chiuso da due muri rustici, di 
cui quello ad est aveva in alto un finestrino, che dava luce all'ambiente C. Appiè' 
della parte esterna del pluteo corre il canale delle piovane con la pendenza a sud, 
dove si vede appunto la imboccatura del condotto che le raccoglieva. 

L'ambiente G, nel quale si entra salendo un basso scalino formato con frammenti 
di lastre di marmo, fra cui è a notare uno che recando un Q di tipo augusteo 
mostra di avere appartenuto ad una iscrizione, può considerarsi del pari un ambulacro, 
avendo il suo lato meridionale affatto aperto e sul giardino e sull'ambulacro B. Occu- 
pando il posto del tablinio, costituisco il centro della casa, giacché per esso si può 
comunicare con quasi tutti gli altri ambienti. Le pareti, ove compariscono, sono ri- 
vestite di fino intonaco decorato di grandi riquadrature a fondo rosso, con fregio dello 
stesso fondo e con basso zoccolo nero. Notevolissima n'è la soffitta, della quale molti 
frammenti furono accuratamente rimessi in sita dall'ispettore conte Adolfo Cozza, 
sicché siamo in grado di avere una esatta idea di tutto l'insieme della decorazione. 

Il pilastro a sinistra del vano d'ingresso all'ambiente H , essendo continuazione 
della parete ovest dell'ambulacro B , è decorato, come questa, a fondo nero, sul quale 
si vedono eleganti riquadri molto allungati ed inscritti l'uno nell'altro, ottenuti per 
mezzo di fascette o listelli gialli. 

Le grandi riquadrature a fondo rosso ricorrono in numero di sei ; e ad eccezione 
della prima a sinistra (parete ovest), nel cui centro era un quadretto con rappresen- 
tanza del tutto svanita o non mai esistita, lo altre contengono ciascuna nel mezzo 
un medaglione a fondo nero esibente un grifo volante. La mentovata riquadratura di 
sinistra è chiusa inoltre fra due architetture fantastiche, delle quali ciascuna è ornata 
di un delfino che fa da acroterio, di un oscillum, e di festoni. Il fregio é anch'esso 
decorato di leggiere architetture, di riquadrature, rabeschi, festoni, oscilla, cigni vo- 
lanti, rhyta^ ecc^ Fra esso e le grandi riquadrature sottostanti corre una larga fascia 
gialla, su cui si vedono degli ovoli in rossiccio, poco accuratamente eseguiti. Lo zoc- 
colo nero scompartito in riquadrature è ravvivato dalla rappresentanza di piaute. 

La soffitta presenta nel centro un grande incavo quadrato, il cui fondo o cielo 
che dir si voglia é configurato a volticina mollo depressa, che per essere quasi tutta 
di restauro ci si mostra ora priva di decorazione. L'orlo interno dello incavo, come 
pure gli archetti o centine dei due timpani laterali della volticina sono decorati con 
una cornicetta di stucco esibente una specie di palmette a rilievo su fondo ora celeste 
ora rosso. Quatti'o incavi minori, due per ciascun lato, si vedevano nel campo della 



REGIONE I. — 207 — POMPEI 

soffitta, a nord e a sud del grande incavo centrale : son conservati soltanto quelli a 
nord, col fondo dipinto in rosso e con l'orlo ornato similmente di una cornicetta di 
stucco dipiuto; sul fondo rosso, un grifo giallo con la coda terminante in voluta. Ad 
est e ad ovest poi un solo incavo per parte (si coniserva soltanto quello ad ovest) e di 
forma romboidale: il fondo rosso offre nel mezzo una mascheretta (?) e l'orlo la solita 
cornicetta. La parto piana della soffitta, dipinta, come le pareti, a fondo rosso, è de- 
corata di riquadrature, di festoni, cigni e grifi volanti e mascherette. Si ha dunque 
qui un esempio assai istruttivo di lacunar nel senso proprio della parola. 

Nell'angolo nord-ovest, in e, trovasi il domestico larario, costituito da im poggiuolo 
in muratura, rivestita d'intonaco dipinto ad imitazione dei marmi colorati, e da una 
uicchietta superiormente ad arco cavata nel muro settentrionale. Immediatamente al 
di sopra di questa vi è uno sporto in muratura (conservato solo in parte), che proba- 
bilmente formava un frontoncino, sostenuto da due colonnine, di cui vedonsi i piccoli 
sodi circolari sul poggiuolo testé ricordato. La niccliietta, dipinta in azzurro, ha il 
limite superiore della parte rettilinea decorato con una cornicetta di stucco a rilievo 
esibente un filare di ovoli, e la parte arcuata interna con una conchiglia del pari in 
rilievo di stucco. Esternamente, sull'arco un'altra cornicetta in rilievo di stucco anche 
con ovoli ed ai lati due esili pilastrini baccellati di stucco, con capitelli e basi. 
L'annessa figura 2 riproduce appunto l'angolo nord-ovest dell'ambiente G, con il 
larario ora descritto e con parte del lacunar. Da ultimo in questo stesso ambiente, 
che ha pavimento di rozzo coccio pesto, si rinvenne il 9 maggio 1902 un braciere 
circolare di ferro con treppiedi {Nolisie 1902, pag. 373); e qualche giorno prima, 
il 6 maggio, vi erano state raccolte 19 cerniere di osso. 

Per un piccolo vano aperto nella parete occidentale, con soglia di marmo, cusci- 
netti di lava e antepagmenla, si entra nella stanza H, che ha pavimento di mattone 
pesto e pareti finamente intonacate e scompartite in riquadrature poggianti su zoccolo. 
La parete occidentale offre un pilastro centrale a fondo bianco con un candelabro 
giallo sormontato da una sfera di color rossiccio e da cui pendono due festoni, fra 
due riquadrature a fondo rosso con la rappresentanza di un cigno volante nel centro. 
Le due pareti opposte, settentrionale e meridionale, si fanno riscontro nella decora- 
zione e presentano una larga riquadratura gialla nel contro fra due altre laterali rosse, 
dalle quali è separata mediante due pilastri a fondo bianco, con un candelabro giallo, 
dal cui sommo pendono due festoni : nel mezzo della riquadratura gialla della parete 
nord, un quadretto rettangolare rappresentante un cigno e accanto un uovo, un fico, 
una pina (?) e un dattero (?), posati sopra un poggiuolo, cui è addossato un sistro 
bianco ; gli fa riscontro a sud un quadretto con la rappresentanza di un pavone pa- 
scente sul davanzale di una finestra, presso il quale vedesi a sinistra un grappolo 
di uva, e, sotto la finestra, due ciliegie. Nel centro di ciascuna delle quattro riqua-, 
drature rosse, un grifo volante giallo. La parte superiore delle pareti si presenta inte- 
ramente bianca, senza decorazione di sorta, e lo zoccolo a fondo nero è ornato di piante 
e rabeschi. In questa stanza tornò a luce un monopodio di bardiglio tornito, con base 
quadrangolare {Notisie cit. pag. 401). 



POMPEI 



I 



— 208 - 



REGIONE I. 



L'ambiente I, al quale si eccede da G per mezzo di un largo vano con stipiti] 
di legno, ha pavimento signino, era coperto di vòlta a botte e riceveva luce da una] 




FiG. 2. 

finestra sporgente sul giardino F. Le sue pareti rivestite d' intonaco sono decorate di . 
grandi riquadrature a fondo rosso, divise fra loro da larghe fasce o pilastri gialli, \ 



REGIONE I. — 209 — POMPEI 

con fregio a fondo bianco e zoccolo scompartito in riquadrature nere e rosse alternate. 
Nel centro delle grandi riquadrature rosse vedesi dipinto un uccello (una volta sola 
ne ricorrono due) beccante su di una pianticella, e il tutto chiuso in una cornicetta 
rettangolare verde: nelle fasce o pilastri gialli, una specie di candelabro. Il fregio 
è diviso anche in riquadrature, nel cui campo ricorrono festoni, uccelletti e cigni 
volanti, col solito nastro. Il pavimento signino, oltre ad avere qua e là disseminati 
alcuni frammenti di lastre di marmo, offre nel mezzo una specie di stella inscritta 
in una riquadratura, l'una e l'altra eseguite con piccole tessellae di marmo scuro. 

Il descritto ambiente I comunica con la stanzetta K, il cui rozzo pavimento 
signino forma anche la soglia del vano di comunicazione, che aveva stipiti di legno, 
di cui avanzano i grossi cuscinetti di lava. Le pareti ricoperte d" intonaco poco levi- 
gato presentano ciascuna tre grandi riquadrature, la centrale rossa e le laterali gialle, 
frammezzate da due larghe fasce o pilastri bianchi racchiusi in una cornice verde e 
contenenti un candelabro giallo. Il centro di ciascuna riquadratura laterale gialla è 
costantemente decorato della rappresentanza di due vasi poggianti su di un piano fra 
due pogginoli o arette. Varia è invece la rappresentanza nel mezzo delle riquadrature 
rosse centrali : in quelle delle pareti opposte, settentrionale e meridionale, un quadretto 
rettangolare per parte, esibente il primo un volatile poco riconoscibile, probabilmente 
un gallinaceo, l'altro parimente un gallinaceo, con delle ciliegie d' intorno sul piano, 
su cui posa. Nel centro della riquadratura media della parete orientale, due colombi 
affrontati, ai quali fanno riscontro, nella parete opposta, due altri colombi o tortore po- 
sate sui manichi di un kantharos. La parte superiore delle pareti, a fondo bianco, 
è decorata di numerosi ramoscelli verdi con fiori rossi, sui quali volano o posano uccelli 
di varie specie, fra cui è notevole la civetta sulla parete orientale. Lo zoccolo presenta 
riquadrature rosse con piante, divise da pilastrini gialli. La stanza era coperta da 
una volticina a botte tra due piattabande laterali; dell'una e delle altre sono evi- 
denti le tracce. 

A nord della stanza K vi è il corridoio L, nel quale si entra parimente dal- 
l'ambiente I e che aveva stipiti di legno all'ingresso. In questo corridoio, le cui 
pareti sono rivestite d' intonaco grezzo con alto zoccolo laterizio, a destra, immedia- 
tamente dopo r ingresso, si trova una piccola niccliia che aveva le pareti laterali rive- 
stite di legno ; e di fronte a questa, nella parete a sinistra, un finestrino rettangolare, 
munito del pari di davanzale e di stipiti di legno. Un secondo finestrino si apre in 
fondo al corridoio, e al di sotto di esso la parete forma un leggiero incavo interna- 
mente curvo. 

Attraversando il corridoio L, per un vano che aveva doppi stipiti di legno, si 
passa néìVapotheca o piccola cella M. Coperta da tetto inclinato verso l'esterno e 
del quale avanza ancora qualche tegola in silu, ha pavimento di rozzo mattone pesto 
e pareti ricoperte d' intonaco grezzo, con alto zoccolo laterizio. Nelle pareti orientale 
ed occidentale sono praticati, all'altezza di m. 1,20 dal pavimento, tre fori quadrati 
per ciascuna parete, decorati con fascetta gialla all'intorno e destinati senza dubbio 
a reggere i mutuli di sostegno a due scansie di legno, le quali però, a causa della 
mancanza assoluta di qualsiasi traccia di esse sulle pareti e anche pel taglio ancor 



POMPEI — 210 — REaiONE I. 

fresco dei fori, è da credere che non siano state messe in opera. L'apotheca riceveva] 
Ince da un finestrino nell'alto della parete orientale. 

La parete settentrionale dell'ambiente G è interrotta da un largo vano, che aveva 
stipiti e piccole mostre di legiM) e pel quale si entra nell'ambulacro N del peristilio 
non ancora disterrato. La parte di questo ambulacro, compresa fra il vano di comu- 
nicazione con G e l'altro di accesso al giardino, era ed è tuttora coperta, in seguito 
di un accurato restauro, da una volticina a botte, mentre la estremità occidentale di 
esso, in /", è invece coperta da una soffitta piana, la quale invero presenta anch'essa 
una leggerissima arenazione. I due piccoli timpani laterali della volta compresi cia- 
scuno in una cornicetta di stucco dipinto, offrono entrambi, nel centro del fondo bianco, 
una sfinge dipinta in rosso, stilizzata, di prospetto, fra rabeschi e festoni. Sul piccolo 
architrave formato dal limite della soffitta piana, una cornicetta di stucco del noto 
tipo, due fasce rosse orizzontali e nel mezzo un rabesco. In questa parte occidentale 
dell'ambulacro, cioè in /", le pareti sono rivestite di fino intonaco dipinto, scompartito 
in cinque grandi riquadrature a fondo nero, con zoccolo dello stesso fondo e con fregio 
bianco. Le grandi riquadrature sono separate fra loro da pilastri parimente a fondo 
nero, limitati da cornice verde e contenenti la rappresentanza di una specie di canna 
con rare foglie appassite. Nel centro di ciascuna riquadratura un uccellino pascolante, 
piuttosto bene eseguito, fra cespugli e frutta. Lo zoccolo è distribuito anch'esso in 
riquadrature, esibenti alternamente una pianta ed un rabesco. Il fregio mostra riqua- 
drature di vario tipo ed è ornato di festoni, di sistri e di situlae; ai festoni sono 
sospesi dei rhyla. Nel sommo delle pareti corre una cornicetta di stucco del solito 
tipo e dipinta nella solita maniera. 

La soffitta. piana è, come al fregio, a fondo bianco, ed è ornata di numerose riqua- 
drature fatte con fasce paonazze e verdi e con rabeschi paonazzi. Nel mezzo ve ne 
ha una quadrata, inscritta in un'altra anche quadrata, ma disposta in modo che gli 
angoli della riquadratura interna toccano il punto medio di ciascun lato di quella 
esterna: nel centro della riquadratura interna, un'aquila volante, di prospetto, e nel 
campo delle altre riquadrature fiorami e in due di esse una situla per parte, sospesa 
con nastro. Anche questa soffitta fu rinvenuta crollata e ridotta in frammenti, ed è 
merito dell' ispettore conte C<ftaa l'averla accuratamente ricomposta e restaurata. Essa 
si vede riprodotta nella fig. 3. 

L'ultimo degli ambienti sinora scoperti di questa casa è la stanza 0, nella quale 
si entra per un vano con soglia di marmo e stipiti di legno. Coperta di vòlta a botte 
ed illuminata da una grande finestra aperta nella parete nord, con davanzale di marmo, 
ha rozzo pavimento di coccio pesto e pareti decorate di grandi riquadrature a fondo 
bianco — tre per ciascuna parete — con zoccolo a fondo rosso. La riquadratura cen- 
trale è divisa da quelle laterali per mezzo di due prospetti architettonici a fondo 
bianco del pari. Nel mezzo della riquadratura centrale della parete di fronte all'in- 
gresso (occidentale) vedesi un quadretto (a. m. 0,54, 1. 0,53) rappresentante il notissimo 
soggetto di Arianna abbandonata in Nasse e che vien qui riprodotto nella fig. 4. 

Sul lido di un seno di mare circondato da monti a sinistra giace a terra Arianna 
di profilo a destra, appoggiata col dorso ad un sasso e col braccio destro puntato sul 



REGIONE I. 



— 211 — 



POMPEI 




FiG. 3. 



Notizie Scavi 1905. — VoL II. 



28 



POMPEI 



212 — 



REGIONE I. 



suolo. È tutta nuda, salvo un manto giallo, che caduto sul sasso, cui si appoggia, 
le avvolge le gambe, il braccio e la mano sinistra, che essa avvicina alla bocca : ha 
la testa cinta di un nimbo azzurro, come nel dipinto Helbig n. 1218, e intorno al 
collo un monile. Presso di lei sta un Amorino di prospetto, con le gambe nascoste 




FiG. 4. 



dalla figura di Arianna; tenendo l'arco nella sinistra abbassata, porta la destra sul 
viso in atto di piangere. A destra, rivolto col viso ad Arianna, ma con le spalle allo 
spettatore, siede su di un poggio un uomo barbato, dalla carnagione bruno-rossiccia, 
tutto nudo, tranne un mantello cilestre-scuro che gli avvolge la gamba sinistra ed il 
bacino. Il ginocchio destro ripiegato e portato in alto vien sorretto dalla mano sinistra ; 
l'altra mano abbassata regge forse il remo che vcdesi poggiato sul detto ginocchio. 



REGIONE I. — 213 — POMPEI 



Nello sfondo il mare e in lontananza la nave di Teseo con vela fortemente gon- 
fiata dal vento e con marinai remanti, appena abbozzati. 

Notevole in questo dipinto di soggetto ovvio e assai trascuratamente eseguito è 
la presenza di quella figura maschile, dal colorito abbronzato, che reggo il remo; 
essa trova riscontro in due altri dipinti del medesimo soggetto (Helbig n. 1234-35) 
ed è intesa dall'Helbig per la figura di un barcaiuolo messa li per rappresentare una 
nota realistica della spiaggia. Io inclinerei a riconoscervi piuttosto una personificazione 
analoga a quelle, di cui si compiaceva l'arte ellenistica, cioè alle 'Axrai, alle 2xomai 
ed ai AsijxSyvsi. Sarà mai la personificazione del xólnog, presso il quale ha luogo 
l'azione rappresentata? 

Nel centro delle altre riquadrature conservate vedonsi Amorini volanti, con vari 
attributi, ed una Psiche anche volante, racchiusi ciascuno in un cerchietto di color 
rossiccio, appena tracciato con la punta del pennello. L'alto fregio a fondo bianco, 
ornato di leggiere architetture, di riquadrature, rabeschi, festoni, animali volanti ecc., 
termina superiormente con 'una cornicetta di stucco in rilievo decorata di palmette 
dipinte. Sulla parete orientale, nel campo fra la cornice e la vòlta, la quale ha la 
centina parimente ornata con cornicetta di stucco a rilievo, si vedono, sul fondo bianco, 
graziosi rabeschi, nel cui centro vi ha la figura di un'aquila dorata, di prospetto, nel- 
i^Vatto di spiccare il volo. 

In quanto ai trovameuti spettanti alla parte sinora disterrata di questa casa, 
'devo avvertire che gli oggetti registrati in Notine 1902, pag. 209 come rinvenuti 
in essa, vanno invece attribuiti alla casa n. 7 della medesima is. 3*, reg. V. 

La bottega n. 5 risulta di un solo ambiente con pareti rivestite d' intonaco grezzo 
|e nulla presenta di notevole. 

La casetta n. 6 è descritta dal dott. Paribeni in Notitie cit. pag. 565 sgg. Essen- 
idosi il giorno 2 decembre 1902 terminato il disterro del piccolo ambiente di pas- 
saggio (v. pianta in Not. cit.), si rinvenne una basetta quadrangolare rotta, di tra- 
vertino, alta m. 0,16, larga m. 0,30, grossa m. 0,21, con un incavo pure quadrangolare 
nel piano orizzontale superiore e con doppio listello all'orlo delle facce. Su una di 
queste, cioè sull'anteriore, reca la seguente iscrizione in lettere trascurate: 

AA 

CEIAL F HEPIA 

pOCVM RC 

Vi si trovò inoltre: Lava. Una piccola mola in due pezzi ed un poggetto con 
orlo rilevato. — Ferro. Un istrumento a forma di forcipe. — Bromo. Una borchietta. — 
Terracotta. Un'anfora anepigrafe. 

Giova ricordare che in questa medesima casetta venne scoperta nel 1900 la iscri- 
zione preaugustea degli edili A. Livio e L. Acilio (cfr, Sogliano, op. cit. pag. 322). 

Disterrandosi l'androne della casa n. 12 si ottennero nel decembre 1902 le se- 
guenti forme in gesso: 1. Faccia interna della porta d'ingresso. 2. Barra di legno, 
con la quale veniva rafforzata la porta, quando fosse chiusa. 3. Scaletta a pinoli, di 



POMPEI 



Il — 214 — 



REGIONE I. 



cui si offre qui la riproduzione (fig. 5). E doveroso ricordare che quest'ultima impronta, 




FiG. 5. 



la quale è la prima del genere, va dovuta alla diligente sorveglianza del soprastante 
dott. Matteo della Corte. 



REGIONE IV. — 215 — SANTA CROCB 



Nello stesso mese di decembre 1902 tornarono a luce le seguenti epigrafi, dipinte 
sul muro ai lati dell' ingresso della casa n. 12. 

1. A sia. dell'ingresso, su tabella bianca ansata, in lettere nere: 

/V\-SA/V\ELLIV/V\- 
MODtSTVMAEDOF 

2. A dritta, anche in tabella ansata, ma in lettere rosse : 

. MSAMELLIVM 
/V\ODESTV'V\AED c/ 

A. SOGLIANO. 



Regione IV (SAMNIUM ET SABINA). 

SABINI. 

VII. SANTA CROCE (Frazione del comune di Cittareale) — Avanzo 
della via Salarla scoperto nella località detta Macchia dei cerri. 

Circa duecento metri dall'abitato del villaggio di s. Croce, andando verso Cit- 
tareale, sulla sinistra della rotabile provinciale, e precisamente dopo il ponticello 
n. 120 di detta strada, s'incontra una collina boscosa chiamata Macchia dei cerri., 
di proprietà del sig. Antonio Foglietti. 

Sull'ima falda meridionale di quella collina in gran parte rocciosa, col taglio di 
parecchi cerri, si è scoperta una traccia abbastanza lunga dell'antica via Salaria. 

Infatti, alla distanza di circa otto metri dall'attuale rotabile ed all'altezza di 
circa m. 3 dal piano di campagna, si è visto che quella roccia viva, a scalpello, fu 
dai romani intercisa pel passaggio della loro strada, e che sulla medesima roccia 
spianarono parte del pavimentum. Il resto del piano stradale ed il muro che a valle 
lo conteneva non esistono più affatto. La terra ridiscesa dal monte dopo tale scoperta, 
e con essa le foglie cadute, hanno già quasi di bel nuovo nascosto questo avanzo del- 
l'opera romana ; ma essendo essa impressa su lunga e dura roccia, si può facilmente 
riscoprire ed osservare da chiunque avesse desiderio di constatarla. 

Intanto è da notarsi l'importanza non lieve di questo rinvenimento che ci ha 
rivelato un punto certo del percorso della Salaria lungo la valle superiore del Ve- 
lino. Ed invero feci noto, in altra occasione ('), che dal villaggio di Porta in avanti, 
sino al bosco della Meta, attraverso i piani di Bacugno e di s. Croce, ogni ve- 
stigio di quella via era scomparso, e che quindi non si poteva affermare con si- 

(') Cfr. Persichetti, Viaggio archeologico sulla via Salaria nel circondario di Cittareale. 
Roma, 1893, pagg. 73 e 78. 



MARSALA 



^P_ 216 — 



SICILIA 



carezza quale ivi fosse il suo andamento. Questa scoperta invece è venuta ora a pre- 
cisarcene un tratto, il quale ci ha dimostrato che la via antica passava a monte ed 
in prossimità del luogo ove poscia è sorto il paesello di s. Croce; rasentava la falda 
di quelle colline; ed in quella località correva quasi parallela alla nuova rotabile, 
ma circa tre metri più in alto. 

N. Persichetti. 



SICILIA. 

Vili, MARSALA — Iscrmoni onorarie di Lilibeo. 

Nel recinto della fattoria di vini dei signori Tumborello, presso il capo Boco, 
si sono rinvenute numerose tombe, costruite in lastroni di pietra, ma a quanto si assi- 
cura sfornite di qualsiasi suppellettile, e una base iscritta da due lati, formata di 
un masso, squadrato con cura, di un bel calcare compatto che si dice dei dintorni 
di Marsala. È alto m. 0,80, largo m. 074, profondo m. 0,44. In una fascia, a ca- 
ratteri elegantemente scolpiti, è l'iscrizione: 



VIVlOM/RFliq 
KirOMINO 




jwc fino 

oiHoaom-teH® 

tfC: SVA. 



SICILIA 



217 — 



MARSALA 



In età poi tarda venne scolpita su di un'altra faccia della base, capovolta, 
l'iscrizione seguente a solchi poco profondi e poco eleganti: 



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Entrambe queste epigrafi sono altamente pregevoli: l'una perchè im documento 
relativo alla famiglia dell' imperatore Marco Aurelio, e l'altra perchè ci fornisce 
notizie interessanti sulla vita municipale di Liliboo. In proposito, il prof. G. M. Co- 
lùmba mi fa tenere le seguenti osservazioni. 

« Dei tre figli di Marco Aurelio, i quali portarono il cognome Antonino, due 
morirono quando il padre era ancora Cesare (T. Elio Antonino e T. Aurelio Antonino : 
cfr. CIG. II 3176; CIL. VI 993); il terzo nacque ad un parto con L. Aurelio Com- 
modo, il 31 agosto 161, sei mesi dopo che il padre era salito all'impero, e morì 
poi in età di quattro anni. È questi adunque il tìglio di M. Aurelio Imp. Caes. 
a cui si riferisce l' iscrizione lilibetana. Egli non ci era finora noto che col semplice 
cognome Antoninus ( Vita Comm. 1, 1,4: kit. di M. A. in Front., pag. 94, cfr. pag. 99, 
ed. Naber). 



MARSALA 



— 218 



SIGILIA 



Ma la nuova iscrizione ce ne fa conoscere in esteso il nome che era : T. AVRELIVS 
FVLVVS ANTONINVS. La forma erronea Fulvius per Fulvus pareva appartenere 
sinora alla tradizione letteraria (Tac. hist. I, 79, corretto già dal Borghesi; ep. d. 
Gaes. 15, 1; Euti\ VITI, 7, 8; etc), ma essa appare già in questa iscrizione pro- 
vinciale. Quanto alla collocazione, è da confrontare ancora Tacito loc. cit. {Fulv{i)us 
Aurelius). Come si vede, Marco Aurelio volle rinnovare in uno dei due gemelli il 
nome di nascita del padre adottivo, Antonino Pio, mentre all'altro dava il nome che 
il fratello d'adozione e collega nell'impero aveva portato da Cesare (Z. [^Aelius~\ Au- 
relius Commodus) e del quale pur allora mutava il cognome Commodo in quello di 
Vero, ch'egli a sua volta smetteva per prendere quello di Antonino. Già prima di 
salire all' impero Marco aveva dato il nome del padre adottivo a tre suoi figli 
{T. Aelius Antoninus; T. Aurelius Antoninus; T. Aelius Aurelius), i quali erano 
morti tutti in tenera età, né il quarto fu piii fortunato. Ancora lattante fu tormen- 
tato da una tosse violenta e morì, come s'è detto, a quattro anni, nel 165. 

« Il nome di Jul. CI. Perislerius Pompeianus, di cui è menzione nella seconda 
iscrizione, ci è altronde ignoto. Un C. Val. Pompeianus, pure da Lilibeo, appare 
in un'iscrizione pubblicata dal Pellegrini (Cultura, 1885, pag. 750; cfr. Parisotti, 
Sludi e doc. di storia e diritto, 1890, pag. 225) e riprodotta naW Eph. epigr. Vili, 
n. 696 ». - 

A. Salinas. 



Roma, 20 agosto' 1905. 



REGIONE X. — 219 — VENEZIA 



Anno 1905 — Fascicolo 8. 



Regione X (VENETI A). 



^m .1. VENEZIA — Lapide romaìia scoperta nelle fondazioni del cam- 
panile di s. Marco ('). 

Il giorno 13 maggio 1905 nei lavori che si stanno eseguendo dall' Ufficio Tecnico, 
incaricato della ricostruzione del campanile di s. Marco, occorse un singolare ritrova- 
mento archeologico. >■> » 

Erasi in questi ultimi mesi posto mano a tagliare tutto in giro, per uno spes- 
sore di circa 3 metri, il massicciato della vecchia fondazione del campanile (tig. 1), 
per innestarvi all' intorno la nuova muratura, mediante la quale quella fondazione 
verrà solidamente ampliata. 

■ Ora, smuovendosi il materiale del lato nord, prospiciente le procnratie vecchie, 
alla distanza di cm. 65 circa dall'angolo nord-est del campanile apparve una lapide 
iscritta, frammentaria, disposta col lato destro lungo il margine settentrionale in guisa 
da formare, allineata con le altre pietre del rivestimento esterno, il quarto gradone 
del basamento, profondo cm. 46 sotto il piano della piazza, ma che doveva innal- 
zarsi originariamente su quel livello, essendo avvenuto, come mi fece osservare l'egregio 
architetto G. Del Piccolo, preposto ai lavori del campanile, un costipamento e una 
depressione di circa 70 cm. negli strati del terreno, su cui la torre fu eretta. 

La situazione della lapide è indicata da una piccola croce nella fig. 1 ; ed è 
resa ancor più evidente dalla fig. 2, che rappresenta una parte del lato settentrio- 
nale del massicciato, e dalla fig. 3, che riproduce in pianta l'angolo del massicciato 
stesso, al livello del quarto gradone, dove essa lapide trovavasi inserita. 

Codesto muramento di fondazione, costruito, come è noto, sullo scorcio del se- 
colo IX, consta di materiale misto: massi più o meno irregolari d'arenaria prove- 
nienti in buona parte da correnti fluviali; pezzi squadrati abbastanza regolarmente 
di trachite; frammenti di diverse qualità (trachite, pietra d'Istria, marmo di Ve- 
rona, ecc.), di svariate forme e dimensioni, con vestigi di lavorazione anteriore, spet- 
tanti ad avanzi di antichi edifìci; e finalmente qua e là filari di mattoni romani usati 
specialmente per pareggiare e collegare gli strati dei pietrami ineguali. 

Tutto il materiale fu cementato con calce spenta, mista a piccola ghiaia e mat- 
toni pesti; 1 massi più grandi e più solidi (che sono appunto quelli di provenienza 

(') Cfr. Notule 1905, pagg. 141-195. 
Notizie Scati 1905 — Voi. U. • M 



VENEZIA 



— 220 — 



REGIONE X. 



antica), posti nel perimetro della torre e formanti la gradinata della base, furono 
anche fissati e connessi fra loro da grappe di ferro. 




FlG. 1. 









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FiG. 2. 



Uno di questi massi era appunto la lapide inscritta. È questa una lastra di manno 
di Verona di colore giallognolo, della specie detta comunemente nembro di Grezzana, 



REGIONE X. 



— 221 — 



VENEZIA 



alta m. 1,02, larga m. 1,20, dello spessore di m. 0,22 (fig. 4). Si conserva il margine 

superiore, sebbene in parte sfai- 



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dato, e il sinistro di chi guarda, 
ornati di breve scorniciatura a gola 
diritta e listello. La pietra manca 
di una parte, nel lato inferiore, 
tagliata apposta a linea diritta 
prima d'esser usata per il cam- 
panile ; ed è altresì rovinata con 
una rozza scarpellatura, per una 
larghezza di 18 cm. e una pro- 
fondità di 8 cm. circa nel lato 
destro: in quello, cioè, che venne a formare il piano del quarto gradone. Quest'ultimo 



LANCHAKiOX rho 
"Via Jlw^vtU 
5lPvtTV«AK0»TSV 



Fig. 3. 




Fig. 4. 
guasto avvenne in tempo recente, dopo che furono addossate al campanile le casette 
e le botteghe, che lo deturparono fino a buona parte del secolo scorso. 
L'iscrizione incisa nella pietra è la seguente: 

P V B L I C E 
L • ANCH ARIOCFRO m 
TRIB • MiLBISPRAEFFA òr 
ilVIRAVCVRI 
H O N O R I S • CAVSSALOC M« 
SEPVLTVR AEDATVg 
IPSI • posTerisqve • HI ew 
SEPVLT 
VICELLIATFI/////////////// 



VENEZIA — 222 — REGIONE X. 



Le lettere del primo rigo raggiungono l'altezza di 10 cm. ; quelle del secondo 
di 79 mm. ; dei quattro successivi di 65 mm. ; del settimo e dell'ottavo di 68 mm. 
Non manca che una lettera nel secondo e nel sesto rigo; due nel terzo, quinto e set- 
timo. Il nono rigo è rotto, restando pìccoli frammenti superiori (meno delia metà) 
di alcune lettere a sinistra, e mancando del tutto quelle, che seguitavano nel lato destro. 
Non si può dire se qualche altro rigo d' iscrizione fosse nella parte della lapide man- 
cante inferiormente. I punti divisori delle parole sono così leggermente incisi che si 
ravvisano a stento, e non dappertutto, tantoché sembrano mancare dopo la sigla del 
prenome C, del secondo rigo, e dopo BIS e PRAEF del terzo. 

Dai primi sette versi dell'epigrafe apprendesi, essersi pubblicamente, cioè per 
decreto dei decurioni, concesso a cagion d'onore il luogo della sepoltura a Lucio An- 
cario, figlio di Caio, della tribù Romulia e a' suoi discendenti. 

Gli uffici, ch'egli occupò, militari e municipali, sono per ordino ricordati, e fanno 
riconoscere in lui un cospicuo personaggio salito insino ai primi gradini della car- 
riera propria dell'ordine equestre. Era stato tribuno de' militi per due volte e pre- 
fetto de' fabbri; duumviro ed augure. 

Qualche incertezza nella interpretazione incomincia dall'ottavo rigo, che si col- 
lega con l'ultimo lacunoso. In quello è la voce sepuU; in questo ravvisai subito, dirò 
poi perchè, il nome Vicellia, seguito, come sembra, dalla designazione della pater- 
nità T. f. ; mentre il resto del rigo, un terzo circa è perduto, restando sul principio 
un solo frammento di asta verticale. 

Credo che Vicellia abbia fatto fare il sepolcro, per il quale era stata data pub- 
blicamente l'area. In questo caso sepult. si supplirebbe sepulluram e al nomo Vi- 
cellia T, f. dovrebbe credersi seguisse una delle solite formule fecit, faciendam 
curavit, posuit, ecc., sia abbreviate nella lacuna del nono rigo, sia in qualche altro 
verso dell'epigrafe, che seguitasse nella parte inferiore perduta. 

È evidente la provenienza della lapide ; perocché la indicazione della tribù Ro- 
mulia, alla quale furono ascritti gli Atestini, mostra che d'Alesle era il personaggio 
in essa ricordato. Anche il suo nome non è nuovo; la gens Ancharia è ben cono- 
sciuta ('), e molti membri di essa troviamo nominati in titoli del Veneto e della 
Traspadana (*). Uno di questi esisteva in Este, uno a Venezia, come il nuovo trovato 
testé nel campanile. 

Un'altra epigrafe scoperta ad Este nel 1882 e conservata nel Museo nazionale 
Atestino (') viene a gettare anche maggior luce sulla lapide del campanile. 

Incisa su di un cippo quadro, incavato ad uso di urna cineraria reca le parole 

VICELLIAE 
ANCH ARI 

Fu appunto il ricordo di questa iscrizione, che mi rese tosto chiara e certa la 
lettura del nome Vicellia nell'ultimo rigo frammentario del titolo veneziano. 

(') Si credo di origine etrusca; cfr. Fabretti, Glossarium italicum, pag. 118 sgg. e De Vit, 
Lat. Onomasticon, pag. 288. 

(«J C. I. L., V, 2193 (Venezia); 2317 (Adria); 2461 (Rovigo); 2559 (Este); 2857; 8110,39 
(Padova) ; 4524 (Brescia) ; 5841 (Milano). Nell'ultima iscrizione figurano sei membri di questa famiglia. 

(3) G. I. L. Suppl. Rai, I, 554. 



REGIONE X. — 223 — VENEZIA 

A torto Giacomo Pietrogrando intei'pretò Anchari nel cippo estense, come dativo 
di un cognome Ancharis {}), che fosse proprio di Vicellia; laddove non è manife- 
stamente altro, che il genitivo di Ancharius, uù può iudicare che il nome deL ma- 
rito di Vicellia : il nome in luogo del cognome, che suol essere nelle iscrizioni indi- 
cato, perchè ({waW Ancarius non dovette avere il cognome, come non l'ebbe Vicellia 
sua moglie. 

Ora, veggasi la curiosissima coincidenza. La lapide rinvenuta alla base della 
torre di s. Marco offre associati i nomi di un Ancharius senza cognome, e di una 
Vicellia. Saranno gli stessi personaggi della lapide atestina? sarà lo stesso almeno 
uno dei due? A me sembra probabilissima la identificazione dell'uno e dell'altra; ma 
lascio a chi particolarmente professa la dottrina epigrafica la risposta a questi 
quesiti. Il cippo trachitico di Este mostra, è vero, caratteri grafici meno decisi e men 
belli di quelli della iscrizione veneziana. Si badi però, che le lettere sono incise in 
un materiale più rozzo, e che in ogni caso per determinare la cronologia del cippo di 
Este non dobbiamo tanto tener conto delle note paleografiche, quanto del corredo della 
tomba, che fu fortunatamente raccolto e si conserva nel Museo Atestino insieme col 
cippo ('). 

Oltre a tre balsamarì di vetro sottile, ad una hicernetta di finissima argilla gial- 
lognola con tracco di vernice nera, elegantemente sagomata, ad un lisciatoio di pietra 
pomice e ad altri piccoli oggetti di poco conto, facevano parte della suppellettile 
funebre un asse assai corroso e detrito del sistema unciale (') ed una fibula del tipo 
seriore di La-Tène (''). 

Non può il sepolcro di Vicellia discostarsi di molto dall'età augustea; e a questa 
appella decisamente l'epigrafe del campanile, a giudicare dal tipo purissimo delle 
lettere, dalla nitidezza e dalla perfezione tecnica dell'incisione, e finalmente dalla 
mancanza del cognome nel personaggio, cui il monumento era dedicato (*). L. An- 
cario fu probabilmente uno de' primi e più insigni coloni di Alesle. Egli può esser 
ricordato accanto ai militi, che presero parte alla battaglia Aziaca ed agli altri, i 
quali, secondo il Mommsen furono in Alesle ai tempi d'Augusto C^). 

(') Cfr. gl'indici dell'opera del Pietrogrande, Imcrisiqni romane del Museo di Este, pagg. 106, 
118 e gl'indici del Suppl. cit., pagg. 266, 267. 

(') Cfr. Franceschetti, La necropoli euganea di S. Stefano (Roma, 1882), pag. 8, 9. Cfr. No- 
tizie 1883, pag. 58. 

(') È appena visibile nel diritto la testa di Giano bifronte e nel rovescio la prora di nave 
colla leggenda ROMA. La moneta appartiene, come risulta dal peso (gr. 25,4), al sistema unciale, 
durato, com'è noto, dal 217 air89 av. Cr. (Mommsen-Blacas, Ilistoire de la mannaie romaine, II, 
pag. 73); ma nelle tombe deponevansi per tradizionale consuetudine anche monete vecchie e cadute 
in disuso ; e la grande corrosione dell'asse, di cui qui si tratta, dimostra, che la tomba può essere 
molto posteriore alla sua emissione e raggiungere l'epoca augustea. 

(«) Cfr. Notizie 1888, tav. XIII, flg. 14. 

(') Tale mancanza del cognome ricorre in molte iscrizioni atestine; C. /. L., V, 2474, 2476, 
2478, 2491, 2492, 2502, 2505-2508. 2510, 2512, 2516-2519. 

(«) Cfr. C. L L., V, 2495, 2199, 2501, 2502, 2503, 2495, 2508, 2510, 2512, 2514, 2515, 21516, 
2518, 2520, 2839.~Cfr. pag. 240. 



VENKZU — 224 — BEOIONE X. 

Ma, ed è ciò che accresce il pregio della epigrafe veneziana, nessuna delle 
iscrizioni numerose di soldati, di cui è ricchissima quella colonia ('), e fra le quali 
appaiono aquiliferi, signiferi, centurioni, riconiava l'uflìcio di tribuno. Una iscrizione 
conservata a Monselice menziona bensì T. Ennio Secondo tribuno de' militi (^) ; ma 
egli non era Atestino, avendo appartenuto alla tribil Fabia, cui furono ascritti i Pa- 
tavini. Il Mommsen infatti crede (^) che dal territorio di Padova la lapide sia per caso 
capitata a Monselice. 

Un altro titolo nuovo, proveniente del pari da Monselice, ma perduto {*), non è 
ben certo, se spettasse ad un praefectus fabrum, altra carica militare esercitata dal 
nostro L. Ancario. 

Degli uffici municipali sostenuti da lui il duumvirato era attestato per la colo- 
nia di Ateste dalla epigrafe votiva scoperta ad Abano di un C. Cluenzio Proculo 
della tribù Romulia ('), che da edile divenne duumviro, questore dell'erario per due 
volte e da ultimo pontefice. 

Invece di pontefice il nostro L. Ancario fu augure: ufficio religioso, che non 
aveva neppure riscontro in altre epigrafi atestine, mentre si conoscono auguri d'altre 
città del Veneto, come Aquileia, Concordia, Aitino, Padova, Verona ("). 

Intanto, lasciando da parte l'importanza intrinseca del nuovo testo epigrafico, 
ognuno intende quanto sia da tener conto del fatto, ora per la prima volta dimostrato: 
che, cioè, per la costruzione del campanile di s. Marco si sia usato un monumento 
del territorio d'Bste. Questa provenienza del cippo sepolcrale non è soggetta a dubbi. 
Non si può supporre che L. Ancario Atestino morisse e fosse sepolto fuori della co- 
lonia, perchè abbiamo nell'iscrizione medesima l'attestazione dell'onore a lui fatto 
pubblicamente dell'area della sepoltura, concessa a lui ed ai suoi eredi C). Tale pri- 
vilegio non gli poteva venir conferito che dal corpo decurionale della colonia, alla 
quale apparteneva, e di cui si era reso benemerito con l'esercizio delle funzioni che, 
gli erano state in vita affidate. 

La traslazione della lapide da Ateste a Venezia mi sembra degna di molta con- 
siderazione. Che per costruire gli edifici pubblici e sacri di Venezia si rintracciasse 
materiale antico d'ogni specie, per ogni dove, era già cosa notissima. Anche fra le 
macerie del campanile di s. Marco furono riconosciuti moltissimi e svariati frammenti 
architettonici (') ; altri se ne ricuperarono testé dallo stesso massicciato di fondazione, 

(') Cfr. la silloge, che ne compose il Pietrogrande, Ateste nella milizia imperiale (Venezia, 1888). 

{») G. I. L., V, 2504. 

(3) Ibid. e pag. 240. 

{*) C. I. L., V,,2509. 

(5) Ibid., 2785. 

(«) G. I. L. V, 1016, 1905, 2178, 2836, 2854, 3427, 3936. 

C) Nessana delle lapidi atestine fin qui note recara questo particolare della concessione del 
luogo della sepoltura per pubblico decr»to. Abbiamo invece in nn titolo patavino (C. /. L. V, 2852) 
l'indicazione di tale postuma onoranza resa a un personaggio che fu quattuorviro, prefetto de' fabbri 
— cariche analoghe a quelle esercitate ad Ateste da L. Ancario (corrispondendo notoriamente il 
duumvirato delle colonie al quattuorvirato de' municipi) — e oltracciò prefetto iure dicundo. 

(*) Cfr. Boni, La torre di s. Marco, in Atti del Congresso internazionale di scieme storiche, 
pag. 604 (figura a sinistra). j 



RBGIONK VII. — 225 — MONTECALVARIO 

donde uscì la nostra lapide. Ho veduto ad esempio un pezzo di lacunare con rosoni di 
pietra d'Istria, alcuni frammenti di cornici e un poderoso frammento d'arco di macigno. 

Ma si avevano argomenti per credere, che simile materiale venisse specialmente 
dalle città prossimo all'estuario, come AlHnum, Opilergium, Aquileia, e dalla Dal- 
mazia. Molti mattoni romani con marchi di fabbrica, appartenenti allo stesso campanile, 
si riscontrarono appunto coi bolli figulinari comuni nei castelli del litorale adriatico ('). 

Ora si ha la prova, che anche ne' luoghi interni della terraferma veneta veniva 
il materiale ricercato. E che ne fornisse in particolar modo la regione de' Colli Eu- 
ganei s'intende agevolmente, quando si pensi, che abbondavano ivi le cave della tra- 
chite, la quale trovasi infatti copiosamente usata nello stesso campanile, e in ispecial 
modo, come ho potuto constatare de visu in quelle medesime fondazioni, in cui 
apparve la lapide di Este. Ricercando pertanto la trachite euganea, non avranno i 
Veneziani tralasciato di raccogliere alcune di quelle membra disiecta dell'antichità, in 
cui si fossero per caso imbattuti, e che potessero utilmente usarsi come materiale da 
fabbrica. Il trasporto si faceva naturalmente per via fluviale. 

Così potè accadere, che la pietra sepolcrale, cui era raccomandata la memoria di 
uno dei più insigni personaggi atestini, esulasse nel secolo IX, e forse anche prima (') 
dalla sua sede nella città dello lagune, per scomparire fra le fondamenta della torre di 
s. Marco, donde non sarebbe uscita mai più alla luce, se non fosse stata la catastrofe 
del monumento. Così il nome di L. Ancario è oggi, per effetto di quella miseranda 
mina, rivendicato alla scienza antiquaria. 

G. Ghirardini. 



Regione VII (ETRURIA). 

II. MONTECALVARIO — Ipogeo paleoetrusco di Montecalvario presso 
Castellina in Chianti. 

A pochi passi dalle ultime case di Castellina in Chianti, paese alto m. 573 
sul livello del mare, e precisamente là dove si biforcano le strade provinciali 
di Radda e di Poggibousi, vi è un poggetto a cocuzzolo regolare detto Montecal- 
vario, per l'uso religioso cui era una volta adibito nelle funzioni cristiane. Questo pog- 
getto si eleva circa m. 40 dal piano stradale ed ha l'accesso da un viottolo di proprietà 
comunale che sale diritto sul culmine e discende dalla parte opposta conducendo alla 
casa detta Colombaio. Eseguendosi quivi nell'agosto 1902 alcuni lavori agricoli, si 
scopiì casualmente un grande ipogeo di costruzione etrusca e di carattere ciclopico. 

Tale scoperta sembra stare in qualche relazione con quella di cui parla il Giam- 
buUari nelle sue « Origini della lingua fiorentina » Firenze. 1549, p. 96 : « Nel 1507 
• il dì XXIX di gennaio » scrive egli, « vicino ad un castello del contado nostro detto 
« la Castellina, divellendosi una vigna, fu scoperta una stanza tutta sotterra, lunga 

(') Cfr. ibid., pagg. 591-600, dove sono pubblicati dal Boni i fac-simili de' bolli di mattoni 
del campanile. 

(*) Prima d'essere inserita nella base del campanile la lapide pnò esser stata usata per qualche 
altro edificio veneziano. 



MONTECALVARIO — 226 — REGIONE VII. 



« braccia XX, alta cinque e larga tre, con alcuni risalti da canto, dove si trovarono 
« statue, ceneri, ornamenti, et lettere Etnische, delle quali vi mostrerò io la copia a 
« vostro piacere, come a me la mostrò e diede il dottissimo et parimente umanissimo 
« Pierre Vettori, diligentissimo investigatore delle cose antiche, insieme con l'alfabeto 
« Etrusco che all'ora non era fuori ». 

Sulla medesima scoperta riferisce anche l'Inghirami parlando in Ann. delllst. 
di corr. arch. 1835, pag. 9, di una simile costruzione etrusca rinvenuta a Fiesole, 
ed aggiunge dal suo canto la descrizione della cripta etrusca della Castellina, traendola 
non so se dalle carte o da un opuscolo, che non mi è riuscito di trovare in Firenze, 
di certo Marmocchini : » era la volta senza calcina, cioè lastroni grandi e grossi che 
« dall'una banda all'altra a poco a poco l'imo sopra all'altro s'accostavano al mezzo e 
« quivi congiungevano » . 

La descrizione del Marmocchini corrisponde bene al tipo della volta dell' ipogeo 
di Montecalvario scoperto nell'agosto 1903, ma è troppo generica perchè si possa de- 
durne l'identificazione. 

È inoltre da osservare che tanto il Giambiillari, quanto l' Inghirami, che parla 
sulla testimonianza del Marmocchini, discorrono di una sola stanza o cripta, mentre 
l'ipogeo scoperto nell'agosto 1903, su cui ci proponiamo di riferire particolarmente, 
comprende tre ambienti distinti a cui si accede da un vestibolo comune. Anche le 
dimensioni date dal GiambuUari non si saprebbe come possano applicarsi a uno degli 
ambienti dell'ipogeo di Montecalvario, cosicché saremmo più disposti ad escludere che 
ad ammettere la identifica'done dei due rinvenimenti etruschi della Castellina, quello 
del gennaio 1507 e quello dell'agosto 1903. 

Comunque sia di ciò, sta il fatto che della tomba etrusca di Castellina descritta 
anticamente dal GiambuUari si era persa completamente la memoria. L'Inghirami 
stesso mostra di non conoscerla che sulla testimonianza del Marmocchini, e la sco- 
perta dell'agosto 1903 giunse ad ogni modo nuova non meno agli abitanti del luogo 
che alla Commissione provinciale di Belle Arti di Siena. 

In seguito alle pratiche fatte dall'on. Sindaco di Castellina, sig. Baudini, e la 
mercè delle premure dimostrate dalla suddetta Commissione e dal sig. Pellegrino 
Rosselli, uno dei proprietari del poggio di Montecalvario, vennero presi gli opportuni 
accordi con l'Ufficio degli scavi da me diretto per isgombrare l'ipogeo in parola dalla 
terra e delle acque che ne rendevano impraticabile l'accesso e per avvisare altresì 
al modo migliore por conservare le parti minaccianti rovina. 

Nell'aprile 1904 io mi recai a Castellina per dare le disposizioni e istruzioni 
all'uopo e lasciai sul luogo il custode del Museo di Firenze, Cleto Bencivenni, con 
l'incarico di eseguire i lavori di sgombero delle parti interne dell' ipogeo e per isco- 
prire l'originale accesso ; ciò che si compiè in breve tempo, con modestissima spesa, 
grazie al concorso volenteroso dell'autorità locale e lo zelo e l'intelligenza singolare 
del nominato Bencivenni. 

In questi lavori si potè appurare che la costruzione muraria dell'ipogeo, fondata 
sul galestro, è leggermente eccentrica al poggetto di Montecalvario verso ovest, e che 
la massa coprente, ossia il tumolo vero e proprio, è costituita da terra e sassi di ri- 



REGIONE VII. 



— 227 — 



MONTECALVARIO 



porto, io parto scemata al vertice per la coltura agricola e per il naturale displuvio 
(vedi fig. 1). 




Fio. 1. — Vista del tumulo dal lato di ponente. 




FiG. 2. — Pianta dell'ipogeo scoperto nel 1903. 

L'ipogeo, come può vedersi dalla pianta che ne porgo (fig. 2), consta di una grande 
camera rettagolare e di due celle laterali pure rettangolari, a cui dà accesso un 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 30 



MONTECALVA.RIO 



228 — 



REGIONE VII. 




6 



S 




e8 Q_, 



REGIONE VII. 



— 229 



MONTEOALVARIO 



vestibolo anch'esso rettangolare, il quale si apre dal lato ovest con un portale a cui 
si giunge attraverso una corsia o SQÓfioi convergente tagliato sul pendio ovest del 
poggetto. 

Il ÒQÓfiog è lungo m. 12, il vestibolo m. 5,50 X 1,70, le camere laterali gemelle 
m. 2,47 e 2,54 x 2,00; la camera principale m. 4,12X3,20. 







mÌ^^^-A^^ Z.'''^'^^^''^ ^ ^rf 



FiG. 5. — Sezione traversale A B. 







FiG. 5 bis. — Sezione traversale E F. 



La costruzione è eseguita a sistema misto pelasgico e pseudoisodomo, in pre- 
valenza con bozze e lastroni di calcare alberese, non senza l'impiego di terra calcata 
a pietruzze negl'interstizi, secondo si osserva negli ipogei antichissimi di Vetulonia, 
costrutti di materiale presso a poco identico. 

Questa pietra non è del luogo, ma importata da poggi distanti qualche chilometro. 

La porta d'accesso dell'ipogeo, alta m. 2,00, larga m. 1,05, è formata da due mono- 
liti di alberese che fanno da stipiti, uno dei quali, intero, misura m. 2,60 di lun- 



MONTECALVARIO 



230 



REGIONE VII. 



ghezza, e l'altro, rotto, poco meno. Sa tali stipiti posano tre grandi lastroni (spessi 
da 0,17 a 0,25) sovrapposti l'uno all'altro, costituenti insieme l'architrave e la mossa 
della copertura del vestibolo (v. fotog. iìg. 3). 

Un enorme lastrone di travertino, di cui si rinvenne solo la parte inferiore in 
posto, chiudeva la detta porta, la cui soglia è di bozze di alberese formanti un gra- 
dino di m. 0,40 sul piano del vestibolo. 




FiG. 6. — Sezione longitudinale C D. 



La volta del vestibolo e delle camere sepolcrali è costituita tutta di enormi la- 
stroni sovrapposti col sistema ad accollo. Ed è notevole che tanto nelle nominate celle 
gemelle, che nella camera principale, le volte sono a sezione rettilinea, senza quei pie- 
ducci singolari ossia pennacchi che si osservano nelle consimili costruzioni di Vetulonia. 

La fotografia, fig. 4, esibente la porta interna della camera principale, lascia 
vedere il sistema di costmzione tanto delle pareti quanto delle volte. Soltanto la volta 
della camera principale, essendo piti elevata e misurando in altezza m. 3,90 dal piano 
della camera, è per necessità costituita da un maggior numero di strati. Superior- 
mente la volta è coperta da una serie di lastroni in piano nel punto corrispondente 
alla chiave, come può vedersi nella sezione traversale AB, E F e longitudinale C D 
che ne diamo a figg. 5, 5 bis e 6 per disegno accuratamente eseguitone dal Gatti. 

Per dare un' idea della grandiosità della costruzione, mi limito a notare che l'ar- 
chitrave della porta di accesso alla camera principale (vedi fig. 3) è formata da un 
lastrone di alberese, lungo m. 2, largo m. 1,50, spesso circa 0,28, per cui si calcola 
un peso approssimativo di due tonnellate. 

Nel togliere la terra d'infiltrazione che ingombrava la camera principale, il ve- 
stibolo e la cella nord, si constatò l'antica violazione del sepolcro, avvenuta manife- 
stamente a più riprese, e la conseguente asportazione d' ogni oggetto del mobiliare 
funerario. 




FlG. 9. 2:8 




Fio. 11. 2:8 



É 







MONTECALVARIO 



Fio. 10. 2:3 



^W.. ^ 




ia si rinvennero soltanto pochi 
occa di un unguentario di vetro 
na di bronzo lavorata a sbalzo 
(fig. 7) ; tre frantumi di sfoglia 
^_,_^j riferibile ad un candelabro e 
(ppS), che sembra spettare ad una 





,). 6:7 



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buono e il meglio in essa 



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Q. 12a. 6:7 



Pio. 12rf. 




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;o e bronzo che, raccolti scru- 
la, e portati prima in un locale 



'iW''-::''i'"-''r/>'Ogico di Firenze, furono da 

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Fio. 13b 



l\?'' W'-b- ^^''S* concava e ferro tubolare 



Fio. ISd. 








FiG. 13c. 6:7 



FiG. n. 



RKGIONE VII. 



— 231 — 



MONTECALVARIO 



Nello Sgombro dell'ingresso, al piano della soglia si rinvennero soltanto pochi 
frammenti di un grosso ziro di rozzo impasto e la bocca di un unguentario di vetro 
bleu, e più oltre nel vestibolo un frammento di lamina di bronzo lavorata a sbalzo 
traforata esibente un intreccio di fiori di loto e viticci (fig. 7) ; tre frantumi di sfoglia 
d'oro, un becco di ferro quadrangolare e spuntato, forse riferibile ad un candelabro e 
un grosso disco di travertino (diam. 107, spess. 0,12), che sembra spettare ad una 
mensa o tavola della camera principale (vedi fig. 3). 




Fig. 7. — Lamina di bronzo. 6 : 7 



Invece la cella a sud, avente la volta franata, non fu egualmente vuotata dagli 
antichi violatori, i quali si sarebbero limitati ad estrarre il buono e il meglio in essa 




Fig. 8. 



1:2 



contenuto, e vi lasciarono una massa di avanzi di ferro e bronzo che, raccolti scru- 
polosamente nello strato poltiglioso al piano della cella, e portati prima in un locale 
del Municipio e quindi trasportati nel Museo Archeologico di Firenze, furono da me 
esaminati, classificati e descritti come appresso : 

1" Avanzi di ferro e bronzo riferibili ad una biga. 

Ferro. 

a) Rivestimenti dell'ossatura lignea della biga in verga concava e ferro tubolare 
fissati con chiodi, ved. es. fig. 8. 






REGIONE VII. 



— 232 — 



MONTECALVARIO 



b) Frammenti dei cerchioni delle ruote di ferro battuto. 

e) Rivestimenti dei mozzi, coi resti del legno e chiodi. Tali rivestimenti sono 
ornati di nervature circolari e presentano le cavità per il passaggio dei raggi delle 
ruote. Vedasene il ristauro integrale a fig. 9. 

d) Quattro finali a pera riferibili alVanti/x della biga. Sono infilati in perni 
ribaditi superiormente (fig. 10-10 a). 





Fig. 14. 



e) Pantera gradiente di bel carattere araldico, probabile maniglia o presa del- 
l'antyx della biga (fig. 11). 



k 




Fig. 15. — Filetto da cavallo in ferro. i : 2 

/■) Arpioni ad angolo, forse attacchi delle tirelle. 
g) Chiodi vari a capocchia tonda e ovale. 
h) Canne vuote cilindriche d'uso incerto. 
i) Frammenti di ferro battuto, finamente lavorati a traforo con quadrupedi 
gradienti e sottostante intreccio a trina. 1 migliori pezzi sono dati a figg. \2a-d. 
j) Lamine di ferro lavorato a sbalzo con animali gradienti (fig. 13a-d.). 





FiG. 17. l:l 



FiG. 18. 2:3 




f 



REGIONE VII. 



— 233 — 



MONTBCALVARIO 



k) Lista ornamentale decorata a treccia (fig. 14). 

l) Resti di due filetti da cavallo con montanti Innati (fig. 15). 

m) Campanelle varie da finimenti da cavalli. 

Bronzo. 

a) Pomo di getto a base discoide con larga apertura circolare per la monta- 
tura all'estremità di un legno; probabile finale del timone (fig. 10). 

b) Chiavarda o acciarino del giogo o del timone ; con testa sagomata a schiena 
d'asino (fig. 17 faccia e profilo). 




Fig. 23. l : I 



c) Frammento di decorazione a giorno costituito da un bastoncello massiccio 
arcuato congiunto ad un ornato laminare a giorno (fig. 18). 

d) Squadra di canna di bronzo vuota (mm. 55 X 55) (fig. 19). 

e) Pezzo di rivestitura tubolare con bullette (fig. 20). 

f) Tubo di lamiera di bronzo tirata sopra ossatura di legno (fig. 21). 

g) Frammento di lamina liscia largamente incavata. 

h) Frammento, forse riferibile sXVantyx della biga, montato sulla relativa ar- 
matura di ferro. La lamina di bronzo è ornata sul bordo col motivo a linguette, in- 
feriormente col motivo a palmette di tipo fenicio ; cfr. Furtwàngler. Br. von Olympia, 
tav. XLII, 737-40 (fig. 22). 



MONTECALVARIO 



— 234 — 



REGIONE VII. 



i) Frammento di zona ornamentale con una serie di leoni alati gradienti, la 
quale si può supporre applicata M'aiili/x della biga sotto la zona suddescritta con 
senza altri intermezzi ornamentali. A questo frammento si associa quello sottostante ^ 
con fascia a riglie, astri e palmette. Vedasene la ricomposizione a fìg. 23. 






FiG. 29. 



l:l 








FlG. 31. 5:0 



Fio. 30. 



5:6 



Fio. 32. 



j) Frammento di zona con rosoni baccellati a sbalzo (fig. 24) 
/e) Frammento di zona figurata riferibile anch'essa aXVantyx, limitata verti- 
calmente da una fascia a due cordoni con periati nel centro ed orizzontalmente da 
due fascle a doppia treccia (tìg. 25). Nell'interno offre una scena ripetuta a riprese di ca- 
rattere sacrale. A destra due sacrificanti tengono, come pare, la vittima al di sopra di 
un lebete con base floreale. Da presso una donna ammantata e un giovanetto gesti- 
scono con la mano alzata verso la figura forse di un atleta, il quale stringe nelle mani 
due halteres peculiari (?). Segue altra donna ammantata che insieme ad una terza 
donna a lei opposta assiste alla pirrica, ballata da due opliti in panoplia. A fig. 25 
n'è data la ricomposizione del disegnatore Guido Gatti. 



REGIONE VII. — 235 — MONTECALVARIO 

/) Fiammeiito di alta zona lamiuaro a giorno coù viticci vagamente intrecciati 
(tìg. 2(5). 

m) Frammento di zona lavorata a treccia (fig. 27). 

«) Pantera di bronzo accovacciata riferibile forée alle pagnotte dei finimenti 
da cavalli (fìg. 28). 

o) Passante da redini, ottagonale (fig. 29). 

p) Ammasso di rivestimenti lisci di lamine di bronzo pure riferibili alla biga. 

Oggetti diversi. 

Fra gli oggetti diversi raccolti informi coi materiali della biga suddescritti, 
ve ne sono alcuni che potrebbero forse riferirsi alle parti decorate della biga stessa, 
lo li descrivo a parte con le osservazioni che credo di poter fare: 

a) Figura laminare quasi intera di una Minerva galeata con alta cresta di 
pretto stile arcaico. Ha le braccia nude e la veste talare ornata a zone lineari, come 
ò indicato nel disegno. È lavorata a giorno, a sbalzo ed a bulino, con singolare accu- 
ratezza ed è leggermente accartocciata. 

Sul collo conserva ancora una bulletta di bronzo destinata evidentemente alla 
sua applicazione su una superficie curva di legno (fig. 30). 

b) Frammento di simile arte e tecnica, esibente la protome di un leone a bocca 
aperta (fig. 31). 

e) Piastrella con un leone alato gradiente simile a quello della zona fig. 23 
(fig. 32). 

d) Tondo laminare che potrebbe supporsi o la decorazione centrale àQÌYantyx 
della biga o l'emblema di uno scudo (fig. 33). Essendo però molto piatto, sarei più incli- 
nato ad attribuirlo alla biga che ad uno scudo. È questo per certo il pezzo più importante 
del trovamento, ed è un merito del disegnatore del Museo di Firenze, Guido Gatti, 
di averlo ricomposto e ritrovato da minuti frammenti quale ora si presenta nella fig. 33. 
La lamina è cesellata, cioè lavorata a sbalzo e a bulino con particolare finezza tecnica. 

In mezzo ad una zona circolare coi resti di alcuni felini gradienti (leoni o pantere) 
trionfa la figura di un genio alato con viso paffuto e naso aguzzo e capelli cascanti 
in due lunghe ciocche, cinti da diadema radiato. Il corpo pare nudo, ma una cintura 
pure radiata gli cinge le anche e fra le gambe si nota un lembo di veste od un 
grembiule come in certe figure di stile ieratico dell'arte orientale. Tale genio incede mae- 
stoso tenendo ambe le braccia alzate e stringendo nella destra un fiore simile a folgore 
e nella sinistra un altro fiore fulgurale a due volute. Questi attributi fulgurali in- 
sieme con le grandi ali d'aquila e la cintura radiata e la corona radiata, non lasciano 
dubbi sul carattere, il significato, e il nome della presente figura. 

Abbiamo qui rappresentato certamente Eros, primo figlio divino del Chaos, che, 
pari a Zeus Uranios, con cui si identifica nell'arte e nella letteratura (Proci, in Plat. 
Tim. pag. 368, Schn.) si dà a conoscere come il demiurgo del mondo. Furtwàngler che 
trattò particolarmente delle rappresentanze di Eros in Rosehers Lexikon, I, pag. 1350, 
dichiarò di non conoscere veruna figurazione di questo Dio anteriore al sec. V a. Cr.; 
ma egli dimenticò quella antichissima cretese incisa su un tondo laminato dell'antro 

Notizie Scjlti 1905 - Voi. II. 31 






MONTECALVARIO 



236 



REGIONE VII. 



di Giove Ideo (Ved. Mus. ital. Ili, atl. ideo., tav. V, n. 5), che lo raffigura in corsa, 
nudo, cou le ali ai piedi e con l'attributo di due fiori come nel bronzo di Monte- 
calvario. La nuovissima immagine di Eros di Montecalvario è poi tanto più notevole 




I 



Fio. 33. 



perchè conferma il giudizio che io avevo fatto intorno all'origine di questo Dio e 
sulla sua presenza figurata ed emblematica nei monumenti dell'età preellenica ('). 

Che se il tondo dell'antro Ideo può con buon fondamento riferirsi al sec. VII 
a. C, questo di Montecalvario potrebbe stilisticamente e tecnicamente riportasi anche 
aU'VIII. 



(') V. STM, II, pagg. 3, 17 e III, pag. 13. 



REGIONE VII. 



— 237 — 



MONTECALVARIO 



e) Disco liscio di lamina di bronzo con rorlo rinforzato da tondino (diam. 0,27) ; 
uso incerto. 

/) Ruota di bronzo formata da un semplice disco massiccio col relativo mozzo 
cilindrico riferibile ad un modello di carro (fig. 34). 





Fio. 3t. 2:3 



Fig. 35. 2:3 





Fig. 30. 2:3 






Fig. 37. 1:2 (ferro) 



l'iG. 38-40. 1:1 (osso) 



I 



g) Capocchia bottone di bronzo (fig. 35). 
k) Spirale di bronzo a sei giri (fig. 36). 

i) 4 cuspidi di lancia a foglia e 6 puntali di ferro del tipo esemplato 
a fig. 37. 

/) Due liste d'osso incise con un intreccio di fiori di loto (figg. 38-39). 
/e) Listello d'osso con incisioni ornamentali (fig. 40). 



MONTECALVARIO — 238 — REGIONE VII. 

l) Frammenti di un vaso di forma indefinibile d'impasto rosso acceso. 
m) Blocco di terra con avanzi di ferro, bronzo e sfoglie d'oro che dà l' idea 
dello stato poltiglioso in cui si rinvennero gli oggetti suddescritti. 

I descritti oggetti frammentari di ferro, bronzo ed osso, raccolti nella cella a sud 
del grande ipogeo di Montecalvarlo ed i frammenti rinvenuti fra la terra d'infiltra- 
zione del vestibolo di detta tomba, per quanto deteriorati e di scarso valore venale, 
appaiono di singolare interesse tecnico ed artistico e permettono di fissare i limiti 
cronologici dentro i quali collocare l'importante costruzione sepolcrale della quale 
abbiamo parlato. A tale eifetto sono soprattutto notevoli ed istruttivi il frammento 
principale d, con la figura alata di Eros (fig. 33), e quei caratteristici frammenti di 
lamina di ferro e di bronzo decorati a traforo con piccole figure umane nonché con 
fiorami ed intrecci di linea d'opera prostypa ed ectypa (') che io ho riferito uni- 
tamente ad altri elementi d' impiego quanto mai chiaro e sicuro, alla decorazione di 
biga d'uso e destinazione sepolcrale. 

Lamelle decorative a traforo (ectypa) e cesellate (prostypa) analoghe alle nostre 
furono trovate insieme con elementi certi di un carro funebre anche nella tomba vetu- 
loniese del Littore (vedi Notizie scavi 1898, pag. 144 sgg.), per cui mi sembra con- 
fermata la presunta loro destinazione. Però le lamelle vetuloniesi della tomba del 
Littore sono tecnicamente e stilisticamente più semplici e di carattere più arcaico. 

Nelle lamelle di Montecalvarlo si ha già la figura umana congiunta coi motivi 
ornamentali e gli stessi motivi ornamentali sono più sviluppati e accennano in modo 
più spiccato all' influenza dell'arte protogreca. 

Lo stadio artistico, stilistico e tectonico cui corrispondono esattamente le lamelle 
istoriate, fiorite e trinate di Montecalvarlo (fig. 22 sgg.), ci è offerto dalla celebre cista 
prenestina d'argento della collezione Castellani, edita in Mon. deU'InsL, voi. Vili, 
tav. XXVI, un. 1, 2, 3 (^). 

Questo insigne monumento ha le pareti e il coperchio di legno rivestito di la- 
melle analoghe a quelle di Montecalvarlo e non dissimile doveva essere, io credo, 
l'applicazione di quest'ultime sul fondo ligneo dell' an/i/:x; o parapetto delia biga. 

La biga di Montecalvario noi dobbiamo immaginarcela decorata a zone ricorrenti 
all'incirca come la famosa tliensa capitolina del palazzo dei Conservatori che è di 
tempo assai più tardo, ma che, come tipo, risale certo ad epoca antichissima {^). 

È noto inoltre il tipo di biga con Yantyx rivestita di grandi figure di bronzo in 
lamina sbalzata della biga sepolcrale di Monteleone presso Norcia che abbiamo veduto 
nell'Illustrazione Italiana del 13 marzo del corr. anno (pag. 218) dopoché per l'in- 
curia nostra un s'i meraviglioso unico cimelio passò i confini della patria e andò a co- 
stituire uno dei più invidiabili monumenti del Museo di New York ("■). 

(') Intorno al signiflcato da darsi a questa tecnica, vedi la mia osservazione in Atene e Roma, 
1898, p. U6. 

(*) Cfr. Martlia, L/art étrusque, pag. 114, fig. 105. 

(3) Cfr. le lamine di Bomiirzo in Mus. otr. Gregor. I, tav, XXXIX. 

(■*) Ved. ora la magnifica pubblicazione del Furtwiingler nei Denkmàler di Brunn-Brackmann, 
serie Arndt fase. 118 tavv. 586-7. Il Fartwangler a buon diritto chiama la biga di Monteleone il più 
splendido e completo monumento della calcurgia arcaica. 



I 






REGIONE VII. — 239 — NONTECALVARIO 

Le bighe decorate di zone metalliche traforate e sbalzate, com'è lecito immagi- 
nare quella vetuloniese della tomba del Littore e questa di Montecalvario, sono di 
tradizione artistica quanto mai antica, risalgono al sec. Vili o VII a. Or. e si devono, 
se non erro, alla diretta influenza della tectonica protodorica ('), mentre le bighe a 
grandi figure sbalzate come quelle di Norcia e di Perugia, sono di tradizione arti- 
stica posteriore, spettano al secolo VI a. Cr. e derivano direttamente o indirettamente 
dalla tectonica protoionica (-). 

Ma prescindendo da questo mio giudizio sul carattere tipico delle bighe elrusche 
proprie dei secoli VIII, VII e VI a. Cr., credo che i limiti cronologici dell'ipogeo di 
Montecalvario possano essere ancora meglio fissati dal fatto che la sopra nominata 
cista Castellani si rinvenne insieme a tre scudi di bronzo sbalzati a decorazione geo- 
metrica, due fibule enee, di cui una a navicella, e vasi di bronzo sbalzato e di argento 
cesellato (''), aventi una stretta analogia formale tecnica e stilistica con i prodotti spe- 
cifici delle tombe a circolo di Vetulouia, ormai di comune accordo assegnate ai se- 
coli Vili e VII a. Cr. 

Si avverta oltracciò che la cista prenestina in parola ed i suddetti oggetti con- 
comitanti provengono anch'essi da una tomba a tumulo con camera sepolcrale costrutta 
di tuli. 

Non meno importante cronologicamente e tecnicamente è poi il riscontro delle 
lamelle sbalzate e istoriate di Montecalvario con le ben note similissime impressioni 
a cilindretto dei buccheri etruschi, così comuni nelle tombe del sec. VII e della prima 
metà del VI a. Cr. 

Per cui nell'assenza quasi completa dei vasi fittili nell'ipogeo di Montecalvario, 
possiamo, in base a queste lamelle ed ai citati riscontri, riportare con tutta verisi- 
miglianza l'età della tomba verso la metà del secolo VII a. Cr. 

Che se avessimo dovuto giudicare la cronologia di questa tomba fondandoci sul 
puro carattere della sua costruzione muraria, forse l'avremmo potuta assegnare ad 
una età anche più remota. Ed in vero l'assenza di quei peducci o pennacchi carat- 
teristici, che nelle camere quadrate delle tombe a tumulo di Vetulouia, costrutte in modo 
simile e con simili materiali, servono a costituire la volta tonda, ossia la iholos, darebbe 
a vedere clie abbiasi qui un tipo costruttivo di età più vetusta. 



(') Cfr. i simili bronzi ectypa e prostypa di Olimpia e la decorazione articolata del parapetto 
del carro da j^uerra nel rilievo della coli. De Luynes della Bibl. Naz. di Parigi, che si credo iirove- 
nire dall'Italia meridionale e che è del sec. VI a. Cr. (Vedi Babelon, Le Cab. des Ant. à la bibl. 
Nat., pi. IV). Le laminette di Bomarzo, Mus. elr. Gregor. I, tav. XXXIX, forse appartengono an. 
ch'esse ad una biga. 

(^) Il Furtwàagler vide egregiamente che le rappresentanze della biga di Monteleone hanno 
una unità di soggetto, e che il soggetto è improntato alla vita eroica del defunto cui la biga era 
stata consecrata nel sepolcro. Quanto all'arte, egli la crede di origine ionica, ma lavorata in Italia 
nel sec. VI per mano dei Focesi. Io son disposto ad ammettere l'intermediario ionico e special- 
mente focese, ma credo che la toreutica etrusca nel sec. VI fosse capace di produrre con le proprie 
forze monumenti siffatti. 

(5) V. Mon. Iati., Vili, tav. XXVI, nn. 4, 5 e 6 e Annali 1866, pag. 186 sgg., tav. d'agg. CH. 



MONTECALVARIO — 240 — REGIONE VII. 



Invece ciò non è, e dobbiamo ritenere che la forma più elementare dell'arcbitet- 
tiira dell'ipogeo di Montecalvario presso Castellina si debba ad un esercizio più limi- 
tato delle costruzioni di sistema ciclopico e forse pure alla decadenza di quest'arte, 
la quale, come è ormai noto e ben assicurato, risale alla civiltà preellenica e toccò il 
suo culmine a Creta, credo nel sec. XVIII a. C. in tombe a tholos costrutte di pietra 
di tiglio come quella d' Idomeneo, ultimamente esplorata presso Cnosso, in Grecia nel 
sec. XV a. Cr. col cosiddetto tesoro di Atreo ('). 

Certo è che la costruzione a pietre accollate, come noi la vediamo nella tomba 
di Montecalvario è continuata nell'Etruria nordica anche dopo il secolo VI a. Cr., 
quando divenne di comune uso e si diffuse largamente la volta a sezione ogivale e la 
volta reale a tutto sesto. 

La singolarità architettonica della tomba di Montecalvario, la sua grandiosità 
ed imponenza, per cui verrebbe subito al seguito di quelle oramai celebri di Quinto 
Fiorentino {'), della Pietrera in Vetulonia, di Regulini a Cere, di Camuscia presso 
Cortona, del Tullianum di Roma, mi indussero e mi inducono a raccomandare quanto 
so e posso la sua conservazione. 

E mentre col concorso del Ministero, del Comune di Cristallina e dei volonterosi 
proprietari Rosselli. Agostini e Soderi si è già posto mano ai lavori più urgenti 
per togliere le acque piovane e consolidare le parti che minacciano rovina, mi 
è grato segnalare che sarà presto provveduto non solo alla conservazione di questo 
insigne sepolcro, degno veramente di essere inscritto fra i monumenti nazionali, ma 
altresì ad una esplorazione sistematica nei pressi di esso. Tale esplorazione promette 
di riuscire singolarmente profìcua, essendo già in vista dal lato sud del medesimo 
poggio, nella proprietà Soderi, dei ruderi murari che sembrano spettare a qualche 
altra tomba etrusca coordinata a quella suddescritta, e una seconda tomba a tre ca- 
mere, poco diversa da quella che ha l'accesso ad occidente nella proprietà Agostini, 
essendosi anzi constatata in certi saggi fatti dal Soderi nell'aprile 1905. Quest'ul- 
timo ipogeo ha l'accesso dal lato di levante appunto nella proprietà Soderi ed è co- 

(') La tomba di Idomeneo a una sola camera rettangolare con due nicchie pare rettangolari 
aperte sul suo vestibolo, presenta nna certa analogia di pianta con la nostra di Montecalvario e con 
quella vetuloniese della Pietrera. Si differenza tuttavia nella struttura essendo costrutta tutta quanta 
in pietre di taglio perfettamente combaciate e a volta ogivale sul tipo di quella veientana di Monte 
Aguzzo, ricostrutta nel giardino del Museo Archeologico di Firenze. Altre tombe cretesi, referibili 
all'ultimo stadio della civiltà preellenica e ai primordi dell'età greca, presentano non meno impor- 
tanti riscontri con le tombe paleoetrusche a tholos dell'Etruria. Per es. una tomba circolare di Fraesos 
scoperta ed illustrata dal Bosanquet in Ann. of the Brit. School, Vili (1901-2), pag. 241, corri- 
sponde molto da vicino con quella volterrana di Casal Marittimo (v. Ròm. Mittheil, 1898, pag. 409 sgg.) 
che io feci ricostrurre nel Museo di Firenze ed illustrai in STM., II, pag. 83, flg. 268. Così un'altra 
tomba di Fraesos illustrata dal Bosanquet o. e. pag. 245, di forma quadra con la cupola imposta 
su pennacchi costruttivi, nel sistema si può dire caratteristico di Vetulonia, presenta una stretta ana- 
logia di pianta e struttura con quella vetuloniese del Diavolino, ura nel Musco di Firenze. Intorno 
ai pennacchi architettonici per trasformare in tondo l'elevazione in pianta quadra di un edifizio, di 
cui si attribuiva l'invenzione al Brunellesco e che trovansi usati con somma perfezione anche nel- 
l'età romana, vedansi le giuste osservazioni fatte dal Kivoirain Orig. deWArch. Lombarda,!, pag. 31 sgg. 

(') La pianta e l'alzato costruttivo dì questa tomba può ora vedersi in Rom. MUtheil. 1905, 
pag. 244 sgg. 





r 



REGIONE VII. 



— 241 — 



M0NTECAI.7ART0 



strutto nel medesimo sistema, talché sembra potersi arguire che trattasi forse di quattro 
ipogei a tre camere ciascuno, formanti una specie di crociera sotto il poggio di Mon- 
tcalvario, alla maniera delle quattro tombe della grande cocumella di Vulci. 

Ma di questo ipogeo e degli altri che potranno scoprirsi si potrà dire esattamente 
soltanto allorché sarà compiuta la esplorazione generale del grandioso tumolo di Monte- 





FiG. 41. 



calvario. Intanto riferendomi al cenno dato dal GiambuUari sulla « stanza sotterra » 
scoperta nel gennaio 1507 vicino ad un castello nel contado di Castellina (v. sopra 
pag. 225 sg.) e su talune statue in esse rinvenute, credo opportuno di chiudere il pre- 
sente rapporto dando notizia d'una interessante statuetta etrusca di bronzo che il 
sig. Pellegrino Rosselli mi fece vedere come proveniente da Castellina e che egli, con 
la liberalità che lo distingue, volle anzi donare al Museo da me diretto. Tale sta- 
tuetta alta m. 0,167 riproduciamo in tre pose a fig. 41. È di patina verde azzurro- 
gnola, di stile arcaico, con capelli ammassati alla maniera egineta e finemente deli- 
neati. Tutta nuda, impubere con le gambe atteggiate al passo e con le braccia abbas- 
sate, teneva impugnato della d. verisimilmente l'arco, mentre l'altra mano è aperta e 
priva di qualsiasi attributo. Le forme sono alquanto tozze, ma la trattazione della testa 



ROMA — 242 — ROMA 

e quella del torso non mancano di una certa naturalezza e virile nobiltà. Credo che 
tale statuetta rappresenti Apollo e sia da assegnarsi ai primordi del sec. V a. Or. 

Anclie in luogo detto le Fornaci, ad ovest di Montecalvario, poco lungi dall" in- 
gresso dell' ipogeo suddescritto, secondo mi è stato riferito, si rinvennero a più riprese 
oggetti etruschi. Io stesso ne vidi alcuni di tale provenienza in Castellina, che per 
la loro concomitanza con alcuni cocci etrusco-campani davano a vedere di appartenere 
al sec. Ili e II a. Cr. 

A giudicare dunque dai monumenti di certa provenienza di Castellina si rileva 
ben chiaro che questo paese montano fu abitato e frequentato dagli Etruschi nel 
sec. Vili VII a. Cr., e non cessò di aver importanza fino agli ultimi tempi della 
dominazione etrusca. 

Luigi A. Milani. 



III. ROMA 



Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione IL Nel gettarsi le fondamenta della sede sociale della « Cooperativa 
generale della classe muraria » nel terreno fra via Capo d'Africa e via Marco Aurelio, 
alla profondità di m. 10 dal piano stradale, si rinvennero i due lati di un edificio 
rettangolare, costruito a cortina, le pareti del quale presentavano traccie di intonaco 
messo a rosso. Aderente al lato nord-est si scoprì un basamento in muratura, rive- 
stito di lastre di marmo greco, dello spessore di m. 0,25 ed altre m. 0,43. 

Nel vano suddetto, tra vari frammenti marmorei di panneggi e di nudi di incerta 
assegnazione, furono trovati la testa, la mano destra impugnante un resto di qd^éog 
e parti del torso, delle spalle e delle anche di una statua, della quale si spera tro- 
vare le altre parti nel prosieguo de' lavori. 

Dall'esame degli avanzi si può argomentare che la statua fu, in tempo ancora 
imprecisabile, abbattuta e violentemente spezzata, e che soifrì allora l'azione del fuoco 
che ha calcinato quasi per intero il volto, specialmente nel lato destro e nella fronte. 

La testa, spaccata longitudinalmente, presenta i lineamenti placidi di un giovane 
dalle guancie infiorate da leggera peluria e dall'orecchio del tipo atletico, con i 
capelli — cinti all'occipite da tenia — riccioluti e finemente trattati, scendenti 
quasi ai due terzi del collo, che formano una specie di zazzera, quale si riscontra 
nella testa di una statua di bronzo rappresentante M. Agrippa, scoperta l'anno scorso 
a Susa. 

L'una e l'altra tempia presentano un incasso per fermare i capi di una aregìairj, 
che era tenuta obbligata da una serie di pernotti di ferro impiombati ad intervalli, 
di m. 0,03. 

L' intero frammento misura fino alla base del collo m. 0,38, e la circonferenza 
del cranio è di m. 0,80. 

Dai pochi e maltrattati avanzi, che presentano nondimeno una modellatura vigo- 
rosa e di buona scuola, si può quasi con certezza stabilire che essi appartengono ad 



ROMA — 243 — f ROMA 

lina statua rappresentante Herakles nudo, poggiante sulla clava che impugna all'estre- 
mità con la destra, nell'atteggiamento identico a quello dell'Ercole di casa Colonna 
ed a qiieilo dell'antico museo Della Valle, riprodotto nella tav. 74/; dell'album di 
P. Jacques; atteggiamento ciie trova esatto riscontro nell'Ercole della dispersa col- 
lezione Giustiniani. 

Potrebbe fornir soggetto di studio ai topografi il riconnettere il presente ritro- 
vamento con quello avvenuto il 1786 « nel demolirsi un vecchio muro in un orto 
dietro all'ospedale del monte Celio », di un'iscrizione (C. /. L. VI, 331), ricordante 
la dedica di xmaedes e di una statua ad Ercole vincitore, celebrata da L. Mummius, 
sciogliendo il voto fatto nella campagna di Acaia, donde ritornò trionfante dopo la 
distruzione di Corinto nel G09 di Koma. 

Tra gli avanzi che giacevano confusi nel luogo della scoperta, si sono potuti 
identificare i resti di una statua panneggiata; un frammento di una figura femmi- 
nile sedente su di un masso, panneggiata dai lombi in giù; un torso di figurina ma- 
schile di buon lavoro, di m. 0,32 di altezza; il piede di un puttino che forse era 
rappresentato corico sul lato sinistro. Risultarono inoltre dallo scarico: due frammenti 
di colonna, dei quali uno scanalato ; un frammento di braccio e di avambraccio di 
statua in cipollino; una statuetta di grossolano lavoro rappresentante una donna seduta, 
mancante della parte superiore del busto; un frammento di antefissa in terracotta 
con fregi di ovolature e palmette, ed un altro con satiro acefalo; quattro volgari 
lucernctte anepigrafi e sette anfore in terracotta. 

A. Valle. 



Regione V. Dai lavori per la costruzione delle case della Società dei ferro- 
vieri, presso s. Croce in Gerusalemme, proviene un frammento di lastra marmorea, 
di m. 0,18 X 0,15, che conserva questa parte di un titolo funerario: 



'i • M 

NIO • DONATO 
\p • OPTIMO 



Regione VI. In via del Quirinale, facendosi uno sterro nella villa Colonna, 
in prossimità del fabbricato ove ha sede il Comando dei RR. Carabinieri, è stato 
scoperto, a livello dell'odierno piano stradale, l'angolo di un grosso muro di sostru- 
zione, largo m. 1,20. Uno dei lati misura m. 9,00, l'altro m. 6,90. Quivi si è rin- 
venuto un capitello di travertino, alto m. 1,56 col diametro di m. 0,70, intagliato 
a larghe foglie d'acanto, e l' imoscapo di una grande colonna in peperino, baccellata, 
del diametro di m. 1,78. Questo frammento di colonna è alto m. 0,60; le baccel- 
lature hanno la larghezza di m. 0,20. 

Notizie Scavi 1905 - VoL H. 32 



OROTTAFERRATA — 244 — REGIONE I. 

Nella terra di scarico, che copriva questi avanzi di un antichissimo edificio, 
fu recuperata una colonna tortile, in pavonazzetto, alta m. 2,93, del diametro di 
m. 0,40 ed insieme ad essa due basi di colonne, in marmo bianco, del diametro 
di m. 0,42, con un frammento di lastrone marmoreo, alto m. 0,45, su cui avanzi di 
figure scolpite in altorilievo. 

Regione VII. Per i lavori della sistemazione delle strade adiacenti all'im- 
bocco nord del traforo del Quirinale, si è trovato, nella via in Arcione, un rocchio 
informe di grossa colonna di granito rosso, lungo m. 0,70; e nella via dei Serviti, 
la parte inferiore di un candelabro marmoreo, che conserva i tre piedi foggiati a 
zampe di leone. 

Regione XIV. In via della Lungara, di fronte al ponte di s. Giovanni de' 
Fiorentini, sterrandosi per la costruzione del collettore, si è incontrato, alla profon- 
dita di m. 7 dal piano stradale, un tratto di muragliene in massi rettangolari di 
tufo, che ha direzione parallela all'asse del fiume. La parte scoperta si compone di 
due filari, ed è alta m. 2,60. 

Via Flaminia. Sistemandosi il giardino del lago nella villa Umberto I, è 
stato raccolto fra la terra questo avanzo d'iscrizione sepolcrale: 




Il frammento di lastra marmorea, su cui l'epigrafe era incisa, misura m. 0,09 X 0,09. 

G. Gatti. 



Regione I {LA TIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

IV. GROTTAFERRATA — Scoperte nel territorio del Comune. 
: Nei lavori di sterro che si eseguiscono per la costruzione del 5° tronco della 
tramvia elettrica da Roma a Grottaferrata, e propriamente alla progressiva 2359,34, 
dove s' incontra la strada del Camposanto di Grottaferrata, si è scoperto un tratto 
di antica strada, larga m. 2,50, che va in direzione da est ad ovest, e dista circa 
m. 130 dalla via Anagnina. 

Proseguendo verso Roma, alla progressiva 682,57 ed in prossimità del caval- 
cavia Antonelli, si è incontrato un altro tratto di strada antica, larga circa m. 5,00, 
la quale traversa obliquamente la nuova linea tramviaria nella direzione pure da 



I 



REGIONE I. — 245 — I POMPEI 

est ad ovest. Ambedue ì tratti di strada erano formati con i soliti poligoni di selce, 
e non avevano tracce di crepidini. 

Adiacente a questa seconda strada ed a sud di essa, sono stati rimessi all'aperto 
alcuni avanzi di muri antichi in opera reticolata, che probabilmente spettavano ad 
edifici di qualche villa romana. Fra tali ruderi si riconobbe soltanto una stanza, che 
misurava m. 3,50 di lunghezza e m. 2,10 di larghezza. Presso questi muri esisteva 
un pozzo circolare in muratura, del diametro di m. 1,00, comunicante nel fondo con 
un cunicolo sotterraneo. 

Ed. Gatti. 



CAMPANIA. 



V. POMPEI — Relazione degli scavi fatti dal decembre 1902 a 
tutto marzo 1905. (Cfr. Notizie, auuo 1905, pag. 203 sgg.). 

Dal 13 febbraio a tutto marzo 1903 si lavorò nel disterrare una parte e pre- 
cisamente la parte orientale dell'atrio di una grande e cospicua casa, clie occupando 
l'angolo nord-est dell' is. 1* della reg. Ili, ha l'ingresso sulla via Nolana, poco di- 
scosto dalla porta omonima, a sinistra di chi entra in città. Nel giugno e nei primi 
di luglio dello stesso anno vi si tornò a lavorare, ma i lavori furono limitati alla 
sistemazione delie terre, che ancora ingombrano tutto il peristilio, e a qualche opera 
di assicurazione. La casa è oggi uota sotto il nome di casa del Conte di Torino per 
lo scavo in essa eseguito alla presenza di questo Principe Reale. 

La nostra casa dunque (v. pianta, fig. 1), non ancora disterrata nelle parti occi- 
dentale e meridionale, è costruita con grossi parallelepipedi di calcare (pietra di 
Sarno) — cos'i i pilastri e i muri intorno all'atrio — e con opera incerta della stessa 
pietra, spesso frammista a scorie vesuviane. In qualche parte ai blocchi di calcare 
se ne unisce qualcuno di tufo di Nocera; evvi inoltre qualche riparazione in mattoni, 
fatta in tempo posteriore. 

Il vano d'ingresso, largo m. 2,80 ed alto m. 5,10 nella parte conservata, ha 
larga soglia di travertino, notevole pei due grossi cardini di bronzo (diam. 0,14) 
tuttora in silu, con tre fori pei pessuli, numero che lascia argomentare, insieme con 
la disposizione dei fori, che la porta avesse tre battenti. Di questi vennero fuori il 
22 gennaio 1903, nel livellare le terre dinanzi all'ingresso, le tre maniglie di ferro 
— una per ciascun battente — la serratura con la chiave e duo grossi chiodi orna- 
mentali della porta stessa. Ciascuna maniglia consiste in un bastoncello di ferro, 
leggermente curvo o rientrante al centro, e fortemente ripiegato alle due estremità 
infilate e girevoli in due anellini, parimente di ferro e con pernio (di questi qualcuno 
ne avanza) che era conficcato nella porta. Anche di ferro sono la serratura con la 
cliiave e i due grossi chiodi, i quali però hanno la capocchia di bronzo. Un altro 
lungo chiodo è infilato noli' anello delia chiave, cui è rimasto fortemente aderente 
per l'ossido. 



POMPEI 



— 240 — 



REGIONE I. 





-! 1 l J 



FlG. 1. 



Lo spazioso androne A ha le pareti rivestite di rozzo intonaco, in parte restau- 
rato dagli antichi stessi, ed il pavimento fortemente inclinato verso la strada e fatto 



REGIONE U 



247 — 



POMPEI 



di malta disseminata di piccoli frammenti di marmo. Per esso si entra nel magnifico 
atrio tetrastilo B, del quale non è ancora disterrato il lato occidentale (tìg. 2). So- 
prattutto si lasciano notare le quattro colonne corintie ai quattro angoli del grande 
impluvio, le quali, elevandosi fino a m. 7,20 (quelle dell'atrio della casa detta delle 




FiG. 2. 



no3se di argento sono alte m. 7,12; cfr. Sogliano, Gli scavi di Pompei, pag. 27), 
dàano idea dell'altezza ancora maggiore, cui dovevano arrivare le circostanti pareti 
dell'atrio, oggi dirute nella sommità. Le colonne sono di tufo nocerino, hanno fusto 
scanalato e base attica, e risultano di più rocchi sovrapposti, i quali, oltre a star 
fermi 'pel proprio peso, erano anche assicurati meglio mediante perni di legno, ora 
atfatto distrutti, come mostrano gì' incastri o fori quadrati (m. 0,09 X m. 0,09) fatti 
nel centro della superficie piana dei rocchi. Anche i capitelli, risultando ciascuno di 
due parti sovrapposte, avevano un pernio nell' interno. GÌ' incastri per i perni, poiché 
hanno due dei lati opposti che si allargano a piramide verso il fondo, dovettero servire, 
probabilmente, puranco a tirar su i rocchi nel comporre la colonna, mediante un 
arnese di metallo, che dopo intromesso nell' incastro si allargasse alla base per mezzo 
di uno speciale congegno, e sospeso ad una corda affidata ad un argano collocato in 



POMPEI 



— 248 — 



REGIONE I. 



alto SU di un castelletto di legno. Nel tirar su i rocchi di queste e di altre coloDne 
rinvenute abbattute in Pompei, i nostri operai si servono ancora oggi (quando, s' in- 
tende, i rocchi siano muniti di siffatti incastri) di uno strumento metallico, che sarà 
più meno simile a quello adoperato dagli antichi. Nel piano dell'abaco dei capitelli 




FiG. 3. 



vedonsi giuffite delle linee formanti un disegno geometrico, il quale, scompartendo 
in parti simmetriche quella supertìcie, serviva di guida all'artista nello scolpire le 
varie parti del capitello. 

Finora è tornato a luce buon numero delle grondaie fittili, che coronavano il 
compluvio, ed è sperabile che tutte siano rimesse a luce, allorché sarà disterrata 
anche la parte occidentale dell'atrio. Notevolissima è la grondaia angolare, che qui 
vien riprodotta (fig. 3), per la maniera accurata e vigorosa con cui è modellata. 

L' impluvio, anch'esso di tufo, è spazioso e di una elegante semplicità. Di forma 
quasi quadrata, ha larga sponda, e nel mezzo un disco di marmo bianco a, forato nel 
centro per il passaggio di un breve tubo di bronzo, da cui sprizzava fuori vertical- 
mente l'acqua. Questa vi giungeva per uua fistula di piombo b tuttora esistente sotto 
il pavimento del tablino e dell'atrio e la cui origine potrà determinaisi allorquando 






REGIONE I. 



— 249 — 



POUPEI 



sarà proseguito lo scavo nella parte meridionale della cUaa. La forma dell'impluvio 
e la sua trasformazione in fontana mediante il disco di marmo nel centro trovano 
riscontro nell'atrio corintio della casa di Epidio Rufo. Un canaletto sotterraneo portava 
l'acqua dell'impluvio nella via, passando sotto il pavimento dell'atrio e dell'androne. 




FiG. 4. 



La mentovata fistula di piombo b non portava l'acqua direttamente al disco del- 
l' impluvio, ma sboccava, prima di penetrare nell'impluvio, in una delle solite cassette 
di purificazione e di distribuzione dell'acqua, parimente di piombo, dalla quale poi 
partiva un'altra fistula, munita di chiavetta di arresto, che va sino al di sotto del 
disco. Dalla medesima cassetta di distribuzione partiva una seconda fistula di piombo 
— se ne conserva ora un avanzo, — con chiavetta di arresto in bronzo anch'essa, 
che alimentava di acqua una seconda fontaniua e, collocata a capo dell'impluvio, 



POMPEI — 250 — REGIONE I. 

cioè sul SUO margine meridionale. Questa consiste nella statuetta in marmo di un 
giovine Satiro (fig. 4), dalle cui mani congiunte usciva fuori lo zampino, cadente 
in una vaschetta marmorea rettangolare d, posta dinanzi ad esso nell'impluvio. Il 
Satiro è collocato su di ima base cilindrica di marmo, che si slarga nel piede ed è 
decorata di scanalature. Esso, posando col pie destro a terra e con l'altro su di un 
sasso, ha il corpo inclinato innanzi, e le due mani congiunte, appoggiate sul ginocchio 
sinistro ripiegato, stringenti una estremità della nebride, la quale copre in parte la 
coscia sinistra e la parte alta del sasso. Fra le due mani congiunto passa il tubo di 
piombo, donde usciva fuori lo zampillo. Mentre il corpo del Satiro è situato di profilo 
a destra, la testa è rivolta a chi guarda; due piccole corna spuntan fuori sulla fronte 
e gli orecchi sono aguzzi. Degna di nota è la posizione del piede sollevato; un motivo 
questo, che risalendo a Lisippo nella sua celebre statua di Poseidone, trovò favore 
nell'arte ellenistica. 

La vaschetta d, che gli sta dinanzi nell' impluvio, posa su due piedi marmorei, 
decorati ciascuno di una rosetta in rilievo nella parte anteriore. 

Alle spalle del Satiro, cioè a sud, è collocata una bella tavola di marmo bar- 
diglio e, sostenuta da quattro piedi in forma di pilastrini, assai eleganti, decorati di 
baccellature verticali e rastremati in basso, dove terminano ciascuno con una zampa 
felina. Ogni piede ha nella parte superiore interna una mensola a volute, sulla quale 
posa il piano della tavola. Sotto ciascuna zampa felina una piccola base quadrata di 
marmo scuro, con decorazione di marmo bianco incastrata, che a sua volta poggia 
sopra un'altra base più grande di travertino. Sotto la tavola vedesi la bocca circolare 
di una cisterna abolita. 

Le pareti dell'atrio sono rivestite, come quelle dell'androne, d'intonaco grezzo. 
Ciò mostra che la casa, la quale è pure delle più antiche di Pompei, era in via di 
rinnovazione al tempo della catastrofe, essendo senza dubbio quell'intonaco destinato 
a ricevere una decorazione che non si ebbe il tempo neppur di cominciare. 

Il pavimento dell'atrio è la continuazione di quello dell'androne; esso operò il 
restauro di un pavimento quasi analogo più antico, conservato nelle parti meridionale 
ed orientale. 

Notevoli sono i vani d'ingi-esso ai cubicoli C, E, F e al passaggio I, sia per 
l'altezza che raggiungono (m. 4), sia, come ha giustamente osservato il mio amico 
dott. Giuseppe Spano, vice-ispettore degli scavi, per la loro forma piramidante, sen- 
sibile anche all'occhio (fig. 5; la differenza fra la larghezza superiore e quella in- 
feriore dei vani è in media di cent. 6); due note caratteristiche delle costruzioni 
più antiche di Pompei, cioè degli atrii calcarei. 

I quattro vani mentovati hanno tutti larga soglia di lava con gl'incastri dei 
cardini e delle antepagmenta : di queste restano in buon numero ed in siiu i perni di 
ferro nei tre vani sul lato orientale dell'atrio. . Presso dei quali, nell'atrio, si rin- 
vennero il dì 28 marzo 1903 otto cardini di bronzo, di cui sei appartennero senza 
dubbio ai battenti dei suddetti tre vani; gli altri due forse al vano d'ingresso in I. 

II giorno 12 dello stesso mese si raccolsero nello strato di lapillo, dinanzi al 
vano d'ingresso del cubicolo C, due grosse capocchie emisferiche di chiodi, di bronzo, 






REGIONE I. 



— 251 



POMPEI 



di mill. 50 di diametro e due grosse borchie circolari del diara. di mill. 72, con 
ornati circolari concentrici in rilievo e con anello striato dello stesso diametro, so- 
speso e girevole nella estremità (fatta anch'essa ad anello) di un pernio sporgente 
fuori dal margine della borchia. •;; 




Fio. 5. 



Il giorno 13, presso il vano del cubicolo E: Dromo. Una terza borchia quasi 
simile alle precedenti, del diam. di mill. 78. E il giorno 20 « nell'apertura del 
terzo cubicolo sul lato sinistro dell'atrio »: Bronzo. Due borchie del tipo delle pre- 
cedenti, ma con anello liscio, del diam. di mill. 94 e gli avanzi di una serratura 
rettangolare. Il 21, nel vano d' ingresso al cubicolo F : Bronzo. Due borchie ana- 
loghe a quelle trovate innanzi all' ingresso in C, ma del diam. di mill. 94. Final- 
mente, nel vano di entrata al passaggio I si rinvenne il giorno 18 una serratura 
rettangolare di bronzo, col suo corrente ed altri accessori. 

Non v' ha dubbio che le due grosse capocchie di chiodi e le borchie con anello 
pendente, trovate presso gì' ingressi di C, di E, di F e di I, appartengano ai bat- 
tenti in legno dei detti vani. E poiché ciascuna coppia di borchie presenta delle 
differenze dall'altra, così è da supporre che la simmetria esistesse invece fra le 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 33 



POMPEI — 252 — REGIONE I. 

coppie che si faceTan riscontro : il disterro del lato occidentale dell'atrio confermerà 
meno una tale ipotesi. 

Ho chiamato cubicolo l'ambiente C; però difficilmente sarà stato tale, servendo 
esso di passaggio al gran salone D. Comunque, ha pavimento di calcestruzzo, e la 
copertura, di cui non vedesi il posto, doveva stare bene in alto, come dimostrano 
l'altezza del vano d'ingresso e gli avanzi della decorazione delle pareti. Questa è 
del secondo stile, e si conserva principalmente sulla parete meridionale. Vi si ve- 
dono grandi riquadrature, di colore quasi svanito, imitanti le lastre di marmi colo- 
rati e circondate di fasce gialle ciascuna, anch'esse imitazioni di marmi. Segue in 
alto la imitazione di lastre marmoree più piccole a grandi venature gialle e ros- 
siccie, e, su queste, due cornici rilevate di stucco parallele, le quali erano soste- 
nute ciascuna da un filare di cannucce, di cui son testimoni i fori rimasti nelle 
pareti. Di sopra a queste cornici la parete offre un intonaco grezzo ; il che, ripeten- 
dosi in altri ambienti della casa, che tutti hanno la parte principale delle pareti 
ben decorata, induce a credere che tal parte grezza fosse coperta da tappeti o arazzi, 
occupanti il posto del fregio. Nulla avanza dello zoccolo. La parete orientale era 
attraversata, in alto, da un finestrino, che poi fu murato. 

11 vano, che introduce nel salone D, ha larga soglia di lava coi soliti incastri 
pei cardini, le mostre di legno ed il pessulus. Lo stipite orientale, il solo conser- 
vato, è dipinto in giallo. 

La parete settentrionale del salone D è quasi interamente distrutta. Le altre 
mostrano una decorazione dipinta del secondo stile. Su quelle meridionale ed occi- 
dentale, grandi riquadrature paonazze incorniciate da fasce verdi : più su sono di- 
pinte lastre marmoree più piccole, gialle e verdi; poi la imitazione di una cornice 
sorretta da mensole, e al di sopra di questa, altre lastre marmoree piccole, rettan- 
golari e quadrate, di vari colori, artisticamente disposte. Immediatamente su queste 
correvano parallele due cornici rilevate di stucco, come le abbiamo viste in C e 
come mostrano i fori delle cannucce di sostegno. Al posto del fregio, cioè al sommo 
le pareti si presentano anche qui grezze, forse perchè destinate, come ho già detto, 
parlando di C, ad essere ricoperte di tappeti o arazzi. Lo zoccolo delle due descritte 
pareti imita, con cattiva esecuzione, una lunga lastra di marmo variamente colorata. 
La parete orientale offre parimente la imitazione di incrostazioni marmoree ; sennonché 
al posto delle grandi riquadrature ricorrono dei grandi rombi di marmo venato gial- 
liccio (pessima esecuzione), con intorno quattro triangoli verdi, che uniti ai rombi 
formano dei rettangoli, chiusi in cornice gialla. Lo zoccolo risulta di più lastre ret- 
tangolari di marmo variamente colorate. Siffatta decorazione si estendeva, come si 
rileva da tenui tracce, anche su parte della metà destra della parete settentrionale 
e forse sino al punto in cui sporgeva da questa un piccolo pilastro in muratura, ora 
conservato solo nella parte inferiore. Questa porzione della parete settentrionale così 
decorata corrispondeva a quella della parete opposta, dove è praticato il vano di 
comunicazione con la stanzetta C; sicché il salone veniva così diviso in due parti, 
e però può ben ritenersi per triclinio. Esso era illuminato da una grande finestra 
aperta nel muro meridionale e che dà sull'atrio: aveva davanzale di legno. 



REGIONE I. — 253 — I POMPEI 

Nessuna traccia della copertura; il pavimento è di coccio pesto con franamenti 
di marmo messi alla rinfusa. 

Nel descritto triclinio si raccolsero presso la mentovata finestra, il giorno 13 
marzo 1903, tredici cerniere di osso, una frazione di asse di Augusto, coniata dai 
noti monetieri Messalla Sisenna Galus Apronius e due assi del divo Augusto, l' uno 
con l'aquila dalle ali aperte e l'altro con l'ara sul rovescio. 

Il cubicolo E, a cui si accede dall'atrio, ha le pareti decorate di tre grandi ri- 
quadrature a fondo bianco ciascuna, con zoccolo rosso. Nel mezzo delle riquadrature 
centrali un quadretto circolare: ne avanza ora un solo, quello cioè sulla parete di 
fronte o orientale (diam. m. 0,21), chiuso in una cornice rossa ed esibente due teste 
su fondo azzurro, l'una maschile e galeata, l'altra femminile, probabilmente Marte 
e Venere. La testa galeata sta dietro le testa femminile appunto come quella di 
Marte in talune rappresentanze in cui ricorre aggruppato con Venere. Intorno al 
medaglione una ghirlanda jverde con fiorellini gialli e paonazzi. Nel campo poi 
delle riquadrature laterali un'aquila volante con un coniglio fra gli artigli, e in 
quello delle riquadrature sulla p.irete d'ingresso un grifo volante con ali accartoc- 
ciate. 

Al di sopra delle riquadrature corrono sulla parete due filari di forellini lasciati 
dalle cannucce che sostenevano due cornici in rilievo di stucco, parallele, ora per- 
dute. Segue più su un largo tratto di parete grezza, come si è osservato in C e D, 
e poi una terza cornice in rilievo, di cui si vede un piccolo avanzo sulla parete 
meridionale. Anche di questa stanza resta ignota l'altezza ; il pavimento è di calce- 
struzzo. 

Il cubicolo adiacente F, con l' ingresso del pari dall'atrio, presenta le pareti 
scompartite in grandi riquadrature a fondo bianco, con zoccolo a fondo rosso. In alto 
sono conservate le due cornici parallele di stucco in rilievo, delle quali, nelle stanze 
già descritte, abbiamo osservato i forellini lasciati dalle cannucce di sostegno. Al di 
sopra di queste due cornici vi ha il tratto di parete grezza, e in ultimo una larga 
fascia gialla rilevata, su cui un filare dei soliti forellini indica che da essa sporgeva 
una terza cornice di stucco. Nel campo delle grandi riquadrature centrali un qua- 
dretto rettangolare con rappresentanza svanita. 

Per un piccolo vano, con soglie e stipiti di legno, il descritto cubicolo comu- 
nica con Yala G, che ha pareti rivestite d' intonaco grezzo. 

Sul lato meridionale dell'atrio, di fronte all'ingresso, si apre lo spazioso ta- 
blino H. Le sue pareti compaiono in ben poca parte, essendo le due pareti meri- 
dionale ed orientale attraversate ciascuna da un grande finestrone e quella occiden- 
tale da un largo vano d'ingresso. Il finestrone meridionale dà sul peristilio non 
ancora scavato e col quale il tablinio comunica mediante un vano aperto a metà del 
pluteo. L'altro finestrone riesce sul passaggio I, e tutti e due avevano davanzale e 
stipiti di legno. Il vano ad ovest introduce in ambienti non ancora disterrati. Le 
pareti dunque, per quel poco che ne apparisce, sono ricoperte d' intonaco grezzo de- 
stinato senza dubbio a ricevere il rivestimento di un intonaco più fino. Il pavimento 
è di opus signinum. 



POMPEI 



— 254 — 



REGIONE 1. 



Su i pilastri laterali all' ingresso verso l'atrio, distribuite due per parte, erano 
infisse quattro artistiche borchie di bronzo, di due tipi diversi (fig. 6): 

1. Dal centro di un disco (diam. mill. 150) sporge fuori la prua e il rostro 
di una nave e fra l' una e l'altro la protome di un toro, con le gambe anteriori ele- 




FiG. 6. 



vate (descrivo il meglio conservato dei due esemplari e qui riprodotto nella fig. 7: 
nell'altro le due gambe appaiono l'una più, l'altra meno elevata) per indicare il 
movimento del nuoto, quasi che fosse il toro forza motrice della nave. Lasciando ad 
altri l'indagare l'idea simbolica che è a base di una siffatta associazione, mi limito 
qui ad osservare che sulla scelta di tale animale, che trasporta e si agita fra le 
onde, poterono avere contribuito così la rappresentanza dei tori marini viaggianti sul 
mare con le Nereidi sul dorso, come quelle di Zeus-toro, trasportante Europa attra- 
verso i flutti. Benché la esecuzione dei particolari della protome taurina lasci al- 
quanto a desiderare, pure l' insieme è bello e rende assai bene quel carattere di forza, 
che è proprio del toro. Gli occhi sono d'argento, con la pupilla forata. La prora 
della nave è ornata di aplustre ed il rostro è a triplice punta. Altezza massima 
mill. 155; lunghezza mill. 115. 



REGIONE I. 



— 255 — 



POMPEI 



2. Dal centro di un disco (diam. mill. 116) sporge fuori la prora di una 
nave, e propriamente l'apliistre, che inferiormente si fonde con la protome di un 
toro, con le gambe elevate come per nuotare. Questa protome è molto più grande 
di quella delle borchie del primo tipo, e non ha il rostro al di sotto. I particolari 




FiG. 7. 



sono eseguiti con maggior cura (anche qui ho presente la borchia meglio conservata 
e di cui offro la riproduzione nella fig. 8), soprattutto nel trattamento della giogaia. 
I peli sulla parte anteriore del capo formano, tra i due occhi, una specie di stella 
coi raggi curvi : non è improbabile che una tale disposizione sia dovuta all' influsso 
esercitato dalla rappresentanza del bue Api, che aveva appunto una stella sulla 
fronte. Gli occhi sono di bronzo e la pupilla forata. Altezza massima mill. 152 ; spor- 
genza mill. 78. 

1 dischi son fusi separatamente dalle protomi, cui erano saldati: questi ultimi, 
vuoti per fusione, furon poi riempiti di piombo per fare che si reggesse il disco di 
ferro, mediante il quale ciascuna borcliia era infissa nella parete. Le borchie più 
piccole erano collocate nella parte, per dir così, interna del pilastro, cioè più vicina 
al gran vano del tablino H ; le più grandi nella parte esterna. 



POMPEI 



— 256 — 



REGIONE I. 



Il tablino H è fiancheggiato dal passaggio I, che dà accesso al peristilio ed agli 
ambienti minori K ed L. 

Nel cubicolo K si entra per uno stretto vano con soglia di lava e con stipiti 
rivestiti d'intonaco bianco. Che fosse un cubicolo lo dimostra il rincasso per il letto 




FiG. 8. 



nella parete settentrionale. La parte orientale della stanzetta, quella cioè dove stava 
il letto, era coperta da soffitta piana ; la parte occidentale da una volticina a botte, 
della quale son chiare le tracce. Più su, sulle pareti settentrionale e meridionale 
vedonsi i fori per le travi che sostenevano la impalcatura di una stanza superiore. 



REGIONE I. — 257 — I POMPEI 

In origine l'altezza del cubicolo era maggiore : ciò mostra il finestrino a lume ingre- 
diente nella parete orientale, poscia murato e che arrirava ad un'altezza superiore 
a quella della piattabanda, che formava la soffitta della parte orientale della stan- 
zetta. Le pareti erano rivestite d'intonaco bianco, scompartito in grandi riquadrature; 
ma di tale decorazione poco o nulla avanza. Nella prima riquadratura a destra della 
parete meridionale è graffito un cerchio col compasso. Neil' angolo nord-ovest del 
cubicolo è l'avanzo di un piccolo poggiolo in muratura. 

L'ambiente L è in parte un sottoscala di una scaletta di legno, con adito indi- 
pendente, che menava al piano superiore, e della quale si osserva la traccia sul muro 
meridionale. Nel sommo della parete orientale evvi un finestrino, che fu poi murato 
per la costruzione della soffitta che lo tagliava a metà. In questo sottoscala si rin- 
vennero il 23 marzo 1903 due anelli di bronzo infilati e girevoli nella estremità ad 
anello di due perni di ferro; misurano l'uno mm. 56 di diametro, l'altro mm. 50. 

In questa casa, ma in posti non determinati, si raccolsero due assi repubblicani 
nei giorni 11 e 13 marzo 1903; e negli strati superiori delle terre si rinvennero il 
13 febbraio dello stesso anno un asse di Tiberio col caduceo alato sul rovescio. Un 
altro asse assai corroso di Tiberio venne raccolto il 18 marzo sulla via Nolana. 

Dai magazzini di deposito in Pompei il solerte soprastante doti Matteo della 
Corte trasse fuori un'anforetta frammentata, la quale reca la seguente epigrafe inedita 
ed assolutamente nuova, tracciata in lettere nere : 

M • TERENTI ARTRITACI 
INNAVE • CN ■ SENTI • oMERI 
Ti CLAVDI • ORPEI 

VECT- 

Io vi leggo : (amphora) M. Terenti Arlritaci in nave Cn. Senti {H)omeri {et) Ti. 
Claudi Orp{h)ei vect{a). 

È una chiara testimonianza epigrafica, che viene ad aggiungersi ai non pochi 
argomenti relativi al commercio marittimo di Pompei. L'anfora contenente vino od 
altro venne colà trasportata (vecia) sulla nave appartenente a Gneo Sentio Omero 
ed a Tiberio Claudio Orfeo, i cui cognomi si lasciano subito notare per esser tolti 
dalla letteratura greca, ricordando l'uno il poeta epico e l'altro il mitico cantore. 
Per l'aspirazione omessa questi due cognomi vanno aggiunti agli esempì già regi- 
strati (cfr. Federico Carlo Wick, La fonetica delle iscrisioni pariet. pomp., in Atti 
della R. Acead. di arch., lett. e belle arti, voi. XXIII; pag. 32 seg. dell'ediz. 
separata). Del tutto nuovo parmi il cognome Artritacus. 

A. SOQLIANO. 

Roma, 15 settembre 1905. 



REGIONE X. — 259 — VERONA 



Anno IQOo — Fascicolo 9. 



Regione X (VENETI A). 

I. VERONA — Notizia preliminare sugli scavi del teatro romano. 

Dopoché il Municipio di Verona, col liberale concorso della Cassa di Risparmio, 
procedette all'acquisto delle case di proprietà degli eredi di Andrea Monga, situate alle 
falde del colle di s. Pietro sulla riva sinistra dell'Adige, nel sito dov'erano tornati in 
luce a cura del Monga medesimo alcuni notevoli avanzi del teatro romano, esso affidava 
a me, d'accordo col Ministero dell' Istruzione, la direzione archeologica delle opere da 
intraprendersi per rimettere all'aperto gli altri avanzi di quel teatro, sottostanti alle 
case acquistate e alle circostanti aree comunali. Il compito mio era del resto effica- 
cemente agevolato, per essere la direzione tecnica dei lavori commessa all'egregio 
sig. ingegnere Tullio Donatelli, capo dell'Ufficio tecnico comunale, che altre volte nelle 
sue opere edilizie aveva avuto occasione di occuparsi con perizia ed amore grande 
delle indagini d'antichi monumenti; e per trovarsi sul luogo il chiarissimo cav. Pietro 
Sgulmero, solerte direttore del Museo Civico e vice ispettore degli scavi, che assunse 
l'ufficio di invigilare sulle scoperte archeologiche. La scelta finalmente dell'assistente 
dell' ing. Donatelli nella persona del signor Luigi Romagnoli fu pure felice, avendo 
egli mostrato intelligenza e zelo singolare nel sopraintendere costantemente alla ese- 
cuzione dei lavori. 

Presi ripetuti e precisi accordi sui metodi da tenersi, intorno ai quali riferii in 
una particolareggiata relazione al sig. Sindaco, fu dato inizio ai lavori il giorno 21 set- 
tembre 1904. Le frequenti ispezioni da me fatte ad essi, le conferenze tenute col Do- 
natelli, lo Sgulmero e il Romagnoli, le constatazioni di tutto ciò che si andava facendo 
ginsta i disegni prestabiliti, mi misero in grado di compiere la mia funzione direttiva 
con sicura coscienza e persuasione, che tutto procedeva secondo le norme richieste dai 
moderni studi archeologici e topografici. 

Trattavasi di due sorta di lavori : la demolizione delle case moderne e lo scavo 
del terreno addossato ai resti del teatro. Demolizione e scavo seguirono ordinatamente 

Notizie Scavi 1905. - Voi. II. 84 



VERONA — 260 — REGIONE X. 

e con la più scrupolosa diligenza. La massa della terra scavata (circa 6000 metri cubi) 
fu rimossa, dopoché con ogni cautela venne esaminata e vagliata, per raccogliere qua- 
lunque più esiguo pezzo antico fosse in essa contenuto. Le fabbriche si demolirono 
fino a raggiungere i ruderi antichi, senza toccarli minimamente; e la cosa non riuscì 
difficile; perocché quei ruderi, sebbene fossero in parte avanzi di nuclei interni del- 
l'edificio, hanno tali caratteri por il materiale e la cementatura, da non potersi in 
verun caso confondere coli opera laterizia, né col pietrame vario e raccogliticcio, di 
cui son fatte le murature moderne. Essendosi trovati, fra cotesto pietrame, pezzi di 
membri architettonici e lapidi appartenenti non solo al teatro romano, ma ad altri 
monumenti antichi ed anche medievali usufruiti per le dette fabbriche recenti, ognuno 
dei pezzi portanti traccia di lavorazione o di modinature o di leggende fu gelosamente 
messo da parte e conservato. 

Dei risultati scientifici conseguiti a tutto il luglio 1905 mi accontenterò di dare 
qui solo alcuni cenni sommari, riserbandomi di render conto più particolarmente di 
tutte le scoperte in una relazione corredata di piante, sezioni e fotografie, le quali 
ultime il sig. Filippo Vignola, assistente del Museo va accuratamente eseguendo. 

Demoliti i tetti e i solai pericolanti, costruiti attraverso i grandi muraglioni di 
sostegno della cavea del teatro, che si conservano nel lato orientale verso la piaz- 
zetta del Redentore, si passò a demolire la gradinata, che dava accesso alla piazzetta 
di s. Libera; si dette mano quindi all'abbattimento di alcune delle case innalzate 
ad oriente della piazzetta, segnate coi nn. 2, 4 e di quelle ad occidente, portanti i 
nn. 3, 5, 7 e 9; e fu poco a poco scavato, fino a raggiungere il livello delle costru- 
zioni antiche, il terrapieno della piazzetta medesima. 

Il passaggio del teatro fra la cavea e la scena dello stesso lato orientale fu pa- 
rimenti liberato dalle mura moderne, che lo intersecavano. 

Venne successivamente allargata la vasta trincea dello scavo della piazzetta verso 
nord-ovest, e si prese da ultimo a demolire la casa nn. 6-8 del vicolo Botte e la mu- 
raglia, che sosteneva il terrapieno dell'orto adiacente alla casa n. 2 dello scalone di 
s. Bartolomeo: orto, che si estende sulla parte centrale della cavea, e nel quale si 
conserva una parte del pavimento della prima precinzione. 

Le principali scoperte archeologiche, che si ottennero mediante le demolizioni e 
scavazioni sinora eseguite, sono le seguenti: 

L Venne liberata tutta intera l'area à.Q\Y orchestra e la parte inferiore della 
cavea, in modo che dell' una e dell'altra potè determinarsi con esattezza la curva e 
l'asse. Il gradino inferiore, o meglio il podio della cavea, rivestito di pietra di Grezzana 
tornò in luce, con due sole leggere interruzioni. Degli altri gradini di pietra sotto alla 
piazzetta di s. Libera se ne trovarono in situ otto, conservati per un tratto abbastanza 
considerevole, che va dal basso all'alto restringendosi. Degli altri gradini rimane la 
sostruzione con le tracce visibilissime dei piani di posa. Apparvero avanzi certissimi 
di tre delle scalette divisorie dei cunei della cavea, oltre quella già riconosciuta negli 
scavi del Monga; e quindi si hanno ora indizi di quattro cunei: due ad oriente e 
due a occidente, mentre ne resta nel centro un quinto di assai più larghe dimensioni, 
senza apparente interruzione di altra scaletta, almeno nelle gradinate inferiori. 



REGIONE X. — 261 — VERONA 

Essendosi rinvenuti da per tutto in enorme copia, in parte accatastati sotto il 
piano della piazzetta di s. Libera, in parte usati come materiale per le fabbriche 
moderne, i gradini di pietra, di lunghezza diversa, spettanti all' ima cavea, potranno 
alcuni di questi essere riadattati sulle sicure vestigia dei piani di posa, rimaste nella 
sostruzione della parte scoperta della cavea medesima, con un contrassegno visibile, 
che li faccia distinguere dai gradini trovati in situ. 

II. Fu rimesso in luce tutto Veuripus, condotto sotterraneo per lo scolo delle 
acque, costruito di tufo e cemento intorno all' orchestra e ricoperto di lastre di pietra 
di Grezzana ben conservate. 11 braccio di esso euripo, che esce dal passaggio orien- 
tale (parodos) fra la cavea e le costruzioni della scena, fu interamente vuotato delle 
macerie, che lo ingombravano ; e, seguitandosi ora il lavoro di sgombro intorno all'or- 
cheslra, si potrà rendere di nuovo servibile questo antico condotto, che un tempo sboc- 
cava nell'Adige, e a cui si è ora aperta una comunicazione nelle fogne di via Regaste 
Redentore. 

III. Furono rimesse fuori parecchie parti dei cinque archivolti sostenenti 
la cavea nel lato orientale. Nel sito occupato da una delle case della piazzetta di 
s. Libera (n. 2) usci in luce una parte del muro sottostante alla prima precimione 
della cavea con una finestra arcuata caratteristica, di perfetta struttura. Finalmente 
di uno degli archivolti nel lato occidentale stanno ora per essere riposti in luce gli 
avanzi : i muraglioni, cioè, che lo sostenevano, sotto la casa nn. 6-8 del vicolo Botte. 

IV. L'accesso orientale (parados) con la demolizione dei muri e delle travature 
moderne fu interamente aperto, apparendo nella sua struttura originaria col pavimento 
di pietra viva di Grezzana e con un alveolo lungo il lato meridionale per lo scolo 
dell'acqua. I muri antichi del detto passaggio mostrano un nucleo di ciottoli e pezzi 
irregolari di tufo, e un rivestimento di lastre tufacee, sostituite più tardi da lastre 
di pietra viva. 

V. Venne ritrovato verso il lato sud-est della piazzetta di s. Libera un nucleo 
di fondamento appartenente alle sostruzioni della scena. 

VI. Si scoprì un nuovo blocco di pietra con due incavi quadrangolari destinati 
all'inserzione di travi per qualche meccanismo usato negli spettacoli. Altri due blocchi, 
con due fori simili ciascuno, erano già stati scoperti verso il lato occidentale del pro- 
scenium, e si crede ordinariamente servissero per il sipario (aulaeum). Il nuovo blocco 
è allineato, come gli altri due, lungo la fronte del proscenium. 

Questi neir insieme i fatti risultanti dai lavori condotti sino ad ora, per ciò che 
concerne l'organismo tettonico del teatro romano di Verona. 

Ma si ebbero poi copiosi rinvenimenti di antichità varie sparse nel terreno o 
infarcite ne' muri delle case: membri architettonici e decorativi, sculture, iscrizioni, 
monete e piccoli oggetti di svariata specie, delle quali cose il Romagnoli ebbe cura 
di notare l'originaria giacitura nel giornale dei lavori. 

Tra i frammenti architettonici e decorativi abbondano, come sopra si è detto, i 
gradini della cavea ; ma sono pur numerosi e notevoli svariati pezzi di colonne, sem- 
plici scanalate, di capitelli corinzi (uno di questi quasi intero), di architravi, di 
fregi e di cornici, appartenenti sicuramente alla scena, che vengono ad accrescere la 



VENEZIA — 262 — REGIONE X. 



serie già scoperta dal Monga e danno un'idea della ricchezza della decorazione del- 
l'edifìcio, senza che si possa determinare per ora con precisione a quali parti di esso 
fossero singolarmente applicati. Il materiale di queste membra disiecta è vario : pre- 
domina la pietra giallognola di Grezzana; ma non manca il manno bianco, greco o 
lunense, il giallo antico, il cipollino, e molti altri marmi brecciati di origine orientale. 

Fra i pezzi architettonici più massicci ricorderò nuovi frammenti di palchetti, 
che sono fra le cose più caratteristiche del teatro di Verona, e uno dei quali era 
stato ricostruito dal Monga nel lato nord-ovest del teatro, sopra il vicolo Botte. Ven- 
nero ricuperati cinque nuovi frammenti dei pilastri divisori dei palchetti, colle impo- 
stature degli archi corrispondenti. 

Interessanti mi parvero due lastre di marmo rosso con arcate e pilastri scolpite 
a rilievo, le quali pensai potessero appartenere al parapetto del proscenium. Un'altra 
lastra marmorea reca mezze colonne scanalate, espresse di rilievo e fra due di queste 
una specie di porta rappresentata pure a rilievo : genere di ornamentazione, che po- 
trebbe per avventura adattarsi alla parete di fondo della scena. 

Fra le sculture sono degne di nota una testa di divinità egiziana (Iside?) colla 
calantica, scolpita in granito orientale ; un frammento del torso di una figura arcaica 
delicatamente scolpita a bassorilievo nel tipo ionico della Spes ; finalmente vari pezzi 
di dischi, i cosidetti oscilla, ornati da ambedue i lati, di cui numerosi frammenti 
eransi rimessi fuori dagli scavi Monga. 

Fra le pietre iscritte menzionerò un'arula votiva, dedicata diis parenlibus da 
un personaggio, il cui nome è perduto, e la lapide pure votiva di un Exspectata, sacra 
Domnabus lunonibus ; nuovi documenti importanti del culto, che i Dii Parentes, come 
le lunones Matronae ebbero in Verona, culto attestato già da altri titoli del terri- 
torio veronese. 

Un pezzo di grande lastra, la cui leggenda è quasi interamente scarpellata, lascia 
scorgere dell'ultimo rigo dell'epigrafe le lettere j)a/: sicuro vestigio di attributo im- 
peratorio {patri patriae) e prova della dedicazione dell'epigrafe stessa ad un impe- 
ratore, che dai caratteri paleografici mostra essere stato del primo secolo dell'era 
cristiana. 

Alcuni altri frammenti spettano a lapidi sepolcrali, provenienti forse dal cimi- 
tero suburbano fiancheggiante l'antica via, che . dal ponte Postumio, attraversando 
l'Adige, usciva dall'oppido in vicinanza del sito del teatro. 

Fra gli oggetti vari s'ebbero molte monete, la più antica delle quali è un medio 
bronzo d'Agrippa, coniato nel III consolato ; altre imperiali di diversa età : p. es. di 
Adriano, M. Aurelio, Aureliano, Costantino, ecc. Si ritrovò un orecchino d'oro gia- 
cente sovra un gradino della cavea; altrove un anellino parimenti d'oro; e qua e là 
molti spilli crinali, cucchiai e forchette, e altri arnesi di bronzo. 

Non mancarono oggetti medievali e moderni, quali cornici e archi di stile ogi- 
vale ; un pezzo di elegante piccolo fregio del Rinascimento : parti di qualche edificio 
costruito nell'area del teatro od altrove, e usate come materiale di fabbrica. 

Interessante per la curiosità del caso è il rinvenimento occorso il 22 luglio p. p. 
di UD ripostiglio di monete d'oro e d'argento nella demolizione della casa nn. 6-8 



REGIONE VI. — 263 — UMBRIA 

del vicolo Botte. Queste mouete, classiQcate dal car. Sgulmero, sono per gran parte 
veneziane, e vanno dalla metà del secolo XVI ai primi tre decenni del XVII. Accanto 
agli zecchini e ai ducati appaiono di quelle piccole monete venete anonime d'argento 
cattivo, dette gazzette. 

Non devo finalmente pretermettere in questa brevissima indicazione degli scavi 
del teatro romano di Verona, che si è posto mano in questi ultimi mesi, giusta gli 
accordi presi con me dai sigg. ing. Donatelli e cav. Sgulmero e secondo i criteri di 
ordinamento, che ci parvero più ragionevoli, alla formazione di un piccolo Museo del 
Teatro. Questo si giudicò opportuno di collocare in via provvisoria nella palazzina 
n. 2 della via Regaste Redentore. Nella sala terrena furono disposti a cura del Ro- 
magnoli molti frammenti architettonici scoperti nei nuovi scavi. Le tre sale superiori 
furono occupate dal materiale scoperto negli scavi del Monga, diviso in tre gruppi: 
architetture, sculture, iscrizioni ; al quale materiale si va via via aggiungendo quello, 
che esce in luce nei nuovi scavi, tenuto distinto dal rimanente. E poiché il numero 
maggiore dei frammenti è costituito dai resti architettonici, questi ultimi si dovettero 
appunto, come ho detto, esporre anche nella sala terrena, mentre le due stanze la- 
terali a questa servono per sede del custode e per l'ufficio di sorveglianza ai lavori. 

Nel dare per tal modo un primo rapidissimo ragguaglio dei lavori intrapresi con 
nobilissimo intento, edilizio e archeologico insieme, dal Municipio di Verona, non mi 
resta che confermare, che il procedimento di essi corrisponde appieno così ai canoni 
della scienza, come alle esigenze dell'arte. 

G. Ghirardini. 



Regione Vili (CISPADANA). 

II. IMOLA — Croce di marmo scoperta ad Imola nella chiesa di 
s. Spirito. 

In seguito alla notizia comunicata dall' ispettore dui Monumenti senatore Sca- 
rabelli, che ad Imola nella chiesa di s. Spirito si era rinvenuta una croce greca di 
marmo di circa cm. 30 per lato, con crocifisso scolpito su ambe le facce, mi recai, 
d'incarico del direttore del Museo di Bologna, in quella città per osservare il mo- 
numento. 

Esso era stato scoperto durante i lavori di demolizione di detta chiesa nell'ab- 
battere uno dei muri della sagrestia, dove insieme con materiale di costruzione aveva 
servito a riempire un antico vano di porta. 

Detta croce è di marmo biancastro, a bracci patenti, e si rinvenne priva della 
terminazione del lato inferiore. Larga cm. 37, è conservata per l'altezza di mra. 385; 
ma a dare un' idea dell'altezza originale di detta croce è insufficiente l'esame sia della 
sua parte struttiva (deformata da gravi asimmetrie) sia della parte figurata, troppo 
incerta nelle sue proporzioni. 



I 



IMOLA 



— 264 — 



REGIONE VI. 



Dalla descrizione che ne aieva mandata il prof. Scarabelli mi persuasi che tale 
croce doveva appartenere alla categoria di quelle croci monumentali, delle quali, parte 
in originale e parte in gesso, è conservata una buona serie nel Museo di Bologna e 
delle quali fin dal 1863 aveva trattato il Gozzadini presso la Deputazione di Storia 
Patria della Romagna. 




FlG. 1. 



Senonchè detto monumento, mentre trovava la sua categoria fra le numerose croci 
anzidette, veniva nello stesso tempo a portare nella serie alcunché di nuovo, recando 
sulle due faccio ripetuto il Crocifisso (figg. 1, 2). 

E l'interesse del monumento si accresceva ancora, quando si osservava che i due 
Crocifissi non sono l'uno la semplice ripetizione dell'altro, sibbene mostrano tale di- 
scordanza di particolari da doversi riferire a due tipi diversi. 

Per lo stile i due Crocifissi si corrispondono perfettamente, come si fa manifesto 
dall'osservare che hanno la stessa asciuttezza di modellatura, e che ad entrambi sono 
comuni la forma schematico-cilindrica del tronco, la forma a pettine delle mani col 



REQIONK VI. 



— 265 



IMOLA 



pollice divaricato, il taglio allungato-sfenoidale del viso, con gli orecchi piantati troppo 
in alto, e quella esagerata misura, cosi delle mani come della testa, che si spiega solo 
con la difficoltà che lo scultore avrebbe incontrata a curare il dettaglio anatomico in 
mani e teste di esigue dimensioni. 

Come per lo stile, così anche per gli elementi in genere dell'arredo i due Cro- 




FiG. 2. 



cifissi si corrispondono, per quanto si può giudicare dallo stato frammentario delle 
due figure. E infatti entrambi sono forniti di nimbo crucigero, ed hanno un cingolo 
all'altezza dell'ombelico ; cingolo che doveva servire a stringere quel vestito a sotta- 
nina, del quale, presso la frattura inferiore del Cristo meno mutilato (fig. 2), al di 
sopra delle due gambe monche è conservata parzialmente la terminazione inferiore. 

La sola differenza riconoscibile fra i particolari dell'arredo consiste in una 
corona con tre punte gigliate che sta sulla fronte di uno solo dei due Crocifissi 
(fig. 2). 

Senonchè ora importa osservare che, oltre a tale diversità, riguardante la pre- 



IMOLA — 266 — REGIONE VI. 

senza o meno della corona gigliata, e in corrispondenza alla medesima, i due Croci- 
fissi presentano una ben più grande discordanza; e questa è nell'atteggiamento. 

Poiché mentre l'uno mostra il capo piegato sulla spalla destra, coi lunghi ca- 
pelli abbandonati, col labbro inferiore cadente e con aspetto angosciato, il corpo acca- 
sciato e incurvato e le braccia piegate dal peso appunto del corpo, l'altro ha il capo 
eretto con bocca socchiusa e con aspetto tranquillo, le braccia tese orizzontalmente 
ed il corpo diritto ('). 

Ora è facile riconoscere in questo contrapposto la giustaposizione dei due tipi: 
l'uno dell' Uomo-Dio che soifre e spira sulla croce, l'altro del Re dei Cieli che posa 
serenamente sulla croce, strumento di redenzione per l'uomo. 

È pertanto di singolare valore la nuova croce d'Imola, inquantochè ci mostra 
questa giustaposizione di tipi, che non avevamo mai osservata fra le numerose croci 
monumentali del Museo di Bologna. 

Della croce presente potrebbe però in qualche modo considerarsi come uno svi- 
luppo ideologico quella di Porta Ravegnana (Gozzadini, Croci monumentali, pag. 42 
e segg.) ; la quale da una parte mostra il Crocifisso e dall'altra il Redentore in trono 
sorretto dagli angeli. 

Non voglio omettere di ricordare che la croce di Imola, mentre sopra un lato 
(fig. 1) presenta l'aspetto naturale del marmo, sull'altro (fig. 2) lascia scorgere sparse 
tracce di colorazione in rosso (cosi sul fondo della croce come sulle carni del Croci- 
fisso), e conserva anche qua e là una sottile intonacatura bianchiccia. 

Tale croce nel braccio inferiore porta, discentrato, un foro cilindrico verticale, 
profondo mm. 85, che serviva per fissare la croce al fusto che la sosteneva. 

Traendone l'analogia dalle croci simili del Museo di Bologna, si potrebbe cre- 
dere che la croce imolese dappiincipio fosse sostenuta da una colonna e si trovasse 
davanti a un incrocio di strade o davanti ad una chiesa; né le limitate misure del 
monumentino dovrebbero essere di ostacolo a tale supposizione, poiché fra le croci bo- 
lognesi quella del trivio Barberia (cm. 39 X 54) supera solo di pochi centimetri le 
dimensioni della nostra croce nell'attuale suo stato frammentario. 

Il lavoro di tale scoltura è assai rozzo e primitivo, ma non possiamo a meno 
di lodare l'espressione di dolore e di abbandono che lo scultore ha trasfuso nella 
testa del Cristo morto e la conseguenza con la quale, malgrado la povertà dei mezzi 
tecnici, egli seppe perseguire i due concetti in tutti i particolari differenziativi. 

L'epoca di questa scoltura, per l'incertezza che grava sulla storia dell'arte in 
certi tempi e specialmente negli sviluppi locali dei piccoli centri, io non potrei indi- 
carla altrimenti che con la frase lata •< intorno al mille *. 

A. Negriou. 



(') Anzi io non esiterei a credere, per il diverso trattamento degli occhi, che, mentre nel primo 
gli occhi si dimostrano chiusi, nel secondo dovessero figurare come aperti. 



REGIONE V. 267 — TERAMO 



Regione V (PICENIIM). 

III. TERAMO — Scoperte della necropoli preromana dell'antica Inte- 
ramnia Praetuttiorum. 

Fin dal 1884, allorquando nello scavarsi il laglietto dell'attuale giardino pub- 
fuori porta san Giorgio, vennero alla luce alcune lancie di ferro, di cui io seppi, solo, 
dopo che andarono disperse, mi balenò l'idea dell'esistenza di un antichissimo se- 
polcreto in quel luogo. Quel sospetto è ora divenuto un fatto. 

Verso la metà dello scorso aprile, nell'aprirsi delle ampie trincee per la fonda- 
zione del nuovo edilìzio comunale dell'Istituto tecnico, da erigersi appunto sul suolo 
attiguo a quello dei suddetti pubblici giardini, apparvero scheletri e lancie di ferro. 
Appena ne ebbi notizia, corsi subito sul pesto ed immediatamente feci ricuperare 
quelle punte di lancie che erano andate qua e là, e, avvisato con una lettera d' uffizio 
questo R. Prefetto per l'oppoiiuna vigilanza sulle tombe che si andavano scoprendo, 
osservai sul posto che ben sei tombe erano state aperte e pur troppo in parte rotte 
dai picconi e dai badili. Noterò e descriverò fra le medesime, due tombe che erano 
non tanto manomesse ed una quasi totalmente intatta. 

Dicasi però prima del modo della sepoltura e del rito funebre adottato. Alla 
profondità di un metro dal piano attuale, esiste il terreno vergine di natura breccioso 
sul quale, in un loculo concavo e profondo circa m. 0,60, appare adagiato il cadavere 
tutto disteso, supino e ricoperto di lastre naturali di tufo, di quello cioè che si sfalda 
e che trovasi nelle cave di Garrano, a km. 4 a nord da Teramo. Tutte le tombe 
hanno a capo ed a piedi e talvolta a fianco olle, crateri, skyphoi, ecc., di fattura 
semplice in terracotta, anzi mal cotta, tanto che tutti si frantumavano al primo con- 
tatto. È uscita intera una sola oinochoe, di cui parlerò qui sotto. Al dir degli ope- 
rai nessun altro corredo in quei sei sepolcri venne fuori; eccetto un frammento, forse 
di corazza, di bronzo, andato perduto, composto di due pezzi ribattuti con borchie 
dello stesso metallo. Questo è lo stato generale dei sepolcri. Ma scendo ai partico- 
lari delle tre tombe sopra indicate. 

La più importante è quella di donna, la quale io giunsi in tempo a far porre 
in luce sotto i miei occhi, dopo però che per colpa dei badili n'erano andati dispersi 
vari pezzi dello scheletro, cioè il braccio destro e la testa. Lo scheletro, disteso supino 
appare di alta statura. Presso il collo stava la semplice ma elegante oinochoe, del 
tipo di quelle di Aufidena ('). Qua e là sparsi furono raccolti gli avanzi del torques, 
composto di cannelli a lamine di bronzo e solcati esternamente a spirale, del tipo 
di quelli di Atri (^) e avvicendati da fusaiole circolari e quadrate, di pasta vitrea 
di un bel verde brillante, e con pendagli di tubetti della stessa lamina, di forma 

(') L. Mariani, Aufidena, pag. 83, fig. 35 (Roma, tip. Lincei, 1901). 
(«) E. Brizio, in Notizie degli scavi 1902, pag. 246, fig. 27. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 35 



TEUAMO — 268 — REGIONE V. 

conica e chiusi in fondo ; uno assai più grande e scendente dal mezzo della collana 
ed a cono rovescio, del tipo altresì di Atri ('). 

Gli orecchini si svolgono a barchetta e volti a mezza luna. Tra i monili in ferro 
di questa donna notevole è l'aiidlo-pendaglio del tipo di Novilara (^), che forse faceva 
parte di una chàtelaine, da cui dovevano pendere gli amuleti di bronzo, che ho 
potuto salvare; un cornetto che sembra nuovo, una mano aperta del tipo di Novi- 
lara (^) ed un anello da dito assai comune. Inoltre si nolano due gancetti, che ser- 
vivano eerto per tener fermo il torques al collo. Non è venuto alla luce alcun altro 
monile e nemmeno qualche arrailla della solita forma a spirale; il braccio sinistro 
ne andava privo ; del destro, che venne spezzato nello scavo della fondazione suddetta, 
nulla posso dire con sicurezza. Notevoli sono tre chiodi di ferro di questa prima tomba 
che ci assicurano essere stati qui i cadaveri depositati entro casse di legno. 

Segue la tomba d'un guerriero, di cui, come sopra ho detto, potei ricuperare 
solo due lancio e un gladio o spada corta. Questa di tipo Novilara (*) in ferro, con 
buona parte del fodero pure in ferro, con lama della lunghezza di m. 0,18; due lancie, 
una del tipo di Novilara (^) e l'altra di quello di Alfedena (^) con le lancie lunga 
ognuna m. 0,16. 

Nella terza tomba dello scheletro restava solo il capo, sempre supino, ma posto 
entro una cassa di rozze pietre: solo esempio in queste nove tombe. In quanto alle 
altre sei, gli operai mi hanno assicurato, che, oltre il solito corredo di vasi, niun'altra 
suppellettile siasi scoperta. Si tratterebbe così di sepolcri civili e si avrebbero quindi 
una tomba di donna, una di guerriero e le altre sette di uomini, tutte fornite di 
fittili di semplice fattura, certamente locali ; meno qualche vaso ornato di orli a rozzo 
cordone. Io ne ho fatto scavare cinque, quella della donna, l'altra dello scheletro 
dalla testa incassata e tre altre senza risultato, meno qualche frammento fittile. 

Salvata cosi la suppellettile della tomba muliebre e quella del sepolcro del 
guerriero, le ho fatte appiccare, con la maggiore diligenza e sotto i miei occhi, in 
due tavolette di cartone e, trattene le fotografie, ho collocato le medesime nel Museo 
Comunale di Teramo. 

La scoperta di questa necropoli è assai importante per la storia di Interamnia 
PraeluUiorum avanti la conquista romana, e quindi sarebbe utilissimo uno scavo 
sistematico della medesima. Intanto questo semplice saggio di scavo, che io ho fatto 
fare, dà rilevantissimi risultati. Esso stabilisce il rito funebre ad inumazione entro 
casse di legno col cadavere disteso e supino col capo ad oriente (almeno per le tre 
tombe descritte, giacché per le altre da me non viste sono incerte le relazioni dei 
presenti. Tal maniera di seppellimento si accosta molto a quello di Alfedena ed è, 
si può dire, identico a quello di Atri e differisce del tutto da quello della necropoli 

(') Notizie, 1902, sopra citato, pag. 234, flg. 6. 

(«) E. Brizio, La necropoli di Novilara, iav. Vili, pag. 24 (Roma, 1895J. 

{») Brizio, op. cit., tav. XIV, fig. 18. 

(*) Id., op. cit., tav. XII, fig. 3. 

(s) Id. op. cit., tav. XIV, fig. 3. 

(') Mariani, op. cit., pag. 151, flg. 790. 



ROMA — 269 — ROMA 

di Novilara nel Pesarese e di Tortoreto nel Teramano, in ambedue le quali il tipo 
è a cadavere rannicchiato. La suppellettile è simile poi, come ho mostrato di sopra 
con gli opportuni confronti, non solo a quella di Alfedena e di Atri, ma in parte 
anco a quella di Novilara, e per le collane pure al corredo di Tolentino e di Fermo ('). 
Ecco quindi un legame, che unisce negli usi una popolazione stendentesi dal Metauro 
al Sangro e che è degno certo del più diligente studio a cui qui debbo solo accen- 
nare. Si può intanto qui concludere, che la necropoli preromana di Inleramnia è del 
tipo di quella di Alfedena ed è perfettamente simile a quella di Atri e quindi con- 
temporanea ad ambedue. A quale tempo poi debba attribuirsi la necropoli Inte- 
ramnite non è facile il dire, solo con l'esame di queste pochissime tombe, e così 
malmenate. Conviene quindi ripetere col chiarissimo prof Brizio quel che egli scrisse 
della necropoli maggiormente esaminata di Atri : « Qualsivoglia giudizio sull'età pre- 
• cisa .... essere prematuro, finché mediante più larghe e regolari esplorazioni non 
« siasi raccolto maggior materiale che ne istruisca sul carattere e sulle diverse fasi 
« della cultura primitiva di quella regione ». In ogni modo se non l'età precisa, può 
stabilirsi il minimum, a dir così, dell'antichità di simili necropoli preromane fra noi, 
vale a dire possono essere riportate al periodo anteriore al V secolo di Roma, quando 
cioè, al narrare di Plinio (*) : « Piceni in fidem populi romani venere » . 

F. Savini. 



IV. ROMA 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. Nei lavori per la fondazione delle case della Società dei ferrovieri, 
presso s. Croce in Gerusalemme, sono riapparsi, in molti cavi, resti di antiche co- 
struzioni laterizie ; ed a tre metri sotto il livello stradale si è riconosciuta una vasta 
platea, lastricata a grossi poligoni di selce. 

Regione VI. Per i movimenti di terra che si eseguiscono nella villa Colonna, 
in via del Quirinale, alla profondità di m. 3,00 dal piano della villa, si è incontrato 
un piccolo avanzo di pavimento in mosaico, a semplici tasselli bianchi e neri. Fra la 
tarra sono state raccolte due basi di colonne, in marmo bianco ; ed inoltre un torso 
di statua, alto m. 0,40, assai danneggiato e mancante della spalla destra, donde 
pendeva una pelle di caprio, di cui restano le zampe; e vari minuti frammenti e 
scheggie di marmo, spettanti a decorazioni architettoniche di qualche pubblico 
edificio. 

Regione IX. Fra l'angolo sinistro del pronao del Pantheon e lo sbocco della 
via del Seminario, facendosi un cavo per rinnovare la fognatura, si è trovato un 

(') V. Brizio, Not. degli scavi 1902, pag. 247. 
(«) Plin., N. IL, m, 13. 



ROMA — 270 — ROMA 

tratto di antica condottura d'acqua, di piccolo modulo ; e su due tubi di piombo della 
medesima si è riconosciuta l'iscrizione a belle lettere in rilievo: 

P ■ POSTVMIVS • AMERIMNVS • FEC ' 

p • ?osTyMiws///ii/iiiiiii!i<iiiiiuiiiiiiii 

Il nome di questo stagnaio già si era letto su di altre fistole acquarie ed in una 
lastra di cassetta di divisione, rinvenuta nel 1658 nell'orto del convento dei ss. Gio- 
vanni e Paolo (cfr. C. I. L. XV, 7660). 

G. Gatti. 

Regione XIV. Nel trapezio irregolare compreso fra il viale del Re, via san 
Francesco a Ripa e via Mastai, gettandosi dall'impresa Borrelli le fondamenta di 
una nuova casa, nel cavo frontale a metri 6 circa dal piano stradale ed a metri 7 
dall'angolo che forma la via Mastai col viale del Re, venne in luce ed in parte 
rimosso per necessità costruttive un filo di quattro grossi blocchi di travertino, lunghi 
m. 1,00, alti m. 0,50 e dello spessore di m. 0,65, fra loro collegati con sbarre di 
ferro, imperniate nel centro dei singoli massi. 

Tale costruzione, che accenna a continuare verso ovest, è orizzontata da est ad 
ovest, come il tratto di blocchi squadrati in tufo, venuti in luce l'anno 1897, allor- 
quando si die mano alla fabbrica del convento dei Trinitari presso s. Crisogono (cfr. 
Notizie 1897, pag. 511). 

Nei lavori di sterro poi si è rinvenuto un piccolo blocco di marmo bianco di 
m. 0,24 X 0,10 e dello spessore di m. 0,12, sul quale, in un riquadro di m. 0,16 X 0,08, 
si legge la seguente iscrizione, grossolanamente scolpita in rozzi caratteri : 

THEOGENEA 

6 RVTILI 

BONAE • DEAE • V • S • M ■ I... 

Giova ricordare che, in quei pressi, oltre la base marmorea riportata nel C. /. L. 
voi. VI, n. 75, fu rinvenuto il cippo, che ancora può vedersi fisso nel muro del con- 
servatorio di s. Pasquale Baylou, ricordante la restitutio del simulacrum e la costru- 
zione àQÌYaedes della Bona Dea, protettrice dell' insula Bolani (C. /. L. VI, 65, 

&Q, 67). 

A. Valle. 

Via Salaria. Per la sistemazione del nuovo Corso Pinciano, nel tratto che 
sbocca sulla via Salaria e a circa m. 30 da questa, a m. 2,30 sotto il livello stra- 
dale si è rinvenuto un lastrone di travertino, largo m. 1,85 X 0,79 X 0,40, sul quale 
in belli caratteri è incisa l'iscrizione: 

CNANNAEVS- VETTIENA • LVETTIENVS- VETTIENA- GN-GELLI-GN-Z 
CLEVMENES- LLFLORA- LLHERMO- SPFTERTIA- HILAR «s 

■ l 



REGIONE I. — 271 — GROTTAFERRATA 

I Sopra ciascuno di questi nomi è scolpito il busto delle cinque persone, che fecero 
ed ebbero comune il monumento sepolcrale. Le figure sono tutte avvolte nel manto 
e tengono il braccio destro ripiegato sul petto : i tre uomini hanno capelli corti e non 
portano barba; la donna a sinistra ha il capo velato. 

G. Gatti. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

V. GROTTAFERRATA — Importanti lapidi inscritte, trovate nel 
territorio del Comune. 

Sono entrate recentemente a far parte della ricca collezione epigrafica del Museo 
Nazionale Romano tre lapidi inscritte, rinvenute alcuni anai or sono negli scassati 
della vigna Gentilini, in vocabolo s. Andrea, nel territorio di Grottaferrata. 

La prima di esse è larga m. 0,63 ed alta m. 0,35. Vi si legge : 

EX AVCTORITATE • S • P • TVSCVLANI 
M • LORENTIVS • ATTICVS • AED • 
AEDICVLAM • LARVM ■ AVGVSTORVM 
VICI • ANGVSCVLAN • VETVSTATE • 
DILAPSAM • PECVNIA • PVBLICA • A SOLO 
RESTITVIT 

P ■ CLODI ■ PAVLINIANi • L • COMINI • SECVNDI cs 

AED Q-Q.. 

C • PLOTIVS • BASSVS • SABINIANVS • PRAE • F . {sic) 

vale a dire: Ex auoloritate senatus populi(que) Tusculani, M. Lorentius Atticus, 
aedfilisj, aediculam Larum Augustorum vici Angusculaìi(i) velustale dilapsam pe- 
cunia pubtica a solo restitait. (Anno) P. dodi Pauliniani. L. Gomlni Secundi, 
aed(ilium) q(mn)q(iienmlium). C. Plotius Bassus Sabinianus praef(eclus). 

La lapide è importante perchè ci ricorda un vicus sconosciuto del territorio 
tusculano, il vicus Angusculanus, e perchè, nominando due edili come eponimi, e il 
terzo siccome incaricato dal senato e dal popolo del rifacimento dell'edicola dei Lari, 
ci dimostra che dei tre edili, i quali furono la suprema magistratura di Tusculum, 
due avevano le funzioni dei duoviri iure dicundo e l'altro quelle di vero edile; a 
Tusculum cioè vigeva lo stesso ordinamento di Arpinum, Formiae e Fundi (cfr. De 
Ruggiero, Dizion. epigr., I, pag. 250). Il praefectus ricordato nell'ultima linea non 
sarà diverso dal praefectus sacrorum menzionato nell'iscrizione C. 1. L. XIV, 2580. 



ROCCA DI PAPA — 272 — REGIONE I. 

La seconda iscrizione, frammentata, che leggesi su di una lastra di marmo, 
doppiamente scorniciata, di m. 1,10 su m. 0,83, è la seguente : 

IO • T • F • PAPIR • RVFI 
nus y? l'I I C I O • O P I M I A N O 
C • PROVINO • ASIAE • ET 
lAE • C • F • IVSTAE 
parent IBVS • DVLCISSIMIS • AC 
PIENTISSIMIS 
8-OPIMIANVS- FILIVS 

Il personaggio ricordato nelle prime linee è ignoto. Se esso sia stato v(ir) c(la- 
rissimus), proc(onsul) provlnc(iae) Asiae, ovvero, più probabilmente, v(ir) e(gregius), 
proc(uralor) della stessa provincia, mi è dubbio. La tribù Papiria lo indica perti- 
nente a Tusculum. 

La terza è incisa sopra una lastra di bigio lunga e stretta (m. 1,85 X 0,75) 
e dice: 

VLPIA ■ SOPHE 
e MARCIANAE • AVO • LIB 

CONSECRAVIT 

Dell'importanza topografica delle tre lapidi tratterà nel Bullettino della Com- 
missione archeologica comunale di Roma il eh. prof. Rodolfo Lanciani, per le cui 
premure ho potuto acquistarle. 

D. Vaglieri. 



VI. ROCCA DI PAPA — Scoperte di antichità nel territorio del 
Comune. 

Nei lavori per la costruzione della nuova linea tramviaria, che dal ponte detto 
degli Squarciarelli va a Rocca di Papa, alla progressiva di km. 2,460 dal ponte 
medesimo e nella località denominata « Strada di Marino » presso la Valle Scura, fa- 
cendosi una trincea, sono stati rimessi all'aperto, a poca piofondità dall'attuale piano 
di campagna, gli avanzi di un'antica costruzione in opera reticolata incerta. Dovevano 
essi appartenere a conserve di acqua, le quali erano prossime ad un edificio destinato 
ad abitazione; giacché altri avanzi di muri e molti frammenti di materiali laterizi 
si vedono sparsi nel terreno circostante. 

La struttura di queste piscine è in pietrame, con rivestimento di cubetti pira- 
midali di selce, i quali misurano in media m. 0,10 di lato, e sono disposti con poca 
regolarità geometrica. L'unico ambiente riconoscibile, ma in cattive condizioni di 
conservazione, è costituito da muri coperti a vòlta a tutto sesto in pietrame; e su 



REGIONE I. — 273 — ANZIO, POMPEI 

questa vòlta è battuto un grosso strato di cocciopesto fino, il quale sosteneva un pa- 
vimento in musaico a tasselli tutti bianchi, che si tiovò quasi intieramente disfatto. 
Dal lato est di tali costruzioni, che possono essere attribuite ai primi tempi 
dell'impero, si è rinvenuto un pezzo di tubo acquario in piombo, lungo m. 1,50, che 
doveva far parte di una condottura, la quale dai colli soprastantì portava l'acqua 
nelle conserve suddette. Il tubo è anepigrafo; misura m. 0,10 di diametro interno, 
ed ha le pareti di m. 0,015 di spessore. 



VII. ANZIO — Colonna marmorea rinvenuta presso la spiaggia. 

Nell'eseguire i lavori per la costruzione di una presa dell'acqua potabile, che 
chiamano » acqua del Turco ", sulla spiaggia di Anzio, alla distanza di circa quattro 
chilometri dalla città e presso il sito denominato Punta grande, è stata ritrovata 
sopra alcuni scogli una colonna di marmo bianco, lunga m. 3,52, col diametro di 
m. 0,49 all'imoscapo e di ra. 0,41 alla sommità. Essa, trovandosi colà abbandonata 
da tempo immemorabile, è molto danneggiata e corrosa dall'acqua, e di più ha nella 
parte superiore una grossa crinatura, che si estende per la lunghezza di circa un metro. 

Ed. Gatti. 



VIII. POMPEI — Relazione degli seaui fatti dal dicembre 1902 a 
tutto marzo 1905 (Cfr. Notizie, auno 1905, pag. 245 e segg.). ^ 

Il 7 novembre 1902 si riprese il disterro della via di Nola, procedendosi dalla 
porta omonima verso la città. Il giorno 13 dicembre dello stesso anno fu iniziato lo 
scavo del termopolio che si apre sulla mentovata via, all'angolo nord-est dell'isola II 
della regione III. Lo scavo di questa bottega fu poi ripreso ad intervalli il 28 gen- 
naio 1903, il 1° aprile dello stesso anno, il 9 febbraio 1904, il 24 dello stesso 
mese, il 18 aprile del medesimo anno e finalmente il 22 ed il 23 maggio del cor- 
rente anno. Peraltro lo scavo non può ancora dirsi compiuto, rimanendo tuttora se- 
polti gli ambienti interni del termopolio. 

L'ambiente di esso che è a fronte di strada, il solo scavato sinora, è costruito 
con blocchi squadrati di calcare (pietra di Sarno) e con muratura incerta fatta con 
la stessa pietra e con pezzi di lava: il pilastro orientale dell'ingresso appare di re- 
stauro posteriore, essendo fatto con mattoni e con tufo nocerino tagliato a mattoni. 
Il largo vano d'ingresso ha soglia di lava risultante di tre pezzi e con il solco per 
le tavole di chiusura nella parte che sta dinanzi al podio per la vendita. A destra, 
ove terminando il podio oravi il vero e proprio ingresso, la soglia è piana per per- 
mettere al battente il libero movimento. Il battente girava su di un cardine, del quale 
evvi l'incastro. Si conservano parimente gl'incastri delle aniepagmenla, che però verso 






POMPEI — 274 — REGIONE I. 

la parte interna dei pilastri erano sostituite da intonaco dipinto in rosso, di cui si 
conserra un avanzo sul pilastro a sinistra. 

Il termopolio ha pianta rettangolare, e la cosa più notevole di esso è il podio 
per la vendita, ripiegato, come di solito, ad angolo retto e col piano formato da 
frammenti di lastre di marmi colorati, di diversa specie. Nella parte alta del piano 
verticale del podio, rivolto alla strada, oravi murato il frammento di una lastra di 
marmo bianco (alt. m. 0,15, largii, m. 0,14) con ambe le facce scolpite. La faccia 
che restava scoperta oifre, in rilievo piuttosto alto, una testa di menade, di profilo 
a destra, scheggiata nel naso e nel mento, di esecuzione buona. La bocca è lieve- 
mente aperta; i capelli vedonsi divisi in ciocche verso le tempie e più giù riuniti 
in due trecce scendenti sul collo: intorno alla fronte una tenia, e sul capo una specie 
di cuffia con nastri formanti una specie di nodo sulla fronte. Il rilievo sull'altra faccia 
della lastra è del tutto piatto, e lascia scorgere la metà superiore di una testa di 
satiro di profilo a sinistra: notevole è il forte cipiglio, e i capelli sono spartiti in 
ciocche ribelli. Il piano orizzontale del podio si mostra quasi interamente continuo, 
e solo nella estremità meridionale contiene, oltre il fornello, un vaso incassato di ter- 
racotta, a pancia sferica, rotto e cucii o con piombo. 

Le pareti rivestite d'intonaco sono decorate con grandi riquadrature a fondo 
giallo-scuro, scompartite da fasce verticali verdi e di sotto alle quali corre un zoccolo 
verdescuro. Al di sopra delle riquadrature la parete si mostra grezza. La parete 
orientale, la meglio conservata, offre tre riquadrature, delle quali la centrale contiene 
nel mezzo la rappresentanza di un pavone beccante su di una pianticella; e lo due 
laterali hanno ciascuna un grifo volante, l'uno all'altro affrontato. La riquadratura 
destra reca, a sinistra del grifo, la figura di un Mercurio in buona parte svanita. Il 
dio vedesi di prospetto, stante fra due pianticelle; insistendo sulla gamba destra, 
stringe la borsa con la destra alquanto protesa, e con l'altra mano, portata anch'essa 
verso destra, il caduceo dipinto in rosso. Poco avanza del capo, che pare fosse coperto 
dal petaso avente due ali sulla parte più alta. Indossa una veste manicata orlata di 
rosso e recinta nella vita, la quale nella parte inferiore, pur aderendo con il lembo 
estremo alle gambe, si gonfia a mo' delle brache turche. I piedi sono muniti di alti 
calzari allacciati. Un altro grifo volante è nella prima riquadratura a sinistra d<jlla 
parete meridionale, nella quale si aprono due vani di ambienti non ancora scavati. 
Nella parete orientale e nella metà sinistra di quella meridionale, all'altezza di 
m. 1,68 dal suolo, sono praticati dei fori rettangolari pei mutwli ài sostegno aduna 
scansia di legno. 

Il giorno 13 dicembre 1902 vi si rinvennero: a) I chiodi di ferro che ribadivano 
la porta, e che misurando costantemente dalla capocchia all'angolo interno della ribatt 
titura min. 70, mostrano come questa fosse del pari la misura della grossezza della, 
porta, b) La maniglia, parimente di ferro, della porta stessa : consiste in una verga; 
a corpo romboidale ingrossato al eentro, leggermente rientrante nella parte mediana e 
con le estremità ripiegate e terminanti in anelli, pei quali essa si sospendeva a due 
chiodi con le teste anche ad anello, in cui poteva girare. 



REGIONE I. — 275 — POMPEI 

Lo spazio fra il podio e la porta, della quale si vide nella cenere porzione della 
irnprouta, era occupato da frammenti di vasi di vetro, probabilmente caduti dal podio 
al momento della catastrofe. IL solo degno di nota fra tali frammenti è la bocca cir- 
colaro (diam. m. 0.15) di uq bel vaso a ventre sferico di color roseo. 

Nel medesimo giorno, presso l'orlo del podio, furon trovate le ossa di un ragazzo; 
ed « essendosi verificata una frana nella parte destra della bottega, e propiiameute 
presso il limite destro » {Giorn. dei soprastanii), vennero giìi col lapillo stesso i 
seguenti oggetti: Terracotta. Un frammento di anfora con la seguente epigrafe in 
lettere nere: 



/^p^T^ 



Sotto l'uno dei manici 



/ 



HI 



fpn 



Un rozzo vasettino, di forma quasi cilindrica, a larga bocca con labbro rove- 
sciato, senza anse: alt. m. 0,124. Marmo. Una basetta circolare costituita da un 
pezzo cilindrico con plinto e cornice modinati, il tutto in tre pezzi; alt. m. 0,15. — 
Alabastro. Grosso frammento di una lastra, con una dello facce formante un piano 
leggermente obliquo. 

« In direzione A^Wanta destra [pilastro destro d' ingresso] della bottega ed a 
» circa un metro dal suolo e a m. 0,45 A-àWanta, si è veduto uno scheletro umano 
« situato nel lapillo, e su cui poggia una grossa anfora rotta in molti pezzi: tra il 
«podio e l'anfora evvi infine una grossa lastra di marmo bigio ». {Giorn. dei so- 
prastanti). 

Il giorno 28 gennaio 1903. da un piano superiore, dietro la parete di fondo 
del termopolio {Giorn. dei soprastanti) vennero fuori quattro anfore di terracotta 
e un sesterzio di Claudio col tipo della Spes sul rovescio. 

Il 1° aprile 1903, sgombrando le terre sino a un metro dal suolo antico, si tro- 
varono due scheletri umani con accanto una grossa anfora di terracotta in fram- 
menti; inoltre una lastra di marmo bianco della grandezza di m. 0,70 x 0,46. 
Presso la parete occidentale del termopolio tornò in luce la parte superiore del piede, 
in marmo bianco, di una tavola; il giorno 23 maggio 1905 se ne rinvenne la ri- 
manente parte inferiore (v. figura annessa). Il tutto consiste in un piedistallo mo- 
danato, alto m. 0,16, su cui posa un'erma di Ermafrodito, alto ra. 0,65, indossante 
un cliitone recinto sotto il seno con àrrómvYfioc e sollevato innanzi dal fallo eretto. 
Ha il capo coverto da un panno che dopo di aver cinta la fronte scende sul collo 
passando dietro gli orecchi quasi a mo' di un /elafi egiziano. I pochi capelli che 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 86 



POMPEI 



— 276 — 



REGIONE I. 




REGIONE I. — 277 — POMPEI 

compaiono alle tempie recano tracce di colorazione rosso-chiara. Il volto appare cor- 
roso dall'azione dell'acqua. Dietro il capo ovvi una specie di piccolo parallelepipedo 
di marmo, che serviva a meglio sorreggere e tener fermo, mediante un pernio di cui 
vi ha il foro, il piano della tavola. ' 

Presso la parete orientale si raccolsero sette di quei così detti contrappesi da 
telaio in terracotta e un paletto verticale di /'erro che faceva parte degli accessori 
della porta. Vi si rinvenne inoltre, sempre nello stesso giorno: Bromo. Un cuc- 
chiaino molto danneggiato. — Osso. Una tavoletta semicircolare (alta mill. 53, diam. 
mill. 80), sulla quale, rinchiusi in una cornice rettangolare, sono scolpiti in rilievo 
tre uccelli pascolanti, il centrale di profilo a sinistra, gli altri due di profilo a de- 
stra. Poiché le due estremità laterali lianno un incastro longitudinale nella loro gros- 
sezza, suppongo che la tavoletta in parola fosse congiunta ad un'altra simile, ora 
perduta, e formasse così un cofanetto. La parte inferiore presenta internamente un 
altro incastro orizzontale per innestarvi il fondo. 

Il giorno 9 febbraio 1904 lo scavo del termopolio fu fatto alla presenza di 
S. A. R. il Conte di Torino, e nello spazio fra il banco di vendita e lo stipite 
destro della bottega si rinvenne : Bromo. Una serratura in frammenti e tre monete 
irriconoscibili per l'ossido. — Vetro. Pochi frammenti di vasi. — Crostacei. Una 
conchiglia. — Terracotta. Uu urceolo mancante dell'ansa e di porzione del collo e 
un frammento d'anfora, con la nota iscrizione in lettere nere, che qui trascrivo dal- 
l'apografo del soprastante dott. Della Corte, essendo stato quel frammento donato a 
S. A. R. il Conte di Torino. 

Ce pà n I C 
AU) fa 

Nel gionrno 24 febbraio 1904 fu ripreso, lo scavo del termopolio e vi si rin- 
venne: Terracotta. Una lucerna bilychne, con anello di sospensione al centro: il 
disco è decorato di cerchi concentrici, impressi, e i due beccucci di volutine in ri- 
lievo. — Piombo. Un piattino schiacciato. 

Il giorno 18 aprile dello stesso anno vi si racolse: Bromo. Un sesterzio di Vespa- 
siano col tipo della IVDAEA CAPTA sul rovescio. Pochi frammenti di una serratura. 
Due anelletti. — Terracotta. Una lucerna monolychne, con ansa ad anello, ornata 
di ovoli leggermente impressi sul disco e di due volutine verso il beccuccio. Un va- 
settino grezzo a corpo ovoidale e a larga bocca. 

Finalmente nei giorni 22 e 23 maggio 1905 fu terminato lo scavo del descritto 
ambiente; e nel giorno 22 tornò a luce dietro il podio per la vendita: Bromo. Un 
vaso in forma di oinochoe, con larga pancia, collo a tronco di cono, bocca con labbro 
verticale, fondo piatto, ansa a corpo circolare impostata .sul labbro e sul ventre, ove 
termina con scudetto cuoriforme. Superiormente, uu coperchio, munito di cerniera, in 
forma di foglia di vite. Altezza m. 0,194. — Ferro. Una scure molto ossidata. — 
Osso. Una stecca piatta lunga m. 0,15. — Pastavitrea. Due globetti per collana 
forati e baccellati, di color verdognolo, e un pendaglietto a piccolo tronco di cono, 



POMPEI 



— 278 — 



REGIONE I. 



1 



forato e di color bianco con spirale azzurra. — Terracotta. Una tazza di terra 
grossolana rossiccia, a corpo superiormente cilindrico e a tronco di cono nella parte 
inferiore, con un'ansa a nastro; un vasettino a corpo ovoidale, con parete sottilis- 
sima, decorato con due fasce orizzontali di una specie di largo zig-zag, fatto a stecca, 
due anse opposte a doppia attaccatura, verticalmente impostate in alto ; un'anforetta. 
Nel giorno 23 : Oro. Fili sottilissimi appartenenti ad un tessuto. — Bronzo. Grande 
vaso emisferico, a larga bocca con labbro rovesciato al di fuori, due anse opposte, 
basso piede circolare. Il labbro è decorato di baccellature verticali incise; le anse 
sono ad arco, hanno corpo a sezione circolare ingrossato nel centro, intorno al quale 
gira un anello dentato, ed hanno le attaccature foggiate a mani umane con le dita 
inverosimilmente affusolate, e inoltre ornate di fiorami a volute, come pure il coi-po 
stesso delle anse. Sul piede ricorrono fiori di loto e palmette alternati, i primi di- 
ritti e le seconde capovolte, il tutto inciso a bulino, come pure la decorazione delle 
altre parti già descritte. Altezza m. 0,175, diam. esterno della bocca m. 0,415. Due 
sesterzi, dei quali l'uno irriconoscibile, l'altro di Nerone col tipo di ROMA sul ro- 
vescio. Uno specchio circolare, rotto in quattro pezzi, del diam. di mill. 156. Un 
anellino, nel cui castone è incisa una rappresentanza poco chiara; un coltellino con 
manico di osso tornito ; una pinzetta, quattro aghi saccali. — Osso. Un ago crinale 
e due punteruoli. — Vetro. Due ampolline, l' una a corpo rigonfio, l'altra a corpo 
allungato. — Ferro. Due scuri. 

Nella medesima regione III, ma nell' isola I adiacente, sul pilastro angolare 
nord-ovest prospiciente la via Nolana, sur uno strato di calce leggesi la seguente 
iscrizione tracciata in grandi lettere nere: 



M • EPIDIVM • SABI mm 
Sovrapposto, in lettere rosse: 



POPIDIVM 



Sul muro a sinistra dello ingresso alla casa detta del Conte di Torino (cfr. No- 
tizie 1905, pag. 246), anche sopra uno strato di calce, in lettere rosse: 

N VM AD 

VSCVPIT 

Sovrapposto, anche in rosso: 

M • AED • (y 

Di fronte al termopolio descritto, sul lato meridionale dell' is. II della reg. IV 
venne disterrata una bottega di due ambienti, che occupano l'angolo sud-est del- 
l' isola. Questi due ambienti sono costruiti quasi interamente con muratura incerta, 
nella quale prevalgono pezzi di lava, salvo nella parte rivolta alla strada, fatta di 
mattoni e pietre di Sarno tagliate a mattoni. 



i 



REGIONE I. 279 — POMPEI 

Il primo ambiente, cioè l'orientale, si apre sulla strada con due vani, quello a 
destra più stretto, di accesso alla scaletta dell'amniezzato superiore, l'altro più largo. 
Dinanzi a questi due vani si raccolsero fra le terre, il 5 gennaio 1903, un sesterzio 
imperiale ossidato ed un suggello rettangolare in bronzo, con la leggenda in lettere 
rilevate : 

2 • I q • j 



Il suggello dunque era di un tal Felicione (FELlClO\|S), servo di un Pompeiano, 
il cui nome per ora si nasconde nelle sigle L • P • 1 . 

Dei due mentovati vani quello ad oriente aveva « soglia di legno, la quale do- 
li vette andare incendiata, giusta gli avanzi di carbone rinvenutivi » (Giorti. dei 
soprusi.). Della porta si trovarono il 7 gennaio 1903 il cardine, la chiave, e fra il 
lapillo molti chiodi di ferro a capocchia emisferica, i quali certamente decoravano 
il battente così di questo vano come dell'altro. A m. 1,60 dal suolo si raccolse nel 
secondo vano, cioè nell'occidentale, una situla di bronzo frammentata. 

Le pareti del detto primo ambiente erano rivestite d' intonaco grezzo : quella 
orientale mostra la traccia di una scala che menava all'ammezzato superiore, la set- 
tentrionale è interrotta da due vani che introducevano in ambienti non ancora di- 
sterrati e la occidentale da un vano d'ingresso a sinistra e da un vano di finestra 
a destra che danno entrambi sull'altro ambiente della bottega già sopra ricordato e 
parimente a fronte di strada. 

Appiè della finestra vedesi nel suolo la bocca di una cisterna con l'orlo di 
terracotta. 

Il secondo ambiente (l'occidentale) ha parimente le pareti rivestite d' intonaco 
grezzo e nulla cifre di notevole, tranne la nicchietta dei Penati nel muro occiden- 
tale. Dinanzi all'ingresso di questo secondo ambiente si rinvenne il 7 gennaio 1903 
un peso di travertino di forma ellittica, mancante della maniglia. 

Nella stessa bottega, il 1° aprile 1903 in mezzo al lapillo, che, come gli og- 
getti stessi, offriva manifesti segni dell' incendio sviluppatosi in quel punto, si rac- 
colse: Bronzo. Un vasettino cilindrico (alt. mill. 61), lateralmente schiacciato, con 
intorno concrezioni di terra e di vetro, indizio di vasi di tal maniera fusi dal fuoco. 
Una piccola casseruola schiacciata e frammentata, a manico orizzontale terminante 
in anello (alt. mill. 64). Un gruppo di circa trenta monete, di modulo grande e 
medio, legate insieme dall'ossido. Un altro gruppo di sei monete, delle quali tre di 
Vespasiano. Un coperchio piatto e circolare (diam. m. 0,09), con piccolo pomo al 
centro e con tre piccole sporgenze rettangolari alla periferia (probabilmente ve n'era 
una qaarta ora distrutta), che, vuote internamente, dovevano servire a fissar meglio 
il coperchio sull'orlo di qualche vaso mediante dei denti che in esse s'incastravano. 
Tre piccoli anelli, di cui uno rotto e frammentato. Un campanellino, privo del ba- 
tacchio e della tenuta. — Vetro. Tre piccoli unguentari. — Terracotta. Piccola 
coppa aretina emisferica, priva di ornamenti, a pieduccio circolare. Altra piccola 



POMPEI — 280 — REGIONE li. 

coppa aretina, di forma cilindrica leggermente slargata in alto, a fondo piatto, or- 
nata di striature orizzontali a metà dell'altezza (alt. mill. 41). Grande coppa are- 
tina, a segmento sferico nella parte inferiore, quasi cilìndrica in alto, con basso 
piede circolare : bella n'è la decorazione a rilievo, consistente (dall'alto in basso) in 
una fascia orizzontale di ovoli ; in una larga fascia parimente orizzontale (e cosi 
anche le altre), formata da rami e foglie ondulatamente disposti ; in un'altra 
fascia fatta di rabeschi, fra cui piccoli quadrupedi correnti e cerchi con entro o 
un quadrupede riposante o un. putti no con in mano un uccello (?); in una quarta 
ed ultima fascia più stretta contenente un rilievo a spina di pesce. Della coppa 
manca quasi una terza parte, Alt. mill. 115. Frammento di una quarta coppa 
aretina ornata di foglie, puntini e cerchietti con entro una piccola stella, in rilievo 
leggerissimo. Porzione di una piccola culla (votiva o da giuoco?), sorretta da piedi 
trasversali (ne avanza uno) e con un bustino muliebre nella estremità interna, molto 
corroso e notevole per una specie di bulla (?) sospesa al collo: la terracotta è di 
lavoro assai grossolano. Un vasettino quasi ovoidale, a larga bocca e con labbro 
rovesciato al di fuori. Un frammento di tegola con la marca in lettere rilevate: 

™iVp J- IHipAZ 

Una coppa del genere campano, a vernice nera, alt. mill. 142. — Ferro. Due 
maniglie, tre chiavi, i frammenti di un pessulus, una lastrina di forma presso a poco 
romboidale, ripiegata in una estremità, una molla. Le maniglie, le chiavi ed il pes- 
sulus sono accessori della porta, raccolti « nella parte anteriore della bottega » 
{Giorn. dei soprast.). 

Essendosi disterrato l' ingresso di una casa, che è il terzo vano dopo la de- 
scritta bottega, procedendo verso ovest, e che si lascia notare pei pilastri fatti con 
blocchi squadrati di pietra di Sarno, in uno dei due cubicoli fiancheggianti l'an- 
drone e precisamente in quello a destra che si mostra rivestito di bei stucchi, si 
rinvennero il 27 dicembre 1902 gli avanzi di uno scheletro umano e il giorno 29 
dello stesso mese si raccolse in quei pressi una lucerna monolychne di terracotta, 
con una raascliera tragica nel disco. 

A. SOGUANO. 



REGIONE III, — 281 — REGGIO CALABRIA 



Regione III (BRUTTI I). 

IX. REGGIO CALABRIA — Di un paoimento in musaico scoperto 
nella città. 

Verso il novembre del 1904 a Keggio Calabria per i lavori di fognatura in via 
Torrione e precisamente sotto il tratto compreso fra i numeri civici 97-99 88-94, a 
m. 1,39 di profondità dal piano stradale, si è messo allo scoperto l'avanzo di un 
grande musaico. L'Autorità comunale, d'accordo con la locale Commissione per le 
antichità, ha subito sospeso i lavori che sul posto faceva eseguire, ordinando il rico- 
primento del musaico e domandando che il Ministero della Istruzione mandasse ad 
esaminarlo per conoscerne l'età e la importanza. Fu dato a me tale ufficio, che ho 
compiuto dal 7 all' 11 decembre riaprendo lo scavo, esplorando quanto più fosse pos- 
sibile i resti del monumento e presentando alla Commissione per le antichità, appo- 
sitamente convocata con l' intervento anche del eh. prof. Antonino Scopelliti in rap- 
presentanza dell'Autorità civica e del R. Ispettore de' monumenti nob. dott. Cesare 
Morisani, la relazione che qui comunico. 

11 musaico serviva di pavimento ad una vasta sala di un edificio romano, della 
quale appariva in ruderi la parete sud-ovest con l'angolo verso occidente: già la 
stessa costruzione dei muri ci allontana dalla bella età dell'impero, essendo questi 
composti a filari di laterizio alternati con irregolare muratura di grosse pietre informi 
di fiume, colle quali tuttora si fabbrica. L'ambiente racchiudeva una vasta superficie, 
e quanto ho potuto vedere del pavimento non era che poca parte di esso, sul quale 
le rappresentazioni figurate ed a colori si svolgono dal lato sud-est al nord-ovest. 

Lungo la parete di sud-ovest e quella di nord-ovest rimane parzialmente la 
fascia generale di riquadratura del musaico. Tale fascia reca sopra un fondo di effetto 
grigio un motivo a girali, e queste sono ottenute con una semplice linea di tessere 
nere e sono terminate o con gruppi di pezzettini di laterizio oppure con circoletti 
di tessere del medesimo materiale, riempiti nel mezzo da una scheggia di marmo 
bianco. 

Noi non conosciamo oggi che la parte laterale inferiore destra del pavimento, 
ed è di otto quadri, disposti in due serie parallele nel senso della lunghezza e chiusi 
da fascio a vago disegno di tipo geometrico (fig. 1). 

Le tre fascio longitudinali dei quadri sono orlate con una fila di tessere nere 
e cenerognole, e contengono una decorazione a rettangoli di cm. 16 X 18, composti 
ciascuno di quattro triangoli adiacenti, dei quali gli esterni in piedi e gli interni 
capovolti, cosicché questi abbiano in comune fra di loro il cateto maggiore ed abbiano 
in comune coi triangoli esterni la ipotenusa. Tutti questi triangoli sono a colori, gli 
esterni sempre in laterizio, e degli interni uno in bianco e uno in nero o macchiet- 
tato in nero e cenere, oppure uno in giallo o in roseo carne, e uno in nero e cenere. 
Fa eccezione il tratto verticale fra gli ultimi due quadri in fondo, dove i triangoli 



BEOGIO CALABRIA 



282 



REGIONE III. 




Fio. 1. 



REGIONE ni. — 283 — RBOGIO CALABRIA 



esterni sono di tessere marmoree color granato e dove la disposizione simmetrica dei 
colori cambia, perchè negli ultimi tre rettangoli diversamente si alternano il granato, 
il nero e cenere, il bianco dei triangoli. 

Le cinque zone o fascio traversali hanno un disegno affine, ma il laterizio che 
vivacemente intona le fascio longitudinali, è quivi sostituito dal granato che ne dà 
il fondo. Queste zone traversali sono agli orli limitate da una fila di tessere bianche 
e cenerognole; e misurano in larghezza cm. 18 senza orli e cm. 20 cogli orli. 

Disegno delle varie zone traversali a incominciare dall'alto e indicandole con- 
seguentemente con le lettere a, b, e, d, e: 

a) losanghe in bianco-grigio, orlate di nero e cenere, con disco nel mezzo 
diviso in quattro spicchi, dei quali due in laterizio e due in bianco gialliccio: le 
coppie a colori simili sono opposte al vertice: sopra il primo quadro a destra nel 
disco della losanga mediana è la sola variante de' due spicchi in tessere di color 
cenere scuro invece che bianco gialliccio; 

b) losanghe in bianco gialliccio con peduncoletti ai vertici che sono nel senso 
della larghezza della fascia: il tutto è tagliato nel mezzo per la lunghezza della 
fascia stessa da una fila di tessere nere; 

e) triangoli isosceli in bianco giallicio, giacenti con la base posta a si- 
nistra nel senso della larghezza della fascia ; il tutto è tagliato nel mezzo così come 
in è; 

d) rombi divìsi ciascuno pel vario colore delle tessere in quattro triangoli 
che hanno il vertice comune nel centro del rombo e sono in granato, o macchiettati 
in nero, cenere chiaro e cenere scuro, oppure in laterizio rosso: il fondo della zona 
non è come nelle precedenti in granato, ma è coperto dalle medesime tessere diverse 
per colore e per materia, con le quali sono composti i rombi ; di maniera che l' in- 
sieme della zona produce un effetto variopinto, irregolare e di tono piìi scuro delle 
altre fascio; 

e) triangoli in bianco gialliccio, coricati su campo granato. 

Sopra la fascia longitudinale mediana nei tratti di intersecazione con le zone 
traversali si osservano motivi speciali di ornato: 

in a) quattro anelli neri in catena verticale riempiti nel campo di tessere a 
color bianco cenere; fra il terzo e il quarto anello ho visto una sola tessera ben 
tagliata di vetro azzurro, e negli altri spazi compresi dentro gli anelli ho notato 
qualche piccola tessera verde iridescente di pasta vitrea : sui fianchi stanno tre mezzi 
dischi per parte in laterizio rosso, ed il fondo di tutto il rettangolo è di tessere 
bianco-giallicce ; 

in b) disco di pezzetti di laterizio con circonferenza listata di nero : gli spazi 
residuali negli angoli del rettangolo sono a tessere di color bianco sporco; ma il 
rettangolo è frammentato e non si riconosce piìi per rottura il disegno che decorava 
il centro del disco; 

in e) stella di quattro raggi a foglia : i raggi sono a semplice contorno nero e 
riempiti di tessere bianche con pochi pezzetti di laterizio nel mezzo: nel centro della 
stella è un disco nero con tessera centrale bianca: campo in bianco gialliccio; 

Notizie Scavi 1905. — Voi. H. 87 



I 



REaaiO CiLABRIA — 284 — REGIONE III; 

in d) figura geometrica quadrangolare su campo bianco con lati concavi, di 
cui il superiore e l'inferiore in pezzetti di laterizio, gli altri due di .fianco in nero: 
il centro è occupato da un dischetto in tessere di laterizio: alla periferia del dischetto 
si fermano le bisettrici dei quattro vertici della figura; 
in e) mancante. 

Sulla fascia longitudinale che si trova verso l' interno del musaico si v«de : 
in e) un'altra bella stella ad otto raggi in forma di foglie e trattati a con- 
torno di tessere nere miste cott qualche scheggia di bianco e di cenere; il campo 
dei quattro raggi in croce è verde, e quello dei raggi interposti obliquamente è a 
pezzetti di laterizio: nel mezzo della stella sta un circoletto in rosso laterizio con 
tessera centrale bianco-gialliccia: gli interspazi risultanti nel campo rettangolare 
sono a fondo bianco-gialliccio, giallo antico e rosso. 

Rappresentazioni nei quadri'. Per chiarezza indico i quadri con numeri progres- 
sivi da 1 ad 8, incominciando dal primo in alto a destra, seguendo poi col suo cor- 
rispondente a sinistra e nella medesima guisa coi quadri dei tre ordini sottostanti. 
Degli otto quadri uno è perduto, alcuni sono guasti ed altri in buono stato : ciascuno 
di essi contiene una figura di animale sia feroce, sia agreste o domestico. Tutti gli 
animali sono rivolti a sinistra e cioè verso la parte centrale del pavimento, e sono 
eseguiti alternamente a tutto corpo con tessere nere e . cenerognole (1, 4, 5, 8) o a 
contorno e a schema con tessere nere (2, 3, 6, 7); ed hanno i particolari in bianco 
e in rosso laterizio. Il fondo del quadri è chiaro e di volta in volta prende vari 
gradi di intonazione al grigio, al gialliccio, al verdognolo, al roseo carnicino: gene- 
ralmente in ogni quadro uno o due tronchi d'albero e qualche serpentello strisciante 
designano l'aperta e selvaggia campagna. L'esecuzione delle figure è fatta con sicu- 
rezza di disegno e con movimenti e pose bene adatti alla diversa natura degli ani- 
mali stessi che sono rappresentati; non senza nascondere tuttavia una qualche tra- 
scuranza nei particolari e un carattere generale di stile provetto, ma già decadente. 

1) Ariete che si pasce del fogliame di un arboscello: l'interno delle orecchie 
è bianco ed il contorno è nero, le corna sono in cenere, l'occhio è a pupilla bianca 
e a contorno bianco, il genitale termina nella punta con una scheggia di laterizio 
rosso. Nel campo di color bianco gialliccio, dietro le gambe posteriori dell'animale, 
è un alto albero, a' piedi del quale strisciano due serpentelli. ' 

2) Cavallo al pascolo: guasto in parte del collo, nella testa e nelle estremità: 
il corpo è riempito con tessere bianco-giallicce e il campo del quadro è in bianco 
grigio. . . ■ 

3) Tigre assaltante e anelante, con movimento ed espressione di ferocia: occhio 
e denti in bianco, fauci e lingua in laterizio rosso: le striature schematiche del corpo 
sono, oltre che in nero, in bianco e in cenere: fondo del quadro, come nel n. 2: in 
basso a sinistra tronco di pianta a foglie cuoriformi. 

4) Distrutto. Restano in tutte tessere nere solo le zampe posteriori di un 
quadrupede. Campo del quadro come nel n. 1. 

5) Leone nello slancio dell'assalto: è perduta tutta la testa, la giubba è accen- 
nata in modo rozzo e trascurato, la coda è mozza. Nel campo che è bianco gialliccio 



REGIONE HI. 



285 — 



REGGIO CALABRIA 



come nel n. 1 ma con tessere di color giallo verso il basso, sta dietro la metà del 
corpo del leone un alto albero con rami terminati da foglie lanceolate in nero e in 
laterizio: ai piedi dellalbero e aoche sul terreno si agitano e si contorcono serpenti 
in nero, in laterizio, e in nero e laterizio. 




FiG. 2. 



6) Del quadro, che ha il campo di color grigio verdino, rimane circa la metà: 
vi appare un animale in corsa, dalle zampe ad unghia bipartita, trattato a contorno 
nero e schema cenerognolo col corpo a tessere di bianco gialliccio : l'animale manca 
della parte anteriore. Dietro di esso sta un albero dai rami a foglie nere e portanti 
bacche in verde: a' piedi dell'albero si levano grossi serpenti in nero con testa a 
pezzetti di laterizio e contornata di tessere nere. 

7) Piccolo felino nella corsa dell'assalto : contorno e schema in nero con fondo 
del corpo in tessere rosee e cenerognole: la figura è rotta fra il collo e le zampe 
anteriori, non che guasta alla testa. Il campo del quadro è fatto di tessere chiare 
con varia tinta, predominando il color carnicino. Dietro la figura è un albero a tessere 
nere, ramificato in alto ; qualche estremità dei rami termina con schegge di laterizio : 
sul fusto si avvolgono due serpentelli a tessere nere e verdi con la lingua in laterizio. 

8) Cinghiale fuggente: manca della parte posteriore. Corpo a tessere nere; 
interno delle orecchie, pupilla e contorno dell'occhio in bianco; zanne e denti in 



I. 



BBOaiO CALABRIA — 286 — REGIONE IH. 

bianco roseo; lingua in laterizio. Campo del quadro come nel n. 6 col solito albero 
e i soliti serpentelli ai piedi di esso. 

La superficie occupata dalla parte del musaico qui sopra descritto è di m. 4 X 2. 

Avendo io proseguito per liberalità dell'Autorità civica ad esplorare il pavimento 
verso il mezzo, si è scoperto l' interessante avanzo del medaglione centrale che mi- 
surava quattro metri di diametro e rappresentava in corona d'alloro un guerriero, 
indossante la tunica e il paludamentum, armato nella sinistra di doppia lancia, col 
braccio destro levato in alto a mano aperta, galoppando verso dritta sopra un destriero 
bianco. Del guerriero rimane tutta la testa fino alla spalla, il braccio e la mano 
destra; delle due lance la parte superiore; del cavallo la testa soltanto: il volto del 
guerriero è visto a 7^ di profilo, con occhio tondo, ampio e di prospetto: il corpo 
è di prospetto (fig. 2). 

Il campo del medaglione è costruito con tasselli di marmo bianco, irregolar- 
mente tagliati senza forma decisa ma allungata e tendente a foggia rettangolare, in 
media di cm. 1 X 1 ^ e anche di minori dimensioni ; altri tasselli sono poligonali ed 
altri a triangoli col vertice smussato; moltissimi sono informi: cosi che le unioni 
delle tessere non presentino connessure perfette, ma restino interstizi fra le parti- 
celle dei diversi materiali adoperati. 

Sul fondo del medaglione spicca vivamente e con gradevole effetto la corona 
d'alloro che lo contorna: questa è di foglie rivolte a sinistra in nero o verde o la- 
terizio: i colori sono uguali per ogni coppia di foglie, ma si alternano con varia 
vicenda: il ramo a cui sono attaccate le foglie è stilizzato in una serie continua di 
forme ovoidali composte di tasselli dei medesimi tre colori, il nero o il verde o il 
laterizio. La corona è chiusa verso l' interno da un cerchio di una fila di tasselli 
neri, e verso l'esterno da altro cerchio di rozze pietruzze silicee biondo-cenere, in- 
formemente tagliate in testa e ridotte a cuneo per una profondità di cm. 2 '/s- Con 
tal genere di pezzetti di silice il medaglione si riattacca sui lati ai riquadri figurati. 

Il volto della figura maschile nel medaglione è composto dei medesimi tasselli 
di marmo bianco, con cui è costruito il fondo; di forma allungata, misura sulla 
linea mediana della lunghezza cm. 18 in quel modo che di 18 cm. è la larghezza 
della fronte, mentre all'altezza della estremità del naso la larghezza è di cm. 12 
e alla estremità del mento è di cm. 6. Il contorno del viso e del collo è ottenuto 
con una fila di piccole tessere nere di taglio abbastanza regolare. La pupilla del- 
l'occhio è rappresentata con una tessera nera circondata da schegge di marmo can- 
dido e cioè molto più bianco degli altri tasselli del fondo del medaglione; in nero 
sono le ciglia e le sopracciglia; il naso è profilato con tessere di un verdino cene- 
rognolo chiaro; così pure la bocca è contornata con una di simili pietre nel labbro 
superiore, una nel labbro inferiore e una piccola agli angoli, piìi una pietruzza ret- 
tangolare di marmo granato nel mezzo per indicare la lingua. Il capo è composto 
con piccoli pezzetti di marmo nero, i quali verso la linea esterna sono tagliati di 
preferenza a triangoletti ; nel mezzo, per tratteggiare un diadema, sono collocati 
gruppi di tasselli color marrone, contornati di piccole schegge in nero: i gruppi di 
tali tasselli sono corrosi alla superficie. 



RBOIONE III. — 287 REGGIO CALABRIA 



Il ricco paludamenlum, purpureum, svolazzante dietro la spalla e il braccio 
destro, è in tasselli di terracotta color rosso vivo con strisce di tessere in porfido: 
la tunica è munita di lunga manica, e questa è fatta con righe di tessere verdi e 
strisele nere nel senso della larghezza: due file di tessere verdi alla base del collo 
denotano la scollatura della tuuica stessa. La mano ha le dita lunghe trattate cia- 
scuna con una fila di tessere bianche, essendo gli spazi fra le dita occupati da una 
fila di tessere in terracotta, le quali danno lo sfondo del mantello. 

Le due lance sono in nero a una fila di tasselli. 

Del cavallo si vede la testa in bianco sporco che bene si distacca dal bianco 
del fondo del medaglione: i contorni, compresi quelli delle orecchie e dell'occhio, 
sono delineati con tasselli di verde cenerognolo chiaro : le briglie risaltano con una 
semplice fila in laterizio: un gruppo di tre schegge di laterizio entro un circoletto 
di tasselli neri designa le narici; la bocca è trattata a laterizio con un dente su- 
periore e uno inferiore, ciascuno indicato con una scheggia di marmo bianco: è 
altresì adoperato materiale bianco per l'occhio intorno alla pupilla nera, ed in nero 
è il giro ovale delle ciglia. 

Il medaglione campeggiava nella zona di mezzo del pavimento, essendo tan- 
gente sui fianchi colla serie dei quadri laterali: gli spazi in questa zona mediana 
lasciati vuoti nei quattro cantoni risultanti dalla forma circolare dell'emblema prin- 
cipale, erano occupati da ornati, di cui è rimasto quello in basso a destra, compreso 
cioè nell'angolo avente un lato in continuità col quadro nel quale è rappresentato il 
cignale. Chiude l'angolo una fascetta in tangenza col medaglione, costruita di ma- 
teriale laterizio e listata da una fila di tessere verdognole: nel campo sta un'an- 
fora a corpo globulare con alto collo cilindrico leggermente svasante di tessere gri- 
gio-chiare, provvista di due manichi contrapposti a volute in nero e adorni nell'alto 
di due svolazzi o nastri a spirali, parimenti in nero e terminati in ciascuna spi- 
rale con una tessera di terracotta: la bocca del vaso è riempita di tessere verdi 
(fig. 3). 

Il musaico non sì è potuto più oltre esplorare ed è stato di nuovo interrato ('). 

Trattasi di un pavimenlum vermiculatum di dimensioni così grandi quali non 
si cominciano ad incontrare che nei tempi degli Antonini; il musaico, compreso il 
vasto medaglione centrale, è tutto eseguito direttamente sul suolo, come si usò di 
fare sino dalla metà del li secolo. La superficie della sala era totalmente coperta 
da soggetti figurati, distribuiti in una doppia serie di quadri lungo ciascuno dei due 
lati che fiancheggiano \ emblema di mezzo, mentre che la decorazione geometrica si 
restringe alle sole cornici; e la molteplicità dei quadri, senza raggruppamenti di 
figure, non ha unità di composizione; per modo che ciascuna rappresentanza sia in- 
dipendente dalle altre e faccia soggetto da sé sopra un fondo uniformemente chiaro, 
come al tempo dei Severi. Tutta l'opera appare dominata dal sentimento della na- 
tura ed è tratta dalla natura stessa con imitazione del vero e stretta, minuta, scru- 

(') A 39 cent, dal pavimento e a 1 metro sotto il piano stradale giaceva una tomba in te- 
goloni con le sole ossa del cadavere. 



k 



asaaio' CAr.ASRiA. 



•* — 288 — 



REGIONE III. 



pelosa inspirazione al realismo naturalistico; ir che costituisce lo spiccato carattere 
dell'arte del musivarius tìn dal 111 secolo. 

La testa del personaggio rappresentato nel medaglione si allontana dai carat- 
teri iconogradci e stilistici dell'arte classica: di forma allungata e alquanto magra 

• .ti 




FiG. 3. 



non ha la vigorosa quadratura della buona età imperiale; anche gli occhi, ampia- 
mente aperti, con le sopracciglia a grande arco alzato, accrescono rigidezza al volto, 
togliendo allo sguardo impassibile ogni espressione di vita, ogni sentimento d'animo. 

Lo stesso adornamento del capo, a mo' di diadema, ci rapporta ad un costume 
che fino a quasi tutto il III secolo fu inviso e difficilmente tollerato. 

A ciò si aggiunga l'abbondante impiego del materiale di terracotta in sostitu- 
zione dei marmi rossi, che per l'abbandono delle cave e le difficoltà del commercio 
venivano già a mancare. 

Pe; tutto questo il musaico di Reggio Calabria può assegnarsi ad un tempo 
tardo dell' impero fra il III ed il IV secolo. 



Q. Quagliati. 



Roma, 15 ottobre 1905. 



!BEQIONK X. — 289 — LOZZO ATESTINO 



Anno 190^ — Fascicolo IO. 



Regione X (VENETIA). 

I. LOZZO ATESTINO — Tomba primitiva, scoperta sul declioio del 
monte. 

Sul contrafforte meridionale del monte di Lozzo, detto Vignalon {ng. 1), la cui 
superficie forma un abbastanza esteso altipiano costituito di affioramenti di roccia 
calcare, e precisamente nel podere Vernasse di proprietà di Agostino Zanon, scavandosi 
per piantagioni di viti, avvenne nell'aprile del 1904 una scoperta, che per il terri- 
torio atestino è di singolare interesse archeologico. Le vanghe dei lavoratori s'abbat- 
terono in un'olla fìttile deposta in semplice buca, riempita di terra di rogo, entro 
alla quale erano con le ossa combuste una fibuletta e un anellino di bronzo, mentre 
al fianco giaceva un altro vaso infranto di forma animalesca. 

Essendo stata la scoperta annunciata alla Direzione del Museo Nazionale Ate- 
stino, io stesso mi recai il 21 aprile sopra luogo col Conservatore sig. A. Alfonsi per 
prenderne conoscenza. E il giorno successivo l'Alfonsi vi ritornò per constatare coi 
lavoranti il sito preciso del riuTenimento. Patta sgombrare dalla terra la buca, potè 
riconoscere, che era stata scavata nel tufo calcare alla profondità di centim. 35 dal 
suolo, ed aveva il diametro superiore di cm. 45. Era ancora visibile la traccia lasciata 
dal ventre dell'ossuario, che doveva essere stato incastrato saldamente nel pozzetto. 
Ma l'Alfonsi fece egli stesso una scoperta ulteriore entro al pozzetto; perchè, oltre 
a vari frammenti fìttili, era rimasta aderente alla parete, fra la terra di rogo, una 
freccia di silice di color rosso-chiaro, smussata nella punta. 

Potè fissarsi con precisione adunque il sito della tomba. Essa veniva a trovarsi 
alla distanza di circa 200 metri da quella parte del monte di Lozzo detta Rivale 
di Pra, ove furono scoperti negli scavi, intrapresi gli anni 1902-1903, gli avanzi di un 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 38 



LOZZO ATBSTINO 



290 



KEaiONB X. 



primitivo villaggio ('), che si estendeva sulle altre cime del monte, Pra, Preara, Mes- 
sareo (cfr. fig. 1). Il dorso del Vignalon è alto circa m. 180 sul livello del mare, 
mentre il Rivale di Pra raggiunge l'altezza di m. 250 e la sommità piìi elevata del 
monte di m. 327. ' 




Fio. 1. 



Nei campi circostanti alla tomba ravvisò l'Alfonsi medesimo spesse macchie di 
terra nerastra mista di carboni ; e, facendo un piccolo scandaglio in un punto libero 
dalla vegetazione, trovò di nuovo un forte strato di terra di rogo con cocci di vasi. 
Lo stesso contadino Zanon narrava di una fossa con terra bruciaticela e ossa, rinve- 



(') Cfr. Taccarata esposizione fatta dall'Alfonsi dei risultati forniti da questi scavi in No- 
tine 1903, pag. 537-549. 



REGIONE X. — 291 — LOZZO ATESTINO 

nute altra volta in quelle vicinanze. Per tutte le quali ragioni e perchè mi pareva 
ad ogni modo ragionevole credere, che la tomba dissepolta non avesse ad essere iso- 
lata, giudicai opportuno di far intraprendere, col fondo fornito dal Ministero del- 
l' Istruzione per gli scavi del territorio di Este, ima ricerca sistematica. 

Questa ebbe luogo nella seconda metà dell'ottobre 1904, affidata alla diligenza 
del medesimo Conservatore del Museo Atestino. Disgraziatamente però i risultati non 
risposero all'aspettazione; e, mentre io mi disponevo a visitare gli scavi, appena in- 
cominciassero a porre in luce il sepolcreto, di cui andavamo in traccia, ebbi dall'Al- 
fonsi informazione, che non si rinveniva quasi nulla di notevole. 

Alla distanza di circa 150 metri dalla tomba, verso sud, sullo stesso altipiano del 
Vignalon, apparvero le tracce sicure di un altro pozzetto sepolcrale, sebbene mano- 
messo in guisa, che si raccolsero solo numerosi frantumi dell'ossuario e poche ossa 
umane combuste. 

Esaminai nel Museo quei frammenti; e vidi che l'ossuario doveva essere per forma 
affine a quello della tomba conservata, con decorazione a serie di linee parallele oriz- 
zontali e a zig-zag, ottenute a rilievo, anziché a graffito. 

Che esistessero in origine altre tombe non v'ha dubbio; ma, secondo i dati e 
le notizie che Alfonsi potè procacciarsi dagli stessi contadini, pare che codeste tombe 
fossero disposte ad una certa distanza le une dalle altre; e che la coltura moderna 
del terreno, specialmente il dissodamento della roccia, per ridurla a vigneto, abbia 
contribuito a distruggerle. 

Un altro fatto però fu potuto mettere in sodo dall'Alfonsi. A 100 metri circa 
dalla tomba, verso est, furono segnalati gli avanzi di un pavimento formato di ciot- 
toli trachitici, simile a quello del quale si rinvennero resti nella località Rivale di 
Pra e). Sopra questo pavimento giacevano abbondantissimi carboni, ossa d'animali, 
frammenti di vasi fittili, fra cui un pezzo di ciotola col fondo bucherellato, munita 
di ansa ravvolta a nastro, e im pezzo di selce di forma triangolare con ritocchi evi- 
denti ne' margini, destinato a servire da punta di giavellotto. 

Da questo ritrovamento venne pertanto a risultare, che in grande vicinanza delle 
tombe si estendeva quel vetusto abitato, di cui verso la parte più alta del monte si 
erano esplorate altri ragguardevoli resti, abbastanza vicini del resto anche quelli 
all'area delle tombe medesime. 

Premessi questi cenni topografici, sui quali torneremo più avanti, passiamo sen- 
z'altro ad analizzare qui il contenuto della tomba di Lezzo, sfuggita alle ingiurie del 
tempo e degli uomini, che il caso ripose alla luce. Ancorché unica, per il suo pe- 
culiare carattere arclieologico e per la località, cui appartiene, non cessa d'avere una 
grande importanza. 

Il vaso racchiudente le ossa combuste (fig. 2) consta di due parti quasi di eguale 
altezza: la inferiore o ventre a tronco di cono rovescio, rigonfio e panciuto; la su- 
periore collo a tronco di cono diritto, più ristretto e im po' concavo. La base di 
questo va a collegarsi, allargandosi, alla base del tronco di cono inferiore, mentre 

(•) Cfr. Notizie cit., pag. 539, fig. 2 a. 



LOZZO ATBSTINO 



— 292 — 



REGIONE X. 



l'estremo orlo superiore, espandendosi alla sua volta ne forma il labbro assottigliato,- 
ora guasto in più punti. 

L'ossuario è alto 10 cm.; ba il diametro del labbro di 14, quello del fondo di 6. 
La parte maggiormente espansa del ventre è adorna in quattro punti equidistanti 
di quattro sporgenze volte obbliquamente in su, di cui una intera, le altre tre smus- 
sate. La parte interna del vaso ha da un lato una incrostazione calcare bianca. Le 




FiG. 2. 



ossa combuste depositate in esso sono poche, ma di abbastanza spessore per potersi 
giudicare ossa d'adulto. 

L'ornamentazione del vaso è a solchi abbastanza larghi, attraversati da minutis- 
sime e fitte strisciette obblique parallele, finamente incise: maniera di graffito, che 
si crede comunemente, ma senza ragione, ottenuta con le impressioni di un filo ritorto. 

Sotto al labbro ricorrono tre file di codeste strisele, che chiameremo dentellate. 
In feudo al collo è disposta una serie di angoletti (tredici) col vertice in alto, riem- 
piti da linee parallele ad uno dei lati. Seguono tre linee orizzontali. Nella curva- 
tura superiore del ventre sono tirate alcune serie di lineole verticali (dalle cinque 
alle otto) disposte a eguali intervalli a guisa de' triglifi del fregio dorico. Se ne 
hanno tre gruppi entro ognuno degli spazi compresi fra le quattro alette, e quindi 
in tutto dodici gruppi. 

La terra impura e granulosa, di cui è plasmato l'ossuario, ha preso nell'insieme 
un colore rosso acceso, segno di cottura abbastanza perfetta, ma in qualche parte è 



REGIONE X. — 293 — LOZZO ATESTINO 

rimasta di colore più cupo : disuguaglianze, che mostrano essere statò il vaso esposto 
a fuoco libero. Neppure vi ha dubbio sulla modellazione, che si fece del vaso a mano, 
senza tornio, come prova l'irregolarità della sua struttura. 

La ciotola-coperchio, trovata rotta e ricommessa da molteplici frammenti (fìg. 3), 
alta 11 cm. col diam. di 19 e mancante di alcune parti, ha colore più cupo dovuto 
a più imperfetto grado di cottura. È di forma conica, col labbro rientrante. 

L'ossuario di Lozzo corrisponde ad una delle forme più antiche e direi quasi 
fondamentali del tipo di Villanova, quale assai di raro apparve nella necropoli di 
Este, e naturalmente nelle tombe a buca più arcaiche, riferite al primo periodo della 




Fio. 3. 



civiltà del paese. Possono esser citati come più affini al nostro due ossuari, forniti 
pure di quattro apici nella massima sporgenza del ventre, appartenenti alla tomba del 
fondo Lachini-Pelà segnata nel Museo Atestino col n. 2 {'). Ne diamo qui uno ripro- 
dotto (fig. 4), che si riscontra al nuovo esemplare per l'identità del tipo e l'analogia 
stringente degli ornati. 

Ricorre nell'alto del collo, oltre a un triplice solco orizzontale, una serie di ango- 
letti col vertice in giù riempiti da linee, come quelli che nell'ossuario di Lozzo, sono di- 
sposti inversamente alla base del collo. Intorno al ventre il vaso della tomba Pela ha poi 
a intervalli gruppi di linee verticali, ma rilevate anziché graffite. Un motivo decorativo 
estraneo al genere del nuovo vaso è costituito dai doppi cerchietti impressi con un 
punzone, i quali per quanto appariscano abbastanza per tempo nella civiltà di Vil- 
lanova, contrassegnano un procedimento notevole nella decorazione geometrica a 
graffito. 

Finalmente ambedue gli ossuari della tomba Pela hanno nella superficie una 
sorta d'ingubbiatura lucente, ancora estranea all'ossuario di Lozzo, e sono altresì for- 
niti di una basetta, o zoccolo che ad esso manca. 

e) Portano i n. 1687 e 1688. Il primo di questi, pubblicato ora esattamente da fotografia con 
la nostra fig. 4, venne riprodotto con disegno del Prosdocimi, Notizie 1882, tav. Ili, fig. 4. Ambedue 
rese pure con disegno il Montelias, La civilisation primitive en Italie, p. I, s. B, tav. 50, fig. 9, 12. 



I.OZZO ATB8TIN0 



— 294 — 



REGIONE X. 



Accanto all'ossuario giaceva nella tomba dì Lozzo un vaso in forma di quadra- 




I 



FiG. 4. 



pede (flg. 5). Resta, ricomposta da più pezzi, una buona parte del corpo col principio 




I 



Fio. 5. 



delle quattro gambe, il collo, la testa. Le corna sono rotte. È rotta la parte supe-l 



REGIONE X, — 295 — LOZZO ATBSTIMO 

riore del corpo medesimo, ohe aveva nel mezzo un'apertura circolare od ellittica, for- 
mante la bocca del recipiente, di cui resta un piccolo lembo, presso il quale sono segnati 
due solchi. Altre striscio graffite più in giù formano degli angoletti : e tutte hanno i 
soliti finissimi tratteggi, che abbiamo già osservato nell'ossuario. Sotto al collo è 
espressa chiaramente la gorgiera, e in fondo al ventre le quattro mammelle. Si è 
rappresentata evidentemente una vacca. 

Il colorito dell'argilla varia dal rosso al cupo come nell'ossuario: lunghezza 19 cm.; 
altezza 7. 



FiG. 6. 



Anche questo curioso vaso zoomorfico trova efficacissimi termini di paragoae nelle 
tombe delle necropoli di Este, ascritte al primo periodo. 

Nella tomba Pela, da cui provengono i due ossuari simili al nosti'o, giaceva il 
vaso a forma d'uccello (') riposante su quattro ruote, ben conosciuto per la sua rela- 
zione col carrettino di bronzo dell'antichissima necropoli tarquiniese e con gli altri 
di origine orientale studiati dall' Hundset (2). 

Nel sepolcreto della campagna Melati sul canale Brancaglia l'anno 1880 uscì, 
fra mezzo a tombe devastate del primo e del secondo periodo, un vaso a forma di 
vacca (n. 3079) proprio del tutto affine al nostro. Ha rotta la testa e le gambe, 
restando solo i frammenti di tre. Come nel nostro, sono anc'ne in esso accuratamente 
espresse le quattro mammelle. Sul dorso è l'apertura del recipiente. 

(') Prpsdocimi, in Notizie 1882, tav. Ili, fig. 1 a. Montelius op. cit., tav. cit., fig. 8. 
(«) ZeiUchrift fiir Ethnologie, 1890, pagg. 49-75. 



LOZZO ATESTINO 



— 296 — 






REaiONE X. 



Ad una evoluzione stilizzata dello stesso tipo di vaso devesi ricondurre un esem- 
plare (n. 6263), spettante ad una tomba (n. 131) della Casa di Ricovero, pubblicato 
da fotografia con la fig. 6. Qui il corpo del vaso ha perduto la forma natm-alistica 
animalesca ; è diventato sferoidale ; ma da esso si sviluppa da un canto la testa cor- 
nuta portante incastonati due cerchietti d'osso che figurano gli occhi ('); e di sotto 
restano i quattro piedi bovini. La decorazione a linee orizzontali e ad angoli den- 
tellati ricorda i .motivi dell'ossuario di Lezzo. 




♦ 



Fig. 7, 8, 9. 



Anche la necropoli tarquiniese ha dato due gutti con testa cornuta di bue (*), 
che, sebbene diversi ne' particolari, possono esser pure paragonati, per codesto ele- 
mento zoomorfico, al nostro vaso. E al tipo medesimo, sempre più stilizzato ed evoluto 
si riconducono i due vasi con doppie teste bovine usciti da uno dei tumuli di Ge- 
meinbbarn, appartenente al gruppo cimiteriale {^) di Hallstatt. 

Nella tomba di Lezzo di oggetti di bronzo era grande scarsità : non si trovò altro 
che un punteruolo fatto di un'asticciuola quadrangolare appuntita (fig. 7) (^) ed una 



(•) Questi cerchielli d'osso ricordano quelli riscontrati dal Brizio in un vaso di Verucchio- 
Notizie 1891, pag. 301, fig. 10. 

(«) Ghirardini, Notizie 1882, tav. XIII Ws, fig. 1 ; cfr. pag. 111. Montelius, op. cit., p. II, tav. 284 
fig. 1, .S. Il primo è quello pubblicato da me nelle Notizie. 

(') HOrnes, Urgeschichte der bildenden Kunst, tav. XIX, fig. 12-14. 

(■•) Un punteruolo similmente fatto si raccolse fra gli avanzi delle arcaiche abitazioni ad Este, 
contrada Canevedo; cfr. Prosdocimi, Bullett. di paletti, ital., XIII (1887), pag. 191. 



REGIONE X. — 297 — LOZZO ATESTINO 

fibula, il cui tipo attesta l'alta antichità del nostro sepolcro (fig. 8). È essa ad arco 
semplice di filo cilindrico, ornato di tre nodetti con brevissima staffa fatta di lami- 
netta circolare ripiegata da un lato per ricevere l'ardiglione ora mancante. Due anel- 
lini infilati nell'arco della fibula rimasero intorno ad esso appiccicati per l'ossida- 
zione, mentre un terzo anellino di diametro più largo fu trovato rotto e staccato. 

Fibule a semplice arco, come queste, si ebbero, per quanto rare, negli strati piti 
antichi della necropoli della città. La tomba n. 2 del fondo Lachini-Pelà, che rac- 
chiudeva i due ossuari analoghi al nostro, aveva anche cinque fibule ad arco sem- 
plice con varianti nello spessore e nella decorazione dell'arco; ed una di esse con 
quattro costolature e due anelletti appesi all'ardiglione (') è piii particolarmente affine 
al nuovo esemplare di Lezzo. 

Questo è ad ogai modo uno de' più antichi esemplari succeduti alle primitive 
fibule ad arco di violino, che appariscono negli strati veneti delle palafitte. Anche 
i nodi trovano riscontro in que' due, che hanno talora le fibule ad arco di violino ; e 
la successione dell'un tipo all'altro è comprovata dalla necropoli sicula di Panta- . 
lica {'). 

L'ultimo oggetto della tomba di Lozzo è una cuspide di freccia di silice rosso- 
chiara, senza paduncolo, rotta in punta (fig. 9). Per quanto possa parere singolare la 
presenza di questa freccia silicea nella tomba, non abbiamo veruna ragione per revo- 
care in dubbio l'originaria associazione di essa con la suppellettile quivi deposta, 
essendo stata dall'Alfonsi raccolta con le sue mani aderente alla parete del pozzetto. 
Neppure è il caso di sforzarci a spiegare codesta associazione, come dovuta ad una 
mera accidentalità : quale sarebbe ad esempio che la punta silicea fosse, come oggetto 
erratico, penetrata nel pozzetto sepolcrale. Né finalmente dobbiamo, per renderci conto 
della sua presenza, ricorrere agli esempi, che si hanno nei sepolcreti dell'età del ferro, 
non esclusa la necropoli di Este, di simili cuspidi di pietra depositate, come oggetti 
di superstizione di culto tradizionale, nelle tombe (*). 

Imperocché non solo la freccia del sepolcro di Lozzo, ma la qualità delle sto- 
viglie e gli stessi motivi decorativi richiamano la vetusta stazione umana apparsa 
sullo stesso colle, ove la tomba era scavata. Di frecce della stessa specie di silice 
si ebbero fra le reliquie di quella stazione vari saggi {*). Moltissimi fra i frammenti 



(') Cfr. Prosdocimi, Notizie 1882, tav. Ili, fig. 8. Cfr. Montelins, op. cit. p. I, s. B, fig. 3. 
Altre tre fìbule della tomba sono date dalle figg. 7, 10, 12 della stessa tavola delle Not. cit. ; le due 
prime anche del Moutelius, tav. cit.. fig. 1, 2. 

(■) Cfr. Colini, Bull, di paletn. X (1905), pag. 43 e segg. 

(») Cfr. Colini, Bull, di paletn. XXV (1899), pag. 257, nota 826. A Este si ebbe pure una 
punta di freccia in una tomba del sepolcreto della Casa di ricovero del secondo periodo. Cfr. Al- 
fonsi, Notizie 1900, pag. 514, tomba n. 84: La suppellettile di qresta tomba porta ora nel Museo 
Atostino il n. 235. La freccia, più grande dell'esemplare di Lozzo, di colore grigiastro, è segnata 
Col u. 7818. In questo caso è evidente il significato rituale della deposizione dell'oggetto siliceo 
nella tomba; perchè essa, come^dimostra il suo ricco corredo ceramico e metallico, spetta ad «n 
periodo inoltrato di civiltà, nel quale non perdurava pili l'uso delle armi silicee. 

(*) Cfr. Alfonsi, Notizie 1903, pag. 547. 

Notizie Scavi 1905. ~ Voi. IL 39 



LOZZO ATESTINO — 298 — REGIONE X. 

fittili in essa raccolti, anzi proprio i più caratteristici ('), hanno le appendici ad 
alette che ha l'ossuario della tomba. Una piccola figurina di quadrupede (-) ricorda, 
come prodotto di rudimentale arte plastica il vaso in forma di vacca. Alcuni fram- 
menti di vasi adornati a graffito con linee parallele ed angoletti, talvolta con stri- 
sele dentellate {^) di essa stazione di Lozzo, si riscontrano per questi modi di decora- 
zione all'ossuario. Perfettamente analoga è da ultimo la qualità, l'impasto, la cottura 
dell'argilla. 

Non è lecito pertanto dubitare, che la tomba del Vignalon non sìa un resto del 
cimitero, appartenente al primitivo villaggio, del quale si esplorarono le tracce sullo 
stesso monte, nelle località Rivale di Pra, Pra, Preara e Mezsareo, e del quale 
si ravvisarono anche sull'altipiano del Vignalon sicuri resti. Sebbene gli abitanti 
di quel villaggio non avessero smesso l'uso di strumenti silicei, avevano tuttavia 
raggiunta l'età del bronzo, come ha provato la scoperta di frammenti vari e di uno 
scalpello lavorato in quella materia (*). 

Ma d'altra parte la tomba di Lozzo si connette ai più arcaici sepolcri della 
necropoli atestina per la forma a buca o pozzetto, per il rito della cremazione, 
per la struttura e gli ornati dell'ossuario, per il vaso zoomorfico, per il tipo della 
fìbula. 

Essa offre, per così dire, un anello di congiunzione fra la civiltà rappresentata 
dall'arcaico villaggio di Lozzo e quella del primo periodo della necropoli di Este. 

In Este stessa si hanno del resto stazioni, che corrispondono pienamente a quel 
periodo, come altre corrispondono al secondo ed al terzo della necropoli C'). 

Spettano ad uno stadio parallelo al primo periodo, con elementi analoghi ("), 
per quanto in parte più sviluppati, del villaggio di Lozzo, tre stazioni d'abitato della 
contrada Canevedo: la prima del fondo Burchiellaro ("); la seconda del fondo De An- 
toni (^) ; la terza del brolo Merini (^). Contemporanea al secondo e al terzo periodo 



CJ Ibid., pag. 544. L'Alfonsi nota circa tin centinaio di appendici ad aletta sporgenti orizzon- 
talmente dalle pareti dei vasi. Cfr. anche gli esemplari di codeste anse, trovati nell'antichissima 
stazione di Canevedo, fondo Burchiellero, ad Este: Prosdocimi, Bull, di paletti. XIII (1887) 
pag. 163, tav. IX, flgg. 35, 38, 39; ed anche Alfonsi e Ghirardini, Notizie 1901, pagg. 472, 476. 

(») Manca della testa e delle gamhe: Notizie cit., pag. 546. fig. 9, i. 

P) Ibid., fig. 9, a-f. L'ultimo dei frammenti ivi riprodotti ha appunto i solchi dentellati. Una 
tal sorta di decorazione a graffito appare abbondantemente pure fra gli avanzi fittili del fondo Bur- 
chiellero in Canevedo; Prosdocimi, Bull, cit., tav. Vili, fig. 1-18; IX, 1-11. 

(*) Alfonsi, Notizie cit, pag. 548. 

(5) Veggasi la pianta della zona della città, ove si ebbero avanzi delle antiche abitazioni, 
data dall'Alfonsi, Notizie 1903, pag. 446, fig. 1. 

(*) L'Alfonsi ha messo in evidenza l'analogia del materiale di Lozzo con quello di Canevedo: 
A'ofùie 1903, pagg. 548-549. Cfr. le analogie speciali notate sopra da me fra le ceramiche di Lozzo 
e di Canevedo, pag. 297 nota 5, e qui sopra n. 2. 

C) Segnata nella detta pianta, Notizie 1903, pag. 446, fig. 1, col. n. 6; edita dal Prosdocimi, 
Bull, di paletti. XIII (1887), pagg. 156-200. 

(*) N, 5 della detta pianta illustrata dall'Alfonsi e da me, Notizie 1901, pagg- 472, 475-77. 

(9) N. 7 della detta pianta, accennata dall'Alfonsi, Notizie 1903, pagg. 452, 453. 



REGIONE X. — 299 — I,OZZO ATESTINO 

sono le stazioni di via Restata e particolarmente quella del fondo Pela, più recen- 
temente esplorata ('). 

Anche nella città bassa adunque, come sul monte di Lezzo, le attinenze fra 
avanzi di abitato e resti cimiteriali sono manifesti, e concorrono a dimostrare la 
lenta evoluzione degli elementi industriali e civili delle genti, che ebbero qni 
stanza. L'evoluzione si palesa naturalmente in modo più spiccato nella necropoli, dove 
si è religiosamente composto e gelosamente custodito un più ricco apparato d'arredi 
e suppellettili e ornamenti; laddove delle abitazioni non rimasero che scarse e po- 
vere vestigia: rifiuti della vita casalinga e rottami, specialmente fittili, alla lor volta 
malandati nei terreni più depressi per l'imperversare delle alluvioni e il sovrapporsi 
degli strati. 

Tornando alla tomba di Lezzo, non mi resta che conchiudere, esser questa la 
più antica finora conosciuta del territorio atestino, affine per i caratteri tipologici 
della sua umile suppellettile a quel gruppo, finora abbastanza scarso, di cimiteri 
dell'età del bronzo inoltrata, di cui sono principalmente noti quelli di Fontanella 
Mantovano e di Bismantova ('). 

Né uscirò dal compito della obbiettiva esposizione dei fatti, che mi sono qui 
imposto, per discutere del carattere etnico della stazione e della tomba di Lozzo. Cer- 
tamente non si possono disconoscere nel materiale della stazione taluni elementi so- 
pravviventi delle civiltà litiche ed eneolitiche, che fanno pensare a discendenti del 
ceppo ibero-ligure, accennati anche da tracce ed indizi apparsi qua e là in altre sta- 
zioni e cimiteri del territorio circostante ai nostri colli ('). Ma noi non abbiamo di- 
ritto ad ogni modo di ascrivere ad una stirpe assolutamente diversa, nel suo insieme, 
dagli abitanti della città bassa la vetusta gente, che lasciò le vestigia del suo stanzia- 
mento sulla collina di Lozzo, una volta che il suo modo di abitare e il materiale, 
ch'essa ci ha tramandato, si riscontra colle stazioni estensi della contrada di Canevedo; 
una volta che gli abitanti del monte e quelli del piano usarono sino da remota età il 
rito funebre della cremazione, e costruirono e arredarono nella stessa guisa le loro 
sepolture. 

Chi volesse, rifacendosi alla tradizione letteraria, rintracciare un altro popolo, 
fuori dei Veneti, a cui riferire la primitiva stazione di Lozzo e quella di Canevedo, e in- 
sieme con le più arcaiche fra le tombe dell'agro atestino, non potrebbe che metter fuori 
il nomo degli Euganei ; ma dovrebbe in pari tempo ammettere con me, ch'essi avessero 
una civiltà per molti rispetti conforme alle altre tribù italiche (^), e che a tale 

(') N. 4 della pianta. Cfr. Ghirardini, Notizie 1901, pagg. 223-227; Alfonsi, Notizie 1903, 
pagg. 445-453. 

(*) Cfr. Colini, Bull, di paletti. XXIX (1904), pag. 74, nota 25. Sono questi sepolcreti alla 
lor volta immediatamente successivi a quelli, contemporanei alle terremare, di Casinalbo, Cre- 
spellano e Bovolone. Quattro fra gli ossuari di Fontanella conservati nel Museo preistorico di Roma 
che ho di recente preso in esame, corrispondono esattamente all'ossuario di Lozzo. 

(') Cfr. Ghirardini, / Veneti prima della storia, pagg. 18, 19, 39; Bull, di paletn. XXX 
(1904), pag. 129. 

(■•) Per la somiglianza, che le più antiche tombe di Este offrono, nel tipo dell'ossuario e in 
ogni particolare accessorio, con le tombe villanoviane più antiche, io ho infatti chiamato italico 
in tutti i miei scritti atestini, il primo periodo. 



RAVENNA — 300 — REGIONE Vili, 

civiltà succedesse con graduale processo quella proprio de' stessi Veneti; perocché, 
come ebbi a osservare più volte, niente rivela dai primi inizi della necropoli ate- 
stina ai successivi periodi, crisi violente, interruzioni e mutamenti repentini d' indu- 
strie, di riti, e di costumi. ^ 

G. Ghirardini. 



1 



Regione Vili (CISPADANA). 

II. RAVENNA — Nuova iscrizione di un classiario ravennate. 

Sul davanzale della bifora, da secoli cliiusa, della cappella a nord dell'abside 
di 8. Apollinare in Classe, il solerte sopraintendento dei monumenti di llaveana 
dott. Corrado Ricci scopri una lastra marmorea recante questa iscrizione di un nuovo 
classiario della flotta ravennate: 



D • M 

C • B A E B 1 V S 

VID 

FESTVS • III • PRO 
NAT -ALEX- VIX- 
AN XXXV Ci 
MIL-AN -XV- 
CHERENNIVS 
BASSVSEXEA- 

HER 
BM PC- 



La iscrizione è incorniciata e sormontata da timpano, nel cai mezzo è scolpita 
una rosetta e lateralmente nell' uno e nell'altro angolo esterno è rozzamente rilevato 
un delfino. 

La trireme Providentia era già ricordata in due titoli ravennati (C. /. L. XI, 
39, 91) ed in uno misenate (ib. X, 3636. 

La locuzione EX EA o EX EADEM {trieré) ricorre nei titoli C L L. XI, 35, 
37, 44, 90, 98, 113 ecc. tutti ravennati. 



I 



REGIONE VII. 301 — CIVITELLA S. PAOLO 



Regione VII (ETRURIA). 

III. CIVITELLA S. PAOLO — Scavi nella necropoli capenate. 

La signora Giuseppina Severini Paradisi in seguito a regolare licenza, praticò 
degli scavi nella contrada S. Martino nel comune di Givitella S. Paolo dal 12 set- 
tembre al 25 novembre dello scorso anno. 

Il nome di contrada S. Martino è dato ad una collina tufacea che scende con 
dolce pendio, allungandosi molto da nord-est a sud-ovest, verso il bacino dello scom- 
parso laghetto di Lepriguano. Sulla parte occidentale una profonda insellatura fa sì, 
che il colle termina con due cime pressoché di uguale altezza. Due fossi circuiscono 
i lati lunghi della collina, il primo a nord-est conosciuto col nome di Gramiccia, 
l'altro detto dell'Olio. Questo divide la collina della necropoli dall'altra assai più 
alta, ora appellata Civitucola o Castellaccio, dove dati topografici e rinvenimenti, 
bene accordandosi con la figura del colle, ne persuadono doversi collocare un'antica 
città. Il Galletti nel suo libro Capena municipio dei Romani (Roma, 1756) propose 
per primo di riconoscere in questo colle il luogo dell'antica Capena, e fu seguito 
dal Nibby ('), dal Dennis {^), dal Lanciani (3) dal Bormann ('*) ecc. Il De Rossi 
invece con sottili e dotte argomentazioni volle porre Capena nel luogo dell' odierno 
paese di S. Oreste, e sul colle di Civitucola il pago di Lucus Feroniae che da Capena 
dipendeva (^). 

Non è questo il luogo di esaminare e discutere la difficile questione; in ogni 
modo sia Capena o Lucus Feroniae da collocare sul colle di Civitucola, resta sempre 
fermo, che i presenti scavi si riferiscono al territorio capenate, e che il fosso del- 
l'Olio che traendo origine dal Soratte presso il luogo, ove il De Rossi pone Capena, 
costeggia il colle di Civitucola, può a buon diritto essere identificato col Capenas 
ricordato da Silio Italico (^). 

Gli scavi vennero condotti dal sig. Francesco Mancinelli e assistiti con rara 
diligenza ed energia dal soprastante sig. Guido Scifoni, e negli ultimi giorni dal 
custode sig. Sebastiano Molina. 

Essendomi riuscito di ritrovare sparsa in più luoghi buona parte della suppel- 
lettile rinvenuta nella necropoli capenate in alcuni scavi praticati tra il 1859 e 

(') Dintorni di Roma, I, pag. 379. 
(') Gilles and Cemeteries, I, pag. 124. 
(3) Bull. deWInst. 1870, pag. 26. 
W C.I.L. XI, pag. 571. 

(5) Ann. dell' Inst. 1883, pag. 253; Bull. d'Arch. Crisi. 1883, pag. 115, tavv. VII- Vili; 
cfr. anche Tomassetti in Archivio della Società Romana, 1884, pag. 228. 

(*) itur iu agros 

dives nbi ante omnes colitur Feronìa luco 
et sacer huraectat fluvialia rura Capenas 

SiL. ITAL., Pum'c-, XIll, 85. 



CIVITELLA S. PAOLO — 302 REGIONE VII. 



I 

I 



il 1864, riferirò ora soltanto sommariamente sui rinvenimenti di quest'anno, propo- 
nendomi di illustrare in più ampia pubblicazione tutto il materiale capenate finora -, 
a me noto. Il sepolcreto scoperto quest'anno si adagia principalmente nel declivio del 
colle che guarda il sito di Civitucola, ed è molto esteso. Dal gruppo di tombe 48-52 
che sono le più vicine al bacino di Leprignano fino a una grande tomba a camera 
già da gran tempo aperta e violata correranno circa un quattrocento metri, e niente 
ci vieta di ritenere, che altre tombe debbano trovarsi oltre questi limiti o nelle col- 
line adiacenti. Durante i lavori di scavo apparvero in più d'un luogo dei tratti di 
canaletti semplicemente cavati nel tufo, destinati a facilitare lo scolo delle acque 
piovane, e ad impedire che queste penetrassero nelle tombe. 

La maggior parte delle tombe rinvenute sono camere, che, come si vedrà dalla | 
descrizione, non si discostano dal tipo consueto delle camere sepolcrali etnische. Due 
di esse, la XIX e la XX sono provviste di muro circolare. Le tombe a fossa furono 
poche ; in tutte il cadavere era deposto entro una cassa di legno, e lateralmente era 
scavato un loculo chiuso da pietre, entro il quale erano deposti gli oggetti che non costi- t 
tuivano il corredo personale propriamente detto. Solo la tomba XVI, come si dirà, ' 
è una fossa di tipo alquanto diverso. Di tombe a pozzo non si rinvenne che una, 
la II, tagliata in parte da una tomba a fossa. È posta sul lato del colle che guarda ■ 
il bacino di Leprignano abbastanza in alto. Ritengo assai probabile, come mi indi- f 
cava il prof. Pasqui che prima di me aveva visitato questi luoghi, che altre tombe 
a pozzo possano trovarsi più in basso, verso le rive del fosso dell'Olio, più vicine 
cioè al luogo della città, dove per quest'anno non furono condotte le esplorazioni. 

Le tombe a camera, la cui prima apertura può rimontare almeno per alcune 

• oltre il VI secolo, furono quasi tutte tornate ad aprire per deporvi nuovi cadaveri, 

al tempo della Capena, municipio romano, e naturalmente in tale occasione i corredi 

più antichi furono rimossi e dispersi. Nuove violazioni si ebbero in età più vicine 

a noi, e anche queste colpirono come di solito più le camere, che le fosse. 

Numererò le tombe, seguendo l'ordine col quale furono scavate. Debbo solo av- 
vertire, che le tombe I-XIV furono rinvenute sull'alto della collina nella sua estre- 
mità sud-ovest che discende verso il bacino di Leprignano, le XV-X'V^III a mezza 
costa dalla stessa parte, le XXI-XXVIII nella parte più alta e più settentrionale 
del colle, le XIX-XX e le XXIX-LXX lungo la costa che guarda Civitucola, al- 
cune in basso e quasi ai piedi della collina. 

Tomba I. — A m. 1,80 sotto il piano di campagna, camera cavata nel tufo 
di figura sensibilmente quadrata con solaio piano (misure dei lati m. 2,86X2,80; 
altezza 2,00) {'). L'ingresso a sud; tre loculi incavati nelle pareti all'altezza di 
m. 0,70 dal piano della tomba. La chiudenda di tufo era rimossa e spezzata. Nessun 
rinvenimento. 

Tombe II-III (vedi pag. 51, tomba LXVIII). 



(') Darò sempre in quest'ordine lo misure; quando manchi la terza misura si intenderà, che 
per frana totale o parziale della vòlta non era possibile prenderla esattamente ; così pure quando 
manchi la misura dell'ampiezza della porta, si intenderà che gli stipiti non erano ben conservati. 



REGIONE VII. — 303 — CIVITELLA S. PAOLO 



Tomba IV. — Camera (m. 2,80 X 2,50 X 2,00) con porta a sud e tre loculi 
ricavati dalle pareti, sui quali si rinvennero ossa sconvolte e mal conservate appar- 
tenenti a parecchi cadaveri. Altre ossa si rinvennero sul pavimento, dove erano anche 
frammenti di grandi tegoloni bipedali (m. 0,59 X 0,43) adoperati a chiudere i loculi. 
La tomba era stata manomessa, solo sul loculo centrale si raccolsero due boccaletti 
di terracotta grezza, una borchia di bronzo e un puntale {sauroter ?) di ferro. 

Tomba V. — Camera del tutto franata, guasta e spogliata di tutta la suppel- 
lettile. 

Tomba VI. — Anche questa camera, posta pochi metri più ad ovest della pre- 
cedente, era completamente diruta. Su ciascuna parete aveva due loculi sovrapposti. 
Sotto i materiali della vòlta interamente crollata e delle pareti si rinvennero nume- 
rosi oggetti. Aveva però servito a due deposizioni in età diverse ('). Della suppellet- 
tile più antica che i nuovi seppellitori avevano asportato, non restano, che 1 seguenti 
oggetti : 

1) Tre fibule di bronzo, una ad arco pieno, le altre due a navicella con due 
globetti laterali e lunga staffa della forma comune nel secondo periodo laziale. 

2) Uno (fxvfpog geometrico alto e stretto di argilla giallognola decorato con 
fasce in color rosso (alt. m. 0,16; diam. 0,12). 

3) Alcuni grani di collana di pasta vitrea multicolore, un punteruolo d'osso 
ornato con strie nella parte più larga, e una cuspide di lancia in ferro. 

Forse a questa primitiva deposizione appartiene anche un alabastron assai lungo 
e stretto di terra giallognola, senza ornamenti, simile per la forma e per le dimen- 
sioni ad esemplari in bucchero, che si rinvengono insieme con vasi corintii (^). La 
maggior parte degli oggetti rinvenuti apparteneva alla seconda deposizione che deve 
scendere all'età romana, come è provato dalla presenza di un triente urbano della 
serie unciale, posteriore perciò alla riforma monetaria del 217. 

Corredo personale. 

4) Tre armille di bronzo: una a doppia spirale, terminante nelle due estre- 
mità a testa di serpe (diam. m. 0,08), le altre due pure a due giri di spirale, assai 
piccole (diam. m. 0,055; 0,04). 

5) Due bulle vuote di bronzo : una a forma lenticolare, l'altra amigdaloide. 

6) Un anellino di bronzo con piastrina incisa assai ossidata. 

7) Due piastrine di anelli in argento con incisioni irriconoscibili. 

8) Frammenti appartenenti a tre dischi di specchi lisci. 

Vasi di bronzo. 

9) Scodellino senza ornamenti. 

10) Grande vaso da attingere o da cuocere, a pareti spesse, di forma debol- 
mente conica, con grande ansa che da una parte sovrasta il labbro ripiegandosi verso 

(') Naturalmente dò a questa parola deposizione il valore piuttosto ampio di primo gruppo 
di seppellimenti, che può alle volte aver durato più d'una generazione. 

(«) Gsell, Fouilles de Vulci, tav. suppl. C, n. 190, pag. 108; 116, n. 67; 126, n. 24 ecc. 



CIVITELLA S. PAOLO — 304 — REGIONE VII. 

l'interno del vaso, dove gli si attacca un anello per la sospensione; dall'altra ripiega 
fin sotto il fondo al quale aderisce, terminando a guisa di cuspide di freccia. Altezza 
m. 0,23; diam. 0,16. 

11) Piccolo vasetto framraentatissimo ; è conservato il piede imbutiforme con 
baccellature. 

12) Altro vasetto a forma ovoidale munito di coperchio piano forato. 

Vasi dipinti o a vernice nera di fabbricazione locale. 

13) Anforetta bassa e panciuta a largo collo a vernice nera con due figurine 
virili di pessimo stile strettamente involte nell' himation in color rosso. 

14) Due askoi a vernice nera (etrusco-campani), uno dei quali ha un serto 
di foglie d'olivo o d'alloro in color rosso. 

15) Uno skyphos e una oinochoe simili. 

16) Tre olpai simili a ventre schiacciato, largo becco rotondo con labbro ri- 
piegato all' infuori, e alta ansa che sovrasta il labbro. 

17) Sette lekythoi simili a grosso ventre globoso, collo corto che si ingrossa 
in un boccinolo ovoidale all'estremità. 

18) Tredici ciotole simili della forma comunissima, alcune con marche (stella, 
quattro palmette). Una ha graffiti presso il piede esternamente i segni I Y 1 (non 
latini); un'altra nello stesso luogo reca C. ANII (?) (vedi il facsimile); una terza ha 
il segno + e una quarta reca internamente C-ACI. 



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19) Cinque boccaletti, un pignattino, e due vasetti riproducenti le forme di 
crateri a campana raggiungendo solo l'altezza di 12 centimetri. 

Vasi di terracotta grezza. 

20) Sette anfore romane della forma consueta aguzza in basso (')• 

21) Una lagena, un urceus, tre ollae, tre boccaletti, un balsamario fusi- 
forme. 

Tomba VII. — Camera completamente franata, con porta a sud e doppio or- 
dine di loculi ricavati sulle pareti laterali e sulla centrale. La grande copia di ossa 
umane ritrovate in disordine fuori dei loculi, sul piano della camera, fa pensare, che 
la tomba abbia servito lunghissimo tempo La suppellettile rinvenuta è tutta di età 
abbastanza recente, tranne forse un ago crinale in bronzo terminante a un'estremità 
con un piccolissimo pettine, un altro ago crinale d'osso sormontato da una testa di 
cavalluccio marino, due lance e tre picclie di ferro. m 

(') Di queste anfore si rinvennero parecchie decine nelle diverse tombe. In una che non ho 
potuto identificare, a quale tomba appartenesse, era graffito sulla spalla fn. 



REGIONE VII. . — 305 — CIVITELLA S. PAOLO 

Corredo personale. 

1) Un anellino d'argento recante incisa sulla piastrina la figura d'Eicole nudo 
in atteggiamento di riposo, appoggiato alla clava che tiene con la destra. 

2) Sette grandi armille di bronzo, senaplici, in parte frammentate. Diametro 
m. 0,12-0,10. 

3) Bulla di bronzo formata da due dischetti convessi, riuniti. 

4) Nove anelletti di una catenina di bronzo. 

5) Uno speccliio di bronzo frammentario e assai eroso. Diam. m. 0,13. 

6) Due strigili di ferro con maniglia circolare. 

Vasi di vetro. 

7) Un alabastron di pasta vitrea a colori bleu e bianco in frammenti. 

Vasi di bronzo. 

8) Due lebeti lisci, decorati con cerchi concentrici al fondo. Diam. 0,20; 0,19. 

9) Cinque vasi simili a quello descritto nella tomba precedente, al n. 10. 
Sono alti in media m. 0,24 e hanno un diametro alla bocca di m. 0,15 tranne uno 
alto m. 0,18, largo alla bocca m. 0,13. 

10) Pai te inferiore di una teca cilindrica con circoli concentrici rilevati nel- 
r interno del fondo. Diam. m. 0,10. 

11) Due olpai piuttosto alte e sottili, le cui anse alte quanto il vaso, e 
saldate al labbro e presso il piede, terminano in uno con una mascheretta di Ercole 
imberbe (tipo ionico-etrusco) col capo coperto dalla pelle leonina, nell'altro con una 
foglia d'edera. Alt. m. 0,16 

12) Due altre simili più piccole, danneggiate. Alt. m. 0,11. 

13) Tre vasi da mescere a pancia schiacciata e becco rotondo con un'ansa, 
mal ridotti. Alt. m. 0,25. 

14) Vaso a forma di askos col manico staccato, largo becco e labbro orizzon- 
tale espanso. Alt. m. 0,20. 

15) Sei scodellini semplici del diametro in media di m. 0,10. 

16) Padellino di candelabro ornato in giro da una zona, di ovuli. Diam. m. 0,13. 

17) Vaso di bronzo a forma di bottiglia con pancia bassa e schiacciata, breve 
collo e labbro sporgente ripiegato all'infuori. Alt. m. 0,16. 

18) Un'ansa grande da impostarsi orizzontalmente su qualche lebete con gli 
attacchi in forma di due foglie d'edera, e tre altre simili piccole senza ornamenti. 

Vasi di argilla a vernice nera. 

19) Otto olpai con ventre schiacciato, collo corto, ampio becco rotondo con 
\ labbro rovesciato e ansa a nastro segnata nel mezzo da profondo solco e superante 

molto l'altezza del labbro. 

20) Otto kijalhoi uno dei quali con una zona di foglio bianche intorno al collo. 

21) Un aikos frammentario. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 40 



CI7ITELLA S. PAOLO 



306 — 



REGIONE VII. 



22) Otto ski/phoi, uno dei quali ornato sotto l'orlo da un tralcio d'edera iuJ 
bianco e giallo. 

23) Tre lekylhoi e due balsamari fusiformi. 

24) Dieci vasetti a forma di crateri alti in media m, 0,10. 

25) Venti boccaletti a un'ansa con labbro rotondo ripiegato all' infuori. 

26) Venti ciotole alcune delle quali fornite delle marche consuete. Tre hanno j 
i graffiti qui riprodotti. 








Vasi di argilla grezza. 

27) Quattordici grandi anfore. 

28) Quattordici lucerne monolicni di rozza fattura, non verniciate, senza ansa, 
di forma allungata col becco slargato in fondo ('). 

29) Olla senza anse sul cui ventre è graffito $1IX- SUNTI. 

30) Cinque lagene con un'ansa; un vaso simile a una nostra bottiglia con 
collo stretto e lungo e pancia sferoidale ; quattro boccali col becco tagliato obliqua- 
mente; due coperchi, dieci boccaletti, tredici balsamari fusiformi. 

31) Un vasetto a forma di cratere a campana di argilla assai fine, in cui le 
anse sono sostituite da tre bugnette rilevate sulla maggior ampiezza del ventre. A 
tardi violatori appartenevano forse due lucerne d'età imperiale a vernice corallina, 
l'una a forma di testa di bue, l'altra con stella a rilievo sul piattello. 

Tomba Vili. — Camera interamente distrutta e ripiena di materiale di riporto. 
Non vi si sinvenne nulla. 

lomba IX. — Camera di figura quadrata (m. 2,75X 2, 70 X 1,80) con sei loculi 
disposti in doppio ordine sulle pareti. La porta, la cui chiudenda, fu trovata ri- 
mossa, era volta a sud. Sui loculi erano ossa appartenenti a piìi cadaveri fino a tre 
per loculo. Di suppellettile non si rinvenne, che una grande olla grezza di età tarda, 
abbandonata presso la porta. 

Tomba X. — Vicina alla precedente, e dello stesso tipo, ma con la volta fra- 
nata e del tutto distrutta. Non diede risultati. 

Tomba XL — ■ Circa dieci metri più a sud della precedente, di pianta trapezoi- 
dale (m. 3,10 base più larga X 1,35 altezza) con due loculi su ciascuna parete laterale, 



(i) Cfr. per la forma G. I. L. XV, 2; tav. IH, n. 2. 



REGIONE VII. — 307 — CIVITELLA S. PAOLO 



e uno solo su quella prospiciente la porta che si apre a sud, e che aveva in situ la 
chiudenda monolite di calcare. Sull'angolo nord-ovest è però un foro comunicante con 
la tomba seguente n. XII praticato dagli antichi violatori. Vi si rinvenne solo una 
lagena grezza. 

Tomba XII. — Camera interamente franata ; vi si possono riconoscere solo due 
loculi, uno nella parte di fondo, l'altro nella parete laterale sinistra. Dalle macerie 
sono stati estratti i seguenti oggetti: 

Armi. 

1) Avanzi di una corazza di ferro filettata agli orli da un sottile bordo di 
bronzo, rilevato. A giudicare dal poco che resta, doveva essere di lamina liscia, e 
modellarsi sulle forme del torso, come quella che i Greci chiamarono diÓQa^ aiàdiog. 
Abbastanza ben conservati sono due grandi spallacci, che sembra, siano stati girevoli 
intorno ad una cerniera. In qualche punto si sono conservate le tracce del tessuto 
di un mantello posto sopra la corazza. 

2) Spade e lance di ferro in pessimo stato di conservazione. 

Corredo personale. 

3) Quattro armille di bronzo semplici in parte frammentarie. 

4) Un ago crinale d'osso ornato nella parte più larga da un fitto reticolato di 
linee graffite, e sormontato dalla rozza figurina di un palmipede. 

5) Altro ago crinale di bronzo. 

6) Vari frammenti di strigili in ferro ; aggruppato con uno di essi è un ary- 
ballos a pancia sferica pure in ferro. 

7) Cinque specchi di bronzo tutti frammentari e mal ridotti dall'ossido. Uno 
non ha disegni a graffito, ed è invece ornato da una filettatura d'argento all'orlo ; in 
altri due l'ossidazione troppo forte non lascia vedere, se abbiano avuto graffiti o no; 
nei due rimanenti sotto un forte strato d'ossido si vedono in uno la figura di Minerva 
galeata eretta di profilo a sinistra, nell'altro il braccio sinistro e il torso di una figura 
di Lasa che porta oggetti di toletta ('). 

8) Coperchio di una teca da specchio di lamina rilevata a sbalzo con tre 
figure assai corrose e in parte mancanti. Si vede nel mezzo una figura di donna vista 
di fronte con la parte superiore del corpo nuda, abbandonata sulle ginocchia, e sor- 
retta sotto le ascelle da un'altra donna in piedi dietro a lei. A sinistra di questo 
gruppo è una terza figura di donna mancante del capo e di parte del busto, che alza 
la destra. Diam. m. 0,11. Lavoro mediocre. Forse due Niobidi e un'ancella. 

Vasi di bronzo. 

9) Tre olpai a ventre depresso e collo piuttosto alto con un'ansa che oltre- 
passa il labbro rotondo. Una delle tre è in frammenti. Alt. m. 0,18. 

10) Frammenti di vaso simile a quello descritto a t. VI, n. IO. 

(1) Cfr. Gerhard, Etrusk. Spiegel, l, tav. 31 seg.; II, pag. 344 seg. 



CIVITELLA S. PAOLO 



— 308 — 



REGIONE VII. 



11) Altro vasetto a forma di orciolo ovoidale con coperchio piatto forato simile 
a quello di t. VI, n. 12. 

12). Uno scodellino frammentario. 

13) Dodici anse di vasetti di bronzo, le cui parti laminate sono perite; sono^ 
semplici senza decorazioni. 

Vasi di terra a vernice nera. 

14) Una kylix, tre crateri di medie dimensioni, una ciotola, quattro bocca- 
letti e un balsamario fusiforme. 

Vasi di argilla grezza. 

15) Dodici anfore della forma solita, una lagena e quattro balsamari fu- 
siformi. 

16) Tre lucerne di forma allungata, con becco largo e cornetto laterale. Una 
delle tre è coperta di fitta punteggiatura a rilievo che riveste anche la base, lasciando 
solo libero sul fondo una spazio a forma di foglia di trifoglio; un'altra ha sul fondo 
la marca % (C. /.Z. XV, 6651 a). 



17) Sette stili. 



Osso. 



Monete. 



18) Un triente romano della serie unciale senza simboli né nome del monetiere. 

Tomba XIIl. — Camera interamente franata e distrutta in ogni patte. Vi si 
rinvennero solo due anfore ordinarie, tre balsamari fusiformi e una lucerna assai rozza 
della forma allungata a becco slargato. 

Tomba XIV. — Camera di figura quasi quadrata (m. 2,90 X 2,80 X 2,00) abba- 
stanza ben conservata con porta a sud-est. La chiudenda era formata da blocchi di 
tufo. Sui tre lati erano cavati sei loculi, e nella parete laterale sinistra si aggiungeva 
una banchina formata da parallelepipedi di tufo. I loculi erano chiusi da grandi te- 
goloni trovati caduti e infranti sotto i massi staccatisi dal soffitto. Il materiale rin- 
venuto può tutto appartenere ad età recente. 

Corredo personale. 

1) Cinque anelli d'argento, tre a semplice cerchiello, due con piastrina incìsi 
Di questi solo uno lascia vedere una figurina di Vittoria incedente verso sinistra, con 
corona nelle mani protesa. 

2) Due anelli di bronzo, uno dei quali doveva esser rivestito sulla piastrina 
di una lamina forse d'argento, ora perduta; l'altro ha sulla piastrina una incisione 
irriconoscibile. 

3) Anello di ferro roso dall'ossido. 

4) Quattro globetti di collana di pasta vitrea a colori giallo e turchino. 

5) Una bulla di bronzo con appiccagnolo di ferro. 

6) Due fibule di ferro ad arco semplice. 



REaiONE VII. 



— 309 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



7) Tre strigili di bronzo, uno dei quali frammentario. 

8) Un pettine d'osso a doppia fila di denti, più radi da una parte, più fitti 
dall'altra, eccellentemente conservato. 

Armi. 

9) Due grandi lance di ferro, Itingh. m. 0,40 e 0,34. 

10) Parte inferiore di una spada con fodero pure di ferro. 

11) Due picche di ferro, lunghe m. 0,40. 

Vasi di bronzo. 

12) Dae scodellini e nn'olpe simile a quelle della tomba XII, n. 9. 

Vasi di pasta vitrea. 

13) Balsamario in forma di anforetta con sottili anse, presenta delle zone 
ondulate bianche su fondo nero ed è ben conservato. Alt. m. 0,09. 

14) Frammenti di un aryballos di smalto cilestrino. 

Vasi d'argilla a vernice nera. 

15) Quindici lekythoi una delle quali ha il ventre baccellato. 

16) Dieci skyphoi quasi tutti con resti di «rnati a fogliame biancastro. 

17) Un kanlharos di elegante forma, con piede, largo orlo ripiegato all'in- 
Ffnori, e anse bifide annodate sull'alto dell'orlo. Alt. m. 0,14. 

18) Otto askoi della forma nota con doppia apertura, una a labbro circolare, 
p' altra a stretto beccuccio, alcuni ornati col consueto fogliame bianco o giallognolo. 

19) Altro askos della forma detta a ciambella. 

20) Gultus a piede, con corpo emisferico, stretto beccuccio obliquo e ansa ad 
^anello. Sul piattello superiore mascheretta rilevata di Sileno. 

21) Cinque olpai della forma descritta a t. VII, n. 19. 

22) Altra della stessa forma con due anse poste fra loro ad angolo di 90". 

23) Sette boccali a becco tagliato obliquamente, della forma sgraziata, in che 
Igi riduce in età tarda Yoinochoe ellenica. Uno ha sul collo una testa femminile di 
profilo con grande cuffia in color bianco, e due teste simili affrontate sul ventre ; un 

|altro ha la testa stessa solo sul ventre; un terzo una figurina virile strettamente 
involta uqW himation, il tutto di pessima esecuzione. 

24) Due piccole oinochoai con corpo quasi cilindrico, stretto collo e piccolo 
l)ecco trilobo, due vasetti a forma di stamnoi, una kylix, un poculum biansato, e 

^dodici boccaletti. 

25) Diciotto ciotole di cui luna reca un graffito HAT e due altre presentano i 
seguenti segni graffiti. 




/ 



CIVITELLA S. PAOLO — 310 — REGIONE VII. 

26) Un gultus a forma di pisside o calotta sferica con grande ansa a staffa, 
e beccuccio obliquo. Vi son disegnate in rosso due oche. 

Terracotta grezza. 

27) Quattro grandi anfore, sette boccaletti, otto orciuoli. 

28) Uno dei così detti pesi da telaio a tronco di piramide di dimensioni mag- 
giori del consueto m. 0,18 X 0,08 X 0,05 fornito nella base più piccola di sei marche 
impresse (ruota a quattro raggi). 

Tomba XV. — Camera interamente rovinata con porta a est; sulle pareti si ve- 
dono le tracce di tre loculi anch'essi franati. Si rinvenne solo un frammento di vaso 
di bucchero e alcune armi di ferro cioè: 

1) Una lunga lama di spada, frammentaria con fodero in legno rivestito di 
lamina di ferro terminante con un puntale adorno di tre grosse pallottole. È conser- 
vata anche parte di una fascetta sempre dello stesso metallo per la quale la spada 
poteva essere appesa alla cintura. Largh. m. 0,57. 

2) Altra spada di cui è conservata solo la lama assai lunga (m. 0,86). 

3) Due piccole cuspidi da giavellotto. 

Tomba XVI. — Fossa rettangolare (m. 3,55 X 4,20) coi lati lunghi in direzione 
nord sud. Un muro di scaglioni informi di creta parallelo ai lati lunghi divide la 
fossa in due parti, di cui quella a levante costituiva la tomba propriamente detta, 
l'altra ricolma di pietre e di terriccio aveva servito da calatoia. E del tipo di 
tombe a fossa incontrato più volte nel territorio falisco e descritto in Monumenti 
dei Lincei IV, pag. 140, nura. 8. Non si rinvenne né scheletro né avanzi cremati. 
Gli oggetti che avevano sofferto dalla caduta delle pietre superiori del muro divisorio, 
si rinvennero con quest'ordine: 

1) All'angolo nord est fu rinvenuto un grande dolio di terra rossa alto circa 
un metro ornato, poco sotto il labbro da quattro bugne. Entro di esso erano: 

a) Un kantharos di impasto di forma assai sgraziata a costa tagliente tra 
il fondo e il corpo del vaso e con grossolane anse a fettuccia. Era ornato sui due 
lati da una figura di cavallo grafiìto a semplici contorni, col corpo esageratamente 
sottile e il muso grosso. 

b) Un lebete tripedato di bronzo frammentario. 
Aderiva al dolio. 

2) Un grande holmos a doppia bulla di terra giallognola, con copertura bian- 
castra decorato da zone di rettangoli rossi riempiti di quadrettatura rossa, da zone 
di denti di lupo e da altre di uccelli dal corpo esageratamente allungato, rozzamente 
eseguiti a macchia rossa. Fu raccolto in minuti frammenti. Sopra di esso era : 

3) Grande lebete di bronzo liscio alto m. 0,25, largo 0,32, entro al quale 
un'olla di impasto nero senza anse e senza ornamentazioni. 

Poco più avanti, proseguendo verso sud, si raccolse 

4) Un altro holmos di impasto nero e altro lebete di bronzo simili ai prece- 
denti, ma entrambi in frantumi. 

5) Frammenti assai minuti di un'idria di rame a lamina ornata di minute 






fr 



REGIONE VII. — ali ^— CIVITELLA S. PAOLO 

decorazioni a rilievo. Era composta di due parti unite insieme da chiodi. Restaurata 
avrà la forma e forse le dimensioni di quella di Monte lo Greco pubblicata in Mon. 
dei Lincei IV, tav. Vili, 2. 

6) Due kantharoi piccoli con anse a nastro, rozzamente graffiti l'uno con le 
figure di due oche, l'altro di due pesci. Alt. m. 0,10, diam. 0,08. 

7) Olpe di argilla giallognola con decorazione di linee verticali ondulate in- 
torno al collo, e di fasce intorno al ventre in color rosso. Alt. m. 0,30. Seguivano appog- 
giati l'uno alla parete lunga della fossa, l'altro al muro divisorio: 

8) Due cerchioni di ruote in ferro tutti chiodati del diametro di m. 0,80, e 
presso ad essi alcuni anelli, boccole, frammenti di lamina, tutti oggetti appartenenti 
al rivestimento in ferro di una biga. 

9) Grande situla di bronzo a tronco di cono, mancante delle anse, liscia, al- 
quanto schiacciata dalla caduta delle pietre. Alt. m. 0,47; diam. 0,28, 

10) Quattro ciotole di bronzo assai basse a corpo baccellato. 

11) Vasetto di bronzo forse a forma di oinochoe; era formato di due parti 
saldate con chiodi, e se ne è conservata solo la parte inferiore, 

Più innanzi verso la parete nord erano 

12) Due morsi da cavallo in ferro, ben conservati a filetto snodato con rela- 
tivi montanti e anelli d'attacco per le redini, un avanzo del rivestimento del giogo 
in lamina di ferro tempestato di chiodi a testa emisferica, e due pezzi di bronzo mas- 
sicio in forma di mezzaluna, sui quali potevano forse poggiare le redini. 

13) Un gruppo di quindici lance e di tre spade di ferro in parte quasi di- 
strutte dall'ossido. 

Ancora più vicino al lato nord si rinvenne: 

14) Un bel lebete di rame (fig. 1) sulla cui superficie esterna sono espresse a 
rilievo le figure quattro volte ripetute di un leone alato che incede al passo, sollevando 
la zampa anteriore destra, e spalancando la bocca. Assai notevole è nel lavoro l'ac- 
curatezza con cui sono resi i particolari, per esempio l' impalcatura delle costole visi- 
bile sotto la pelle, la giubba disegnata con fitte lineette spezzate, il pelo dei garretti 
rappresentato pure ugualmente. Le gambe piuttosto grosse e tozze con la muscolatura 
segnata molto vigorosamente, le ali rialzate e piegate verso la testa, la cura dei 
particolari fanno pensare all'opera di un artista o di un'officina del Mediterraneo 
orientale che si ispirasse alla grande arte assira. Ma di questo oggetto tratterò più 
ampiamente altrove, quando potrò darne un disegno. Per finirne la descrizione dirò 
ora, che internamente il vaso era rivestito di un'altra lamina liscia, perchè non 
apparissero le parti incavate del rilievo. 

15) Un'altra ciotola di bronzo baccellata in frammenti. 

All'estremità settentrionale poi poste dirimpetto una presso la parete della tomba, 
l'altra presso il muro divisorio: 

16) Due barche di impasto marrone di forma bassa e allungata decorate con 
disegni graffiti. Su un lato sono graffite delle oche col corpo ripieno di punteggiatura, 
tra le oche a riempire i vuoti sono palmette e stelle, al disotto una linea di denti di 
lupo. L'altro lato è ornato da fiori di loto e palmette in catena di rozza esecuzione. 



CIVITKLLA S. PAOLO 



— 312 — 



REGIONE va. 



Sotto la carena dell'una sono graffiti dei pesci e un pescatore. Barchette di bronzo 
e di terracotta si sono rinvenute non di rado nelle necropoli etrusclie e laziali e 
come si sa, riscontrano con oggetti simili d'Egitto, dell'Egeo e di Sardegna. 

Circa la parte mediana della tomba si trovarono numerosissimi frammenti di 
vasi di terra, dei quali darò conto dopo il restauro che se ne sta facendo. 




FlG. 1. 



Tomba XVII. — Camera quadrata (2,80 X 2,80) con la volta franata, porta a 
ovest, e tre banchine costituite da parallelepipedi di tufo riportati, sporgenti m. 0,75, 
alte sul pavimento circa un metro. Nessua trovamento. 

Tomba XVIII. — Camera rettangolare (m. 3,20X2,80) con volta franata, 
porta a nord-est e tre loculi sulle pareti. La suppellettile rinvenuta attesta due sep- 
pellimenti a distanza di qualche secolo. Al primo debbono riferirsi questi meschini 
avanzi : 

1) Ciotola di impasto rozzo, fatta a mano con piccola ansa orizzontale e tre 
bugnette poco sotto l'orlo. 

2) Boccaletto di bucchero cinereo con ansa bifora che si solleva alquanto 
sul labbro. 

3) Parte di un fermaglio da cinturone in bronzo costituito da una lamina 
quadrata con trafori a disegno geometrico e pallottoline riportate lungo gli orli. 



REGIONE VII. — 313 CIVITELLA S. PAOLO 

4) Altra parte di un fermaglio simile di lamina non traforata. Fermagli di 
questo genere fiironno rinvenuti negli Abruzzi a Corropoli (Museo Preistorico num. 
d'inventario 22066, 22106-7) ad Atri (Mot. Scavi 1902, pag. 233, fig. 2) ecc. 

Il resto può appartenere al gruppo di seppellimenti più recente. 

Corredo personale. 

5) Due anelli di bronzo, uno dei quali reca incisa sulla piastrina la figura 
di una donna in piedi di prospetto. 

6) Scarabeo in corniola con incisione rappresentante un guerriero nudo seduto 
di profilo a sinistra con lo mani appoggiate all'asta. 

7) Uno strigile di bronzo in frammenti. 

Vasi di bronzo. 

8) Due lebeti lisci frammentari. 

9) Un caldaio in frammenti. 

Vasi di argilla figulina. 

10) Pisside di terra giallognola con ornati di fasce e semicerchi neri ; il 
coperchio ha un bottone di presa cilindrico con ornati di linguette nere. Alt. m. 0,08, 
diam. 0,07. 

11) Anforetta frammentaria a vernice nera con figurina virile stretta nell'Ama- 
lion in color rosso. 

12) Askos a vernice nera a forma di pisside a calotta sferica con ansa a 
staffa ornato da due teste muliebri con cuffia in colore giallognolo. 

13) Una lekythos e due coperchi di lekanai a vernice nera. 

Si rinvenne ancora un'anfora grezza a collo corto, ventre quasi sferoidale, e due 
robuste anse cilindriche, alta m. 0,14; e una testa votiva di terracotta rappresen- 
tante una donna col capo velato, ornata sulla fronte da una slephane a rosoni. 

Tomba XIX. — Camera cavata nel tufo in parte franata, in parte minacciante, 
talché non si è potuta esplorare completamente. La camera è preceduta da due nic- 
chie semiellittiche subito dopo la porta che è orientata a sud ovest. È circondata da 
un basso muro di blocchi di tufo, che compie quasi un giro intero intorno alla ca- 
mera. Il muro alto circa m. 0,70 è costituito da un blocco di posa, da un altro posto 
di taglio e da un terzo sag.jmato che forma la cornice. A quasi un metro di distanza 
dalla porta della tomba il muro si arresta dall'una parte e dall'altra, senza compiere 
il giro. Cos'i tagliato il muro non sembra, sia stato adatto a sorreggere le terre di un 
tumulo, e forse avrà avuto più che altro lo scopo di difendere la tomba dalla caduta 
di acque e di terre dalle parti più alte del colle. La pianta della tomba e la costru- 
zione del muro corrispondono assai bene a quelle della tomba seguente XX che per le 
migliori sue condizioni si è potuta studiar meglio, e alla quale perciò rimando. 

Nella nicchia a sin. dell'entrata si rinvennero oltre a numerosi frammenti che 
descriverò dopo il restauro, i seguenti vasi di terracotta: 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 41 



CIVITBLLA S. PAOLO — 314 — REGIONE VII. 



Vasi di impasto bruno. 

1) Tre piccoli kantharoi, uno dei quali frammentario reca graffite delle figure 
di pesci. Alt. media m. 0,10. 

2) Due holkia a piede tubiforme, con due forellini all'orlo. Alt. m. 0,12. 

3) Kyathos ornato con graffiti assai semplici, denti di lupo e linee ondulate. 

4) Coperchio a calotta sferica sormontato da un bottone di presa di forma 
poliedrica Sulla superficie esterna è grafita due volte la figura di un cavallo alato. 
Diam, m. 0,17. 

5) Altro simile ornato di semicerchi graffiti, sovrapposti a modo di embrici 
come nei vasi corintii. 

6) Fiasca a lungo e strettissimo collo, rotta nel labbro e nel ventre, con ansa 
piatta, verticale, profondamente solcata. Alla base del collo una zona di denti di 
lupo graffiti, riempiti di punteggiatura; sul ventre una figura di cavallo alato e di 
due oche trattate con la stilizzazione stessa che si riscontra in quelle dipinte con una 
pennellata rossa nei vasi geometrici. Alt. m. 0,30. 

7) Frammento di un grande kantharos che conserva una delle due anse bifida 
in basso. Era riccamente ornato sul corpo con figure di chimere in cui non i soli 
contorni, ma tutto il corpo era incavato a stecco, procedimento piuttosto raro ('). In 
questo esemplare non appaiono tracce che permettano di credere l'interno riempito di 
materia colorante, ma non è improbabile, che tale procedimento sia stato adottato, 
come si osservò in altri vasi simili (-). Anche intorno al labbro è una serie di trian- 
goli pure profondamente incavati. Sotto il ventre sono invece delle figure soltanto graf- 
fite, di cui restano due incomplete, di cavalli con doppia testa. 

8) Frammento di un grande holmos a doppia bulla senza alcun ornamento; 
ne restano solo i due globi sovrapposti. 

Bucchero rosso. 

9) Tre piatti tripedati; sull'orlo e sui piedi che hanno forma di larghe strisce 
sono dipinte con una pennellata di color bianco delle oche. 

Bucchero nero. 

10) Anforetta bassa a corto collo con anse a nastro di bucchero finissimo con 
sottilissima striatura sul ventre e zona di ventaglietti punteggiati, disposti intorno 
al collo. Alt. m. 0,10. 

Tomba XX. — Camera poco più a nord della precedente, a due metri sotto 
il piano di campagna. La porta a sud-ovest era munita di stipiti di cui uno è in 
situ e di architrave in blocchi di tufo litoide rosso. Subito dopo la porta erano due 

(') Cfr. altri vasi simili a Chiusi (Pottier, Vases antiquesdu Louvre; C. 546) a Poggio Som- 
mavilla (Pasqui, in Not. scovi 1896, pag. 479); a Ferente (Pasqui, ibid. 1902, pag. 92), Il Pottier 
in Catalogne des vanes antiques du Louvre, pag. 343, enumera gli esemplari a lui noti di questo 
genere di vasi. 

(«) Not. scavi 1902, pag. 92. 



REGIONE VII. 



— 315 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



celle rettangolari di m. 1,80 per 1,30; quindi pervenivasi nella vasta camera di 
figura rettangolare (m. 4,00 X 3,80). Nelle pareti sono ricavati sei loculi, due per 
ciascuna; di più sulla parete destra è costruita una banchina a parallelepipedi di 
tufo, sporgente m. 1,20 e alta sul piano m. 0,55. Anche questa ricca tomba era 
recinta da un muro che formava quasi un cerchio intero del diametro di m. 15,40. 
11 muro di costruzione isodoma è assai basso (m. 0,59) riducendosi a un filare di 
blocchi posti in piedi sui quali è appoggiata una fila di blocchi giacenti, assai sem- 
plicemente modinati. Notevole è il parallelismo di questa tomba con la adiacente 
tomba XIX; e la suppellettile rinvenuta nell'una e nell'altra mostra, che la costru- 
zione di esse può ritenersi contemporanea, ed è assai antica. Però mentre la tomba 
XIX ha dato un materiale povero, ma cronologicamente uno, la XX, come si vede 
dall'elenco che segue, ha subito non solo una spogliazione, ma ha ricevuto più sep- 
pellimenti. 

Deposizioni più antiche. 

Corredo personale. 

1) Fermaglio da cinturone a lamina liscia di bronzo ornata da pallottole 
riportate sull'orlo. 




FiG. 2. 



2) Grande e robusta armilla d'argento a tre giri di spirale, terminante con 
due ghierette in forma di testine di pantere. Diam. m. 0,11. 

3) Altra simile a due giri di spirale in bronzo, ornata alle estremità da 
ghierette d'argento su cui è riportato in filograna un cordoncino continuamente ripie- 
gato in modo da somigliare a una serie di dq accostati. Diam, m. 0,09. 

4) Due altre simili a semplice giro di bronzo, pure ornate alle estremità da 
ghierette di argento lisce. Diam. m. 0,07. 

5) Altra più piccola di bronzo a due giri di spirale. Diam. m, 0,05. 

G) Borchia o fermaglio in bronzo costituito da un'asticella ripiegata a forma 
d'elisse con figure schematiche di anitrelle superiormente, e altri ornamenti nel 
mezzo all'olisse (fig. 2). Oggetti simili che ricordano assai da lungi il motivo egizio- 



CIVITELLA S. PAOLO 



316 — 



REGIONE VII. 



orientale che appare per esempio nel tesoro di Egina (Evans, A Mykenaean treasure 
in Journ. Uell. SI. 1892, pag. 197) si rinvennero negli strati emiliani a S. Francesco 
di Bologna e a Bazzano ('), a Vetulonia (*), ecc. 

7) Tre pendaglietti di bronzo, uno ha forma di mano aperta assai rozzamente 
eseguita, tanto da non lasciar distinguere, se si tratta di una destra o di una sinistra; 
il secondo ha forma di cavalluccio marino ; il terzo è uno dei così detti nettaungliie ' 
costituito da un'asticella sormontata da due colli e teste di grifi a bocca aperta (^). 
Tutti e tre sono impastati insieme dall'ossido di un oggetto di ferro col quale si tro- 
varono in vicinanza. 

Vasi di bronzo. 

8) Due ciotole di lamina sottile con corpo baccellato, una in frammenti. 

9) Grande catino liscio con basso orlo perpendicolare sul fondo e labbro 
appiattito ripiegato all'infuori. Alt. m. 0,08. Diam. m. 0,42. 

10) Frammento di un tripode con piedi a nastro. 

11) Frammenti di un gi-ande caldaio con due robuste anse ad anello. 

Avorio. 

12) Frammento appartenente ad un oggetto che doveva aver forma di calotta 
sferica. Vi sono rappresentati a rilievo due leoni che avanzano verso sinistra con due 




FiG. 3. 



grandi ali aperte in tutta l'ampiezza loro, una verso la testa, l'altra verso la coda 
dell'animale. Nell'oggetto è stato praticato posteriormente un foro a sezione quadran- 
golare, che sconcia entrambe le figure (vedi fig. 3). 

Osso. 

13) Un punteruolo con linee graffite sull'estremità più lunga. 

Vasi di impasto bruno. 

14) Kanlharos con anse a nastro graffite a fiori e bottoni di loto, e sormon- 
tate ciascuna da due teste di ariete a tutto rilievo (una sola è conservata). Intorno 

(') Montelius, Civilisation primitive, tavv. 69-21; 70-16; 94-17; cfr. anche 96-10 a. 

(«) Falchi, Vetulonia, tav. 17-26; 18-16. 

('; Sull'amuleto in forma di mano aperta nell'età del ferro cfr. quanto dice il Urizio in Mon. 
dei Lincei, V, pag. 275. Il nettaunghie coi grifi si ritrova identico in tombe arcaiche di Mazzano 
(Not. scavi 1902, pag. 599, flg. 3); di Pizzo Piede {Mon. Lincei, IV, pag. 386, tav. IX, n. 44, ecc. 



REGIONE VII. 



— 317 



CIVITELLA S. PAOLO 



all'orlo sporgente che separa il fondo dal corpo del vaso sono tre biignette. Sul corpo 
sono interamente incavate figure di capri a lunga coda. Sul dorso si drizza come 
nella rappresentazione arcaica una seconda testa di capra. Al posto delle corna e dei 
genitali son poste delle volute ornamentali (fig. 4). Alt. m. 0,24. 

15) Altro simile privo di un'ansa ornato da palmette e fiori di loto in catena 
fezzamente graffiti. Alt. m. 0,10i>. 




Fia. 4. 



16) Altro simile privo di anse con due figure graffite di cavalli alati. Alt. 

0,11. 

17) Due altri simili frammentari. Vi si vedono graffiti dei cavalli, e sopra loro 
egli spazi liberi, delle teste di capra. In uno sono evidentissime le tracce di color 

8S0 vivo dato entro i solchi del graffito. Nell'altro l'ansa unica rimasta è sormon- 
lata da un bottoncino discoidale ornato da una rosetta graffila. 

18) Oinochoe a ventre basso e schiacciato, e collo alto e stretto, con figure di 
uccelli (oche?) graffite sul ventre e zona di semicerchi sovrapposti a guisa di embrici 
intorno alla base del collo. Il labbro è frammentario. Alt. m. 0,33. 

19) Altra simile ornata da cavalli alati intorno al collo, e da una zona di 
tiori di loto alternatamente l'uno dritto, l'altro rovesciato sul ventre. 

20) Frammento di altra simile. Sul collo sono graffiti dei cavalli alati, sul 
ventre una fila d'animali (cervidi a brevi corna) che camminano verso destra, rivol- 
gendo indietro il capo. La barba, e la lingua tratta dalla bocca sono espresse con 
linee ondulate, esageratamente lunghe. 



«VITELLA S. PAOLO — 318 REGIONE VIL 

21) Coperchio ornato da grandi denti di lupo graffiti intorno all'orlo e da 
un motivo a onde marine sul bottone di presa. 

22) Slcyphos ornato da una linea a curva rigirata continua intorno al collo. 
Alt m. 0,10; diam. 0,11. 

23) Oinochoe a labbro trilobato e ansa piatta a nastro. Sul ventre reca graf- 
fita una zona di fiori e bottoni di loto, sul collo cavalli alati e una zona di semicerchi 
sovrapposti gli uni agli altri come gli embrici. Alt. m. 0,19. 

24) Kanlharos privo di un'ansa, in cui sono graffiti da una parte una leonessa 
pantera alata; dall'altra un cavallo pure alato al quale, per coprire un piccolo 
spazio restato vuoto in alto, se n' è aggiunto un secondo simile assai piìi piccolo, 
Anche in questo vaso restano entro i solchi del graffito le tracce del color rosso. 
Alt. m. 0,13. 

25) Vaso costituito da tre bacinelle emisferiche poggianti all'orlo su largo 
piede appiattito. La decorazione è costituita da triangoli graffiti riempiti di linee 
pure graffite che ornano gli orli dei piedi, del labbro e lesterno della coppa. Al- 
tezza m. 0,14. 

26) Parte di un grande holmos a bulla semplice, ornato da una zona graffila 
di cavalli alati e da una di fiori di loto e palmette. 

27) Quattro hol/cia con leggere solcature orizzontali sotto il labbro. Alt. 
media m. 0,15. 

28) Anforetta con anse a nastro e larghe baccellature sul ventre. Alt. 
m. 0,09. 

29) Tazza frammentaria con ventre ornato di larghe baccellature. 

Vasi di argilla figulina. 

30) Due aryballoi protocorintii con fasce sul ventre e corona di linguette alla 
base del collo. Alt. m. 0,09. 

31) Bombylion dello stesso stile con fasce e punteggiature sul ventre e corona 
di linguette sul collo in color nero e violaceo. Alt. m. 0,12. 

32) Lekylhos cuoriforme decorata con semplici zone brune. Alt. m. 0,08. 

33) Anforetta simile ugualmente decorata. Alt. m. 0,09. 

34) Lekylhos a figure nere con ritocchi violacei, forse delle fabbriche della 
costa d'Asia Minore, mancante di buona parte del ventre. Restano le parti inferiori 
di due figure ammantate, erette, tra le quali un uomo nudo in atto di correre, pie- 
gando fortemente le gambe nel modo consueto, con cui l'arte arcaica rappresenta la 
corsa. Alt. m. 0,13. 

35) Calice a piede svasato in basso con coppa emisferica a labbro piatto 
rientrante che mostra, come il vaso non poteva servire a bere. È di terra giallognola _ 
pallidissima, assai depurata e ben cotta ('). 



(') Cfr. su tali Viisi Gsell, Nécropole de Vulci, pag. 16, nn. 11 e 12, tav. d'agg. C, n. 166. 



i 



REGIONE VII. — 319 — CIVITELLA S. PAOLO 



Vasi di impasto dipinti. 

36) Parte di un holmos (base a tronco di cono e bulla). La base è ornata 
da una zona di trampolieri in color rosso, rozzamente eseguiti e ricordanti per le 
lunghe gambe quelli della ceramica geometrica greca ('), la bulla reca dei denti di 
lupo pure in color rosso. 

37) Parte di altro simile ornato di fasce e denti di lupo in rosso. 

38) Olla che doveva forse sovrapporsi ad uno dei due holmoi ornata sul 
collo da due fasce con linee a zig-zag nel mezzo, sul ventre da fasce, e da una serie 
di triangoli riempiti di quadretattura, il tutto in color rosso. 

39) Altra simile ornata di fasce e di uccelli rozzamente eseguiti in color rosso. 



^, Vasi di bucchero nero. 

^H 40) Aryballos a pancia sferica e ampio labbro appiattito, riproducente per- 
^lettamente il tipo àeWari/baUos ellenico. 

41) Kanlharos di bucchero fino con ventaglietti punteggiati posti orizzontal- 
mente sotto il labbro, mancante delle anse. Alt. m. 0,12. 

42) Sette kyathoi, uno dei quali con ventre baccellato. Alt. media m. 0,10. 

43) Due simili ornati con ventaglietti punteggiati. Alt. m. 0,20; 0,13. 

44) Due oinochoai frammentarie a pareti assai sottili, decorate con venta- 
glietti e con sottili striature verticali sul ventre. Alt. media m. 0,15. 

45) Altra simile con ventaglietti intorno al collo e ventre liscio, frammentaria 
nel labbro. Alt. m. 0,20. 

46) Skyphos pure decorato a ventaglietti. Alt. m. 0,11. 

47) Holkion di bucchero pesante con solchi orizzontali fatti a stecca sotto 
il labbro. 

Terracotta grezza. 

48) Un grande dolio di ten-a rossastra ornata sotto il collo da quattro bugnette. 

Armi. 

49) Diciannove cuspidi di lancia in ferro, una delle quali lunghissima (m. 0,59), 
le altre di proporzioni minori tra i cm. 25 e i 15. 

50) Cuspide simile assai piccola, forse di freccia. 

51) Due grosse pallottole di ferro nel centro delle quali si innesta una pic- 
cola cuspide pure di ferro. 

52) Avanzo di spada con relativa guaina in ferro. 

A queste più antiche deposizioni appartenevano probabilmente anche dei cer- 
chioni di ruote in ferro e altri frammenti di ferro, parte di qualche carro, assai 
ossidati. 

(•) Wide, ili Jahrbuch. d. Just. 1899, pagg. 26, 78, 188 seg.: 1900, pag. 49. 



CIVITKLLA S. PAOLO 



— 320 — 



RKàlONE VH> 



Deposizioni più recenti. 

53. Uno striglie di bronzo. Lungh. m. 0,23. 

54) Alcune borchie e ghiere semplici in broazo e in osso. ' 

55) Tre boccaletti e due skyphoi di terracotta a vernice nera. 

56) Tre olle di terra ordinaria, e due anfore della forma a punta. 
Tomba XXI. — A triplice camera rettangolare, una di fronte alla porta e due 

laterali, il cui asse taglia ad angolo retto l'asse della prima. La porta assai angusta 
(m. 0,55), e orientata a sud-ovest, era priva di chiudenda rimossa dai violatori. Lo 
stato pericoloso della volta, e le frane che ne cadevano, non consentirono una completa 
esplorazione, che del resto non avrebbe dato grandi risultati, visto che la tomba era 
stata spogliata con gran cura. Nella parte esplorata si rinvenne solo un'armilla di 
bronzo a cerchio semplice (diam. m. 0,105) e una lagena di terracotta romana. 

Tomba XXII. — Camera con lungo dromos discendente ben conservato per la 
maggior compattezza del tufo (misura m. 4,70 di lunghezza e ra. 0,80 di larghezza), 
porta a sud-ovest larga m. 0,65 con chiudenda rimossa. Non fu potuta esplorare, perchè 
invasa dall'acqua. 

Tomba XXIII. — Camera anch'essa con lungo dromos ben conservato più angusto 
(m. 4,50 X 0,60). Oltre la camera di fronte alla porta ve n'è un'altra a sinistra, che 
fa angolo retto con la prima. Anch'essa è invasa dall'acqua. Nel dromos si rinvenne 
un torso di statnina di terracotta di arte libera, discretamente eseguita. Rappresenta 
un uomo vestito di chitone e di himation in atto di camminare verso sinistra, sor- 
reggendo con la sinistra ì'himation. Il braccio destro, le gambe dal ginocchio in giù 
e la testa mancano. L'intera statuina poteva esser alta poco più di trenta centimetri. 

Tomba XXI V. — Piccola camera rettangolare con volta franata (m. 2,50 X 2,00) 
completamente spogliata. 

Tomba XXV. — Camera quasi quadrata (misure prese con approssimazione 
m. 2,80 X 2,50) con loculi incavati sulle pareti. L'acqua e i riporti melmosi che la 
riempiono per tre quarti, non ne hanno permessa l'esplorazione. 

Tomba XXVI e XX VII. — Simili alla precedente con volta franata, e non esplo- 
rabili, perchè invase dall'acqua. 

Tomba XX Vili. -^ Camera quasi quadrata (m. 3 X 2,90) con solaio piano, due 
loculi sulla parete centrale, uno per ciascuna delle laterali. La porta orientata a sud-ovest 
era priva di chiudenda, rimossa dai violatori. Si rinvennero solo: 

1) Due kyatìioi di bucchero, uno mancante dell'ansa. Alt. m. 0,17. 

2) Un'olla di terracotta grezza. 

3) Frammenti di un fermaglio di cintura in bronzo costituito da una lamina 
rettangolare ornata da pallottole riportate. 

Tomba XXIX. — Camera rettangolare (m. 3,50 X 3 X 2) con volta piana e porta 
a sud-ovest, larga m. 0,65. Nella parete laterale destra sono ricavati due loculi uno 
sull'altro, in quella di fondo tre, cioè due piccoli superiormente e uno grande in basso, 
nella laterale sinistra due loculi, ed è aggiunta una banchina a parallelepipedi di 
tufo, alta sul suolo m. 0,50. Finalmente nella parete presso la porta è ricavato un 



REGIONE VII. — 321 — CIVITEI.LA S. PAOLO 

i 

ottavo loculo assai piccolo per un bambino (misura m. 0,83 X 0,35 X 0,37). In un 
angolo della parete di fondo è praticato un foro, pel quale i violatori penetrarono 
nella adiacente tomba XXX, la cui chiudenda fu rinvenuta per tre quarti in situ. 
Gli oggetti furono rinvenuti fuori di posto per le frane della volta e per le viola- 
zioni, e rimontano a due periodi di deposizioni. 



I 



Deposizioni più antiche. 
Vasi dipinti. 

1) Alabastron stretto e lungo, terminato in basso a punta con piccolo labbro 
spianato, senza anse di argilla purissima assai ben cotta. È distinto in zone alter- 
natamente colorite in violetto o lasciate col colore naturale e ripiene di sottili striature 
graffite. Nelle due zone centrali lasciate col colore naturale invece delle striature 
graffite sono delle minuscole figurine assai finemente eseguite a contorni graffiti e a 
colori violaceo e nero. Per la corrosione del vaso sono rimasti visibili solo una 
pantera, una coppia di sfingi sedute l'una di fronte all'altra, un cigno. Il colorito 
dell'argilla di un bel giallo arancio, e la forma del vaso farebbero ritenerlo un pro- 
dotto di fabbriche ioniche. 

Vasi di bucchero. 

2) Una tazza e un kantharos di bucchero nero. 

3) Due holkia a piede di bucchero cinereo pesante. 

Armi. 

4) Dieci cuspidi di lance in ferro mal conservate. 

5) Sei lame di spade in ferro mal ridotte dall'ossido, alcune con resti della 
guaina pure in ferro ; una conserva qualche anello di una catenella che doveva tenerla 
appesa a un balteo. 

Ornamenti personali. 

6) Parte di un fermaglio di cintura in bronzo, identico a quello già de- 
scritto a t. XVIII, n. 3 e 4. 

Deposizioni più recenti. 
Corredo personale. 

7) Un' armilla d' argento a cerchio semplice. Diam. m. 0,08. 

8) Due simili di bronzo a due giri di spirale. 

9) Due strigili di bronzo. 

10) Frammenti di una catenella e due gancetti semplici di bronzo. 

Vasi di bronzo. 

11) Olpe a ventre depresso, corto collo, e largo becco rotondo con ansa che 
sormonta il labbro. Alt. m. 0,28. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 42 



CIVITELLA S. PAOLO — 322 — REGIONE VII. 

12) Due lebeti lisci, uno dei quali frammentario con resto di maniglia mobile 
in ferro. Diara. m. 0,30; 0,16. 

13) Piccola olpe a corpo quasi cilindrico, larga bocca rotonda e ansa che si 
imposta sul labbro e presso il fondo. Alt. m. 0,16. 

14) Frammenti di una patera umbilicata. 

15) Grande situla a forma di tronco di cono con anse in ferro. Il fondo fu 
restaurato già nell'antichità. Alt. m. 0,30; diam. alla bocca 0,30. 

Parti di mobili. 

16) Due piedi di sedia o di tavolino a forma di cilindri vuoti in bronzo, da 
cui sorgono due listelli terminati a forma di cuspide di freccia. Tali oggetti più volte 
rinvenuti negli scavi d'Etruria al di qua e al di là dell'Appennino, furono riconosciuti 
come piedi di tavola dallo Zannoni ('). 

Vasi figurati di fabbrica locale e vasi a vernice nera. 

17) Kylix frammentaria a figure rosse. Nel fondo un efebo nudo con striglie 
nella sinistra e corona nella destra protesa. Esternamente due figure virili strettamente 
involte neir himation e palmette presso le anse. Cattivo disegno. Alt. m. 0,09 ; 
diam. m. 0,23. 

18) Due boccali a becco obliquo ornati sul ventre da bnitte figure simili alle 
precedenti. Alt. ra. 0,24; 0,20. 

19) Anforetta con la stessa figurina. Alt. m. 0,10. 

20) Due lekythoi, una mancante del collo col disegno della stessa figurina, 
l'altra con la figura di un cigno. Alt. m. 0,09; 0,10. 

21) Grande skyphos a vernice nera con corona di foglie d'ulivo in bianco. 
Alt. m. 0,26; diam. 0,20. 

22) Askos a ciambella con decorazione simile. 

23) Quattro lekanai con coperchio ornato da tralci d'edera in bianco e giallo. 

24) Skyphos con palmette in color giallo. 

25) Quattro lekythoi, uno skyphos, una lekane, due gulti a vernice nera. 

Vasiditerragrezza. , 

26) Un'anfora alta m. 0,49 a ventre rigonfio e largo labbro, un boccale e 
due ciotole. 

lomba XXX. — Camera adiacente alla XXIX e ugualmente orientata. La porta larga 
m. 0,80 aveva la chiudenda in massi di tufo quasi tutta al posto, essendo i violatori pene- 
trati dalla tomba precedente pel foro praticato nella parete. Ha pianta quasi quadrata 
(m. 3,50 X 3,20 X 2,20) con soffitto piano. Sulla parete centrale sono aperti due loculi, e 
due nella parete di sinistra, chiusi da tegole che si rinvennero spezzate e cadute in terra; 
in quella di destra invece è un loculo e una banchina assai regolarmente costituita 
da sei parallelepipedi di tufo, alta sul pavimento m. 0,80 e misurante m. 2,60 X 1,10. 

(') Oli scavi della Certosa, pag. 76, tav. XIX-32. 





ftEGlONE VII. 



— 323 



CIVITELLA S. PAOLO 



Nella parete sinistra del dromos prima di giungere alla porta della tonoba è pure 
cavato un loculetto di m. 0,80 X 0,40 X 0,32 anch'esso chiuso da tegole, e adoperato 
evidentemente per deporre un bambino di tenerissima età. Le tegole erano cadute, e le 
, ossa non conservate ; vi si rinvennero solo sei tìbulette d'argento ad arco e lunga staffa 
idue delle quali con decorazione geometrica in tìlograna applicata sull'arco e una con 
Ila staffa sormontata 'da una testina di capra ('). L'interno della tomba era statori- 
sitato, come provava oltre il foro nella parete anche il disordine delle ossa e degli 
Oggetti gettati via dai loculi (un cranio si rinvenne frammisto a cocci entro una situla 
■ di bronzo) ma la visita dovè essere compita in gran fretta, perchè erano rimasti intatti 
alcuni oggetti d'oro. Del resto anche qui si ebbero più deposizioni, ma sembra che 
coloro che deposero i nuovi cadaveri, rispettarono i corredi degli antichi. Tranne gli og- 
getti notati coi nn. 1 e 2 che furono rinvenuti sulla banchina della parete destra, 
tutti gli altri erano fuori di posto nel piano della camera e fra le rovine dei loculi se- 
mifranati. 

Deposizioni più antiche. 

Cor re do personale. 

1) Un paio di orecchini d'oro costituiti da un listello di lamina ripiegato a 
gancio, alla cui estremità sono aggruppati quattro globetti vuoti pure d'oro disposti 

croce (-). 

2) Cinque piccole bulle lenticolari di lamina d'oro aperte su una faccia o per 
contenere qualche materia ornamentale ora sparita, oppure per risparmio di mate- 
riale, nel caso che esse fossero applicate fissamente su qualche oggetto, e rimanes- 
sero perciò visibili solo da una parte. 

3) Anello di elettro piuttosto pesante con grande piastrina ovale, sui cui sono 
incisi profondamente in tre piani una sfinge alata seduta, un leone a bocca spalan- 
cata e un ippocampo. 

4) Altro simile d'argento con piastrina incisa rappresentante un uomo che 
orre, piegando fortemente le ginocchia; ai suoi lati sono un ariete e un leone. 

5) Altro simile con la rappresentazione di una pantera e di un uccello. 

6) Tubetto d'argento cerchiato da tre anellini ornati a filograna, e terminato 
una testina di cavallo. 

7) Armilla d'argento a semplice cerchietto. 

8) Piccolissimo pomello d'argento. 

9) Anello di bronzo con piastrina d'argento ora dissaldata e rotta in tre 
frammenti. Vi è incisa una figurina umana alata che corre a ginocchia piegate verso 
sinistra tra due sfingi alate sedute. 

10) Altro anellino di bronzo a cereliietto semplice. 

11) Parte di fermaglio di cintura in bronzo identico a quello descritto a pag. 

(*) Una simile in Mus. Struse. Gregorianum, 2' ed. I, tav. 68. 

(') Uno simile in J/ms. Etrusc. Gregorianum, 2* ed. I, tav. 73 (quinto nella linea verticale 
destra). 



CIVITELLA S. PAOLO 



— 324 



REGIONE VII 



12) Fibuletta serpeggiante di bronzo di forma assai semplice (fìg. 5). 

13) Quattro globetti di pasta vitrea e tre fuseruole di bucchero. 

Armi. 

14) Grande spada a larga lama di ferro con codolo piatto da inserire in un 
manico d'altra materia con parte del fodero pure in ferro che conserva il puntale in 
lamina di bronzo. Lungh. m. 0,70. 

15) Cinque lame simili più mal ridotte. 

16) Quindici cuspidi di lance in ferro. 

17) Due pallottole pure di ferro sormontate da cuspide. 



I 



< 




FiG. 5. 



Parti di carri e di mobili, 



18) Testa leonina rilevata in lamina di bronzo di trascurata e superficiale 
esecuzione, il muso troppo lungo finisce quadro, gli occhi, i peli del muso e della 




FlG. ti. 



giubba sono appena accennati (fig. 6). Doveva ornare l'estremità del timone di un 
carro, perchè fu rinvenuta insieme con diversi avanzi dei cerchioni di ferro delle ruote 
e con altri frammenti di rivestimento in ferro, tutti in miserabile stato di conser- 
vazione. 

19) Otto piedi di bronzo della forma descritta a t. XXIX, n. 16, otto borchie 
di lamina liscia rilevate nel mezzo e alcuni frammenti di lamina lavorata a sbalzo. 



I 



» 



REGIONE VII. — 325 — CIVITELLA S. PAOLO 

appartenenti probabilmente a due diphroi. Tra i frammenti possono in parte ricom- 
porsi le figure di due sfingi alate sedute sulle zampe posteriori una di fronte all'altra, 
tenendo una delle zampe anteriori alzata in posizione verticale a contatto l'una del- 
l'altra. Hanno il capo di giovane donna con un'acconciatura a lunghi riccioli che 
cadono sulle spalle accuratamente divisi l' uno dall'altro. In altri frammenti sono 
rilevate palmette, rosoncini, tutti assai finemente. Oltre le otto borchie uguali, se ne 
rinvennero alcune altre di dimensioni alquanto diverse che non so, se abbiano potuto 
appartenere alla decorazione dello stesso oggetto. 

Vasi di bronzo. 

20) Situla a tronco di cono liscia con maniglia di ferro. Alt. m. 0,26. 

21) Lebete a quattro maniglie circolari inserite in tanti canalicoli attaccati 
all'orlo del vaso, i quali recano nel mezzo una testina di leone in rilievo. Alt. 
m. 0,08, diam. m. 0,34. 

Vasi di pasta vitrea. 

22) Aryballos sferico di colore ceruleo opaco a superficie granulosa. Alt. m. 0,06. 

Vasi di argilla dipinti. 

23) Lekythos cuoriforme di argilla giallognola finissima decorata assai sempli- 
cemente con fasce rosse. 

24) Tre bombylia ornati di linguette intorno al collo, fasce e punteggiatura 
sul ventre. Uno dei tre sotto la zona delle linguette ha rappresentato un serpente 
un'anguilla. 

25) Anforetta di argilla giallognola di forma elegante ornata di fasce rosse 
sul ventre, e zona di croci di S. Andrea sulle spalle. Alt. m. 0,10. 

26) Aryballos a pancia sferica e labbro appiattito, decorato sul ventre da 
una grande j^olmetta a colore nero e violaceo con tratti graffiti. 

27) Lekythos attica a figure nere con ritocchi violacei e linee graffite. Sul 
ventre è rappresentato Dioniso barbato, vestito di himalion che siede su un diphros 
tenendo nella sinistra un rhyton. Dinanzi a lui danza una Menade alla quale si ac- 
costa un Satiro barbato itifallico con lunga coda equina; dietro a Dioniso è un altro 
Satiro simile al primo. In tutto il campo sono dipinti in nero dei tralci di vite. 
Sulle spalle sono figurate due lepri in corsa. Alt. m. 0,11. 



b 



Vasi di bucchero. 
23) Quattro kyathoi della forma consueta. 

Deposizioni più recenti. 
Oggetti di bronzo. 

29) Olpe piccola priva del manico. Alt. m. 0,13. 

30) Due strigili e due tintinnabuli a forma emisferica privi di battente. 



CIVITELLA S. PAOLO 



— 326 



REGIONE VII. 



Vasi dipinti di fabbrica locale e vasi a vernice nera. 

31) Anforetta di terra gialla ordinaria di brutta forma ornata con fasce nero- 
violacee. 

32) Due boccali a becco obliquo verniciati di nero con rozza figurina virile 
avvolta neW kimalion in color rosso. Alt. m. 0,20. 

33) Cinque skyphoi a vernice nera, due dei quali decorati con serto di foglie 
giallognole. Alt. m. 0,14-0,15. 

34) Askos simile similmente ornato. 

35) Anforetta a vernice nera con ventre globoso e collo corto ornata sul ventre 
da due figure in color rosso di brutto disegno (una pantera o un cane?). 

36) Tre lekylhoi simili, una delle quali ha due rozze figure di cigni in rosso. 

37) GuUus a vernice nera striato verticalmente e ornato di testina imberbe 
a rilievo. 

38) Quindici ciotole, quattro delle quali recano graffite esternamente presso il 
piede le iniziali seguenti : H, X, R, N\. 

39) 'Un'olpe e otto boccaletti a vernice nera. 

Vasi di argilla grezza. 

40) Un'anfora assai bassa e panciuta con ampio labbro della forma di quel 
vaso di rame da attingere acqua che nella campagna di Roma si chiama conca. 

41) Un urceus recante profondamente graffite sul collo le 
lettere <SA & (fig. 7). Alt. m. 0,27. 

42) Due olle biansate e tre fiasche a pancia quasi cilin- 
drica con stretto, e lungo collo ornato da risalti ad anello e da 
piccola ansetta. 

Tomba XXXI. — Camera di figura rettangolare con solaio 
piano in parte franato (m. 2,60 X 2,20) con sei loculi ripartiti 
sulle tre pareti interne e porta a sud larga m. 0,67 la cui chiu- 
denda fu trovata rimossa. 11 materiale, tranne il frammento di un coperchio di buc- 
chero, una fibuletta di bronzo frammentata e corrosa e quattro globetti di pasta vitrea, 

è tutto di età recente. 

Corredo personale. 

1) Armilla di ferro frammentaria. 

2) Anellino di bronzo con piastrina forse incisa, assai guasto dall'ossido. 

3) Due mezze bulle di bronzo e qualche chiodetto. 

4) Una pallottola di piombo forata. 

Vasi dipinti e a vernice nera. 

5) Anforetta di forma elegante di argilla giallognola con piede e collo ver- 
niciato di nero e con fasce nere sul corpo. 

6) Tre boccali a becco obliquo, due dei quali hanno la consueta brutta figu- 
rina di color rosso di uomo avvolto a^W himalion. 




Via. 



REGIONE VII. — 327 — CIVITELLA S. PAOLO 

7) Anforetta a ventre quasi globoso e corto collo con la consueta figurina ri- 
petuta due volte. 

8) Tre askoi con ornato di foglie in color giallo. 

9) Quattro lekythoi, un'olpe, quattro s/ajphoi, un piccolo cratere a piede di 
bella forma e dodici boccaletti. 

10) Dodici ciotole una delle quali ha presso il piede graffita la lettera A 
un'altra il segno III (segno del valore numerico oppure ei?). 

11) Lucerna monolicne a vernice nera con becco slargato, priva di ansa. 

Vasi di argilla grezza. 

12) Un'olla ornata da due fasce rossastre, un attingitoio di forma quasi cilin- 
drica con ansa impostata sul labbro, cinque anfore a punta e nove tra boccali e lagene. 

» Tomba XXXII. — Camera rettangolare (m. 3 X 1,80) adiacente a quella che 

precede e comunicante con essa per un largo foro praticato nella parete divisoria 
dagli antichi violatori. Non fu completamente vuotata, perchè la volta minacciava ro- 
vina; la parte esplorata non diede risultati. 

Tomba XXXIII. — Camera quasi quadrata (m. 2,20 X 2,10) con soffitto piano 
in parte franato, due loculi nella parete di fondo, uno per parte nelle laterali. La 
porta a sud-ovest aveva la chiudenda rimossa. Gli oggetti rinvenuti, come le ossa, 
fuori dei loculi, possono tutti appartenere ad età tarda. 

Corredo personale. 

1) Tre anelli d'argento con piastrine incise, nell'uno con figura di un giovane 
nudo di profilo a sinistra, negli altri due con una mano aperta. 

2) Altri due simili frammentari con incisione irriconoscibile. 

3) Altro di bronzo con piastrina incisa, corroso. 

4) Frammenti di catenina di bronzo. 

5) Due specchi frammentati e coperti d'ossido, sembra, senza graffiti. 

6) Due strigili di ferro. 

Armi. 

7) Una lancia e una pallottola di ferro con cuspide inserita. 

Vasi di bronzo. 

8) Pelike biansata a ventre un po' depresso con labbro ornato da perline. 
'Alt. m. 0,14. 

Vasi di argilla a vernice nera. 

9) Quattro olpai ad alta ansa sormontante il labbro. Alt. m. 0,24-0,20. 

10) Boccale a becco obliquo, decorato da foglie di ulivo. Alt. m. 0,37. 

11) Due simili senza decorazioni. Alt. m. 0,20-0,18. 

12) Lekylhos a pancia rigonfia, corto collo e labbro a boccinolo recante sulla 
ipalla graffita le lettere IS. Alt. m. 0,18. 



CIVITELLA 8. PAOLO — 328 — REGIONE VII. 



13) Undici ciotole. Una di esse ha graffi ta esternamente presso il piede la 
lettera II (e), una seconda nello stesso luogo la lettera A con la barra orizzontale, 
una terza nell' interno HA 

14) Uno skyphos e otto boccaletti. ì 

15) Tre lucerne di forma allungata con becco espanso e ansa ad anello. 

Terrecotte grezze. 

16) Sei anfore della forma a punta, sei orciuoli e due balsamari fusiformi. 

17) Due dei così detti pesi da telaio a fonna di tronco di piramide, uno di 
essi reca quattro volte ripetuta l'impronta di una ruota a quattro raggi. 

Monete. 

18) Un semis romano della serie unciale coi tipi soliti; nel rovescio assai 
corroso non appare, se vi siano simboli o nome del monetiere. 

Tomba XXXIV. — Camera quasi quadrata (m. 2,60 X 2,50 X 2,00). Porta a 
sud-ovest larga m. 0,67 con chiudenda rimossa ; tre loculi uno per parete. Era stata 
completamente spogliata; vi si rinvennero solo quattro globetti di pasta vitrea, due 
gancetti e una fibula a navicella con lunga staffa in bronzo. 

Tomba XXXV. — Camera con porta a sud-ovest (m. 2,55 X 2,70), solaio piano, 
sei loculi, due per parete. Si rinvennero ossa appartenenti a più cadaveri in parte 
nei loculi, in parte cadute sul pavimento. 

La suppellettile, non numerosa, raccolta attesta più deposizioni. Alla più antica 
appartiene certamente: 

1) Un bel vaso di impasto bruno, che ricorda alquanto l'ossuario tipico di 
Villanova nella sua forma più recente. Su un piede conico si sviluppa il ventre 
che nel punto di maggior ampiezza quasi a metà dell'altezza reca due anse oriz- 
zontali. Da quel punto il vaso si restringe, e termina con un labbro appiattito. È 
decorato in modo assai originale con solchi ottenuti mediante una punta larga, sì da 
prendere un posto di mezzo -tra i vasi con figure a contorno graffito e quelli con 
figure interamente incavate. Nel punto di maggior ampiezza del ventre sono due zone 
di denti di lupo a vertice in alto; più sopra due figure di quadrupedi trattati con la 
più bizzarra stilizzazione e frastagliati da segni ricurvi a foggia di punti interrogativi 
e di serpentelli che riempiono tutti gli spazi vuoti. Dei riscontri offrono un'anforetta 
di bucchero trovata a Poggio Sommavilla e pubblicata dal Pasqui in Not. fcavi 
1896, pag. 478, fig. 2 e un'altra inedita di questa stessa necropoli capenate conser- 
vata nella biblioteca del monastero di s. Paolo. 

A un'età più recente credo debbano ascriversi: 

2) Venti holkia di bucchero cinereo pesante in parte frammentati. 

Vasi di bronzo. 

3) Una secchia frammentaria con maniglia di ferro. Alt. m. 0,40. 

4) Due lebeti lisci, l'uno assai grande, diam. m. 0,49, l'altro più piccolo, 
dlam. m. 0,19. 



REGIONE VII. — 329 — CIVITELLA S. PAOLO 



I 



Alle deposizioni ultime appartengono: 

Vasi di terracotta figurati e a vernice nera. 

5) Due boccali a becco obliquo decorati l'uno con una figurina avvolta nel- 
Yhimation, l'altro con una grande testa muliebre con cuffia sul capo. Disegno e co- 
lori scadenti. 

6) Due askoi a vernice nera con serto di foglie giallastro. 

7) Quattro skyphoi, due lekanai, xm'olpe, tre boccaletti a vernice nera. 

8) Un guUus a ventre baccellaio, ansa ad anello striata, e mascheretta mu- 
liebre in rilievo. 

9) Dieci ciotole. Una di esse reca graffito sul fondo KAAE un'altra K5ARE5 • ESY 
(vedi i facsimili annessi). Le due iscrizioni sono più interessanti delle altre apparse 




i 

in questa necropoli; ritengo, che la prima sia il greco xaXi^ per la forma del lambda 
che è quella comune a tutti gli alfabeti greci, tranne il gruppo beotico-calcidese, e 
che non è adottata dagli alfabeti italici. Nell'altra iscrizione appare la lettera 
non latina V; trattasi però di un nome a tre elementi all'uso romano. E notevole 
che lo stesso cogmmen è già noto dal graffito di un'altra coppa di questa stessa ne- 
cropoli pubblicata in facsimile prima dallo Henzen ('), poi dal Fabretti (-) e dal 
Deecke (3). Quest'ultimo completa Esch{arus) oppure Esch{atus). 

Vasi di terra grezza. 

10) Cinque anfore della forma a punta, una delle quali reca graffita una M. 

11) Un urceus e otto tra boccali e lagenae. 
Tomba XXXVI. — Fossa posta tra la camera XXXIV e la XXXV a m. 3,30 

sotto il piano di campagna. Ha figura rettangolare (m. 3,20 X 1,35) orientata da 
nord-est a sud-ovest. Nella parete lunga settentrionale si apre una nicchia semicir- 
colare alta m. 0,80, profonda m.0,80, larga alla bocca m. 0,70, ostruita da un blocco 
di tufo litoide, diverso da quello che costituisce l'ossatura di questo terreno. Nella 
fossa erano scarse reliquie di uno scheletro con questa poca suppellettile: 

1) Un'armilla di bronzo a funicella. 

2) Due fibulette ad arco semplice in argento, una con l'arco rivestito di di- 
schetti d'osso in parte conservati, l'altra con anellino d'argento infilato. 

3) Parte di un fermaglio di cintura in bronzo costituito da una lamina ret- 
tangolare liscia con triplice foro sull'orlo. 

Nel loculo che sembrava esser rimasto intatto si rinvenne: 

(') Bull, deirist. 1864, pag. 148. 

(') Corpus Inscript. Italie. 2453 bis b. 

(3) Die Falisker, pag. 201. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. IL 43 



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— 330 -^ 



REGIONE VII. 



Vasi di bronzo. 

4) Lebete ornato sull'orlo da una zona di perline. Diam. m. 0,20 ; alt. 0,09. 

Vasi di impasto. 

5) Holmos a una bulla (fig. 8). Questa è decorata con tre zone, dne di 
triangoli riempiti di lineette, una di semicerchi sovrapposti a guisa d'embrici. Il 




ià_^ 



FiG. 8. 



piede imbutiforme reca una leggiadra decorazione a doppi archi di cerchio concen- 
trici riempiti di lineette in mezzo ai quali sorge una palmetta. L'imbuto più largo 
con cui il vaso termina alla sommità, come quello che stava all'ombra del vaso so- 
vrapposto è liscio. Alt. m. 0,32. 

6) Olla che era imposta ^Wholmos predetto con la stessa decorazione. Al- 
tezza m. 0,18 (fig. 9). 

7) Altro holmos frammentario decorato con cavalli alati e fiori di loto graffiti. 

8) Altra olla con decorazione di cavalli alati graffiti. Alt. m. 0,14. 



REGIONE VII. 



— 331 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



9) Altra più grande senza ornati. Alt. m. 0,30. 

10) Tre patere a piede quasi cilindrico, ornate sull'orlo da fiori di loto e 
palmette graffite. Diam. m. 0,18, alt. 0,09. 

11) Calice ad alto piede quasi cilindrico, baccellato sotto la tazza e ornato 
da corona di fiori e bottoni di loto grafiBti. Presso l'orlo sono due fori accostati. 
Alt. m. 0,13; diam. 0,12, 




FiG. 9. 



12) Altro similissimo con gli stessi ornati graffiti, ma privo di baccellatura. 
Alt. m. 0,12. 

13) Tre kantharoi con anse a nastro, ciascuno con due cavalli graffiti. Al- 
tezza m. 0,10. 

14) Due s/cyphoi ornati intorno al labbro da una curva rigirata continua graf- 
fila, sovra la quale di tratto in tratto sono tre lineette verticali pure graffite, e al 
disotto una zona di denti di lupo. Alt. m. 0,08. 

15) Graziosa oinochoe ornata sul ventre da baccellature verticali, sul collo 
dalla figura graffila di un cavallo alato e da un tronco di palma destinato a riem- 
pire il breve vuoto lasciato dalla figura equina. L'ansa a nastro è sormontata da un 
bottone. Alt. m. 0,20. 

16) Piccolo stamnos elegantissimo, finemente baccellato con coperchio ornato 
sull'orlo da denti di lupo graffiti e sul bottone di presa da onde marine. Alt. m. 0,10. 

17) Coperchio baccellato ornato all'orlo di bella treccia graffita simile a quella 
dipinta cosi di frequente nei vasi ionici. 

18) Tre kìjatlioi, due dei quali ornati da una linea graffita a curva rigirata 
intorno al labbro, il terzo liscio. Alt. m. 0,08. 

19) Parecchi frammenti assai minuti di vasi simili. 



1 



CIVITELLA S. PAOLO 



332 — 



REGIONE VII. 



Vasi di argilla figulina. 

20) Anforetta a piede alta e stretta, con due anse impostate orizzontalmente 
nel punto di maggior ampiezza del ventre. È di argilla giallognola decorata con 
fasce sul ventre, denti di lupo sulle spalle, e linee verticali ondulate sul collo, tutte 
in color rosso. Alt. m. 0,25. 

Tomba XXXV 11. — Camera di figura quadrata (2,60X2,60X2,00). Ogni 
parete ha un loculo ; la porta lunga m. 0,70 è a sud-ovest con parte della chiudenda 
in blocchi di tufo al posto, il dromos è largo m. 1,20. Parte nei loculi, parte sul 
pavimento si rinvennero ossa appartenenti a molti scheletri tutti scomposti. La scar- 
sezza della suppellettile dimostra, che la tomba fu saccheggiata, non pare, però, clie 
vi sia stata una seconda deposizione nell'età romana, come in quasi tutte le altre 
tombe. 

1) Fibula a navicella di bronzo, priva di ardiglione e corrosissima. 

2) Anellino di bronzo a semplice cerchiello. 

3) Strigile di bronzo a lama assai larga. 

4) Frammento del piede baccellato d'un vasetto di bronzo. 

5) Tre globetti di collana di pasta vitrea. 

6) Alabastroìi frammentato di vetro a fondo bleu con fasce ondulate celesti 
e gialle. Alt. m. 0,09. 

7) Kyalhos e ciotola di bucchero nero pesante. 
Tomba XXX Vili. — Camera rettangolare (m. 3,00X2,67) a solaio piano in 

parte franato, porta a ovest con chiudenda monolitica in tufo litoide rosso. Nelle tre 
pareti sei loculi con una risega per fissarvi le tegole di chiusura, trovate rimosse e 
spezzate ; rimossi erano anche i cadaveri e la suppellettile abbondante, che rimonta a 
più seppellimenti. 

Deposizioni più antiche. 

1) Un aryballos a palla di argilla giallo-pallida ornato con fasce sul ventre 
e linguette intorno al collo. Alt. m. 0,065. 

2) Una lekythos cuoriforme ugualmente ornata da fasce e da linguette. Al- 
tezza m. 0,10. 

3) Due bombylia con punteggiature nero sul ventre, fasce al piede e linguette 
intorno al collo. Alt. m. 0,085. 

4) Balsamario a forma di cinocefalo seduto sulle gambe posteriori con la 
destra piegata e accostata al capo in modo da formare un'ansetta. Sul capo è l'aper- 
tura del vasetto ; sul dorso sono dipinte in nero a macchia sei oche in tre zone, due 
altre simili sul petto, e le braccia e le gambe sono ornate di punteggiatura nera a 
significare il pelo. Alt. m. 0,10. 

5) Anforetta frammentaria a figure nere con ritocchi violacei e contorni graffiti, 
assai danneggiata nel ventre. Si vede una figurina di Menade danzante tra quattro 
Satiri barbati con coda equina, due dei quali mancano quasi interamente. Sotto le 
anse sono due sfingi alate. 



REGIONE VII. — 333 — CIVITELLA S. PAOLO 



6) Oinochoe in bucchero cinereo e kyathos in bucchero nero pesante. 

7) Paio di orecchini costituiti da una laminetta, alla cui estremità sono ri- 
portati quattro globetti vuoti similissimi a quelli descritti a t. XXX, n. 1 

DepoBÌzionì più recenti. 

Oggetti d'ornamento, di toletta e di giuoco. 

8) Anello d'oro a semplice fascetta con scarabeo in agata in cui è rappre- 
sentata una figurina di giovane nudo di fronte appoggiato su una colonnetta. 

9) Altro simile con piastrina incisa rappresentante Minerva che muove a si- 
nistra, appoggiandosi alla lancia, e tenendo in pugno la civetta. 

10) Orecchino scompagnato costituito da un cerchiello attorto a funicella, ter- 
minato da una rozza testina umana. 

11) Piccolissimo tubetto d'oro ornato da un cordoncino a filograna, tre globetti 
forati da collana, e un sottilissimo cerchietto liscio. 

12) Due anelli d'argento con piastrina incisa, nell'uno ossidata e irricono- 
scibile, nell'altro rappresentante Minerva di profilo a sinistra in atto di vibrare la 
lancia. 

13) Anello di elettro con piastrina su cui è incisa la testa galeata di Mi- 
nerva. 

14) Altri quattro anellini d'argento con piastrina incisa, rappresentante in 
uno una quadriga in corsa, nell'altro un cane, negli ultimi due corrosi un oggetto 
indistinto. 

15) Altro anellino formato da cinque giri di spirale di un filo d'argento. 

16) Quattro bulle di lamina di bronzo vuote, due asticelle terminanti con un 
globetto e con un piccolo fallo. 

17) Un ago crinale di bronzo. 

18) Teca di specchio in bronzo con coperchio in lamina rilevata in pessimo 
stato di conservazione. Vi si vedono un Satiro nudo che, tenendo nella destra solle- 
vata un rhyton, abbraccia una Menade nuda anch'essa, meno una parte delle gambe 
coperte da un lembo AqW himation. A destra è un grande cratere, a sinistra una 
pantera. Arte libera di esecuzione piuttosto scadente. Diam. m. 0,10. 

19) Specchio di bronzo privo di manubrio; sotto uno strato d'ossido lascia 
ancora vedere le figure graffite di un giovane nudo seduto che appoggiandosi ad 
un'asta conversa con un altro giovane ritto in piedi innanzi a lui. Figure piuttosto 
grossolane; all'intorno tralci d'edera. 

20) Ricco manubrio di specchio in bronzo terminante in testa di mulo (tìg. 10). 
L'asta ha delle foglie rilevivte, e nella parte semicircolare, dove era attaccata la la- 
mina speculare, è ornata da tre mascherette muliebri con lunghi capelli sciolti. 
Lungh. m. 0,14 ('). 

21) Disco speculare di bronzo che sembra adattarsi al manubrio ora descritto, 

(') Cfr. rainichi simili in Gerhard, Etruskische Spiegel, I, tav. 23. 



CIVITELLA S. PAOLO 



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REGIONE VII. 



ad orlo leggermente ripiegato. Nella parte interna sono rilevati circoli concentrici. 
Diam. m. 0,17. 

22) Due strigili di bronzo e frammento di un terzo, e due armille di bronzo 
circolari da tenere gli strigili. 

23) Un dado d'osso, settantotto pastiglie lenticolari di pasta vitrea di colori 
diversi, e ventisei pallottole di terracotta spianate da un lato. 




FiG. 10. 



Vasi di bronzo. 

24) Piccola oinochoe piuttosto panciuta a labbro trilobo con mascheretta di 
Sileno rilevata all'attacco inferiore del manico. 

25) Kyalhos di forma cilindrica con un ingrossamento presso l'orlo, ansa solle- 
vata e ripiegata in avanti al disopra dell'orlo che è ornato di perline. Intorno al 
piede è incisa a bulino una serie di triangoletti. Alt. m. 0,09. 

26) Tre simili privi di ansa e senza ornati. 

27) Due unguentari piriformi con collo stretto, due piccolissime ansette sotto^ 
il labbro. In uno di essi resta un tratto di catenella infilato in una delle anse ('). 
Alt. m. 0,10; 0,00. 

28) Vaso a forma di olpe ma senza ansa. 

29) Lebete liscio senza anse. 

(') Cfr. un esemplare completo con l'intera catenina in Schumacher Bronzen von Karhruhe, 
n. 222, tav. IV, n. 19. 



REGIONE VII. — 335 — CIVITELLA S. PAOLO 

30) Due robuste maniglie da inserire orizzontalmente in un grande lebete o 
caldaio; all'estremità esse prendono forma di due palmette. 

31) Doppia maniglia di grande sitala costituita da due verghe a sezione qua- 
drangolare, piegate a semicerchio, chiuse agli estremi da due anelli, entro i quali si 
ripiegano. 

32) Tre coperchi di teca lisci, uno scodellino, e diversi minuti frammenti di 
altri vasi, tra cui un grande piede imbutiforme, e sei anse, una delle quali termina 
in basso a palmette. 

Vasi di terracotta dipinti e a vernice nera. 

33) Numerosi frammenti di quattro grandi crateri, due a colonnette e due a 
campana e di due o tre kylikes ornati da figure in rosso riferentisi al tiaso bacchico 
di bruttissima fattura locale. 

34) Nove piccole le/canai a vernice nera, due prive di coperchio, altre con 
coperchio ornato da fogliame in color giallo. 

35) Vasetto a vernice nera in forma di maiale con fascia di color giallo 
ornata a rosoni sul dorso, due aperture sul groppone e all'estremità del muso, e ansa 
ad anello impostata su un fianco ora mancante. 

36) Quattro askoi a vernice nera; uno di essi con serto di foglie giallastre. 

37) Altro simile a ciambella ugualmente ornato di foglie. 

38) Oinochoe di forma assai elegante a ventre schiacciato, collo sottilissimo, 
alta ansa a nastro, ornata con foglie d'edera dipinte in bianco sul ventre. 

39) Sei boccali a becco obliquo, due dei quali hanno la solita brutta figurina 
virile avvolta aéìV himaiion. 

40) Piatto a vernice nera, ornato da doppio serto di foglie d'edera. Diam. 0,20. 

41) Cinque ski/phoi, quattro lekythoi, uno stamnos, un vaso a forma i'olpe 
con due anse poste fra loro ad angolo di 90°. 

42) Un piccolo cratere ornato da doppia zona di foglie. Alt. m. 0,08. 

43) Un guttm di forma emisferica a piede con mascheretta a rilievo. 

44) Due simili con filtro alla sommità e breve e stretto beccuccio. 

45) Una kylLv frammentaria che reca graffite sul fondo internamente le lettere 
FA. Diam. m. 0,12. 

46) Tredici ciotole delle quali tre sono segnate internamente con una X graf- 
fila, un'altra esternamente presso il piede con FA an'altra con R • AN . 



W 



47) Patera a piede che reca pure grafita le stesse sigle FA . 




CIVITKLLA S. PAOLO 



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REGIONE VII. 



48) Vasetto a forma di situla conica con labbro appiattito; all'attacco del- 
l'ansa ora rotta è riportato a rilievo un serpentello. Alt. m. 0,07. 

Terrecotte grezze. -< 

49) Sei grandi anfore della forma a punta. 

50) Sette boccaletti grezzi, l'uno dei quali reca graffite come i nn. 45-47 
le sigle FA . 

51) Una statuetta di terracotta acefala, rappresentante una donna eretta di 
fronte, interamente avvolta nelle sue vesti. Imita nell'atto grazioso e nel panneggia- 
mento le figurine tanagree, ma deriva da una forma stanchissima. 

52) Basetta di terracotta rettangolare ornata su una fronte da un fiore di loto 
a rilievo tra due volute. 

Oggetti vari. 

53) Due ghiere dosso tornite e un pomo emisferico di piombo. 

54) Tre monete di bronzo, cioè un triente e un sestante romani della serie 
unciale coi tipi soliti, e una moneta latino-campana (Testa d'Apollo a destra, 9 Ca- 
vallo galoppante a sinistra, sotto a cui il nome ROMA) ('), 

Tomba XXXIX. — Camera rettangolare (m. 3,00 X 2,30 X 2,00) con tre loculi 
uno per parete e una banchina lungo la parete sinistra costruita a parallelepipedi di 
tufo, alta sul pavimento m. 0,40. La porta volta a sud era sbarrata da tre blocchi 
di tufo, di cui due erano al posto. Nei loculi si rinvennero tre scheletri di adulti di 
cui due ben conservati, distesi supini in sita senza nessun oggetto di corredo. 

Tomba XL. — Simile alla precedente e di dimensioni quasi ugnali. Le ossa 
erano state rimosse, e di oggetti si rinvennero soltanto un lebete frammentario e 
wrìolpe di bronzo, una oinochoe di bucchero priva del manico e due pissidi di ter- 
racotta giallognole ornate da zone brunastre, alte m. 0,055. 

Tomba XLI. — Camera rettangolare (m. 2,65 X 1,85) scavata a molta profon- 
dità (4 metri dal piano attuale di campagna, mentre le altre tombe adiacenti non 
arrivano a due metri). La porta si apre a nord-ovest, ogni parete ha due loculi so- 
vrapposti. In quello più alto a sinistra si rinvennero: 

Oggetti di corredo personale. 

1) Dae anelli d'argento a semplice cerchietto, e due di bronzo con piastrina 
incisa assai guasta dall'ossido. 

2) Una fìbuletta di bronzo a navicella con lunga staffa, e due gancetti. 

3) Piccola armilla di bronzo semplice (diam. m. 0,055). 

4) Tredici globetti di collana in pasta vitrea di vari colori. 

5) Paio di sandali in legno rivestiti di lamina di bronzo, chiodettata all'orlo. 



(') Garrucci, Monete deWIùalia antica, tav. LXXVII-6. Sulla presenza di monete campane in 
Etruria cfr. Martha, L'art Étrusque, pag. 130. 



REGIONE VII. — 337 — CIVITELI.A S. PAOLO 

divisi ciascuno in due parti mobili intorno a una specie di cerniera. L'Etruria ne ha 
dati già parecchi altri similissimi ('). 

6) Due strigili di bronzo. 

7) Una rotella d'osso fornita di fori tutto in giro nello spessore per l'inser- 
zione di sottili raggi di una materia completamente scomparsa senza lasciar tracce. 
Diam. m. 0,06. 

Vasi di bronzo. 

8) Kyalhos ad un manico simile a quello descritto a t. XXXVIII, n. 25. Al- 
tezza m. 0,09. 

9) Coperchio di teca oiiiato da circoli concentrici. Diam. m. 0,11. 

Vasi di terracotta. 

10) Anforetta attica a figure nere. Da un lato un guemero in panoplia in atto 
di vibrare la lancia contro due avversari che pur minacciandolo con le lance si riti- 
rano. Dall'altro lato due Menadi danzanti. Ritocchi violacei per alcune parti delle 
vesti e bianche per le carni delle due donne e per lo scudo del guerriero vincitore. 
Alt. m. 0,18. 

11) Lekythos attica. Dioniso barbato seduto su un diphros con rhyton in mano 
tra due Menadi danzanti. Figure nere con ritocchi violacei e tratti graffiti, nel campo 
tralci in nero. Alt. m. 0,20. 

Nel loculo sottostante sempre nella parte sinistra si ebbero : 

12) Due spade di ferro, l'una lunga m. 0,71 a lama larga con codolo piatto 
da inserire iu un manico e fodero con puntale di bronzo, l'altra lunga m. 0,64 a 
lama più sottile con impugnatura di ferro piena fornita di paramano a forma di croce 
a braccia corte. 

Sul piano della tomba e tra il materiale franato si rinvennero altri oggetti che 
tutti, meno cinque kyalhoi e una ciotola di bucchero pesante si riferiscono a una de- 
posizione recenziore, fatta forse sul pavimento stesso della camera. La suppellettile di 
questa seconda deposizione si riduce unicamente a vasi di terracotta. 

Vasi a vernice nera. 

13) Quattro s/cyphoi, di cui due ornati da serti di foglie in bianco e in giallo. 
Alt. m. 0,17-0,08. 

14) Quattro oinochoai, due delle quali similmente ornate. 

15) Lekane ornata di fasce bianche e fogliame sul coperchio. Diam. m. 0,09. 

16) Cinque coperchi di lekanai, due dei quali ornati come il precedente. 

17) Piccolo brocchetto a vernice nera, ventre cilindrico basso e rigonfio. Il 
beccuccio stretto ed obliquo sorgente su alto collo, porta lateralmente due dischetti 
rilevati che somigliando ad occhi fanno prendere al becco la forma di una testa di 
uccello. 

(') Cfr. Alu». Etrusc. Gregorian. 2* ed. I, tav. 57 n. 7. Schumacher, Bronzen von Karhruhe, 
imrn. 204 etc. Un paio ben conservati di ignota provenienza sono nel Museo Kircheriano, num. 
d'invent. 4446-4447. 

Notizie Scati 1905. — VoL II. • 44 



CIVITELLA S. PAOLO 



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REGIONE VII. 



18) Askos a ciambella e guttus con mascheretta a rilievo nel centro. 

19) Sei boccali e cinque ciotole in ima delle quali presso il piede è graffito CN. 

Vasi non verniciati. 

20) Tazzetta di argilla depuratissima, di spessore assai sottile, ornata di festoni 
e di rosoucini riportati. 

21) Quattro orciuoli grezzi, uno dei quali ha graffila sul ventre una X. 

22) Due anfore grandi della forma a punta. 

Tomba XLIl. — Simile alla precedente. Porta a nord-ovest, chiusa in parte 
da pezzi di tufo informi. Sei loculi, due per ogni parete. Per lesioni verificatesi du- 
rante il lavoro si è dovuta sospendere l'esplorazione. Dalla parte esplorata presso la 
porta e presso la parete destra si sono raccolti oggetti appartenenti tutti a una tarda 
deposizione, tranne tre ciotole e un kyathos di bucchero nero pesante a due anse 

accostate. 

Corredo personale. 

1) Due armillette di bronzo una a semplice cerchio, l'altra a un giro di spi- 
rale. Diam. m. 0,07. 

2) Due anelli d'argento con piastrina incisa; nell'uno guasta dall'ossido, nel- 
l'altro rappresentante una civetta. 

3) Scarabeo in corniola con l'incisione di una biga veloce a destra. 

4) Sandalo in bronzo simile a quello descritto a t. XLl, n. 5. 

5) Teca discoidale di bronzo da specchio. 11 coperchio sbalzato in pessimo 
stato di conservazione sembra che abbia avuto la rappresentanza di un Satiro (?) 
mancante del capo che con ambe le braccia e col petto sostiene a fatica un'otre (?) 
e di un'altra figura virile nuda appoggiata a un bastone mancante dal bacino in su. 
Diam. m. 0,11. 

6) Due specchi di bronzo lisci, assai ossidati, e uno frammentario. Diametro 
m. 0,12; 0,09. 

Vasi di bronzo. 

7) Attingitoio vaso da cuocere simile a quelli descritti a t. VI, n. 10. Al- 
trzza na. 0,18; Diam. m. 0,12. 

Vasi di terracotta a vernice nera. 

8) Tre olpai, due lelajlhoi, uno skyphos. 

9) Nove vasetti in forma di minuscoli crateri a campana; nessuno arriva 
all'altezza di dieci centimetri. 

10) Una pissidotta leggermente conica con risega pel coperchio ora mancante. 

11) Due coperchi e diciannove boccaletti. 

12) Dodici ciotole, una delle quali ha proprio sotto al fondo graffita la let- 
tera A, un'altra esternamente presso il piede il segno f a tratti assai prolungati e 
debolmente incisi. 

Vasi di terra grezza. 

13) Un'anfora, cinque lagenae, quattro urcei, e un vasetto a forma di pic- 
colo cratere a campana. 



REGIONE VII. — 339 — CIVITELLA S. PAOLO 

14) Tre lucerne di forma allungata a becco espanso senza ansa. 

Tomba XLIII. — Camera a tre loculi con porta a sud-ovest, su ognuno dei 
quali giaceva supino uno scheletro di adulto con le ossa perfettamente al posto, ma 
friabilissime. Non si rinvenne neppure un franiuiento di terracotta. 

Tomba XLI V. — Camera che si apre nella parete sinistra del dromos della 
tomba XLI, un paio di metri prima di raggiungere la porta di questa. Misura 
m. 2,40 X 2,20 ed iia cinque loculi, due in ciascuna delle pareti centrale e di destra, 
uno solo in quella di sinistra. Non è improbabile, che essa sia stata scavata in età 
più tarda della XLI, e tutta tarda è invero la suppellettile rinvenutavi. 

Corredo personale. 

1) Due anelli d'argento, uno dei quali ha nella piastrina incisa la Vittoria 
eretta a sinistra con corona tra le mani. 

2) Due strigili di bronzo fammentarì e mancanti. 

3) Specchio di bronzo liscio con manubrio semplice. 

4) Teca da specchio con lamina in rilievo mal ridotta, rappresentante Venere 
nuda in atto di acconciarsi i capelli, e un Amorino alato ritto dinanzi a lei in atto 
di versarle acqua da un grande vaso forse in un bacino ora mancante. Lavoro me- 
diocre. Diam. m. 0,11. 

5) Coperchio di teca di bronzo ornato da circoli concentrici. 

6) Frammento di balsamario di vetro a linee spezzate turchine, bianche e gialle. 

Armi. 

7) Lama di spada frammentata in ferro. 

Vasi di bronzo. 

8) Due vasi simili a quelli descritti a t. VI, n. 10. Misurano m. 0,19 X 0,122 
l'uno e m. 0,175 X 0,11 l'altro. 

9) Due scodellini semplici e xmolpe panciuta con largo collo e manico distac- 
cato, alta m. 0,18. 

Vasi di terracotta con figure e a vernice nera. 

10) Grande boccale a becco obliquo ornato sul collo da una figura di giovane 
nudo appoggiato su uno scudo, sul ventre da due satiri barbati con lunga coda equina, 
che inginocchiati scherzano con una pantera. Lavoro locale assai rozzo, colore rosso 
per le figure, bianco per lo scudo e per la pantera. Alt. m. 0,36. 

11) Lekythos mancante delle anse con due grandi palmette e una figura di 
civetta in color rosso. Cattivo lavoro locale. Alt. m. 0,11. 

12) Skyphos con grande testa femminile di profilo coperta di cuffia. Colori 
bianco per le carni, rosso giallastro pel resto. 

13) Una le/cane intera, e quattro coperchi di vasi simili, due ornati da fasce 
giallastre. 

14) Otto skyphoi, due lekythoi, otto boccali a becco obliquo, tre olpai, una 
oinochoe, due pissidette cilindriclie prive di coperchio. 



CIVITELLA S. PAOLO 



— 340 — 



REGIONE VII. 



15) Tre gulti emisferici a piede con ansa ad anello, recanti a rilievo sul piat- 
tello superiore l'uno una testa di Medusa (tipo bello), l'altro una testa di giovanetto 
con pileo frigio (Ganimede?), il terzo un Amorino seduto tra un cane e un'oca. 

16) Sei ciotole, due delle quali recano grafliti i segni qui riprodotti. 



VA 




Vasi di terra grezza. 

17) Un coperchio su cui sono graffiti i segni )M. 

18) Sette anfore a punta. 

19) Un askos, quattro orciuoli, due olle e nove boccaletti. 




FlG. 11. 



Si rinvennero ancora un vasetto di piombo a forma di alabastron frammentario 
al labbro, e un asse romano unciale, assai corroso. 

Tomba XL V. — Camera a solaio piano con porta a sud-ovest larga m. 0,81, 
con tre ampi loculi nelle pareti e a forma di letti provvisti di capezzale scolpito 
nel tufo. Lo spazio quadrato nel mezzo, misura m. 2,40 X 2,40, le misure totali sono 
di m. 4,28 X 3,25. Sopra la tomba si conservano cinque grossi blocchi di tufo disposti 
a scaglioni in due file alla distanza di m. 2,20 dall'asse della porta, meschino avanzo 
di un qualche recinto (vedi piantafig.il). La tomba era in completo disordine ; nel 
piano oltre alcune ossa disperse si rinvennero gli oggetti seguenti : 
1) Anello d'argento con piastrina incisa irriconoscibile. 



REOIONE VII. 



— 341 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



2) Specchio di bronzo ben conservato, aveva un codolo di ferro da inserire in 
un manico di altra materia ora distrutto. Sul disco sono figurate con linee graffite 
tre figure muliebri nude in conversazione, due delle quali alate (Lase). Sono ornate 
di diademi di forma alquanto singolare, le due laterali di armille, hanno poi tutte 




FiG. 12. 



tre delle scarpe che coprono interamente il piede, e terminano al tallone con una 
'specie di beccuccio. Quella di mezzo ha nella sinistra un alabastron e nella destra 
un oggetto indistinto. Il disegno in qualche parte scorretto, per esempio nella mano 
sinistra della figura di sinistra non è però dei peggiori (fig. 12). Diam. m. 0,15. 

3) Altro specchio liscio con orlo alquanto ripiegato; il manubrio termina a 
testa d'ariete. 

4) Coperchio di teca circolare pure in bronzo. 

5) Frammento di alabastron di pasta vitrea a linee ondulate gialle, turchine 

e bianche. 

Armi. 

6) Due cuspidi di lancia in ferro. 



CIVITEI.LA S. PAOLO 



342 



REGIONE VII. 



Vasi di bronzo. 

7) Ouo scodellino. 

Vasi di terracotta a figure e a vernice nera. 

8) Due lekanal, un bicchiere biansato con tracce di fogliame in color giallo, 
cinque olpai, cinque skyphoi. 

9) Dodici ciotole, alcune delle quali scritte. Sotto il fondo di una in lineò 
sottilissime e assai intrecciate per la ristrettezza dello spazio lANINIANN, forse 
L{uci) Ani (per Annii) ripetuto due volte; in un'altra nell'interno T • PS • sul fondo 
all'esterno HVI; una terza nell'interno A. 

10) Quattro gutti, tre dei quali con mascheretta rilevata (Sileno e due ma- 
schere muliebri). 

11) Quattordici tra boccaletti e vasetti a forma di crateri. 

Vasi di argilla grezza. 

12) Tre anfore vinarie, due boccali e una lagena. 
Si rinvenne anche una moneta di bronzo di qualcuna delle città campane non 

determinabile pel cattivo stato di conservazione (testa d'Apollo laureata a sin. e toro 
androprosopo gradiente a d.). 

Tomba XL VI. — Camera rettangolare (m. 2,38 X 2,20) con porta a sud-ovest 
larga m. 0,78. V ha un doppio loculo e una banchina nella parte centrale, due loculi 
nella laterale destra, uno solo a sinistra. Fu trovata completamente vuota. 

Tomba XL VII. — Camera quasi quadrata (m. 2,30 X 2.20) orientata a sud-ovest. 
Ben conservata la porta con risega per la chiudenda e semicerchio incavato al sommo 
dell'arco. Due loculi su ciascuna delle pareti centrale e di destra, uno solo su quella 
di sinistra. La chiudenda era stata rimossa, e la tomba svaligiata e riempita poi 
fino al sommo di riporti alluvionali penetrati anche nei loculi. Si rinvenne solo una 
graziosa anforetta di vetro a fondo nero con linee spezzate bianche, frammentaria al 
labbro e mancante delle anse, e otto globetti di collana di pasta vitrea. 

Tomba XL Vili. — Le tombe XLVIII-LI erano disposte a ventaglio sul de- 
clivio del colle verso il bacino di Leprignano, e sul punto ove si raccostavano mas- 
simamente, era un cippo di pietra a forma emisfericas orgente su base parallelepipeda, 
assai mal ridotto da urti di aratro. 

La tomba XLVIII è una camera con volta piana (m. 2,80 X 2,00 X 1,90), la 
porta larga m. 1,10 è volta a ovest, e la chiudenda che l'ostruiva in massi di tufo, 
è stata rinvenuta rotta e spostata. Nell'interno sono tre doppi loculi ricavati dalla 
roccia, e nelle due pareti laterali sono aggiunte due banchine in parallelepipedi di 
tufo portati dal di fuori, alte sul suolo della tomba m. 0,40. I loculi sono in parte 
franati, e i cadaveri sono apparsi spostati e accompagnati da scarsa suppellettile 
risaliente a due deposizioni. Alla prima apparteneva forse lo scheletro deposto sulla 
banchina di sinistra, come lascia suppone quel che restava del suo corredo, cioè una 
fibula di ferro, due anellini di bronzo semplici, mezzo globetto di pasta vitrea, e una 



RBGIONB VII. — 343 — CIVITELLA S. PAOLO 

lekylhoit attica franimentaria in finissima argilla rossa ornata sul ventre con le figure 
di tre delfini in nero disegnati a capo all'ingiìi, e sulle spalle con una Eona di linee 
serpeggianti nere. 

Gli altri rinvenimenti sono più tardi. 

Dal loculo superiore di sinistra venne wvìulpe etrusco-campana e uno striglie 
di ferro. 

Nel piano sotto il loculo centrale un' anforetta a vernice nera con due delle 
solite figurine ammantate in color rosso, una lekythos a vernice nera, un anellino di 
filo d'argento e una grossa pignatta grezza. 

Nel loculo centrale inferiore un pugnale di ferro largo e corto, frammentato e un 
orciuolo di terra ordinaria. 

Nel loculo superiore di destra una lancia di ferro, un'anforetta a vernice nera 
con le due solite figurine, uno skyphos e un askos a vernice nera. 

Nel loculo inferiore di destra un'armilla a nastro di bronzo. 

Sulla banchina di destra una pastiglia di smalto, una rozza figurina di bue in 
bronzo mancante della parte inferiore del corpo, una fibula di ferro, una lekylhos e 
uno skyphos a vernice nera. 

Sul pavimento fra molte ossa umane sconvolte un' armilla di ferro, nn pen- 
daglietto di bronzo a forma di ghianda, un askos grezzo, una lancia e parte d'una 
spada di ferro. 

Tomba XLIX. — Camera rettangolare a volta piana (m. 2,40 X 2,05 X 1,95); 
la porta volta a ovest è larga m. 0,80, ed era priva della chiudenda di tufo, i cui 
blocchi apparivano spezzati e dispersi. Nelle pareti laterali sono due loculi semplici, 
uno doppio in quella di fondo. Di piii sotto il loculo di destra era una banchina con 
parellelepipedi di tufo riportati, alta sul piano m. 0,40, sotto quello di sinistra era 
poggiato in terra un letto di tegoloni bipedali (m. 0,59 X 0,43) su cui era un cada- 
vere, e sotto il loculo centrale era cavata nel pavimento una fossa stretta e lunga 
(m. 1,50 X 0,35, profonda 0,30) in cui erano accumulate ossa in completo disordine, 
appartenenti a più cadaveri. La suppellettile tutta tarda fu rinvenuta in questo 
ordine: 

Nel piano sotto il loculo di destra una grande olla grezza e una lekythos a 
vernice nera. 

Sul loculo di sinistra un guitus e tre ciotole a vernice nera, una delle quali 
reca graffito A Kl e un'altra T T . 

Sul loculo superiore centrale erano parti di due scheletri con un boccale e una 
lagena grezzi presso la testa, uno striglie di ferro all'altezza del bacino. 

Nella fossa sotto il loculo centrale frammiste alle molte ossa erano due ciotole, 
un'anforetta e uno skyphos a vernice nera, due olle grezze e un balsamario fusiforme 
di argilla non verniciata. 

Sul loculo di sinistra era un cadavere con la spada di ferro ritorta a forza e 
con la punta della lancia posta presso il bacino, e perciò certo con l'asta di legno 
spezzata. 

Sulla banchina di destra era un altro cadavere deposto supino con la testa verso 



I 



CIVITELLA. S. PAOLO — 344 — REGIONE VII. 

la porta, che non aveva altra suppellettile se non uno striglie di ferro e una ciotola 
ordinaria. 

Finalmente sotto il loculo di sinistra sul letto di tegole era un cadavere, forse 
l'ultimo arrivato, il cui corredo era più completo. Aveva presso la testa due ciotole a 
vernice nera una delle quali col segno graffito UJJ , tre orciuoli grezzi e un askos; 
più in basso uno skyphos, una ciotola, un boccaletto, due lekylhoi, un'olpe, un boc- 
cale a becco obliquo tutti a vernice nera, e un frammento di vaso di bronzo. Più 
verso i piedi aveva un boccale grezzo, uno striglie di ferro, un askos e un chiodo 
di bronzo. 

Tomba L. — Camera interamente franata e visitata forse di recente, penetran- 
dovi dall'alto. La porta di cui è conservato uno stipite in tufo rossastro guarda verso 
ovest. Nessun trovamento. 

Tomba LI. — Camera rettangolare (m. 3,20 X 2,90) franata superiormente con 
tre loculi e porta a sud-ovest. Vi furono trovati pochi oggetti di età tarda. 

Nel loculo centrale era una grande spada di ferro con codolo piatto da inserire 
in un manico di legno, lunga m. 0,74, e la cuspide e il sauroter di una lancia posti 
uno accanto all'altro presso i piedi del cadavere in modo da mostrare, che l'asta 
era stata spezzata prima di porla nel loculo. 

In quello di destra era un gancetto di bronzo, uno skyphos a vernice nera e due 
boccaletti grezzi. 

Sotto il loculo di sinistra un boccale a vernice nera a becco obliquo e un'olla 
di terra grezza, dentro alla quale due boccaletti e due ciotole a vernice nera. 

Tomba LII. — Fossa rettangolare orientata da nord-est a sud-ovest a m. 1,20 
sotto il piano di campagna. Misurava m. 3,80 x 1,24. Nel lato lungo di nord si apre 
un loculo semicircolare che ì;a di diametro m. 1,19, e che è alto sul piano della 
tomba m. 0,40. Tale loculo era chiuso con una lastra di tufo trovata in frammenti 
per la caduta della volta. Nella fossa si rinvenne un cadavere deposto probabilmente 
entro una cassa di legno, di cui apparve qualche traccia, e che era circondata da una 
serie di pietre. Disgraziatamente questa tomba che era intatta, per la sua posizione 
piuttosto in basso s'era riempita di riporti alluvionali così conglomerati fra loro e 
cos'i compatti, che gli oggetti sono stati estratti con molta difficoltà in uno stato 
deplorevole. 

Il cadavere disteso supino con la testa verso nord-est, aveva sul petto (vedi 
pianta, fig. 13 ove i numeri si riferiscono agli oggetti trovati). 

1) Una singolare corazza di lamina di bronzo, rinforzata esternamente da tre 
gruppi di grossi anelli pure in bronzo a tortiglione. Ciascun gruppo comprende sette 
anelli chiusi uno nell'altro in ordine decrescente, e tenuti insieme da fascette di 
bronzo. Diam. mass. m. 0,095. Gruppi di anelli perfettamente simili e ugualmente 
disposti e legati si rinvennero undici volte in tombe giudicate femminili a Novilara 
e sempre sul petto o presso il petto del cadavere ('). Nei nostri v'ha di più la lamina 
sottoposta della quale disgraziatamente non restano che meschini avanzi. 

(') Brizio, Mon. Lincei, V, pag. 278, flg. 74 e tav. XI, n. 12. 





REGIONE VII. 



— 345 



CIVITELLA S. PAOLO 



Sotto la corazza, via via lungo il ventre e le gambe del cadavere, venivano, 
come sono notati in pianta, gli oggetti seguenti: 

2) Sette fibulette a navicella di bronzo con staffa assai allungata. 

3) Due grandi fibule di bronzo con l'arco rivestito da grossi dischi d'osso 
che si sono staccati l'uno dall'altro, spezzando il sottile arco di bronzo nel quale 
erano infilati. 



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^"!;iii-et^^" 



FiG. 13. 



4) Frammenti di una lunga catenella di bronzo (in pianta nn. 3-4), un 
genere d* ornamento più volte rinvenuto in tombe italiane della prima età del 
ferro ('). 

5) Due fibule di bronzo ad arco semplice, e frammenti di altre e dei dischi 
di ambra che le rivestivano. 

6) Numerosi frammenti di avorio in parte decorati a circoletti, a meandri, a 
fiori di loto graffiti, in parte intagliati a figura di arieti o di anitrelie. Costituivano 
forse gli ornamenti di una pisside, ma l' umidità li ha ridotti in uno stato misera- 
bilissimo, sì che si sfaldano, e si decompongono appena toccati, né le forme di 
animali che io intravidi fra la terra, si conservarono allorché i frammenti erano estratti. 

Sotto i piedi del cadavere erano : 

7) Il cerchione di ferro di una ruota di carro. 

8) Altri frammenti del rivestimento in ferro del carro stesso. 



(') Cfr. ad es. Novilara {Moti. Lincei, V, pag. 147); Aufidma (ibid., X, pag. 315 seg.). 
Notizie Scavi 1905. - Voi. II. 45 



CIVITELLA S. PAOLO — 346 — REaiONE VII. 

9) Un altro gruppo di tre grandi anelli di bronzo posti l' uno nell'altro, e 
legati insieme dalle solite fascette, nello stesso modo degli altri che rivestivano la 
corazza; in questi però non c'è lamina sottoposta. Diam. massimo m. 0.11. Per la 
posizione del loro rinvenimento e per il loro diametro maggiore degli altri, ritengo, 
fossero ornamenti di cavallo. 

Nel loculo si rinvennero nei luoghi segnati dai numeri gli oggetti seguenti, 
tutti però schiacciati e mal ridotti dalla caduta della volticella: 

10) Numerosi frammenti di vasi di impasto e di argilla figulina giallognola con 
decorazioni geometriche in color rosso. Tra i meno frammentati si possono riconoscere : 

a) Olla a due manichi di terra giallognola decorata con fasce rosse o denti 
di lupo al piede. Alt. m. 0,30 ; 

b) Due scodelle di argilla a labbro appiattito, senza piede, decorate a fasce 
rosse e a lineette verticali ondulate sotto il labbro; 

e) Frammenti di un holmos ornato di zone circolari e di denti di lupo in 
color rosso; 

d) Oinochoe ornata con zone circolari e serie di uccelli in color rosso. 
Alt. m. 0,20; 

e) Frammenti di un grande vaso di impasto assai levigato di bel colore 
nero lucente a forma di doppio tronco di cono con grande ansa bifida e piccole infos- 
sature circolari, circondate da semicerchi incisi sotto l'orlo ; 

/) Un kantharos d'impasto, liscio con bugnette sporgenti presso il fondo. 
Alt. m. 0,13. 

11) Frammenti della lamina di bronzo che rivestiva un grande scudo rotondo 
del diametro di m. 0,70 circa, assai danneggiati dalla caduta dei massi della volta. 
Era decorato semplicemente con zone circolari di triangoli, di rosette e di grossa 
punteggiatura rilevata. L'orlo è rinforzato da una verghettina cilindrica di metallo 
intorno alla quale è ribattuto l'estremo della lamina. 

12) Due spiedi di ferro in frammenti. 

13) Un lebete di bronzo liscio in frammenti. 

14) Grande olla di terra rossa corallina a pareti liscie, alta m. 0,48. 

15) Altro lebete di bronzo liscio e mal conservato. 

16) Numerosi cilindri di terracotta a capocchia ingrossata (così detti rocchetti). 

17) Frammenti di un'idria di rame di tipo Villano va di lamina liscia, simile 
per la forma a quella della tomba XVI. 

18) Piccola ciotola di bronzo a corpo baccellato. 

19) Strumento di bronzo formato da due verghette appiattite e accostate con 
le estremità ripiegate due volte e intrecciate in modo da tener insieme le due parti 
dell'oggetto (fig. 14). Sulla parte esterna è decorato da circoletti incisi a bulino. Un 
oggetto assai simile di una tomba del sepolcreto di Montarano è dal Barnabei e dal 
Pasqui interpretato come una forcella da telaio ('). 

20) Altro lebete di bronzo liscio in minuti frammenti. 

(») Mon. Lincei, IV, pag. 390, fig. 180. 



REGIONE VII. 



— 347 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



Il corredo di questa tomba presenta delle singolarità. Non potei notare io che 
in quel giorno fui presente allo scavo, alcuna traccia di violazione, eppure del carro 
una sola ruota era al posto, quasi avessero voluto metterne nel sepolcro solo una 
rappresentanza. Così si trovò lo scudo e nessuna arma offensiva. Con lo scudo 
e col carro che accennano a ima tomba maschile, era la forcella da tessere e i 
rocchetti che, se giustamente interpretati, sarebbero propri di una tomba femminile. 
jNè v'orano segni di una doppia deposizione. Lo scheletro era uno solo deposto entro 
pa cassa lignea di cui nel terriccio nerastro si conservavano le tracce. La man- 




Fio. 14. 



canza di orecchini o collane, e la corazza fanno pensare, che egli fosse uomo. Le 
ossa non erano ben conservate, ma i femori benché frantumati erano al posto, e 
posto erano pure i resti della scatola cranica e delle costole. I due femori distavano 
l'uno m. 0,51, l'altro 0,40 dalle pareti lunghe della fossa, sicché la cassa ne occupava 
: a un dipresso il centro, né si può pensare ad altra cassa deposta a lato della prima. 
In nessun altro luogo della fossa apparvero altri resti umani, che si potesse pensare, 
fossero stati spostati per porre nel mezzo la cassa di un nuovo venuto. Sicché, se si 
ammette che i cilindri di terracotta sono rocchetti, e lo strumento di bronzo una 
forcella da tessere, questa nostra tomba presenta davvero delle strane singolarità. 

Tomba LUI. — Fossa orientata da sud a nord (m. 2,10 X 1,60) con loculo 
semiellittico nel lato lungo di est, della larghezza di m. 0,55 alla bocca e della 
profondità di m. 1. Era chiuso da due lastre di tufo. Nella fossa presso il cada- 
vere, le cui ossa non erano conservate, si rinvennero : 

1) Sei piccole armille di bronzo del diam. di m. 0,06. 

2) Un pendaglietto di bronzo formato da un'asticella con piccola ascia sor- 
montata da un'anitrella('). 

8) Una lancia di ferro assai rosa dall'ossido. 
Nel loculo furono rinvenuti: 

Vasi di bronzo. 
4) Piccolo lebete liscio con orlo periato. 



Wt (') Simili nelle necropoli falische {Mon. Lincei, IV, pag 375, atlante, tav. XII, n. 4) a Caracupa 

■ i {Not. Scavi 1903, pag. 327) nella necropoli di Hallstatt (Sacken, OrabfeU v. IlalUtatt, tav. Vili, 
fig. 1, 4) etc. 



CIVITELLA S. PAOLO — 348 — REGIONE VII. 



Vasi di impasto. 

5) Holmos in frammenti a semplice bulla ornato con graffiti (sulla bulla zona 
di fiori e bottoni di loto, sul piede cavalli alati, sotto la tazza superiore fiori e bot- 
toni di loto). 

6) Olla frammentata che doveva essere sovrapposta zXYholmos suddetto, de- 
corata con cavalli e con semicerchi embricati. 

7) Due calici a piede graffiti sull'orlo con fiori e bottoni di loto. Alt. 
m. 0,10. 

8) Piattello di impasto a tre piedi con denti di lupo graffiti inferiormente, e 
treccia sull'orlo esterno. Alt. m. 0,10. 

9) Tre piatti simili ugualmente ornati, ma privi di piede. 

10) Tre skyphoi, uno intero ornato di figure di cavalli graffite, notevoli per 
la conservazione del color rosso nei solchi, gli altri due frammentari ornati più sem- 
plicemente a denti di lupo. 

11) Quattro kyalhoi alti m. 0,10, ornati intorno al labbro da linea curva ri- 
girata graffita. 

12) Oinochoe con denti di lupo riempiti di linee graffite sotto il collo. 

13) Due kantharoi graffiti con cavalli a quattro ali; hanno le anse a ba- 
stoncelli con disco sovrapposto ornato di rosetta graffita. Alt. m. 0,11. 

Argilla figulina. 

14) Lekylhos cuoriforme di terra giallognola ornata di fasce nere e violacee. 
Alt. m. 0,08. 

Tomba LIV. — È una delle tombe più interessanti di questa necropoli per 
la sua forma che segna quasi un passaggio dalla fossa alla camera ,e percliè trovata 
con tutta la suppellettile del primitivo seppellimento. La pianta e la veduta clie ho 
fatto rilevare (fig. 15) mostrano la stretta sua parentela con le tombe a fossa con 
loculo su un lato lungo e con una nicchia su uno dei lati brevi ; il loculo è divenuto 
assai ampio, e la fossa si è ristretta tanto, che è stato necessario aprirla in un fianco 
per penetrarvi, ed ecco la porta e il dromos come nelle camere. Il cadavere però 
non era deposto nella fossa ma nel loculo ; lungo il lato destro di esso apparvero le 
tracce di una cassa di legno, alcune ossa dello scheletro si trovarono gettate in disor- 
dine lungo la parete di fondo. Gli oggetti occupavano tutte in giro le pareti del loculo 
e delle due estremità della fossa. La caduta della volta li aveva assai danneggiati. 

Nella parte sinistra della fossa si rinvennero : 

1) Quattro holmoi di impasto bruno in frammenti con figure graffite di ca- 
valli e di felini, ad alcune delle quali è data, per strano sincretismo di forme imitate 
senza capirle, una coda tìniente con una testa come nella rappresentazione della chimera. 

2) Quattro olle pure d' impasto in frammenti poste sugli holmoi suddetti ; 
due sono lisce, le altre hanno due zone di semicerchi embricati graffiti. In fram- 
menti si rinvennero anche i coperchi di queste olle a calotta sferica ornati a semi- 
cerchi embricati e a figure di uccelli graffiti. 



REGIONE VII. 



349 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



3) Altri due holmoi a bulla semplice di terra giallognola con decorazioni in 
colore rosso di denti di lupo, zone di semicerchi sovrapposti, e figure di uccelli. 
Alt. m. 0,35. 










■: », «-iJ)- 




FiG. 15. 



4) Un'olla della stessa terra dipinta in color rosso, sul collo con fasci di 
' linee verticali intramezzati da spazi non coloriti, sulle spalle con figure d" uccelli, 

sul ventre con fasce. Alt. m. 0,22 ; diam. alla bocca m. 0,14. 

5) Tre holkia d' impasto con alto piede, ornati esternamente due da zone di 
denti di lupo graffite, l'altro a semicerchi embricati. 



CIVITELLA. S. PAOLO 



— 350 — 



REGIONE VII. 



6) Due oinochoai d' impasto, una assai frammentata e corrosa, l'altra di 
forma assai elegante e ricchissimamente decorata e graffita. Ha un alto e stretto 
collo ornato con denti di lupo e semicerchi sovrapposti. Sul ventre poi ai lati, sono 
raffigurati due trampolieri ambedue di profilo a destra, e nel mezzo una figura di 
aquila ad ali spiegate vista di prospetto, notevole é per la rarità del soggetto, e per 
la singolarità del disegno eseguito con magistrale sicurezza di tratto e nelle grandi 
linee del contorno, e nella minuzia del grafiìto ricchissimo che riempie tutto il corpo. 
Linee e volute legano insieme le tre figure di animali. Alt. m. 0,20. 

7) Uno skì/phos liscio d' impasto. Alt. m. 0,08; diam. m. 0,07. 

8) Un kyathos d' impasto pure liscio. Alt. m. 0,08. 

9) Una singolare tazza d' impasto in frammenti con due figure di animali di 
cui uno rappresentato come in atto di bere entro la tazza ('). 

Nell'interno del loculo si rinvennero presso la cassa lungo il lato destro: 

10) Tre piccole cuspidi di lancia in ferro. 

11) Due importanti dischi di bronzo del diam. di m. 0,19 e 0,13. Sono ornati 
lungo la periferia da pallottole rilevate, e recano a rilievo delle figure assai rozze di 
animali fantastici (nel più grande ve n' ha uno combinato da due avancorpi di qua- 
drupede) che agitano le gambe ed aprono la bocca. Stilisticamente le figure si con- 
frontano perfettamente con quelle di animali graflìti nei vasi, hanno lo stesso corpo 
sottile col ventre che si restringe in modo esagerato all'attacco delle gambe poste- 
riori, lo stesso muso grosso, le gambe ugualmente mosse. Non v'ha dubbio pertanto, 
che trattisi di opera d'arte locale, 

Verso il fondo del loculo erano: 

12) Un piccolo lebete di bronzo baccellato con maniglietta ad anello mobile 
entro un'ansa a canalicolo. Diam. m. 0,145. 

13) Altro lebete liscio in minuti frammenti. 

14) Altro simile liscio più grande senza ansa con orlo periato. Diam. m. 0,27. 

15) Altro lebete sostenuto da tre piedi a spranghetta appiattita uniti al vaso 
mediante chiodi. Diam. m. 0,20; alt. m. 0,20. 

IG) Sostegno di bronzo costituito da una larga fascia piegata a cerchio, e or- 
nata di pendagli, sostenuta da tre piedi. Sotto la fascia per tenere insieme i tre 
piedi è un disco da cui partono dei fili di rame ripiegati ad arco. 

17) Grande olla frammentata di terra giallognola con due serie di semicerchi 
embricati in color rosso. 

18) Due olle di terra rossastra dell'alt, di m. 0,30, e una di impasto nero 
col ventre strigliato. 

19) Kantharos d'impasto con larghe anse a fettuccia ornato di figure graf- 
fite di chimere dall'ampia bocca leonina spalancata e con coda terminata a testa di 
serpente. Alt. m. 0,20. 

20) Due piatti d' impasto con ornato di fiori e bottoni di loto graffito all'orlo. 

21) Frammenti di un askos a ciambella su cui si alza un beccuccio trilobo. 
È decorato con una curva rigirata graffita. 



(') Cfr. una simile a Tolentino, Montelias, Civ. Primitive, tav. 157, n. 25. 



REGIONE VII. 351 — CIVITELLA S. PAOLO 

22) Vaso d' impasto in frammenti a forma di calotta sferica con le figure 
incavate di capri alati, sormontato all'orlo da quattro anse in forma di colli e teste 
di grifo. È un notevole esempio di imitazione dal metallo che riproduce i noti e 
splendidi lebeti di Olimpia, di Caere e di Praeneste ('). 

23) Coperchio del vaso suddetto ornato sulla calotta dalle figure pure incavate 
di un capro e di due cavalli alati, e col bottone di presa in forma di un cavallino. 

24) Frammenti di un holmos ornato di graffiti riproducenti capri alati, fiori 
e bottoni di loto. 

25) Tre holkia ad alto piede ornati sull'orlo da fiori di loto in catena graffiti. 

26) Skyphos con denti di lupo graffiti sormontati da una curva rigirata in- 
torno al labbro. 

27) Askos in frammenti con quadrupedi graffiti (capre o cervidi?). 

28) Kyathos col ventre baccellato frammentario. 
Nella parte destra della fossa si rinvenne: 

29) Una grande olla di terra rossa con due anse impostate orizzontalmente 
sul punto di maggiore ampiezza del ventre. 

Tomba LV. — Camera con volta franata (m. 3,82 X 2,47) con doppi loculi ri- 
cavati dalle pareti, con porta ad ovest non aperta esattamente nel centro della pa- 
rete, ma leggermente spostata a sinistra. Era già esplorata, sicché della suppellet- 
tile risaliente a più deposizioni si rinvenne soltanto: 

1) Fibuletta di bronzo ad arco semplice frammentata. 

2) Esigui frammenti di una kylix attica a figure rosse di buono stile ; non 
v'è alcuna figura intera, o che conservi le parti superiori del corpo. 

0) Un anello d'oro vuoto con grande piastrina ovale, sulla quale è rappre- 
sentata in rilievo con artificio men che mediocre una quadriga montata da due per- 
sonaggi, spinta a gran corsa verso destra, mentre sotto le zampe dei cavalli è ca- 
duto supino un uomo. 

4) Un boccale a vernice nera e frammenti di altri vasi simili. 
Tomba L VI. — Camera con volta franata (m. 2,35 — 2,40), tre loculi, porta a 
sud. Non diede risultati. 

lomba LVII. — Fossa orientata da est a ovest (m. 2,50 — 1,38) con loculo 
nella parete settentrionale profondo m. 1,15 largo m. 0,70 rinvenuta a solo un metro 
di profondità dal suolo attuale. Completamente vuota. 

Tomba L Vili. — Camera rettangolare (m. 2,40 — 2,28) con volta franata; due 

► loculi sovrapposti su ciascuna parete, porta a ovest larga m. 1,15. Già rovistata, 

come provava il disordine grande, in cui si rinvennero le ossa e il materiale funebre; 

sembra però, che i violatori si siano contentati di asportare solo gli oggetti preziosi ; 

è infatti notevole, a paragone della grande massa di vasellame, la scarsezza degli 

[oggetti di corredo personale, che comprendono soltanto: 

1) Due frammenti di cerchi di anelli, uno d'oro^ l'altro d'argento. 

(') Cfr. imitazioni simili nelle necropoli falische, Mon. Lincei, IV, pag. 26.5, atlante, tav. VII, 
[n. 15. 



CIVITBLLA S. PAOLO — 352 — REtìlONE VII. 

2) Uno speccliio di bronzo con orlo leggermente rialzato, e manico formato 
all'estremità a testa di mulo ed all'attacco a palmetta. La parte non riflettente è 
segnata con circoli concentrici incisi. 

Armi. 

3) Cinque cuspidi di lancia in ferro. 

■Vasi di bronzo. 

4) Due olpai a un manico a ventre largo e schiacciato, l' una con ansa ter- 
minante a foglia lanceolata liscia, l'altra in frammenti con ansa semplice distaccata. 
Alt. della intera m. 0,16. 

5) Tredici vasi simili a quelli descritti a t. VI, n. 10; le altezze variano da 
m. 0,20 a m. 0,17; i diametri da m. 0,125 a m. 0,106. 

6) Piccola olpe con testina femminile all'attacco inferiore dell'ansa. 

7) Vasetto piriforme con stretto collo baccellato e due minuscole ansette poste 
sotto la bocca. Alt. m. 0,10. 

8) Dodici scodellini, uno dei quali deformato dalla caduta della volta, un 
coperchio di teca circolare, e frammenti di altri vasi dalle forme non determinabili. 

Monete. 

9) Sette monete di bronzo assai ossidate. Due sono assi romani coniati, un'altra 
è un'oncia romana piuttosto pesante con la testa di Roma volta a destra. Le altre 
sono irriconoscibili. 

Vasi dipinti a vernice nera. 

m 

10) Anforetta a vernice nera con due delle solite figurine avvolte néU.' himaiion 
in color rosso. 

11) Lekane col coperchio ornato di fasce bianche e onde marine giallastre. 

12) Sei lekythoi, una pisside cilindrica con coperchio, due askoi, venti skyphoi, 
un kyathos, tre olpai. Alcuni di questi vasi sono ornati col solito fogliame bianco e 
giallognolo. 

13) [Jn guttus sferoidale con mascheretta di Medusa rilevata. 

14) Cinque piatti, uno dei quali ha graflìta una X. 

15) Ventitre ciotole, delle quali una reca graffito nell' interno €N0 un'altra <N. 

16) Otto boccaletti. 

Vasi di terra non verniciata. 

17) Due vasetti di argilla assai depurata a forma sferoidale con basso piede, 
ornati nella parte piìx alta da una mascheretta scenica in rilievo e provvisti di bec- 
cuccio trilobo e di ansa ad anello striata. 

18) Quindici grandi anfore a punta alte da m. 1,20 a 0,43. 

19) Ventidue balsamarì fusiformi, sei orciuoli, quattro brocche e ventotto boc- 
caletti. 



REGIONE va. — 353 — CIVITELLA S. PAOLO 

20) Cinque lucerne grezze di forma allungata e becco espanso. 
Tomba LIX. — Camera quasi quadrata (2,50 X 2,45) con volta diruta, posta 
a sud-ovest, con tre loculi, uno per parete. Già saccheggiata; quanto restava, non 
escluse le ossa, era gettato fuori dei loculi. Gli oggetti, sfuggiti ai devastatori, ac- 
cennano a due deposizioni. 

I. Deposizione 

1) Alabaslron protocorintio di terra assai pallida a fondo piano ornato con 
fasce rosso-brune, e con una zona di animali in corsa dipinti rozzamente a macchia. 
È frammentato alla bocca; intero sarebbe stato alto m. 0,15. 

2) Olla di bucchero con due anse impostate orizzontalmente sul punto di 
maggior ampiezza del ventre. 

8) Alcune lance di ferro e un pugnale col fodero terminato da una pal- 
lottola. 

4) Un pendaglio di piombo simile a una piccola scure ad occhio. Lungh. 
m. 0,065, largh. del taglio m. 0,04. 

IL Deposizione. 

5) Una lucerna di terra ordinaria di forma allungata con becco espanso. 

6) Un anellino d'argento con la figura di un uccello incisa sulla piastrina. 
Tomba LX. — Piccola camera trapezoidale 'con due basse banchine ai lati 

occupate da due cadaveri. La volta a forno è alta in media m. 1,30 sul piano. Un 
terzo cadavere era stato deposto forse più tardi sul pavimento tra le due banchine. 
Esempi di tombe simili si ebbero nella vicina Velo ('). Probabilmente la tomba 
era stata spogliata degli oggetti di maggior valore; infatti di oggetti d'ornamento 
non si rinvenne quasi nulla, mentre relativamente abbondanti furono i vasi, disposti 
tutti lungo la parete di fondo. 

Sulla banchina di destra si rinvennero: 

1) Due armille di bronzo a un giro di spirale. Diam m. 0,08. 

2) Tre fibulette di bronzo a navicella con due globetti laterali. 

3) I due fermagli di una cintura costituiti da una lamina rettangolare liscia 
con pallottole riportate. 

Ai piedi del cadavere disteso nel mezzo era: 

4) Un pendaglino di bronzo con la piccola scure sormontata da un'anitrella 
come in t. LUI, n. 2. 

5) Due grani di collana di pasta vitrea, e due fuseruole di terracotta. 

6) Due calici e un piatto a piede imbutiforme di impasto nero. 

(') Not. Scavi 1889, pag. 11 e 155. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 46 



1 



CIVITELLA S. PAOLO 



354 — 



REGIONE VII. 



Sulla banchina di sinistra era soltanto un piatto simile al precedente. 
Lungo la parete di fondo si trovarono: 

7) Grande holmos a semplice bulla di terra giallognola, ricoperta di uno strato 
biancastro, su cui sono decorazioni dipinte in color rosso. Sulla bulla è una zona di 
uccelli, sul piede un capro alato e due felini dalla cui bocca penzola una gamba 
umana (')• Alt. m. 0,56. 

8) Olla imposta su detto holmos della stessa terra con figure dipinte di leoni 
alati che si avanzano con la bocca aperta e la lingua penzolante. Alt. m. 0,30; 
diam. 0,18. 

9) Scodella di argilla con orlo appiattito fornito di due fori, ornata esterna, 
mente da fasce rosse. 

10) Kantharos di bel colore bruno rossastro con anse a doppio bastoncello an- 
nodato e bugnette sporgenti all'orlo inferiore. Sul corpo del vaso è ripetuta due volte 
la singolare decorazione a linee graffite di un rettangolo assai allungato riempito di 
finissima quadrettatura e terminato ai due lati brevi da due palmette. Alt. m. 0,13. 

11) Altro simile ornato da due coppie di grandi fiori di loto sovrapposti per 
la base. 

12) Due altri semplici con anse a nastro, lisci. Alt. m. 0,11 ; 0,09. 

13) Kyathos con ventre baccellato, collo ornato di semicerchi embricati a 
graffito, e ansa a doppio bastoncello sormontato da un bottone con motivo di onde 
graffito. Alt. m. 0,15. 

14) Stamnos frammentario ornato di graffiti rappresentanti cavalli alati. Alt. 
m. 0,12. 

15) Olla col corpo strigliato. Alt. m. 0,17. 

16) Elegantissima oinochoe con collo alto e sottile e piccolissimo beccuccio 
trilobo. Alla base del collo è graffita in giro una serie di teste di ocherelle volte al- 
ringiìi, graziosa modificazione del motivo a onde. 

17) Ciotola di terra nerastra strigliata con orlo appiattito, che riproduce esat- 
tamente la forma dei piccoli lebeti in bronzo a corpo baccellato. Diam. m. 0,16. 

18) Due piatti a piede tubiforme, dei quali uno ornato sull'orlo da cordoni 
debolmente rilevati, altri due con palmette e fiori di loto graffiti e im quarto con 
denti di lupo. 

19) Un'anforetta a ventre schiacciato, anse a nastro, liscia. 

Tomba LXL — Simile alla precedente alla quale è vicinissima, ma meno con- 
servata per la caduta della volta. Misura m. 2,00 di lunghezza, 1,85 di larghezza 
massima, e 1,70 di minima. 

Corredo personale. 
1) Piccola collana di bronzo a funicella. Diam. m. 0,12,. 



(') Su questo motivo artistico che appare nell'arte greca orientale, ed è accettato con gran- 
dissimo favore dall'arte etrusca e paleoveneta, cfr. specialme..te Ghirardini, La situla italica pri- 
mitiva, in Mon. Lincei, X, col. 187 seg. 



REGIONE VII. — 355 — CIVITELLA S. PAOLO 

Vasi di argilla figulina. 

2) Tre scodelle a labbro appiattito con due fori sull'orlo, ornate di fasce rosse. 

Vasi di impasto rosso. 

3) Un calice a piede. 

Vasi di impasto nero. 

4) Piccolo stamnos con coperchio ornato di figure di uccelli graffite della so- 
lita forma. Alt. m. 0,12. 

5) Altro simile con denti di lupo graffiti in giro intorno al copercliio. 

6) Anforetta con due anse a nastro, ventre globoso e corto collo, simile per la 
forma a quelle di bucchero fino, ornata con due doppie spirali graffite sul ventre sopra 
le quali un uccello. Alt. m. 0,10. 

7) Kyathos con ornato di semicerchi embricati. Alt. m. 0,08. 

8) Tre kanlharoi, due dei quali lisci, l'altro ornato di una grande swastika 
graffita. Alt. m. 0,11. 

9) Tre piatti a piede con palmette e fiori di loto graffiti intorno all'orlo. Diam. 
m. 0,19. 

10) Skyphos ornato con palmette e fiori di loto graffiti. Alt. m. 0,07. 

11) Due holkia su alto piede, lisci. 

Tomba LXIl. — Triplice camera ; su un piccolo vestibolo subito dopo la porta 
si aprono le tre camere ad angolo retto l'una con l'altra. Nelle pareti di esse sono 
cavati dei loculi ampii con capezzali di tufo e volta assai alta e arcuata. Non fu 
possibile esplorare, che la camera di destra per il pericolo che la volta presentava. 
Tanto bastò tuttavia a mostrare, che la suppellettile era stata in gran parte asportata. 
Si rinvenne soltanto sul pavimento un'anfora a punta e nel loculo della parete di destra : 

1) Due strigili di bronzo a lama assai sottile. 

2) Uno scodellino di bronzo, due campanelle e due manichetti di situla. 

3) Quattro lagenae e una ciotola di terra grezza. 

4) Tre lucerne di terra di forma allungata con becco espanso, l'una a vernice 
rossa coperta di fitta punteggiatura rilevata, un'altra con la rappresentazione di un 
delfino e di un ippocampo, la terza con quella di una corona e, con la marca jj 
(C. /. L. XV, 6569 a). 

Tomba LXIII. — Camera rettangolare (m. 2,77 X 2,85) con volta e, loculi fra- 
nati, già visitata e spogliata. Vi si rinvenne : 

1) Piccola armilla di bronzo semplice (diam. m. 0,05) e mezzo anello di 
argento. 

2) Lancia di ferro. 

3) Due dadi d'osso. 

4) Una lekane, un piccolo stamnos, una lekythos e un boccale a vernice nera. 

5) Due gutti con mascherette l'uno di Sileno, l'altro muliebre. 



CIVITELLA S. PAOLO 



— 356 



REGIONE VII. 



6) Una ciotola pure a vernice nera, notevole, perchè reca come marca impressa 
nel fondo il segno della triscele. 

7) Due boccaletti e una lagena di terra ordinaria. 

lomba LXIV. — Camera rettangolare (m. 2,60 X 2,35) con sei loculi, due per 
parete, in parte franati, volta franata, porta a sud con la chiudenda rovesciata entro la 
tomba stessa. Non ostante tanta rovina e la evidente manomissione, si rinvennero per- 
fettamente intatti : 

1) Un alabastroa e un'anforetta di pasta vitrea, il primo a fondo turchino 
chiaro con linee spezzate gialle, l'altra a fondo turchino con linee celesti e giallognole. 
Alt. m. 0,12 e 0,09. 11 primo era sul pavimento lungo la parete destra, l'altra nel 
loculo inferiore della parete sinistra. 

2) Un coperchietto di bucchero. 

3) Due globetti di pasta vitrea, e tre fuseruole di terra cotta. 

4) Due lance di ferro e parte di una lama di spada. Tali oggetti possono ri- 
montare a una deposizione piìi antica ; di più recente data può essere invece il resto 
della suppellettile rinvenuta, cioè: 

5) Una oinochoe a vernice nera. 

6) Quattro orciuoli e tre boccaletti grezzi. 

7) Un'armilla di bronzo a fascetta, due bulle e un anellino di bronzo con uc- 
cello inciso sulla piastrina. 

8) Un gancetto e una campanella di bronzo e una cerniera d'osso. 

Tomba LXV. — Camera con volta e loculi franati (m. 2,65 X 2,31), porta a 
sud-ovest larga m. 0,57 con chiudenda rimossa. Già violata, non diede che, poco va- 
sellame. 

Vasi dipinti e a vernice nera. 

1) Una lekythos, un'anforetta, e un vasetto a forma di bottiglina panciuta senza 
anse, tutti e tre a vernice nera, decorati con la stessa figurina avvolta n&lY himation 
in color rosso. 

2) Una oinochoe con serto di foglie giallastre intorno al ventre, e due nia- 
scheroncini di Satiri a rilievo agli attacclii dell'ansa. 

3) Quattro as/coi^ due dei quali con serto di foglie giallognole. 

4) Tre skyphoi, tre lekythoi, uaolpe, cinque boccaletti e quattro ciotole a 
vernice nera. 

Terracotta grezza. 

5) Due boccali, tre orciuoli, un'olla e due anfore vinarie. 

Tomba LXVI. — Grande e bella camera rettangolare a volta piana (m. 2,95 
X 2,55 X 2,15). La porticina ad arco ben conservata, volta a sud-ovest, larga m. 0,70, 
era sbarrata da un muro di blocchi di tufo, che la chiudevano interamente, meno la 
parte più alta, che mancava per l'altezza di circa 35 centimetri, sufficiente per dar 
passaggio a un ragazzo. L'interno della tomba era in parte vuoto, e appariva in minor 
disordine di quel che per solito si verificò in questa necropoli, ma presentava tracce 



REGIONK VII. 



— 357 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



Inon dubbie di violazioni. Così i tre loculi della parete sinistra (uno grande sopra e 
due piccoli sotto) avevano ancora al posto i tegoloni di chiusura, meno uno per ogni 
loculo, per lo più il primo presso la testa del morto, il che era bastato per ritirare 
gli oggetti di maggior pregio. Dei tre della parete di fronte (uno grande sotto, e due 

ipiccoli sopra) uno dei piccoli aveva pure al posto tutte le tegole meno una, gli altri 
due erano stati completamente aperti, come pure aperto era Tunico a destra. 

Sul pavimento erano due olle di terra rossastra ordinaria, e un'olpe di buc- 

Ichero fino. 




FiG. 16. 



Nel loculo inferiore della parete centrale, disteso lungo il fianco destro del ca- 
[davere, era: 

1) Parte di un cinturone di cuoio per singoiar caso abbastanza ben conservato, 
lltom. 0,12, lungo m. 0,27. La decorazione consisteva di boUoncinidi bronzo applicati 

fé disposti a disegni di triangoli pieni alla base e in alto, di figure strane nel mezzo ('). 
[Molti di tali bolloncini mancano; ben conservati erano i due fermagli dalla solita forma 
[rettangolari con globetti di bronzo riportati. La parte femmina ha tre occhielli, la 
[maschia non conserva i corrispondenti gancetti che erano di ferro. Una cintura forse 
[identica, ma meno conservata, lunga m. 0,79, si rinvenne nella tomba 60 della ne- 
I crepoli di Novilara, e anche questa era distesa lungo il fianco destro del cadavere (^). 
Nel loculo superiore della parete di sinistra erano sotfea la nuca del cadavere: 

2) Frammenti di una lamina di bronzo finissimamente sbalzata con figure di 
^sfingi a testa virile coperta di elmo attico con grande cimiero, paranaso e paragnatidi 
|,(fig. 16). Tra le gambe delle sfingi sorgono volute vegetali. AI disotto della lamina sono 

(') Porse è un tentativo di riprodurre degli animali strani come nel vaso di t. XXXV, n. 1. 
fLa mancanza di parte dei chiodetti rende più che mai difficile riconoscere con sicurezza l'orna- 
imentazione. 

(*) Brizio, in Mon. Lincei, V, pag. 238, figg. 57 e 58. 



CIVITELLA S. PAOLO — 358 — REGIONE VII. 

dei pendaglietti a gocce. La rappresentazione dello sfinge elmato è molto rara (un esem- 
pio in una oinochoe, probabilmente ionica di Conca, Noi. Scavi 1898, pag. 170) e raro 
è pure r uso di questi nastri di bronzo sotto il collo dei cadaveri pel quale credo, 
debbaai riscontrare, quanto scrisse il Wolters in Ath. Mitth. 1896, pag. 367. 
In quello inferiore della parete stessa più vicino alla porta : 

3) Frammenti di altra lamina simile con gli stessi pendaglietti, pure ornata 
di tre zone di rilievi assai piccoli e più trascurati. La prima zona rappresenta dei 
quadrupedi che sfilano uno dietro l'altro; nel mezzo sono dei semicerchi sovrapposti 
a mo' di embrici, la zona più bassa è a rosette. 

4) Due frammenti di un'armilla di avorio cerchiata con filettature e ghierette 
di argento e con eleganti tortiglioni di bronzo terminanti a sferette. 

5) Un lebete di bronzo liscio del diam. di m. 0,16, dentro al quale tre gusci 
di uova d'oca. 

Nell'altro loculo inferiore della parete stessa: 

6) Un lebete di bronzo liscio ornato sull'orlo da bolloni a rilievo. 

7) Piatto di impasto rosso con uccelli dipinti esternamente in bianco. 

8) Due alabastra protocorintii di terra giallo-chiara a tondo giallo ornati di 
fasce e di una zona di quadrupedi in corsa a semplice macchia. 

9) Quattro altri simili ornati di linguette sul collo, punteggiature sul corpo e 
fasce presso il fondo. 

10) Due lelcythoi cuoniorvaS. ornate di fasce sul corpo e linguette intorno al collo. 

11) Due aryballoi sferici ugualmente decorati. 

12) Un anello d'argento con scarabeo di pasta vitrea assai danneggiato e con 
incisione irriconoscibile. 

13) Due piccole bulle d'argento. 

14) Quattro piccolissime fibule 'ad arco d'argento, e due simili di bronzo, queste 
rivestite intorno all'arco di dischetti d'osso quasi completamente perduti. 

Due dei loculi centrali e quello della parete destra erano affatto vuoti. Riesami-^ 
nando con più cura le terre già estratte dalla tomba, vi si rinvennero : 

15) Due dischetti di bronzo tenuti l'uno sull'altro da fascette di ferro e tra- 
forati a stella. Diam. m. 0,035. 

16) Frammenti di lamina d'un vaso di bronzo. 

17) Frammenti di armi di ferro, cioè parte di una cuspide di lancia, e una 
pallottola, forse puntale di un fodero di spada. 

Tomba LXVII. — Camera completamente diruta, sicché non fu possibile neanche 
rilevarne esattamente le misure. Tra le frane della volta e dei loculi, si rinvennero 
delle ossa disperse e frantumate e i pochi oggetti seguenti, che rimontano a due de- 
posizioni : 

I. Deposizione. 

1) Due aryballoi corintii a palla con figure di cigni in color nero e violaceo. 

2) Un kyathos di bucchero. 

3) Una fuseruola di terracotta, un globotto di pasta vitrea, e quattro lance 
di ferro- 



I 



REGIONE VII. 



359 — 



CIVITKLLA S. PAOLO 



II. Deposizione. 

4) Piccola oinochoe di bronzo in frammenti. 

5) Una lekylhos di argilla giallognola con due grandi palmette in color nero 
li brutto disegno. 

6) Un boccale simile con grande testa femminile dipinta sul ventre. 

7) Due olpai, due lekythoi, un askos, due skyphoi, una kylix e dieci ciotole 
vernice nera. 




8) Un'olla di terra grezza, con balsamario fusiforme e un vaso di terra ordi- 
naria ad altissimo piede nodoso sormontato da una piccola tazza, forse un candeliere. 

9) Un anellino di bronzo e un punteruolo d'osso. 
Tombe II-III-LXVIII. — Le tombe II, HI, LXVIII costituiscono un singo- 

arissimo gruppo, e sono così strettamente riunite, che sebbene trovate a più d'un 
lese di distanza le prime due dalla terza, non ho creduto di doverle disgiungere. 
Tratterò prima partitamente della forma delle tre tombe e della suppellettile rinve- 
nuta in ciascuna di esse, poi dirò, come a mio modo si debba spiegare il loro ag- 
gruppamento e il singolare spostamento di corredi avvenuto tra la tomba II e la LXVIII 
j[vedi fig. 17); la più alta è la tomba LXVIII a fossa. 

Tomba II. — Pozzo rinvenuto alla profondità di circa due metri. Ne restava 
^olo una parte, perchè a monte era stato tagliato dalla fossa n. LXVIII, a valle 
in parte franato con la volta della tomba III a camera cavata sotto di esso. 
Jon potè pertanto esser misurato, si vide però, che era abbastanza ampio, e che il 
ìiametro suo doveva superare il metro. Vi si rinvennero, oltre ad alcune ossa disperse. 
1) Una graziosa oinochoe geometrica di argilla giallognola ad alto collo conico 
piccolo becco trilobo, decorata con due corone di denti di lupo a vertice rivolto in 
basso intorno al collo e sulle spalle, con fasce sul ventre e con un'altra corona di 
lenti di lupo a vertice in alto intorno al piede, tutto in color rosso. Alt. m. 0,20 



CIVITKLLA S. PAOLO — 360 — REGIONE VII. 

2) Attingitoio dello stesso stile a tronco di cono, con alto orlo quasi cilin- 
drico, e ansa di poco saliente sul labbro, decorata con fasce rosse. Alt. m. 0,12. 

3) Piccola olla dello stesso stile meno conservata, con ornati di fasce e di 
linee ondulate rosse. Alt. m. 0,18. ' 

4) Skyphos frammentario di impasto nero, alto m. 0,09. 

5) Frammenti di un calice dello stesso impasto con ornamento graffito di una 
collana di fiori di loto e palmette. 

6) Patera frammentaria di impasto rosso con striature circolari sull'orlo. 

7) Pateretta e kantharos di impasto nero in frammenti. 

8) Olla grezza frammentaria. 

9) Cuspide di lancia in ferro. 

Tomba III. — Camera rettangolare (m. 8 X 2,10 X 1,90) cavata nel tufo sotto 
la tomba a pozzo di cui sopra. Porta a sud, volta in parte franata. Sulle pareti late- 
rali un loculo per ciascuna, due sovrapposti su quella centrale. Già violata, vi si rin- 
venne solo un gancetto di bronzo di forma semplice rafforzato intorno al fusto da fili in 
di bronzo attorcigliati, e una lama di pugnale in ferro con resto della guaina pure ferro. 

Tomba LXVIIl. — Fossa rettangolare di circa m. 3 di lunghezza per 1,30 di 
larghezza coi lati lunghi orientati da nord-est a sud-ovest. Uno di questi lati lunghi 
aveva tagliato il pozzo n. 2. Nella fossa, che appariva manomessa, non fu rinvenuta 
traccia del cadavere o del suo corredo. Solo all'angolo sud-ovest si rinvenne : 

1) Un ossuario di forma arcaica con ventre depresso, corto collo conico in parte 
mancante, una piccola ansa a larga fascia, con steccature sul ventre, alto m. 0,25. 
Le ceneri che esso aveva contenuto, si rinvennero non dentro il vaso, ma poco distante 
per opera forse di qualche violatore che l'aveva rovesciato. 

2) Una grande cuspide di lancia in ferro, lunga m. 0,28. 

3) Frammenti di vasi di impatito a mano, tra i quali si possono riconoscere 
un piattino, un paio di tazzine, una ciotola a piede con denti di lupo graffiti sull'orlo. 

Eiesce a prima vista strano, che nella tomba II a pozzo si siano trovati vasi 
numerosi e di età relativamente recente, e nella LXVIIl a fossa invece un ossuario 
assai più antico. Assai probabilmente, quando i cavatori della fossa LXVIIl si im- 
batterono nel pozzetto II e lo tagliarono, trovarono poi comodo di servirsene come di 
loculo. Kitirarono pertanto il cinerario, la lancia e i vasetti che erano nel pozzo, e 
vi deposero i vasi del corredo funebre più recente, chiudendolo con un murello di sassi 
che fu trovato in parte al posto. Dando poi prova dello stesso rispetto che avevano 
usato in casi analoghi gli scavatori di fosse di altre necropoli contemporanee (') vol- 
lero conservare i resti del defunto più antico, trasportandoli insieme con la suppel- 
lettile nella fossa, dove era maggiore spazio, e deponendoli in un angolo forse ai piedi 
sopra il capo del cadavere inumato. La presenza di qualche osso incombusto nel 
pozzo si deve alla mano sconvolgitrice del violatore che aveva rovesciato il cinerario. 

Tomba LXIX. — Camera rettangolare (m. 2,80 X 2,60), porta franata, e volta 
in parte caduta, in parte minacciosa. Doppi loculi su ciascuna parete. Anche questa 
tomba aveva avuto più deposizioni. Delle prime rimaneva soltanto : 



I 



(') P. es. a Tarquinia, Not. scavi 1882, serie 3», voi. X, pag. 329. 



REGIONE VII. 



361 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



1) Una sciabola di ferro alquanto incurvata, lunga m. 0,69 col taglio solo dalla 
parte concava, alquanto più larga verso la punta, che verso l'impugnatura. È un tipo 
di arma che si è riscontrata con una certa -frequenza nel Piceno, a Numana, a Osimo, 
a Tolentino, a Novi! ara, ma che è apparsa anche a Tarquinia e a Falerii ('). 

2) Un aryballos a palla di pasta vitrea verdognola mancante del labbro. 
Delle successive deposizioni si raccolse: 

Corredo personale. 

3) Due anellini d'argento, dei quali uno con piastrina incisa irriconoscibile. 

4) Frammenti di uno specchio di bronzo. 

5) Un anello di bronzo dà strigile. 

Vasi di bronzo. 

6) Due vasi simili a quelli già descritti (t. VI, n. 10) alti m. 0,18; 0,17. 

Vasi di terracotta figurati e a vernice nera. 

7) Due piccole idrie di argilla giallognola dipinte con palmette sotto le anse e 
|con una grande testa muliebre coperta di cuffia sul davanti. Alt. m. 0,15 e 0,12. 

8) Lekythos simile con la stessa decorazione in frammenti. 

9) Altre due lekythoi a vernice nera ; recano dipinto in rosso l'una un cigno, 
[l'altra una sfinge alata. Alt. m. 0,19 e 0,15. 

10) Un'anforetta e un boccaletto entrambi con la solita figurina rozza avvolta 
\n&\Y himation. 

11) Piccola oinoehoe a corpo cilindrico con orli sporgenti, verniciata di nero 
le ornata di linguette giallognole. 

12) Uno skyphos a vernice nera con le lettere graffite CAP. 

13) Cinque lekanai, un'olpe, cinque skyphoi, due lekythoi, due askoi. otto 
|boccaletti e otto ciotole a vernice nera, qualcuna con serto di foglie giallastre. 

14) Due gutti, l'uno con filtro, l'altro con una testina muliebre a rilievo. 

15) Un askos a ciambella e un piatto. 

Vasi di terra grezza. 

16) Un'anfora, cinque orci noli e tre boccali. 
Tomba LXX. — Camera quasi quadrata (m. 2,25 X 2,20) a doppi loculi nelle 

pareti laterali, e con uno semplice in quella centrale. Porta larga m. 1,05 a sud. Le 
[ossa apparvero disperse, la scarsa suppellettile trovata tutta in uno dei loculi di 
sinistra e in uno di quei di destra, comprendeva : 

1) Uno spillone e uno strigile di bronzo frammentario. 

2) Un'idrietta di terra giallognola, affatto simile alle due della tomba precedente. 



(') Cfr. per la bibliografia Brizio, ìxv Mon. Lincei, V, pag. 237 seg. Assolatamente identica 
Ila nostra è quella di Tolentino pubblicata in Bull, di Paletn. VI, tay. X, n. 11. 



Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 



47 



PIANO ROMANO 



— 362 



REGIONE 1. 



3) Una patera a vernice nera recante sul fondo la figura dipinta in bianco di 
un'erma con due corone sugli appoggi laterali. Diam. m. 0,14. 

4) Un'olpe, un piatto, una ciotola, una lekylhos e uno skyphos a vernice nera. 

5) Un'olla e un orciuolo grezzi. 

6) Due globetti di pasta vitrea e un disco d'osso. 

Riassumendo, la necropoli Capenate, a giudicare dalle tombe rinvenute quest'anno, 
ricorda grandemente quelle del territorio Falisco e di Veii. Né poteva aspettarsi altri- 
menti, data la vicinanza topografica e l'intima connessione che la storia dei Cape- 
nati ha avuto con quella dei Falisci e dei Veienti. Ma assai più che il materiale 
veiente è il falisco conservato nel Museo di Villa Giulia e pubblicato nel quarto 
volume dei Monumenti dei Lincei, quello che presenta col nostro le più strette 
affinità. Scarsi sono nella nostra necropoli i buccheri, scarsi i prodotti greci; ma 
altamente interessanti sono invece nelle tombe più antiche i prodotti dell'arte locale, 
specialmente alcuni bronzi e i vasi d'impasto graffiti. Le forme di questi vasi ripro- 
ducono, è vero, le forme greche, e le decorazioni sono tolte dall'oriente ellenico, ma 
la traduzione di queste forme e di questi motivi ornamentali e la stilizzazione loro, 
non di rado strana e barbarica, è di grande interesse. Non è improbabile, che a Ca- 
pena, città non ricchissima, ne molto vicina al mare, l'impasto sia rimasto a lungo; 
questa persistenza spiegherebbe anzi la perfezione e la sicurezza di tratto a cui l'arte 
di graffire è pervenuta in molti di questi esemplari. Le somiglianze di alcuni oggetti 
con quelli trovati in Sabina, nel Lazio e nel Piceno, somiglianze che mi propongo 
di mostrare più ampiamente altrove, rendono pure, a mio vedere, assai importante 
la necropoli capenate. Per l'età da assegnarsi alla necropoli, tolta la tomba arcaica 
a cremazione LXVIII, le più antiche delle altre difficilmente potranno esser riman- 
date oltre il principio del sec. VII ; qualcuna per es. la t. LXVI discenderà al VI ; 
assai scarsamente rappresentata è la suppellettile dei sec. V e IV; e i trovamenti 
ultimi, come è mostrato dalle monete, dalle lucerne ecc. arrivano al III-II sec. di Gr. 



E. Paribeni. 



IV. FIANO ROMANO — Nel cortile del palazzo ducale, ora proprietà del 
sig. Menotti, sono alcuni oggetti antichi: 

1. Due grandi statue femminili. La parte inferiore del corpo di marmo pen- 
telico è di buon lavoro. Dal torso in su le statue sono malamente impastate con 
frammenti di altre statue di arte e di materiale diverso e con pezzi di restauro 
moderno. 

2. Una testa di leone in ^travertino, proveniente probabilmente da qualche 
tomba etrusca o etrusco-romana delle vicinanze. 

3. Una statuetta di Foiiuna assisa. 



ROMA 



— 363 — 



ROMA 



4. Un cippo rettangolare di marmo (0,38 X 0,25 X 0,25) che mi dissero rin- 
venuto nei dintorni del paese. Ha sui Iati la patera e il prefericolo, sulla fronte la 
iscrizione : 



lOVI SABAZO 
OPTIMOET 
FORT VN A E 
SANCT AE 

ilCAERELLIVS 
SOSSIVS 
EXVISO 
don \ K. D E D I T 



Sul titolo fuppiier Sabazius e sul valore aggettivale di Sabasius cfr. Gatti, 
Bull. Comun. 1889, pag. 437. 

R. Paribeni. 



V. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 



Regione II. Nell'eseguirsi i lavori di spiano nel giardino dell'ospedale del- 
l'Addolorata, al Celio, fu scoperto im frammento di erma, alto m. 0,85, in marmo 
greco, composto di due figure femminili attergate. 

Ambedue le figure, mancanti della testa e delle due gambe dalle ginocchia in 
giù, sono coperte di ampia veste, cinta da zona ricadente sul davanti. Una di esse, 
dalle braccia interamente coperte fino al polso, regge con la sinistra un bastone, 
avanzo forse di un thyrso. L'altra ha completamente nude le braccia, delle quali la 
sinistra è tronca al gomito, e la destra è a contatto con un avanzo di zampa fe- 
rina, probabilmente di pantera. 

Proseguendosi i lavori per la costruzione della sede sociale della Cooperativa 
generale di classe muraria, fra via Capo d'Africa e via Marco Aurelio, furono potuti 
raccogliere tre frammenti di un tegolone di m. 0,57 X 0,35 circa, che serviva di 
copertura ad una tomba a capanna. 

Il tegolone portava il noto bollo figulino quadrangolare di m. 0,19X0,05: 

-}- REG D N THEODE 
-j- RICO Bono RO 



+ Reg{nante) d[omino) n(pstro) Theode 

-f rico bono Ro{mae): cfr. C 1. L. XV, 1665, 27 b. 



A. Valle. 



CASABONA 



— 364 



REOIONE III. 



Regione V. Dagli sterri per la costruzione delle case per i ferrovieri presso 
s. Croce in Gerusalemme provengono: una testa di Faunetto, in marmo, alta m. 0,17, 
abbastanza ben conservata; ed un frammento di grossa lastra marmorea, lungo 
m. 0,57, alto m. 0,12, su cui in bellissime lettere, alte m. 0,10, rimane l'avanzo 
epigrafico : 

LEGIOr 

Via Salaria. Nel terreno di proprietà Ceci, prossimo allo sbocco del nuovo 
nuovo Corso Piuciano sulla via Salaria, costruendosi il muro di recinto, si è rinve- 
nuta una tavola marmorea, di m. 0,67 X 0,30, che porta incisa l'iscrizione sepolcrale: 

OCTAVIA • ARETHVSA 
VIX • AN- XXIII 
HIC • SITA • EST 
ELEGANS ■ CONT VBERNALI 

SVAE 

BENE-MERENTIFECIT-DE-SVO 

SEXTIA • BLANDA • SORORI • LOCVM 

DONAVIT 

Furono pure raccolti fra la terra tre vasetti fittili di forma comune. 

G. Gatti. 



Regione III (LUCANIA ET BRUTI II). 

VI. CASABONA — Tombe antiche scoperte nel territorio del Comune. 

Dal giorno 22 al giorno 28 dello scorso luglio con molte difficoltà pel clima e per 
la mancanza dei mezzi di trasporto, ed in mezzo ad altre difficoltà non poche, compii 
la missione di esaminare la scoperta di antiche tombe nella località denominata « Ga- 
belhiccia di Cocomazzo», uno dei colli che fan corona ad un piano di vallata sulla 
sinistra del Vitrovo affluente del fiume Neto: dirimpetto al versante orientale della 
Gabelluccia si alza il timpone (monte) di Cocomazzo, dal quale si vedono intorno 
massi precipitati di una forte muratura a sacco che dovette difendere l'alta vetta 
da cui si vigila tutta la marina di Cotrone e l'ampia miasmatica campagna chiusa 
in una vasta cerchia di colline e di montagne con Rocca di Neto a levante, il bosco 
di Rosanita e Simma a mezzogiorno, la distesa dei lontani Appennini calabresi e 
della Sila da mezzogiorno a ponente, Casabona fra ponente e mezzanotte, a nord 
s. Nicola, a nod-est Strongoli. 

Della suppellettile del sepolcreto sono conservati a Casabona presso l' ingegnere 
agronomo sig. Ludovico Tallarico alcuni vasi grezzi d'argilla figulina e giallognola 
più raramente piombo-cenere, lavorati perfettamente al tornio e con fogge ventri- 
cose di mediocri dimensioni a stretto collo, con due manichi ad anforetta o con un 
solo manico ad orciolo o senza manichi a guisa di bottiglia. 11 Tallarico ha altresì 
raccolto parecchi vezzi di collane in vetro di colori diversi, tre fibule di bronzo, una 
delle quali ornata di un leone in rilievo e tutte di tipo romano ; un anello di bronzo 



¥ 



REGIONE III. — 365 — CASABONA 

con imperfetto, goffo e puerile tentativo di incisione di figura alata (Vittoria); un 
anello di ferro, un frammento di anello di argento con cerchio a fascetta e castone 
per la gemma in pasta vitrea di color celeste carico con rozza e grossolana impronta 
di una figura femminile; piìl una parte di un orecchino d'oro. Lo scarso materiale 
archeologico ha carattere di volgare industria romana che può riferirsi ad un tempo 
abbastanza tardo. Tuttavia la ispezione compiuta durante il 25 e 26 di detto mese 
sul posto della scoperta mi ha dato occasione di far qualche saggio di scavo per 
rendermi esatto conto della forma delle sepolture e del rito funebre. 

Le tombe sono disposte quasi iu regolare fila a breve distanza fra loro e verso 
oriente, in successivi ordini paralleli dall'alto della collina alle sue falde: ogni se- 
polcro è a fosse rettangolari cavate nel terreno sabbioso alluvionale quaternario, e 
sui lati lunghi delle fosse poche pietre naturali di arenaria locale sono messe di 
coltello, avendo nella testata un'altra simile pietra, mentre che ai piedi comune- 
mente rimangono aperte; non sempre le tombe si trovano chiuse superiormente e 
non di rado le copre qualche lastra della stessa arenaria soltanto dalla testata o 
poco oltre la metà della lunghezza. Pare rituale nelle tombe la deposizione quasi 
costante di un vasetto d'argilla del genere di quelli a cui sopra ho accennato. 

Io ho potuto esaminare attentamente una tomba di fanciullo; una di adulto il 
quale era stato deposto supino e con le braccia aperte ; una terza conteneva nell'an- 
gusto spazio di m. 1,35 X 0,30 X 0,30 di profondità tre teschi collocati presso il 
fianco meridionale, l' uno alla testata avendo vicino un'anforetta, gli altri due messi 
di fronte tra loro dopo 40 em. di distanza dal primo; coi teschi solo qualche osso 
dello scheletro; ai piedi della tomba l'ossilegio, ossia le ossa umane raccolte in 
mucchio; in un quarto sepolcro lungo m. 1,90 e largo m. 0,55 osservai tre teschi 
presso la testata, collocati senza ordine e quasi fra loro accumulati e parte sovrap- 
posti, verso il centro un cumulo di ossami e presso il fianco sud un altro teschio, a 
piedi della tomba un settimo cranio accostato al fianco sud con ossa di femori ed 
altre ossa lunghe di cui alcune sotto il cranio stesso. 

Si avrebbe dunque una piccola necropoli del tempo romano, nella quale con- 
temporaneamente trovasi consacrato il rito della inumazione misto con quello della 
deposizione secondaria dell'ossilegio. Per spiegare il caso abbastanza singolare, con- 
viene tener conto di alcuni fatti nuovi che io stesso vado ponendomi il luce nel- 
r Italia meridionale : il rito di racchiudere nelle tombe più teschi coll'ossilegio è già 
stato da me riconosciuto a Taranto nell'età neolitica, e a Manduria in una necro- 
poli messapica del IV secolo a. Cr. Tale rito si riconnette dunque con le popola- 
zioni primitive e con le loro persistenze nella età storica. Non è da far meraviglia 
che sulla Gabelluccia di Cocomazzo s' incontri assai tardi una persistenza di gente 
del luogo che d'origine antichissima abbia conservato il vetusto rito funebre anche 
nei tempi romani. E ciò ha in sé una notevole importanza per l'etnografia antica 
dell' Italia meridionale. 

Q. Quagliati. 

Koma, 19 novembre 1905. 



» 



REGIONE XI. 



— 367 — 



RIPALTA NUOVA 



Anno 1905 — Fascicolo 11. 



Regione XI (TRANSPADANA). 



I. RIPALTA NUOVA — Tombe galliche rinvenute nel territorio 
iel comune. 

Kecentemente in una località detta « il dosso » (comune di Ripalta Nuova, cir- 
andario di Crema, prov. di Cremona) di proprietà del doti. cav. Giulio Capredoni, 
procedendosi all'aratura di un terreno, più alto dei vicini, alla profondità di m. 0,50 
circa, si rinvennero vasi di terracotta insieme con una lama di ferro. L'ispettore degli 
Beavi pel circondario di Crema, sig. Napo Albergoni, recatosi sul luogo, verificò che 
l'aratro aveva scoperto e messo a fior di terra una buona quantità di rottami di vasi 
ìi terracotta di varie forme e dimensioni, tutti coperti di sabbia nera con residui di 
ìegno abbruciato. Tutti i vasi erano ridotti in cocci dall'aratro e dalla mano dell'uomo, 
|ed un solo piccolo vasetto il citato ispettore potè raccogliere intero. 

Insieme con un rapporto, dal quale attingo le notizie qui sopra riferite, il sig. Al- 
bergoni mandò all'Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti lombardi, in 
[ilano, un pacco contenente alcuni cocci, il vasetto e la lama di ferro da lui raccolti 
per cortesia del proprietario del terreno in cui furono scoperti, cav. Capredoni. Ma 
essendo nel frattempo, per disposizione di S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione 
|n data 8 luglio u. s., stato conferito al sottoscritto l'incarico della Soprintendenza 
|8Ugli scavi archeologici della Lombardia, l'Ufficio dei monumenti si affrettò a tras- 
lettermi il rapporto del sig. ispettore Albergoni e il pacco contenente gli oggetti di 
cavo. Mi trovo quindi in grado di giudicare dell'età di' tale suppellettile e di for- 
^nirne più precise notizie. 

Osservo innanzi tutto che, da quanto ebbe a verificare l'ispettore Albergoni, non 
Ipuò esservi dubbio sulla appartenenza di quegli oggetti al funebre corredo di uno o 
Ipiù cremati, forse di più d'uno, tenuto conto della quantità di cocci dei quali il suolo 
Jera cosparso, e che di certo non erano stati tratti fuori dall'aratro nella loro totalità. 
I frammenti di vasi accennano a forme usuali nelle necropoli galliche e romane 
[della regione: scodelle, tazze, ciotole. Sono in generale fatti al tornio, ma di argilla 
[rossastra piuttosto ordinaria. Il vasetto intero, tronco- conico, alto m. 0,03, del diametro 

Notizie Scavi 1905. - Yk,1. U. 48 



RIPALTA NOOVA — 368 — REGIONE XI. 

di m. 0,05 alla bocca, è fatto rozzamente a mano ed ha grosse pareti : v'è pure un 
frammento di altro vasetto simile, un poco più grande, a pareti più tondeggianti. 
Sotto il piede di una coppa fu graffita, nell'argilla cruda, la lettera X. 

La lama di ferro è lunga attualmente m. 0,32, di cui m. 0,06 spettano al codolo: 
mancano però l'estremità del codolo, che doveva inserirsi in un manico di altra ma- 
teria, e la punta: è un lungo coltellaccio ad un sol taglio, certamente destinato a 
fare all'occorrenza ufficio di arma. Il dorso è leggermente convesso, il taglio descrive 
una linea lievemente serpeggiante, offrendo cosi un tipo che deriva in ultima analisi 
dal coltello a fiamma in bronzo delle età precedenti. Queste lame in ferro, di tipo 
prettamente gallico, non mancano nelle tombe così di altre regioni occupate dai 
Galli (') come in particolare della Lombardia (-), ma non vi devono essere frequenti 
in ogni località, se il Ponti, nel suo lavoro che rendeva conto di numerose ricerche 
eseguite tutt'attorno al Lago Maggiore, ne pubblicò una sola della collezione Emilio 
Balli in Locarne, proveniente dalla necropoli di Tenero, e non sembra conoscesse altri 
oggetti simili, poiché rimase incerto se definire zappa o coltellaccio l'esemplare da 
lui pubblicato (^). Il coltellaccio di Tenero trova riscontro in quelli della necropoli 
di Verdesiacum, di cui, grazie all'accurata ricerca del nob. Alberto Pisani-Dossi, 
possiamo fissare l'epoca tra Tiberio e Alessandro Severo (^). L'uno e gli altri hanno 
il codolo terminato da un anello ; ma non aveva l'anello una lama bellissima posse- 
duta dal Gabinetto archeologico della E. Università di Pavia, conservata fino alla 
punta e all'estremità del codolo, che è sbiecata. Questa lama è lunga m. 0,44, e il 
codolo era fissato a due metà di manico d'altra materia, mediante tre chiodelli riba- 
diti (come nel coltello del Soldo), di cui uno manca, un altro aderisce per la ruggine, 
il terzo gioca liberamente nel suo foro. La lama di Pavia è compagna per forma e per 
dimensioni della lama di Ripalta, meno che in questa non appariscono fori per chio- 

(') Bull, di paletn. it., 1886, pag. 231-32. 

(*) Bull. cit. ; cfr. Montclius, La Civilisalion. primitive ecc. I, tav. 65, n. 13 (dal Soldo presso 
Alzate nella Brianza: codolo a tre chiodelli); n. 10 (da Legnano nel Milanese: manico piatto ter- 
minato ad anello). 

(') Filippo Ponti, R. ispettore degli scavi e monumenti, / Romani ed i loro precursori sulle 
rive del Veri/ano, nell'alto Novarese e nelVagro varesino: Ricerche archeologiche, esplorazioni e 
scavi di FU. Ponti ed Emilio Balli, 1886-1895: Intra, tip. intrese, 1896, tav. XXII, 4; cfr. l'indice 
delle tavole alla pag. 26. Devo l'esemplare di quest'opera che ho presente ad un munifico dono del 
noh. Alberto Pisani-Dossi, tanto piii apprezzato in quanto la detta opera, pur troppo rimasta incom- 
piuta, è ormai difficile a trovarsi, per quanto indispensabile allo studioso dell'archeologia lombarda. 

(■•; Mi è grato richiamare l'attenzione su questa bella ricerca del Pisani-Dossi, anche perchè 
essa è stampata nel Bollettino della Società pavese di Storia patria (anno 1905, pag. 81 segg.; 
cfr. flg. 3 a pag. 84), periodico non facilmente accessibile agli archeologi di altra regione, e di cui 
pure avverto che contiene e conterrà importanti materiali archeologici d'interesse locale. La mia 
cronologia di Verdesiacum si fonda sulle monete trovate effettivamente dentro tombe esaminate ad 
una ad una, e dovrebbe quindi fermarsi ad Antonino Pio; ma io credo prudente estenderla ad un 
gruppo di monete che, sebbene rinvenute alla rinfusa tra materiali di tombe disfatto, ci conducono 
con una certa continuità sino ad Alessandro Severo. Credo invece sopravvenuti e non pertinenti alla 
nccro'poli un piccolo bronzo di Costantino Magno ed uno del figlio di lui Crispo, raccolti fra 
le terre. 



I 



BKQIONE X. — 369 — GAIBA 

Ideili: essa aveva forse, invece, l'anello terminale, poiché le altre lame di questa 
foggia neppiir hanno chiodelli traversanti l'impugnatura, che forse doveva essere rive- 
stita da una soprallacciatura o da stoffa. 

Non può dubitarsi che la suppellettile di Ripalta sia in massima congenere a 
'quella di Verdesiacum, la quale ultima io non conosco soltanto dalla pubblicazione, 
aa anche per avere avuto agio di osservarla in originale nella casa Pisani-Dossi in 
Uorbetta: quindi la suppellettile di Ripalta è da riferirsi ad una popolazione non 
iversa da quella di Verdesiacum, e ad una età non molto lontana da quella rappre- 
entata nelle più antiche tombe di quest'ultima necropoli. Gli oggetti inviatimi sareb- 
'bero in realtà troppo poca cosa per dare un piìi preciso giudizio: però dal non avere 
l'ispettore Albergoni trovato tracce di monete romane e di vetri, dalle forme cui 
accennano i frammenti di vasi, che sono tutte piatte e senza sviluppo di collo e di 
bocca (scodelle e ciotole; mancano affatto le fiasche ed ampolle, ben rappresentate a 
Verdesiacum e frequenti negli strati gallo-romani), ed infine dalla qualità e prepara- 
zione dell'argilla, sarei inclinato ad assegnare le tombe di Ripalta ad epoca preaugu- 
stea, abbastanza lontana dalla romanizzazione sviluppata della Cisalpina, e quindi 
più propriamente e decisamente gallica. 

G. Patroni. 



Regione X (VENETIA). 

IL GAIBA — Antichità romane scoperte^ nel fondo Ghionsano. 
Sulla strada di s. Pietro trovasi la località Ghionsano, che, sebbene appartenga 
ni comune di Gaiba, è più prossima a Ficarolo, distando da quest'ultimo paese 3 kil. 
rerso levante. 

Ivi in un fondo di proprietà del sig. Pellegati Angelo furono eseguite delle ricerche, 
lai 17 ottobre al 29 novembre 1904, dai sigg. Muzzioli dott. Giulio, Basaglia dott. Al- 
onso e Betti dott. Torquato in unione al predetto proprietario del fondo. 

La località Ghionsano da molti anni era segnalata per le frequenti scoperte di 

aonete, laterizi, bronzi e fittili di età romana. Essa presenta una sensibile elevazione 

ispetto ai poderi, che la circondano, tranne dal lato di mezzogiorno, dove confina 

JBon la tenuta del conte Giglioli, nella quale il terreno seguita ad elevarsi. Anche 

questo fondo furono fatte scoperte archeologiche : anfore, monete, bronzi e, di pe- 

fculiare interesse, un vaso di vetro a vari colori. 

Circa un chilometro più lontano da qviesti due punti è un fondo del marchese Man- 
redini, dove alcuni anni or sono venne scoperto casualmente il braccio di una statua 
asa in bronzo, di finissimo lavoro, che non potei vedere, e che attualmente conservasi 
presso lo stesso marchese, nella sua villa di Gaiba. 

Nel fondo sopra indicato, secondo le informazioni, che mi furono date dal sig. Pel- 
legati, si aprirono diverse trincee a distanze varie e si rimisero in luce avanzi di co- 
truzioni, cocci di vasi fittili e di vetro, svariati oggetti di bronzo, di ferro e di osso, 
lonete e pietre lavorate. 



OAIBA 



— 370 — 



REGIONE X. 



Il terreno, levato lo strato arativo, è costituito di argilla sabbiosa ; e alla profon- 
dità di circa un metro presenta uno strato dello spessore medio di circa 40 cent, for- 
mato di frammenti di embrici, mattoni e vasi fittili, che si stende per un tratto con- 
siderevole, il quale fa pensare alla distruzione di un abitato, che ivi sorgesse in antico. 

Come prima accennai, venne scoperto un muro formato di grandi mattoni, che 
io non potei vedere, perchè era già stato demolito. Presi in esame i mattoni e constatai, 
che alcuni erano formati con impasto rossastro, altri con argilla gialla, lunghi m. 0,45, 
larghi m. 0,32. Inoltre venne messo in luce un pozzo costruito con mattoni a seg- 
mento di circolo, dei quali dieci formavano un diametro di m. 0,97 ; l'interno della 
canna era rivestito da un intonaco gialliccio, come potei lo stesso verificare. Mi fu 
anche detto, che si scoprirono due pilastri costruiti con materiale romano appartenenti 
forse ad un ingresso, due mensole di pietra tenera, sostenute da una rozza zampa leo- 
nina, molti frammenti di cornici marmoree, vari pezzi di una lapide sepolcrale in 
marmo bianco, i quali riuniti offrono la seguente iscrizione mutila : 




un frammento di una testina di putto in pietra d' Istria e infine alla profondità 
di circa 70 cent, in mezzo a terreno uliginoso una tomba ad umazione, nella quale 
giaceva uno scheletro ricoperto con embrici. 

La serie delle monete scoperte è di num. 82, tutte di età imperiale, e quelle 
riconosciute appartengono ad un periodo di quasi tre secoli : da Vespasiano a Galerio 
Massimiano. 

Sono notevoli per la loro conservazione i seguenti nummi. 

Aureo di Vespasiano (Cohen, I, 274, n. 35). 

G. B. di Vespasiano (Cohen, I, 316, n. 388). 

Denaro d'argento di Domiziano (Cohen, I, 405, n. 151). 

Denaro d'argento di Traiano (Cohen, II, 22, n. 122). 

Denaro d'argento di Adriano (Cohen, II, 141, n. 345). 

Gran Bronzo di Antonino Pio (Cohen, II, 347, n. 488). 

Gran Bronzo di Severo Alessandro (Cohen, IV, 42, n. 293). 
id. (Cohen, IV, 42, n. 389). 

Medio Bronzo di Galerio Massimiano (Cohen, V, (305, n. 82). 



LBEGIONB X. 



— 371 



QAIBA 



Le altre componenti la serie sono molto trite e corrose, e tutte furono rinvenute 
'sparse nello strato archeologico. 

Dallo stesso strato provengono i seguenti oggetti: 

Statuina fusa in bronzo rappresentante un cane, lunga mm. 65, alta mm. 65. 
[ja modellazione è molto primitiva; l'animale è rappresentato colla gamba destra an- 
|teriore sollevata; la sinistra è spezzata all'attacco del corpo, e le posteriori, che do- 
revano appoggiare sulla base, sono in atto di muovere il passo. Volge la testa a destra, 
Ila le orecchie diritte e la coda sollevata. I tratti del muso sono rudimentalmente 
spressi con im leggero taglio indicante la bocca e con due puntini, che segnano 
jli occhi. 

Frammento di statuina rappresentante un quadrupede modellato in terra cotta, 

into goffamente, da non lasciar capire ciò che l'artefice voleva riprodurre. Rimangono 

testa, il collo la gamba sinistra e l'attacco della destra. Il muso breve e tozzo è 

agliato da un profondo solco riproducente la bocca; più in su due punti impressi 

con uno stecco «egnano gli occhi e altri due le orecchie con padiglione rilevato. 

Frammento di manico d'osso da coltellino a serramanico (fig. 1) 

fdi speciale importanza ; perchè rappresenta una figura virile di tipo 
egizio, ignuda, di forme schematiche, seduta con le braccia strette 
ai fianchi e piegate sul ventre ; con le mani sorregge aderente alla 
persona un'asta rettangolare, dove sono incise delle linee. Manca 
della testa e del collo, ed ha lungo il dorso scavato un incastro, 
dove la lama del coltello, ora mancante, si chiudeva girando su 
un pernietto fissato al manico stesso. Sotto alla piegatura delle gambe 
della figura il manico è attraversato da un foro, nel quale forse 
Fig. 1. passava una cordicella per sospenderlo. 

Ago crinale d'argento formato con un'asticciuola cilindrica da un lato appuntita, 
metà circa si forma un rettangoletto traforato a giorno, nel quale scorre una pal- 
ottolina. La parte superiore è a piccoli globetti, e termina con una pallettina ricor- 
ante gli auriscalpi. 

Fra gli altri vari oggetti di bronzo meritano d'esser notati un anello con sigillo, 
|iul quale sta incisa la figura di una Vittoria incedente a sinistra; due frammenti 
il fibula a cerniera, e un piccolo arnese di bronzo, della nota forma ad occhiali con 
re punte nel centro, creduto da alcuni usato per tendere l'arco. 

Lasciando da parte alcuni piccoli oggetti di osso, e frammenti di vetro, ricordo 

incora: una piramidetta in terra cotta alta mm. 137 con lettere a rilievo (fig. 2), 

coperchietto fittile da anfora con lettere pure a rilievo (fig. 3). 

Dentro al pozzo, oltre ad alcuni degli oggetti sopradescritti, che non potei piìi 

ttnstatare quali fossero, sotto ad uno strato di frammenti di embrici e mattoni ro- 

lani, che ostruiva la canna, furono scoperti : un teschio di cane, tre caldaie di 

ime (fig. 4) e due lame di coltelli di ferro, una lunga mm. 265 e l'altra mm. 184.. 

Le tre caldaie ricordano nel tipo i nostri secchi comuni, distinguendosi dalla 

[forma semplice e disadorna di questi, perchè sono sagomate presso all'orlo e solcate 

linee oblique a sbalzo. Sono provviste di orecchie saldate con borchie e di ma- 



QAIBA 



— 372 — 



RSaiONB z. 



nichi girevoli di ferro, due dei quali sono a lamina piatta e uno massiccio cilindrico. 
Sono costruite con lamina di rame battuto, a ventre tondeggiante, consunte dal lungo 




FiG. 2. 



uso e rappezzate in vari punti, con borchie pure di rame ribadite. A causa del pro- 
lungato soggiorno nell'acqua non si ricoprirono della patina verde, che distingue gli 



/ 



i^X il X ^^ 



%j- 



FiG. 3. 



n'"'"'^v> 



oggetti di bronzo sepolti nel terreno, e conservano invece traccie evidenti della fu- 
liggine, che si è su di esse incrostata colla continua esposizione al fuoco. 

Hanno tra di loro proporzioni diverse; la piìi grande col ventre maggiormente 
espanso ha il diametro alla bocca di mm. 370 ed è alta mm. 210. Ricorda perfet- 



RESIONB VI. — 373 — TODI 

tamente nella forma e tecnica un altro vaso scoperto fio dal 1903 in terreno sab- 
bioso nel comune di Occhiobello, località Gurzone, sito non molto distante da Gaiba, 




FiG. 4. 



che passò recentemente al Museo Nazionale Atestino. Le altre due caldaie hanno 
il diametro alla bocca di mm. 290 e 230 e sono alte mm. 220 e 183. 

Una parte degli oggetti sopradescritti, fra cui la lapide sepolcrale, 1 due fittili 
inscritti e le tre caldaie, venne ceduta allo Stato e si conserva nel medesimo Museo. 

A. Alfonsi. 



Regione VI (UMBRIA). 

III. TODI — Nuove scoperte della necropoli tudertina. 

Il giorno 11 dello scorso maggio, a nord-est della città di Todi, sulla via di 
circonvallazione, presso le mura urbane, di costruzione medioevale, nel fare una fogna, 
si scoprirono due cassoni sepolcrali, fatti con lastre di travertino; lunghi m. 2; lar- 
ghi m. 0,70; profondi m. 0,62; volti coi lati maggiori a nord-ovest ed a sud-est. Col- 
locati in origine sullo stesso piano, paralleli, attigui, uno di essi fu trovato spostato 
per movimento franoso del terreno. Rimaneva questo alla profondità di due metri 
sotto il piano stradale ed inclinato, mentre l'altro era ad un solo metro sotto il detto 
piano, e si manteneva orizzontale. I coperchi, già monoliti, erano rotti, e i lati com- 
posti di più lastre. 

Tomba I. — Il giorno 12 fu aperto il cassone piìi basso, cioè quello spostato, 
perchè impediva il lavoro della fogna. Il coperchio era fesso; l'interno pieno di fina 



TODI 



— 374 — 



REGIONE VI. 



argilla penetratavi, sciolta nell'acqua, a traverso le commessure ; tolta questa con dili- 
genza, furono trovate le ossa, che fra la melma non presentavano uno scheletro ordi- 
nato. Il cranio, dolicocefalo, presso la parete nord-ovest, aveva una lunghezza quasi 
doppia della larghezza: la mascella inferiore conservava tutti i denti. 

Vi si rinvennero i seguenti oggetti di suppellettile funebre : 1°. A contatto del 
cranio un eatinum fittile, di impasto fino, a vernice nera, con orlo ovolato ; del dia- 
metro di m. 0,33, alto m. 0,15; rotto in piccola parte; di facile restauro. 

2°. Presso i fianchi dello scheletro due vasi da mescere (oinochoai) uno intero, 
l'altro col labbro rotto, di facile restauro; alti m. 0,26; diametro al ventre m. 0,10, 
con manico a fettuccia bisulcata, che parte a m. 0,17 dell'altezza, e supera l'orlo 
della bocca di m. 0,03. Le estremità portano maschere di Ninfa e di Fauno, e gli 
orli sono ovolati. 

3°. Presso le tibie guttus d'impasto locale, senza vernice, lungo m. 0,24 ; largo 
al ventre m. 0,08; alla base e alla bocca m. 0.035. Due altri simili dello stesso 
impasto e senza vernice, alti m. 0,16; larghi al ventre m. 0,05; e alla bocca e al 
piede m. 0,025. Due tortorelle, dello stesso impasto, senza vernice, lunghe m. 0,20, 
colle code rotte, ma di facile restauro. 

4°. Presso i piedi un vasetto fittile con ansa, che non supera l'orlo; alto a tergo 
m. 0,09, e alla bocca m. 0,07; ed un lume (o lucerna) di forma comune, fittile, 
lungo m. 0,10 : ambedue gli oggetti inverniciati neri. 

Tomba IL — Questa si apri il 13 maggio. 11 coperchio del cassone era rotto 
in più pezzi affondati nell'interno, che era pieno di terra vegetale e ciottoli. Nel 
fondo uno strato di argilla fina, filtratavi con l'acqua, copriva le ossa scomposte. Vi 
si trovò un solo piccolo frammento di fittile inverniciato nero. Questo frammento, la 
terra vegetale ed i ciottoli, che per le commessure non potevano esservi penetrati, 
il coperchio rotto in più pezzi, indicano che il cassone fu visitato e derubato. 

. Sotto la pietra del fondo fu trovata un'arca di pietra arenaria, lunga m. 0,87 ; 
larga m. 0,29; profonda m. 0,36, integra. 

1°. Ai lati, fuori dell'urna, erano frammenti di quattro oinochoai assai belle, ma 
di diffìcile restauro ; inverniciate di nero e dell'impasto di quelli del primo cassone, ma 
più grandi e più ricche ; con orli ovolati, maschere alle anse ; due col ventre baccel- 
lato; uno con anse doppie fatte di sottili cilindri. Sul collo di un vaso si vede l'im- 
pronta di un meandro, che — forse colorato — fu cancellato dall'umidità. 

2°. Integro si ebbe un piatto, o joa^fjra (diametro m. 0,28; alto m. 0,055), con 
un ornato a stampa nel fondo. È di impasto locale, con vernice nera in parte 
scomparsa. 

3°. Nell'interno dell' urna, sotto uno strato della solita argilla si trovò un pic- 
colo scheletro, ed una ampolla olearia, integra, senza vernice, d' impasto locale, col 
diametro maggiore di m. 0,27, e col minore di m. 0,06. 



G. Dominici. 



ROMA 



375 — 



ROMA 



IV. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione III. Facendosi alcuni movimenti di terra per la sistemazione della 
[via Labicana, si è trovato un pezzo di basamento che in antico sosteneva una statua, 
della quale rimane soltanto il piede sinistro nudo, fino all'altezza del malleolo, 
lungo m. 0,27. 

Regione V. Nel terreno posto sul viale Manzoni ed in angolo con la via Bixio, 
ove è stata intrapresa la costruzione di case operaie, si è rinvenuto fra la terra di 
scarico, a due metri sotto il piano stradale, un torso di statua virile in marmo, 
alto m. 0,45. La figura è vestita di tunica, stretta ai fianchi da una cintola ; e sul 
lato sinistro pende una parte del manto a larghe pieghe. 

Regione VII. Fondandosi im muro sull'angolo di via Rasella evia dei Scr- 
iviti, presso l'imbocco del traforo del Quirinale, alla profondità di metri cinque è stata 
|raccolta una base marmorea di colonna, che ha il diametro di m. 0,40. 

In prossimità dello stesso luogo è stato trovato un frammento di lastra 
marmorea, di m. 0,20 X 0,15, sul quale resta questo piccolo avanzo d' iscrizione 
onoraria, che ricorda un personaggio consolare con l'ufficio di iuridicus: 



CVIVRr 



Regione IX. In via del Seminario, per i lavori della nuova fognatura, si è 

[incontrato a tre metri di profondità un avanzo di antica costruzione in calcestruzzo; 

e sotto di esso è stata scoperta una fogna in laterizio, coperta con tegoloni a doppia 

pendenza, che attraversa il cavo in senso normale. Questa fogna è larga m. 0,70, 

ed è stata sterrata per l'altezza di oltre un metro, senza raggiungerne il piano. 

Via Salaria. Nei lavori di sterro per l'apertura del nuovo Corso di porta 
jPinciana, sono state raccolte altre lapidi inscritte, le quali appartennero a sepolcri 
dell'antica e vasta necropoli, che quivi esisteva nell'ultima età repubblicana e nel 
[primo secolo dell'impero. 

Dal primo tratto della nuova strada, più prossimo al Corso d' Italia, provengono 
\\e, seguenti: 

a) cippo in travertino, alto m. 0,80 b) simile cippo, alto m. 0,85 X 0,35 : 

iX0,30: 



-sruMILIA ■ M . L 

NICE 
A-AETRI-TL 

SALVI WluivJi 

uiiiiiiiiii^- AG-? -xn 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 



A ■ ANNIVS -AL 
ANTEROS 

IN • FR • P ■ XIII 
IN-AGRP-XXIV 



49 



ROMA 



— 376 — 



ROMA 



c) simile cippo, alto m. 0,80 



X0,30: 



d) parte inferiore di cippo in tra- 
vertino, alto m. 0,80 X 0,30 : 



C • ÀTEttu»- 
CLARGVRI 
IN F • PVI 
INAGP XII 



HILARA CONlr- 
IN-FR • pxn 
IN- AGR PXII 



e) stele marmorea, alta m. 0,40X0,20, con fastigio ornato da un festone: 

D • M 
A • GALLIO 
VRSIONI FEC 
REIA-FESTA 
CONIVGI • SVO 
BMCVMQVO 
VIXANNXXVI- 
SINEVLLAQ.VE 
RELLA-ET-SIBI 



f) cippo in travertino, alto m. 1,1 



g) simile cippo, alto m. 0,65 X 0,20: 



X 0,30 : 



Cìj PITVANIVS Cìj L 

CHILO 
INFRPXIIIN- 

AGR • P ■ XVI 
ET • HEREfiJVM 



L ■ RVDIONI 
NICONIS 
LICINIAEMF 
IN FRO P-XIII 
IN • AGR- P- XX 



h) simile cippo, alto m. 0,80 X 0,22 : 



TROLIA O • L 
F A V S T A 



i) simile, di m. 0,88 X 0,20 : 



\ 

c of\ 

AV 



REGIONE I. 



— 377 — 



COMA 



l) due frammenti di simili cippi, alti m. 0,75 X 0,35 e m. 0,85 x 0,30: 



IN -FR PXII 
IN • AG ■ P • XII 



ÌNFR- t- 
I N • A G R ■ P A 



Nel terreno poi prossimo allo sbocco dello stesso Corso Pinciano sulla via Sa- 
laria, è stato trovato un cippo in travertino, rotto nella parte superiore ed alto 
m. 0,70 X 0,42, sul quale si legge: 

donisd^ 
aBÌMPDOMIT^AN 
AVG • GERM • TORQ 
ARMILL • PALER • OB 
BELLVMGERMAC- {sic) 
T • PI 

Il bellum Germa[nf\c{um), in cui il soldato o sottufficiale, che in questa lapide 
era nominato, meritò i donativi militari, è la spedizione intrapresa da Domiziano contro 
i Catti che si erano ribellati. Di questi popoli l'imperatore stesso riportò trionfo nel- 
l'anno 84, assumendo allora il titolo onoritico di Germanico. 

G. Gatti. 



Regione I (LATI UM ET CAMPANIA) 

V. COMA — Epigrafe greca arcaica. 

Negli scavi eseguiti, durante il primo semestre dell' anno 1903, dall' avv. 
signor Ernesto Osta nel fondo di proprietà della signora Maria Giusso vedova Cor- 
reale, denominato Massone nel comune di Pozzuoli, tornò a luce una importante 
iscrizione greca, che pel suo arcaismo viene ad accrescere la non ricca serie delle 
epigratì arcaiclie, già rinvenute nel classico suolo di Cuma ('). 

Essa è incisa in una lastra di tufo adoperata per coperchio della tomba, rotta 
in due pezzi, alta m. 1,13 e larga m. 0,87. Le lettere sono alte in media mill. 75. 



(') Cfr. Sogliano in Notizie a. 1884, serie 4", voi. I, pag. 60. Hoffmann, Die griechischen 
wD'alekU, III, pag. 4 seg. Venne acquistata per la collezione epigrafica del Museo Nazionale di 
Napoli, dove ora si conserva. 



ODMA' 



— 378 — 



REGIONE 1. 



Ne offriamo qui la riproduzione tolta da u^a eccellente fotografia eseguita dal foto- 
grafo del Museo Nazionale, signor Losacc . 




f Le forme degne di nota, che ricorrono in questa iscrizione, sono ENTOVOA, 
, IME, ^E^A4'4'EVMENON. 



REGIONE I. — 379 — COMA 

L'avverbio ENTOVOA (= att. évra^Oa), forma parallela al TOVTEI di un'altra 
epigrafe cumana arcaica ('), si riscontra -tiuche in una iscrizione di Oropo (-). 

Per la forma l/V\E, escluso assolutamente che si possa leggere EA/\E e tenuto 
conto che l'asta verticale è congiunta nel piede all'M, due ipotesi possono farsi, o 
che il segno lAA rappresenti la M arcaica a cinque aste, quale ricorre in taluni testi 
epigrafici (^), scritta però in senso retrogrado o bustrofedico, ovvero che il lapicida, 
il quale si trovava di avere inciso lo I della parola precedente KEISOAI, sia stato 
inconsapevolmente condotto dalla mano a tracciare un'altra asta verticale, che poi, 
accortosi dell'errore, addossò alla /V\. 

Le due aspirate xx nel participio &E^A\l'4'E\/MENON trovano un perfetto riscon- 
tro nel Baxxiov di una iscrizione di Eretria (*). 

Io dunque trascrivo e leggo: 

Oò Qffug èv- 
-TovOa xetffO- 
-ai /is TÒv /Se- 
-^axxsviis- 
-vov. 

Tutta la importanza della nostra epigrafe sta nel fatto che essa appartiene ad 
un iniziato ai misteri. Da un luogo di Clemente Alessandrino {^) apprendiamo che va 
^axxevfiara sono appunto Bacchi initiationes; e ^axxsvtooQ è chiamato Dioniso in 
una iscrizione arcaica apposta ad una ara rotonda con bassorilievi rappresentanti una 
pompa bacchica (^). Il Boeckh esprime il dubbio che questa epigrafe possa essere 
stata foggiata sull'inno a Bacco dell'Antologia Palatina ('), nel quale ricorrono gli 
stessi epiteti e lo stesso /léXTrwfisv della iscrizione. Ma potrebbe anch'essere che quegli 
epiteti di Dioniso siano derivati così nell'epigrafe come nell'inno dai vari e numerosi 
carmi che formavano quasi il codice sacro degli orfici. Comunque, il significato del 
§f^ttxxsv(iévov della iscrizione cumana non può esser dubbio, e però traduco: 

nefas (est) hic lacere me initiatum. 

Si allude chiaramente alla vita di oltre tomba, sia alla trasmigrazione dell'anima, 
idea comune agli antichi mistici ma propria soprattutto degli orfici, sia alla beati- 
tudine dell' Elisio che è grandissima parte della religione dei morti presso i popoli 



I 



(') Sogliano, in Notizie cit., pag. 354. HofFmann, op. o loc. cit. 

(2) Hotfmann, op. cit, III, n. 25 17, e pag. 607 : cfr. pure pag. 436. 

(') Come, ad es., nella epigrafe della lekythos cumana e del lebete eneo anche cuniano, 
BoeliI, Iscr. gr. antiquissimae, nn. 524 e 525. 

{*) Hoffraann, op. cit. Ili, n. 21 G7 e pag. 605. 

(5) Ed. Potter (Oxonii 1715) l pag. 92 lin. 35-36 = Migne, Patrol. Gr. Vili pag. 241 lin. 9-10: 
tatia tCiy éfiav fiv<rTt]QÌ<af lù ^«x^fii^uar». 

(0) C. I. G. I, pag. 54 n. 38. 

C) Ed. Jacobs, II, pag. 185, n 524. 



FRANCAVILLA A MARE — 380 — RESIONE IV. 

dell' Italia meridionale. È un bel parallelo epigrafico alle rappresentanze vascolari 
cumane dell'arrivo e del soggiorno agli Elisi, giusta la teoria ermeneutica del Patroni 
circa i soggetti rappresentati nei vasi dell'Italia meridionale ('). Non è qui il luogo 
di trattare dell'ideale dionisiaco dell'olire tomba: basta accennare alla identità fra 
seguace di Dioniso e gaudente degli Elisi, fra il dominio della psiche incorporata, 
ebbra di vino, e il dominio della psiche liberata dal corpo, ebbra di nettare. 

Delle iscrizioni cumane arcaiche la nostra è senza dubbio la più importante pel 
contenuto, e richiama alla mente le lamiuette d'oro rinvenute in alcune tombe della 
necropoli di Sibari, trascritte a fac-simile dal Barnabei ed illustrate dal Compa- 
retti (2). 

In quanto al tempo da assegnare alla nuova epigrafe cumana, la forma delle 
lettere vieta di farla discendere oltre la metà del V sec. a. Cr. È quindi la più 
antica testimonianza epigrafica relativa alla diffusione del misticismo orfico e bac- 
chico nel mezzogiorno d' Italia. 

A. SOGLIANO. 



Regione IV (SAMNIUM ET SABINA). 

MARRUGINI. 

VI. FRANCAVILLA A MARE — Antichità scoperte in contrada 
« la Pialla > . 

A Francavilla a mare, durante alcuni lavori campestri, nei poderi dei Baroni 
Domenico e Vincenzo Tribuni e del Giudice Donna, siti nella contrada La Piana o 
Le Grotti, si sono scoperte circa venti tombe a inumazione, di forma rettangolare, 
scavate a piena terra e rivestite di rozze lastre tufacee. Una soltanto era costruita' 
con tegoloni e copertura a due pioventi. Una tomba di lastroni ne aveva un'altra 
sovrapposta. 

Della suppellettile non si tenne gran conto dagli zappatori. I proprietarii poterono 
soltanto ricuperare gli oggetti che per cortesia mi hanno fatto esaminare e ciie de- 
scrivo qui appresso: 

Di creta cotta, molti frammenti di vasi a vernice nera e turchiniccia e anche 
rossa, del rosso aretino. Un orlo di vaso nella parte superiore è a squame rilevate; 
più uno stamnos che aveva per coperchio ima cotila campana, la quale nel centro 
della base è forata. Dentro allo stamnos si raccolse un vasetto a tronco di cono, con 
due ansette orizzontali: alto m. 0,10, largo nella bocca m. 0,07 e nella base m. 0,035. 
È di creta finissima e leggiera; è leggermente scannellato in senso verticale e verni- 
ciato in nero. Nel sito preciso della scoperta ho notato frammenti di anfore e di 
pithoi e parecchie mattonelle rettangolari: a poca profondità e a breve distanza si 
scoprirono già alcuni ruderi di muri. 

(') La Ceramica antica neW Italia meridionale: cfr. Francesca Vanacure, I vasi con heroon 
dell'Italia meridionale in Atti della R. Accad. d. Arclieol. Lett. e B. A., voi. XXIV. 

(«) Notizie degli scavi a. 1879, serie 3% voi. Ili, pag. 328 e seg.; 1880, serie 3», voi. V, 
pag. 403 e seg. 





REO IONE II. SICILIA 



— 381 — 



TARANTO, SIRACUSA 



Di ferro, i proprietari conservano una cuspide di lancia, lunga m. 0,50; un 
pugnale con fodero frammentato; un anello e un piccolo coltello con taglio semilu- 
nato; un'altra cuspide di lancia, ma rotta, e un puntale. 

Di bronso, due torques, con parte graffìta a circoli concentrici e parte a torti- 
glione; alcuni anellini spiraliformi a dieci giri e altri frammenti di poco conto. 

Nella stessa contrada, accosto alle tombe suddette, vi sono due sotterranei come 
corridoi con volta a botte: entrambi di solidissima muratura. Sono in direzione pa- 
rallela e comunicanti fra loro con aperture seraielissoidali. 

L'altezza di ciascuno di questi corridoi è di m. 3,30 e la larghezza di m. 3,20. 
Nella parte superiore, cioè nelle volte, si vedono aperture circolari come di pozzo o 
cisterna. Inclino perciò a supporre che questi fabbricati o grottoni, che avranno 
dato il secondo nome alla contrada, non fossero altro che serbatoi di acqua. 



A. De Nino. 



Regione II (APULI A). 

VII. TARANTO — Pavimento in musaico. 

Nell'angusto giardino dell'Istituto Maria Immacolata di Taranto, ove nel 1899 
si scopersero tre pavimenti a musaico, è tornato in luce un altro piccolo musaico 
colorato, a decorazione geometrica, con quadro centrale, formato di una lastra di 
marmo africano incorniciata ad opus sedile. 

Il quadro centrale insieme ad un frammento del pavimento venne trasportato 
nel Museo. 



SICILIA 

Vili. SIRACUSA — Scavi e scoperte nel sud-est della Sicilia (Luglio 
1904-Giuguo 1905). 

Parte Prima. 

Seguendo una buona consuetudine adottata da anni, e che parmi abbia incon- 
[Irato favore presso gli studiosi, presento un ragguaglio degli scavi e scoperte avve- 
inute nell'esercizio 1904-05 nel raggio della Direzione archeologica di Siracusa, salvo 
' a riprendere in esame più largo alcune delle scoperte qui segnalate, dopo che sa- 
ranno completate da nuove indagini sul terreno. 

1. Siracusa sioula. — Aveva scritto Tucidide (VI, 3) esser stata un tempo 
Ortygia occupata da Siculi, espulsi poi da Archia. 

Ed indipendentemente dalla notizia del grande storico, la esplorazione delle ne- 
^cropoli suburbane del Plemmirio, di Cozzo Pantano e di Matrensa, lasciava presu- 
mere la esistenza di un altro borgo di indigeni con relativa necropoli nell'isolotto 
di Ortygia, più centrale, meglio dalla natura munito, ed il cui possesso determinava 
il possesso del grande porto; esistenza già da me predetta alcuni anni orsono(7Vo- 
\ ligie 1899, pag. 26). 



SIRACUSA 



382 



SICILIA 



Ma le vicende subito attraverso 25 secoli dal piccolo scoglio era naturale aves- 
sero cancellato le deboli memorie dei suoi abitatori antichissimi. Se non che un caso 
fortunato ci ha ora fornito la documentazione archeologica dei Siculi di Ortygia ('). 




Fio. 1 a. 




In sui primi dello scorso aprile, essendosi abbattuta fino a raso suolo la casa 
Migliaccio, sita all'angolo estremo fra la passeggiata Adorno e la via Maniace, ed 
essendosi denudata ed abbassata la roccia per costruirvi un grande hotel moderno, in 
mezzo a pozzi e cisterne antiche venne fuori anche la tomba sicula, di cui, attesa 
la sua importanza topografica, presento sezione e pianta alla fig. 1 a e b. Dall' anda- 

(') Fin qui non si avevano che pochi cocci del 2° per. siculo rinvenuti in piazza del Duomo 
nel 1889, e da me segnalati in BuUettitio paletnol. ital., 1889, pag. 216, n. 3. 



SICILIA — 383 SIRACUSA 

mento della volta, e dal letto funebre di cui è munita, parmi doverla assegnare ai 
primordi del 2° periodo. Essa era colma di terra di scarico, colla calotta strappata, 
0, malgrado il più accurato esame del materiale di colmata, non diede verun fram- 
mento primitivo. 

Questa modesta scoperta archeologica ha una portata storica, in quanto conferma 
e la versione tucididea e le previsioni da me fatte anni addietro in seguito allo 
studio delle necropoli siculo suburbane. E sono proprio dolente, che imprescindibili 
necessità edilizie e l'abbassamento per parecchi metri di quella costa rocciosa ab- 
biano richiesto il sacrificio e la distruzione del più antico monumento di Ortygia che 
risaliva alla seconda metà del II millennio a. C. ('). 

Al sicuro ridosso dell'isolotto dove approdavano i leggeri navigli dei negozianti 
egei, lontani precursori e preparatori della conquista greca, si affacciavano dunque 
lo bocche delle camere funebri siculo, mentre sull'alto della collina rocciosa s'erge- 
vano le povere capanne degli indigeni, che la luce dell'oriente egeo doveva comple- 
tamente evoluzionare e più tardi espellere dalle coste. 

2. Nuovi scavi nella necropoli del Fusco. — Resta sempre aperto il grave 
quesito, dove esistesse la ricca necropoli del tempo dei Dinomenidi alla guerra ate- 
niese, e se essa sia stata per intero distrutta, ovvero rimanga ancora celata in qualche 
terreno non per anco saggiato. A Siracusa manca sin qui quasi completamente la ce- 
ramica dello stile nero-fine, e quella rosso-severa e bella, e codesta lacuna si col- 
merà solo allora che vengano scoperti, se pure esistono, i sepolcri del periodo 500- 
440 circa. Questo problema che mi tortura da anni, senza che io veda il modo di 
risolverlo, mi induce a dedicare, ogni invernata, qualche settimana di tentativi al 
Fusco, e precisamente al vasto piano messo ad ortaglie fra cimitero, colle Temenite, 
ferrovia e ruotabile per Floridia. 

Nello scorso gennaio per una intera settimana feci scavi saltuari in questo suolo ; 
in cinque punti diversi trovai piccole fabbriche della decadenza greca o romana. Solo 
una di queste, posta in vicinanza dello stradone vuol essere qui ricordata, perchè 
nell'angolo interno di essa si riconobbero due anfore grezze a. cm. 38 (una è ripro- 
dotta a fig. 2), contenenti ossa cremate; la forma dei vasi è tarda, forse del I se- 
colo a. C, ed infatto, all'intorno di essi, si raccolsero due belle lucerne romane (due 
palme; coniglio che rode l'uva) ed un piccolo bronzo di triumviro monetale della fine 
della repubblica. In tutti questi scavi, che raggiunsero sempre il suolo vergine a non 
molta profondità (m. 1,10-1,50), non si trovò un sol coccio greco arcaico e di bella 
epoca, ma frammenti italioti e romani. Rimasero quindi ancora una volta frustrati i 
tentativi di rintracciare la necropoli del sec. V. 

Invece, in altro punto discosto, cioè nel sottosuolo della casetta rurale del barone 
Scandurra, lungo lo stradone di fronte alla fabbrica di stoviglie Majeli, sono riu- 



(') Anche il Cavallari nella sua : Siracusa, seconda appendice a Le città e le opere di esca- 
vaiione in Sicilia, anteriori ai Greci (Palermo, 1883), non ò stato in grado di citare alcnn avanzo 
monumentale siculo di Ortygia. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 50 



SIRACUSA 



— 384 — 



SICILIA 



scito a rintracciare alcuni altri sepolcri arcaici, miracolosamente sfuggiti a precedenti 
devastazioni; essi vengono qui enumerati in continuazione agli ultimi, esplorati nel 
1903 {Notisie 190'.\, pag. 533). , 




FiG. 2. 



Sep. 557. Sarcofago monolito per adulto, dir. 70°-250°, coperto di un lastrone 
monolito e contenente uno scheletro giovanile dal cranio ad ovest. 




FiG. 3. 



Sep. 558. Ampia fossa nella roccia, dir. est-ovest, entro cui un sarcofago mo- 
nolito coperto. Sopra la covertura uno scheletro disteso col cranio a levante; nell'in- 
terno altro scheletro di adulto nella stessa direzione, presso il cui cranio due spilli 
di bronzo con testa a disco semplice, di un tipo ovvio a Megara Hyb. ed a Siracusa ; 
all'angolo nord-est un mucchio di ossa umane cremate. 




SICILIA 



385 — 



SIRACUSA 



Sep. 559. Altra grande fossa nella roccia, dir. est-ovest, coperta in origine di 
robusti lastroni rotti e cascati nell'interno. Sgomberate le terre penetrate per tale 
rottura, si riconobbero sul fondo esigue traccio del morto col cranio a levante, cir- 
condato da una diecina di robusti chiodi in br. a larga capocchia, piegati a | , e 




FiG. 4. 



pertinenti ad una cassa. Alla spalla d. il vasetto unguentario di rara forma ed alto 
cm. 7 '/a riprodotto a lìg. 3 ; è una specie di aryballos a tre rigontìature dipinto in 
bruno, con faccia pavonazza, e filettature con punteggi bianchi; la sua fabbrica va 
probabilmente ricercata, assieme a quella degli alabastra dello stesso colore, nell'Ionia 
asiatica. Alle anche un vasetto pure unguentario in forma di ariete in riposo (fig. 3) 
a fondo chiaro picchiettato di bruno, una figurina nel tipo della Spes, ionica, ridotta 
in frantumi, ed un alabastron costolato bruno. Alle anche due aryballoi in lamina, 

fa doppia valva, schiacciati, ed una lekythos arcaica grezza. 

3. Torso funebre del Fuseo (fig. 4). — Da un altro punto della piana del 

^Fuseo, e precisamente dal lembo della terrazza soprastante ai Pantanelli, presso lo 



SIRACUSA — 386 — SICILIA 

sbocco della trincea ferroviaria, proviene un torso mutilo, quivi rinvenuto nell'ottobre 
u. s. da un eavapietra, che estraeva pezzi di roccia dalla superficie del suolo. È 
un torso loricato in candido calcare locale a grana fina, che dai secoli ha presa una 
tinta lievemente aurata ; ha forma campanata con una alt. di cm. 82, ed un diametro 
inferiore massimo di cm. 43. La sezione inferiore termina in un peduccio rettango- 
lare, destinato a fissare la figura in un pilastro ; la estremità superiore manca della 
testa, la quale, se pur esisteva, era di riporto e forse di marmo, fissata sul torso 
che presenta un incasso a piano inclinato ruvido, con perno di ferro al centro. Le 
spalle hanno pure degli incassi poco profondi ed a taglio netto, come per innestarvi 
due orecchioni quadri, analoghi a quelli delle erme. La lorica liscia e campanata, 
senza riprodurre le sottostanti forme anatomiche, finisce inferiormente in un doppio 
ordine di méqvyfg, e tutta la scoltura avrebbe un'aria di deciso arcaismo, se non fosse 
il medaglione a rilievo in mezzo al basso petto con una testa di Gorgo-Medusa nel 
tipo accigliato e melanconico da riferire al IV e III secolo. Il torso di perfetta con- 
servazione e di buono se non minuto lavoro nella parte anteriore, è meno rifinito ed 
alquanto lesionato nel dorso e sul fianco sin. da solchi di ruote e di aratro. Esso gia- 
ceva in fatto prono e capovolto, forse da secoli, nel campo funebre, e spostato dal 
sepolcro che in origine decorava. 

Ho pensato a tutta prima ad un'erma o torso funebre di un guerriero; che la 
lorica colle msQvyeg fosse in uso presso le milizie siracusane dalla fine del sec. V 
ce lo dicono i decadrammi di Cimone ed Eveneto, e la piccola scultura della latomia 
di 8. Venera (Notine 1904, pag. 278), cronologicamente non molto distante dal 
nostro torso. 

Ma per ammettere un torso funebre col ritratto del defunto impostato sulle 
spalle e lavorato a parte, incontriamo varie difficoltà; lasciando i ritratti di impe- 
ratori romani in costume militare, la raccolta dei torsi loricati fatta dal Keinach, 
nel suo Répertoire de la stat. grec. et rom. voi. II, pagg. 584-587, comprende sol- 
tanto opere romane, e se nei rilievi funebri dell'Attica sono frequenti le imagini di 
guerrieri con caratteri ritrattistici più o meno accentuati, io non sono in grado di 
citare una sola statua funebre a tutto tondo con soggetto militare di età greca; lo 
stesso Mausolo nel suo grandioso monumento di Boudrum volle essere effigiato in 
costume civile. Aggiungasi che un torso con ritratto sarebbesi scolpito in marmo e 
meglio sviluppando, oltre che i particolaii della testa, anche quelli della corazza. 
Sicché non mi resta altro che pensare ad un trofeo lapideo, i cui accessori, elmo e 
scudo, potevano ben essere in bronzo. Alcune monete della Beozia (Guhl e Koner, 
Vita dei Greci, 2* ed. it., pag. 355) ci porgono l' imagine di uno di codesti trofei, 
e meglio ancora i bei tetradrammi di Agatocle colla testa di Cora (Head, Coinage 
of Syracuse, tav. IX, 1, 2). Fu questo trofeo imposto al sepolcro di uno o più guer- 
rieri caduti in difesa della patria? Oppure si ergeva sul margine della necropoli con 
mero carattere decorativo? Sono quesiti ai quali non oso rispondere. Ben venga in 
ogni modo questo torso a darci un tipo nuovo ed inusitato della plastica sepolcrale, 
ad accrescere di un pezzo non spregevole la scarsa serie delle opere plastiche 
siceliote. 



SICILIA 



— 387 — 



SIRACUSA 



4. Stele scritta e coronamento funebre dai Taracati. — Nel gennaio dell'anno 
corrente in contrada Taracati, dentro uno dei tanti sepolcri violati di cui quella re- 
gione è ricca {Notisie 1897, pag. 488 e segg.), un villano raccolse l'alto ed esile 
pilastrino (alt. cm. 48; lato della base cm. 15 '/« X 13 V») i" calcare bianco, ri- 
prodotto alla fig. 5. Esso è leggermente rastremato dal basso in alto, decorato in 



rts''.»-s3tj!i 




Fio. 5. 



testa di una sobria modanatura, e nel prospetto superiore reca a nitide e piccole 
lettere il titoletto: 

M I N YPA 

XAIPYAOY 

Il nome è conosciuto per un solo titolo di Segesta (Kaibel, n. 287 : Mivvqu 
'AgTsfiùavog) ; il patronimico è nuovo, almeno nell'onomastico sicelioto. La forma esile 
della stele, la sobrietà del titolo, la pongono accanto a quella, in tutto simile, prò- 



SIRACUSA 



388 — 



SICILIA 



veniente dal Fusco e da me edita in Rivista di Storia antica del Tropea a. V. 
p^. 61. 

Nello stesso sito, forse dalla stessa tomba, venne fnori un altro-pèzzo di deco- 
razione funebre, cioè il tegolo e coronamento di un cippo, clie l'abile mano di K. Carta 
ci dà fedelmente riprodotto alla flg. (5, e che richiama un esemplare siracusano in 
tutto analogo, iVo^me 1897, pag. 498; è in pietra calcare fina, delle dimensioni di 
cm. 33 X 27 X 11 '/,. 




Fio. 6. 



In alto gira una cornice delicatamente lavorata, ma sbeccata, in origine adorna ] 
di motivi a colore oggi scomparsi. La medesima decorazione si estendeva anche nelle 
fascio sottostanti ; si vedono chiaramente da un lato (meno in un altro, niente nel 
terzo e nel quarto) due uccelli dal collo e becco lungo, cigni od oche, affrontati e 
librati in aria. Essi sono di color chiaro, cioè a fondo risparmiato, sopra una tinta 
cupa, in origine rossa od azzurra. Nel piano di posa inferiore un foro rettangolare, 
che trapassando tutto il pezzo assume forma circolare all'uscita superiore e serviva ad 
incastrare e fermare questo pezzo di coronamento ad un pilastro. 

La policromia del marmo e del calcare, applicata per tempo dai Greci alla 
statuaria e all'architettura templare, diventò a -Siracusa un complemento necessario 
alla piccola architettura funebre, perchè al marmo costoso e resistente si trovò utile 
di sostituire l'ottimo calcare locale, che si aveva a prezzo incomparabilmente infe- 
riore ed era più docile alla lavorazione ; ma il candore abbagliante e freddo di esso 
reclamava l'uso dei colori per correggerlo e temperarlo. Senoncbè un materiale co- 
tanto delicato e sensibile mai ci è pervenuto con tracce inalterate della decorazione 
cromica, il più delle volte perduta, quasi sempre illanguidita; di qui la rarità di 
tali avanzi. Accanto alle mirabili edicole lilybetane del Museo di Palermo (sempre 
inedite), per Siracusa io posso soltanto citare qualche frammento inedito del Museo, 
un vago coronamento di pilastro del Fusco {Notizie 1897, pag. 477), un frammento 
di cornice di Netum (Ib. 1897, pag. 79), ecc. Un pezzo insigne è il sarcofago di 
Bassalagi, che ora si pubblica in queste stesse pagine. 



SIGIMA' ^^ 889 — SIRACUSA 

5. Avanzi dell' Apollonion. — Dovendosi procedere fra non molto alla demoli- 
zione della caserma denominata Quartiere Vecchio, ho eseguito per conto del Muni- 
cipio di Siracusa una serie di tasti in detto fabbricato, allo scopo di vedere, se e 
quali parti del limitrofo Apollonion sussistano ancora dentro e. sotto, la vecchia ca- 
serma. Ed il risultato si fu che dalla demolizione di questa si potrà recuperare una 

I piccola porzione del pavimento della cella ed un buon tratto del, muro meridionale 
di essa, che si eleva ancora, con dieci assise di pezzi fra la caserma e le case di 
via Diana. Questi dati, che serviranno di norma al Municipio per le future opere di 
assetto edilizio della località, sono anche dal punto di vista archeologico assai pro- 
mettenti, in quanto metteranno in vista nuove e ragguardevoli parti di quell'anti- 
chissimo tempio. 

6. Capitelli di parasiadi da s. Lucia. — L'eccellente calcare bianco del con- 
tado siracusano (le migliori cave sono a Fontane Bianche ed a Melilli) si è prestato 
nell'antichità classica, nei tempi di mezzo e nei moderni, alla preparazione delle più 
svariate membrature e decorazioni architettoniche, e taluni frammenti conservati nel 
Museo dimostrano come si fosse raggiunta un'altissima perfezione, vorrei dire un 
grado speciale di virtuosità nello scolpire profondamente tale materia, nel ricavare 
fogliami, fiori, caulicoli di estrema delicatezza e vaghezza, nel lavorarla insomma quasi 
fosse docile creta che si plasma, non resistente materia che si doma. 

Accanto al capitello ionico di pilastro, proveniente da Megara (Orsi, Megara 
Hybl. tav. II bis), e spettante ai primi quattro lustri del sec. V, eppure così nobile 
e sobrio nella sua decorazione da sembrare opera del quattrocento italiano, occupano 
degnamente un posto di onore due capitelli, pure di pilastro, rinvenuti con piccoli 
frammenti di altri nella primavera del corrente anno, fondando una casa sul piazzale 
suburbano di s. Lucia, cioè nella Acradina bassa, in una regione il cui sottosuolo è 
pieno di ruderi di fabbricati, acquedotti e cisterne, e che in antico era quartiere 
mercantile, perchè situato presso l'Emporium in riva al mare di s. Lucia. Dei larghi 
assaggi fatti per ricuperare altri pezzi, o per raggiungere gli avanzi del fabbricato 
cui essi spettavano, a nulla approdarono. 

Siccome i due capitelli, salvo piccole differenze , nelle proporzioni, sono gemelli, 
presento la imagine fotografica del migliore e maggiore di essi (fig. 7), il quale misura: 
alt. cm. 17, laig. inf. cm. 37, larg. sup. mm. 535 (incompleto), prof, super, em. 35. 

La doppia fronte di ognuno è decorata di un motivo ad arpa, formato di listello 
sgusciato, desinente in due piccole ed eleganti volute, che ai lati si sviluppano in 
i un baccello tubiforme con perla centrale. Il lavoro nella sua corretta semplicità è di 
luna finezza e perfezione sorprendente, quale si poteva ottenere piuttosto modellando 
in creta, che lavorando di scalpello. I capitelli, che attese le loro modiche dimen- 
sioni sembrano spettare all'atrio di una casa privata, anziché ad un pubblico edificio, 
! non recano tracce visibili di colorazione, ed io penso non sienò posteriori al sec. IV, 
quando la decorazione cominciò a diventare fastosa e ridondante. 

7. Ripostiglio monetale. — In sul finire del 1904 l'operaio Emanuele Di Natale, la- 
I Torando coi figli a strappare roccia, in una proprietà del cav. Eust. Ortisi poco al di 
[là della Portella del Fusco, sotto la linea dello mura urbane, s' imbattè improvvisa- 



SIRACUSA 



390 



SICILIA 



mente in un ripostiglietto di 65 pezzi di argento, che, senza darne avviso al pro- 
prietario del fondo ed alla Direzione del Museo, tenne per varie settimane celato e 
vendette poi all'alto prezzo di L. 4200 al noto antiquario Ign. Virzi di Palermo, il 
quale asserì di averlo poi rivenduto ('). Fui in grado di conoscere dal mediatore alla 
vendita i tipi precisi delle monete costituenti il tesoretto; sono tutte siracusane, e 
precisamente quelle riprodotte dall'Head, Coins of Syracuse a tav. XIII, n. 2-6, coniate 




FiG. 7. 



nel breve periodo di governo democratico (215-212), che immediatamente precede la 
presa della città per opera dei Romani. Le monete erano in ottimo stato (donde l'alto 
prezzo di vendita), essendo state per brevissimo tempo in circolazione. Non v'è quindi 
dubbio di sorta che il nascondimento di questo peculio non sia avvenuto o durante 
l'assedio o nei tragici giorni della presa della città. Fra i tanti ripostigli monetali, 
rinvenuti nell'area urbana ed in quella prossima alla città, tutti sfuggiti all'esame 
dei dotti, questo, assieme all'altro ben più ricco rinvenuto nel 1899 suU'Acradina e 
da me illustrato (-), sono con tutta precisione databili, in quanto ambedue vennero 
celati nel periodo della conquista romana. 

8. Ulteriori scavi al Dipylon presso l' Furialo. — Anche in quest'anno alcune 
settimane di lavoro vennero dedicate a proseguire gli sgomberi e gli scavi del Dipylon 
presso il Castello Furialo (cf Notizie 1904, pagg. 284-285). Ma siccome risultò la 
necessità di ulteriori lavori per chiarire una quantità di punti controversi, e siccome 

(') Il Di Natale padre e figlio furono condannati dal Pretore di Siracusa, e dal Tribunale che 
ne conferraf) la sentenza, a L. 500 di multa, più le spese processuali, come trasgressori all'art. 375 
e segg. della legge archeologica. I pezzi più salienti del ripostiglio vennero dal sig. Vizzi, grande 
esportatore di monete, venduti a Monaco, e figurano con altissimi prezzi nell'asta Kirsch i^Auclions 
Catalog n. XIV) del novembre 1905 (tav. Vili), assieme ad altri tesori numismatici siciliani. 

(*) Ripostigli monetali della Sicilia in Revista Numismatica Italiana, 1899. 



SICILIA — 391 — SIRACUSA 

la pianta del Cavallari va totalmente rifatta, rimando ad altro momento la pubbli- 
cazione definitiva di questo complicato sistema di difesa del Dipylon, che, sotto la 
protezione del soprastante Castello Em-ialo, costituiva la principale entrata nella città 
alla estremità occidentale. La porta era in origine a tre luci (Tripylon), ridotte per 
tempo a due, e solo in epoca assai tarda ad una. Due lunghe braccia di muro diver- 
gente, rafforzate alle teste da massicce torri, formavano una poderosa opera a corno, 
nel vivo dei cui muri furono in origine aperte, ma ben presto soppresse, due nvkideq 
posterulae. 

Molte altre particolarità tectoniche e d' ingegneria militare verranno meglio spie- 
gate in articolo a parte. Per ora mi limito a rilevare, come il monumento, sgombrato 
dalla terra e dai cumuli di massi caduti, apparisca ora in una luce al tutto nuova, 
e solo adesso sia possibile studiare l'anima e lo spirito di questa magnifica porta 
fortificata, che fa onore agli ingegneri militari dell'antica Siracusa. 

9. Esplorazioni nella cripta di s. Marziano. — La massima necropoli cristiana 
di Siracusa, cioè la catacomba di s. Giovanni, è stata negli ultimi tre lustri oggetto 
di cure solerti da parte mia e del Fùhrer; ne possediamo una pianta accuratissima, 
si scavarono tutte le regioni ingombre di materiale, si pubblicarono alcune centinaia 
di nuovi titoli ; resterebbero solo a divulgare le poche pitture, e poi la illustrazione 
di s. Giovanni dovrebbe ritenersi completa. 

Ma molti altri punti restano controversi ed oscuri, se noi ci facciamo ad inda- 
gare l'origine delle fabbriche adiacenti, e precisamente della grande basilica, i cui 
ruderi veggonsi nell'orto dei Minori Osservanti, e della cripta di s. Marziano, sulla 
quale non possediamo sin qui che un modesto articolo di Crist. Cavallari ('). Eppure 
quanti problemi non si affacciano a chi visita quel venerando monumento ! Quando 
ebbe origine la cripta? In quale rapporto fu essa col cemetero sotterraneo di s. Gio- 
vanni ? Quali vicende e trasformazioni, sopratutto nella parte decorativa, subì essa nei 
secoli V e seguenti? So che a tutti questi problemi intende dare esauriente risposta 
il can. Concetto Barrecca, con una completa monografia, alla quale da tempo amoro- 
samente lavora. In attesa che essa veda la luce, ho voluto portare il piccone scruta- 
tore anche in quel sacro luogo non mai prima tentato, e che i risultati non sieno 
stati negativi lo dirà la relazione che qui segue. 

Nella seconda metà del dicembre 1904 posi mano anzitutto ad esplorare il suolo 
della cripta, nel vano centrale davanti l'altare e nei recessi absidati ; e vennero fuori 
in punti diversi e senza ordine nove fosse sepolcrali (cfr. unita pianta, fig. 8, riprodotta 
dal Cavallari), aperte a poca profondità nella roccia, che appare a cm. 30-50 dal 
piano attuale ; esse erano state violate nei secoli passati. La roccia che va approfon- 
dandosi dolcemente da sud a nord, affiora quasi nell'abside di mezzogiorno, e quivi, 
rozzamente scavata in essa, venne fuori una grande croce patibolata in forma di T 
(cm. 90 X 93) ; se sia dessa una forma veramente simbolica, cristiana primitiva o 
medioevale, ovvero se trattisi di un segno capriccioso senza significato, non oso 



(') In Sicilia artistica ed archeologica, 1887, pagg. 21-24. 

Notizie Scivi 1905. — Voi, U. 61 



SIRACUSA 



— 392 — 



Sicilia 




FiG. 8. 




PiG. 9. 



sicir-iA 



— 393 



SIRACUSA 



diro. Spaisi per il suolo si rinvennero pochi frammentini epigrafici, dei quali darò 
più avanti gli apografi. 

Ma la scoperta più soddisfacente avvenne nei giorni 17 e seguenti, quando ordi- 
nata la esplorazione della piccola abside settentrionale si vide che la roccia scompa- 




Sez.A-B 



FiG. 10. 



riva e si sprofondava. Vennero denudate tre fosse, scoperchiate in antico, le quali 
dovevano trovarsi sotto il piano di cammino originario; un piccolo corridoio munito 




di gradini, e digradante da levante a ponente passava davanti la bocca di un arco- 
solio polisomo e per una porta franata immetteva in un piccolissimo cubicolo trapezio, 
contenente nelle pareti e nel suolo pochi sepolcri intatti e miracolosamente sfuggiti 
alle devastazioni medioevali. Tuttociò rilevasi dall'unita piantina e sezioni ad 1 : 50 
(flgg. 9, 10, 11), notando che i sepolcri del suolo, l'arcosolio ed il cubicolo, si spin- 
gono oltre la parete perimetrale dell'abside, nel centro del quale io feci abbattere 
un rozzo ed insignificante altarino secentesco, il quale deturpandola copriva i sepolcri, 
ora messi tutti allo scoperto ed accessibili al pubblico. Va altresì notato che in epoca 
imprecisata (forse quando si costruì l'altarino), per reggere il piano di questa parto 



SIRACUSA — 394 — SICILIA 



della cripta, venne tirato per il lungo dell'arcosolio un muro di pezzi, in parte antichi 
e collo stesso sistema venne robustata la guancia occidentale dell'arcosolio. 

Quando in antico franò porzione della volta dell'arcosolio, franò pure l' ingresso 
al cubicolo, davanti al quale si raccolsero due pezzi di una grande iscrizione in marmo 
rosso, che forse era appesa sulla porta, e poi un vero cumulo di alcune diecine di fia- 
lette, ftaschetti e calici vitrei in frantumi, con qualche bronzetto, nonché una lucerna, 
prova evidente che i morti deposti nel piccolo cubicolo forono oggetto di durevole e 
pietoso ricordo, e qualcuno forse anche di venerazione e di culto. 

Otto furono i sepolcri riconosciuti intatti, quattro nel suolo e quattro nelle pareti ; 
feci aprire quelli del suolo ed uno della parete, e lasciai intatti gli altri. 

Sep. 1. Fossa terragna chiusa da due lastroni fittili rivestiti di spessa malta e 
contenente due scheletri coi crani ad ovest su capezzale. 

Sep. 2. Idem con un solo scheletro dal cranio ad ovest. 

Sep. 3. Idem con due scheletri. 

Sep. 4. Pare che la fossa non sia stata terminata e quindi nemmeno usata; non 
vi si riconobbero in fatto tracce di ossa, ma vi si raccolsero cinque lucerne logore 
ed un piccolo calice di creta. 

Sep. 7. Loculo protetto da pezzi di tegole intonacate ; è lungo un m. e fu lasciato 
intatto. 

Sep. 6. Minuscolo loculetto 1. cm. 31, chiuso con calce ; conteneva tracce di un 
feto di neonato. 

Sep. 8. Altro minuscolo loculo infantile soprastante a quello dipinto, stuccato 
con calce sulla quale è graflito un monogramma ^ ed a lato saldata una conchiglia 
Fu lasciato intatto. 

Sep. 5. Loculo di fanciulle, chiuso e coperto di stucco dipinto, e 1. cm. 80. 
Dentro una riquadratura rossa si vedono due figurine di oranti, in pieno prospetto, 
divise e fiancheggiate da encarpi, festoni e fiori ; quella di sinistra è in tunica bianca 
con stola cannella, decorata di circoli, losanghe e punti, quella a d. di tunica verde- 
azzurra; ai loro piedi due uccelli (colombe?), un pavone azzuro e dei germogli con 
fiori rossi. La inquadratura rossa porta in tutti i sensi una lunga iscrizione a lettere 
bianche che in gran parte riuscii a leggere. 

Nella fascia superiore : 

(•'0 reaa 

ÀA€2ÀNAP|ÀEZHCeN €T H ////^ PAM H N À N 

Nella inferiore: 

e e N 

ÀA€?ANAPiÀei;HceN€NòveK/MHNeceTeAeYTH 

Nella laterale destra: 
eT€A€YTHC€/ 

Nella laterale sinistra molto guasta si vedono tracce di letterine bianche forse 
in due righe ; parmi vedere il principio di una indicazione di àyoQaaia : HrOPA . . . 



SICILIA 



— 395 — 



SIRACDSA 



ma la cosa rimane in dubbio. Io sospetto che qui fosse indicata la data della morte 
delle due bambine. Che infatti il sepolcro racchiude le spoglie di due Alessandrie, 
morta l'una a quattro anni ed un mese, l'altra ad undici mesi; le due bambine effigiate 
poi sulla chiusa del loculo nello schema comune delle oranti, vestite a festa colle 
tuniche dai simbolici colori, circondate di fiori e degli allegorici uccelli, rappresentano 
non solo le imagini delle defunte, ma anche, simbolicamente, le loro anime (De Rossi 
Bullettiìio 1867, pag. 85) anelanti alla gloria celeste. Questo motivo della pittura 




FiG. 12. 



cemeteriale, ovvio e comune, ha rari riscontri nello scarso materiale pittorico delle 
catacombe siracusane, ed io rimando all'esame critico fatto dal Fiihrer, Forschiingen 
zur Sicilia Sotterranea, pagg. 106-107, delle due rappresentazioni congeneri, una 
delle quali oggi interamente scomparsa. Dal punto di vista dell'arte e dello stile la 
nostra pittura presenta gli stessi difetti, le stesse imperfezioni onde si caratterizza la 
maggior parte delle pitture cemeteriali siracusane meno antiche, eseguite da famiglie 
di pittori nelle quali le tradizioni del classicismo andavano più e più spegnendosi e 
che alla massa degli accessori sacrificavano quasi sempre la correttezza delle forme. 
Quindi una tavolozza smagliante, una ridda di colori vibranti sotto la fioca luce dei 
lumi sotterranei ; curate le due imagini, le vesti, e sopratutto le teste, con un tenta- 
tivo di espressione, ma le estremità, le mani, rese in modo cosi infelice da sembrare 
delle scope piuttosto che delle forme umane; i riempimenti floreali dello sfondo senza 
misura e negletti, ed in ogni modo ottenuti colla stessa pioggia di fiori, forse oleandri, 
profusi « plenis manibus » sulle pareti di un grande cubicolo, inedito, della vigna ex 
Cassia. In complesso mancanza di invenzione, imposta anche da conservativismo tra- 



SIRACUSA 



— 396 — 



SICILIA 



dizionale e rituale, povertà di esecuzione e grande sfarzo di tavolozza. Circostanze 
intrinseche ed estrinseclie mi inducono a ritenere la pittura non più antica della fine 
del 4° e del principio del sec. 5°. 

Procediamo ora all'esame del materiale epigrafico rinvenuto negli scavi: ' 

1) Lastra in marmo rosso, mancante di tutta la parte superiore col nome della 
defunta, e rotta in due pezzi che legano, delle dimensioni totali di cm. 38 X 22. Essa 
fu rinvenuta nella massa delle terre inferiori davanti all'ingresso del cubicolo, ed at- 
tesa la sua importanza, ne do qui un facsimile fotografico. 




FiG. l.S. 

Il testo era evidentemente metrico, in distici, dei quali ce ne mancano parecchi, 
avendo noi soltanto la chiusura dell'epigramma; premesso il nome della defunta, un 
conno biografico e l'elogio di essa, segue una invocazione al Signore, e poi la data 
della morte, avvenuta dopo il XIII consolato di'Onorio, ed il X di Teodosio (a. 422), 
cioè nel 423. Lo stile dell'epigramma è alquanto trascurato ed anche grammatical- 
mente erroneo, come spesso avviene in codesti titoli del sec. V. Ho pregato il dotto 
ed illustre mio collega comm. Orazio Marucchi di voler tentare i supplementi, ed egli 
mi ha proposto la seguente restituzione : 



y]is iam tricenos vitae 

complevera]i annos <^ Felix coniugium 
jam fecit Ma suu]va. . Da Deus omnipotens 

coelestis y^]ria vitae . Digna cum 
Sanctis ut mereatur ibi '^ 

Deposita est in pace D(o)m(in)i quinto nonas mart(ias) 
Post cons(ulatum) D(ominorum) N{ostrorum) Honorio XIII et (continua) 
Theodosio X A{u)g(ustis). 



SICILIA 



—397 — 



SIRACDSA 



Al V. 1 vis sta per vix ; al v. 2-3 si potrebbe anclie supplire, felix coniiigium 
[fecit et illa suum]; al v. 4 può stare anche la variante «[illae nunc glo]ria vitae ». 

Osserva ancora il prof. Marucchi che il supplemento al v. 1 potrebbe trovare un 
confronto nella frase dell'iscrizione damasiana di Irene « bis denas hiemes nec dum 
compleverat aetas » (Ihra n. 10). Il v. 4 trova un riscontro in due altre iscrizioni; 
la parola digna neutr. pi., per cose degne, trovasi in una epigrafe metrica presso a 
poco della stessa età scoperta dal Marucchi nel cimitero di s. Valentino e da lui 
pubblicata nelle sue Catacombes romaines, pag. 397. 

La frase poi " ut mereatur digna cum sanctis » rende lo stesso concetto di quello 
espresso in una iscrizione scoperta da poco nel cemetero detto di s. Damaso, presso 
quello di Callisto « cesque in pace cum sanctis cum quos mereris " (sic). 

L'anonima defunta doveva essere persona distinta, e lo arguisco dalla lunghezza 
del titolo, dalla rara forma metrica dell'elogio, dalla ubicazione speciale del sepolcro, 
e dalla quantità di rottami vitrei, testimonio di riguardose cure, segnalati nel sito 
stesso della lapide. La lingua in cui il titolo è redatto ed i frequenti richiami alle 
forme dell'epigrafia cemeteriale romana, c'inducono a credere che la morta fosse ro- 
mana, e non appartenesse alla parte greca della popolazione di Siracusa, che ancora 
nel sec. V era greca di lingua se non di costume. Le famiglie romane di funzionari, 
di militi di commercianti costituivano ancora una esigua minoranza, e lo prova la 
percentuale bassissima dei titoli cemeteriali latini in confronto dei greci. Per tutto ciò 
è a lamentare vivamente che il titolo ci sia pervenuto mutilo e privo di tutta la in- 
testazione. 

2) Metà di una spessa lastra di parie, di cm. 26 V2 ^ 18 Vs- rinvenuta messa 
in opera nel pavimento vecchio sotto l'altarino, ora distrutto, dell'abside setten- 
trionale. 





y4i KAAO/ 


/f N 




3 N M e AO C 


l 


^ AREM noi 


ÌAONESETE 


/NH A A X T H C 




rEHC 



3) Lapidetta marmorea opistografa, di cm. 19 X 15 V21 proveniente dalle terre 
di riempimento del sottosuolo dell'abside nord. Da un lato : 



C A B € I N 
ÀCTOnOC 



SIRACUSA 



398 — 



SICILIA 



4) Dall'altro lato: 

ETEAEXTn («'«) ■ 

C E N >^c K P I C -, 

n I N o c e T e 

UJ N >^c I H 

5) Frammentino marmoreo esagonale, di cm. U5 X 12, mosso in opera in im 
vecchio pavimento (normanno?), formato di pezzami marmorei antichi, del quale si 
segnalarono vari brani: 

FA K I -/ 
\T ò^ P O 



6) Altro frammentino ritagliato a losanga, di cm. 12 X 7 '/s - ed inserito in 
altro brano di pavimento ad « opus sectile » di rombetti marmorei 




\C M H /v^ 

\ I _T_T_C/ 



7) Frammentino marmoreo di cm. 15 X 15: 



V 


-|T 


1 1 


'^ 


R 


V 


M 


f 


V 


B 


\rj 




R 


r 







8) Idem, a minute e belle lettere classiche, di cm. 14 '/? X 14, probabilmente 
non cristiano. 



/'/ T t\ 
r M À 1^ 
^ TA P6 n I 
I C O A I A O ^'"^ 



SICILIA 



399 — 



SIRACUSA 



9) Idem, di cm. 12X 10: 



|M O B C! 
n AT /( 
D NHL/ 



10) Idem, a grandi lettere, di cm. 17 X 12: 



T R I G I «te 



11) Idem, a grandi lettere classiche, di cm. 14 x 12: 



OJjj 



Da notare come sopra dodici titoli e frammenti di titoli quattro sieno latini, e 
qualcuno di essi di età classica. 




Fio. 14. 



A completare il resoconto dello scavo, aggiungo qui i tipi di alcuni dei vetri e 
dei bronzetti (figg. H e 15) raccolti nel cumulo di terre all'ingresso del cubicolo; 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 52 



SIRACUSA 



— 400 — 



SICILIA 



i vetri ripetono le solite forme cemeteriali del IV e V seeolOj le quali poi occorrono 
anche nei sepolcri allo scoperto ; uno dei bicchieri era anche figurato, e sarebbe il 
primo trovato a Siracusa, ma è troppo frammentario perchè possa avere interesse. 

Tra i bronzetti si hanno dei piccoli ordegni in filo ed in lamella destinati a reg- 
gere fiori, corone, brandea, lucerne, appesi avanti ai sepolcri ; oggettini analoghi avevo 





FiG. 15. 



già raccolto nei precedenti scavi in s. Giovanni (Notisie 1893, pag. 293; Boem. 
Quartalschrifl 1896, tav. II, 1). 

Arrivati a questo punto, cerchiamo di compendiare i risultati conseguiti dai nosti'i 
scavi, indicando i molti e gravi problemi che ancora rimangono insoluti. 

I. Nel sito dell'attuale cripta di s. Marziano una tradizione antichissima vuole 
esistesse il sepolcro del primo vescovo di Siracusa, vissuto, secondo una versione, nel 
primo secolo dell'era volgare, secondo un'altra, nel terzo. La più antica fonte che lo 



SICILIA — 401 — SIRACDSA 



riguarda, un panegirista del VII-VIII secolo ('), dice che egli abitò nelle grotte Pe- 
lopie nella parte alta (forse settentrionale) della città presso il quartiere degli Ebrei, 
« nelle quali è tuttora il suo venerando sepolcro »; che le grotte Pelopie del pane- 
girista corrispondano all'attuale contrada di s. Giovanni è oggi generalmente ammesso. 
Ma giacché nel 1° secolo né in Koma né in Sicilia è ancora il caso di parlare di 
vere catacombe, accettando la versione cronologica più antica, forse discutibile, con- 
viene supporre che il santo fosse deposto in un luogo che godesse il rispetto e la 
immunità garentita dal governo pagano ai luoghi di sepoltura di religioni non uffi- 
ciali ; quindi nell'ipogeo di una corporazione, o nella villa di un privato. Sta intanto, 
che di così remota antichità cristiana gli scavi eseguiti nella cripta nulla hanno 
dato. 

II) L'arcosolio, il cubicolo e le fosse sottostanti all'abside settentrionale possono 
risalire, al più, ai tempi postcostantiniani, cioè al sec. IV, continuando nel V. Dato 
il loro livello, più basso di circa m. 8 dal piano attuale, è forza ritenere che essi 
formassero parte di un ipogeo cristiano totalmente sotterraneo, alcune parti del quale 
vennero distrutte e modificate quando la cripta ebbe la forma attuale. 

Ili) Ma se il risultato dell'indagine archeologica è per il momento totalmente 
negativo nei rispetti di S. Marziano, non credo s'abbia a negar fede alla tradizione 
antichissima, che in quel sito vuole deposto il primo vescovo di Siracusa. Sopra ed 
attorno al suo sepolcro, alla sua memoria, sorse la chiesa primitiva della città e vi 
rimase per alcuni secoli. I Bizantini la migliorarono e decorarono, ed io penso che 
alla basilica sopra terra rispondesse la cripta col sepolcro del santo. Ma dal 669 il 
luogo è reso malsicuro dalle ripetute invasioni arabe e nell'STS gli Arabi, secondo 
la testimonianza del contemporaneo monaco Teodosio, avevano posto il loro quartiere 
generale appunto nella cattedrale vecchia. Ond'era divenuto necessario fin dalla metà 
del sec. VII (tempi di Zosimo) il trasporto della cattedrale da fuori le mura, in luogo 
più sicuro « intra moenia » , cioè nell'antico tempio di Atena in Ortygia. Con tutta 
probabilità ebbe luogo allora la « translatio « in città delle reliquie del santo, restando 
alla vecchia cattedrale soltanto il cenotafio e la fama dell'antica gloria. 

IV) La chiesa bizantina e la cripta, saccheggiate dagli Arabi, abbandonate e 
neglette per quasi due secoli, furono poi restaurate dai Normanni, che nel sito edifi- 
carono una sontuosa basilica. 

V) È arduo problema definire se la forma attuale della cripta colle tre absidi e 
coi recessi vada riferita ai Bizantini od ai Normanni ; certo che la chiesetta sotter- 
ranea arieggia nelle sue forme, per quanto irregolari, una basilichetta bizantina ; ma 
nulla di bizantino rimane nella decorazione. Sono, senza dubbio, normanni i capitelli 
scritti e figurati, e forse 1 più autichi pannelli delle pareti sulle quali tutte le gene- 
razioni successive, sino al settecento, aggiunsero nuove pitture, in parte obliterando 
le precedenti; donde le difficoltà gravissime di ben distinguere cronologicamente i 
vari strati di pitture. 

(') Apud Lancia di Brolo, Storia della Chiesa in Sicilia nei primi dieci secoli, pagg. 43-44. 
Che nell'Acradina inferiore esistessero ipogei della comunità ebrea è stato luminosamente provato 
dalle mie scoperte nel 1900. Cfr. Roem. Quartalschrift 1900, pag. 187 e segg. 



SIRACUSA — 402 — SICILIA 

VI) Quando si definì la sistemazione dell'abside settentrionale non si ebbe ri- 
guardo di sorta ai venerandi e sottostanti avanzi dei secoli IV e V ; il muro absidale 
andò a tagliare e coprire cubicolo, arcosolio e fosse, e per assicurare il piano, si 
costruì un pilone; poi tutto fu obliterato, coperto di terre e di materiale. Questo 
poco riguardo a memorie cristiane antichissime mi rende proclive a credere che l'as- 
setto della cripta nella forma attuale vada attribuito piuttosto ai Normanni che ai 
Bizantini. Verso il 1085 si usciva da oltre due secoli di terrore e di mine per tutto 
che era cristiano; i Normanni devono aver trovati manomessi i vetusti sepolcri dei 
primi cristiani; all'epoca bizantina invece è presumibile che essi fossero ancora in 
buono stato, e quindi ad essi sarebbersi usati maggiori riguardi. Ne di bizantino io 
ho trovato un solo frammento architettonico, una sola moneta. Ma si accetti l'una o 
l'altra versione, questo parmi certo, che i sepolcri rinvenuti non hanno relazione di 
sorta colla memoria di s. Marziano ; se così fosse stato, essi non sarebbero stati obli- 
terati, quasi suggellati sotto il pavimento. 

VII) Fra la cripta di s. Marziano ed il poco discosto cemetero di s. Giovanni, 
non vi ha comunicazione sotterranea di sorta, come molti, ed io pure, avevamo sospet- 
tato. Numerosi tasti eseguiti hanno dato a levante la presenza di roccia senza gal- 
lerie di passaggio. Ma verso nord, dietro l'abside, io sospetto che si apra una regione 
cemeteriale, la cui età e la cui estensione non arriveremo forse mai a conoscere, pe- 
rocché essa si protende sotto il convento attuale. 

Vili) Le due gradinate di accesso alla cripta, dal lato di ponente, sono dei tempi 
aragonesi. 

Queste conclusioni che io oggi presento siccome risultanti dai miei scavi po- 
tranno essere amplificate ed anche modificate in avvenire, se sarà dato eseguire 
nuovi scavi nella basilica normanna, per raggiungere quella bizantina, e nel cor- 
tiletto che precede l'ingresso di ponente al convento. 

P. Orsi. 

Boma 17 dicembre 1905. 



REGIONE XI. — 403 — TORINO 



Anno 1905 — Fascicolo i2. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

I. TORINO — Tomba barbarica scoperta fuori della città. 

Sulla strada da Torino a Lanzo, oltrepassato il sobborgo della Madonna di Cam- 
pagna, a mezzo chilometro dal punto di separazione della strada alla Veneria Reale, 
si trova una costruzione già destinata a fabbrica di zinco (fabbrica Worms). 

Dinanzi ad essa, a destra della strada, si stacca una strada campestre, da cui, 
a sinistra, parte un'altra stradicciuola, che conduce alla Sardigna detta della Ma- 
donna di Campagna ('). A destra di questa stradicciuola e a m. 75 circa da essa, sul 
ciglio di una piccola altura, lambita da un rivo, il 30 settembre 1905 fu scoperta, 
alla profondità di un metro, una tomba. Le pareti erano formate da muri a secco 
(dello spessore di m. 0,20 e dell'altezza di m. 0,43) di sei corsi di ciottoli, sui 
quali cera un eorso di pezzi di mattoni romani. Altri mattoni intieri, con l'incavo 
della mano (m 0,45 X 0.30 X 0,07) ed altri rotti costituivano il pavimento, sopra 
cui era disteso uno scheletro, assai rovinato, di uomo adulto. La lunghezza interna 
della tomba, più larga alla testa (m. 0,00) che ai piedi (m. 0,47), era di m. 2,10. 
La copertura era fatta con due lastroni di pietra adiacenti, della larghezza di m. 0,90, 
l'uno lungo m, 1,20, l'altro m. 0,88; entrambi dello spessore di m. 0,20. L'asse della 
tomba era in direzione sud-ovest nord-est. 

A sinistra del cadavere fu trovato uno scramasax della lunghezza di m. 0,64, 
di cui m. 0,62 per la lama, della larghezza media di m. 0,45. Un anello ellittico 
di bronzo (a. m. 0,02) circondava in basso l'impugnatura (scomparsa), servendo a fer- 
marla al codolo ora rotto alla base. Lo scramasax era collocato con la punta in basso. 

Fu peccato che si disfacesse subito in gran parte la tomba, senz'attendere la 
mia venuta. Onde a me non restò che di frugare attentamente, ma senza trovar altro, 

(') La regione chiamasi Praiassa. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 53 



SALA COMACINA, BARZIO — 404 — REGIONE III. 

nella terra estratta dalla tomba ed in quella, che vi rimaneva. In questo lavoro fui 
aiutato dal dott. Carlo Albertoletti, proprietario del fondo, anch'egli non presente al 
ritrovamento ed al disfacimento della sepoltura. 

Altre tombe barbaiiche furono già scoperte nelle vicinanze di Torino, ma in 
altra parte, cioè lungo lo stradale di Nizza ('). 

E. Ferrerò. 



II. SALA COMACINA — Scoperta di tombe romane ad umazione. 

Il solerte ispettore degli scavi, cav. ing. A. Giussani comunicò a questa Soprin- 
tendenza una sommaria notizia su la scoperta di quattro tombe romane ad umazione, 
avvenuta nei lavori per la costruzione della strada provinciale Argegno-Sala-Comacina. 
Recatosi sul luogo, egli potè esaminarne una quasi intatta, e raccogliere i pochi 
oggetti trovati nelle altre, cioè un ago da rete e alcuni pesi di piombo. Le tombe, 
fatte di tegoloni e coppi, sono stimate dall'ing. Giussani della fine del IV secolo. 
Si spei-a che gli oggetti siano dall'Amministrazione Provinciale depositati nel Museo 
Archeologico della città di Como. 



III. BARZIO — Tomba gallica. 

L'egregio ispettore cav. dott. Antonio Magai comunica a questa Soprintendenza 
che nello scorso ottobre il capomastro Scola di Barzio (circond. di Lecco) nel cavare 
ghiaia in vicinanza del paese trovò sotto una rozza lastra di pietra, a m. 1,80 di 
profondità, il seguente corredo di oggetti, che raccolse con cura: un'idria senz'ansa 
di terracotta rossastra; una scodella anche di terracotta; vari oggetti di ferro (cesoie 
a molla, due cuspidi di lancia a cartoccio, una lama di falce, un gancio di cintu- 
rone). V'erano inoltre ossicini d'animali e terriccio nerastro misto a carboni di 
legna. 

Trattasi di una tomba gallica, analoga alle molte trovate negli ultimi tempi 
nei comuni limitrofi di Introbio e Casargo, descritte e figurate nella Rivista Archeo- 
logica di Como. Gli oggetti di Barzio furono recati in dono al Museo Civico di Lecco, 
e i vasi, rotti dal peso della lastra soprastante, furono abilmente restaurati da quel 
Conservatore rag. Carlo Vercelloni. 

G. Patroni. 

(') Not. degli scavi, 1901, pag. 507 e segg. Dall'altra parte del Po, ai piedi della salita di 
Soperga fu trovato uno scramasax e pezzi del guarnimento di un cinturone (Angelucci, Cat. della 
Armeria Reale, Torino, 1890, pag. 558); sulla collina una crocetta d'oro con figura {Atti della 
Soc. di arch. e belle arti per la prov. di Torino, voi. V, pag. 19). 



ROMA — 405 — RÓMA 



IV. EOMA 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione II. Nel sistemare il giardiao annesso all'Ospizio dei convalescenti, 
in via di s. Stefano Rotondo, sono stati recuperati due frammenti di antiche iscri- 
zioni, incise con belle lettere su grosse lastre di marmo. Il primo, alto m. 0,34 X 0,25, 
conserva : 



/PRIMA 

avgg-nÌ 

IBRARl) 
WvMBIJ 



Sull'altro, che misura m. 0,26 X 0,20, si legge : 




Regione III. In via Labicana, quasi di fronte all'ingresso delle Terme di 
Tito e a poco più di un metro sotto il piano stradale, si sono trovati fra la terra 
di scarico : il braccio destro di una statua marmorea quasi colossale, piegato al gomito 
e mancante della mano ; la parte inferiore, dalle ginocchia in giù, di una statua pan- 
neggiata, assai guasta e consunta. 

Regione V. Negli sterri per la costruzione dei nuovi fabbricati delia Società 
dei ferrovieri, quasi di fronte alla chiesa di s. Croce in Gerusalemme e alla profon- 
dità di m. 6,00 sotto il livello stradale, si è incontrato un avanzo di antica strada, 
lastricata coi consueti poligoni di selce. Quivi sono stati raccolti due pezzi di colonne: 
uno di marmo bianco, lungo m. 0,65 col diametro di m. 0,30 ; l'altro di granito rosso 
orientale, lungo m. 0,70 col diametro di m. 0,50. 

Presso gli archi dell'acquedotto Neroniano, in vicinanza della porta Maggiore, 
si è rinvenuto: im capitello marmoreo d'ordine corinzio, ben conservato, alto m. 0,66 
col diametro di m. 0,45 ; un frammento angolare di cornice con modinature e rilievi 
di fogliami, lungo m. 0,85, alto m. 0,60 ; un rocchio di colonna in marmo bianco, 
lungo m. 0,57 col diametro di m. 0,17; una basetta, pure di marmo bianco, alta 
m. 0,12 col diametro di m. 0,23. 

Regione VII. In via dei Giardini, a poca distanza dal frontone nord del 
traforo del Quirinale, sono tornati in luce alcuni avanzi di antiche costruzioni; cioè 
un muro in opera reticolata di tufo, lungo m. 2,20, ed un altro in mattoni, lungo 
m. 3,30, addossato al primo in senso normale. 



ROMA. 



406 — 



ROMA 



Regione IX. Per i lavori della nuova fogna in via del Seminario, è stato 
trovato a m. 2,30 sotto il piano della strada, un grande blocco di marmo, quasi 
informe, lungo m. 1,30X0,70X0,60, che dai pochi resti di ovoli, listelli e dentel- 
lature si vede aver appartenuto al cornicione di un grande edificio. Si è pure rinve- 
nuto un lastrone di porta santa, lungo m. 0,60 X 0,52 ; ed un sepolcro costruito con 
mattoni e coperto con tegoloni anepigrafi, che conteneva il solo scheletro di persona 
adulta. 

Nel cavo medesimo è riapparso un fusto di colonna baccellata, in pavonazzetto, 
del diametro di m. 1 ; ma non si è potuto estrarre, sporgendone soltanto un piccolo 
tratto ed internandosi il rimanente sotto le sponde del cavo ed i prossimi fabbricati. 

Via Labicana. A circa due chilometri dalla porta Maggiore, nel terreno di 
proprietà Bobbio, situato fra il vicolo del Mandrione, l'acquedotto della Claudia e la 
strada militare, è stato trovato al suo posto un cippo iugerale in travertino, di forma 
rettangolare, alto m. 1,70 X 0,55 X 0,20. Esso apparteneva all'acquedotto della Marcia, 
che portava anche i rivi delle acque Tepula e Giulia, ed in quel luogo è intiera- 
mente distrutto. Vi si legge l'iscrizione, già nota per parecchi altri simili cippi 
iugerali {C. I. L. VI, 31561): 

IVLTEP MAR- 

Impcaesar 

dIvIf 
avgvstvs 

EX • S C 
IXXI 
P CCXl ^ 

Il sito, dove questo cippo LXXI° è stato scoperto, dista m. 63 dalla via mili- 
tare e m. 17 dall'acquedotto Claudio, come è segnato nel disegno dimostrativo qui 
unito : 




ROMA 



— 407 — 



ROMA 



Alla distanza poi di m. 2 dall'acquedotto medesimo e parallelamente ad esso, 
è riapparso un tratto, lungo circa 56 metri, dell'antica strada che doveva correre fra 
i due acquedotti della Marcia e della Claudia. 

Via Salaria. Dai movimenti di terra per la sistemazione del nuovo Corso 
di porta Pinciana provengono i seguenti titoli funerarii, che appartennero all'antico 
sepolcreto più volte riconosciuto in quella zona di terreno. 

a) Lastrone di travertino, con doppia cornice, lungo m. 1,20, largo m. 0,56. 



-, ..... 1 


V Q_AEBVTIVS-0-L- 




M • VIBl^V 


S-M-LBARNAVS 


PANVRCVS- 




MVIBIVS- ML-EROS 


V AEBVTIA-Q_-L- 




M • VIBIVS 


M-L-HEIERONIMvS 


ARESCVSA • 




M-VIBIVS 


M-L-SALVIVS 






M • VIBIVS 


M-L-CAPELA 






M • VIBIVS 


M-L-BARNAVS 






M-VIBIVS- 


M-L-NEIO 






■■- ■ -■ 1 



Nel V. 3 era stato prima scritto lERONIMVS, e poi fu corretto. 
b) parte inferiore di simile lastrone di travertino, lungo m. 0,68X0,29: 



vBESIA-Q-L- V 


M-CAECILIVS 


CENTOGEJSEA- 


M - L 


MYRO 


vBESIA-CLiL 






SELENIO 







Molti frammenti di lastre marmoree sono stati trovati messi in opera, come 
materiale di costruzione, in un muro di recinto, a confine della via Tre Madonne. 
Trascurando quelli che appena conservano poche ed insignificanti lettere, meritano di 
essere pubblicati i seguenti: 



c) m. 0,40 X 0,20 : 



d) m. 0,28X0,15: 





e) m. 0,26 X 0,09 : 

LPLOTIVS L-L 
ACVIVS - H • S • E 



h) m. 0,12X0,07: 



X • vIbivj 



ROMA 



408 — 



ROMA 



d) m. 0,19X0,15: /) m. 0,16X0,12: 



"BÌTNi 



1 AN 



'^ • XX VI 11/ 



T- AQ.VI 
N I V S/ 



.M . Fi 



Al 



et 



i) m. 0,25X0,13: 



hi, LARVS • L • V 



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fólJ • SVO • BENFJ merenii 



P 



•RONO • ETLA' 




OSTERlSQJv' e 
O-FRIMIGIim'o. 
OSTERISQSV is . 



YA E M I L I 
^' M olia' 



m. 0,12X0,08: 



m) m. 0,15 X 0,09 : 



«) m. 0,11 X0,09: 




D\ 
SEÌ 



A R I A E 

\svo 



Sono state inoltre raccolte fra la terra due anfore in terracotta, rotte nell'orlo 
superiore, alte m. 0,75; una base di travertino, del diam. di m. 0,58, alta m. 0,38, 
con un pezzo di colonna, pure in travertino, dello stesso diametro, alto in. 0,56 ; tre 
tegole di m. 0,60 per lato, col noto bollo rettilineo, della seconda metà del primo 
secolo, C. I. L. XV, 1000/. 

G. Gatti. 



Sarcofagi romani di Torre Nova, sulla Via Lahicana. 

Nell'aprile del 1003, alcuni contadini di Frascati andavano, di notte, a scavare 
presso le rovine di una villa romana, a Torre Nova, sulla via Labicana. Di questi 
scavi clandestini, rimasti in sulle prime ignorati non solo dal competente Ufficio per 
gli Scavi, ma dal proprietario del fondo, l'onor. principe don Scipione Borghese, 
venne a conoscenza il sindaco di Frascati; il quale credè opportuno di intervenire, 
inviando guardie municipali, che custodissero gli scavi iniziati. 

L'intervento del Municipio di Frascati, se non valse ad imporre termine allo scavo 
abusivo, serv'i però ad impedire che i marmi venissero asportati, come si dice che sia 
avvenuto dei primi frammenti scoperti. 

L' ispettore onorario della Via Labicana, prof. G. Tomàssetti, informato del fatto, 
ne diede notizia all' Ufficio degli Scavi di Roma, che mandò sul luogo della sco- 
perta il defunto ispettore prof. L. Borsari. Sotto la vigilanza del custode Finelli 
furono compiti, per conto del principe Borghese, alcuni altri saggi di scavo, nell'area 
dov'erano stati scoperti i sarcofagi, con la speranza di trovare i frammenti ancora 
mancanti. Ma la speranza fu vana ; e in questo secondo periodo dello scavo non furono 



ROMA 



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ROMA 



trovati che pochi frammenti di marmo e il coperchio di un altro sarcofago, che sarà 
descritto in questa relazione (pag. 416 s., figg. 4-5). 

Le condizioni della scoperta non sono, né possono essere, chiare e precise; sia 
perchè il primo periodo dello scavo fu clandestino e tumultuario, sia perchè gli appunti 
presi dall'ispettore Borsari sono andati perduti, per la morte immatura di lui. Io devo 
perciò limitarmi alle notizie fornitemi dal custode Finelli, dal cui taccuino, redatto con 
molta diligenza, ricavo quanto segue. 

Sul luogo della scoperta esisteva in A (cfr. fig. 1) un'area rettangolare circoscritta 
da pezzi squadrati di tufo, dei quali erano conservati due filari. Quest'area confinava 



B 



_ A 



FlG. 1. 



con una via romana, della quale vennero in luce alcuni poligoni del rivestimento di 
lava ( C), e con le rovine di una villa (B), che è rimasta quasi completamente ine- 
splorata. In un terzo lato pare vi fosse una grande area di pianta trapezoidale (Z>), i 
cui lati erano di m. 90 X 96 x 51 ; circoscritta anch'essa, come l'area A, da pezzi 
squadrati di tufo di più modeste dimensioni. 

Compiuto lo scavo per la ricerca dei frammenti dei sarcofagi, l'area scoperta fu 
subito ricolmata; di modo che non mi è stato possibile di acquistar diretta conoscenza 
di queste antiche ma incerte rovine. La pianta schematica che ne presento fu rilevata 
sul posto dal disegnatore sig. Edoardo Gatti ; e concorda con lo indicazioni e con gli 
appunti a me forniti dal custode Finelli. 

Del resto, la conoscenza precisa del luogo e delle condizioni della scoperta lia, per 
il fine eh' io mi propongo, un valore molto piccolo e limitato ; perchè sembra indi- 
scutibile, che i sarcofagi e i frammenti, trovati tutti nell'area D, vi siano stati tra- 
sportati e nascosti in tempo probabilmente non molto lontano, È affatto inverosimile 



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supporre un monumento o un recinto di un'area sepolcrale in quel luogo, non avendo 
noi, per questa congettura, alcun elemento di fatto. Anche l'età relativamente assai 
discosta e varia dei diversi sarcofagi, non ci persuade ad ammettere la provenienza 
di essi da un unico monumento sepolcrale. I sepolcri della vicina Via Labicana avranno, 
assai probabilmente, fornito la preda a clandestini scavatori e profanatori di tombe, 
che presso le solitarie rovine della villa romana nascosero i tesori ritrovati, con spe- 
ranza di servirsene. Altri predoni, anch'essi poco fortunati, restituirono alla luce questi 
antichi marmi, qualcuno dei quali veramente pregevole. 

Kisulta, poi, dalle informazioni del custode Pinelli, che i sarcofagi giacevano am- 
massati senza alcun ordine, e coperti di poca terra; ma io, ad ogni modo, presento 
qui di essi una breve descrizione obbiettiva, indipendente dal luogo dove il caso 
li fece ritrovare (')• 



Sarcofago di «tipo greco» con rappresentanze dei Misteri di Eleusi 

e di Scene di compianto. 

Fu ritrovato in più pezzi, ora ricomposti, senza restauro o aggiunzioni di sorta. Manca 
del coperchio, di una parte del lato anteriore, della colonna dell'angolo sinistro, e di 
quasi tutto il fusto di quella di destra. Le altre piccole rotture e corrosioni nei quattro 
rilievi saranno descritte altrove. 11 marmo è pentelico con patina calda assai bella. 
Il sarcofago misura nella lunghezza massima m. 1,30, nell'altezza m. 0,587: era 
dunque destinato ad un giovinetto. 

Kiserbando ogni altra più precisa e minuta illustrazione ad una mia ampia 
Memoria, che apparirà presto nei Monumenti antichi dei Lincei, dirò qui brevemente 
che il sarcofago va a ricollegarsi ai pochi che noi conosciamo di « tipo greco « (Alt- 
mann, Archi t. u. Ornam. d. antik. Sarkoph. pag. 15 segg.), scolpiti su tutti i quattro 
lati. La sua forma architettonica è quella della « casa » ; e noi quindi dobbiamo 
supporre che il coperchio, ora perduto, fosse modellato come un tetto, con due spio- 
venti e con i frontoni sui lati corti. Nelle linee e nelle decorazióni architettoniche, esso 
trova un riscontro preciso soltanto nel sarcofago di un bambino, proveniente dalia 
Licia dalla Cilicia, ed ora conservato in Atene (Alh. Mitlheil. 1877, pag. 133 segg.; 
Robert, Ant. Sarkoph. 11, tav. L, pag. 14(5 segg.). Ma il nostro è incomparabilmente 
superiore per i soggetti e per lo stile dei rilievi. Da questo sarcofago differisce anche 
per il fatto che il lato anteriore non è ornato di pilastri corintii, ma di due colonne 
con strigilature ad elica e con capitello composito. 



(') Il permesso per lo studio dei sarcofagi e per la ricomposizione dei frammenti si deve, prin- 
cipalmente, al gentile interessamento di una dama eletta ed appassionata per l'aiie: la Principessa 
Donna Maria Anna Borghese. L'incarico di illustrare questi monamenti fa a me conferito dal- 
l'onor. prof. F. Barnabei, nel maggio dell'anno passato. Altri ringraziamenti devo pure esprimere 
al Cav. E. Posi, amministratore della Casa Borghese, per l'aiuto cortese e sollecito a me prestato, 
durante il mio non breve lavoro. 



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È inoltre assai notevole che lo stile del rilievo principale è assolutamente diverso 
da quello degli altri tre lati ; fatto che non è da attribuire alla comune diversità o 
inferiorità di stile e di tecnica nei lati corti di quasi tutti i sarcofagi romani, ma 
ad una vera e propria diversità intenzionale, che si spiega con le diverse fonti 
d'iuspira/ione artistica. A questa varietà di stile, risponde l'assoluta diversità e indi- 
pendenza dei soggetti tra il lato principale {A) e gli altri tre secondari {B-D). 

* 

Lato A. — Scena di iniziazione ai Misteri di Eleusi: soggetto, a prima vista, 
noto; ma assai diverso e molto più completo che le rappresentanze analoghe 
dell'umetta dell'Esquilino, delle terrecotte « Campana » e del rilievo frammentario 
di Napoli ('). 

Ne darò una breve descrizione, premettendo che l'esegesi, dirò così, dommatica, 
ch'io qui espongo dell'importantissimo monumento, è il risultato delle mie lunghe 
ricerche, che appariranno nella già promessa ampia illustrazione, alla quale rimando 
per le iiievitabili discussioni dei punti controversi. 

Sullo sfondo della scena sono sospesi tre parapelasmala ; le figure sono di- 
sposte in duo ordini o piani, e alcune di quelle del primo piano sono quasi interamente 
sbalzate e lavorate a tutto rilievo. Presso l'angolo sinistro sorge un albero di alloro, 
al cui piede sta un'ara rotonda con frutti. Accanto all'ara, un giovinetto vestito di 
corto chitone manicato, calzato di stivali con orli rimboccati ed ornati (èn^d^sg), 
tiene con ambo le mani, per traverso, una lunga face. La sua testa — dai lunghi 
riccioli che ombreggiano le tempia, e scendono sulle orecchie e sul collo — ■ legger- 
mente reclinata sulla sinistra, ha una caratteristica espressione di dolce melanconia. La 
figura ricorda molto, nel suo insieme, quelle tanto discusse della pelike di Kertsch 
{Eremit. n. 1712), della hydria di Cuma {Eremit. n. 525) e di altri vasi con rap- 
presentanze eleusinie ; e la testa fa subito pensare, per il tipo, se non per una stretta 
somiglianza, a quella famosa dello «Eubouleus», attribuita, come è notissimo, dal 
Benndorf e dal Furtwangler a Prassitele (cfr. Pringsheim, op. cit. pag. 90 ss., dove 
è riassunta la lunga controversia). Già per questi soli miei accenni, gli studiosi di 
cose eleusinie e i cultori di storia dell'arte penseranno che questa figura possa essere 
quella di Jakchos, di Eubouleus o di Triptolemos, secondo che propendano per l'una 
per l'altra interpretrazione : e questo sarà tema assai interessante di studio e di 
discussione. 

Verso Jakchos guarda Demeter, seduta sulla cista, con la face nella sinistra e 
il fiore nella destra. Questa figura è simile, nel suo schema, a quelle dell'umetta dello 
Esquilino e delle terrecotte Campana: ma non ha i veli svolazzanti dietro le spalle; 
e le sue chiome sono coronate di mirto, senza il preteso ciuffo « isiaco » di 

(') Su questi monumenti cfr. E. Caetani Lovatelli, in Bulleltino della Commissione archeolo- 
(jir.a, VII, pag. 7 cegg., tavv. I-V; Svoronos, 'Eqfisvda lay fiìtjfÀsltov toO 'F.Xevaiviaxotl fivartxoB 
xt'^xXov, in Journ. d'archéol. numismat., IV (1901), pag. 169 segg. e 233 segg.; e VI, pagg. 365 segg. 
Pringsheim, Archàolog. Beitràge tur Gesch. d. eleusin. Cults (Monaco, 1905), pagg. 9 segg. (ivi 
tutta la bibliografìa relativa). 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 54 



ROMA — 412 — ROMA 

spighe, che ha dato luogo ad appariscenti congetture sull'origine alessandrina di qneste 
rappresentanze. La testa, assai interessante, andrà ad aggiungersi agli altri tipi pla- 
stici della Dea, finora conosciuti. Dietro Demeter stanno diritte due sacerdotesse 
(mancanti della parte superiore del busto e della testa), di una delle qnali è pos- 
sibile riconoscere che teneva la face. 

Segue un gruppo simile a quello del rilievo di Napoli ('): Kore con le faci 
abbassate, dietro il mystes velato, seduto sul sedile ricoperto della pelle del- 
l'ariete {Jih; xdaóiov, Polem. apd. Hesych. ; Suid. ad voc. ; cfr. Lobeck, Aglao- 
phamus, pag. 183, ecc., ecc.), la cui testa è a' suoi piedi; e lo Jerofante in atto di 
sacrificare. È noto, nelle sue linee generali, l'alto valore simbolico di questa parte 
della rappresentanza figurata, in cui è da riconoscere uno dei riti più importanti della 
iniziazione ai misteri in generale, non esclusi quelli di Eleusi. L'iniziato è contem- 
poraneamente purificato, col sacrifizio « di sostituzione » dell'ariete. (Diels, Sibyllin. 
Blaller, pag. 69 seg. ; Samter, Familienfesle, pag. 101, ecc. ecc.). Dimostrerò che 
nel nostro rilievo lo Jerofante compie le libazioni pure (rjyyaAta), che si offrivano 
alle divinità chthonie. Per dare un saggio dell'arte di questo rilievo, della impor- 
tanza dei tipi e della cura che lo scultore mise nei particolari, derivati da nobili 
modelli, pubblico qui una figura provvisoria della testa dello Jerofante (fig. 2), nel 
quale, come dimostrerò, dovremo riconoscere Eiimolpos; e nella figura del mystes, per 
conseguenza, Herakles (cfr. Diod. IV, 14; IV, 25; Apollod. II, 5, 12, etc). L'ac- 
conciatura della chioma, cinta e trattenuta dallo ar^ócpiov, è perfettamente conforme 
a quanto noi sappiamo dalle fonti classiche (per es. Arrian. Diss. Epici. Ili, 21, ecc.) 
sul costume del gran sacerdote di Eleusi ; né meno importante è l'abito che fonnerà 
oggetto di nostra particolare ricerca. Tutti, poi, vorranno riconoscere che questa testa 
del rilievo di Torre Nova, assai più che le altre dei monumenti congeneri già pubbli- 
cati, ricorda il « Dionysos » di Ercolano del Museo di Napoli (Comparetti e De Petra, 
La Villa Ereolanese, tav. VII, 2): e vedremo che questa innegabile somiglianza 
non è, forse, dovuta al caso. 

Questo gruppo acquista nel rilievo che illustrerò un'altissima importanza, sinora 
in gran parte incompresa ; specialmente se si consideri che esso è completato a destra 
dalle figure di Dionysos e di Hekate. Darò, naturalmente, ampia spiegazione di questa 
mia esegesi ; e premetto soltanto che la figura, nella quale credo di riconoscere Jakchos, 
è di singolare importanza, così per le questioni eleusinie, come per la storia dell'arte. 

Dionysos è rappresentato nelle forme di un efebo, secondo un tipo scultorio 
del secolo IV. È vestito di corta tunica su cui è gettata la pardalis, e una leggera 
clamide scende dalla spalla sinistra, sorretta dal braccio ; ha nella destra un kantharos, 
nella sinistra una face; è calzato — come Jakchos — di alte iii^àSsg. Le attinenze 
col Dionysos Hope (Clarac, 695, 1614) e con altri dello stesso tipo sono chiarissime; 



(') Gerhard, Neap. ant. Bildw., n. 493; Museo Borbonico, V, tav. 23; Lovatelli, loc. cit., 
tav. V, 2. Dimostrerì) che il disegno riprodotto dal Winckelinann, Monum. ined., II, tav. 104, è quello 
dello stesso rilievo di Napoli, prima del restauro che ne ha fatto fraintendere il significato (p. es. 
allo Svoronos, op. cit., pag. 482). 



ROMA 



— 413 



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e, come è facile prevedere, saranno assai attraenti per la tanto discussa e desiderata 
ideatitìcazione di alcune figure nelle rappresentanze del ciclo eleusinio. 

Ma la cosa molto più importante sarà che l'esegesi di questo rilievo dimostrerà in 
molti punti erronee ed inaccettabili tutte le precedenti interpretazioni dell'urna del- 
l'Bsquilino, delle terrecotte Campana, e di altri monumenti che saranno, d'ora in poi, 
considerati minoris ordinis, e nei quali soltanto alcune singole figure posson 
dirsi simili a quelle del rilievo di Torre Nova. 




FiG. 2. 



I tre momenti della iniziazione {xa0^aQtng-(ivrj<tig-s7tÓTiTsia), generalmente, am- 
messi interpretando abusivamente il noto luogo di Theon [Ma^r] nar. pag. 14 
seg. [Hiller]), non possono affatto riconoscersi nel nostro rilievo, il quale — avuto 
anche riguardo all'eccellenza dell'arte — è certamente assai più vicino e fedele 
all'archetipo, forse pittorico, da cui derivano, indirettamente e con molteplici 
interpolazioni e contaminazioni, gli altri pochi monumenti consimili. 

Rimangon sempre ad E. Caetani Lovatelli il merito e la fortuna della prima 
interpretazione dell' urna dell' Esquilino ; quantunque alcune delle sue congetture e 
quelle di altre persone competenti, quali il Dieterich, lo Stengel, il Diels, il Samter, 
lo Helbig, lo Schreiber, debbano essere — per virtìi stessa del nostro rilievo — 
modificate o abbandonate. 

La composizione della fronte principale del sarcofago di Torre Nova è unica 
e continuativa; ed anticipando le conclusioni alle quali arriverò altrove, io affermo 



BOHA 



— 414 — 



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che in essa è rappresentata, in unico momento, la iniziazione e la 
purificazione di Herakles compiuta da Eumolpos, col sacrifizio di 
sostituzione {Jiòg xaòiov, etc.) e col rito delle libazioni pure (jj;- 
(fàlia), alla presenza delle tre Divinità eleusinie: Demete r, Kore, 
Jakchos; e dinanzi a Dionysos e ad Hekate. 

A questa conclusione principale seguiranno altre per l'interpretazione di singole 
figure dell'urna e delle terrecolte (e darò nuove necessarie edizioni di questi 




Fio. 3. 



monumenti). Verrà quindi in campo, nuovamente, la tanto dibattuta questione sui 
tipi artistici di alcune divinità eleusinie, specialmente di Eubouleus e di Jakchos. 






Lato D (flg. 3). — Se la rappresentanza di ^ è assai probabilmente un'allusione 
al morto iniziato, questa di B s'inspira al patetico motivo delle Piangenti, onde va 
celebratissimo il sarcofago di Sidone. 

Sopra un'ara di forma allungata e bassa, adorna di festoni e di vitte, che pen- 
dono da teste di arieti negli spigoli e da bucrani nel mezzo, siedono due fanciulle, 
l'una contrapposta all'altra, in mestissimo atto di dolore e di pianto. Dinanzi all'ara 
sta diritta un'altra fanciulla, che volge lo sguardo alle due piangenti ; e dall'altro 
lato, una madre, seduta sul rialzo roccioso del terreno, stringe al seno il suo bimbo, 
nudo e ricciuto. Se diflScile riesce comprendere il significato di tutta la scena (sono, 
probabilmente, congiunte ed ancelle della famiglia del morto, come altrove dimostrerò), 
la madre che stringe il figlio al suo seno ricorda motivi ben noti delle stele sepol- 
crali attiche (p. es. la stele di 'Aaia; Gonze, Alt. Grabreliefs, n. 59, ecc.), — ed è anche 
chiaro il concetto delle due piangenti, della cui rappresentanza sui sarcofagi è questo 
il secondo esempio conosciuto. Ed è più artistico, nella sua inspirazione, che quello 
delle piangenti del sarcofago di Sidone, le quali, per quanto varie di atteggia- 
menti, riescono alquanto monotone, nella uniformità dei molti intercolunni. 



ROMA — 415 — ROMA 

La piangente di destra ricorda molto quel tipo, assai diffuso nell'arte greca classica, 
che va dalla « Penelope » sino alle due statue Sabouroff e alle terrecotte ellenistiche 
(cfr. per uno sguardo d'insieme Th. Reinach e Hamdy-Bey, Une Nécrop. royale à 
Sidon, pag. 244 seg. del testo); laddove nuova mi sembra e bellissima la figura 
della piangente di sinistra. Non volendo qui esaurire i confronti, né potendo, senza 
una migliore riproduzione, far l'analisi stilistica di questo rilievo, dirò solo che il 
« motivo » delle due piangenti contrapposte si ripete nei due frontoni del citato sar- 
cofago di Sidone, e nelle due statue Sabouroff (cfr. Purtwàngler, Sammlung Sa- 
bouroff, testo sulle tavv. XV-XVU). 

Non conosco altri esempi di piangenti sedute sull'ara; ma di supplici (cfr. 
la «Supplice» Barberini: Friederichs-Wolters, n. 498). 

Lato C. — Stile e tecnica come nel lato i? ; ma la migliore conservazione lascia 
maggiormente apprezzare la finezza del modellato. A destra, sopra un sedile roccioso, 
siede una fanciulla vestita di chitone con apoptygma, e di un himation che le copre 
le ginocchia. Il braccio sinistro è appoggiato alla roccia su cui la fanciulla siede, e 
nella mano tiene un simpulo (?). Essa guarda attentamente verso un'altra donna che 
le sta di rimpetto, curvata, con la gamba sinistra piegata (il piede poggia sul rialzo 
roccioso), e le mani in croce sul ginocchio. Veste anch'essa chitone ed ampio himation; 
e tiene nella mano sinistra un oggetto che sembra una tavoletta da scrivere (una 
deltos un diplychon). Le due fanciulle sono certamente rappresentate come se 
fossero in colloquio. 

Lato D. — Tecnica uguale ai lati i? e C; ma stile più trascurato. È la parte 
meno bella del sarcofago, forse perchè destinata ad esser meno in vista. Sopra un 
sedile roccioso, molto simile a quello di C, siede, a destra, un efebo, nudo, tranne un 
himation che gli avvolge le gambe. Le due braccia distese scendono con le mani 
incrociate sulle ginocchia; la testa pensosa è piegata in avanti; tutta l'espressione 
della figura è di dolore. A lui di fronte sta un altro efebo, vestito di un'assai corta 
exomis, anch' egli è in attitudine dolorosa. Il braccio destro, piegato ad angolo, poggia 
col gomito sopra una sporgenza che si stacca dal fondo del rilievo, e sulla mano chiusa 
è reclinata la testa pensosa e triste ; il braccio sinistro scende lungo il fianco, le due 
gambe (in parte spezzate) erano incrociate. Fra i due efebi, sorge un albero schema- 
tico, che sembra uq platano. 

Le attinenze di C e Z) col lato delle Piangenti, quantunque non chiare a prima 
vista (specialmente senza il soccorso delle riproduzioni grafiche), sono da ricercarsi 
nell'unico concetto e nell'unica fonte d'inspirazione dei tre lati minori. Scene di com- 
pianto e visite alla tomba sono fra i motivi più comuni nell'arte funeraria attica nelle 
lekythoi a fondo bianco e nelle stele sepolcrali : e i confronti non mancano e saranno 
fatti e discussi nella mia prossima illustrazione. Anche lo stile di questi tre lati, il 
quale ricorda modelli attici del quarto secolo, ci richiama nell'ambito di quell'arte, 
che inspira ancora così teneri sensi di religiosa pietà e di compiacimento estetico. 
Vedremo come e quanto l'artista che scolpì il sarcofago di Torre Nova abbia inteso e 
saputo tradurre nel marmo l'intimo carattere della scultura attica delle stele. 

Rimane ch'io accenni alle mie conclusioni sulla cronologia. Gli elementi architet- 
tonici, oltre che quelli stilistici (specialmente del lato A), mi forniranno dati proba- 



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416 — 



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bili, quasi sicuri, per attribuire il sarcofago ai primi anni del secondo secolo dopo Cristo; 
allo stesso tempo, presso a poco, a cui appartiene il citato sarcofago della Licia. Questi 
elementi architettonici che, come ho accennato, si ritrovano nei monumenti dell'Asia 
Minore dell'età imperiale romana, il confronto unico e strettissimo col sarcofago 
testé menzionato, e lo stile delle sculture ci lascian credere agevolmente che questa 
singolarissima opera d'arte derivi dall'Asia Minore. 

Coperchio di sarcofago (fig. 4). 

Questo coperchio, che non appartiene affatto al sarcofago precedente, sul quale è 
stato malamente adattato, riproduce la parte superiore di una kline, con evidente 




Fig. 4. 



studio di imitazione di un modello metallico. È di marmo bianco con grana fina e 
compatta (lunense?), e misura, nella lunghezza massima, m. 1,436. Restaurato senza 
aggiunta di pezzi moderni, manca solo di alcuni frammenti poco importanti (parti de- 
corative della spalliera della kline ; dita del giovinetto ; testa del cagnolino. La parte 
mancante del rotolo fu da me ritrovata, dopo eseguita la fotografia). 

La fascia della kline è adornata da un fine rilievo con bucranì, dai quali pendono 
festoni vittati. Sulla kline è sdraiato un giovinetto, la cui testa è un ritratto, eseguito 
con molto studio del vero, conforme all'eccellenza e alla fama degli scultori romani in 
questo genere d'arte. Questo giovinetto tiene nella sinistra un lungo volume di perga- 
mena, dispiegato, in parte, da ambo i lati. A' suoi piedi sta sdraiato un cagnolino: 
motivo cne, come ò noto, risale all'antica arte greca (p. es. nelle stele sepolcrali 
più arcaiche), e risponde probabilmente ad un concetto simbolico. 

Il lavoro è accuratissimo e fine, tanto da far supporre che il sarcofago di questo 
giovinetto, probabilmente di illustre famiglia, sia stato una vera e propria opera d'arte. 



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417 — 



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È nòto che nell'età imperiale romana era tornata di moda nei sarcofagi la forma 
della kline, già conosciuta nella più antica arte etrusca (basterebbe ricordare i sarcofagi 
fittili dì Cerveteri), e non estranea ad altre regioni del mondo antico (cfr. Altmann, op. 
cit, pag. 31 segg.). Però, nei sarcofagi romani di questo tipo, la kline è generalmente 
appena accennata o trattata schematicamente, laddove in questo di Torre Nova essa 




FiG. 5. 



doveva essere scolpita, come ho detto, con ogni più esatto studio del vero, sia nella 
parte metallica e lignea, sia nei materassi, sui quali mollemente è disteso il giovinetto. 

Il ritratto è vivo di espressione e squisito di fattura: la testa è appena recli- 
nata sul lato sinistro, secondando la mossa naturalissima della persona a metà sdra- 
iata. La faccia paffutella — a cui danno una caratteristica impronta il naso piccolo e 
breve e i grandi occhi aperti e fissi verso un punto lontano — ha un'espressione di 
florida vita e di serena compostezza. 

I capelli, corti, son pettinati sulla fronte; le pupille e le iridi sono profondamente 
incise; e le sopraciglia indicate con la divisione dei peli. Questi caratteri stilistici 
e la stessa fredda finezza del panneggio e dello parti decorative della kline rendon 
probabile assegnare questa scultura al secondo secolo dell'età imperiale. 



ROMA 



— 418 



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III. 

Sarcofago romano con 
rappresentanza del 
mito di Endimione 
e Selene (fig. 6). 

Restaurato da vari fram- 
menti ; rotture e scheggia- 
ture diverse nelle figure 
del rilievo (come dalla 
incisione) ; marmo greco 
bianco di grana grossa con 
cristalli lucenti ; lungh. 
m. 2,17; alt. m. 0,64; 
profond. m. 0,65. 11 co- 
perchio adattato sopra que- 
sto sarcofago non è perti- 
nente, come dimostrano 
non solo le dimensioni in- 
feriori, ma lo stile, la 
tecnica, la diversa qualità 
del marmo. 

Sui lati corti del sarco- 
fago sono scolpiti, in ri- 
lievo basso e trascurato, i 
due soliti grifi con la zampa 
alzata su di una testa di 
ariete. 

Il soggetto del rilievo 
principale è fra i più fre- 
quenti nei sarcofagi ro- 
mani (cfr. Robert, Sarko- 
phagrel. Ili, 1, pagg. 
51-111 e tavv.XII-XXV); 
e quantunque le varianti 
fra un sarcofago e l'altro 
di quelli con questa rap- 
presentanza di Endimione 
e Selene siano a tal punto 
numerose, che non un solo 
rilievo, forse, è perfetta- 
mente uguale all' altro, 



ROMA — 419 — ROMA 

pure il nostro non presenta varianti di tale importanza, che meritino una speciale 
descrizione o illustrazione. Per il movimento delle singole scene e per la distribuzione 
delle varie figure, il sarcofago di Torre Nova appartiene alla ' seconda . classe del 
terzo gruppo stabilito dal Robert (op. cit., pag. 76 segg.)- 

Sulla sinistra è scolpito Endimione, nel solito schema: la lancia ch'egli tiene 
nella sinistra e il cane che gli sta accovacciato accanto ci dicono che lo scultore lo 
ha rappresentato come cacciatore, laddove in altri sarcofagi gli è attribuito il pedum, 
come ad un pastore. La testa, destinata al ritratto del defunto, per il quale il sar- 
cofago sarebbe stato acquistato, non è ancora scolpita. A lui vicino stanno un Eros (in 
gran parte spezzato) e Somnus, rappresentato come giovinetto chiomato con grandi 
ali dietro le spalle (in altri sarcofagi Somnus ha la figura di un vecchio barbato con 
ali di uccello sulla testa, come nel sarcofago che descriverò fra poco). 

II braccio destro, la cui mano versava dal corno 'il dolce sonno sul capo di En- 
dimione, è ora spezzato. Il braccio sinistro regge papaveri o altre piante sonnifere dai 
lunghi steli. Nello sfondo, si svolge il paesaggio accennato da rocce ed arbusti e da 
alcune capre; e vi sta seduto il « Genius loci » (Latmus). Seguono. a sinistra: Luna, 
che scende tacita dal carro a cui sono aggiogati due cavalli impazienti, guidati da 
Aura [?], che ha nella destra la frusta. Sui cavalli sta Amor e, sotto di essi, Tellus, 
con la cornucopia accanto al braccio sinistro. 

La seconda parte del rilievo rappresenta, come è notissimo, l'allontanamento di 
Luna (la « falce » sulla fronte è modellata con riccioli degli stessi capelli) : sui 
cavalli, di nuovo. Amor, accanto al quale Hesperus con piccola « falce " sulla fronte 
(come sopra), e con fiaccola (ora spezzata) nella destra. 

Segue la solita scena idillica, alludente alla vita pastorale di Endimione : un vec- 
chio pastore è rappresentato fra le capre, i giovenchi (poco visibili uell' incisione, 
perchè stanno nello sfondo del rilievo) e i cani. La figura muliebre accanto al pastore 
è una Ninfa delle fonti, come in altri simili sarcofagi (Robert, nn. 58, 72, 73, 75', 
79, 86); e quella dell'angolo sinistro Hora (un'Ora dell'estate), come nel sarcofago 
del palazzo Doria (Robert, n. 77). 

Il sarcofago di Torre Nova è, fra' tanti con Endimione e Selene, più vicino a 
quello di Monaco per la distribuzione delle singole scene (cfr. Robert, tav. XVII, n. 64) ; 
ma è stilisticamente inferiore. Probabilmente esso appartiene alla fine del secondo 
secolo al principio del terzo d. Or. 

* 

Il coperchio, che, come ho già detto, non è pertinente, fu ricomposto da molti fram- 
menti. La sua forma è caratteristica per i sarcofagi romani tardi (terzo secolo), ed. ha 
piccoli rilievi distribuiti in pinakes o lunette, lateralmente alla targa con . 1'. inscri- 
zione. II ritratto del defunto è sempre in una delle lunette laterali; per lo più; a, destra. 

Ecco i soggetti dei piccoli rilievi, dalla sinistra: sacrifizio dinanzi ad un erma — 
Satiro e Menade — Bacco e Satiro — Pan e Menade — Qunetta abrasa,' con in- 
scrizione posteriore] — ritratto della defunta — scena di vendemmia — Amori che 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 55 



KOMA 



— 420 — 



ROMA 



pigiano l'uva: comuni simboli di teorie » animistiche » , sulle quali io credo basata 
tutta la figurazione dei sarcofagi romani. 
Inscrizione della tabella principale: 



sn/a CÀNDIDA CF 


() pompe),// CÀLL 


llsT-R^rTO^Vi^RE 


n 


ALVAANÒ 


B 


: N É /V\ E R fi: N T 1 



Seconda inscrizione (nella lunetta abrasa), sopra una superficie disuguale, con let- 
tere irregolari e poco profonde: 



' D S M 

TERENTIVS 

VALENTINVS 

IN PACE 
VIXIT ANNOS 
XXIII DIES XVI 
MERENTI FI 



ll/llir B.q 



IV. 

Sarcofago romano 
con rappresentanza del mito di Dionysos ed Arianna (fig. 7). 

Conservato ottimamente, tranne qualche piccola scheggiatura e rottura in alcune 
figure (come dalla incisione); privo del coperchio; di marmo greco a grossa grana; 
lungh. m. 2,19; alt. m. 0,65; profond. m. 0,695. La forma del sarcofago è ellissoidale: 
i fianchi, cioè, sono ricurvi. 

Nell'angolo destro del rilievo si vede Arianna addormentata, scolpita nello schema 
comune a questa figura, sia nei sarcofagi che nella statuaria. Un Eros, volante su 
di lei, tiene con la sinistra la face, e con la destra (ora rotta) solleva il manto che 
ricopre la dormiente, per mostrarne a Dionysos la bellezza. Un altro piccolo Eros dorme 
sotto il braccio sinistro di Arianna. Accanto a questa, Somnus (rappresentato come in 



ROMA 



— 421 



ROMA 




molti sarcofagi col mito di Endi- 
mione, nelle formo di un vecchio 
barbato, con la testa alata) le poggia 
dolcemente la mano sul gomito 
destro, e tiene nella sinistra un 
ramoscello (comunemente Somnus 
tiene i papaveri o altra pianta son- 
nifera). Sopra la tigura di Somnus, 
nello sfondo roccioso che accenna 
al paesaggio, si vede una capra e il 
Genius loci; e seguono, nella curva 
del rilievo, due agnelli, un'ara ru- 
stica e un satiro col pediim. — 
Verso la fanciulla dormente si a- 
vanza da sinistra Dionysos, in mezzo 
al suo thiasos in orgia. Egli è rap- 
presentato nel solito atto di scender 
dal carro : giovanile è la sua figura, 
la testa è cinta di pampini e di 
grappoli ; ha nella sinistra il kan- 
. tharos e si appoggia con la destra 
5 ad un giovine Pan, che sta sul 
^ carro : una pantera (testa e zampa 
sinistra spezzate) scherza a' suoi 
piedi. Accanto al Dio, nel secondo 
piano del rilievo, si vede un vecchio 
satiro; e si avanzano verso destra 
un altro satiro, che porta sulla 
spalla un agnello, col pedum (ora 
spezzato: attacco presso la testa 
del vecchio satiro) nella destra, e 
una Menade tibicine. Ma la nostra 
attenzione è attratta dalla Centau- 
ressa aggiogata al carro di Dio- 
nysos, la quale accosta al suo seno 
ed allatta la figlia : particolare in- 
teressantissimo del rilievo, come 
vedremo. Sulla Centauressa sta un 
Eros ; e, dietro, si vede la parte 
superiore dell'altro Centauro ag- 
giogato, che ha nella destra un 
grande cratere (in parte spezzato), 
e nella sinistra un lungo tirso 



ROMA — 422 — ROMA 

vittato (avambraccio spezzato; sul fondo del rilievo si vedono gli attacchi dell'asta 
del tirso e dei nastri). 

Segue il gruppo di sinistra con altre figure del thiasos, in quest'ordine : un gio- 
vine satiro nudo, con nebride svolazzante dietro le spalle, regge nel braccio sinistro 
un piccolo Dionysos, a cui mostra una maschera scenica, verso la quale il fanciullo 
tende le mani — una Menade kymbalistria — un albero schematico — un orrido Pan 
barbuto, a' cui piedi un putto (testa e braccia spezzate) e un leone. Il putto sembra 
che non sia un Eros, mancando delle ali o degli attacchi di esse. Nella curva del 
rilievo, un satiro con nebride e pedum, e un'altra Menade kymbalistria. 



L'insieme della composizione non manca di movimento e di vita; il rilievo, quan- 
tunque non superiore alla media dell'arte industriale dei sarcofagi, non è privo di uua 
certa forza e di una quasi pretensione di bravura nel trattamento dei nudi. 

L'interesse maggiore del sarcofago è, però, nella figura della Centauressa con la 
figlia. È noto che ima rappresentanza analoga si trova in sei altri rilievi di sarcofagi, 
e in due pietre incise ('). Di questi monumenti, quelli segnati A', A* e S dallo Hey- 
demann sono anch'essi sarcofagi che rappresentano Dionysos in mezzo al suo thiasos ed 
Arianna addormentata ; onde è lecito conchiudere che il gruppo della Centauressa che 
allatta il figlio fosse un motivo di predilezione per queste rappresentanze 
del ciclo dionisiaco. Se in generale queste miti scene della vita dei selvaggi Cen- 
tauri derivano indirettamente dalla famosa pittura di Zeusi (cfr. la minuta descri- 
zione in Lucian. Zeuxis, III == Overbeck, Schriftquellen, n. 1663), il gruppo della 
Centauressa allattante si ricollega strettamente a questa famosa pittura. Si noti che 
nel rilievo del sarcofago di Torre Nova, la Centauressa madre allatta un'altra piccola 
Centauressa, non un Centam-o; e se fu già osservato dallo Heydemann che negli 
altri sarcofagi i capelli della madre sono scolpiti in modo da ricordare le chiome 
equine, questo particolare non solo è conservato per la Centauressa madre, ma anche 
per la piccola, nel nostro rilievo. 

Sebbene alcuni altri « tipi » simili alle figure di questo sarcofago possano riscon- 
trarsi principalmente in B (Heyd. = Sarcof. del Louvre: Clarac, tav. 127, n. 148), 
è però da ammettere che questi rilievi non siano copie fedeli l'uno dell'altro, ma dipen- 
dano da un vario accozzamento di motivi e di tipi comuni intorno ad un soggetto unico. 

Notevole in quello di Torre Nova la figura del giovine satiro che porta sul braccio 
Dioniso bambino al quale mostra la maschera scenica : una, cioè, fra le tante deriva- 
zioni da quei modelli ellenistici, che variavano e adattavano a modo loro il motivo 
prassitelico dello Hermes di Olimpia. 

Per la cronologia del sarcofago abbiamo un dato di fatto non trascurabile: la 
testa di Arianna doveva eflìgiare le sembianze della morta, a cui era destinato il 
sarcofago, secondo richiedeva il concetto simbolico di queste rappresentanze dionisiache 

(') Cfr. questi monumenti enumerati e descritti in Heydemaun, Tetrahotten aus dem Museo 
Nazionale su Neapel (VII Hall. Wiuckelmannspr., 1882), pag. 12 segfr.). 



ROMA 423 — ROMA 

dei sarcofagi romani. Questa testa lasciata in abbozzo, in modo che si potesse adattare 
al ritratto di questa o quella persona, ha i capelli acconciati precisamente secondo la 
moda dei tempi di Julia Mamaea (cfr. BernouUi, Ròm. Ikonogr. II, 3; pag. 108 segg., 
tav. XXX II b); e quindi il sarcofago deve essere assegnato alla prima metà del terzo 
secolo dopo Cristo. 



Frammenti di un sarcofago 
con rappresentanze relative alle origini di Roma. 

Di questi numerosi frammenti, che disgraziatamente appartengono quasi tutti alla 
metà inferiore della fronte del sarcofago (se ne togli altri insigni Beanti dei lati corti 
e del coperchio), son riuscito a dare, guidato da una felice intuizione ch'io ebbi in 
principio del soggetto dell'imponente rilievo, una ricomposizione sicurissima in ogni 
sua parte, dopo un lavoro lungo, paziente, accuratissimo, con l'aiuto del bravo restau- 
ratore addetto al Museo Nazionale Romano, sig. Bardano Bernardini. Di questo la- 
voro darò ragione, quando potrò pubblicare, per esteso, il monumento, da me ricostruito 
da tanti e così piccoli frammenti. 

Era un grandioso sarcofago di marmo parie, lungo precisamente ra. 2,42, con figure 
ad altissimo rilievo, e di proporzioni poco inferiori alla metà del vero. Alcune di queste 
figure erano interamente staccate dal fondo, e lavorate quasi come statue a parte, con 
arte ammirevole. 

Posso, perora, dare queste sicure notizie sul soggetto del rilievo. La scena 
era tripartita : il gruppo centrale rappresenta il sacrifizio di una scrofa, sotto la quale 
stanno sei porcellini poppanti : ma questa rappresentanza — da sola — non avrebbe 
alcun significato speciale. Segue, a destra, la parte inferiore di una maestosa figura 
virile seduta, che è certamente di un Dio, al cui fianco sta appoggiato uno scudo, 
sul. quale, in rilievo basso ma finissimo, è scolpito il Lupercale con la Ruminalis ficus, 
e la lupa co' due gemelli lattanti. 

Accanto alle gambe di questa figura seduta, sta diritto un giovinetto vestito di 
abito frigio : anassiridi, chitone manicato, clamide fimbriata e berretto di cuoio ripiegato 
in punta, con paragnatidi. Egli tiene nella destra il pedum. Questa è l' unica figura 
del rilievo conservata quasi per intero ; e la sua testa fu da me ricomposta da minuti 
frammenti, ma con tutti gli attacchi sicuri. Seguono le parti inferiori di due altre 
figure, che stavano l'una di fronte all'altra: la virile incedente a destra, la muliebre 
sull'angolo destro del sarcofago, rivolta a sinistra. 

Fra queste due figure sta (ben conservato, salvo la testa e l' avambraccio 
destro) un putto tutto nudo, del quale fu anche ritrovata la mano destra con parte di 
una face. Tra i frammenti della metà superiore del rilievo ci sono due mani che si 
stringono, le quali — come dimostrerò a suo luogo — non possono essere attribuite 
che a queste due figure d'angolo. 



ROMA — 424 — ROMA 

Ora chiunque abbia presenti i rilievi dei sarcofagi romani che rappresentano il 
matrimonio col rito della dexlrarum iunctio ('), comprenderà subito che lo scultore 
del nostro rilievo ha perfettamente seguito lo stesso « schematismo " nella distribuzione 
dei gruppi e delle figure. Non parlo, per ora, del gruppo di sinistra del rilievo che 
esamino: ma il gruppo di mezzo rappresenta il sacrifizio come nei sarcofagi testé 
menzionati, quantunque con significato diverso ; e quello di destra, appunto, la dextra- 
rum iunctio, con Amor o Hymene, interposto fra i due coniugi. A dare, poi, un 
significato mitologico al rilievo ci costringono : primo, la presenza della figura divina. 
Marte, al cui fianco sta lo scudo col Lupereale (prolessi artistica, che può benis- 
simo intendersi, se si pensi anche al motivo della presenza di Marte, divinità italica 
per eccellenza e così intimamente congiunta co' miti romulei) ; — secondo, la figura 
del giovinetto frigio, Askanios. Di modo che i due sposi non possono essere che 
Enea e Lavinia. 

Se questo è vero, il sacrifizio della scrofa è quello che, per il famoso oracolo, 
precede la fondazione di Lavinium; e i sei porcellini sono una necessaria abbre- 
viazione artistica dei trentatrè, di cui parla la leggenda. 

Nel gruppo di sinistra, abbiamo la riproduzione, in uguale atteggiamento, del 
giovinetto frigio, del quale si conserva solo qualche frammento, accanto alla stessa di- 
vinità seduta. Ma lo scudo ha una rappresentanza diversa: un'impetuosa battaglia, che 
nel vario aggruppamento delle figure ricorda le tarde copie dello scudo fidiaco della 
Parthenos (scudo Strangford del British Museum, principalmente, ed altri), e per 
alcuni singoli « motivi » artistici fa pensare ai rilievi di battaglie dei sarcofagi ro- 
mani, derivati da originali pergameni (combattente nudo, che cade col dorso rovescio, 
dal cavallo, ed altri). 

Tutto questo che, per ora, mi contento di affermare senza troppe dimostrazioni, 
in questa breve esegesi necessariamente dommatica, potrà diventar chiaro soltanto 
col sussidio di buone riproduzioni del nuovo monumento, che sarebbe stato di capitale 
importanza, se ci fosse arrivato meno frammentario ed incompleto. Dei pochi e lontani 
confronti monumentali parlerò nella mia illustrazione, nella quale sarà anche dato 
ampio posto all'esame stilistico del rilievo. 

Questo è da me attribuito al secondo rinascimento nell'età degli Antonini, du- 
rante la quale l'arte romana, con intendimenti patriottici, predilesse i soggetti rela- 
tivi alle origfini di Roma. A questa conclusione mi spinge anche il carattere del rilievo 
accuratissimo ed elegante, ma di un'eleganza fredda e quasi accademica. 

G. E. Rizzo. 



(') Vedi i principali di questi sarcofagi riprodotti in Wien. Vorlegeblàtter 1888, tav. IX; e 
cfr., specialmente, il sarcofago di Mantova, quello di S. Lorenzo fuori le Mura, l'altro degli 
Uffici, ecc. 



SICILIA — 426 — CANICATTINI BAGNI 

SICILIA. 

Scavi e scoperte nel sud-est della Sicilia (luglio 1904-giuguo 1905). 

Parte Seconda. 

V. CANICATTINI BAGNI — Gruppi cemeteriali cristiani e bi- 
zantini. 

La vasta terrazza di Canicattini Bagni, celeberrima per l'aria sottile, per le abbon- 
danti acque, per la florida vegetazione, e prossima alla città, nell'età greca e più 
nella romana deve esser stata luogo di piacevole soggiorno di ricchi possidenti sira- 
cusani, durante i lunghi e caldi mesi estivi. Vi sorsero fattorie e ville e vi ebbe 
dimora una popolazione agreste, che, cresciuta di numero e di prosperità, in sulla 
fine dell' impero, costituì parecchi villaggi, fatti per tempo cristiani, e segnati oggi da 
pochi ruderi, ma meglio da necropoli cemeteriali sotterranee e sopraterra. Già nel 1896 
io aveva percorsa in molti sensi questa interessante regione, assieme al mio compianto 
amico prof. G. Puhrer di Monaco, che da solo vi rimase poi a lungo per rilevare e foto- 
grafare i principali cemeteri ; la cui pubblicazione, ritardata per la morte del valoroso 
archeologo, pare ora venga mandata ad effetto mercè le cure del prof. V. Schultze 
dell'Università di Greifswald. 

Nel dicembre del 1904 fui indotto a tornare sull'altipiano canicattinese dalla 
notizia di saccheggi che si perpetravano ovunque, e vi ritornai col proposito non solo 
di rilevare, ma di scavare e tentare i gruppi principali. Non intendo ancora di pub- 
blicare un resoconto definitivo del mio operato, che abbisogna di scavi ulteriori per 
esser messo al completo; ma qui riassumo brevemente il frutto raccolto nelle mie 
escursioni e negli scavi. 

a) Nel feudo s. Alfano e precisamente in contrada Grotticelle di s. Giovan- 
nello esistono lungo una linea di quasi un km. su quattro elevazioni rocciose quattro 
gruppi archeologici quasi sincroni ; al centro ruderi di un abitato cristiano-bizantino, 
e poi allineati nuclei di sepolcri di tipi svariatissimi, cioè fosse « sub divo » protette 
da arcosolio, fosse campanate allo scoperto; saranno in tutto circa 500 sepolcri con 
due piccole catacombe nei gruppi principali. Scavando non si trovarono oggetti né 
iscrizioni, essendo stato il cemetero devastato da secoli, ma si fecero accurati rilievi 
cosi delle catacombe, come dei tipi sepolcrali più salienti. 

b) Cugno o Cosso Martino nel centro del feudo di s. Alfano, contiene pure 
gruppi archeologici diversi, in stretta correlazione fra loro. Sulla parte più alta della 
collina rocciosa tutta denudata vi ha un campo funebre con un centinaio e mezzo di 
fosse campanate, delle quali venne tentato un buon numero, ma senza successo, perchè 
violate da secoli ; dalle tracce di vetri e di fittili, nonché dal tipo delle fosse, risulta 



CANICATTINI BAGNI — 426 SICILIA 

che questa necropoli è sincrona a quella dei Grotticelli di Siracusa, Le famiglie più 
ragguardevoli del villaggio deposero invece i loro morti in tre piccole catacombe, poco 
discoste dalle fosse, e ad esse sincrone ; esse non contenevano alcun segno di cristia- 
nità, mancanza notata in quasi tutti i numerosissimi cemeteri rurali della regione 
siracusana. Continuando a scendere per il dolce declive, si hanno a breve distanza 
tracce di rozzi fabbricati di età romana tarda o bizantina, i quali vanno di giorno 
ìq giorno scomparendo per gli spetramenti e le bonifiche del suolo. Finalmente nella 
parte più bassa vi sono i ruderi di un fabbricato più ampio e più antico, porzione 
del quale io misi allo scoperto, risultandone una piccola balina di età imperiale 
tarda, dopo un saccheggio dei tempi vandalici o gotici, trasformata in abitazione di 
villici. Che il piccolo bagno, pertinenza di una villa, avesse una certa sontuosità di 
decorazione, lo desumo dalla scoperta di una gamba marmorea a metà del vero, e 
di un'altro frammento plastico. 

Ed ora così io riassumo la genesi e lo sviluppo del gruppo archeologico di Cugno 
Martino. Nei secoli imperiali, nel mezzo di un piccolo latifondo sorse una villetta col 
suo bagno, abitazione permanente o temporanea del « dominus ruris » ; nei foschi 
tempi gotici vandalici la villa fu saccheggiata ; la popolazione agreste che intanto 
si era accresciuta nei sec. V e VI, dai dispersi casolari si raccolse e costituì una 
piccola comunità con villaggio e cemetero proprio, e qualche famiglia s' installò 
anche nei ruderi della villa; la bufera araba distrusse poi ogni cosa; dispersa la 
popolazione, saccheggiati i sepolcri, ruinato il villaggio. 

e) Sull'altra riva, la destra, della profonda Cava Cardinale, 4 km. circa a 
levante di Canicattini, al Coiso delle Guardiole, si stendono altri gruppi cristiani 
svariati e bellissimi. Nella parte più alta del Cozzo, soprastante alla Cava Secca, 
quattro catacombe, e sul versante di mezzogiorno-oriente una dozzina di camerette 
funebri alternate con numerose fosse sormontate da arcosolii; una singolare miscela 
di tipi, con un gruppo di fosse aperte davanti alla poco discosta catacomba princi- 
pale, formata di un grandioso camerone con sepolcro a baldacchino, barbaramente 
distrutto dai villani in data recente ; i quali poche settimane prima della mia visita 
avevano anche fatto in pezzi un grande masso con lunga iscrizione in quattro righe, 
prezioso documento per la storia del gruppo, se integra. Un mezzo km. più sotto nel 
ridente piano un vasto complesso di ruderi segna l'abitato o borgo anonimo cui spetta 
la bella e complessa necropoli. Questi ruderi, denominati Eoccari di s. Elanìa, com- 
prendono anche le reliquie di una costruzione rotonda, che solo in parte esplorai, e 
che mi pare spettino ad una chiesa bizantina, decorata di marmi; mi propongo di 
completare lo sgombero prima che ogni, cosa venga demolita. 

. d) In fine un sepolcreto di estensione ed importanza minore esiste in contrada 
Bagni, sull'alto spalto alla sin. di Cava Cardinale; le tombe a fossa campanata 
sono una cinquantina e per trovarsi coperte di terra erano in parte intatte, meno al- 
cune frugate dai villici. Io ne esplorai una dozzina e ne ebbi fiaschetti e scodellette 
vitree, boccali fittili, qualche orecchinetto di rame ed alcune monete di rame, che 
vanno da Costantino lun. (deposta questa nel sepolcro molto tempo dopo la emissione) 
fino agli imperatori bizantini del VI e VII secolo. 



SICILIA — 427 — PACHINO 

Canicattini cristiana, al pari di Priolo cristiana, merita una speciale monografia, 
per la quale io amraannisco matenali, ed altri mi riprometto da scavi ulteriori ; pe- 
rocché sono i periodi cristiano e bizantino di preferenza rappresentati su queste ter- 
razze montuoso volte ad oriente, attraverso le quali passava una delle vie di comuni- 
cazione da Siracusa ad Akrae. Il periodo greco è quasi per niente segnato, mancandovi 
ruderi e, ciò che più monta, sepolcri. In tale convinzione mi fissai anche esaminando 
la raccoltina di materiali paesani, formata da anni dal sig. Salvatore Buccheii-Sessa, 
die mi fu guida ed indicatore utilissimo nelle mie escursioni canicattinesi. Tra le 
monete notai pochissime greche, malgrado si sappia che anni addietro in Cava Car- 
dinale fu messo allo scoperto dalle pioggie un ripostiglietto di circa venti pezzi, fra 
cui sei decadrammi. Molte invece le imperiali romane, parecchie le arabe e le nor- 
manne. Di ceramiche un unico skyphos greco dalla contrada Cardinale, tutto il resto 
vasellame rossastro senza vernice (piatti e fiaschetti) di età romana tardissima e bi- 
zantina. Di vetri rottami e fondi di fiaschetti da Bagni. Di pietre scolpite frammenti 
di cornici marmoree ed il garetto di un quadrupede dalla villa romana di Cngno 
Martino. Dalle Grotticelle di s. Giovannello un frammentino epigrafico cemeteriale, 
di mm. 105 X 65 con poche lettere: 



è^rjtì 



V Risulta da questi dati che la regione canicattinese era debolmente abitata nel- 

l'epoca greca, assai più nella romana imperiale ('), mentre nel periodo della decadenza 
romana, e nei tempi gotici e bizantini villaggi di varia estensione sorgevano a s. Gio- 
vanni, a Cugno Martino, a Bagni ed a Cozzo Guardiole-s. Elanìa. 




VI. PACHINO — Tracce di necropoli ed avanzo di stele funebre. 

La contrada Bnrgio dista da Pachino, verso ponente, un 5 km., ed avendola io 
visitata neir inverno 1898, nelle località denominate Fontanelle, Anticaglia, e molto 
più in là, a s. Basile, riconobbi molteplici ruderi di bassa età, e persino delle pic- 
cole catacombe. Dopo di allora la trasformazione agricola dei terreni e le invadenti 
colture che mettono ogni cosa sottosopra, cancellando ogni traccia di antiche reliquie, 
han dato luogo ad una scoperta di valore archeologico e topografico, che per mero 
caso non passò inosservata come il più delle volte avviene. 

(') Nelle Notizie 1879, serie 3", voi. Ili, pag. 832, si dà un ragguaglio molto succinto di una 
villa con terma e mosaici, in contrada Cinque Porte, che io non ebbi agio di esaminare. 
Notizie Scavi 1905. — Voi. U. 56 



PACHINO 



— 428 — 



SIOILIA 



Nella terra dei signori Bruno-Mormina di Spaccaforno, sita appunto in contrada 
Burgio, mentre si attendeva all'impianto di una vigna, si scoprirono avanzi di fab- 
brica, infiniti tegolami, una giarra colossale ed una vasta necropoli, con sepolcri di 
tegole e di pezzi, la maggior parte dei quali andarono manomessi senza che i pro- 




FiG. 16. 



prietarì vedessero e venissero in possesso di nulla. A detta degli operai il contenuto 
dei sepolcri sarebbe stato povero e limitato a vasellame di nessun conto; in ogni 
modo la notizia andrebbe controllata. E clie ossa possa anche ritenersi non conforme 
al vero, lo arguisco dal fatto che uno degli operai raccolse la testa che qui si pub- 
blica, e come cosa di poco momento tenne trascurata nella casa rurale, dove alcune 
settimane appresso fu segnalata dai padroni, portata a Spaccaforno e venduta al 
Museo di Siracusa. 

È, come vedesi dalia riproduzione a fig. 16, una testa a rilievo piatto, scolpita 
in marmo greco a grana iìna ed a minutissimi cristallini scintillanti (Pentelico), sulla 
quale il tempo passò una tenue patina d'oro vecchio : grande al vero riproduce in tutto 
profilo le sembianze di un adulto nella pienezza della virilità, colla sp2ssa e corta 
chioma a ciocche ricciute, ognuna delle quali solcata da incisioni ; in modo diverso è 



SICILIA — 429 — CAMARINA 

trattata la barba, breve e fitta, accuratamente pettinata a tratti verticali ondulati, 
ed i lunghi mustacchi, che, tagliati sul labbro superiore, scendono a confondersi colla 
barba stessa. L'occhio colle palpebre accentuate non porta indicazioni della pupilla, 
ma bensì della glandola lacrimale. Il naso è quasi per intero asportato dalla punta 
alla radice; un po' abrasi l'arco sopracigliare ed il padiglione dell'orecchio. Il collo 
non è rotto ma tagliato netto al primo terzo superiore. In complesso il ritratto, che 
tale era certamente, ci mostra un personaggio vigoroso lo cui fattezze, composte ad 
espressione concentrata e tranquilla, esprimono energia e tenacia. La testa misura in 
altezza cm. 25, con uno spessore massimo di cm. 5, ed è attraversata al vertice da 
un foro cilindrico contenente un perno di piombo per fissarla ad una parete di sfondo; 
il rovescio è lavorato in rustico. 

Penso che questo ritratto funebre, eccellente opera originale degli ultimi del 
sec. V dei primordi del IV, facesse parte di una intera figura a rilievo piatto, com- 
posta di più, verosimilmente di tre, pezzi, applicata ad una parete di sfondo di di- 
verso colore. Non mi diffondo piìi oltre nell'esame formale e stilistico della scoltura, 
riservato ad altra pubblicazione; né mi pronunzio sulla necropoli da cui proviene, e 
che diranno gli scavi che intendo praticarvi, se possa riferirsi alla misteriosa Casmena, 
il cui sito, conteso da vari comuni della provincia (Kosolini, Scicli, Comiso), si cerca 
da molti anni invano. 



VII. CAMARINA — l^uovi scavi nella necropoli. 

La necropoli di Passo Marinaro, clie mi pareva esaurita nel 1899, continua a 
dare risultati se non splendidi per lo meno soddisfacenti. La campagna di quest'anno 
(17 marzo-28 aprile) ci condusse alla esplorazione dei sepolcri 1025 a 1215; erano 
per lo più poveri di forma e di contenuto. Si recuperarono tuttavia tre crateri a f. r. 
della decadenza attica, con soggetti di komos e dionisiaci; di speciale importanza 
una grande hydria in bronzo, adibita da ossuario, che la barbarie dei ferrovieri ita- 
liani ridusse in frantumi durante il trasporto, avvenuto all'epoca degli scioperi. Tra 
la piccola suppellettile nulla di meritevole. 

In tanta povertà di sculture siceliote fu invece una grata sorpresa la bella testa 
marmorea a rilievo, a. cm. 29, che vedasi alla fig. 17, e che senza dubbio appar-" 
teneva ad una stele funebre; nel rovescio essa porta tracce di una scoltura più an- 
tica abrasa ed obliterata. Il guerriero defunto, di cui ci perviene così il ritratto, visse 
verso la metà del sec. V e mori alla fine di esso, il che risulta oltre che dai dati 
stilistici dalla cronologia della necropoli. Il lavoro alquanto sommario, e pur tuttavia 
pieno di efficacia e di nobile sentimento, ha un sapore tutto attico ; la testa richiede 
una più diffusa illustrazione, che rimando ad altro luogo. 

Prima di lasciar Camarina si tentarono anche, con mediocre successo, i ruderi 
di alcune casette esistenti presso il e. d. Papalosso, che presentavano tracce dell'in- 



MODICA 



— 430 — 



SICILIA 



cendio del 258 ; vi si raccolsero copiosi relitti di cucina ed un vasetto pieno di orzo 
{xqì!)m) carbonizzato. 




FiG. 17. 



Due frammenti architettonici ed altri usciti fuori presso la Palus Camarinensis 
nei lavori di bonifica dell' Hipparis vedranno la luce nella terza relazione sopra Ca- 
■ marina. 



Vili. MODICA — Necropoli sicula e villaggio trogloditico bizantino. 

Sulla sinistra del vallone di Scicli sbocca la piccola cava Ddieri, la cui erta fian- 
cata settentrionale è formata da una scarpa, interrotta da lunga ed angusta terrazza 
sulla quale poi si aderge un'alta parete veiticale perforata da un buon centinaio di 
grottoiii artificiali di abitazione, disposti a più ordini ed in parte franati; si accedeva 



SICILIA — 431 — CAVA d'ispica 

ad essi per scalette, angusti viottoli, intaccature, aperte tutte nel vivo macigno. Una 
delle grotte più in basso vien detta, per tradizione antichissima, chiesa, e che tale 
fosse realmente credo anch'io, contenendo in un angolo una tomba terragna ed in un 
altro un piccolo suggesto o rialzo per ricevere l'umile altarino del minuscolo oratorio, 
non più vasto di m. 8 X 5; negli angoli tracce di pannelli dipinti ed esternamente, 
di fianco, una colletta di pochi metri quadrati era l'abitazione dell'officiante. L'ora- 
torio e le abitazioni aggrappate alla roccia, che da lungo pare inaccessibile, ci ri- 
chiamano ai grandi gruppi del primo medio evo esistenti a Pantalica, a Cava Mo- 
linello, Cava Porcheria ed in tant'altri luoghi del sud-est dell'isola, ma sovrattutto 
ai belli e caratteristici gruppi di Cava d'ispica. Villaggi trogloditici aperti in luoghi 
riposti, dove trovarono sicuro riparo le popolazioni rusticane dei torbidi tempi gotici 
e bizantini. 

Nello sperone fra la Cava di Scicli, percorsa dal Motycanus fl., e la Cava 
Ddieri, a contatto quasi del villaggio trogloditico s'apre nelle creste rocciose un 
gruppo d'oltre trenta celle siciile del primo periodo. E nel soprastante elevato Piano 
di Caitina, nelle terre del sig. S. Deleva, riconobbersi tracce del rispettivo villaggio 
con cliiazze di terra nera contenenti cocci, selci ed ossa. Esplorai due delle pochis- 
sime tombe invase ancora da materiale ; la prima circolare (diam. m. 1,30) racchiu- 
deva ima dozzina di scheletri e cinque vasetti di forma nota (una pisside biconica e 
quattro àt'Ttag biansati), l'altra invece fu negativa. Questo piccolo gruppo di famiglie 
apparteneva al più vasto clan della vicina Motyka sicula, le cui tracce sono total- 
mente obliterate dal vastissimo abitato moderno. 



IX. CAVA D'ISPICA — Reliquie sicule, cristiane, bizantine. 

Questa lunga Cava che dal Molino Medica corre per circa 10 km. sino a Spaccaforno, 
profonda ed incassata fra roecie a picco piene di centinaia di abitazioni trogloditiche 
divise a vasti gruppi, è veramente fra le più pittoresche dell'isola, e fin dal see. XVIII 
cominciò a noverarsi dagli stranieri fra le località più meravigliose dell'isola che era 
obbligo visitare. La sua fama, oltre che alle singolari bellezze naturali, era dovuta 
alle quantità delle opere di escavazione antiche, sulle quali però molto si fantasticò e 
si spropositò, attribuendole a trogloditi preistorici, a Lestrigoni antichissimi. Sta in- 
vece che in Cava d'ispica conviene ben distinguere i sepolcri siculi a forno, dispersi 
e poco numerosi; le catacombe di età cristiana; le necropoli cristiano-bizantine a 
fosse « sub divo » , che ricorrono in più punti ; infine i numerosi villaggi di età 
gotico-bizantina, che divisi in gruppi tappezzano le pareti rocciose lungo tutto il per- 
corso della Cava. Tutta la vecchia e copiosa letteratura ispicana è dal punto di vista 
scientifico completamente negativa; che la singolarissima valle mai studiata con sani 
criteri archeologici ma con intendimenti pittorici e con vedute fantastiche, appena oggi 
è stata oggetto di più attente osservazioni ; e si è incominciato a mettere a posto le 



CAVA D ISPIGA 



482 — 



SICILIA 



cose, a lasciar da parte le esagerazioni, a distinguere cronologicamente et etnicamente 
le reliquie superstiti ('). 

Le quali se non costituiscono monumenti di primo ordine ma sono tutte dovute 
a povere genti rusticane, meritano nondimeno attento studio ed esame, per togliere 
il fitto velo ond'è avvolta la storia e la condizione delle popolazioni rurali antiche. 
Più volte sollecitato, anche in nome del Ministro dell'Istruzione, dal deputato del 




FiG. 18. 



collegio, on. Rizzone, dall'Ispettore onorario di Modica bar. F. Sav. Polara, e da pa- 
recchi signori di Modica, ai quali tutti mi è grato esprimere riconoscenza per gli 
aiuti d'ogni maniera prestati, volli in quest'anno dedicare alcuni giorni a studi e scavi, 
prendendo soprattutto di mira le tracce della civiltà più antica, la sicula. 

Sotto la contrada Calicantona, dove nella casetta ospitale del sig. Carm. Giardina 
posi il mio quartiere generale, si inizia dapprima aperta, poi man mano profonda ed 
incassata, la Gavetta Lavinaro, che sbocca in Ispica presso il cosidetto Castello, con 
un percorso di circa 3 km. La parte superiore di essa, per quanto aspra e petrosa, è 
stata trasformata dalle vigili cure del sig. Giardina in un parco naturale di olivi, 
fastucche, carubbi, noci, granati clie la rendono piacevole nella sua asperità. Qui esiste 
un gruppo sepolcrale siculo con un centinaio di camerette, delle quali presento due 
sciiizzi (figg. 18 e 19); una specialmente è degna di osservazione, per il padiglione 



(') A titolo di onore cito la bella monografia dì P. Rovelli, // comune di Modica, descrizione 
fisico-antropica (Palermo 1904), che alla Cava dedica pagine (211-220) sensate. E quella più ampia 



SICILIA 



— 433 — 



CAVA D ISPICA 



decorato di cinque rozzi pilastri faticosamente ricavati dalla roccia, decorazione che 
si ripete in una seconda, e che mai altrove mi è venuto fatto di riscontrare. Le celle 
sono spaziose, talune con loculo, qualche altra con lettuccio funebre appena accennato, 
tutte a volta pianeggiante; dalla loro conformazione arguii fossero del 1° periodo si- 
culo, ciò che fu confermato dal risultato, per quanto scarso, degli scavi. Ne esplorai 
16, le quali, sebbene contenessero abbondante terra, eran state violate in antico. Il 
poco materiale ceramico rinvenuto ripete forme conosciute di tazze e boccaletti; di 
coltelli silicei si ebbero solo frammenti ; di oggetti ornamentali una sessantina di 





FiG. 19. 



FiG. 20. 



minute perlette discoidali di sostanza bianca (fossile ?) ; era talismano una pietruccia 
a saponetta nerastra e ferruginosa, con foro di sospensione, analoga per forma e materia 
a quelle trovate in parecchie altre necropoli siculo ; un frammento di conchiglia Triton 
avrà servito a scopi ornamentali. Gli scheletri erano 15 nel sep. II, 2 nel III, 3 nel 
IV, 6 nel V, circa 10 nel VI; ma conviene notare che tutti i sepolcri vennero rima- 
neggiati in un passato piuttosto remoto. 

Nel tratto medio della Cava Lavinaro, dove essa si sprofonda, abbiamo copiose 
tracce di altra gente, vissuta quasi due millenni dopo i Siculi; nella fiancata destra 
della Cava visitai una dozzina di piccole camere nella roccia, con porta rettangolare, 
contenente ognuna da 10 a 40 ampie fosse sepolcrali; invano ho cercato un segno 
qualsiasi di cristianesimo, come croci, monogrammi e titoli, ma non è perciò men 
certo che codesti sieno ipogei cristiani. Un poco più a valle, sempre sull'alto margine 
destro, un altro gruppo di camerette funebri ed in tutta vicinanza ad esse un come- 



di S. Miliardo, Cava d'Ispica, studi storici ed archeologici (Ragusa 1905), nella quale per la prima 
volta si fa una giusta valutazione, per età e siti, degli avanzi monumentali. Resta ora il desiderio 
di una grande pubblicazione, ove sia illustrato in dettaglio ogni gruppo, premessi gli scavi necessari. 



CAVA D ISPICA 



— 434 



SICILIA 



tero « sub divo » con una sessantina di fosse campanate nella roccia ; i poderosi co- 
pertoni che in origine le proteggevano apparivano rimossi, l'interno violato da secoli. 
Nondimeno volli esplorarne circa la metà; e soltanto da una contenente uno scheletro 
col cranio a sud-est ebbi un ampio piatto di sottilissimo vetro ed un bicchiere color 
violetto, ricomposti dai frammenti; di più due perle policrome. Da un altra frammenti 
vitrei ed una pasta figurata. È certo la stessa gente, la stessa età dei sepolcri di Co- 
tominello, di s. Mauro Sotto (Fanales), dei Grotticelli di Siracusa, e di altre ne- 
cropoli, sempre spogliate del meglio, che appena ora s'incomincia a studiare. Ma 
dove erano gli abitanti di questa gente rurale ? Nessun gruppo di camere si avverte 
nella media e bassa Cava, ma giù allo sbocco in Ispica vi hanno due magnifici 
grnppi trogloditici che contano fino a cinque ordini di abitazioni ; però essi sono troppo 
discosti, onde è meglio collocare il villaggio con capanne in rozza muratura negli 
aperti piani di ,Calicantone e Gisirella, fiancheggianti la Cava, adatti a pascoli e 
colture frumentizie. Fin qui degli scavi da me praticati. 

Darò ora una rapida corsa agli altri gruppi archeologici della parte superiore 
della Cava, che sono i più ragguardevoli. Presso l'incontro delle due Cavuzze, che 
unendosi formano il corso idrico del Busaidone, il quale percorre tutta Ispica sino a 
Spaccaforno, si osservano i più bei complessi nettamente cristiani della regione. Quivi 
alla sinistra del grande ponte, al molino Medica, due vaste catacombe, una deno- 
minata Lardella, l'altra di s. Maria, sono oggi tutte manomesse e nulla promettono, 
ma dovrebbero venir rilevate. Più sopra, in una spianata rocciosa, in mezzo ai ruderi 
di un abitato bizantino, che di giorno in giorno vanno più scomparendo, s'ergono gli 
avanzi di una massiccia fabbrica detta s. Pancrati (fig. 20), certo chiesa bizantina 
rettangolare triabsidata, che nel nome corrotto mi fa piuttosto pensare ad un Tlav- 
ToxQaTùùQ che a s. Pancrazio. L'edificio meriterebbe di essere sgombrato dai cumuli 
di pietrame scaricato in esso, e poi esplorato e disegnato, salvandolo da ulteriori 
oifese. 

A nord-ovest del molino Scuces la Grotta dei Santi, vasto camerone sotterraneo 
colle pareti tappezzate di imagini di santi dipinte, offrirebbe buona materia di studio 
ad un cultore dell' arte, che indagassa gli incunaboli della pittura religiosa in 
Sicilia. 

Sulla destra del fiume, di fronte alla Larderìa, un enorme bastione di roccia, 
che formando gomito sbarra la valle, e che denominasi Spezieria, racchiude nei suoi 
fianchi un vasto cemetero cristiano, ma non sotterraneo, a più ordini di sepolcri a 
fossa con arcosolì, distribuiti sopra le pareti esterne del colle ; anche questo cemetero 
non è mai stato metodicamente esplorato, e va ogni giorno deperendo per offese dei 
villani e per erosioni. Da questo lato una grottieella presso la casetta Bellomo, un 
tempo chiesetta, e forse centro di piccola laura, ed oggi rimessa di carri, porta nelle 
sue pareti ormai languide tracce di pitture murali ad intonachi sovrapposti, gli ultimi 
dei quali mi sembrano risalire al sec. XIH, ma ne coprono di assai più antichi. 

Ho segnalato questi gruppi monumentali più prossimi al molino Medica, dove il 
visitatore può recarsi in carrozza, e più facili a rintracciare sulla scorta della carta 
dello Stato Maggiore, perchè l' Ufficio Regionale per i monumenti della Sicilia volga 



SICILIA — 435 — CAVA d'ispica 

ad essi le cure che meritano ('). Ma l'opera del Governo sarà vana o per lo meno 
insufficiente, se non vi concorra il Municipio di Modica con qualche lieve contributo 
pecuniario, e soprattutto se non entrerà nello spirito del pubblico la convinzione, che 
i migliori custodi dei monumenti devono essere i proprietari, ai quali il Governo 
affida la tutela dei documenti del loro passato. 

Chiudo questo rapidissimo excursus nella parte superiore di Ispica con due 
considerazioni. Tra i gruppi più antichi di essa, le tombe sicule, ed i cemeteri cristiani 
del V-VI sec. d. Cr., vi è un salto di oltre un millennio e mezzo. Vero è che non 
sono ancora stati esaminati altri gruppetti siculi, esistenti in punti diversi della 
lunghissima « falaise » e sul ciglio dei circostanti altipiani; né io posso affatto pen- 
sare ed ammettere che la contrada sia rimasta per tanti secoli disabitata. Se fin qui 
non si sono riconosciute tracce di sepolcri greci, lo attribuisco a mancanza di osser- 
vazioni ed anche alla circostanza, avvertibile nei tempi classici, come nei recenti, che 




FiG. 21. 



la popolazione di Cava d'ispica era ed è fluttuante. Ma il sig. Cannata che con tanto 
amore tutto osserva, ed ogni briciolo archeologico raccoglie, mi ha fatta vedere una 
raccoltina di piccolo vasellame greco, grezzo o dipinto in nero, proveniente da varie 
località della valle. Trattasi di povere forme non decorate, dei sec. V a III, prive 
di valore archeologico, ma che hanno invece un significato topografico, siccome quelle 
che colmano una lunghissima lacuna, e dimostrano la frequentazione di gente, e la 
penetrazione di articoli greci nella valle durante i secoli anzidetti. E di pari passo 
coi vasi procedono le monete, delle quali esaminai un centinaio presso il sig. Cannata, 
e qualcuna acquistai nelle mie escursioni ; cominciando dalle greche del sec. IV, vidi 
molte romane, e più copiose di tutte le bizantine, il che reca conferma all'opinione 
da me professata sull'età dei grandi villaggi trogloditici ; seguono poi le normanne e 
le medioevali, sino alle maltesi ed alle borboniche di un secolo addietro. Il bel fer- 
maglio in bronzo, di età gotica o bizantina, con rozza figura di leone fusa e forte- 
mente ripresa a punta, donato dal sig. Cannata al Museo, e qui pubblicato (fig. 21), 

(') Né voglio qui tacere il nome di un modesto ma fervido cultore della storia e dei monu- 
menti di Ispica, il sig. Melchiorre Cannata Civello di Modica, abitante nella sua piccola fattoria 
di Calicantone; in lui il forestiero troverà una guida esperta ed entusiastica di tutti gli avanzi 
della valle. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 57 



CAVA d'ISPICA — 436 — SICILIA 

fu rinvenuto a grande profondità presso un'abbondante sorgente, sfruttata da antichi e 
moderni, ed è un campione di quell'arjie ornamentale fantastica diffusa dall'Oriente 
dopo la decadenza romana in tutta l'Europa centrale ed inferiore, ma che in Sicilia 
deve la sua origine alle influenze dirette di Bisanzio. 

Cava d'Ispiea non potrebbe oggi, né poteva in antico, alimentare che una popo- 
lazione ristrettissima; eppure le traccia di una intensa abitabilità dimostrano che 
essa fu luogo di rifugio a numerose genti, trattevi anche dall'abbondanza delle acque, 
il cui compito era la coltura delle vaste terrazze laterali digradanti verso lo sbocco 
della cava e la costa. Fu dunque una popolazione eminentemente agricola e pasto- 
rale, che non ebbe importanza storica, politica od artistica, ma che alla decadenza 
dell'impero costruì delle piccole comunità autonome, civili e religiose, coi suoi vil- 
laggi, i suoi cemeteri, le sue chiesette. E come la sicula Motyka rispecchia oggi nel 
tipo fisico di buona parte dei suoi abitanti, e di quelli delle circostanti montagne, 
la sopravvivenza della razza sicula, non mai obliterata, cosi penso che attraverso tutti 
i secoli la popolaziane ispicana rimanesse in gran maggioranza sicula, con insignifi- 
canti infiltrazioni di Greci, Eomani, Bizantini ed Arabi; essa subiva però ed accet- 
tava in varia misura i portati delle diverse civiltà e signorie politiche che si seguirono 
dal sec. Vili in poi. 

Capitello greciszante di Cava d' Ispica. — Ad attestare la penetrazione di 
formo e di gusti artistici greci, per quanto corrotti ed imbarbariti sotto le rozze 
mani che li elaborabano, produco un pezzo architettonico, di scarso valore artistico, 
ma non privo di significato storico. È un capitello donato dal comm. L. Mauceri nel 
giugno u. s. al Museo della sua città e proveniente da un punto incerto della Cava('). 

Il pezzo vedesi riprodotto alla fig. 22; è un capitello di parastade, in calcare 
bianco siracusano, con cornice superiore aggettante, decorato nel prospetto di un mo- 
tivo a calice, piuttosto inciso che scolpito, desinente in due piccole volute, che sui 
fianchi formano cartoccio costolato ; motivo che torna sovente nei capitelli ionici di pila- 
stri del V e IV secolo ; come in quello di severa eleganza di Megara Hyblaea, ante- 
riore al 480 (Orsi, Megara Hyb., tav. II bis), nell'ApoUonion di Mileto, nel tempio 
di Atena a Priene ecc. (Durm, Baukunst der Griechen, II ed., pagg. 273 e 275). 
Questi capitelli greci sono riccamente decorati di giragli e fogliami, mentre l'ispi- 
cano è spoglio di accessori e per giunta tradotto in forma grossolana. Farmi perciò 
una rozza imitazione da originale greco, dovuta ad un volgare scalpellino di cam- 
pagna; e per quanto, data l'indole della scoltura, sia un po' difficile precisarne l'epoca, 
non escluderei possa risalire anche al secolo V. L'alt, ne è di cm. 34 ; le dimensioni 
del tegolo superiore, munito al centro di foro quadro, di cm. 39 X 28. 

Pochi giorni di scavi e di osservazioni limitati ad una sola parte della Cava 
hanno dato i modesti frutti che io ho qui compendiati ; ma ben altrimenti avremmo 



(') Penso esso s'abbia a riferire alla scoperta menzionata dal prof. Minardo (op. cit., pag. 39) 
e « segnalata non molto tempo fa da nn proprietario della valle, il sig. Or. Amore, il quale afferma 
di aver trovato ad una notevole profondità, mentre praticava uno scavo nella sua campagna, alcuni 
pilastri con dei capitelli, i quali attestano l'esistenza colà di un'antica e cospicua dimora ». 



SICILIA 



— 437 — 



BDCCHERI 



potuto discorrere dei singolari monumenti di essa, se in passato piìi estese fossero 
state le indagini, se ogni frammento fosse stato con cura raccolto, ogni scoperta for- 




lAVA iSpi ca 
24892 




FiG. 22. 



tuita segnalata. Gli è perciò che dobbiamo riprometterci di meglio da nuovi scavi, 
che si tenteranno in avvenire. 



X. BUCCHERI — Ripostiglio monetale. 

Fino dal dicembre del 1904 corse voce che in vicinanza di Buccheri, sull'alta 
montagna che declina verso Vizzini, si fosse scoperto un tesoretto monetale, che sarebbe 
poi andato diviso fra gli scopritori, persone di Vizzini e di Mineo. Intervenuta la 
Polizia si potè appena mettere le mani sopra una trentina di stateri d'argento di Co- 
rinto, volgarmente detti Pegasi. Dopo parecchi mesi di silenzio alcuni antiquari di 
Siracusa recatisi a Buccheri e Vizzini ricuperarono parecchie monete che io vidi, e 
che giovano a stabilire in qualche modo la formazione del tesoretto, malgrado molte 
altre sieno andate disperse ; il tesoretto presenta la singolarità di essere costituito da 
monete non siceliote. 

Corinthus. — Stateri, detti Pegasi, di cattiva conservazioni e logori; quantità 
incerta. Riconosciuti trenta. II e. d. Pegaso è la moneta più comune che si trova in 
Sicilia, sopratutto nelle parti occidentali, dove nella seconda metà del secolo IV a. Cr. 
ne vennero introdotti migliaia e migliaia di pezzi, rimasti poi a lungo in circo- 
lazione. 



MINEO — 438 — SICILIA 

Thasos. — Ho visto con sorpresa tre esemplari di grandi e larghi tetradrammi di 
tipo attico colla testa imberbe di Dioniso e nel IJ colla figura di Eracle accompa- 
gnata dalla leggenda HPAKAEoY ZriTHPOZ GAZIXlN; essi pesano gr. 16 7^, 
non sembrano di conio originale, ma contratfazioni delle tribìi barbare della Tracia. 
Sono pezzi di larghissima diffusione nella Grecia settentrionale, e datano dal 136 a. Cr. 
in poi (Head, Hist. num., pag. 229). Essi devono essere pervenuti in Sicilia per la via 
della Macedonia, le cui monete non sono rare nell'isola, ed erano anche rappresentate 
nel tesoretto di Buccheri ed in quello di Siracusa del 1899. 

Eeges Macedoniae. — Tetradrammi di Alessandro me ne vennero presentati 
quattro colla testa di Eracle e con Giove seduto ; su questa oscura monetazione du- 
rata dal 334 al 200 circa cfr. Head, op. cit., pagg. 199-200; gli esemplari da me 
esaminati, quasi fior di conio e di stile fine, non appartengono certo alle ultime e 
scadenti emissioni. 

Di Filippo II (359-336) esaminai due bellissimi stateri d'oro (T. di Apollo — 
Biga) ed alcuni tetradrammi colla testa di Giove nel dritto, e nel rovescio la leg- 
genda <t)lAinnoY, accompagnata da garzone nudo con palma a cavallo, o con cava- 
liere macedone barbuto vestito di clamide e causia (Head, op. cit., pag. 196). 

Per quanto frammentari, questi elementi dimostrano che il ripostiglio di Buc- 
cheri comprende monete di due secoli, e venne sotterrato nella seconda metà del 
secolo II. In questo tempo si svolge in Sicilia la prima guerra servile, scoppiata 
nel 134 e durata tre anni; non so se il nascondimento del nostro peculio abbia a 
mettersi in relazione con qualche episodio di essa. 

Commerci diretti fra la Sicilia e Thasos non sono affermati da bolli di anfore, 
da altre testimonianze che io sappia ; mentre sono copiose in Sicilia le anfore rodie 
ed i loro manichi timbrati. In ogni modo il tesoretto di Buccheri mostra, come ces- 
sata in Sicilia colla conquista romana la monetazione in argento, si suppliva in parte 
coi denari romani, ma più con i pezzi macedoni, durati a lungo in circolazione, e 
forse più graditi ad una popolazione rimasta essenzialmente greca. 



XI . MINEO — Ripostiglio monetale. 

Nel febbraio dell'a. e, un villano di Mineo, per nome Giov. Tommaselli, trovò 
in contrada Monte o Papajanni un vaso con una quantità di monete che non si potè 
mai precisare. Lo zelante ispettore locale, cav. Corr. Guzzanti, si adoperò in ogni modo 
affinchè le monete venissero denunziate e mandate in esame al Museo. Ma le sue pra- 
tiche essendo tornate vane, la cosa fu rimessa in mano dell'autorità giudiziaria che, 
caso raro, pervenne a far sequestrare 55 pezzi. Ma pare che il tesoro fosse di gran 
lunga più ingente, e che dopo la prima scoperta parecchi villani frugando il terreno 
ritrovassero molte altre monete trascinate in giro dalle acque, dopo la rottura del vaso. 
Certo che non è esagerato il numero di 500 pezzi, appreso dalla bocca di antiquari 
accorsi sul posto ; e certo è ancora che sulla piazza di Mineo, come sui mercati anti- 



SICILIA — 439 — MINEO 

quari di Caltagirone, di Catania e e di Siracusa in un certo momento si contavano 
a diecine i tetradrammi di Agatocle ed i punico siculi Ciiè di queste due specie sopra- 
tutto consisteva il tesoretto, sia per lo notizie da più parti attinte, sia anche per l'esame 
dei pezzi detenuti dall'autorità giudiziaria, che potei compiere a mio agio, come vedasi 
dal catalogo seguente : 

1. S//racusae. — Tetradramma arcaico con testa di Aretusa e quadriga, consu- 
matissimo. 

2-8. Agatocle, prime emissioni (317-310). Tetradrammi colla testa di Aretusa e 
la quadriga sormontata dalla trischele. 

9-20. Idem, seconda emissione (310-289). Tetr. colla testa di Cora e colla Nike 
ed il trofeo. 

21. Gela. — Tetradramma di stile bello, coniato fra 466-415, col toro a faccia 
umana e molto logoro. 

22-25. Punico-Sicale. — Tetradrammi colla testa di Persefone, quadriga sormon- 
tata dalla Nike e leggenda punica « ziz » (Hill, Coins of ancient Sicily, tav. X, 11). 

26-32. Idem. Testa di Persefone con testa di cavallo, e leggenda punica 
« campo ». 

33-48. Idem. Testa di Eracle e testa di cavallo talvolta accompagnata da piccola 
palma, e colla leggenda « campo ». 

49. Idem. Testa di Persefone; cavallo intero e sullo sfondo grande palma. 

Queste monete punico-sicule hanno una estensione di tempo abbastanza rilevante, 
siccome quelle che comprendono buona parte del sec. IV; le piii antiche sono inspi- 
rate a tipi siracusani, le più recenti colla testa di Eracle risentono della monetazione 
di Alessandro. Quanto alla conservazione si osservano tutte le gradazioni dal quasi 
fior di conio fino alle mezze fruste. 

50-53. Athenae. — Tetradrammi colla testa di Atena e la civetta, da ritenere, per 
lo stile, anteriori al 430 e tutti logori. 

54-56. Corinthus. — Un Pegaso e due piccole frazioni di esso colla testa di 
Afrodite. 

Il pezzo più antico del ripostiglio è quello siracusano del tempo dei Dinomenidi, 
poi viene il gelese ; i più recenti le seriori emissioni di Agatocle. Circolavano dunque 
contemporaneamente monete coniate già da due secoli, il quale fatto conferma quanto 
sapevasi per altri tesoretti monetali. L'abbondanza delle monete punico-sicule da 
campo, coniate nella Sicilia occidentale ed in Palermo, prova che nel sec. IV esse 
inondavano tutta l'isola, ed avevano corso regolare anche nelle città greche. E si com- 
prende come gli assedi di Siracusa per opera di Amilcare, e le patite sconfitte, non 
meno che le invasioni di Agatocle in Africa avessero posto i Greci in possesso di 
copioso numerario cartaginese. 

Il ricco peculio deve esser stato nascosto nella seconda fase del regno di Aga- 
tocle, cioè nei primi lustri del sec. 111. 



OALTAaiRONK 



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SICILIA 



XII. CALTAGIRONE — 1. Necropoli greca a s. Luigi. 

Illustrando nelle Notizie 1904, pag. 134 e segg., la necropoli rinyenuta a pochi 
passi dalla città, ho rirendicato a Caltagirone se non una origine greca almeno l'esi- 
stenza di una piccola colonia greca, installatasi tra il VII ed il VI secolo, in una 
delle basse collinette presso il giardino pubblico attuale, mentre l'elemento siculo con- 






FiG. 23. 



tinuava a tenere le alture più forti sulle quali si stese poi l'abitato moderno. Né era 
colonia in senso politico antico, ma coabitazione di Greci presso Siculi. Di questa azione 
greca è testimonio anche un frammento di grande cratere a calice, di stile rosso bello, 
rinvenuto nel centro della città, gettando le fondamenta del palazzo Patti presso il 
Municipio; essa porta l'avanzo di un panneggio, e completa una figurina dionisiaca 
nuda con bastone nodoso da cui pende una nebride ; ed è buon lavoro attico della metà 
del secolo V. 

Completando i lavori stradali al rettifilo di s. Luigi presso la stazione, nella 
limitrofa collina di Casa Santa si scoprirono altri sepolcri ; di due la suppellettile fu 
fu posta in salvo al R. Liceo (da notare una bella anfora geometrica in tutto simile 
all'esemplare Notizie 1904, pag. 133); di parecchie altre venne trafugata dagli ope- 
rai. Per il Museo mi venne fatto di acquistare un campionario di piccoli vasi per lo 
pili attici a f. n., uno solo a f. r. e di figurine, di cui produco qui i tre tipi prin- 
cipali attesa la specialità della provenienza (fig. 23). 



SICILIA — 441 — LICODIA KUBEA 

2. Nuove esplorazioni di M. S. Mauro. — Due brevi ma fruttuose campagne ese- 
guite nel 1903 e 1904 {Notizie 1903, pag. 432; 1904, pag. 373) mi avevano già 
fornito dati e raatena per una monografia sulla anonima ed aperta città, sicnla cer- 
tamente di origine, ma che nel VI secolo accolse largamente civiltà e fors' anche popo- 
lazione greca. 

In questo anno completai gli studi topografici, prendendo disegni e fotografie, 
esplorai una casa di costruzione, a quanto pare, non greca; si tentarono assaggi in 
più punti, ed a s. Mauro basso, nel predio Fanales si esporarono altri quattro se- 
polcri del cemetero bizantino. Così i materiali ammaniti in tre anni a s. Mauro ci 
pongono in grado di dare una prima monografia sopra una località, ferace di prodotti 
archeologici, fin qui trascurati e dispersi. 

3. Necropoli bizantina a Cotominello. — Dall'alto del monte di s. Michele scende 
verso mezzogiorno una valletta, che nel suo medio corso, messo a boschi di noccioli, 
di sugheri, e più giù di ulivi, prende nome dal feudo di Cotominello. Sullo spalto 
occidentale di questa verdeggiante e romita conca ebbero stanza nell'atto medioevo 
alcune famiglie di villici che nel sito denominato Piano delle Cannelle lasciarono 
tracce dei loro modesti abitati e di sepolcri ; i quali, in numero di una buona cinquan- 
tina, erano fino a pochi anni or sono, in quel sito visitato solo da pastori, ed appena 
due volte all'anno, per la semina ed il raccolto, da agricoltori, intatti. Ma la scoperta 
di qualche oggetto d'oro sollecitò le brame di pastori e contrabbandieri, sicché nei 
pochi giorni passati da me sul posto nel giugno passato, non mi rimase che a con- 
statare i saccheggi, ed a prendere i tipi dei sepolcri, grandi fosse campanate nella 
terra rivestite di scaglie o di piccola muratura, con poderosi lastroni di coperta. Ognuna 
conteneva parecchi cadaveri, e bicchieri di vetro sottilissimi frantumati, con qualche 
orecchinetto d'oro e qualche fermaglio in bronzo, di più con abbondanti perle vitree. 
Nei miei scavi poco ho rinvenuto, ma fortunatamente avevo già assicurato al Museo 
un buon campionario della modesta suppellettile funebre. Esso, col materiale di 
s. Mauro basso (Fanales), di Racineci, e di qualche altra contrada delle montagne 
caltagironesi ci porge una imagine della cività e dell'industria in voga nelle campagne 
nei tempi gotici e bizantini, e contribuisce a chiarire una pagina storica ancora molto 
oscura. 

L'arte industiale di questo periodo offre molti contatti con quella volgarmente 
detta barbarica del continente italiano, ma se ne distingue per talune caratteristiche 
derivanti dall'influenza di Bisanzio. 



XIII. LICODIA EVBEA — Sepolcri siculi e piccole catacombe cri- 
stiane. 

Al piede della collina del Calvario, la quale, come è noto, contiene numerose 
camerette funebri del 3" e 4° per. siculo, nella terra di Gius. Pepi fu scavato nello 
scorso giugno un sepolcro, che constava di due celle succedentesi a livello diverso. 



LICODIA EVBEA 



442 — 



SICILIA 



Quella anteriore ingombra di terre e violata in antico nulla diede; la seconda a cui 
si accedeva per una piccola porta sbarrata da tre pezzi aveva al centro una fossa 
profonda ed ai lati due ampie banchine. Non si riconobbero tracce di scheletri, certo 
macerati dall'acqua e dal fango, ma sulla banchina d. un grande cratere d' industria 




FiG. 24. 



locale, alt. cm. 23 '/z , a fondo bianco con fregi bruni era munito di due ansette pla- 
stiche, imitanti le maniglie girevoli di un esemplare in bronzo, evidentemente ripro- 
dotto in creta (fig. 24) ; eravi ancora in questo punto un kothon di maniera corinzia 




Fio. 25. 



a fondo gialletto con fascio rosse. Nella fossa centrale giaceva una oenochoe indigena 
ed una lucerna attica ombelicata, a vernice nera con fascia rossa al labbro, del prin- 
cipio del sec. V 

Il sepolcro, che qui riproduco in sezione o pianta (figg. 25 e 26) è una nuova 
variante dei tanti tipi licodiesi ormai conosciuti {Roem. Mitlheil. 18iJ8, pag. 309 



SICILIA 



— 443 



LICODIA EUBEA 



e segg.). In ogni modo è da constatare ancora una volta, come al principio del sec. V, 
quando l'elemento indigeno correva a gran passi sulla via della ellenizzazione, per 
quanto riguardava i tipi sepolcrali aviti restava tenacemente conservatore. Anche il 
cratere fittile a maniglie non era per Licodia una novità (o. e, pag. 309, fig. 3). 

Dei due colli che cingono a settentrione ed a mezzogiorno la borgata, il Calvario 
racchiudeva la necropoli sicula, il Castello i cemeteri cristiani a « formae » ed a 








Pio. 26. 



camerette, con fosse e loculi, simili a piccole catacombe. Di queste ultime ho dato già 
esteso ragguaglio nella Roemische Quarlalschrifl fÈr christl. Alterthumsimnde 1904, 
pag. 235-248. In quest'anno si eseguirono nuovi scavi sempre dietro le casette di 
via Salnitro e precisamente in quelle di P. Cafici, di S. Failla, e di V. Busso, esplo- 
rando, fin dove il pericolo di enormi frane lo permetteva, altri piccoli cubicoli, da 
cui si trassero alcune buone lucerne ma nulla affatto di titoli, bronzi o vetri. 

Ma fra ì due gruppi monumentali del Calvario e del Castello intercede una lacuna 
d'un millennio, cioè dal principio del sec. V a. C, al V-VI sec. dopo ; lacuna per ora 
interrotta dal bel titolo greco di buona epoca edito in Notizie 1903, pag. 435, che 

Notizie Scavi 1905. — Voi. IL 58 



UCODIA EUBEA 



—rui — 



SICILIA 



limane però troppo isolato per documentare una Licodia greca subentrata alla sicula. 
Così pian piano col progresso degli scavi si viene chiaramente delineando la situa- 
zione storica di codesti Siculi dei monti herei. La borgata di Bubbonia scompare 
totalmente nella prima metà del sec. V; a s. Mauro s'intìltrano nel VI sec, non sap- 
piamo se per conquista od amichevolmente accolti, elementi etnici greci^ a Caltagi- 
rone troviamo i Siculi accanto ai Greci ; a Terra Vecchia di Grammichele il fenomeno 
si accentua, ma non possiamo dire ancora, se si tratti di fusione o di sostituzione. 
Certo è che la guerra nazionale capitanata da Ducezio e fallita segna la scomparsa 



llliilliliiirilil|ilM*»«Wllim 



:iwi|iiwuiMji»iii»i«»iji!»a.iiigmMlM»llHi< 




Fio. 27. 



della civiltà sicula con propria fisionomia. Ma resta ancora ad indagare, dove e come 
sieno sparite le popolazioni sicule, se disperse, trapiantate altrove, ovvero fuse ed 
assorbite. 

A questo periodo oscuro dai tempi greci ai romani, appartiene un altro monu- 
mentino, rinvenuto però non in Licodia, ma in contrada Quattro Porci, fra Licodia e 
Grammichele. 

È una tegola bordata (fig. 27), sulla quale prima della cottura vennero trac- 
ciati a stecco due nomi KsQQiovog Tvvvog vel TvXvog. La tegola serviva di chiusa 
ad un sepolcro a fossa nella roccia ed avrebbe contenuto una lucerna a vernice nera. 
Dato il carattere rustico così del sepolcro, come della grafia e dei nomi, riesce un 
po' difficile precisarne l'epoca, che in ogni modo deve essese della decadenza greca. 

Per ultimo produco un altro manufatto prettamente greco, cioè un'anfora rodia, 
dalle caratteristiche anse a gomito coi bolli rettangolari. 

APISTinNOS Dumont Ifiscript. céram. pagg. 84-55 ; anche questa rinvenuta non 
già in Licodia, ma dentro un ipogeo a Sciri Sottano, a circa 10 km. dal paese, in 
una contrada che ci ha già dato un altro titolo di tarda grecità (Kaibel, n. 254; 
Notisie 1903, pag. 436). 



SICILIA — 445 — MINIACE 



XIV. MANIACE (Comune di Bronte) — Avaiisi di balina con mosaico. Se la re- 
gione etnea dal punto di vista archeologico è quasi una incognita, malgrado gli importanti 
centri di Randazzo a settentrione e di Adornò a mezzodì, il versante occidentale poi 
mai è stato per quanto io sappia argomento di studi e di pubblicazioni. Eppure non 
vi difettano nel raggio di Bronte e Maniace reliquie dei bassi tempi romani, e bizan- 
tini, ma più dei normanni, che vorrebbero essere meglio conosciute di quello non 
sieno sin qui. Prova ne sia la casuale scoperta avvenuta nello scorso aprile, e sulla 
quale do ora un cenno provvisorio, in attesa dello scavo definitivo rimandato, per 
difetto di mezzi, al venturo autunno. 

Ad un km. circa a mezzogiorno dell'austero castello di Bronte, dove la signo- 
rilità di un proprietario illuminato, il duca Nelson Hood di Bronte, ha raccolto un 
vero Museo d'opere d'arte nostrane e straniere e di preziosi ricordi del grande am- 
miraglio, e dove la severa chiesetta normanna conserva ancora intatto il suo ammi- 
rabile portale, certo Luigi Schilirò, bonificando un tratto di terreno ricco di ruderi 
pertinenti, come vuoisi, al villaggio bizantino di Maniace, s'imbattè in alcuni muri 
che in parte vennero distrutti. Si procedette con maggiore cautela solo allora che si 
avvertirono tracce di musaici. 

Ho esaminato sul posto gli avanzi superstiti di questo piccolo edificio, cioè tre 
ambienti, due rettangolari ed uno circolare, riferibili ad una piccola balina, la cui 
esistenza non è soltanto attestata dalla stuttura dei vani ma altresì da tracce di con- 
dottare. L'ambiente maggiore di m. 4,95 X 4,10 (non completamente sterrato, essen- 
dosi intimata la sospensione dello scavo) è decorata di un pavimento in opera musiva 
policroma, formato di tesselli marmorei, silicei, calcari, testacei e di lignite fossile (?) ; 
il campo è diviso da tenie in medaglioni ed in riquadri ottagonali; al eentro un 
medaglione con stambecco corrente, circondato da quattro nodi di Salomone; accan- 
tonati ad esso quattro ottagoni con due busti muliebri, uno virile e due oche. Nei 
medaglioni di ponente un lupo, un uccello su rami, un capriolo ed un stambecco. 
Nel lato di levante, incompleto, due rosette ed una Medusa; a nord fra due dischi 
un capriolo corrente. La tecnica del mosaico parmi alluda ai tempi della decadenza 
romana. 

11 secondo vano rettangolare di m. 2,50 X 1,80 aveva pùi-e il pavimento a mo- 
saico con fondo bianco e quadretti concentrici, bianchi, rossi e piombini. Il terzo vano 
circolare, o meglio a ferro di cavallo (diam. m. 2,10), porta nel pavimento e sulle 
pareti residui di impellicciatura marmorea. 

In autunno verrà sgomberato e rilevato quello che resta dell'edificio, si ripren- 
deranno i mosaici, e soltanto dopo queste operazioni sarò in grado di dare più ampi 
ragguagli sulla forma, destinazione ed età di codesta costruzione. 



GELA 



446 



SICILIA 



XV. GELA (Terranova di Sicilia) — Nuovi scavi nelle necropoli. 

Gela frugata e rifrugata nelle sue necropoli urbane e suburbane, pur sembrando 
esaurita restituisce sempre nuove piove dell'antica ricchezza e del benessere economico 
dei suoi abitanti. 

Il predio Lauricella nel vallone di s. Ippolito era stato troppe volte tentato dai 
suoi proprietari, perchè si dovessero nutrire fondate speranze di scoperte rirauneratrici. 




FiG. 28. 



Ma per i miei studi interessava conoscere l' indole di questo gruppo, e però nel feb- 
braio u. s. vi esplorai 65 sepolcri, quasi tutti intatti, che vengono a fissare cronolo- 
gicamente e topograticamente un caposaldo nella arruffata questione delle necropoli 
gelesi. Il gruppo Lauricella apparteneva al periodo dello stile nero ed ai primordi 
del rosso. Il materiale da me esumato non contiene pezzi ragguardevoli, ma acquistai 
dal padrone del fondo alcuni buoni vasi quivi rinvenuti in precedenza, tra cui il 
kantharos a doppia faccia muliebre dato a fig. 28, il quale rammenta per più rispetti 



SICILIA 447 — M. BUBBONIA 

i belli articoli dei ceramisti plastici Charinos, Prokles, Kaliades, Epilykos, sebbene 
la mancanza di firma renda incerto a quale' dei maestri s'abbia a ricondurre. 

Nel predio Di Bartolo, all'opposto lato del cemetero, restava ancora inesplorata 
una piccola area, nella quale infatti si riconobbero cinque nuovi sepolcri, gli ultimi 
del gruppo, che così risultò formato di 83 tombe. Una di esse diede due grandi lucerne 
bilichini, quattro grandi skyphoi, due lekanai ebanine, ed una lekythos a f. n. ; di più 
quattro anforette nolane tutte con f. r. di mediocre disegno. Un'altra era formata da 
uà grande sarcofago fittile, o baule, con colonnine nell' interno, e colle fronti esterne 
a cornici e riquadri. Il morto era accompagnato da due lekythoi bianche ; una a pal- 
mette, disfatta, l'altra colla rara rappresentanza della violenza amorosa di Paleo 
contro Tetide figlia di Nereo, e colle metamorfosi che questa subisce per sfuggire 
all'aggressione del suo amante. 

L'agro gelose, sopratutto nel tratto fra il Gela ed il Durillo, non era in antico 
desolato e disabitato come oggi, ma occupato da ville, fattorie, villaggi, ad ognuno 
dei quali rispondeva un gruppo di sepolcri od una piccola necropoli. Gli scavatori 
terranovesi espulsi dalla città si sono dati oggi a saccheggiare i sepolcri della cam- 
pagna, dove compiono inosservati la loro opera riprovevole. Ho potuto ricuperare una 
piccola serie di lekythoi attiche di stile rosso della migliore epoca rinvenute, assieme 
agli avanzi di un sarcofago a colonnine ioniche, nello scorso inverno manomettendo 
un gruppo di sepolcri in contrada Spinasanta. 

Sulle scoperte gelesi di quest'anno non dico di più, perchè la illustrazione defi- 
nitiva di esse fa parte del volume su Gela, relativo agli scavi 1900-1905, la cui 
redazione è ora condotta a buon punto. 

Per l'esercizio venturo è prevista l'esplorazione di una adiacenza del tempio, 
cioè una grande area all'accesso occidentale, tutta lastricata di magnifici pezzi, di 
cui si ebbe l' indizio da alcuni saggi saltuari eseguiti dal Municipio ; se trattisi di 
una via sacra, o di una piazza per la esposizione degli anathemata decideranno gli 
scavi rimandati al venturo autunno. 



XVI. M. BUBBONIA (Comune di Mazzarino) — Città e necropoli si- 
cula dei tempi greci. 

Nel giugao del 1904, aggirandomi sulle montagne di Caltagirone, mi venne 
segnalata l'esistenza di una necropoli al piede del M. Bubbonia, tenére di Mazza- 
rino, prov. di Caltanissetta. Mandato sul luogo l' intelligente mio capo operaio G. Ve- 
neziano, egli mi riferì che oltre delle tombe esistevano sul colmo della montagna 
reliquie di strane fortificazioni, che io avrei dovuto esaminare. Così fu decisa la 
campagna preliminare chiusa nello scorso giugno. 

Bubbonia è un alto e vasto colle isolato (m. 595), a testa elittica quasi spia- 
nata, che si eleva poderoso fra le profonde vallate di due affluenti del bacino idrico 
del Gela. I fianchi, dove erti, dove ertissimi e quasi inaccessibili, lo rendono una 



M. BDBBONIA — 448 — SICILIA 

vera fortezza naturale, direi inespugnabile coli' aggiunta di poche opere; ed infatto 
la parte occidentale, alquanto piìi elevata, era chiusa da un muro traversale 1. m. 240, 
appoggiato ad un risalto del terreno, accuratamente costruito in secco con pietra spo- 
radica del luogo, e largo m. 2,90-3,10. Dentro questa specie di acropoli ho esplo- 
rato un grande edificio rettangolare, lungo e strettissimo (m. 50 X 7,50), singolare 
costruzione parte in rozza muratura, parte a squadroni di taglio e tipo greco, che 
volentieri io pongo a riscontro ieWàvàxroQov di Pantalica, sebbene di qualclie se- 
colo più recente. 

Sul monte Bubbonla esisteva di fatto una città non greca ma sicula, per ora 
sconosciuta ed anonima; oltre delle fortificazioni e del grande palazzo esistono tracce 
di altre minori case in muratura a secco, e tutto il suolo è cosparso di cocci di 
fattura indigena e greca (sec. VI-V principio); numerosi i rottami di grandi dolii 
per conservare l'acqua, di prima necessità in un luogo cosi alto e privo di fonti, che 
stanno solo ai piedi di esso; abbondano rottami di tegole piane e curve, e poi di 
copiosi macinelli testudinati in pietra lava, indicanti che ogni famiglia macinava in 
casa il grano raccolto in quella vasta contrada eminentemente frumentiva. Non nu- 
merose le casette in muratura, tutto il resto dell'abitato formato da capanne di 
paglia e frasche, di cui ogni traccia è scomparsa, se non fosse il suolo nerastro e 
fertilissimo, che copre il dorso montano, formato da detriti organici e dai resti di un 
grande incendio che distrusse quell'abitato, di struttura, ma non di età, primitiva. 

Gli studi e gli scavi fatti sulla montagna escludono che si tratti di una città 
veramente preistorica o dell'alba dei tempi storici; sebbene tracce della civiltà del 
1° per. siculo non siano qui mancate negli strati più profondi sotto il palazzo, come 
non mancarono sotto quello analogo di monte s. Mauro {Notizie 1904, pag. 373), 
esse sono esigue e sporadiche e si riferiscono, forse, a poche capanne che nel volgere 
dei secoli diedero origine ad un villaggio divenuto borgo, poi città. La questione 
cronologica, che tanto ci deve interessare, venne chiarita solo dallo studio della 
necropoli, che avemmo la ventura di scoprire nella falda pianeggiante che si stende 
a nord-est del monte, davanti una bocca fortificata, per la quale era più facile l'ac- 
cesso alla città. 

La formazione geologica della contrada non si prestava affatto alla escavazione 
delle caratteristiche grottine funebri ; ond' io era assai perplesso nel ricercare il sito 
della necropoli. Ma nella falda cui accennai mi vennero indicate tracce di sepolcri 
circolari e rettangolari di scaglie, in gran parte abbattute e rovinate dall'aratro 
perchè a fior terra. Potei ancora esplorarne 35, e sono certo che la loro definitiva 
illustrazione, che rimando ad altro tempo, desterà molto interesse tra gli studiosi 
della Sicilia preellenica. 

Sono grandi fosse rettangolari nella terra, cinte da rozzi pezzi in coltello, ana- 
loghe a quelle di Mulino d. Badia presso Grammichele {Bull. Palelnol. Hai. 1895, 
pag. 97 e seg.) ; altre invece sono delle costruzioni circolari a maceria, con ingresso, e con 
diam. di m. 2,50 a 2,70. In ogni sepolcro i morti erano parecchi, e la suppellettile, 
per quanto mal ridotta constava delle ceramiche indigene che io attribuisco al 3° 
e A" per. siculo, e di vasellame greco del VI e principio del V sec. (tracce del co- 



SICILIA — 449 6. CATALDO 

rinzio, attico nero ed a f. n.) ; di bronzetti ornamentali siculi e greci (perle biconiche, 
catenelle, armille, fibulette a gobba ecc.), di argenterie greche (anelli, spiraline ecc.), 
e persino di terrecotte figurate greche arcaiche. In un sito un po' discosto da questo 
gruppo principale di sepolcri, sulla costa nord-est del monte, riconobbi alcune cel- 
lule quadre formate di pezzi colossali, rozze sfaldature di roccia raccolte sul sito, di 
cui una adibita a copertone misurava m. 2,50 X 0,95 ; queste ultime forme di se- 
poltura ricordano molto bene le camerette dei dolmens. 

Che la città non sia greca emerge dalla sua ubicazione, dalle strutture murarie, 
dal tipo dei sepolcri, e dal parziale contenuto di essi. Era città indigena, cioè sicula, 
che almeno nella fase del suo pieno sviluppo, rivelata dagli scavi (forse troveremo 
in seguito le tombe del periodo eneolitico e del bronzo), sentiva e subiva potente- 
mente razione della soverchiante civiltà greca, che irradiava da Gela risalendo il 
fiume omonimo ed i suoi affluenti. Dall'alto di Bubbonia si scorge col binocolo Gela, 
ed a vista libera la costa ed il mare africano, ed il magnifico panorama che va dalla 
punta di Camarina sin verso Castrogiovanni. Doveva essere dunque una di quelle 
borgate indigene, che nel primo secolo delle xuffeig greche furono sovente cagione 
di gravi inquietudini ai nuovi venuti. E l'agro gelese era certo a portata delle in- 
cursioni di codesti fieri e pericolosi montanari, domati più che dalle armi, dalle 
blandizie di commerci di scambio, da trattati di reciproca tolleranza. Io penso che 
la città di M. Bubbonia pur rimanendo àtsixiaxo? nóhg, abbia durato sino ai primi 
del V sec, forse sino all'ultima guerra guidata da Ducerio in nome della libertà 
sicula. Se allora o prima sia stata incendiata e distrutta, e sloggiati e dispersi gli 
abitanti, non siamo ancora in grado di affermare. E così mi risparmio una elucubra- 
zione, ancor prematura e pericolosa, sul nome della città; noi potremo pensare a 
Maktorion, a Trinacia ed a qualche altra, ma prudenza vuole si completino con una 
nuova campagna gli scavi, prima di addivenire ad una designazione toponomastica. 

È mio debito, prima di chiudere questo cenno preliminare, ricordare con animo 
grato il barone Giuseppe La Loggia di Mazzarino, nelle cui terre si svolsero gli 
scavi, e che colla sua benevolenza rese possibile la nostra campagna di studi in 
luoghi deserti ed appartati da ogni umano consorzio. 



XVII. S. CATALDO — Sconosciuta città sicula e sarcofago dipinto 
a Vassalagi. 

Tra Serradifaleo e s. Cataldo (prov. di Caltanissetta) proprio di fianco alla 
strada rotabile si eleva una montagnola denominala Vassalagi o Bassalagi, sede di 
ignota cittadina sicula, ellenizzata nel secolo V, né mai tentata dal piccone dell'ar- 
cheologo. Su questa montagnola nelle pareti più irte si notano tombe siculo del 3° 
e del 4" per., violate e trasformate dai villani in tuguri. Poi un muro di sbarra- 
mento di buona costruzione chiude per pochi metri il lato più debole di essa. In- 
fine una certa quantità di tombe di tipo greco, cioè a fosse, si trovano nella parte 



S. CATALDO 



— 450 — 



SICILIA 



più bassa e vennero negli ultimi lustri esplorate per conto dei proprietari, fratelli 
Salomone di S. Cataldo, che vi ricuperarono alcuni vasi greci, fra cui due crateri 
a campana a f. r. molto guasti. È insomma una di quelle ignote cittadine dell' in- 
terno dell'isola, di cui converrebbe indagare mediante scavi l'origine, la fase di evo- 
luzione dal siculo al greco, ed il termine. In attesa di poter dedicare anche a Vas- 
salagi qualche settimana di scavi, sono lieto di qui pubblicare un bel sarcofago pro- 
veniente da quella necropoli ed acquistata pel Museo di Siracusa. 




Fio. 29. 



È una grande cassa in arenaria biancastra (figg. 29 e 30) degli orizzonti di Ca- 
strogiovanni e Caltanissetta, con pareti sottili, sagomature al labbro ed al piede, il tutto 
di taglio accuratissimo, delle dimensioni di m. 2,02 lung., m. 0,68 larg., m. 0,63 alt. 
Il coperchio a pioventi poco pronunciati è munito agli angoli ed ai vertici di acroteri 
(di cui tre intatti). Le sagome molto sobrie erano in origine ravvivate da un largo 
impiego di decorazione policroma a tempera, oggi in gran parte smorzata o velata 
da una incrostazione calcare, contro la quale l'azione dell'acido risultò negativa. Il 
disegno che qui unisco presenta uno dei lati corti con tutta la sua decorazione. Sulla 
cornice del timpano palmette rosse con gambi azzurri; e nel campo giragli bianchi 
lumeggiati su di un fondo bruno. Sul listello della cassa un doppio meandro rosso 
e bruno e sull'ovolo disegnati degli ovoli a corpo rosso, fasciato di bianco con filet- 
tatura marginale bruna; di sotto una spezzata e dei dentelli rossi; sulla gola dello 
zoccolo un kymation lesbico con palmettine di colore indeterminabile. 

Ci troviamo di fronte ad un monumento nuovo non per la forma ma per la 
decorazione; la quale è di tanta vaghezza e corretta semplicità, che malgrado la 
prima impressione, vorrei ancora riportarla alla fine del V secolo. Che i Greci usas- 
sero largamente la policromia nell'architettura marmorea e calcare è da lunga mano 
risaputo, e basta citare la serie di capitelli dipinti dei sec. "VI e V apud Durm, Die 
Baukunst der Griechen, 2 ed., pag. 91; cippi, stelai, pilastri funebri venivano dai 
Greci di Sicilia trattati a colore, e qualche nuovo esempio io produco in queste 
stesse pagine {Notizie 1905, pag. 388). Ma di sarcofagi dipinti, a parte i Gelesi in 



SICILIA 



— 451 — 



S CATALDO 



terracotta, ancora inediti, e quelli di Clazomene assai più antichi e di diversa ma- 
niera, non parla affatto nel suo recente studio W. Altmann {Archileklur und Or- 
namenlik der ant. Sarcophage; Berlin, 1902); vero è che alcuni dei sarcofagi si- 




Fia. 30. 



doniati sono ravvivati da una ricca tavolozza estesa anche alle figure (CoUignon, 
Sculp. grecque, II, pagg. 410-11; La polychromie dans la sculpture grecque, 
pag. 48 e segg.), e che gli Etruschi usavano le tempere nei loro sarcofagi (Durra, 
Baukumt der Elrusker und der Koemer, 3 ed. pag. 145 e segg). Ma un esemplare 
analogo a quello di Vassalagi non esiste in Sicilia, e credo nemmmeno in Grecia ; 
di qui il suo pregio, che maggiore sarebbe stato, se più freschi ed intatti ci fossero 
pervenuti i colori. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. U. " 59 



LAMPEDUSA 



— 452 — 



SICILIA 



È inutile che io soggiunga come esso sia greco nella forma e nel gusto, e greco 
del periodo piil florido dell'arte (fine V a prima metà del IV sec.) ; e ciò malgrado 
provenga da Una città sicula, poderosamente pervasa dalla civiltà e dall'arte greca, 
che irrompeva trionfante da ogni lato, obliterando la povera e morente civiltà indi- 
gena. Quale fosse il nome di questa città è mistero, che lo storico ed il topografo 
invano si affannano a risolvere senza l' iatervento dell'archeologo ('). 



XVIII. LAMPEDVSA — Statua marmorea di tipo greco. 

Io credo, che mai una volta gli archeologi abbiano avuta occasione di occuparsi 




FiG. 31. 

di Lampedusa (la Aonaòovaa di Strabene e Tolomeo), il povero e minuscolo iso- 
lotto perduto nel mare africano, la cui storia è im mistero. 



(') Il cav. Giuseppe Amico, medico da s. Cataldo, pubblicò nel 1872 un suo lavoro col titolo: 
La scoperta di Caulonia di Sicilia presso la città di s. Cataldo (Palermo, Lao. 16°, pagg. 93, 



SICILIA — 453 — LAMPEDUSA 

E perciò ritengo utile pubblicare qui uaa statua marmorea acefala, alta m. 1,25, 
rinvenuta dal sig. Gius. Brignone, gettando le fondamenta di una casa in paese. Per 
quanto rilevasi dalla fotografia, malgrado l'esecuzione molto mediocre, la statua deve 
risalire ad un originale greco di buona epoca del sec. IV, forse anzi del V; una 
buona serie di codesti tipi derivati, con chitone ad apoptygma, succinto molto in alto, 
è raccolta dal Reiuach nel suo liéperloire de la sLaluaire etc. II. II, pagg. 673 e 
674. Non mi è riuscito di stabilire, se la statua fosse un pezzo di zavorra, prove- 
niente dallAfrica o d'altronde, ovvero se essa decorasse qualche antico edificio di 
Lopadusa. 

P. Orsi. 

Roma, 21 gennaio 1906. 



Non è inutile osservare che una Caulonia di Sicilia non è mai esistita, malgrado l'equivoca atte- 
stazione di Stefano Bizantino (s. v.), che già il Cluvcr (.Sicilia antiqua, pag. 349) aveva cercato 
di rettificare, vedendovi una alterazione di Callonia(na); su di che cfr. anche Holm, Geschichte 
Siciliens, voi. Ili, pag, 482. 



— 455 — 



INDICI 



INDICE DEGLI AUTORI. 



Alfonsi A. 369. 

Boni G. 145. 

Castelfranco P. 76. 

De Nino A. 380. 
Dominici G. 873. 

Ferrerò E. 75, 403. 

Gamurrini G. F. 196. 

Gatti E. 101, 121, 202, 244, 272, 273. 

Gatti G. 12, 37, 70, 79, 84, 100, 122, 141, 

199, 243, 269, 364, 375, 405. 
Ghirardini G. 29, 219, 259, 289. 

Marucchi 0. 102. 
Meomartini A. 73, 193. 
Milani L. A. 54, 225. 

Nardiui 0. 40. 
Negrioli A. 263. 



Orsi P. 381. 425, 427, 429, 430, 431, 437, 438, 
440, 441, 445, 446, 447, 449, 452. 

Paribeni E. 301, 362. 
Pasqui A. 124. 
Patroni G. 367, 404. 
Pernier L. 31. 
Persichetti N. 215. 
Prosdocimi A. 3, 9. 

Quagliati Q. 281, 364. 

Ricci C. 99. 

Rizzo G. E. 19, 408. 

Salinas A. 216. 

Savini F. 198, 267. 

Sogliano A. 85, 128, 203, 245. 273, 377. 

Tararaelli A. 24, 41, 189. 

Vaglieri D. 271. 

Valle A. 242, 270, 363. 



INDICE TOPOGRAFICO. 



Albano Laziale (Roma) 202. 
Anzio (Roma) 273. 
A pulì A 73, 193, 381. 

Barzio (Como) 40t. 
Benevento 73. 
Bolsena 12. 
Brutti I v. Lucania. 
Buccheri (Siracusa) 437. 

Notizie Scavi 1905. — Voi. II. 



Cagliari 41. 

Caltagirone (Catania) 440. 
Camarina (Siracusa) 429. 
Campania v. Latium. 
Campiglia marittima (Pisa) 54. 
Canicattini Bagni (Siracusa) 425. 
Casabona (Catanzaro) 364. 
Cava d'Ispica (Siracusa) 431. 
Cingoli (Macerata) 53. 



60 



— 456 



Cinto Caomaggiore (Venezia) 53. 
Cispadana 11, 99, 263, 300. 
Civitella s. Paolo (Roma) 301. 
Corneto Tarquinia 78. 
Cuma 377. 

Deruta (Perugia) 196. 

Este (Padova) 3. 

Etkuria 12, 31, 54, 78, 225, 301. 

Perento 31. 

Fiano Romano (Roma) 362. 

Francavilla a mare (Chieti) 380. 

Gaiba (Rovigo) 369. 
Gela V. Terranova di Sicilia. 
Genzano di Roma 121. 
Grottaferrata (Roma) 244, 271. 

Imola (Bologna) 263. 

Lambrate (Milano) 76. 
Lampedusa (Girgenti) 452. 
Latium et Campania 40, 41, 85, 

244, 271, 377. 
Legnare (Padova) 29. 
Licodia Eubea (Catania) 441. 
Lozzo Atestino (Padova) 289. 
Lucania et Bruttii 281, 364. 

Maniaco (Catania) 445. 
Marsala (Trapani) 216. 
Mazzarino (Caltanissetta) 447. 
Mineo (Catania) 438. 
Modica (Siracusa) 430. 
Monselice (Padova) 9. 
Monte Bubbonia..v. Mazzarino. 
Montecalvario (Siena) 225. 
Morcone (Benevento) 193. 

Napoli 41. 

Nebida (Cagliari) 24. 

Nepi (Roma) 78. 

Ostia (Roma) 84. 

Pachino (Siracusa) 427. 
Palestrina (Roma) 122. 
PicENUM 43, 198, 267. 
Pompei 85, 128, 203, 245, 273. 

Quaregna (Novara) 75. 



Ravenna 11, 99, 300. 
Reggio di Calabria 281. 
Ripalta nuova (Cremona) 367. 
Rocca di Papa (Roma) 272. 
Roma — (Regione II) Via di s. Stefano Ro- 
tondo 12, 37, 79, 363, 405 ; via Capo 
d'Africa 242, 363. 
(Bigione III) Via Labicana 375, 405 ; via 

Ludovico Muratori 37. 
(Regione IV) Via di s. Agata dei Goti 70, 

79. 
(Regione V) Piazza di s. Croce in Gerusa- 
lemme 79, 141, 243,269, 364, 405; viale 
Manzoni 79, 100, 375 ; viale Principessa 
Margherita 71, 199. 
(Regione VI) Via del Quirinale 243, 269. 
(Regione VII) Via in Arcione 244; via dei 
Serviti 214; via Rasella 375; via dei Giar- 
dini 405; via Collina 37; via Lazio 80, 
100. 
(Regione Vili) Foro Romano 145; via di 

Marforio 80. 
(Regione IX) Piazza Fiammetta 71, 80; 
piazza del Pantheon 269; via del Semi- 
121, 202, nario 375, 406. 

(Regione XI) Via di Porta Leone 37. 
(Regione XIV) Viale del Re 270; via della 
Lungara 244. 

(Suburbio) Corso d'Italia 18, 142; corso di 
Porta Pinciana 13, 38, 71, 100, 200, 270, 
364, 375, 407; via Ardeatina 120; via 
Flaminia 244; via Labicana 101, 406, 408 ; 
via Ostiense 102; via Portuense 80, 101, 
142, 199; via Salaria 13, 38, 71, 81, 100, 
142, 200, 270, 364, 375, 407 ; via Tevere 
82; via Tuscolana 72. 

Sabina v. Samnium. 
Sala Comacina (Como) 404. 
Samnium et Sabina 215, 380. 
San Cataldo (Caltanissetta) 449. 
Santa Croce (Aquila) 215. 
Sardinia 24, 41, 139. 
Sicilia 216, 381, 425. 
Sinnai (Cagliari) 139. 
Siracusa 381. 

Taranto 381. 

Teramo 198, 267. 

Terranova di Sicilia (Caltanissetta) 446. 

Todi 373. 

Torino 403. 



— 457 



Transpadana. 76, 367, 403. 
Umbria 196, 373. 
Velletri (Roma) 40. 



Venktia 3, 9, 29, 53, 141, 195, 219, 259, 289, 

369. 
Venezia 141, 195, 219. 
Verona 259. 



INDICE DELLE MATERIE. 



Acquedotto romano dell'antica Cingoli 54. 

Adone Adonios in idria greca scoperta nella 
necropoli populoniese 65. 

Adriano imperatore in iscrizione onoraria sco- 
perta presso Deruta 196. 

Afrodite ed Eros in aryballoi policromi, in oi- 
nochoe, ed in altri vasi della necropoli po- 
puloniese 59, 66. 

Ago crinale in bronzo, terminante superior- 
mente in piccolissimo pettine, scoperto nella 
necropoli caponate 304. 

— altri aghi crinali in bronzo della necropoli 
stessa 307, 333. 

id. di osso sormontato da una testa di caval- 
luccio marino, ib. 304. 

id. sormontato da rozza figura di palmipede ib. 
307. 

Alabastron di pasta vitrea della necropoli ca- 
penate 305. 

Amorino alato in teca di specchio in bronzo 
scoperto nella necropoli predetta 339. 

Amuleti di bronzo trovati in tombe arcaiche del 
Foro romano 163, 164; id. di smalto ib. 171. 

Andromaca ed Astianafte in rilievo fìttile tro- 
vato in Roma 23. 

Anelli di argento della necropoli capenate 303, 
308, 327, 336, 310, 351, 361. 

— id. con pietrina incisa recante la figura di 
Ercole appoggiato alla clava 305. 

— id. con piastrina su cui è inciso un uomo 
tra un ariete ed un leone 323. 

— id. id. una pantera ed un uccello 323. 

— id. id. una civetta 338. 

— id. id. un uccello 353. 

— id. id. la Vittoria 339. 

— id. id. con rappresentanza di Minerva 8.33. 

— id. id. con scarabeo di pasta vitrea 358. 

— id. trovati nella tomba di Casabona nei 
Brutti! 365. 

— id. di bronzo della necropoli capenate 30?, 
323, 326, 327, 332, 336, 342, 356, 361. 

. — id. id. con piastrina incisa 303, 313. 



Anelli di argento con piastrina di argento su 
cui è incisa una figura umana alata fra due 
sfingi 323. 

— id. id. grandi, forse ornamenti di cavallo 
346. 

— id. id. trovati a Casabona 365. 

— id. id. nel Foro romano 161, 163. 
-- id. id. a Palestrina 123. 

— id. id. a Pompei 90, 96, 257, 278, 279. 

— id. id. per striglie, necropoli capenate 361. 

— id. di elettro, necropoli capenate 323. 

— id. id. con testa di Minerva, ib. 333. 

— id. di ferro, necropoli capenate 308. 

— id. di oro della necropoli di Capena 51. 

— id. id. con rilievo rappresentante una qua- 
driga, ib. 

— id. id. con scarabeo in agata, su cui è rap- 
presentata la figura di un giovane nudo 333. 

— id. con piastrina recante incisa Minerva, ib. 

— id. id. trovati a Palestrina 123. 

— id. id. a Pompei 90. 

— id. id. a Populonia 59, 70. 

— id. id. con castone decorato a rilievo rappre- 
sentante Marte e Venere ib. 59. 

— id. id. con scarabeo di agata fasciata, esi- 
bente un uomo assiso con bastone, ib. 

— id. di ferro trovati nella necropoli capenate 
. passim: id. a Casabona 365. 

— id. a Francavilla a mare 381. 

Anelletti di una catenina di bronzo della necro- 
poli capenate 305. 

Anfiteatro romano in Bolsena 12. 

Anfora rodia iscritta trovata a Licudia Eubea 
444. 

Anfore fittili trovate in Caltagirone 440; in 
Ostia 84; in Palestrina 121; in Pompei 90, 
213, 275; in Poma 37, 38, 71, 79, 408; 
in Siracusa 383. 

— id. con iscrizioni dipinte, trovate a Pompei 
257, 275, 277. 

Angusculanus {vicus) in lapide trovata a Grot- 
96, taferrata 271. 



— 458 — 



Animali diversi in masaico trovati a Reggio di 

Calabria 284. 
Antefisse fittili con rilievi trovate in Koma 100, 

142. 

— id, id. con rilievi dipinti per coronamento 
di un timpano nel frontone di un'edicola 
scoperta in Palestrina 124. 

Apollonion (resti dell') in Siracusii 389. 
Ara marmorea trovata a Cagliari 41. 
Arianna abbandonata in dipinto pompeiano 210. 
Armi della necropoli capenate 307, 309, 319, 

321, 324,327,3.39, 341,352; di Ferente 36. 
Armilla di avorio in frammenti cerchiata con 

filettature di argento, trovata nella necropoli 

di Capena 358. 

— id. id. con filettature e ghierette di argento 
358. 

— id. di argento della necropoli capenate 315, 
321, 323. 

— id. id. della necropoli popnloniese 60. 
Arraille di bronzo della necropoli capenate 303, 

305, 307, 315, 320, 321, 326, 329, 338, 353, 
355, 356. 

— id. id. trovate nel Foro romano 148, 152, 
158, 160, 162, 181,182. 

— id. di ferro in tombe del Foro romano 159. 
Aryballoi fittili policromi con dorature di arte 

attica trovati nella necropoli popnloniese 59. 

Askos fittile in forma di cervo accovacciato, 
scoperto nella necropoli popnloniese 58, 59. 

Aryballos di ferro a pancia sferica scoperto 
nella necropoli capenate 307. 

Assi romani unciali della necropoli capenate 
340, 352. 

Atrio con peristilio scoperto in Roma sulle col- 
line di Monteverde 80. 

Avanzi architettonici in marmo (capitelli, basi, 
cornici, ecc.) scoperti in Roma 37, 71, 79, 80, 
142, 199, 244, 269, 375, 405, 406, 408. 

— id. id. in travertino 243. 

Avorio. — Oggetto frammentato in forma di ca- 
lotta sferica con rilievo di cavalli alati, sco- 
perto nella necropoli capenate 310. 

— id. (frammento) forse rivestimento di una 
pisside, necropoli capenate 345. 

Banchetto Elisiaco dipinto in una tomba della 
necropoli Tarquiniese 78. 

Barchette fittili ad impasto color marrone de- 
corate con graffiti rappresentanti oche, pal- 
mctte, pesci ed un pescatore, rinvenute nella 
necropoli capenate 311, 312. 



Basi di bronzo per statuetta o piccoli denari 
trovate presso Monselice 9. 

— id. dì colonne marmoree, v. Avanzi archi- 
tettonici. 

Biga con ornamenti in ferro b.ittuf o ed in lamina 
di bronzo, scoperta nella tomba di Montecal- 
vario presso Castellina in Chianti 231. 

— id. con rivestimenti di ferro, della necro- 
poli capenate 311. 

Boccali di terra grezza della necropoli cape- 
nate 303. 
Borchie di bronzo nella necropoli predetta 303. 

— id. artistiche in bronzo con prore di n.ave e 
protome di toro trovate in Pompei 254. 

— id. di osso, necropoli capenate 320. 
Braciere di bronzo della necropoli popnloniese 

col proprio rutabulum in forma di mano 
semiaperta e con rotella di appoggio 68. 
Bulle di argento della necropoli capenate 358. 

— id. di bronzo ib. 303, 305, 308, 356. 

— id. di bronzo trovata in Pompei 88. 

— iJ. d'oro della necropoli capenate 323. 

— id. id. della necropoli populoniese 59. 
Buon pastore con agnello sulle spalle scolpito 

nel grande sarcof cristiano di Lambrate 77. 

Campanello di bronzo, necropoli capenate 356. 

— id. id. trovato insieme ad oggetti votivi 
presso Monselice nel territorio Atestino 9. 

Candelabri di bronzo della necropoli populo- 
niese 54, 68, 69. 
Candelabro fittile della stessa necropoli 55. 

— id. in marmo (frammentato) in Roma 244. 
Capitelli marmorei, v. Avanzi architettonici. 
Capitelli grecizzanti di paraste in calcare, 

scoperti a Cava d'Ispica 436. 

— id. id. a Siracusa 389. 

Case pompeiane recentemente scoperte 85, 
128. 20J, 245, 273. 

Catenina di bronzo (framm. di), necropoli ca- 
penate 327. 

— id. d'oro trovata a Pompei 90. 
Cerchioni di ruote iu ferro e pezzi varii pure 

in ferro, appartenenti al rivestimento di una 
biga, necropoli capenivte 311. 

— id. per ruote di carro e frammenti del rive- 
stimento del carro stesso, ib. 319, 345. 

Cerniera di osso, necropoli capenate 356. 

Chiodi di ferro scoperti nella necropoli del- 
l'antica Ferente 36. 

Chrysope associata al corteo di Afrodite in pit- 
tura attica sopra idria populoniese 65. 



— 459 — 



ChrysothemisVaxxTen legislatrice consorella di 
Afrodite in idria populoniese 67. 

Cilindri di bronzo per rivestimento di piedi di 
sedia scoperti nella necropoli capenate 322. 

— id. fittili probabilmente rocchetti per filo, 
rinvenuti nella necropoli capenate 346. 

Cimitero di Commodilla presso la via Ostiense 
102. 

— id. cristiano fra l'Appia e l'Ardeatina 120. 
Cinturone di cnoio (parte di) ornato con bollon- 

cini di bronzo della necropoli capenate 357. 

Ciotola-coperchio di tipo Villanova dell'ossua- 
rio scoperto nella necropoli di Lozzo Ate- 
stino 293. 

Ciotole fittili di arte locale della necropoli ca- 
penate con nomi latini o segni incisi 304- 
306. 

Cippo iugerale delle acque Marcia, Tepula e 
tìiulia scoperto sulla via Labicana 406. 

Cippi funebri scolpiti col rilievo di una porta, 
scoperti nella necropoli etrusca di Perento 
37. 

— id. in forma di pigna trovati a Palestrina 
123. 

— id. sepolcrali inscritti, v. Iscrizioni latine 
sepolcrali. 

Cista (fraram. di) in bronzo trovata a Palestrina 
123. 

Città sicula a Monte Bubbonia 448; id. a San 
Cataldo 449. 

Classiarii della flotta ravennate, ricordati in 
iscrizioni scoperte nella basilica di s. Apol- 
linare in Classe in Ravenna 11, 300. 

Collana di bronzo a funicella, della necropoli 
capenate 354. 

Collane in vetro trovate a Casabona 364. 

Colombari scoperti in Roma tra le vie Salaria 
e Pinciana 13,38, 71, 81, 82, 200. 

Colonne e rocchi di colonne di marmo trovati 
presso Anzio 273;inRoma 12, 70, 71, 79, 
80, 244, 405, 406. 

— id. id. di peperino ib 243. 

— id. id. di travertino ib. 408. 

Coltello in ferro trovato a Francavilla a mare 

381. 
Conchiglie trovate in tombe arcaiche del Foro 

romano 152, 160, 181. 

— id. trovate in sepolcri arcaici presso Ne- 
bida 26 ; in Pompei 93, 277. 

Condutture in piombo trovate a Cirottaferrata 

273; a Pompei 135, 248. 
Contrappesi da telaio trovati in Pompei 277. 



Coperchio di bronzo di una teca da specchio in 
lamina rilevata a sbalzo con tre figure pro- 
babilmente due Ni bidi ed una ancella, della 
necropoli capenate 307. 

— id. di teca circolare in bronzo per specchio, 
della necropoli capenate 341. 

— id. di sarcofago marmoreo con figura seduta 
sulla kline, trovato in Roma 416 ; altro con 

soggetti diversi 419. 
Corazza in lamina di bronzo, della necropoli 
capenate 344, 345. 

— id. in lamina di ferro ib. 307. 
Comici marmoree, v. Avanzi architettonici. 
Cratere fittile a campana, di arte italiota, a 

figure rosse con scena di convito scoperto 
nella necropoli populoniese 58, 59. 

Cripta di s. Marziano in Siracusa 391. 

Croce marmorea di scultura primitiva con du- 
plice rappresentanza di Cristo scoperta in 
Imola 263. 

Cuspide di freccie di silice rosso-chiaro prove- 
niente dalla necropoli di Lozzo Atestino 296, 
297. 

Cuspidi di lancio in ferro della necropoli cape- 
nate 303, 810, 319, 327,342,350,353,358, 
360. 

— id. di lancia di ferro trovata a Francavilla 
a mare 381. 

Dado di osso rinvenuto nella necropoli cape- 
nate insieme a settantotto globetti lentico- 
lari di pasta vitrea di colori diversi, e con 
ventisei pallottole di terracotta spianate da 
un lato, il tutto da servire per giuoco 334 ; 
altro dado d'osso ib. 355. 

Delfini dipinti in lekythos attica di finissima 
argilla rossa, scoperta nella necropoli cape- 
nate 342, 343. 

Diana in dipinto pompeiano 93. 

Dion3'sos barbato con Satiri ed una Menade in 
vaso attico a figure nere con ritocchi vio- 
lacei, della necropoli capenate 325. 

Dionysos ed Arianna in rilievo di sarcofago 
marmoreo trovato in Roma 420. 

Dionysos (statua di) in marmo trovato a Ca- 
gliari 44. V. Erme bacchiche. 

Dipylon (vasi stile) trovati a Siracusa 390. 

Dischi di bronzo ornati con zone di pallottole 
rilevate lungo la periferia ed ornati con ri- 
lievi di rozze figuro rappresentanti animali 
fantastici, scoperti nella necropoli capenate 
350. 



— 460 — 



Edicole sepolcrali scoperte in Roma 14, 38, 

82, 101. 
Endimione e Selene in rilievo di sarcofago 

trovato in Roma 418. 
Ercole in riposo, inciso sopra una piastrina 

di anello di argento della necropoli capenate 

305. 

— id. in statuetta in bronzo trovata a Pompei 
134. 

— id. colla pelle del leone nemeo in piede 
di candelabro di bronzo scoperto nella ne- 
cropoli di Perento 36. 

— id. (fram. di statua) trovato in Roma 242. 
Erma di Satiro trovata a Pompei 91. 
Ermafrodito (erma di) trovata a Pompei 275. 
Enne bacchiche trov.ite a Cagliari 46-48. 
Eros fra Afrodite e Peitho dipinto in vaso, 

della necropoli populoniese 59. 

— id. primo figlio divino del Caos, sopra la- 
mina ornamentale lavorata a sbalzo nel rive- 
stimento della biga scoperta nella tomba di 
Castellina in Chianti 235, 236. 

Eudemonia, la Felicità in scena con Afrodite 
dipinta in idria populoniese 66, 67. 

Eurynoie, sorella di Afrodite in idria populo- 
niese 67. 

Eutycheia, la buona Fortuna in idria popu- 
loniese 67, 

Fabbriche (resti di) d'età romana scoperte a Ca- 
gliari 42. 

— id. a Grottaferrata 245. 

— id. a Rocca di Papa 272. 

— id. a Reggio Calabria 281. 

— id. d'età romana e bizantina scoperte a Si- 
racusa 383, 426. 

Paone dipinto in hydria populoniese 64. 
Fermagli di cintura di bronzo della necropoli 

capenate 320, 321, 323, 329, 353. 
Fermaglio di cinturone di bronzo, a lamina 

quadrata con trafori a disegno geometrico, 

ed altro simile a lamina non traforata della 

necropoli capenate 312, 313. 

— id. a lamina liscia con pallottole riportate 
sull'orlo 315. 

— id. ad asticella ripiegata ad elissi con figure 
schematiche di anitrelle ib. 

— id. in bronzo trovato a Cava d'Ispica 435 ; 
a Colominello 441. 

Ferro, v. Utensili. 

Fiasche di bronzo della necropoli dell'antica 
Perento 36. 



Fibule di argento rinvenute nella necropoli 
capenate 329, 358. 

— id. di bronzo rinvenute in tombe della ne- 
cropoli stessa 303, 324, 826, 332, 336, 345, 
358. 

— id. in tombe del sepolcreto presso Casabona 
nel territorio crotoniate nei Bruttii 864. 

— id. nella necropoli di Lezzo Atestino 296, 
297 

— id. in tombe del Foro Romano 152, 158, 
159, 161, 162, 164, 167, 181, 182, 192. 

— id. di ferro della necropoli capenate 308, 
342. 

— id. con statuetta di Venere del tipo della Ve- 
nere Medicea proveniente dalla necropoli di 
Populonia 54. 

Figurina di bue in bronzo della necropoli ca- 
penate 343. 

Figurine fittili di animali trovate a Velletri 40. 

Fili d'oro appartenenti a tessuto, trovati a 
Pompei 278. 

Fistole acquario in piombo inscritte, trovate 
ad Ostia 84; id. a Palestrina 122; id. a 
Roma 199, 270 

Fittili votivi trovati a Palestrina 123. 

— id. a Velletri 40. 

Fogne antiche scoperte in Roma 80, 875. 

Fondi di capanne nel Foro Romano 147. 

Fontana con statuetta di Satiro in bronzo tro- 
vata a Pompei 250. 

Fortuna rappresentata in specchi graffiti della 
necropoli di Perento 36. 

Frammenti di lamina di bronzo lavorati a 
sbalzo per ornamento di mobili, trovati nella 
necropoli capenate 324, 325. 

Fregio fittile trovato a Palestrina 124. 

Fregi (fram. di) fittili con rilievi trovati in 
Roma 142; id. marmorei ib. 37. 

Fuseruole fittili rinvenute nelle necropoli ca- 
penate 353, 356, 358. 

Giove Sabazio in iscrizione votiva rinvenuta 

nei dintorni di Piano Romano 363. 
Globetti di pasta vitrea colorati della necropoli 

capenate 303, 324, 326, 332, 336, 342, 353, 

356, 362. 
Graffione di bronzo a sette rebbi proveniente 

dalla necropoli di Populonia 54, 69. 
Graffiti riapparsi sulle pareti di case in Pompei 

86, 88, 96, 130, 133, 135, 206. 
Grano (chicchi di) trovati in tombe arcaiche 

del Foro Romano 176. 



— 461 — 



Grondaie fittili trovate a Pompei 248. 
Grotta con avanzi di età neolitica, scoperta 

presso Nc'bida in Sardegna 24 
Guerriero rappresentato in musaico di Reggio 

Calabria 286. 

Herosora, la primavera, rappresentata in idria 
populoiiiese 66. 

Horae, rappresentate in dipinti pompeiani 
133. 

Horriarius della flotta pretoria ravennate, 
memorato in una iscrizione cemeteriale cri- 
stiana scoperta in Ravenna nella basilica di 
s. Apollinare in Classe 11. 

Hygieia, la Salute, dipinta in idria della ne- 
cropoli populoniese 66-67. 

Helioi (testa di) fittile Irovata a Palestrina 126. 

Imeros in idria populoniese 66. 

Iscrizioni etrusche incise in sarcofagi della 
necropoli di Ferento 83. 

Iscrizioni greche. In bollo di anfora rodia sco- 
perta a Sciri Sottuno nel territorio di Li- 
codia Eubea 444. 

— id. id. arcaica di Cuma 377. 

— id. funebre di Siracusa 387. 

— id. cemeteriali cristiane di Roma 118. 

— id. siracusane 394, 395, 396, 397, 399. 

— id. id. grafBta su tegola 444. 
Iscrizioni latine. Iscr. metrica posta dal papa 

Siricio sul sepolcro dei martiri Felice ed 
Adautto nel cimitero di Comraodilla 103. 

— id. scoperta in Albano Laziale 202. 

— id. a Dernta 196. 

— id. a Fiano Romano 363. 

— id. a Gaiba 370. 

— id. a Grottaferrata 271, 272. 

— id. a Marsala 216, 217. 

— id. a Napoli 41. 

— id. a Palestrina 123. 

— id. a Pompei 213. 

— id. a Ravenna 11, 99, 300. 

— id. a Roma: sacre e votive 118, 270; ono- 
rarie 71, 119, 375; di opere pubblii;he 13, 
364; sepolcrali pagane 12, 15-19, 38, 39, 71, 
79, 81-83, 100, 119, 142-144, 199, 200, 201, 
244, 270, 364,375-377, 405, 407, 408, 420; 
sepolcrali cristiane 79, 80, 104, 112-188; 
con date consolari 105-111; metriche 104, 
113,114. 

— id. a Venezia nelle fondazioni pel nuovo 
campanile di s. Marco 141, 195, 219. 



Iscrizioni latine in fistole acquarle, v. Fistole. 

— id. in lucerne trovate a Pompei 92; id. in 
vasi fittili pompeiani 96 ; id. parictarie pom- 
peiane dipinte 128, 215, 278. 

— id. graflìte. v. Graffiti. 

Kantharoi di stile etrusco, imitazione italiota 
rappresentanti da un lato due teste di pro- 
filo e dall'altra Afrodite fra due cigni, sco- 
perti nella necropoli populoniese 58, 59. 

Kyatoi fittili colorati in rosso provenienti dalla 
necropoli populoniese 55. 

Lamina di bronzo per rivestimento di grande 
scudo, scoperta nella necropoli capenate .346. 

— id. finamente lavorata a sbalzo con rap- 
presentanza di figure di sfingi a teste virili 
e con elmo greco, proveniente dalla mede- 
sima necropoli 357 ; altra con quadrupedi ib. 
358. 

Lamine anulari di bronzo trovate in tombe 
arcaiche del Foro romano 166, 168. 

Lance di ferro della necropoli capenate 304, 
353, 355, 356. 

Lasa in specchio di bronzo della necropoli 
capenate 307. 

Lntona dipinta in idria greca della necropoli 
populoniese 64. 

Leura ninfa in idria populoniese 65. 

Lucerne fittili a vernice corallina, una delle 
quali in forma di testa di bue, rimaste come 
segni dei visitatori degli antichi sepolcri 
nella necropoli capenate 306; altre della 
necropoli stessa 389, 353, 355. 

— id. id. con bolli di fabbrica scoperte in Li- 
codia Eubea 442; a Palestrina 123; a Pompei 
92,97, 277, 280; a Roma 17, 18, 39, 72, 
82, 83, 200; a Siracusa 382, 394. 

Lucìis Feroniae ricordato in lapide sepolcrale 
di Roma 15. 

Lupa che allatta i gemelli, in dipinto Pom- 
peiano 95. 

Lupercale simboleggiato in dipinto Pompe- 
iano 95, 96. 

Manico di osso per specchio di bronzo sco- 
perto nella necropoli dell'antica Ferento 36. 

— id. di specchio in bronzo ornato di masche- 
rette muliebri nel punto dell'attaccatura col 
disco, scoperto nella necropoli capenate 
334. 

Marmi scolpili trovati in Roma 71, 244. 



— 402 — 



Marte in pittura pompeiana 95. 

— id. e Venere in anello della necropoli po- 
puloniese 59. 

— id. id. in pittura pompeiana 253. 
Meidias autore del ratto delle Leucippidi in 

vaso dipinto dell'età di Pericle dello stesso 
stile delle idrie provenienti dalla necropoli 
popnloniese 67, 68. 

Menadi danzanti, dipinte in vasi attici della 
necropoli capenate 337. 

Mercurio in pitture pompeiane 86, 94, 131, 274. 

Minerva poggiata alla lancia tenendo in mano 
la civetta, incisa in anello d'oro della necro- 
poli capenate 333. 

— ÌA. promachos incisa su piastrina di anello 
di argento scoperto nella necropoli mede- 
sima, ìb. 

— id. (testa galeata di) incisa in piastrina 
di anello di elettro, ib. 

— id. galeata, stante, in specchio di bronzo 
della stessa necropoli 307. 

— id. galeata con alta cresta di puro stile ar- 
caico, conservata quosi in tutta la figura in 
una lamina lavorata a giorno, trovata fra gli 
ornati della biga della tomba di Montecal- 
vario presso Castellina in Chianti 235. 

Misteri di Eleusi (iniziazione ai), sopra sar- 
cofago marmorea trovato in Eoma 411. 

Mola in lava trovata a Pompei 213. 

Monete v. Ripostiglio. 

Moneta latino-campana con testa di Apollo, 
cavallo galoppante e leggenda Roma, sco- 
perta nella necropoli capenate 336. 

Moneta di bronzo di Cales ed altra pure di 
bronzo irriconoscibile trovate nella necropoli 
di Ferente 36. 

— id. diverse 123; trovate a Cava d'Ispica 
435. 

— id. romane trovate nel comune di Cinto Cao 
Maggiore ed aggiunte al Museo atestino 54; 
id. nel Comune di Gaiba ed aggiunte allo 
collezioni dello stesso Museo 370. 

— id. a Palestrina 123. 

— id. diverse trovate a Pompei : di bronzo 90, 
96, 97, 243, 257, 275, 277, 278, 279 ; di 
argento 96. 

— id. nel territorio di Qnaregna nella Transpa- 
dana 75; a Siracusa 383, 406, 408. 

— id. etrusche di Populonia, scoperte nella 
necropoli populoniese 55, 57. 

Monogramma cristiano graffito in sepolcri cri- 
stiani di Siracusa 394. 



Monopodio in bardiglio trovato a Pompei 207. 

Morsi da cavallo in ferro a filetto snodato ap- 
partenenti al corredo di una biga della ne- 
cropoli capenate 311. 

Nave in pittura pompeiana 86. 

Necropoli etrusche. Dell'antica Capena in con- 
trada s. Martino nel comune di Civitella 
s. Paolo presso il Soratto, ed oggetti di sup- 
pellettile funebre delle numerose tombe quivi 
esplorate 301. 

— id id. dell'antica Ferente sul poggio del 
l'alone presso Vitorchiano 31. 

Necropoli sicule. Di Cava d'Isinca 431. 

— id. id. di Licodia-Eubea 441. 

— id. id. di Modica 430. 

— id. id. di Monte Bubbonia 447. 
Necropoli greche. Di Caltagirone 440. 

— id. id. di Camarina 429. 

— id. id. di Gela 446. 

— id. id. di Monte Bubbonia 447. 

— id. id. presso Pachino 427. 

Necropoli cristiane bizantine. Di Canicattini 
Cagni 425. 

— id. id. di Cotominello presso Caltagirone 
441. 

— id. id. di Cava d'Ispica 431. 

— id. id. di Monte s. Mauro presso Caltagi- 
rone 441. 

— id. id. di Siracusa 391. 

Oinochoe di bronzo della necropoli di Ferente 
35. 

— id. id. a canna finamente cesellata con ma- 
nico terminante in pelle di leone, proveniente 
dalla necropoli populoniese 69. 

— id. fittile scannellata a vernice nera brillan- 
tissima, nella stessa tomba dei vasi con le 
scene di Adonio e di Afrodite della mede- 
sima necropoli populoniese 68. 

— id. id. a figure rosse e bianche di arte etru- 
sca con rappresentanza di Eros ed Afrodite 
della medesima necropoli 58, 59. 

— id. id. con rappresentanza di un palmizio 
svanito ib. 59. 

Oggetti di corredo personale rinvenuti nella 
necropoli di Capena 303, 305, 307, 308, 315, 
321, 323, 326, 327, 333, 336, 338, 339, 344, 
345, 351, 353, 354, 356, 358, 361. 

— id. diversi di suppellettile domestica, v. Uten- 
sili. 

— id. vari di suppellettile domestica e funebre 



- 463 — 



raccolti nel Comune di Gaiba ed aggiunti 
alle raccolte del Museo atestino 369. 

Oggetto di bronzo simile a quello scoperto nel 
territorio Falisco e ritenuto forcella da 
telaio 346. 

Ordegni in bronzo ed in ferro trovati in se- 
polcri cristiani di Siracusa 400. 

Orecchini di ambra in una tomba arcaica del 
Foro romano 152, 157. 

— id. di bronzo della necropoli di Ferente 36. 

— id. d'oro della necropoli capenate 323, 333. 

— id. id. della necropoli populoniese 59. 

— id. d'oro trovati a Casabona 365 ; a Cotomi- 
nello 441; a Pompei 90. 

Oreficeria della suppellettile funebre della ne- 
cropoli populoniese 55, 56. 

Origini di Roma rappresentate in dipinto Pom- 
peiano 95. 

— id. (rappresentanze relative alle) in rilievo 
di sarcofago trovato in Roma 423. 

Osso (oggetti in) trovati a Palestrina 122, 123; 
a Pompei 93, 96, 97, 207, 253, 277, 278. 

Padellino di candelabro di bronzo della ne- 
cropoli capenate 305. 

Padellini di candelabri di bronzo della necro- 
poli di Ferente 36. 

Paidia, la Gaiezza presso Afrodite in idria 
populoniese 67. 

Palatino personificato in dipinto pompeiano 95. 

Pallottole di terracotta per giuoco 334. 

Pane eucaristico presso cui la figura di pesce 
nel rilievo del sarcofago di Lambrate 76. 

Pannychia, la Notturna compagna di Afrodite 
in idria populoniese 66. 

Passaggio delle anime all'inferno in rilievi su 
lastre fittili dipinte trovate a Palestrina 124. 

Paste vitree lenticolari per giuoco, scoperte 
nella necropoli capenate 334. 

— id. (globetti di) per collana trovati a Pompei 
277. 

Patere di bronzo della necropoli populoniese 

54. 
Pavimenti a musaico scoperti in Este 3 ; in 

Maniace 445; in Nepi 78; in Pompei 92; 

in Reggio di Calabria 281 ; in Roma 12, 70, 

72, 80, 269; in Taranto 381. 

— id. stradali scoperti in Roma 70, 79, 100, 
269, 405, 407. 

Pendaglietto di bronzo in forma di mano 
aperta; altro in forma di cavalluccio ma- 
rino ; altro in forma del così detto nettaun- 

NoTiziE Scavi 1905. - Voi. II. 



ghie formato di asticella sormontata di colli 
e teste di grifi, scoperti nella necropoli ca- 
penate 316. 
Pendaglietto formato da un'asticella sormon- 
tata da un'anitrella ib. 347. 

— id. In forma di piccola scure, sormontata 
da anitrella, ib. 353. 

Pendaglio di piombo della necropoli capenate 

353. 
Perle vitree trovate nella necropoli bizantina 

di Cotominello presso Caltagirone 441. 

— id. in tombe arcaiche del Foro romano 162, 
168. 

— id. di ambra, ib. 162, 169. 

— id. di smalto, ib. 171. 

Peso di piombo trovato in Pompei 92. 

— id. di travertino, ib. 96. 

Pettine di osso a doppia fila di denti, più radi 
da una parte, più fitti dall'altra, trovato nella 
necropoli capenate 309. 

Picche di ferro della necropoli predetta 304. 

Piedi di sedie di bronzo in forma di cilindri 
vuoti, ib. 322. 

Piramidette fittili, o i così detti pesi da telaio, 
di dimensioni maggiori delle ordinarie, uno 
de' quali con impressioni di ruota a quattro 
raggi ripetuta sei volte nella base più pic- 
cola, ib. 310. 

Pisside di avorio in frammenti, della stessa 
necropoli capenate 345. 

— id. cilindrica di bronzo ornata ad onde ed a 
treccia con coperchio a cui fa da pinacolo 
un giovanetto di bello stile greco che dorme 
accovacciato, poggiando la testa sul ginoc- 
chio destro 70. 

Pitture e musaici nel cimitero di Commodilla 
presso la via Ostiense 103, 104. 

— id. murali decorative di chiese cristiane 
antichissime a Cava d'Ispica nel siracusano 
434. 

— id. murali scoperte in Pompei 85, 88-91, 
93, 96, 130-134, 138, 205-210, 252, 253, 
274. 

— id. di tombe cristiane a Siracusa 394, 395. 
Pomo d'argento della necropoli capenate 323. 
Populonia centro commerciale minerario degli 

Etruschi 61. 

Pathos compagno gemello di Imeros in idria 
populoniese 66. 

Prefericolo con rappresentanza di due efebi di 
stile etrusco scoperto nella necropoli popu- 
loniese 59. 

CI 



4G4: — 



Pugnale di ferro trovato a Francavilla a mare 
381. 

Pugnaletto di bronzo trovato a Sisari 239. 

Pugnali di ferro, uno dei quali coi resti della 
guaina rinvenuti nella necropoli capenate 
343, 360. 

Puntale di ferro (sauroter) della necropoli ca- 
penate 303. 

Puntarolo di bronzo della necropoli di Lezzo 
Atestino 296, 297. 

Punteruoli di osso della necropoli capenate 
303, 316. 

Quinario di argento con testa di leone a dritta 
e rovescio liscio (inedito) scoperto nella ne- 
cropoli di Populonia 57. 

Rea Silvia in dipinto pompeiano 95. 
Ripostiglio di monete greche d'argento trovato 
a Morcone 193. 

— id. id. d'oro e di argento trovato a Buccheri 
437, 438. 

— id. greche e punico-sicnle trovato a Mineo 
438. 

— id. di monete di argento siracusane trovato 
a Siracusa 389. 

— id. id. romane trovato a Cinto Caomaggiore 
54. 

Rutabulum di braciere in bronzo, v. Braciere. 

Rotella di osso fornita di fori all'ingiro sco- 
perta nella necropoli capenate 337. 

Ruota di bronzo della biga rinvenuta nella 
tomba di Montecalvario della Castellina di 
Chianti 237. 

Sandali di legno rivestiti di lamina di bronzo 

chiodettata all'orlo della necropoli capenate 

336, 338. 
Sarcofagi con iscrizioni etrusche scoperti nel 

poggio Talone presso le rovine dell'antica 

Perento 33. 

— id. (fraram. di) marmorei trovati in Roma 
79. 

— id. id. con rappresentanze relative alle ori- 
gini di Roma 423. 

— id. marmorei con rilievi, trovati sulla via 
Labicana 408. v. Coperchio di sarcofiigo. 

— id. in peperino trovati in Roma 200. 
Sarcofago di arenaria biancastro dipinto trovato 

in contrada Vassalagi nel Comune di s. Ca- 
taldo (Caltanissetta) 450. 

— id. di marmo con iscrizione latina funebre 



scoperto nel Comune di Legnare nel terri- 
torio di Padova 30. 

Sarcofago cristiano marmoreo scoperto in 
Lambrate presso Milano 76. 

Satiro (statuetta in bronzo di) per fontana tro- 
vato a Pompei 250. 

— id. con Menade in teca di specchio di 
bronzo della necropoli capenate 333. 

Scaletta (impronta di) a pinoli scoperta a Pom- 
pei 213. 

Scarabeo in corniola con incisione rappresen- 
tante un guerriero, rinvenuto nella necro- 
poli capenate 313. 

— id. con incisione rappresentante una biga 
338. 

Scena di tragedia rappresentata in rilievo fit- 
tile trovato in Roma 19. 

— id. di iniziazione ai misteri di Eleusi, scol- 
pita su sarcofago marmoreo 411. 

Scene di compianto rappresentate sopra sarco- 
fagi marmorei trovati in Roma 415. 

Scheletri scoperti a Pompei 275, 280. 

Sciabola di ferro incurvata col taglio solo dalla 
parte concava, simile a quella di Novilara e 
di Tolentino 361. 

Selene ed Endimione in rilievo di sarcofago 
trovato in Roma 418. 

Semis romano della serie unciale, scoperto 
nella necropoli capenate 328. 

Sepolcreto arcaico del Foro romano 145. 

Sepolcri. V. Colombari, Tombe. 

— id. cristiani e bizantini scoperti a Canicat- 
tini 425, 426; a Cava d'Ispica 434; a Li- 
codia-Eubea 443. 

— id. d'età varia, devastati presso Pachino 
428. 

— id. d'età romana scoperti ad Albano Laziale 
202; a Casabona 364; a Francavilla a mare 
380; a Genzano di Roma 121. 

Sepolcro in pietra gabina scoperto sulla via 
Labicana 101. 

— id. dei martiri Felice, Adautto ed Emerita 
scoperto nel cimitero di Commodilla presso 
la via Ostiense 103. 

— id. per lo più devastati scoperti sulla via 
Portuense 101. 

Serbatoio d'acqua in piombo trovato a Pompei 

130. 
Sestante romano della serie unciale, scoperto 

nella necropoli capenate 336. 
Sfinge con leone ed ippocampo in anello di 

elettro della necropoli capenate 323. 



Sigilli in bronzo con iscrizione trovati a Pom- 
pei 97, 279. 

Simpoli di bronzo della necropoli populoniese 
54. 

Sitala in bronzo della necropoli atostina 4. 

Sitale di bronzo della necropoli populoniese 
54, 59. 

— id. id. a tronco di cono della necropoli ca- 
penate 311. 

— id. di rame a tronco di cono con anse di 
ferro e col fondo restaurato in antico della 
necropoli capenate 322. 

Skyphos fittile dipinto ad ornati geometrici 
della necropoli medesime 303. 

— id. attico con rappresentanza di una civetta, 
necropoli populoniese 58, 59. 

Smalto (oggetti in) trovati a Palestrina 123. 

SofStti di case pompeiane 206, 210. 

Spada di bronzo trovata nella tomba di Sinnai 
in provincia di Cagliari 139. 

Spade e lance di ferro della necropoli cape- 
nate 307, 319, 321, 337, 339, 343, 344. 

— id. di ferro, una delle quali in fodero di legno 
ricoperta di lamina di ferro con proprio pun- 
tale e con parte della fascetta per appen- 
derla alla cintura scoperta nella necropoli 
capenate 310, 311. 

Specchi di bronzo intieri ed in frammenti, ib. 
303, 305, 307, 327, 338, 339, 341, 352. 

— id. con ornamento a graffito trovati nella 
necropoli di Ferente 36. 

— id. id. in bronzo trovati a Palestrina 122, 

123 

— id. id. a Pompei 278. 

— id. id. con manico distaccato terminante a 
testa di mulo, e con mascheretta muliebre 
nel punto di innesto col disco 333. 

— id. con figura graffila rappresentante un gio- 
vane seduto ed uno in piedi della necropoli 
capenate 333. 

— id. id. con graffito rappresentante tre figure 
muliebri nude, due delle quali alate (Lase) 
ib. 341. 

— id. id. di bronzo della necropoli populo- 
niese a disco pesante rappresentante nel 
centro una giovane in una cline a piedi della 
quale un Sileno 70. 

Spiedi di ferro, della necropoli capenate 346. 

— id. id. della necropoli dell'antica Ferente 36. 
Spilli di bronzo trovati a Siracusa 384. 
Stagioni (le) rappresentate in pitture pompe- 
iane 133. 



465 — 

Stamnoi di bronzo della necropoli populoniese 

54. 59. 
Statua marmorea di Bacco, mancante del capo, 

trovata a Cagliari 45. 

— id. id. femminile di tipo greco, acefala, 
trovata a Lampedusa 452. 

Statue (framm. di) trovate in Roma 79, 141, 
199, 242, 269, 363, 364, 375, 405. 

Statuetta di alabastro rappresentante Venere 
scoperta in Pompei 135. 

— id. in bronzo di arte etrusca di stile arcaico 
(Apollo ?) proveniente dalla tomba della 
Castellina 241. 

— id. di marmo rappresentante un satiro per 
fontana trovata a Pompei 250. 

— id. fittile acefala che sembra imitazione di 
una Tanagre, ottenuta però da una forma 
stanchissima, scoperta nella necropoli cape- 
nate 336. 

— id. (torso di) vestita di chitone, ib. 320. 

— id. (framm. di) ornamentale, proveniente da 
Palestrina 126. 

— id. id. votive trovate a Palestrina 123. 
Stele funebre della necropoli di Camarina 429. 

— id. id. di Pachino 420. 

— id. id. di Siracusa 387. 

Stili d'osso della necropoli capenate 308. 
Stipe votiva (avanzi di) del territorio di Pa- 
lestrina 122, 123. 

— id. scoperta presso Velletri 40. 

Strade antiche riconosciute presso Grottafer- 
rata 244. 

— id. urbane, v. Pavimenti stradali. 

— id. suburbane fra la vìa Labicana e la Pre- 
nestina 100. 

Strigili di bronzo della necropoli capenate 309, 
320, 321, 325, 332, 334, 337, 339, 355. 

— id. id. della necropoli prenestina 122,123. 

— id. id. della necropoli populoniese 54. 

— id. e di ferro provenienti dalla necropoli di 
Perento 36. 

— id. di ferro, della necropoli capenate 305, 
307, 327. 

Stoviglie di età neolitica trovate in Sardegna 

24, 28. 
Strumento in bronzo che si reputa usato come 

forcella da telaio, necropoli capenate 346, 

347. 
Suppellettile funebre raccolta nelle tombe della 

necropoli di Perento appartenente al periodo 

tra il III e il II secolo av. Cristo 35 sg. 

— id. id. della tomba paleo-etrusca scoperta 



— 466 



presso Montecalvario in Castellina di Chianti 
231. 
Suppellettile funebre della necropoli di Lozzo- 
Atestino 291. 

— id. id. della necropoli di Populonia 54 sg. 

Tavola di bardiglio scoperta a Pompei 250. 

Tazze fittili della necropoli populoniese 55. 

Teatro antico di Verona alle falde del Colle 
san Pietro a sinistra dell'Adige 259. 

Teca di specchio in bronzo e coperchio di la- 
mina rilevata a sbalzo, con figure di un Sa- 
tiro e di una Menade della necropoli cape- 
nate 333. 

— id. con figura di un Satiro in atto di soste- 
nere nu otre, ib. 338. 

— id. con rappresentanza di Venere nuda in 
atto di acconciarsi i capelli, ib. 339. 

— id. (coperchio di) in lamina rilevata a sbalzo 
con tre figure, probabilmente due Niobidi 
ed un'ancella, ib. 307. 

Tegola con iscrizione graifita trovata presso 

Licodia Eubea 444. 
Tegole con bolli di fabbrica trovate in Pompei 

87, 280; in Roma 79, 80, 100, 101, 199, 363, 

408. 
Terrecotte ornamentali e figurate trovate a 

Palestrina 123, 127. 

— id. con rilievi dipinti trovate in Roma 19. 
Tesoretto monetale scoperto nel Comune di 

Cinto Caomaggiore 54. 
Testa leonina in lamina di bronzo usata per 
rivestimento delle estremità del timone di 
nn carro, ed altri bronzi per la decorazione 
del carro stesso, scoperti nella necropoli ca- 
penate 324, 325. 

— id. marmorea femminile di statua colossale, 
probabilmente di qualche imperatrice sco- 
perta nell'esplorazioni dell'antico acquedotto 
romano in Cingoli 54. 

— id. marmorea a rilievo piatto trovata a Pa- 
chino 428. 

Thymiaterion liscio con piedi a zoccolo di ca- 
vallo e con iscrizione etrusca recante un 
nome famigliare, necropoli populoniese 60. 

— id. di bronzo della stessa necropoli 68. 
Tintinnabuli di bronzo della necropoli cape- 

nate 325. 

Tomba barbarica scoperta fuori la città di 
Torino 403. 

Tombe romane ad umazione scoperte nei la- 
vori per la strada che da Argegno va a 
Sala-Comacina 404. 



Tombe a camera della necrop. capenate 302 sg. 

— id. id. difese da muro circolare (XIX, XX) 
ib. 313, 314. 

— id. a fossa ib. 302 sg, 

— id. di tipo singolare ib. 310. 

— id. a pozzo ib. (una sola: 11) 302, 359. 

— id. ritenuta come forma di passaggio dalle 
fosse alle camere ib. 348, 349. 

Tomba a camera della necropoli etrusca di Pe- 
rento 32 sg. 

— id. dipinta delle necropoli etrnsca tarqni- 
niese 78. 

Tomba a cassa di età romana formata di lastre 
di travertino e con resti di iscrizioni latine 
scoperte nel villagio di Rocciano presso Inte- 
ramnia Praetuttiorunt (Teramo) 198. 

— id. pure in lastre di travertino scoperta nella 
necropoli dell'antica Todi 373. 

Tombe a fossa del sepolcreto preromano di 
Interamnia Praetuttiorum (Teramo) 267. 

— id. id. nel sepolcreto del Foro romano 146, 
147, 150, 168, 178, 182, 193. 

— id. arcaiche in Siracusa nella necropoli del 
Fusco 384. 

Tombe galliche nel Comune di Barzio presso 
Lecco 404. 

— id. nel comune di Ripalta Nuova presso 
Crema nella Transpadana 367. 

Tomba a pozzo con vaso fittile di tipo Villa- 
nova scoperta presso Lozzo-Atestino 289. 

Tombe a pozzo nel sepolcreto del Foro ro- 
mano 171. 

Tomba preistorica della serie detta dei Giganti 
scoperta a Sinnai nella provincia di Cagliari 
139. 

Tombe di età romana, disposte alla cappuc- 
cina, trovate in Roma 37, 101, 406. 

Tomba a tumolo, o ipogeo paleo estrusco sco- 
perta a Montecalvario presso Castellina in 
Chianti 225. 

Tombe siculo di Licodia Eubea 441 ; di Mo- 
dica 430; di Ortygia nell'attuale Siracusa 
382. 

Torques di bronzo trovato a Francavilla a 
mare 381. 

Torso funebre loricato dt calcare locale nella 
necropoli del Fusco 385. 

Trienti romani della serie unciale senza sim- 
boli e senza nomo del monetiere, della ne- 
cropoli capenate 308, 336. 

Tubetto di argento cerchiato di anellini ornati 
a filograna, e terminato a testina di cavallo, 
scoperto nella necropoli capenate 323. 



— 467 — 



Tubetto di oro con ornati a filograna, ib. 333. 
Tubetti di bronzo trovati in tombe arcaiche del 
Foro romano 159-161, 164-166. 

Urna cineraria in marmo trovata a Bene- 
vento 73. 

Urne cinerarie in tufo trovate a Palestrina 122. 

Urcei. V. Anfore. 

Utensili diversi, in bronzo, in ferro ed in 
piombo trovati a Palestrina 123 ; a Pompei 
87, 90, 92, 96, 97, 131, 205, 207, 213, 245, 
250, 251, 274, 277-280. 

Vasi di bronzo della necropoli capenate 303, 
305, 307, 309-311, 313, 316, 321, 325, 327, 
328, 330, 334, 337-839, 342, 346, 347, 350, 
352, 355,358,359,361. 

— id. id. della necropoli populoniese 59, 68, 
69. 

— id. id. trovati a Siracusa 385. 

Vasi iìttili arcaici trovati in Roma 79 ; id. nelle 
tombe arcaiche del Foro romano 145, 150, 
155, 156, 169, 171, 173-178, 190-192. 

— id. id. aretini trovati a Pompei 280. 

— id. id. aretini, con bollo di fabbrica trovati 
in Roma 17. 

Vasi di bucchero nero della necropoli cape- 
nate 314, 319, 321, 325, 353, 357, 358. 

— id. di bucchero rosso della necropoli pre- 
detta 314, 355, 357. 

— id. di impasto bruno della necropoli cape- 
nate 314, 316, 328, 330, 331, 348, 350, 351, 
353-355, 360. 

Vasi fittili dipinti trovati a Caltagirone 440 ; a 
Camarina 429 ; nella necropoli capenate 304, 
30-5, 308, 313, 318, 321, 322, 325-327, 329, 
332, 335, 337, 339, 343, 348, 351, 352, 355, 
356, 358, 360-362; nella necropoli di Gela 
446, 467 ; nella necropoli etrusca di Perento 
33-35; in Licodia Eubea 444; nella necro- 
poli populoniese 55, 57, 59. 



Vasi fittili grezzi della necropoli capenate 304, 
306-310, 313, 319, 322, 326-329, 336, 338, 
340, 342, 352, 356, 358, 360, 361. 

— id. id. con segni impressi o con lettere o 
nomi graffiti o dipinti, scoperti nella necro- 
poli capenate 304, 306, 308, 309, 326, 335, 
338, 340, 342-344. 

A'^asi diversi trovati a Caltagirone 440; a Cama- 
rina 429; a Casabona 314; a Francavilla a 
mare 380; a Gela 446, 447; a Licodia Eu- 
bea 442 ; a Monte Bubbonia 448 ; a Nebida 
26; a Palestrina 122, 123; a Pompei 88, 
89, 92, 96, 97, 275, 278-280 ; a Roma 17, 
38, 83, 200, 364; a Sinnai 139; a Siracusa 
385. 

Vasi di rame scoperti nella necropoli cape- 
nate 311, 312 346. 

Vasi cinerarii in travertino trovati in Roma 
38, 200. 

Vasi di pasta vitrea a colori della necropoli 
capenate 305, 309, 325, 339,341,342,355, 
361. 

— id. di vetro, trovati a Cava d'Ispica 434; a 
Cotominello 441; a Palestrina 1 23, 399, 426; 
a Pompei 88, 92, 96, 97, 275, 277- 279 ; a 
Roma 72, 200. 

Vaso di tipo Villanova scoperto nella necropoli 

di Lozzo Atestino 292. 
Venere in anello di oro trovato a Populonia 59. 

— id. statuetta in alabastro trovata a Pompei 
135. 

Via Caecilia nell'ultimo ramo Interamnium 
vorsus 198. 

— id. Salaria (resti della) riconosciuti presso 
Cittareale 215. 

Vicus Angusculanus menzionato in lapide di 
Grottaferrata 275. 

Villaggio trogloditico bizantino scoperto a Mo- 
dica 430. 

Vittoria incisa in piastrina di anelli di ar- 
gento della necropoli capenate 308, 339. 







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